Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 4 aprile 2020


Il virus della tirannia finanziaria




Non potestis Deo servire et mammonae (Mt 6, 24).

La prova che il nostro Paese sta attraversando ha fatto venire a galla non solo la qualità del clero, ma pure le condizioni spirituali del popolo. L’impressione che si sta imponendo è quella del vuoto pneumatico: il massimo della reazione è appendere una bandiera arcobaleno al balcone o far chiasso alla finestra ad un orario prestabilito, come carcerati in rivolta… A parte queste patetiche rivalse e le velleitarie dichiarazioni di buon esito, ce ne stiamo tutti rigorosamente chiusi in casa, fino a quando, oltre ai posti in terapia intensiva, scarseggeranno pure quelli in psichiatria. Anche là dove le chiese sono aperte, non si vede anima viva. Una società che ha perso la fede, anziché cercare protezione in Dio, riversa sulla scienza o sullo Stato impossibili attese di liberazione dalla malattia e dalla morte (che, dopo il peccato originale, sono però inevitabili perché inerenti alla condizione umana); essa, di conseguenza, obbedisce ciecamente a qualsiasi diktat, per quanto lesivo dei più elementari diritti della persona e quindi contrario tanto alla legge divina che a quella umana. Le istituzioni pubbliche, in realtà, stanno operando a danno della popolazione, piuttosto che a sua tutela, cioè secondo il fine che ne giustifica l’esistenza.

La raffica di decreti governativi che di fatto sospendono fondamentali articoli della Costituzione (cui normalmente ci si appella come a un testo sacro) è di colpo succeduta ad una condotta politica di stupefacente superficialità. I mezzi di comunicazione, contemporaneamente, si sono lanciati in una martellante campagna basata su dati approssimativi o parziali e mirante a provocare una vera e propria psicosi collettiva; il disagio più acuto causato dall’emergenza sanitaria è dovuto proprio all’impossibilità di ottenere informazioni corrette su di essa. È come minimo imprudente prestare una fiducia senza riserve ai dati scientifici forniti da un’agenzia delle Nazioni Unite i cui consulenti lavorano anche per le multinazionali farmaceutiche, che in tempi recenti, a più riprese, hanno realizzato enormi profitti con i vaccini creati per curare pandemie fasulle e acquistati dai governi a milioni di dosi, rimaste poi inutilizzate. Troppe volte, negli ultimi due decenni, l’O.M.S. si è “sbagliata” nelle sue previsioni; il nostro Istituto Superiore di Sanità, dal canto suo, è legato a una casta politica che, con la sua gestione dell’epidemia, sta spingendo il Paese verso il baratro.

Tale grado di apparente inettitudine in ambiti così diversi, da quello politico a quello scientifico e a quello mediatico, non è spiegabile solo con l'ignoranza crassa o la scarsa professionalità (che in molti casi sono tuttavia reali), ma fa pensare a una strategia coordinata i cui scopi vanno decifrati. Non possiamo, ovviamente, andare al di  là delle ipotesi, ma ci sono indizi che ci consentono di intuire pur qualcosa. La prima impressione è che, con il pretesto della “pandemia”, si stiano svolgendo le prove generali di una dittatura globale di inusitata durezza, dati i mezzi tecnologici di cui dispone. Benché i regimi comunisti non ne avessero ancora di così invasivi, il principio rimane immutato: la realtà è sostituita dalla propaganda, che consiste nella sistematica diffusione di un’informazione pilotata e distorta. Le fonti che finanziarono quelli, del resto, sono le stesse su cui si regge il sistema attuale, così come i teorici della mistificazione erano già allora di scuola anglosassone. Probabilmente è un test del livello di sottomissione e manipolabilità di popolazioni ipnotizzate dai mass media e ormai prive di qualsiasi riferimento morale e spirituale, visto il grado di analfabetismo raggiunto in quegli ambiti e il tradimento delle guide religiose, complici o latitanti.

Il primo elemento da accertare è la natura e la reale entità della minaccia. Trattandosi – sia pure all’interno di una famiglia di virus ben noti – di una variante inedita (ammesso che sia una sola) che ha una notevole capacità di trasmissione e contro la quale non abbiamo ancora sviluppato gli anticorpi, questo è potenzialmente pericoloso, benché il suo tasso di letalità non sia particolarmente elevato, se si considera che il numero di contagiati è largamente sottostimato e che i decessi riguardano per lo più persone già affette da altre patologie. Proprio il fatto che gli anziani siano più esposti del solito e, se affetti, vengano spesso trascurati può far pensare che la gestione inadeguata dell’epidemia miri a una sorta di selezione della popolazione con l’eliminazione dei soggetti più costosi dal punto di vista sanitario. Un’eventualità così mostruosa non sorprende affatto chi sia un minimo informato sugli orientamenti del nuovo ordine mondiale. Con insistenza ossessiva, del resto, ci viene inculcato che siamo troppi e che l’uomo è il cancro del pianeta, la cui salvaguardia richiederebbe una drastica riduzione dei suoi abitanti.

Per le nuove generazioni è un vero e proprio lavaggio del cervello che le prepara ad essere le esecutrici del piano, come già risulta evidente dal notevole abbassamento dell’età media della classe politica, sempre più composta di ragazzotti senz’arte né parte. Anche nei reparti di terapia intensiva colpisce la massiccia presenza di operatori molto giovani: è più facile che persone la cui coscienza non si sia adeguatamente sviluppata ottemperino supinamente a qualsiasi direttiva; come sarebbe potuta maturare, del resto, in soggetti che non hanno ricevuto la benché minima formazione morale, ma hanno respirato relativismo fin dall’infanzia? Il brodo di coltura nichilista della nostra gioventù ha generato automi teleguidati col cellulare, incapaci di fare un ragionamento logico o di seguire un’argomentazione, completamente determinati da meccanismi di stimolo-risposta, cinicamente insensibili alla sofferenza altrui, ignari dei doveri più elementari di persone civili, regrediti nella barbarie e condannati all’infelicità perpetua… Quelli che non sono destinati a diventare carne da macello, saranno i soldatini del sistema, illusoriamente felici di essere momentaneamente utili al mostro senza volto che li usa per i suoi scopi inconfessabili.

* * * * *

Una lettura teologica della storia, come abbiamo visto in precedenza, autorizza ampiamente a leggere cataclismi e catastrofi come castighi divini; essi si realizzano però mediante le cause seconde, ossia i fenomeni naturali e la libertà delle creature ragionevoli. Nel caso presente, voci autorevoli sostengono che si tratta di un virus modificato in laboratorio mediante l’inserzione di una sequenza dell’H.I.V. e sparso intenzionalmente secondo una progressione prestabilita. La dinamica della sua diffusione e altri indizi hanno indotto alcuni osservatori a sospettare che sia un’arma biologica usata per provocare una crisi economica globale che dia modo ai grandi speculatori di realizzare stratosferici profitti. La società di investimenti Bridgewaters, nel novembre dell’anno scorso, ha scommesso la modica cifra di un miliardo e mezzo di dollari su un crollo mondiale delle borse previsto entro la fine di marzo. Il pretesto addotto di una normale operazione di copertura del portafoglio, congiunto a un’insistente difesa dall’accusa, non è certo rassicurante, visto oltretutto che vi sono coinvolte due fra le maggiori banche ebraiche, la Goldman Sachs e la Morgan Stanley.

A questo punto occorre menzionare la dichiarazione delle forze russe di difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare giunte in Lombardia per aiutarci (e – non a caso – aspramente criticate dalla stampa di regime): l’epidemia di Covid-19 non sarebbe altro che un diversivo mirante a coprire un attacco biologico ben più serio; il virus verrebbe usato come schermo di camuffamento per celare l’utilizzo di un altro vettore sconosciuto, molto più aggressivo. Questo spiegherebbe l’incongruenza tra la pericolosità oggettiva  (non altissima, secondo virologi non prezzolati) del Coronavirus di cui si parla e gli effetti devastanti della malattia registrati in alcune regioni. Sugli scopi di tale guerra asimmetrica si possono tentare varie ipotesi. Una ne attribuisce la responsabilità agli Stati Uniti, che intenderebbero affondare l’economia cinese e quella dei Paesi europei ad essa legati, approfittando altresì della crisi finanziaria per immettere nei mercati enormi quantità di moneta (stampata senza sufficienti riserve di copertura in altri valori) onde mantenere l’egemonia mondiale del dollaro.

È pur vero che le esportazioni dalla Cina hanno subìto una momentanea contrazione di un quarto, ma il successivo arresto delle attività produttive nel resto del mondo impone un’altra considerazione. Globalizzazione e delocalizzazione avevano già fortemente indebolito l’industria occidentale, che in larga misura, oltretutto, dipendeva dall’Estremo Oriente per i pezzi finiti. Se già prima, specie in ambito tecnologico, importavamo moltissimo dalla Cina, ora, con le fabbriche chiuse, avremo ben presto bisogno di tutto. Dopo il brusco calo iniziale, è quindi probabile che l’economia cinese, che cresce a un tasso annuale del 6%, riparta a gonfie vele. Negli ultimi decenni, poi, sul nostro territorio sono dilagate attività commerciali e manufatturiere – più o meno illegali – gestite da immigrati cinesi, sostenute da un continuo flusso di capitali provenienti dalla madre patria e, come se non bastasse, da ingiustificabili facilitazioni fiscali da parte dei nostri governi; una volta cessata l’emergenza, è probabile che riprendano più fiorenti di prima (ammesso che quelle sommerse si siano fermate). Molti esercizi, peraltro, fanno da copertura ad attività di spionaggio, cosa di cui pare non curarsi affatto una classe politica in buona parte venduta a Pechino e asservita ai suoi interessi, come si è visto a proposito dei recenti accordi sulla nuova via della seta.

Questo inarrestabile strapotere si spiega alla luce di quel trasferimento della supremazia mondiale dagli Stati Uniti alla Cina che ipotizzavo qualche mese fa. La tesi della creazione del virus in un laboratorio militare del Maryland e della sua diffusione per mezzo di soldati americani in occasione dei giochi militari svoltisi a Wuhan sembra sia stata confezionata dai servizi segreti della Repubblica Popolare e diffusa dai loro agenti operanti nei mezzi di comunicazione. Proprio a Wuhan, scelta come sede di un progetto-pilota per la creazione della rete 5G, sono state installate trentamila antenne le cui forti radiazioni elettromagnetiche abbattono le difese immunitarie. Per quanto ciò, di primo acchito, possa sembrare illogico, il virus è con buona probabilità di origine cinese. Per un regime totalitario che domina quasi un miliardo e mezzo di persone, non conta nulla la perdita di qualche migliaio di individui (stando ai dati ufficiali, difficilmente rispondenti al vero); fossero pure, nella realtà, decine di migliaia o anche più, non sarebbe comunque un dramma per chi ha interesse a ringiovanire una popolazione in rapido invecchiamento. Anche sul piano economico, a medio e lungo termine, i benefici possono ampiamente superare il danno iniziale, fino a determinare, anzi, l’instaurazione di una nuova egemonia economica e politica.

Non dimentichiamo che i regimi marxisti funzionano per programmi quinquennali concatenati e che la cultura cinese gestisce il tempo sul lungo periodo. Nel pensiero di Marx (figlio di un rabbino cabalista, satanista adolescente, poi membro degli Illuminati di Baviera), il capitalismo stesso è funzionale allo sviluppo del sistema comunista, in cui tutto è pianificato dall’alto e nessuno è realmente proprietario di nulla. Questa visione collima, d’altronde, con il progetto massonico del nuovo ordine mondiale, governato da una ristretta oligarchia di banchieri che considera i popoli una moltitudine di schiavi da ridurre numericamente entro i limiti imposti dalle necessità del sistema. Se un conflitto esiste, è quello tra il sionismo nazionalista (che fa capo a Israele e si serve di Trump) e quello globalista (che usa le sinistre, capeggiate dai vari Clinton, Obama e compagnia e parimenti finanziate da capitali ebraici); ma finanche questo confronto potrebbe essere coordinato da un’istanza suprema, quella rappresentata dalla famiglia dello Scudo Rosso, che lo sfrutta per trarne il massimo profitto possibile e impedire al contempo il prevalere di una parte sull’altra. Dato che si tratta incontestabilmente di adoratori di Lucifero che controllano ormai perfino la gerarchia cattolica, la liberazione dal virus e dalla tirannia connessa richiede urgentemente un grande esorcismo.

https://lacrunadellago.net/2020/04/07/i-rockefeller-annunciarono-la-pandemia-e-il-governo-unico-mondiale/



sabato 28 marzo 2020


Lo spettro della morte
e la preghiera



Deus ultionum Dominus; Deus ultionum libere egit (Sal 93, 1).

La nostra società gaudente e spensierata, assorbita da una spasmodica ricerca del piacere dei sensi, risucchiata nel vortice del consumismo edonistico, pervenuta allo stadio terminale del nichilismo assoluto, si era illusa di esorcizzare la paura più profonda e ancestrale escludendo il pensiero della morte o trasformandola in spettacolo. L’ossessione del godimento in ogni sfaccettatura mascherava un delirio di onnipotenza che, con infastidito cinismo, relegava nell’oblio decessi e malattie che colpivano sempre qualcun altro. Vita e salute sembravano un possesso definitivo, inattaccabile, sempiterno… finché non è comparsa quella che è subito diventata l’epidemia per antonomasia, la quale, a prescindere dalla sua gravità effettiva, ha fatto dimenticare tutte le precedenti, imponendosi come una minaccia globale e capillare al tempo stesso. Un virus finora ignoto, mutante e insidioso, pare serpeggiare nelle strade deserte, dove, in un’atmosfera surreale, i rari passanti temono perfino di incrociare il tuo sguardo o di rivolgerti un saluto, deviando dalla loro traiettoria per evitare finanche di sfiorarti.

Di colpo son cessati divertimenti e baccanali, si sono svuotati ristoranti e balere; angosciose fobie traspaiono su facce terree, fino a ieri gaie di ciò che abbonda sulla bocca degli stolti. L’atmosfera di libertà sfrenata, non più redarguita nemmeno dalla religione, s’è subitamente mutata in clima di attonita e silente sottomissione; l’andazzo anarcoide dell’individualismo esasperato ha ceduto il posto a una terrorizzata acquiescenza a ordinanze dittatoriali. Come in un mondo composto di schiavi, gli insubordinati non sanno se temere più l’intransigenza dei loro superiori o la delazione dei loro pari. La schiavitù dorata ha inaspettatamente mostrato il suo vero volto, togliendo ai sudditi molti dei diversivi che la rendevano almeno sopportabile. Con un colpo di Stato non dichiarato, il capo di un governo non eletto ha assunto pieni poteri. Reti sociali e mezzi di comunicazione, da cui tutti ormai dipendono, martellano le menti con ordini perentori e colpevolizzanti. Le forze dell’ordine, pagate dai cittadini per garantirne la sicurezza, li trattano da potenziali criminali, controllandone gli spostamenti con procedure persecutorie.

In questa situazione mai sperimentata, più d’uno ricomincia a sentire il bisogno di rivolgersi a Chi sta sopra di noi e può aiutarci. Qua e là si torna ad invocare i patroni di città e paesi; la gerarchia cattolica divulga sussidi di preghiera e fissa appuntamenti per suppliche corali, seppure a distanza; con pudore, nelle case, qualcuno reimpara il segno della croce, ma quasi vergognandosi come di una cosa sconveniente, quando nessuno si imbarazza più delle peggiori volgarità e sconcezze. Alla trepida speranza che Qualcuno – se c’è – possa far qualcosa, si mescola il timore di esser sorpresi in un cedimento al bigottismo; eppure, sconvolti e disorientati dalla minaccia esplosa all’improvviso, si cerca aiuto. Nessuno, tuttavia, sembra interrogarsi sulla ragione di quanto sta succedendo. Preti e vescovi si sgolano a ripetere che Dio non punisce; a chi può dunque venire in mente che si debba cambiare qualcosa per placare il Suo sdegno? Come ci si può scuotere dall’assuefazione a peccati gravissimi che son diventati la norma?

Il nostro Paese – anzi, l’umanità intera – merita ben di peggio. Gli innumerevoli aborti, la distruzione della famiglia, la prassi eutanasica, la corruzione a tutti i livelli, l’alluvione di impurità, pornografia e pratiche contro natura reclamano punizioni ben più severe: «Il Signore è il Dio dei castighi; il Dio dei castighi ha agito liberamente» (Sal 93, 1). Chi, carico com’è di peccati, si sognerà di discutere con Lui di ciò che ha stabilito? «Chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci» (Is 50, 8). Ma proprio i Suoi ministri, nello sforzo – non richiesto – di scagionarlo da eventuali, assurde accuse, Lo mettono in ridicolo, incoraggiando oltretutto una fiducia temeraria e spingendo i cuori a indurirsi sempre più. È così che, invece di ravvedersi, i disperati si abbandonano alla lussuria in un estremo tentativo di esorcizzare la paura della morte, come a Berlino assediata nella primavera del ’45. Perché voi Pastori non date voce all’appello divino alla conversione, com’è vostro compito? Temete forse la reazione dei nemici di Dio o del mondo incredulo? Siete diventati ciò che siete per dare la vita per la Chiesa o per assicurarvi una buona pensione? E se poi non ci arrivate…? Non sapete che il giudizio sarà tanto più duro quanto maggiore è la responsabilità? «Il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto» (Sap 6, 5). Cosa aspettate a convertirvi anche voi?

Su ciò che è più necessario vi siete arresi senza combattere ai governanti della terra. Il Signore, tuttavia, si è servito della vostra codarda incredulità per impartire una lezione al Suo popolo, che Lo aveva stancato con troppe comunioni sacrileghe o senza fede, con troppe pagliacciate a storpiatura del Santo Sacrificio, con troppe irriverenze e trascuratezze verso l’Eucaristia… e ora se n’è visto privato all’improvviso, mentre i luoghi riservati al culto, abitualmente adibiti agli usi più diversi, ora sono inaccessibili. Non vorrà forse dirci qualcosa, il Giudice dei vivi e dei morti? Non ci sta forse dando un salutare avvertimento? Non ha forse fatto misericordiosamente in modo che fossimo trattenuti dall’aggravare ulteriormente il carico delle nostre colpe e delle relative pene? Possibile che i semplici lo capiscano immediatamente e che voi, con tutti i vostri studi e la grazia di stato che vi assiste, facciate tanta fatica ad ammetterlo? «Stolti e tardi di cuore, fino a quando zoppicherete da entrambi i piedi?» (Lc 24, 25; 1 Re, 18, 21).

In nome della famosa collegialità, avete delegato la vostra autorità di diritto divino a un burocrate della conferenza episcopale che ha trattato da solo con i rappresentanti dello Stato tenendo loro testa unicamente per assicurarsi una fetta del denaro destinato al sostegno delle imprese, per poi informarvi di decisioni gravissime a cose fatte, imponendovele al contempo con un’inaccettabile ingerenza nel governo delle vostre diocesi, di cui tocca a voi rispondere davanti a Dio. Facile scaricarsi così le spalle da ogni responsabilità… Vostro malgrado, certo, avete cooperato ai piani correttivi della Provvidenza, ma questo non attenua la condanna che incombe su di voi, né vi esime dalla necessità di un serio esame di coscienza. Anche voi, troppo spesso, trattate i sudditi come nemici, penalizzando e respingendo proprio i  più fedeli. Non sarà perché la loro sola presenza e il loro zelo sono un tacito rimprovero della vostra tiepidezza? Non sarà perché sono un pungolo alla vostra coscienza illanguidita? Cosa deve ancora succedere perché vi ravvediate? Lo spettro della morte deve forse bussare anche alla porta dietro la quale vi siete barricati?

Come potete, in una prova simile, abbandonare il gregge senza guida, senza conforto, senza la grazia dei Sacramenti? Vi sembra giusto lasciare l’iniziativa ai singoli parroci, caricandoli così, implicitamente, di ogni responsabilità, qualora ci siano problemi? Pensate che tutto si sia risolto con il decreto della Penitenzieria Apostolica che concede indulgenze plenarie e autorizza le assoluzioni generali? Ma come si fa a lucrare l’indulgenza se è così difficile confessarsi e comunicarsi? e quale contrizione potrà avere chi neppure sa di essere assolto a distanza? Fino a che punto deve arrivare questa commedia dell'assurdo? Quanto ancora volete tirare la corda del vostro formalismo clericale? Avete più cura di mettervi in pace la coscienza o delle reali necessità delle anime a voi affidate? A quanto pare, la sottomissione all’autorità civile giustifica qualunque omissione e prevale su qualsiasi altra istanza, quando invece sarebbe toccato proprio a voi rivendicare la libertà e la dignità della Chiesa contro questa dittatura mascherata da regime democratico.

L’intenzione delle Preci leonine, ormai, si attaglia perfettamente anche a noi, oltre che ai cristiani già perseguitati in diverse parti del mondo: pro conversione peccatorum, pro libertate et exaltatione Sanctae Matris Ecclesiae… Preghiamo, cari fedeli, supplichiamo insieme, umiliati e contriti, il Dio dei castighi, sia perché liberi la Chiesa da questi funzionari del sacro, collusi con i poteri mondani, che le hanno tolto ogni mezzo di sussistenza spirituale, sia perché tocchi i cuori dei peccatori e di quanti sono cattolici solo di nome in modo che, con la loro conversione, plachino l’ira divina e cooperino al bene di tutti. Da secoli e secoli, la liturgia di sempre Lo invoca così: «Ti preghiamo, Dio onnipotente: concedi a noi, che veniamo afflitti in conseguenza delle nostre azioni, di riprender fiato con la consolazione della tua grazia». Per essere esauditi, tuttavia, non possiamo ignorare un’esigenza inaggirabile: «che trattiamo i tuoi santi Misteri con un ossequio senza finzione e li assumiamo sempre con un animo pieno di fede». Con questa intenzione, trasformate i disagi e le limitazioni della libertà che vi sono imposti in uno strumento di penitenza donatovi dalla Provvidenza, così da renderli spiritualmente fecondi con la loro libera accettazione ed offerta.

Concede, quaesumus, omnipotens Deus: ut, qui ex merito nostrae actionis affligimur, tuae gratiae consolatione respiremus. Da nobis, quaesumus, omnipotens Deus: ut sancta tua, quibus incessanter explemur, sinceris tractemus obsequiis, et fideli semper mente sumamus (Colletta e Postcommunio della Quarta Domenica di Quaresima).

sabato 21 marzo 2020


In Italia come in Cina




Dominus de caelo prospexit super filios hominum, ut videat si est intellegens, aut requirens Deum. Vacate, et videte quoniam ego sum Deus: exaltabor in gentibus, et exaltabor in terra (Sal 13, 2; 45, 11).

La Chiesa italiana gemette tutta e si stupì di esser diventata l’Associazione patriottica cinese. Una situazione eccezionale ha fatto venire a galla ciò che i nostri Pastori sono realmente. La sudditanza incondizionata che, in queste settimane, essi stanno dimostrando nei confronti dello Stato è qualcosa che, nella storia patria, non s’era ancor veduto, nemmeno nel Ventennio. A quell’epoca, d’altronde, preti e vescovi avevano generalmente gli attributi ed erano stati temprati da sessant’anni di confronto con un regime dichiaratamente massonico. Sette decenni di prostituzione con vari amanti, invece, hanno addomesticato la nostra gerarchia più di un cagnolino da passeggio: cose mai viste, neanche ai tempi della peste bubbonica. Del resto la Chiesa – dicono – si è aperta al mondo, il quale non si è certo fatto pregare ed è venuto trionfalmente a installarsi in seno ad essa con le sue idee, i suoi vizi e le sue pretese. Abbassare la guardia e abbracciare il nemico, quando si è in battaglia, è ovviamente un suicidio, ma un concilio pastorale ha decretato unilateralmente che la guerra era finita e che gli avversari – che lo sapessero o meno – eran tutti diventati nostri fratelli. Il peggio, però, è che questa resa travestita da profferta di amicizia era frutto di un rinnegamento della fede o, meglio, della sua sostituzione con un surrogato ideologico compatibile con il pensiero mondano.

Ormai è chiaro: quella che si insegna in seminari e facoltà teologiche, per esser poi sdoganata nelle parrocchie, non è più la fede cattolica, ma una sua volgare contraffazione. La luminosa limpidezza e la virile incisività della dottrina tradizionale sono state rimpiazzate da un miscuglio di idee fumose, sconnesse e puerili che offuscano le menti, quando non giungono a ridurre i cervelli in poltiglia. I comportamenti assunti dal clero nelle ultime settimane sono una dimostrazione fattuale di questa triste realtà. I ministri della Chiesa in uscita, indomiti araldi dell’accoglienza indiscriminata, dei porti aperti, dei ponti al posto dei muri, se ne stan trincerati, dietro pesanti porte blindate, nelle loro canoniche e nei loro vescovadi, tenendo a distanza di sicurezza quei pochi fedeli così insensati da andare a chiedere nientemeno che un’assoluzione o la comunione… Incredibile! Pretendere questi lussi in un momento di simile pericolo! Ma c’è ancora chi non ha capito che tutto è cambiato: ormai abbiamo scoperto che il buon Dio è misericordioso – e quindi si salvan tutti, che lo vogliano o meno. Il Paradiso è diventato obbligatorio; i Sacramenti, viceversa, sono semplici tonificanti facoltativi. E poi, siamo finalmente costretti a riconoscere appieno il valore del sacerdozio comune di tutti i fedeli!… Come chiamarlo? Sciacallaggio teologico?

Un certo clero è così “progredito” da non accorgersi che la sua immagine di Dio non è altro che la proiezione di un io immaturo che Lo considera un distributore di conferme, a prescindere dallo stato reale dell’anima, dai meriti e dai demeriti. Questa bizzarra idea (che ignora totalmente la nozione di Essere sussistente, con tutto ciò che ne consegue) deriva da uno strano miscuglio tra un biblicismo spurio che seleziona e deforma la Scrittura avulsa dalla Tradizione e uno psicologismo contorto che consacra il vizio e il peccato come la normalità. Di fatto è un mero mezzo immaginario che serve a rassicurare l’io nei momenti di difficoltà, ma è incapace di intervenire efficacemente nelle vicende umane e, di conseguenza, si rivela insignificante: è qualcosa di cui si può anche fare a meno, salvo che torni utile come ingrediente del pensare positivo. Tale vana concezione sarebbe semplicemente ridicola, se non conducesse dritto all’ateismo pratico, tipico dell’atteggiamento consumistico della società contemporanea. Quello teorico, pur essendo razionalmente assurdo, è ben più esigente, dato che costringe l’uomo a stringere i denti e a far tutto da sé, per quanto invano e senza speranza.

Certe decisioni danno l’impressione che una consistente parte del pretame non creda più in nulla, ma usi la propria posizione nella Chiesa unicamente per assicurarsi una sicurezza materiale sganciata da un impegno serio e costante. Da questo punto di vista, il sostentamento del clero si è risolto a grave discapito del ministero pastorale, dato che viene erogato senza alcun rapporto con la reale efficienza di un sacerdote. Per avere di chi campare, un tempo, la maggior parte dei preti dovevano concretamente darsi da fare; prima dell’istituzione della congrua, anche i parroci vivevano delle offerte dei fedeli e dei benefici ecclesiastici, cose evidentemente molto variabili da luogo a luogo. In ogni caso, a prescindere dalle loro necessità, essi si consumavano passando anche ore al capezzale di ogni moribondo della loro parrocchia, solcando le strade per portare la comunione agli ammalati o per le numerose processioni che scandivano l’anno liturgico, rinchiudendosi per intere giornate in confessionale in occasione delle grandi feste… Ciò non significa, ovviamente, che tutto fosse fatto per puro zelo delle anime, ma che c’era un senso del dovere che il sistema attuale, animato da quella teologia fasulla che giustifica tutto e il contrario di tutto, ha semplicemente annientato.

Il nuovo Concordato, sulla base della pseudoteologia postconciliare, ha praticamente trasformato i chierici in impiegati statali ben imbavagliati e ammaestrati, di un lealismo e un’arrendevolezza che non ci si sognerebbe neppure di esigere dagli altri. I vescovi hanno reagito all’emergenza sanitaria come sottoprefetti di un regime rigorosamente ateo: complimenti! La peggior forma di clericalismo è quella di quanti, coprendosi sotto le disposizioni dell’autorità civile e ponendola implicitamente al di sopra di quella divina, privano i fedeli dei beni spirituali cui hanno sacrosanto diritto e li abbandonano a sé stessi nel momento del bisogno. Si son rivelati per quello che sono: mercenari. Era inevitabile, d’altronde, che chi da giovane ha letto Mao si ritrovasse poi a svolgere le stesse mansioni di un funzionario del dipartimento per gli affari religiosi del partito comunista cinese, proprio come un vescovo o un prete iscritto all’Associazione patriottica. La Chiesa Cattolica, in un contesto simile, può pure formalmente sussistere, ma solo sotto totale controllo governativo, sospesa ad un cenno di approvazione o diniego da parte di un qualunque trinariciuto della nomenklatura. Questa è una conferma in più che i regimi marxisti non sono stati altro che un esperimento su larga scala di un ordine mondiale completamente statalizzato, con un’economia del tutto pianificata e un’assoluta supervisione della popolazione, ridotta a massa consumatrice i cui bisogni sono artificialmente determinati dai poteri occulti.

Il materialismo ateo, funzionale a tale risultato, è divenuto l’abituale atmosfera mentale anche in Occidente, nei Paesi teoricamente “liberi”. La Chiesa dialogante con il mondo, coerentemente, si è lanciata in battaglie ambientalistiche per la difesa della casa comune, ma non ha più nulla da dire per rischiarare il dramma della malattia e della morte. Il meglio che riesca a fare è prostrarsi ai piedi dei funzionari statali, dimenticando completamente gli obblighi che le derivano dalla sua missione: non sa più parlare di salvezza eterna, di sofferenza espiatrice, di giusto castigo, di abbandono alla Provvidenza… Tutto ciò, come fa inorridire il pensiero dominante, così ripugna a molti dei suoi stessi ministri, i quali danno prova di non crederci più e, per questo, non hanno più alcuna ragion d’essere (che non sia l’incarico e il sostentamento). Cosa volete che conti il celibato per chi ha perso la propria identità e smarrito il motivo del proprio stare al mondo? Il problema è ben più profondo della pur sacrosanta disciplina ecclesiastica, ma con la solita operazione diversiva son riusciti a deviare l’attenzione incendiando il dibattito su un punto particolare, in modo da far passare inosservato il vero veleno del sinodo amazzonico, il panteismo naturalistico.

Bene che vada, la “fede” di gran parte del clero è un blando deismo illuministico: la loro “divinità” è una vaga idea rassicurante, un’entità indefinita che dovrebbe confortarci nei momenti difficili, ma non è in grado di intervenire nella creazione o nella storia; il concetto di castigo divino non sarebbe altro che un retaggio mitico-pagano. La mentalità marxista che ha impregnato la cultura odierna si concilia facilmente (essendone un ulteriore sviluppo) con la visione kantiana di una religiosità priva di trascendenza, ma immanente al pensiero umano, la quale affonda le radici nel soggettivismo della concezione luterana della fede. Se poi vogliamo provare a spiegarci l’incredibile rigidità mentale dimostrata, nell’attuale congiuntura, da un clero altrimenti superelastico in ambiti in cui è invece strettamente vincolato, dobbiamo risalire alla comune sorgente di tali aberrazioni, cioè al fariseismo di chi filtra i moscerini e ingoia i cammelli. È il giudaismo talmudico, con la sua tracotante pretesa di assicurare un’impeccabilità assoluta escludendo anche la più piccola o remota eventualità di essere accusati. Seguendo un criterio analogo, anche l’andare a pregare in una chiesa potrebbe propagare il contagio ed equivale quindi automaticamente ad ammazzare un numero imprecisato di persone. Nei loro assurdi vaneggiamenti, costoro non si avvedono che, con le loro gravi omissioni, uccidono un gran numero di anime, a cominciare dalla propria.

Gli effetti dei provvedimenti ecclesiastici, così, sono peggiori di quelli del virus. Il Vangelo, invece, ci mostra continuamente che Gesù, per obbedire al Padre, in apparenza disobbediva alle autorità religiose del Suo tempo, che con dottrine artificiose avevano manipolato la legge divina a loro uso e consumo fino ad annullarla. Che si propaghi il contagio andando in chiesa è un pericolo estremamente remoto e non comporta quindi la minima responsabilità morale. D’altra parte, la gente non va forse al lavoro, al supermercato o in farmacia, dato che non può farne a meno? Il medesimo rischio che si corre per assicurarsi il nutrimento e la salute del corpo, non lo si può correre per garantirsi quelli dell’anima? Ma in cosa credono i nostri Pastori, ammesso che credano ancora in qualcosa? Come mi scrive una fedele di Roma, in questa circostanza «si scopre chi è un vero sacerdote e chi no». Un’altra lettrice osserva che, passata questa emergenza, «nulla sarà più come prima». Ha ragione: il Signore sta passando al vaglio i Suoi ministri per distinguere chiaramente chi ancora ha la fede da chi l’ha persa o non l’ha mai avuta, chi è degno di fiducia da chi recita una squallida commedia, chi va seguito da chi va abbandonato. Molti chierici hanno perso ogni residuo di credibilità; il popolo fedele saprà bene come regolarsi nei loro confronti.

Ecco allora che «il Signore, dal cielo, si mette a osservare i figli degli uomini per vedere se ce n’è uno intelligente o che cerchi Dio» (Sal 13, 2) con la preghiera e la penitenza; Egli deve però prendere atto che «tutti hanno deviato e, al tempo stesso, son diventati inutili» (Sal 13, 3). L’Onnipotente tuona perciò con voce possente per lanciare un estremo richiamo: «Calmatevi e considerate che io sono Dio; sarò esaltato fra le genti, sarò esaltato sulla terra» (Sal 45, 11). È il Dio vivente che parla, il Creatore del mondo e Signore della storia, Colui che ha il controllo totale della natura e rende a ciascuno secondo le Sue opere (cf. Sal 61, 13; Pr 24, 12; Ger 32, 19; Mt 16, 27; Rm 2, 6; Ap 22, 12). Egli punisce il male, sia in questa vita che in quella futura, ma nella Sua misericordia usa i flagelli anche a nostra correzione. È così che Dio si è rivelato: dopo aver eliminato la Tradizione, vogliono forse cestinare anche la Bibbia? Saranno così impudenti, nella colossale mistificazione che stanno perpetrando, da giungere a tale grado di disonestà intellettuale? Faranno meglio a pensarci bene. Moltiplicate pertanto i Rosari per la loro conversione, oltre che, naturalmente, per la protezione delle vostre famiglie, per la fine dell’epidemia, per la guarigione degli ammalati e – non ultimo – per tanti che muoiono senza conforti religiosi e senza esequie.

Quando verrà il padrone della vigna, che farà a quei contadini? Farà miseramente perire i malvagi e affiderà la sua vigna ad altri contadini, che gli rendano i frutti a loro tempo (Mt 21, 41).

Nota canonico-pastorale

CORSO SULLA MEDITAZIONE

sabato 14 marzo 2020


Siamo all’abolizione del Sacrificio?




Una mattina mi son svegliato… e ho scoperto di esser soggetto a un regime totalitario che ha per complice la gerarchia cattolica, trasformatasi – a quanto pare – in quinta colonna del sistema. È una tirannia peggiore di quelle comuniste, ma si era mimetizzata con un’imbellettatura libertaria. Chi resisteva alla propaganda del pensiero unico ne aveva ben avuto sentore, ma ora la “democrazia” ha di colpo virato verso lo Stato di polizia, in palese violazione dei più elementari diritti dei cittadini. Un intero popolo, senza una giustificazione ragionevole, all’improvviso è stato messo in quarantena da un governo illegittimo, mentre le guide religiose, come se non bastasse, hanno in pratica colpito di interdetto tutta la nazione e di sospensione a divinis tutti i sacerdoti, proibendo perfino di pregare  in chiesa. È pur vero che il popolo, essendo reo di gravissimi peccati in cui persevera ostinatamente, merita ben di peggio; i Pastori, però, non sono certo intervenuti con l’intento di sanzionarli, bensì per supina sottomissione al potere politico, interpretandone i già draconiani provvedimenti in senso ancor più restrittivo anziché tentare di trattarne un’applicazione accettabile: una cosa mai vista nella storia cattolica. A lasciar di stucco, oltre alla paradossalità delle disposizioni ecclesiastiche, è la loro perentorietà, come se il culto di Dio fosse qualcosa di inutile o pericoloso. Una volta annacquata la fede, si oscura pure la ragione e si perde ogni dignità.

Sarebbe certamente assurdo e dannoso negare o minimizzare un’emergenza sanitaria, ma è altrettanto irragionevole prendere misure eccessive, specie dopo aver omesso, quando era il momento, opportune azioni preventive. Non è facile cogliere la logica delle decisioni delle autorità civili, che vanno ben oltre le necessarie precauzioni, ma non sono affatto risolutive. La gente non può riunirsi in chiesa, pur dovendo inevitabilmente frequentare negozi, fabbriche, uffici, stazioni, mezzi pubblici… Sarebbe d’altronde impossibile – nonché irrazionale – fermare la vita di un popolo e interromperne ogni attività in attesa che cessi l’emergenza: i provvedimenti miranti a circoscrivere un contagio hanno dei limiti imposti dal bene complessivo dei singoli come della collettività. Ma sta proprio qui il problema: nella concezione del bene. In una cultura ateo-materialistica la salute fisica assurge a fine supremo ed esclusivo, al punto che, quando è irrimediabilmente compromessa, si prescrive il suicidio assistito. Il benessere attuale dell’individuo rimane l’unico imperativo “etico”, in nome del quale si può pretendere qualsiasi cosa, sacrificando tutto il resto.

Inutile dire che una prospettiva del genere, anche prima che uno contragga una malattia grave, non può indurre che alla disperazione, poiché l’orizzonte dell’esistenza si restringe al godimento, incerto e precario, legato all’istante presente. Che ciò avvenga in una società che ha messo Dio al bando, tuttavia, non sorprende di certo; lascia decisamente più perplessi, invece, il fatto che la conferenza episcopale, con le sue disposizioni, si sia spalmata su questa visione disumana che non solo esclude ogni trascendenza, ma calpesta pure l’uomo riducendolo a bestia. Di molto grave non c’è soltanto il fatto che la gerarchia italiana si getti prona ai piedi del potere civile riconoscendogli implicitamente, in grave violazione del Concordato e della Costituzione, una potestà assoluta persino sul culto divino, ma pure il fatto che, per fronteggiare una pubblica calamità, rinunci totalmente ai mezzi soprannaturali di cui il Signore ha dotato la Chiesa. A parte le apposite processioni e le speciali suppliche cui si è sempre fatto ricorso in casi simili, la protezione più potente deriva dal Santo Sacrificio, che è stato invece sospeso senza alcuna necessità ineluttabile che non sia l’acquiescenza alle gride governative.

Fra i quattro fini della Messa, oltre all’adorazione e al ringraziamento che son dovuti a Dio, ci sono la propiziazione e l’impetrazione. Il Sacrificio di Cristo è offerto dal sacerdote in espiazione dei peccati, che provocano i castighi celesti esponendo l’umanità ai flagelli dell’ira divina, espressione della giustizia retributiva. Il mondo attuale, con i suoi crimini inauditi e la sua ostinata impenitenza, li reclama a gran voce su di sé: l’interminabile sterminio di bambini non nati, la frequente soppressione di malati terminali, la sistematica promozione della sodomia fino alla violazione, fisica o mentale, dell’infanzia, le ingiustizie economiche e lo sfruttamento dei lavoratori configurano – su vastissima scala – tutti i peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio: omicidio volontario, peccato impuro contro natura, oppressione dei poveri, frode nella mercede agli operai. Possiamo forse aspettarci che, in ricompensa, il Creatore ci mandi delle benedizioni? Oppure avremmo l’ardire di protestare con Lui? L’oblazione del Sacrificio redentore, tuttavia, riduce la gravità delle punizioni; possedendo inoltre la massima efficacia possibile per ottenere una grazia, essa è tanto più opportuna quanto più urgente è la loro attenuazione o il loro allontanamento.

La colletta della Missa tempore mortalitatis, che si celebra in caso di epidemia, compendia in modo mirabile tutte queste verità: Deus, qui non mortem, sed paenitentiam desideras peccatorum: populum tuum ad te revertentem propitius respice; ut, dum tibi devotus exsistit, iracundiae tuae flagella ab eo clementer amoveas (O Dio, che non desideri la morte, ma la conversione dei peccatori, volgi propizio lo sguardo al tuo popolo che a te ritorna, affinché, mentre sta alla tua presenza affidandosi a te, tu allontani con clemenza da esso i flagelli della tua ira). La calamità permessa dal Cielo come mezzo correttivo ha fatto di nuovo rivolgere il popolo errante verso il suo Pastore, da cui si era distolto, ma che, nonostante tutto, vuole risparmiargli la pena eterna e ha quindi stimolato la sua conversione. Questa certezza ha spinto i fedeli a radunarsi nella Sua casa, per offrirsi nuovamente a Lui con la fiducia che ciò, unito al Sacrificio del Capo, possa ottenere la cessazione del castigo. Le letture, poi, rafforzano tale fede ricordando l’efficacia dell’umile preghiera di Davide per la fine della peste (cf. 2 Sam 24, 15-25) e l’attività guaritrice di Gesù durante la Sua missione pubblica (cf. Lc 4, 38-44). Ma come può avvenire tutto questo se le chiese sono chiuse e le Messe sospese?

Tanti paventavano un’imminente abolizione del Sacrificio mediante l’alterazione della formula di consacrazione; invece – almeno per ora – lo hanno sostanzialmente soppresso per altra via (a meno che i sacerdoti non celebrino a porte chiuse). Con la proibizione della comunione in bocca, inoltre, pare vogliano cancellare le ultime tracce di testimonianza pratica della fede nella Presenza reale. Se in futuro qualche “integralista” avesse la sfrontatezza di richiederla di nuovo, potranno gridargli: «Dàgli all’untore!» – e il popolino superstizioso e ignorante lo lincerà sul posto. Si direbbe che non aspettassero altro che il virus per portare a compimento i loro piani… Sarà solo un caso? Ancora una volta mi daranno del complottista, ma la tempistica degli interventi civili ed ecclesiastici pare ben pianificata; ogni azione, da una parte e dall’altra, è così coordinata che è difficile non pensare a un disegno prestabilito. Il sistema ha piazzato ovunque i suoi fantocci; ma, come al solito, ha fatto i conti senza l’Oste: «Non hanno invocato Dio; perciò tremeranno di paura per ciò di cui non c’era motivo di aver paura. Poiché Dio ha disperso le ossa di coloro che piacciono agli uomini: son rimasti senza parole, perché Dio li ha respinti» (Sal 52, 6).

La raccomandazione più urgente, in conclusione, è di non perdere la testa come quelli che non han la fede o non l’hanno più. L’unica sciagura che dobbiamo davvero temere è di dannarci l’anima per l’eternità; invece ci stiamo facendo prendere dal panico a causa di una minaccia fisica analoga ad altre che in passato non hanno provocato la medesima reazione. Chi non conta sull’aiuto divino si sente completamente solo di fronte al pericolo e, sopraffatto com’è dal problema, smarrisce anche la prudenza naturale quale virtù atta ad individuare i rimedi opportuni. Si innesca così una spirale di agitazione che spinge a prendere provvedimenti sproporzionati e, con buona probabilità, inefficaci. L’abbandono di Dio lascia gli uomini senza risorse e senza soluzioni; l’orgoglio insensato di chi, seguendo la tendenza dominante, ha preteso di fare a meno di Lui gli si ritorce contro, beffardo, inchiodandolo alla sua impotenza.

Voi che avete la fede, invece, ricorrete a quei mezzi della grazia che sono a disposizione di tutti: pregate, fate penitenza, chiedete a sacerdoti fidati di comunicarvi fuori della Messa o di celebrare nelle vostre case (prendendo ovviamente le dovute precauzioni per non esporli a un processo penale). Abbiate uno sguardo soprannaturale, sapendo che, quando lo stesso flagello colpisce indistintamente tutti, buoni e cattivi, per questi è una correzione, per quelli un’opportunità. Tramite la stessa prova, infatti, gli uni sono spronati a convertirsi, gli altri hanno modo di rafforzarsi nella fede, di acquistare meriti e di dare gloria al Signore. Inoltre si può ben presumere che Egli, servendosi di strumenti inconsapevoli, abbia voluto imporre una pausa a tante dissacrazioni liturgiche e a troppe comunioni sacrileghe. Ora ci sta dando un drastico avvertimento: se non lo prendiamo sul serio, potremmo rimanere così per un tempo indefinito; se invece la Chiesa si scuote e ritorna sinceramente a Lui, sperimenterà la Sua misericordiosa potenza.

Ad ogni modo, questa situazione ci fa prender coscienza dell’immensità del dono dell’Eucaristia, al quale ci eravamo abituati come a qualcosa di ordinario. Approfittiamo delle circostanze attuali per farci scavare interiormente dalla fame di Lui e suppliamo con la meditazione del Vangelo, che la Provvidenza ci ha proposto con singolare tempismo. Siate certi di essere ogni mattina con me, tutti e ciascuno, sull’altare del Santo Sacrificio, con le vostre croci e le vostre speranze. Nell’assumere il Corpo e Sangue del Signore, Lo imploro di estendere anche a voi, in virtù della Comunione dei Santi, il dono che indegnamente ricevo. Il sacerdote, in persona Christi, è mediatore tra Dio e il popolo: trasmette al Padre le suppliche dei figli e riversa su di loro le grazie. Nulla al mondo può spezzare questo legame tra un pastore e le sue pecorelle; è, questa, una verità che non ho mai sentito in modo così forte. Vi benedico di tutto cuore con le vostre famiglie e, con la corona del Rosario, vi tengo stretti nel Cuore Immacolato di Maria.

Nota canonico-pastorale

CORSO SULLA MEDITAZIONE