Inno
alla Provvidenza
Il
dogma della provvidenza racchiude un profondo mistero che va accettato per
fede. I caratteri di una vera fede nella provvidenza non sono l’esitazione, la
pusillanimità, il dubbio o l’ansiosa ricerca; ma piuttosto la calma interiore
incrollabile, nonostante le tempeste esterne; l’umile abbandono alla volontà di
Dio con il Cristo al Getsemani, nonostante l’oscurità che ci circonda; la
pazienza nelle sofferenze, nonostante la loro oppressione crescente. Tutte le
profondità e gli abissi, tutti gli enigmi e le tenebre, tutte le tempeste e i
cataclismi che si presentano nel cosmo come nella grande storia e nella piccola
vita del singolo, vengono a collocarsi, mercè questa fede, sulle braccia e
sulla sapienza di un amore infinito; tutto riceve il suo posto, anche il dolore
e la colpa; tutto ha il suo diritto e il suo dovere, la sua certezza e
sicurezza; tutti gli avvenimenti, fino i minimi e più fuggevoli, assurgono a
cure personali di un Amore onnipotente e onnisciente
(Ludovico Ott, Compendio di teologia
dogmatica, Torino-Roma 1964).
Chi scrive è un teologo tedesco che
pochi anni prima aveva visto la sua patria devastata e intere città polverizzate
nel corso del peggiore conflitto che la storia ricordi. Neanche gli orrori
della Seconda Guerra Mondiale erano valsi a scalfire la sua fede; invece noi,
pur non avendo mai sperimentato nulla di simile, ci sentiamo per lo più a
disagio nel leggere affermazioni così nette e cristalline. Ciò non è dovuto
tanto alle impietose immagini di combattimenti, calamità, crimini e disgrazie che
i telegiornali ci sbattono davanti agli
occhi ad ogni pasto (e a cui certuni si sono assuefatti al punto di filmare
imperturbabili quegli eventi – fosse pure un suicidio – in vista di un magro
guadagno), quanto al fatto che noi non abbiamo più la stessa fede. Quella
convinzione incrollabile, resistente a qualsiasi evenienza, che era frutto
della virtù teologale generosamente coltivata e vissuta, è stata subdolamente
sostituita con una melassa sentimentaloide che, soffocando il dono celeste
ricevuto nel Battesimo, ha sfornato tanti cattolici imbelli, invertebrati, narcisisti
e ripiegati sulla ricerca del benessere individuale.
Nella mia adolescenza e prima giovinezza,
eravamo ossessionati dalle nostre guide con l’insensata tragedia della storia,
concepita come un’irredimibile catena di ingiustizie e sofferenze senza sbocco
né scopo; pregare per gli uomini politici e per un migliore andamento del mondo
era perciò escluso come un’inutile perdita di tempo: il progresso della società
era affidato al nostro impegno, mentre la preghiera si restringeva al meditare
la Parola in vista di non si sa che cosa, dato che anche un vago miglioramento morale
era fuori del campo visivo. Erano, quelli, gli anni in cui i cattolici si
stavano protestantizzando a un ritmo accelerato, in tutti gli aspetti della
vita cristiana. Evidentemente i nostri maestri non credevano nell’infallibile
Provvidenza divina, né conoscevano l’infinita sapienza con cui Dio permette il
male per ricavarne un bene maggiore a nostro vantaggio e per manifestare al contempo
la Sua giustizia e misericordia utilizzandolo, a seconda dei casi, come
occasione di perdono, salutare correzione, giusto castigo o strumento di perfezionamento
delle anime elette, oltre che accogliendo le sofferenze come materia di offerta
a favore di quelle che rischiano di perdersi.
Se stiamo riscoprendo la fede di sempre,
con la sua adamantina solidità e chiarezza, è per effetto di una grazia
inestimabile che non meritiamo, ma che ci è stata ottenuta dal Cuore Immacolato
di Maria. Ciò deve mantenerci in una profonda umiltà, ma al tempo stesso
comunicarci un grande vigore nel respingere le tentazioni contro la speranza,
così forti e frequenti in questo momento storico. Tutto quel che stiamo vedendo
– compresi gli ingiusti provvedimenti nei confronti di vescovi e sacerdoti
fedeli – è previsto dall’eternità all’interno di un disegno perfettissimo e
immutabile. Questa verità di fede non rende inutili o superflui i nostri sforzi
e le nostre preghiere, che sono in esso inclusi come importante elemento
affidato alla nostra libera collaborazione. Dio non è un burattinaio, ma – come
abbiamo appena letto – l’Amore
onnipotente e onnisciente che desidera per i Suoi figli il maggior grado di
gloria possibile in cielo e, a tal fine, offre loro continue opportunità di
accrescerlo. Non deve essere, questo, un incentivo ad allentare l’impegno,
bensì a portarlo avanti nella pace interiore e sotto la mozione dello Spirito
Santo, anziché nell’impazienza e nell’acredine.
Come tutto appare d’un tratto più sereno
e sopportabile, in questa luce! Quale dolce consolazione ci infonde nel cuore
la fede nella Provvidenza! Credevamo forse che il nostro Padre buono avesse
deciso di sottoporci a una prova così terribile senza indicarci il modo di
portarne il peso con letizia e con frutto? Temevamo proprio di esser lasciati
soli nella lotta alle prese con forze soverchianti? Ci sentivamo già perduti in
balìa della tempesta? Sì, il nostro adorabile Gesù sembra di nuovo dormire,
come quella notte, sulla barca, ma gli bastano due parole per intimare al vento
e al mare di tacere e calmarsi (cf. Mc 4, 35-41). Con le nostre preghiere e
penitenze noi abbiamo il potere di “svegliarlo”, cioè di affrettare il Suo
intervento, visto che anch’esse sono previste nell’eterno piano divino, ma
aspettano soltanto chi le compia. Quale eccelsa dignità ci è stata donata!
Essere cooperatori della salvezza del mondo e del compimento dei voleri
celesti! Ma in quale religione l’uomo può aspirare a tanta altezza, per non
parlare della gloria che ci è promessa!
Coraggio, cari fratelli e sorelle, non
abbattetevi, ma chiedete insistentemente al Signore di accrescere la vostra
fede nella Provvidenza. Fissate lo sguardo sulla gloria di colui che tutto move (Paradiso,
I, 1) solo per amore, essendo Egli stesso, per essenza, l’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso, XXXIII, 145). O gustosissimo gheriglio racchiuso entro
durissimo guscio! O luce sfolgorante che si sprigiona nel cuore delle tenebre
più fitte! O gioia incontenibile partorita dal grembo di indicibile dolore! Dio
tiene pronta per noi, che tanto peniamo in quest’apocalittico tornante della
storia, una ricompensa ineffabile, ma può darcene un assaggio fin d’ora, se il
nostro cuore, anziché ribellarsi o andare in cerca di scorciatoie umane, si
lascia purificare nel crogiuolo di una sofferenza che penetra fino al midollo
dell’anima. Potrà essere magari appena un brevissimo istante di consolazione,
ma così sapido e intenso da alimentare per mesi, se non per anni,
un’inalterabile calma interiore, una pazienza a tutta prova, un umile e amoroso
abbandono alle supreme disposizioni della sapienza divina. Sono i frutti, per
l’appunto, di una viva fede nell’inarrivabile provvidenza del nostro Padre
celeste e delle virtù cristiane esercitate fino all’eroismo.
Vi assicuro che mai così profondamente
come in questa prolungata prova ho potuto sperimentare la grandezza e la
fecondità del mio sacerdozio. Quando celebro la Messa, seppur da solo, reggo
sulle spalle tutto l’innumerevole gregge delle persone che porto nel cuore, di
quelle affidate alle mie preghiere e di quelle con cui son venuto a contatto in
un quarto di secolo di ministero: soprattutto voi, cari fedeli della Parrocchia virtuale. Elevando l’ostia
consacrata imploro il Signore di riversare su tutti – comprese le anime del
Purgatorio – i torrenti di misericordia che sgorgano dal Suo Cuore trafitto,
che tengo tra le mani, mentre all’elevazione del calice Gli chiedo di effondere
su ognuno le grazie e i benefici del Suo Sangue prezioso. È l’atto più potente
e necessario che io possa compiere – e sapere questo basta a colmarmi di pace e
di forza, quand’anche non potessi fare nient’altro. Vi confido che nella festa
di Cristo Re, all’Hanc igitur, ho ricevuto l’intima
certezza che il Signore mi accorda la salvezza di tutti coloro che sono con me
“sulla barca”: «Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione»
(At 27, 24).
Rallegratevi
nel Signore, sempre; ve lo ripeto ancora, rallegratevi! La vostra affabilità
sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla,
ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere,
suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà
i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù
(Fil 4, 4-7).