Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 11 luglio 2020


Una cosa
che il Vaticano II non disse




Fra i testi che erano stati predisposti dalla commissione preparatoria per l’ultimo concilio (ma che furono tutti cassati dai rivoluzionari che ne presero il controllo), spicca una perla di rara chiarezza espositiva e precisione dottrinale, lo schema di costituzione dogmatica sulla custodia del deposito trasmesso. La trattazione, condensando la teologia tradizionale della Chiesa Cattolica, associa diversi temi, già allora scottanti e più che mai attuali: conoscenza della verità, esistenza di Dio, creazione del mondo, Rivelazione pubblica e assenso di fede, sviluppo della dottrina, rivelazioni private, ordine naturale e soprannaturale, peccato originale, Novissimi, soddisfazione redentrice. Lo scopo di un concilio è sempre stato quello di correggere gli errori e ribadire la verità, definendo – se necessario – dei dogmi. I suoi documenti non devono aver bisogno di interpretazione, ma offrire orientamento certo mediante asserzioni il più possibile univoche. Il nostro, in poche, lapidarie righe, dirime una questione ancora oggi molto urgente.

«Per quanto riguarda le rivelazioni private che si sostiene abbiano avuto luogo dopo la morte degli Apostoli, il Sacro Sinodo dichiara che devono essere sottoposte interamente al giudizio dei Pastori della Chiesa, per evitare che i fedeli vengano ingannati, siccome il Cristo ci avvertì che “falsi profeti sorgeranno e sedurranno molti” (Mt 24, 11); dichiara parimenti che sono degne di considerazione soltanto quando sono in totale accordo con le verità contenute nel tesoro pubblico della fede e promuovono lo sviluppo della vita cristiana sotto la direzione dei Pastori. […] Insegna altresì che né dobbiamo, né possiamo dare alle rivelazioni private, nemmeno a quelle approvate, l’assenso della fede cattolica, ma soltanto l’assenso della fede umana, secondo le regole della prudenza, se queste indicano che tali rivelazioni sono probabili e piamente credibili» (Atti del Concilio Vaticano II, Depositum custodi. Schema di costituzione dogmatica sulla salvaguardia dell’integrità del deposito della fede, 32).

Queste affermazioni così sintetiche, ma non meno efficaci, presuppongono una serie di verità che al nostro tempo risultano quanto meno offuscate nella coscienza di molti cattolici. Occorre anzitutto ricordare che la Rivelazione pubblica si è definitivamente conclusa con la morte dell’ultimo apostolo. Le verità che bisogna conoscere per salvarsi sono già tutte note; non c’è alcun mistero che debba ancora esser svelato prima della Parusia, come se Dio si fosse riservato qualche segreto in vista di un’epoca particolare, la quale coinciderebbe – guarda caso – con la nostra. Qualora una dottrina, a partire da una presunta rivelazione privata, si presenti come una verità tenuta nascosta alle precedenti generazioni cristiane e rivelata soltanto in tempi recenti quale complemento indispensabile per la salvezza, potete esser certi che è falsa. Tale pretesa, infatti, contraddice apertamente quanto la Chiesa afferma circa la chiusura e la completezza della Rivelazione, insinuando oltretutto che il Verbo, somma verità, avrebbe ingannato o per lo meno defraudato quanti vissero prima.

Immaginatevi allora che a noi sia stata concessa una via di santificazione che un san Benedetto, un san Francesco, una santa Caterina, una santa Teresa… abbiano completamente ignorato. A loro sarebbe dunque toccato farsi santi con mezzi che, per quanto accompagnati da grazie straordinarie, non reggono il confronto con quello concesso a noi, che di quelle grazie e delle loro virtù non abbiamo nemmeno una pallida idea. La via della santità è sempre stata un arduo sentiero in salita, ma per noi il Signore avrebbe approntato un’autostrada che ci condurrebbe alla mèta in tempi brevissimi e con pochissimo sforzo. Basterebbe – tanto per fare un esempio – pensare di compiere un atto qualsiasi nella volontà divina per raggiungere istantaneamente la perfezione suprema. A questo punto vien da chiedersi a che cosa servano ancora la Chiesa, il Vangelo, i Sacramenti… a questi eletti arrivati d’un balzo all’apice della vita cristiana. In effetti possono farne tranquillamente a meno, specialmente in caso di quarantena forzata.

Eventuali rivelazioni private non aggiungono nulla di nuovo al deposito della fede, ma mirano o a ravvivare l’adesione a una determinata verità, o a spronare alla conversione, o a introdurre nuove forme di culto e di devozione, ma sempre sulla base di dogmi già definiti. Il documento in questione afferma esplicitamente che, per evitare gli inganni da cui il Signore stesso ci ha messo in guardia, esse vanno sottoposte al giudizio dei Pastori. I successori degli Apostoli, con quello di Pietro alla loro testa, sono le uniche persone abilitate, in virtù della grazia di stato, a compiere tale discernimento; nessun altro è autorizzato a prendere decisioni, mediante giudizio privato, su un presunto fenomeno soprannaturale, neanche se ha provocato un movimento mondiale. Se poi l’Ordinario del luogo, al termine di una regolare inchiesta canonica, ha emesso un giudizio negativo, l’ostinazione nella propria opinione soggettiva e la conseguente disobbedienza sono peccati gravi contro il primo comandamento (almeno materialmente, se non c’è piena avvertenza).

Riguardo a profezie, messaggi e apparizioni, l’autorità ecclesiastica è sempre stata molto prudente, dato che, nella maggior parte dei casi, si tratta di inganni umani o anche diabolici. L’atteggiamento preliminare, di conseguenza, è una sana diffidenza, una sorta di presunzione di falsità che va smentita con prove certe e inoppugnabili della soprannaturalità del fatto, nell’umile consapevolezza che un fenomeno, se viene davvero da Dio, finisce comunque con l’imporsi, a dispetto delle opposizioni umane. Se però esso non è «in totale accordo con le verità contenute nel tesoro pubblico della fede» e non promuove «lo sviluppo della vita cristiana sotto la direzione dei Pastori», non va nemmeno preso in considerazione. Questa condizione, poi, è necessaria, ma non sufficiente. Anche il diavolo, infatti, conosce perfettamente la dottrina cattolica ed è persino disposto a provocare un temporaneo aumento di fervore religioso, pur di recare danno alle anime con illusioni spirituali e alla Chiesa con il discredito gettato sulla sua funzione di insegnamento.

Perché si possa riconoscere il carattere soprannaturale di un fenomeno, bisogna che esso sia perfetto sotto ogni riguardo ed esente dal minimo difetto, che è incompatibile con l’agire divino. Un’ulteriore conferma è fornita dall’accrescimento delle virtù in chi ne è destinatario, soprattutto dell’umiltà, dell’abnegazione e dell’obbedienza. L’insubordinazione alla legittima autorità e lo sfruttamento del fatto a vantaggio personale sono sufficienti per escluderne con certezza l’autenticità; i veri veggenti si sentono indegni dei favori divini e rifuggono con orrore da ogni forma di pubblicità, preferendo il nascondimento e l’umiliazione. La vita di santa Bernardetta, successivamente all’apparizione, fu essa stessa un miracolo di santità, pur nel mezzo di prove durissime. La storia è una guida sicura, visto che Dio non si contraddice e non muta modo di operare. Non serve a nulla arrampicarsi sugli specchi per giustificare evidenti stranezze, millanterie e incongruenze; come ci insegna la saggezza popolare, il diavolo fa le pentole, ma non fa i coperchi.

Alle rivelazioni private approvate dalla Chiesa, infine, non si può comunque prestare un assenso di fede divina, ma di fede meramente umana. Il primo è l’assenso che siamo tenuti a dare alle verità contenute nella Rivelazione pubblica: esso implica un’adesione motivata dall’autorità di Dio (che ne è l’autore e non può né ingannarsi né ingannare) e consistente nel pieno ossequio dell’intelletto e della volontà a quanto da Lui rivelato (il quale è necessario per la salvezza ed è reso possibile dalla grazia); così il Concilio Vaticano I nella Costituzione dogmatica Dei Filius sulla fede cattolica, al capitolo terzo (DS 3008). Il secondo è l’assenso che la ragione dà a qualcosa che, in base alle regole del sano discernimento, le risulta probabile e credibile. È logico e naturale, allora, dare credito a ciò che l’autorità della Chiesa ha riconosciuto come di origine divina, anche se non è indispensabile né ai fini della salvezza né per l’appartenenza al Corpo Mistico. Una rivelazione privata che pretenda di imporsi come qualcosa di necessario od obbligatorio denuncia da sé la propria falsità.

L’amore che porto alle anime mi spinge a metterle severamente in guardia. Non è un modernista che vi parla o qualcuno che escluda a priori la possibilità stessa di manifestazioni celesti; ho anzi cercato di mostrare la profonda continuità tra il Concilio Vaticano I e quello che, se non fosse stato deliberatamente deviato, avrebbe dovuto completarlo. Abbiamo considerato solo un esempio di ciò che il Vaticano II avrebbe dovuto ribadire, ma si potrebbe tenere un intero corso sui contenuti dei suoi documenti preparatori, poi rigettati in aula. L’importante è che chi, senza uscire dal solco della Tradizione, vuol rimanere cattolico si abbeveri a fonti sicure, anziché a rigagnoli solo in apparenza sani. Chi ama la montagna sa bene che, quando si ha sete, non bisogna scambiare per un ruscello lo scolo di una stalla… Confidando nell’intelligenza e nella rettitudine di chi mi legge, spero di non dover tornare sull’argomento. C’è di che tenersi abbondantemente occupati, anche al presente, con la preghiera e con l’adempimento dei propri doveri di stato.


sabato 4 luglio 2020


Senza maschera, va tutto bene




«Tu sei qui. Va tutto bene». Così – come mi era stato suggerito dall’alto – raccomandavo di pregare alla fine dell’anno centenario di Fatima. L’ispirazione ricevuta allora e i pensieri che ne scaturirono rimangono estremamente attuali, sembrano anzi scritti per oggi. Noi non aspettiamo un indefinito futuro in cui, secondo una pretesa del tutto velleitaria, andrà tutto bene. Non si capisce, infatti, che cosa e perché debba andar bene, se gli uomini non riconoscono i propri peccati e non si decidono ad abbandonarli. Il bene non si accresce se si continua a sterminare bambini nel ventre materno, a darsi ad adultèri e perversioni sessuali, a distruggere la famiglia naturale, a confondere i piccoli con la propaganda di dottrine aberranti, a sopprimere vecchi e ammalati anche solo privandoli delle cure… È uno strano concetto di bene quello di chi approva tutto ciò e, rifiutandosi di mettere in discussione le sue convinzioni erronee, è certo che il meglio sia alle porte perché così vuole lui, a prescindere dall’osservanza della legge morale.

Per noi, se amiamo il Signore mettendo in pratica i Suoi Comandamenti, le cose possono andar bene fin d’ora; anzi, nella misura in cui, facendo il nostro dovere meglio che possiamo, ci uniamo a Lui con la preghiera, soprattutto davanti al Tabernacolo, vanno già bene, secondo la Sua volontà. Non si tratta di rifugiarsi nell’illusione, ma di riconoscere Chi è con noi e ci assiste continuamente con la Sua onnipotente provvidenza volgendo a nostro vantaggio anche le avversità, purché non Gli poniamo ostacolo con l’agitazione, il dubbio o lo scoraggiamento. Nei momenti in cui ci assalgono questi stati d’animo, ripetiamo con fiducia la parola sacra dei Salmi: Oculi mei semper ad Dominum… Dominus sollicitus est mei (I miei occhi sono sempre rivolti al Signore… Il Signore si prende cura di me; Sal 24, 15; 39, 18). Alla luce di questo impagabile amore paterno e materno al tempo stesso, si rischiarano mirabilmente anche le situazioni più buie e intricate.

«Iddio ha cura del mondo e delle cose tutte che ha create, le conserva e le governa con la sua infinita bontà e sapienza, e nulla succede quaggiù, senza che Dio lo voglia o lo permetta» (san Pio X, Catechismo Maggiore, § 31). Potrebbe forse accadere diversamente? L’infinito Amore che tutto ha fatto esistere per pura generosità, non costretto da necessità né mosso da interesse, non si occuperà delle Sue creature nel modo migliore possibile, Lui che è infinitamente buono e sapiente? Vogliamo forse recargli ulteriore offesa, acconsentendo alle nostre paure e preoccupazioni? Dubitiamo ancora che ogni cosa sia nelle Sue mani e ogni avvenimento sotto il Suo controllo? Dare credito a pretese rivelazioni al fine di sentirsene rassicurati è segno di fede debole e non fa che alimentare l’angoscia; se ne ha quindi un duplice detrimento, psicologico e spirituale. Con ciò non intendo negare che esistano profezie autentiche, ma son quelle ricevute dai Santi o quelle riconosciute dalla competente autorità ecclesiastica al termine di una regolare inchiesta canonica.

I messaggi di origine non certificata costituiscono una seria minaccia per la vita interiore, giacché soffocano le virtù teologali rimpiazzando la fede con un ottuso fideismo, spegnendo la speranza con apprensioni irragionevoli e assorbendo le energie a detrimento della carità, per i cui atti non si trova più né tempo né voglia. Questo basterebbe abbondantemente a sconsigliarne la lettura, quand’anche non si smentissero da sé per il mancato adempimento di certe predizioni; arrampicarsi sui vetri per giustificarlo è un’ulteriore conferma dell’inganno, di cui può essere vittima anche lo stesso presunto veggente. Non si diventa migliori drogandosi di profezie catastrofiche, semmai il contrario: amari, astiosi, ribelli, superbi, violenti, privi di misericordia… incapaci di scorgere nel quotidiano l’azione della Provvidenza e di lasciarsi istruire dallo Spirito Santo sotto la guida sicura di Maria. C’è ancora bisogno di indizi per capire qual è la vera origine di certa letteratura che impazza sulla Rete, in siti così “cattolici” da risultare refrattari al Magistero e alla sana teologia?

Sul fronte opposto, troviamo sacerdoti e fedeli inflessibilmente attaccati alle norme governative e accaniti delatori di quanti non le osservano, nonostante si sia ormai ammesso che l’uso di guanti e mascherine è non solo inutile, ma nocivo. Ovviamente non prestiamo fede cieca alle indicazioni di un’agenzia delle Nazioni Unite che si è dimostrata completamente inaffidabile in quanto dominata da palesi interessi politico-economici, ma possiamo legittimamente domandarci come mai chi, fra le autorità civili e religiose, finora l’ha prestata per sbarrare le chiese e stravolgere il culto, adesso non lo faccia per porre fine a questa pagliacciata. Si direbbe che, una volta rimosse le pur inderogabili esigenze della Legge divina, la gente abbia bisogno di colmare il vuoto con norme umane ancor più vincolanti, per quanto assurde. L’uomo non può fare a meno di un codice morale; rigettato quello vero, se ne deve inventare di falsi. In tal modo si ritrova ad obbedire ciecamente, ben felice di farlo, a chi lo sta uccidendo in nome del proprio profitto.

Può così capitare che un sacerdote sudamericano con l’anello di tucum al dito si presenti in chiesa rigorosamente bardato di museruola. Chi, a difesa della terra e dei poveri, si schiera contro latifondisti e multinazionali – o almeno così vuol far credere – si sottomette di fatto a quei poteri occulti che li controllano e che, in nome dell’ecologismo, perseguono una drastica riduzione della popolazione del pianeta. La tesi (così pazzesca da non convincere nemmeno chi l’ha esposta) secondo cui la Madre Terra avrebbe reagito allo sfruttamento umano infliggendoci la “pandemia” è del tutto coerente con la visione neomalthusiana dell’uomo come intruso che romperebbe gli equilibri della natura. Ancora una volta, la rivoluzione si rivela funzionale all’instaurazione del governo unico mondiale e, quindi, ne risulta un fattore decisivo. Solve et coagula: l’adagio massonico sintetizza proprio il programma di distruzione dell’ordine naturale come condizione previa per l’imposizione di un “ordine” nuovo ma perverso, in quanto ispirato dal falso “signore” cui si rende culto nelle logge.

Se il portare la mascherina negli esercizi commerciali è una forma di carità nei confronti di gestori terrorizzati dalle multe e dal virus o di altri avventori mentalmente schiavizzati dalla propaganda di regime, nella casa di Dio la nostra libertà di figli Suoi deve manifestarsi in altro modo, cioè non mediante una mortificazione dettata dall’amore del prossimo, bensì mediante una manifestazione di rispetto per il Padre celeste. Ora, almeno negli orari delle celebrazioni liturgiche, gli ingressi delle chiese sono sorvegliati da agguerriti ostiari che sbarrano il passo a chi vuol pregare ma non è in regola, mentre non si bada affatto a impedire l’accesso a matti, ladruncoli e turiste discinte. Qui è inevitabile far notare l’incoerenza di questo sistema balordo e, togliendosi il bavaglio, smascherare l’ipocrisia di chi si para dietro il vano pretesto della malattia: questa non è una questione di salute pubblica, ma una malcelata ostilità verso chi ancora ha la fede e vuole viverla, quasi fosse un vezzo trasgressivo di discoli noncuranti della vita altrui.

L’autorità pubblica, delegando la gestione del problema al dipartimento degli Interni che si occupa di immigrazione e libertà civili, dimostra di considerare la religione un affare privato cui si deve tutt’al più tolleranza, ma entro confini ben delimitati; le rivendicazioni dei sodomiti godono invece di ben altra attenzione, tanto da esigere pene di una severità mai vista per chiunque non le riconosca. È a tale istituzione (anziché al dicastero competente della Santa Sede) che si rivolge la conferenza episcopale per chiedere lumi su ciò che va fatto in chiesa… Ribadito che essa non ha giurisdizione né sul clero né sui fedeli e che i suoi comunicati, di conseguenza, sono del tutto illegittimi, non si può fare a meno di osservare che l’autorità ecclesiastica si è in tal modo completamente esautorata; non si capisce quindi in forza di che cosa reclami ancora obbedienza. Non è certo motivo di gioia che la Chiesa Cattolica si sia tanto screditata da sé, ma che il regime postconciliare si stia estinguendo per consunzione interna causata dai suoi stessi princìpi, questo sì.

È ora, cari vescovi e parroci, che vi togliate la maschera: se non avete più la fede, convertitevi o ritiratevi… e tutto andrà meglio. Sarà bene che vi sbrighiate: il tempo stringe e il vostro giudizio è prossimo. Il mostro che state servendo sta per divorarvi, come tutte le rivoluzioni hanno fatto con coloro che si son lasciati usare da esse, mossi da ambizione o da vanità, dalla smania di emergere o dal prurito di idee nuove e seducenti, poco importa se opposte alla verità di Cristo. La vostra sete clericale di successi e riconoscimenti mondani è la molla del vostro tradimento, ma pure la trappola della vostra rovina. Il mondialismo non è un progetto meramente politico-economico, bensì una vera e propria contro-religione di stampo luciferiano che intende distruggervi, qualora non vi assimiliate o non serviate più. La misericordia di Dio vi sta lanciando un ultimo appello, prima di abbandonarvi al castigo che vi sarà inflitto per mano dei Suoi stessi nemici, ignari di eseguirne i disegni.

sabato 27 giugno 2020


Che fare in questo marasma?




Anche se non mancano di certo i ministri fedeli, seppur non sempre molto visibili, l’impressione più lampante è che la Chiesa rigurgiti di eretici e apostati che abbiano occupato la casa di Dio. È pur vero che la carità, spingendo a cercare tutte le attenuanti possibili, fa supporre che l’errore, in molti casi, sia inconsapevole, dato che perfino dei sacerdoti dimostrano, col tenore delle loro omelie, di ignorare finanche i rudimenti del catechismo. Soprattutto quelli di una certa età, paradossalmente, sembrano aver completamente rimosso ciò che da giovani avevano pur appreso, sostituendolo con un groviglio di idee balorde che determinano poi comportamenti aberranti. Il grado di responsabilità individuale è noto soltanto a Dio, cosa, questa, che ci proibisce di ergerci a giudici delle coscienze usurpando il Suo ruolo; ciò non toglie però che nei fatti sussista eresia, almeno materiale, se non apostasia, benché non dichiarata.

Queste considerazioni non intendono sottovalutare l’esasperazione di molti fedeli, che sento ripetere sempre più spesso: «Non ne posso più!». La raccomandazione che rinnovo è quella di andare in cerca di chiese dove non si odano sciocchezze troppo grosse né si vedano abusi troppo vistosi; il contesto attuale ci obbliga a scegliere con attenzione, anche per non far credere che approviamo ciò che è contrario alla sana dottrina, alla legge morale e alle norme liturgiche. Molti scappano dalle parrocchie e percorrono decine di chilometri per trovare una Messa tradizionale; ma, anche senza arrivare a questo, non è impossibile trovare celebrazioni dignitose a distanze ragionevoli, seppure non proprio sotto casa e tutti i giorni. Dobbiamo prendere atto che viviamo in una situazione del tutto eccezionale, che ci impone gravosi sacrifici, sì, ma nasconde in sé anche grazie speciali. In cielo, se lo avremo meritato, contempleremo le meraviglie che il Signore avrà operato nonostante, anzi proprio grazie a questa prova decisamente inedita.

Com’era facile prevedere, la ripresa del culto pubblico non ha riportato in chiesa folle di gente assetata dei Sacramenti, di cui pur così a lungo si eran dovute privare. Sarà per la paura, ancor viva, indotta dalla propaganda; sarà per l’errata convinzione di poter assolvere al precetto festivo anche con la Messa televisiva; sarà per semplice disaffezione a una pratica religiosa ormai considerata qualcosa di puramente accessorio, dopo che i preti stessi si sono defilati e, ora, trattano chi va in chiesa come un pericoloso untore, scoraggiando anche i più perseveranti… sta di fatto che, in molti luoghi, è il deserto anche di domenica. Le chiese in cui si celebra in rito antico, in compenso, sono quasi prese d’assalto, con un incremento di presenze mai visto. È proprio vero che la Provvidenza scrive sulle righe storte degli uomini, volgendo a vantaggio del bene anche le manovre dei nemici di Dio, che si trovano così a cooperare, loro malgrado, ai Suoi piani di infinita sapienza.

Tali osservazioni sono sicuramente fonte di consolazione, ma non possono tuttavia nascondere il triste dato di un’Italia che, per quanto punteggiata di luoghi sacri che testimoniano una miriade di apparizioni, di miracoli e di santi, è ormai per lo più scristianizzata. Il Signore ha prediletto la nostra terra ricolmandola di favori, scegliendola come sede del Suo Vicario, preservandola dalle peggiori eresie e dai flagelli del protestantesimo… e il nostro popolo Gli ha voltato le spalle per seguire la propria strada. Abbiamo corrisposto all’amore del migliore dei padri come figli viziati e capricciosi, così privilegiati da sentirsi al sicuro qualsiasi cosa facciano. Rimproveri e avvertimenti non hanno sortito alcun effetto se non quello di indurire ulteriormente i cuori, secondo la paradossale missione ricevuta dal profeta Isaia: parlare per provocare l’accecamento. Questo non è certo il fine perseguito direttamente da Dio, ma una conseguenza dell’ostinato rifiuto della verità, che tuttavia deve essere comunque proclamata, così che gli uomini, una volta ricondotti alla ragione dal castigo, si ricordino che il Signore li aveva pur avvertiti e ritornino, pentiti, a Lui (cf. Is 6, 8-13).

Il bambino ama i genitori in maniera involontariamente interessata, dato che non può fare a meno di loro; poi, crescendo, deve imparare ad amarli in modo più gratuito, facendo la propria parte in casa per cooperare al buon andamento della vita familiare. Da adulto, quindi, manifesterà il suo affetto soprattutto prendendosi cura dei genitori anziani o ammalati; questa sua dedizione, quanto più sarà cordiale e spontanea, tanto più rivelerà la volontà di ricambiare il bene ricevuto. Anche nella vita interiore cominciamo ad amare Dio perché abbiamo un bisogno assoluto della Sua grazia e della Sua protezione; a mano a mano che ci avviciniamo alla maturità dello spirito, tuttavia, si fa più viva l’esigenza di corrispondere alla Sua immeritata benevolenza. L’anima, sopraffatta dallo stupore per tanta degnazione verso i peccatori, si infiamma del desiderio di immolarsi per Lui in contraccambio, sebbene si senta ancora – anzi ancor più – radicalmente dipendente dalla grazia.

Se ci domandiamo qual è l’azione più urgente e necessaria in questo triste frangente, la risposta è semplice, anche se non di facile attuazione: l’immolazione continua, perseverante, ardente d’amore per Cristo e per la Chiesa. Non si tratta di ignorare la realtà, sempre più preoccupante, rifugiandosi in atteggiamenti spiritualistici, bensì di reagire in maniera soprannaturale; altrimenti si rischia di lasciarsi dominare dall’astio e dalla rabbia. Le modalità della ripresa del culto pubblico, imposte dal governo e accettate dai vescovi senza colpo ferire, sono indubbiamente offensive nei confronti di Dio e dei credenti; tuttavia, tra la sottomissione supina e la ribellione che inclina al peccato, c’è la possibilità di applicare le norme con intelligenza ed elasticità, senza dannose provocazioni, spesso dettate dall’orgoglio, ma pure senza obbligarsi a un lealismo esagerato che scada nel ridicolo. La nostra fantasia e destrezza italica non manca di risorse in questo senso: tutte le occupazioni straniere che abbiamo sopportato nella storia ci hanno insegnato l’arte di aggirare gli ostacoli, piuttosto che l’imperativo categorico di andare al massacro in nome di un principio.

Neanche in questo caso intendo trascurare un significativo dato che si impone all’attenzione: ai riti cristiani, istituiti dal Signore e fissati dalla tradizione apostolica, si sta sostituendo una ritualità di sapore mondano, composta di gesti determinati da un’autorità estranea. Il sacramentale dell’acqua santa è rimpiazzato da un disinfettante; la bocca di chi invoca e loda il Salvatore è imbavagliata in nome della salvezza materiale; il farmaco dell’immortalità è trattato come un veicolo di germi letali… e, se ciò non bastasse, in molti casi si impedisce ai fedeli di inginocchiarsi davanti a Dio, andando così addirittura oltre le prescrizioni. È lampante che tutto ciò sia assolutamente illegale e privo di ogni forza obbligante per la coscienza; dato però che, in generale, è mancata una resistenza decisa e generalizzata, siamo costretti ad agire con scaltrezza, con tattiche diversificate da terreno a terreno e strategie mutevoli da guerriglia. Anche nella vita spirituale l’attuazione dei princìpi va adattata alle differenti condizioni di ogni persona.

Ci sarà dunque chi si immolerà resistendo apertamente, per l’onore di Dio, ai decreti governativi e ne affronterà le conseguenze legali; ci sarà chi sosterrà una penosa lotta con il parroco per veder rispettati i propri diritti di battezzato; ci sarà poi chi macinerà chilometri per raggiungere luoghi in cui la Messa sia celebrata senza oltraggio al Sacramento né scandalo dei fedeli; ci sarà ancora chi si asterrà dolorosamente dalla comunione perché non avrà trovato altre soluzioni… L’importante è che nessuno si senta forzato ad agire contro la propria coscienza e si lasci violentare in ciò che ha di più caro al mondo, poiché l’immolazione volontaria non può arrivare a questo: in nome del bene si possono sacrificare beni parziali, ma non quelli più alti. Neanche l’astensione dalla comunione deve essere totale, ma occorre approfittare, per farla degnamente, di tutte le possibilità che si presentano: non mettiamo limiti alla Provvidenza!

NOTA LEGALE: chi venisse multato per inosservanza delle norme governative dichiari all’agente che esse, in quanto disposizioni di natura amministrativa, confliggono con leggi di rango superiore: la Costituzione, il Concordato e il testo unico che proibisce di impedire il riconoscimento coprendo il volto. Se l’agente persiste nel voler infliggere la sanzione, il cittadino può esigere che sia messo a verbale che egli lo fa dopo esser stato edotto dell’illegalità del suo atto.

sabato 20 giugno 2020


Schiavitù liberale: ultimo atto?




Non enim te abiecerunt, sed me, ne regnem super eos (1 Sam 8, 7).

«Non te hanno rigettato, ma me, perché io non regni su di loro». La richiesta di avere un re, che gli anziani d’Israele avevano avanzato al profeta Samuele, è giudicata da Dio come un implicito rifiuto della Sua sovranità, esercitata per mezzo dei giudici da Lui scelti di volta in volta. Anche gli sviluppi politici del pensiero liberale, nella storia contemporanea, rappresentano un tentativo di soppiantare la regalità di Cristo, sebbene non sempre in modo dichiarato. Malgrado la manifesta inconciliabilità, sul piano pratico e speculativo, tra il liberalismo e la visione tradizionale dello Stato, si è persino voluto dare al primo un volto cattolico, avviando così una graduale erosione, in tutti gli ambiti, della coscienza cristiana, non più regolata dalla Rivelazione e dal Magistero, bensì dalle direttive statali e dalle idee del pensiero dominante. In tal modo la maggioranza del clero e dei fedeli, oggi, si sente più vincolata dalle disposizioni dell’autorità civile che non dalla legge divina.

I “credenti” sono ormai convinti di esser diventati adulti, capaci di decidere da sé su tutto mediante le istituzioni democratiche. Tale pretesa maturazione, tuttavia, alla prova dei fatti risulta piuttosto una regressione a uno stadio primitivo: al vertiginoso progresso tecnologico, infatti, si contrappone un abissale crollo morale e spirituale, che chiunque può osservare in ogni ambiente e classe sociale. Una vistosa incapacità di riflettere si coniuga a comportamenti di una sconfortante superficialità che sfocia spesso in atti di gravità inaudita, compiuti senza averne consapevolezza o sulla base di false opinioni. Dio sa fino a che punto è effettivamente coinvolta la responsabilità individuale, talvolta fortemente limitata da ignoranza o errore incolpevoli; ciò non toglie però che il male venga sempre più spesso commesso, con estrema leggerezza, in forme intollerabili e in modo irreparabile, a offesa del Creatore e a danno delle creature.

L’involuzione culturale e religiosa cominciata negli anni Sessanta del secolo scorso ha provocato un’inversione del processo di crescita, sprofondando molti nostri contemporanei in un pantano di immaturità umana e spirituale. Il mito della libertà assoluta, sciolta da qualsiasi norma o riferimento, si è risolto in realtà in una schiavitù mentale e operativa di cui le persone non sono consapevoli e da cui non accettano in alcun modo di lasciarsi liberare. L’èra dell’autodeterminazione totale, di fatto, è quella della manipolazione globale attuata dai poteri occulti, mediante i mezzi di comunicazione, facendo leva su capricci puerili, bisogni indotti e meccanismi regressivi. Il mondo politico che ha respinto la sovranità divina, ora, vuole imbavagliarci perfino riguardo ai dati più incontrovertibili della natura umana, come quelli attinenti alla duplice identità sessuata.

I cattolici, nell’inesorabile avanzata del nemico, sembrano ipnotizzati dalla “pandemia” creata ad arte, mentre la gerarchia è muta e latitante, salvo qualche flebile voce che critica debolmente una legge definita non necessaria (guai a dire che è cattiva!). In tal modo ci si arrende senza neanche combattere: è come ammettere che i sodomiti sono in quanto tali portatori di speciali diritti, ma non hanno bisogno di ulteriori protezioni legali, in quanto i privilegi di cui già godono sono sufficienti (e sono effettivamente tanti!). Con queste premesse, la battaglia è già persa in partenza. A ben vedere, lo è fin da quando molti cattolici, negli anni Settanta, si dichiararono contrari al divorzio e all’aborto ma, con la scusa di non poter decidere per gli altri, votarono contro l’abrogazione delle leggi che li avevano legalizzati. Come dire: io non ammetto l’omicidio, ma non voglio coartare, a motivo di un’opinione personale, la libertà di chi vuole uccidere.

A dire il vero, la responsabilità non può essere addossata tutta sui poveri fedeli, confusi e fuorviati da una gerarchia che, in generale, ha smesso di insegnare la qualità oggettiva degli atti morali, i quali sono intrinsecamente buoni o cattivi. Di recente, un insigne porporato di tendenze “conservatrici”, che per decenni ha diretto la politica italiana, ha qualificato l’oggettivismo medievale come l’errore opposto al moderno relativismo, quasi che i fondamenti filosofici della dottrina cattolica fossero qualcosa di superato e la giusta posizione andasse individuata nel mezzo tra la verità e la menzogna. Anche nella Chiesa, come vedete, la malattia alligna da decenni, camuffata con la scelta del male minore e incrementata – anziché curata – con la preferenza per le posizioni equilibrate… La difesa senza riserve della verità e del bene oggettivi, anche per i benpensanti di casa nostra, sa troppo di integralismo e, in ogni caso, è divisiva (il peggiore peccato in assoluto!).

Ci vorrebbe qualcuno che spiegasse a questi sedicenti adulti, capaci di autodeterminarsi in tutto facendo a meno della legge divina, che l’Essere – che ciò piaccia o meno – precede necessariamente ogni nostro pensiero, deliberazione e azione, i quali non Lo determinano, anzi sarebbero impossibili senza di Lui (volutamente al maschile perché è una realtà personale, dato che non può mancare di una qualità posseduta dagli esseri particolari che siamo noi). Se, senza Dio (come, in virtù della rivelazione naturale, lo chiamano gli uomini di ogni tradizione culturale) non possiamo nulla e neppure esisteremmo, è quantomeno assurdo che pretendiamo di decidere e di agire a prescindere da Lui. Ogni norma morale è radicata nell’Essere, il quale, in quanto fondamento dell’esistente, è anche principio della sua conoscenza e regola del suo funzionamento.

San Bonaventura sintetizza mirabilmente questa verità designando il Creatore come causa essendi (causa dell’esistere), ratio intelligendi (criterio di comprensione) e ordo vivendi (ordine del vivere). Nelle sue opere egli attacca spesso, con appassionate invettive, quanti la misconoscevano a favore delle loro teorie perverse, che fuorviavano le menti e le precludevano alla grazia. Oggi assistiamo a un processo di distorsione dell’intelletto di un’ampiezza e una profondità mai viste, con le gravi ricadute sul piano morale cui abbiamo accennato. L’esclusione di Dio dai vari ambiti della società, a cominciare dall’educazione, ha causato l’oscuramento della ragione e la perversione della volontà, con una vistosa accelerazione in questi ultimi anni. L’oppressione mentale di chi non può nemmeno pensare autonomamente sta conducendo i Paesi “sviluppati” verso la follia collettiva, funzionale ai piani dei burattinai occulti.

In nome dei famosi diritti umani, il liberalismo ha creato un mondo disumano. Il pensiero su cui si fonda, oltre ad aver soffocato la fede, ha pure spento il lume della ragione naturale, in modo che gli uomini, credendo alle sue ingannevoli promesse, accettassero spontaneamente la schiavitù peggiore della storia, fino a sentirsi colpevoli persino di esistere. L’evoluzionismo e l’ecologismo, ulteriori mutazioni del medesimo virus, li han condotti a considerarsi un incidente di percorso, degli intrusi che disturbano l’equilibrio della natura e il cui numero andrebbe ridotto il più possibile. Ogni azione è sorvegliata in nome della salute pubblica o della salvaguardia dell’ambiente. Il risultato finale, dunque, contraddice le premesse in modo clamoroso, ma è indubitabilmente quello perseguito fin dall’inizio. La misteriosa riunione di questi giorni a Villa Doria Pamphili, a Roma, sembra intesa a pianificare il coronamento del piano; ma il Cuore divino del Re e il Cuore immacolato della Regina hanno altri progetti.

Il Signore sconvolge i disegni delle nazioni; biasima i pensieri dei popoli e riprova i progetti dei principi. Invece il disegno del Signore rimane in eterno, i pensieri del suo cuore di generazione in generazione (Sal 32, 10-11).

sabato 13 giugno 2020


Nessuno potrà mai fermarci




Chi mi glorifica, lo glorificherò; chi mi disprezza sarà disonorato (1 Sam 2, 30).

Chi ha davvero fede nella potenza dello Spirito Santo non si arresta di fronte a nulla. Non parlo della credulità di chi Lo considera un distributore di benefici umani a comando e scambia per la Sua azione emozioni facili e superficiali. No, mi riferisco a quanti, avanzando indefessamente nel deserto di questo mondo impazzito, non smettiamo di invocarlo assiduamente in ogni circostanza, certi della Sua immancabile assistenza, sperimentando così una forza invincibile che si rinnova misteriosamente nell’anima e ci risolleva puntualmente dagli abissi di angoscia da cui, lasciati a noi stessi, ci sentiamo risucchiare. Certo, per poter disporre di tale grazia occorre aver compiuto una scelta radicale per la verità e per il bene, senza compromessi né accomodamenti, ed essere pronti a pagare di persona questa fedeltà al Signore, espressa in azioni concrete. Così è sempre stato per i veri cristiani – e non c’è altra via: è l’unica strada che consenta di attuare effettivamente la libertà che ci è stata donata, la libertà dei figli di Dio, che nessuno può toglierci.

In nome della lotta a un presunto suprematismo bianco, maschile e occidentale, si sta imponendo un suprematismo nero, sodomita e ancestrale, dietro il quale si nasconde l’operato dei servi di Satana. Le rivolte sono indirizzate dai burattinai verso chi li ostacola, con l’ulteriore vantaggio di distrarre i popoli dalla vera dittatura e di deviare le forze sociali su obiettivi fittizi. Hanno realizzato un mondo di schiavi che si credono liberi perché autorizzati a calpestare le leggi più sacre, inscritte nella coscienza, ma sono poi succubi di regole assurde, imposte in modo del tutto arbitrario. La gioventù, priva di guide sane e consegnata a cattivi maestri, è in gran parte risucchiata dalla droga, dall’impurità e dall’occulto, che l’hanno ridotta a una massa inerte, senza struttura interiore, e quindi manipolabile a piacimento. Anche per gli adulti, incessantemente attaccati al cellulare, la realtà concreta è sostituita dal mondo, del tutto virtuale, creato dalla propaganda, la quale ha sancito la nuova “morale”, perversa e distruttrice, dell’ambientalismo e dell’uguaglianza di genere.

Nessun regime ha mai potuto disporre degli strumenti tecnologici che possiede quello attuale, né di un controllo così capillare dell’informazione. La verità coincide ormai con la versione propinata dal potere, che può soffocare qualsiasi contestazione facendo semplicemente in modo che sia ignorata in ambito mediatico: perfino eventi di grande portata risultano mai accaduti, se nessuno ne parla sulle grandi testate, oppure vengono distorti e squalificati perché tornino a conferma del pensiero dominante. È sempre più evidente la censura operata dalle reti sociali nei confronti della dissidenza, mentre il regime tenta di mascherare la sua propaganda con sedicenti voci controcorrente. Ci sono poi le false notizie messe appositamente in circolazione per far abboccare i critici e ridicolizzarli; tale circostanza obbliga gli operatori dell’informazione indipendente ad un’estrema accuratezza nel vaglio delle fonti e nella verifica dell’attendibilità delle notizie – cosa che, del resto, rende molto affidabili i risultati del loro lavoro. Nonostante tutto, la consapevolezza dell’inganno globale si allarga a macchia d’olio.

È ormai chiaro: sia le istituzioni della Chiesa che quelle dello Stato sono sostanzialmente sotto il controllo di un potere totalitario che si spaccia per liberale. Come ha osservato monsignor Viganò nella lettera indirizzata al presidente Trump, a fianco del deep State esiste una deep Church alleata ad esso, ma composta di mercenari che hanno tradito Cristo. Uno di essi si è permesso di criticare aspramente il suddetto soltanto perché ha visitato un santuario, come se non ne avesse pienamente diritto. Altri, a motivo di un singolo incidente, per quanto deplorevole, si sono messi in ginocchio davanti al sistema che organizza e finanzia le rivolte… Vien da chiedersi come mai nessuno si stracci le vesti per tutti gli insulti, le violenze e le intimidazioni che le forze dell’ordine, nei Paesi occidentali, sono costrette a subire da neri e musulmani per non essere accusate di razzismo, o per qual ragione, sul nostro territorio, si lascino prosperare le loro mafie senza che nessuno interferisca. Ma – soprattutto – chi si umilia allo stesso modo per gli innumerevoli cristiani quotidianamente massacrati in varie parti del mondo?

Questi coraggiosi Pastori, evidentemente, vedono anch’essi la realtà con il filtro della propaganda di regime, se non ne sono agenti in prima persona. L’unico potere che loro rimane effettivamente è quello garantito da una struttura burocratica che, dopo aver soffocato la Chiesa, ha finito col farsi legittimare dallo Stato mediante una totale sottomissione. Non è questa, però, l’autorità che hanno ricevuto da Gesù Cristo. Se essi rinunciano ad esercitare quest’ultima, limitandosi ad amministrare un ufficio come un qualunque impiegato civile, noi non siamo tenuti, in coscienza, ad ascoltarli, in quanto l’obbedienza religiosa è richiesta nei confronti dei successori degli Apostoli, non di funzionari che prendono gli ordini dai rappresentanti del potere temporale. La firma del protocollo sulla ripresa delle celebrazioni con concorso di popolo, rappresentando una clamorosa dichiarazione di resa, costituisce un colossale autogoal della gerarchia, che si è delegittimata da sé anche di fronte ai fedeli. In queste condizioni, non ci aspettiamo più nulla da loro né siamo più disposti a seguirli, sebbene detengano ancora una giurisdizione.

Di per sé non è certo cosa di cui rallegrarsi, ma è un fatto che, nella Chiesa Cattolica, gli argomenti formali non facciano più presa e i vincoli giuridici si siano enormemente allentati; i provvedimenti gerarchici hanno perso ogni forza, a meno che non siano coperti dall’autorità civile. Gli autentici credenti vanno in cerca di sacerdoti di sicura dottrina, noncuranti della loro posizione canonica. Se questo, in tempi normali, andrebbe considerato contrario a una delle note fondamentali della Chiesa, la sua apostolicità, oggi è diventato inevitabile per la conservazione della cattolicità, visto che una parte cospicua della gerarchia, rinunciando alla propria autorità apostolica, si è prostrata ai piedi dei servi di Baphomet. Se la santità, nella sua radice soprannaturale, non può essere minacciata, essa è però offuscata e vilipesa nella Liturgia e nei Sacramenti, soprattutto nella Messa e nell’Eucaristia. L’unità visibile va assolutamente preservata, ma non con chi, in parole e atti, ha manifestamente rinnegato la fede e la morale.

In definitiva, il Signore sta passando al vaglio i membri della Chiesa per verificare chi è veramente Suo e chi non lo è più o non lo è mai stato. Le circostanze storiche disposte dalla Provvidenza stanno spingendo verso la distillazione di un nucleo fervente di anime sinceramente unite a Gesù Cristo per la retta fede, la ferma speranza e l’ardente carità. Chi le possiede realmente e in grado elevato sarà imbattibile: nulla potrà fermarlo. La nostra fiducia non si fonda su avvenimenti esterni, per quanto incoraggianti possano sembrare, ma sull’intima unione con il Salvatore, in una santa familiarità con lo Spirito Santo e nella docilità perfetta dei veri figli di Maria, che l’hanno imparata dal Suo Cuore Immacolato. Tale unione, nella misura in cui è reale, comporta parimenti l’unità dei cuori tra loro, la quale rende Gesù presente e fa convergere le loro richieste verso un obiettivo comune. Dove si prega fusi in Lui, la domanda è ispirata da Lui e passa attraverso di Lui, motivo per cui il Padre non può non ascoltarla. In questo senso possiamo legare e sciogliere sul piano spirituale – non certo su quello gerarchico – e ciò che leghiamo e sciogliamo sulla terra lo è in cielo (cf. Mt 18, 18-20). Così possiamo intervenire nel modo più efficace nella Chiesa e nel mondo.

Se avrete fede come un granello di senapa […] nulla vi sarà impossibile (Mt 17, 20).