Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 17 novembre 2018


Pastori, dove siete?




Pasce oves meas. Confirma fratres tuos (Gv 21, 17; Lc 22, 32).

Sembrava tutto troppo tranquillo. Le solite manovre diversive avevano distratto tanti, entrati subito in fibrillazione per presunte indiscrezioni sullo sdoganamento dell’omofilia o su cambiamenti nella  liturgia da promulgare urbi et orbi nella Messa conclusiva, o ancora sull’abolizione del celibato o sull’ammissione delle donne al ministero. Invece i furbastri del pool bergogliano stavano lavorando di nascosto su tutt’altro versante. In realtà l’assoluta mancanza di trasparenza (eliminazione della relazione intermedia sulle discussioni sinodali, embargo sui testi degli interventi, comunicazione strettamente controllata dall’alto…) faceva già fiutare il colpo basso, preparato lontano dai riflettori per neutralizzare ogni opposizione. I vescovi, a impedire le vivaci polemiche che agitarono i due “sinodi sulla famiglia”, si son visti forzati a votare un testo preconfezionato e presentato all’ultimo momento, di cui mancavano le traduzioni e sul quale non avevano avuto il tempo di riflettere. Per inciso: quando il Magistero era scritto in latino e i Pastori cattolici lo conoscevano, non c’era alcun bisogno di tradurre un bel nulla…

Come ha osservato uno dei partecipanti al sinodo più pilotato della storia, è immorale approvare un documento che non si è potuto valutare adeguatamente; eppure la quasi totalità del testo ha ottenuto senza colpo ferire la maggioranza qualificata dei due terzi. Questo non è segno di responsabilità né davanti a Dio né davanti alla Chiesa. Che qualcuno organizzi l’ennesima farsa in stile sovietico per imporre idee e decisioni già prese non obbliga nessuno a prestarvisi: l’astensione dal voto è sempre possibile, come pure la silenziosa protesta di quanti, vistisi trattati da stupidi e non volendo cooperare a una menzogna, hanno con dignità abbandonato l’aula. I giovani stessi, come previsto, sono stati usati e gabbati per altri scopi; certe penose festicciole danzanti entusiasmano solo quelli che si son lasciati deformare da preti, frati e suore o da qualche movimento. Il documento finale è la solita minestra riscaldata, ma con quel tanto di veleno sufficiente a peggiorare ulteriormente il loro stato di salute spirituale o ad allontanarli definitivamente dalla Chiesa. Alla fine, la messa in scena loro dedicata, se è pervenuta a qualche risultato, ne ha prodotto uno ben poco pertinente, ossia un’ulteriore spinta verso il decentramento dell’autorità ecclesiastica.

È così che un sinodo sulla gioventù ha inopinatamente partorito un contributo alla sinodalità, quella prassi ecclesiale che, da semplice mezzo, è ora presentata come un fine, se non addirittura una nota caratteristica della Chiesa, la quale, a quanto pare, deve cessare di essere una e cattolica: l’abusiva devoluzione in materia di dottrina, liturgia e disciplina sta già provocando notevoli divisioni e divergenze. Nel testo è completamente assente, oltre all’urgente educazione morale e alla destinazione ultraterrena dell’uomo, la dimensione gerarchica del Corpo Mistico, ossia la struttura di istituzione divina che gli consente di reggersi e di funzionare. Un’ossessiva insistenza sui mantra del cammino, del discernimento e dell’accompagnamento oscura totalmente le essenziali funzioni, fondate sul sacramento dell’Ordine, di insegnamento, governo e santificazione, senza le quali semplicemente non c’è Chiesa. Il rimando alle conferenze episcopali non è affatto una valorizzazione del ministero dei vescovi, ma un subdolo incentivo a una loro ulteriore esautorazione a vantaggio di istanze di diritto meramente ecclesiastico e di natura burocratica che da decenni si ingeriscono pesantemente in ogni aspetto della gestione delle diocesi e impediscono ai presuli di adempiere i propri doveri.

Se c’è qualcosa che riguarda realmente i giovani, è comunque l’implicita ammissione che esistano vari orientamenti sessuali. Anche senza riprendere un acronimo caro al pensiero unico (benché lo si fosse surrettiziamente infilato nell’Instrumentum laboris, sollevando giustamente un polverone), è stata tranquillamente accolta l’idea che c’è dietro, cioè una palese e aberrante menzogna, sia pure coperta da una citazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ma il problema è già lì – e non c’è affatto da stupirsene, visto che chi ne ha diretto la redazione è l’attuale Arcivescovo di Vienna, così gay friendly… Già in quel testo, infatti, che pur dichiara gli atti omosessuali intrinsecamente disordinati, si depista sbrigativamente il lettore sul piano pastorale con la raccomandazione di un’accoglienza caratterizzata da rispetto e compassione, omettendo sia una definizione chiara del problema a livello scientifico e morale, sia un’indicazione affidabile per uscire da un’immane sofferenza.

Sebbene esistano molte persone che soffrono di disturbi dell’attrazione sessuale, l’omosessualità non esiste, né a livello genetico né a livello funzionale. La sessualità, infatti, è una realtà attinente alla persona umana, soggetto individuale, in sé sussistente, dotato di ragione, coscienza morale e libero arbitrio, nonché capace di relazione e di trasmissione della vita; per sua stessa natura e per il suo retto esercizio essa richiede due individui complementari che si uniscano in un atto personale, a faccia a faccia, allo scopo di donare l’esistenza ad altri individui della stessa specie, i quali, essendo immagine di Dio, sono chiamati alla Sua eterna beatitudine e devono perciò essere avviati ad essa fin dalla più tenera infanzia. La sessualità esiste dunque unicamente tra uomo e donna; il termine omosessuale è contraddittorio, il termine eterosessuale è pleonastico.

L’omofilia è un disturbo, dovuto in genere a ferite psicologiche dell’infanzia, che si può curare con terapie riparative; eventuali difetti genetici o disfunzioni endocrinologiche sono mere anomalie che, in quanto tali, non possono costituire il fondamento di altre forme di sessualità. Se l’attrazione per persone del medesimo sesso, anziché rimanere una croce da portare con l’aiuto della grazia di Dio, che la ricompenserà in eterno, si traduce in atti omoerotici di sodomia, viene a configurarsi come un peccato impuro contro natura che grida vendetta contro di Lui, cioè reclama un gravissimo castigo in quanto Lo oltraggia nel modo più vergognoso possibile nella creatura che Lo rappresenta nel mondo visibile, la quale si degrada spaventosamente mediante atti abominevoli.

Sottacere queste verità, nei testi del Magistero, è una colpa di omissione di gravità inaudita, perché non rende al Creatore l’onore che Gli è dovuto, nonostante ci abbia inequivocabilmente mostrato la verità sia con la fede che con la ragione, ma anche perché lascia le anime prive della luce e della guida di cui hanno bisogno per salvarsi ed evitare l’Inferno. Insinuare dubbi o ambiguità su dati dottrinali certi e già sufficientemente approfonditi è una colpa di gravità ancora maggiore, in quanto direttamente contraria al fine intrinseco del Magistero ecclesiastico e sintomatica di un’opposizione allo Spirito Santo. La setta bergogliana ha responsabilità pesantissime in questo senso, ma anche chi la fiancheggia indirettamente, fosse pure soltanto per ignavia.

È ora di affermare a chiare lettere che questi sinodi non servono a nulla, anzi sono terribilmente dannosi. I vescovi cessino di prestarsi al gioco e li boicottino, se vogliono conservare ancora un minimo di credibilità, già tanto compromessa dagli orribili scandali che l’ultimo sinodo, secondo Charles Joseph Chaput, arcivescovo di Filadelfia, ha trattato in modo deludente e inadeguato. Ma soprattutto, come ha di recente ricordato monsignor Viganò, al momento della morte ci attende un giudizio particolare immediato, nel quale l’anima stessa, vedendosi nella luce di Dio, riconosce la sorte che le spetta; alla fine dei tempi ci sarà altresì il giudizio universale, nel quale tutti i peccati dei reprobi saranno pubblicamente manifestati.

Pastori della Chiesa, vi esorto nel nome di Gesù Cristo: se avete ancora un barlume di fede, pensate al Giudizio (che sarà per voi molto più severo che per le vostre pecorelle) e riscuotetevi dal vostro deplorevole torpore; se non l’avete più, dimettetevi e abbandonate il posto che occupate in modo fraudolento, prima che l’ira divina piombi su di voi e di voi faccia strame. Basta con queste ignobili farse! Ricominciate a fare i vescovi secondo il mandato di Cristo testimoniato dalla Scrittura e dalla Tradizione: proclamate e difendete la verità, confutate e bandite l’errore, istruite e governate clero e fedeli. Date accesso, nei vostri seminari, esclusivamente a giovani uomini dalla moralità cristallina, espelletene i professori eretici, sanzionate una buona volta i preti sodomiti, anziché continuare a coprirli profondendovi in ipocrite dichiarazioni, e accogliete in diocesi sacerdoti di sana dottrina, fedeli alla volontà di Dio e alla loro vocazione.

Smettete di approvare supinamente documenti preconfezionati che vengon fatti passare per vostre decisioni, come la nuova edizione del Messale con le sue traduzioni fasulle. Riprendete possesso delle vostre legittime prerogative riducendo il potere degli organismi consultivi, come pure le ingerenze dei burocrati e ideologi delle conferenze episcopali, e facendo valere la vostra giusta autorità nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti, non per imporre iniqui decreti e decisioni arbitrarie, ma per condurre il vostro gregge in Paradiso. Se siete in tanti, Roma non potrà sostituirvi tutti e dovrà ascoltarvi, se proprio vogliam parlare di collegialità. Fate ancora in tempo a cambiare rotta, per la salvezza vostra e di quanti vi seguono, seppure siano sempre di meno.

Parole sempre attuali per i giovani:


sabato 10 novembre 2018


Parola d’ordine: resistere




Veni, Electa mea, et ponam in te thronum meum; quia concupivit rex speciem tuam.
Desponso te Iesu Christo, Filio summi Patris, qui te illaesam custodiat.

Care monache di clausura, da qualche mese una nuova, seppur prevedibile, tempesta si è scatenata su di voi. Questa volta, a volere la vostra morte o almeno la vostra dispersione, non è il sanguinario regime rivoluzionario che, alla fine del XVIII secolo, imprigionò o decapitò tante di voi, né il neonato Stato unitario che dopo la metà del XIX vi rubò i monasteri e ve ne cacciò fuori, né ancora una legge di “separazione” tra Chiesa e Stato emanata all’inizio del XX, nonostante il ralliement del Vaticano, da una repubblica massonica nata dall’ennesima rivoluzione, e nemmeno quella analoga che la riprodusse quasi alla lettera, tredici anni dopo, in un Paese lontano appena caduto, con la regia dei “fratelli” d’Occidente, sotto uno dei regimi più feroci che la storia ricordi.

No: questa volta l’attacco vi giunge dai vertici della Chiesa stessa, cioè da quelle autorità che hanno sempre accuratamente protetto la vostra preziosa vocazione in quanto ausilio indispensabile alla buona salute di tutto il Popolo di Dio e segno inequivocabile della sua chiamata definitiva, al punto che fino a cinquant’anni fa, nella cerimonia di consacrazione delle vergini, il vescovo pronunciava una terribile maledizione contro chiunque attentasse alle monache o ai loro beni. Ora è proprio colui che occupa il Soglio di Pietro ad aver decretato la vostra fine: come ben sapete, la Costituzione Apostolica Vultum Dei quaerere (29 giugno 2016), con l’istruzione applicativa Cor orans (1° aprile 2018), vi impone di rinunciare all’autonomia dei vostri monasteri, ad una formazione specifica e alla clausura stessa, mentre l’Esortazione Gaudete et exsultate (19 marzo 2018) condanna senza mezzi termini l’amore del silenzio e della preghiera (cf. § 26).

Ovviamente tutto ciò è stato disposto – come si assicura a parole – per il vostro bene, per ravvivare lo spirito della vostra vocazione e per aiutare le comunità che fatichino ad avere una vita dignitosa a rinnovarsi o a… sparire. Per chi non fosse aggiornato sulla delicata questione, rimando ad alcune analisi i cui rinvii sono riportati in calce; ma voi, care madri e sorelle, sapete fin troppo bene di che si tratta. Entro appena un anno dalla promulgazione dell’istruzione applicativa tutti i monasteri dovranno essere entrati in una federazione la cui presidente avrà praticamente diritto di vita e di morte su di essi e di fatto esautorerà le vostre badesse, per non parlare delle visite canoniche con cui persone ostili (magari una di quelle suore moderniste, di una rigidità mentale pazzesca, che vivono non di realtà, ma di ideologia) verranno a ficcare il naso tra le vostre mura per decidere che cosa vada “riformato” e persino dove le singole monache debbano essere spedite…

Ora, non avete certo bisogno che sia io a ricordarvi gli impegni sacri e irreversibili da voi assunti: i vostri voti, pur essendo regolati da norme canoniche e riconosciuti dalla gerarchia ecclesiastica, sono stati fatti direttamente a Dio; pertanto nessuna autorità umana vi può costringere a venir meno alla loro osservanza né tanto meno annullarli, se non siete voi a richiederne la dispensa per giusta causa. Oltretutto, se un fedele di Cristo ha liberamente scelto di servire il Signore in una data forma di vita, legittima e approvata dalla Chiesa, chi mai ha il diritto di modificarla? La vocazione viene da Dio e nessun uomo al mondo la può alterare, a meno che non creda di avere un potere superiore al Suo. Le religiose espulse dai giacobini e sfuggite alla ghigliottina continuarono a rispettarla, nella misura del possibile, nelle case private che le avevano accolte, così come le monache russe portarono avanti la vita regolare in condizioni di fortuna, finché qualcuna di loro, quasi centenaria, una volta caduto il regime poté rientrare in monastero con la massima onorificenza del grande abito. Piegare l’inflessibile volontà di una donna è già cosa ben ardua; piegare quella di eroiche donne di fede consacrate a Dio è praticamente impossibile.

La consegna comune, allora, non può essere se non questa: resistere. Se il vostro monastero è indipendente, rifiutatevi di entrare in una federazione; se già ne fa parte, non acconsentite a ulteriori ingerenze che provocherebbero danni peggiori di quelli già fatti, come conflitti di autorità, abusi di potere e alterazioni dell’ordine stabilito dalle costituzioni. Per essere più forti, collegatevi semmai tra monasteri della resistenza. Mantenete la formazione interna delle candidate e declinate con garbo ogni invito a corsi, riunioni, assemblee che, obbligandovi a lasciare regolarmente la clausura, snaturerebbero la vostra vocazione, esponendovi oltretutto a un insidioso indottrinamento. Qualora decidano di sottomettervi con la coercizione, sbarrate le porte a presidenti e visitatori senza neppure lasciarli entrare. Se attaccano le vostre proprietà, ricorrete al foro civile. In una parola, preparatevi alla guerra.

Non dimenticate che l’obbedienza al Papa non può sovvertire quanto esige l’obbedienza a Dio, né l’accondiscendenza alla gerarchia offuscare il primato dei diritti divini. Come non si può obbligare un sacerdote a dare l’assoluzione, se in coscienza è convinto che non ci siano le condizioni per impartirla, così non si può costringere una monaca a rituffarsi in quel mondo che ha lasciato non per abbandonarlo al suo destino, ma per poter contribuire alla sua salvezza con la preghiera e l’offerta di tutta la propria esistenza in una forma di vita ben precisa, che nel mondo non è praticabile e richiede costitutivamente la separazione da esso. Se poi c’è qualche monaca a cui la clausura sia diventata stretta o che voglia proprio togliersi il gusto di fare shopping o di andare in spiaggia, non deve far altro che cambiare istituto, senza pretendere di stravolgere la vita monastica; ne risponderà lei allo Sposo, non tutta la sua comunità.

Se dovessero fallire tutti i mezzi di resistenza umana, potete sempre ripescare, care spose di Cristo, l’anatema cui poc’anzi accennavo. È vero che è riservato al vescovo, ma certe badesse, un tempo, portavano mitra e pastorale e, anche oggi, dimostrano di avere gli attributi ben più di molti prelati. Come vedrete, che le monache fossero sposate al Signore era un fatto preso estremamente sul serio, quando i Pastori avevano la fede. Se però non volete arrivare a tanto, ci sono pur sempre i salmi imprecatori, i quali, nel breviario evirato per forgiare preti evirati dalla spiritualità evirata sono stati purgati, ma che voi, rispettando il testo sacro, recitate integralmente. Visto che il vostro esecutore chiede sempre preghiere, applicateli a lui – o per la sua conversione o per la sua dipartita. Ricordate l’esempio di Giuditta: potreste liberare tutti noi.

Auctoritate omnipotentis Dei, et beatorum Petri et Pauli Apostolorum eius, firmiter, et sub interminatione anathematis inhibemus, ne quis praesentes Virgines, seu Sanctimoniales a divino servitio, cui sub vexillo castitatis subiectae sunt, abducat, nullus earum bona surripiat, sed ea cum quiete possideant. Si quis autem hoc attentare praesumpserit, maledictus sit in domo, et extra domum; maledictus in civitate, et in agro; maledictus vigilando, et dormiendo; maledictus manducando, et bibendo; maledictus ambulando, et sedendo; maledicta sint caro eius et ossa, et a planta pedis usque ad verticem non habeat sanitatem. Veniat super illum (illam) maledictio hominis, quam per Moysen in lege filiis iniquitatis Dominus permisit. Deleatur nomen eius de libro viventium, et cum iustis non scribatur. Fiat pars et haereditas eius cum Cain fratricida, cum Dathan, et Abiron, cum Anania, et Saphira, cum Simone mago et Iuda proditore, et cum eis, qui dixerunt Deo: Recede a nobis, semitam viarum tuarum nolumus. Pereat in die iudicii; devoret eum ignis perpetuus cum diabolo, et angelis eius, nisi restituerit, et ad emendationem venerit. Fiat, fiat (dal Pontificale Romanum).

Esempio da seguire:


Letteratura:






sabato 3 novembre 2018


Azione per tutti




Sappiate che il Signore esaudirà le vostre preghiere se persevererete con fermezza nei digiuni e nelle orazioni al cospetto del Signore (Gdt 4, 11 Vulg.).

Il ciclone provocato dalla denuncia di monsignor Viganò, se da noi è silenziato dall’informazione di regime, negli Stati Uniti ha sollevato un’ondata di indignazione popolare contro i vescovi, se non colpevoli o complici, almeno negligenti nel curare la piaga della sodomia nel clero. Il fenomeno rischia di essere sfruttato dal sistema per distogliere l’attenzione da quello – se possibile ben più grave – della pedofilia praticata nelle alte sfere della politica, della finanza e dello spettacolo, dedite a culti satanici che prevedono, nella massoneria di rito egizio (di cui fu gran maestro Garibaldi), lo stupro, la tortura, l’uccisione e la manducazione di bambini. Per renderli più arrendevoli alle loro pretese, quei signori li fan manipolare, a partire dalla scuola materna, con la cosiddetta educazione sessuale, che altro non è che un incitamento all’impurità e alla perversione, inculcate fin dalla più tenera età a creature del tutto indifese. D’altronde da giovani, nelle comuni degli anni Settanta, quegli stessi signori (fra cui molti dirigenti dell’Unione Europea), in nome di una presunta liberazione sessuale, si davano al sesso di gruppo allo scopo di prendere contatto col corpo e di raggiungere l’unione cosmica con tutti gli esseri viventi…

La Chiesa Cattolica, dal canto suo, avendo appena abbattuto gli argini morali ed eliminato le difese immunitarie dello spirito, aveva smesso di costituire una barriera contro il dilagare dell’immoralità, a cominciare dal suo interno. Buttati a mare due millenni di esperienza e di saggezza, buona parte del clero si era ubriacato della perniciosa illusione che il peccato non esistesse più, che tutto ciò che è umano fosse buono di per sé, che l’accantonamento di vecchi tabù repressivi avrebbe finalmente liberato la carica innovatrice del Vangelo, soffocata per secoli per ragioni di potere, ecc. ecc. Fu allora che i primi gesuiti americani si misero a sfilare nei gay pride; i loro epigoni di oggi, in fin dei conti, non sono affatto originali, ma ripetono idee stantie, con la sola differenza che, ora, sono la voce del capo supremo. Con premesse del genere, ci si poteva forse aspettare risultato diverso nella vita di tanti preti dalla mente inquinata e dall’anima persa?

Detto questo, mi sembra che si debba discernere, nei diversi casi di abusi da parte dei membri del clero, se si tratti di derive patologiche o semplicemente di amoralità estrema. Si va in effetti da chi è stato a sua volta vittima (e riproduce compulsivamente un meccanismo di gestione dell’angoscia) a chi minimizza la gravità di certe condotte sessuali e vi ha fatto l’abitudine come se fossero normali. Di solito, però, le tendenze pederastiche e pedofile sono semplicemente un’estensione dell’omofilia, accettata e praticata da coscienze debolmente formate che finiscono con l’esserne completamente accecate, spesso a partire da un’insufficiente percezione della propria identità maschile dovuta ad una carente presenza paterna durante l’infanzia e l’adolescenza (caso ormai frequentissimo nelle famiglie sfasciate o condizionate dall’ideologia femminista).

La responsabilità personale, in ogni caso, non è mai completamente annullata: chi è in difficoltà, infatti, ha il dovere di chiedere aiuto; ognuno poi, specie se si tratta di un sacerdote, rimane sempre obbligato a rispettare i Comandamenti e ad ascoltare la voce della coscienza, che si fa comunque sentire. Indubbiamente, chi è cresciuto in un ambiente malsano, in cui certi “giochi” passavano per innocenti diversivi, ha ricevuto un imprinting che deforma la percezione delle azioni proprie e altrui, fino a indurirsi in un agghiacciante cinismo; ma è qui che entra in gioco quella cattiva formazione seminaristica che non ha insegnato le esigenze della vita cristiana né quelle, ancor più severe, della vita sacerdotale, che richiede la perfetta continenza e, quindi, un’accurata educazione alla castità, nonché un’attenta vigilanza da parte dei superiori.

Un sacerdote americano, in un’omelia del 19 agosto scorso, ha evocato una duplice infiltrazione nella gerarchia cattolica, iniziata negli anni Venti del secolo scorso. Quella comunista era ben nota, meno quella degli omosessuali. Probabilmente entrambi i fenomeni sono riconducibili al medesimo progetto massonico di distruzione della Chiesa Romana dall’interno. Anche in passato la Chiesa, sia in Oriente che in Occidente, ha spesso dovuto combattere varie forme di immoralità nel clero e nei religiosi, compresa la sodomia e la pederastia, ma si sapeva bene che erano peccati e ce ne si vergognava, anziché cercare di giustificarli a livello teoretico come si fa oggi. La “misoginia” nei seminari, poi, più che un sintomo di omofilia era probabilmente un espediente per inculcare il celibato o forse anche una razionalizzazione della repressione di un desiderio naturale; riconoscerlo e trasferirlo su un piano più alto, trasformandolo in carità, era un cammino ben più esigente che richiedeva la santificazione personale, per cui, molte volte, si son preferite scorciatoie che han creato preti affettivamente immaturi ed esposti a tutte le tentazioni senza sufficiente autonomia.

Dietro un rigido formalismo di facciata si celava spesso un accomodante lassismo di fatto. Non appena, all’inizio degli anni Sessanta, con le nuove idee diffuse da docenti infiltrati dalla massoneria, nell’educazione ecclesiastica si è aperto uno spiraglio, quell’equilibrio apparente è saltato e caratteri fragili, tolte le briglie esterne, sono esplosi in tutte le direzioni. Tenuto conto di ciò, non do quindi tutta la colpa al Concilio, visto che il problema era pregresso; il fatto è che dopo il Vaticano II il precedente sistema disciplinare non è stato sostituito da nulla di valido: la formazione nei seminari è stata lasciata all’improvvisazione, con il totale abbandono di norme ascetiche che plasmassero personalità sacerdotali forti, mature ed equilibrate. L’abbondante produzione di documenti vaticani (peraltro rimasti sostanzialmente lettera morta) rispecchia quel tipico intellettualismo postconciliare che non approda mai a precise regole di condotta e concrete prassi educative. È così che il bubbone, a un certo punto, è inevitabilmente scoppiato e il pus sta schizzando ovunque, imbrattando pure chi non c’entra nulla.

Alla fine vien da pensare che certi membri del clero, ad ogni livello, non abbiano la fede o l’abbiano sostituita con un’ideologia costruita ad uso e consumo di atei gaudenti in clergyman, esenti da ogni obbligo e responsabilità, che recitano una pessima commedia per assicurarsi denaro, vantaggi e privilegi. Il Concilio, sdoganando le cattive teologie, ha indirettamente spazzato via quel poco che ancora rimaneva della fede genuina trasmessa dall’educazione familiare. D’altronde, il fatto che la corruzione sia arrivata ai livelli più alti e che si siano costituite vere e proprie reti di complicità e di ricatti non ci permette di vedere una via d’uscita umana. Perfino la magistratura civile, in certi casi, sembra complice, come nell’accecante scandalo dell’Istituto Provolo di Verona, archiviato con il pretesto della prescrizione in barba a una convenzione internazionale ratificata dall’Italia nel 2012: anche dei giudici fra gli orchi?

La spaventosa storia, protrattasi per decenni, di abusi su sordomuti minorenni, che solo di recente sono stati messi in condizione di denunciare i fatti, ha avuto gravi strascichi in Argentina, dove venivano spediti i religiosi troppo intraprendenti, i quali hanno là continuato come se niente fosse, rimanendo, da parte ecclesiastica, sostanzialmente impuniti. L’allora Arcivescovo di Buenos Aires, come di recente rivelato da un settimanale tedesco, ha completamente ignorato le ripetute missive di denuncia e di supplica, rimaste tutte senza risposta; dopo essersi trasferito a Roma, ha dichiarato con l’abituale sicumera (mentendo spudoratamente, come suo solito) di non averne mai saputo nulla, pur chiedendo perdono ad alcune vittime che lo hanno interpellato a un’udienza generale e si son viste sbrigativamente congedate. Tolleranza zero… per chi ha subìto?

In una situazione del genere, Dio solo sa come purificare la sua Chiesa. La conclusione dell’omelia citata dà molta speranza, anche se è chiaro che il processo di pulizia sarà dolorosissimo, nel senso che potrebbe comportare violente persecuzioni. Nel mistero dei piani divini, il Signore vuole forse riportare a Sé la Chiesa che Lo sta abbandonando, ma a questo scopo ha dovuto prima far emergere la verità del suo stato effettivo, per poi rimuovere il tumore ormai visibile a tutti. Rifugiamoci allora nel Cuore Immacolato di Maria per essere pronti a qualsiasi evenienza e ottenere, per Suo tramite, le grazie di cui abbiamo bisogno per resistere restando fedeli a Cristo. Ci vuole una fede adamantina e una volontà resa inflessibile dalla grazia, ma da parte nostra dobbiamo fare quanto è in nostro potere per chiederla, assecondarla e farla fruttificare.

A tal fine, non trascuriamo il necessario lavoro sulla nostra anima, lasciandoci assorbire dalle notizie negative e facendoci da esse trascinare in basso, ma purifichiamo lo sguardo e teniamolo rivolto verso la luce, verso tutto ciò che è vero, buono e bello. Le armi che, sulla parola del Signore, la tradizione cristiana ci offre sono preghiera, digiuno e penitenza, i mezzi raccomandati anche dalla nostra Madre celeste. Se proprio vogliamo agire, questa è una via aperta a tutti e sempre praticabile. Se poi qualcuno vuol davvero farsi santo e raggiungere le vette della carità eroica, preghi e offra per la conversione del clero deviato, che rischia lInferno.

Senza un sacerdozio secondo il cuore di Dio, purificato dalle mode umane, la Chiesa non ha futuro. […] Le crisi nella Chiesa, per quanto gravi possano essere state, hanno sempre la loro origine nella crisi del sacerdozio. […] Gli uomini che hanno ricevuto una responsabilità da Dio stesso attraverso la loro vocazione non devono perdersi, poiché si tratterebbe di un tradimento senza pari (Robert Sarah, Dio o niente, Siena 2015, 147.149).


sabato 27 ottobre 2018


Al di là di ogni ragionevole dubbio




L’abuso di minori […] è un delitto, non è un peccato. Ma se una persona, laica, prete o suora, commette un peccato e poi si converte, il Signore perdona. E quando il Signore perdona, il Signore dimentica (Jorge Mario Bergoglio, 28 luglio 2013).

Era già tutto chiaro. Si era già rivelato in quelle poche battute. Alla luce degli sviluppi successivi, le dichiarazioni rilasciate da Bergoglio sul volo di ritorno da Rio de Janeiro non costituiscono soltanto la prima esplosione nel processo di demolizione controllata della Chiesa Cattolica (l’ammissione delle condotte omofile, purché si cerchi il Signore e si abbia buona volontà), ma rappresentano altresì un’autocertificazione di identità personale: non del fatto che sia egli stesso un sodomita, ma del fatto che è un sostenitore del pensiero omosessualista, proprio come lo sono quelle sinistre che l’hanno riconosciuto come indiscusso leader mondiale. La contraddittorietà dell’affermazione sopra citata è in realtà espressione di convinzioni precise: gli abusi sessuali di minori sarebbero un delitto, in quanto proibiti dalla vigente legislazione civile (che può peraltro essere modificata, come già si tenta di fare in diversi Paesi per legalizzare la pedofilia), ma non sarebbero un peccato; quand’anche lo fossero, basterebbe pentirsi perché Dio perdonasse e dimenticasse tutto, con buona pace delle vittime e delle terribili sequele irreversibili, come nevrosi acute e violente pulsioni al suicidio.

Chiunque abbia un po’ di buon senso e di fede insorge spontaneamente contro simili aberrazioni: un delitto, essendo una violazione del giusto ordine civile (che riposa su fondamenti stabiliti da Dio) è anche un peccato, soprattutto se, oltre alla legge umana, viola pure un precetto divino di legge sia naturale che positiva. Il perdono poi, riconciliando il peccatore con Dio, cancella sì il peccato (ossia l’offesa arrecatagli con la disobbedienza ad un Suo comandamento), ma non annulla la pena legata alla colpa morale, la quale, in virtù dell’ordine di giustizia inerente all’Essere, va necessariamente espiata in questa o nell’altra vita (mediante la pena temporale del Purgatorio), a meno che non si ricorra alle indulgenze, la cui efficacia dipende però da una perfetta disaffezione al peccato. Invece la dichiarazione riportata in apertura ignora grossolanamente questa verità di fede e di ragione, sottendendo una visione tipicamente protestante dell’agire umano, il quale non sarebbe libero e, di conseguenza, nemmeno imputabile.

Tassello indispensabile per comprendere la derubricazione della sodomia è la sfacciata esaltazione di Lutero. Il porcus Saxoniae, crapulone dominato dal demonio e ossessionato dal sesso che le fonti storiche ci restituiscono in modo inequivocabile, negò esplicitamente il libero arbitrio dell’uomo incolpando del male Dio stesso, che ne sarebbe la vera causa e il responsabile ultimo. L’uomo non può non peccare, ragion per cui Dio si limita a coprirlo con la giustizia di Cristo, il quale però, una volta identificatosi con i peccati umani, sarebbe stato rigettato dal Padre, che finisce con l’apparire come un mostro di crudeltà; la sua misericordia consisterebbe in un atteggiamento del tutto arbitrario che salverebbe gli uni e dannerebbe gli altri a prescindere dalle loro azioni, con i meriti o demeriti connessi. È alla luce di questa “teologia” satanica che si spiega il pensiero del nuovo “riformatore” argentino, il cui compito sembra quello di portare a termine, all’interno della Chiesa Cattolica, lo stravolgimento da cui cinque secoli fa, pur perdendo interi popoli, uscì miracolosamente indenne grazie al Concilio di Trento, ma da cui è stata riaggredita con il Concilio Vaticano II.

Sia pure attraverso un procedere apparentemente ondivago, dovuto alla necessità di rassicurare i settori meno liberali della Chiesa, il programma di Bergoglio è assolutamente univoco: alla base c’è un pensiero coerente, per quanto aberrante, attuato in uno svolgimento accuratamente pianificato. Secondo l’eresiarca tedesco (da lui ripreso quasi alla lettera in diverse omelie), Dio, per diventare se stesso, deve prima farsi diavolo; il cristianesimo è così sostituito da una gnosi evolutiva nella quale il divino, per “realizzarsi”, abbraccia in sé il male quale necessario momento di sviluppo. In queste farneticanti elucubrazioni si sente puzza di cabala ebraica, di cui fu attento studioso – guarda caso – Johannes Reuchlin, zio di Melantone, il “teologo” di Lutero; ma qui ci sono pure, in gestazione, Hegel, Marx, Nietzsche, Lenin, Heidegger e tutte le sciagure del XX secolo, nonché quelle ancora a venire. Proprio questa è la base del pensiero bergogliano, che del resto si è espresso in una serie di atti e discorsi che lo esprimono e confermano; l’ambiziosa mèta è una palingenesi universale che dovrebbe dare i natali a un mondo nuovo, libero dal peccato perché al di là del bene e del male.

L’aspetto più sintomatico ed evidente di tale superamento è la sovversione delle identità sessuali, elemento qualificante della creatura fatta a immagine e somiglianza di Dio. Nei testi gnostici più antichi, come nei frammenti pervenutici del Vangelo degli Egiziani, la procreazione è considerata un male che andrebbe debellato mediante il ritorno a una presunta unità androgina originaria. Tali idee sono state fatte proprie dalla massoneria internazionale di alto livello, che giusto all’indomani dell’elezione di Bergoglio se ne è unanimemente felicitata dichiarando esplicitamente che con lui era giunto sul Soglio di Pietro non un membro delle logge, ma un uomo con le loro idee. Il peccato contro natura, in effetti, non solo è stato da lui approvato con gesti e parole che non necessitano di interpretazione, ma sembra da lui considerato un requisito essenziale per la promozione alle cariche più alte. Alla luce di documenti e testimonianze inoppugnabili, non è ragionevolmente pensabile che egli sia sistematicamente ingannato o tenuto all’oscuro delle “qualità” dei candidati, perché è lui stesso ad averli voluti nonostante i rapporti negativi.

Quanto sto per riportare non sono pettegolezzi, ma tutti fatti pubblici o accertati dagli inquirenti; è una piccola lista dei casi più eclatanti di sue promozioni, ma rappresenta solo la punta dell’iceberg, cioè di un sistema tentacolare saldamente strutturato e radicato nel cuore della Chiesa Cattolica da decenni. Il primo è colui che fu oggetto della domanda sulla lobby gay, la quale diede occasione alla devastante risposta in alta quota da cui siamo partiti: tale Battista Ricca, ben noto all’Arcivescovo di Buenos Aires per esser stato prima addetto alla nunziatura di Montevideo (sull’altra sponda del Rio de la Plata, dove pretese che l’amante svizzero fosse assunto e alloggiato), poi, una volta rispedito a Roma, direttore della casa del clero in cui Bergoglio scendeva regolarmente, e in seguito anche della Domus Sanctae Marthae; dal giugno del 2013 è nientemeno che prelato dello IOR. Il secondo è addirittura il suo segretario particolare, Fabián Pedacchio, di cui abbiamo di recente evocato gli interessi pedopornografici finiti nel mirino della magistratura italiana, ma non così gravi, a quanto pare, da fermarne la nomina. Il terzo è il presidente del neonato dicastero per laici, vita e famiglia, quel Kevin Farrell che ha convissuto per anni con il famigerato ex-cardinal Mac Carrick.

Recentissima, poi, è l’elevazione alla porpora dell’elemosiniere di Sua Santità, Konrad Krajewski, che la notte si aggira per le strade di Roma per distribuire ai senzatetto la carità del Papa. Fra loro c’è il giovane Kamil, cacciato dal Preseminario San Pio X per le sue condotte omosessuali. Le sue denunce di presunti abusi su minori, raccolte da un solerte giornalista che ci guadagna bene sopra, si riferiscono in realtà ad atti tra maggiorenni, ma il fatto che la Segreteria di Stato abbia rinunciato a procedere legalmente per diffamazione contro di lui, che sta ricattando il Vaticano con indebite richieste di risarcimento, la dice lunga su ciò che temono venga fuori in un’indagine giudiziaria. Per inciso: per piacere a chi si fanno la permanente, certi chierichetti del papa?

Altra nomina dell’ultim’ora, quella del Sostituto alla Segreteria di Stato, tale Edgar Peña Parra, un depravato in odore di sodomia fin dal seminario che ha intrattenuto multiple relazioni con persone di ambo i sessi ed è stato oggetto di durissime denunce, fra cui quella di monsignor Viganò. Ma – si sa – le vie della diplomazia sono infinite: il pervertito, che pur era stato segnalato al cardinal Parolin fin da quando era nunzio in Venezuela, ha servito per quattro anni alla nunziatura di Tegucigalpa, dove impera il braccio destro di Bergoglio (quella faccia di bronzo di Maradiaga), il cui vicario generale, per la cronaca, si è recentemente dovuto dimettere in seguito alla denuncia sporta da una quarantina di seminaristi che sono stati oggetto di morbose attenzioni. Nient’altro che affari privati e faccende amministrative, secondo il porporato.

In Italia potremmo citare il noto caso di don Mauro Inzoli, ridotto allo stato laicale da Benedetto XVI e sorprendentemente riabilitato dal successore, finché non è dovuto tornare in carcere dopo la condanna definitiva per abusi su minori. Incaricato da “Francesco” di esaminare gli appelli dei preti condannati a livello canonico, d’altronde, era proprio quel cardinal Coccopalmerio (figlio spirituale del cardinal Martini) che nel giugno del 2017 i gendarmi vaticani hanno beccato a un’orgia per soli uomini a casa del segretario. Tout se tient. Che dire, poi, della promozione alla sede di Milano di monsignor Mario Delpini, che ha pur dovuto ammettere, davanti agli inquirenti, di aver coperto don Mauro Galli, responsabile di un abuso su un quindicenne che da allora ha tentato il suicidio quattro volte? Sono tutte decisioni infelici dovute a cattivi consigli o a insufficienza di informazione? Vi pare possibile? La Segreteria di Stato vaticana funziona meglio del Mossad, che proprio da essa impara. A dileguare ogni dubbio, del resto, basta la vicenda della diocesi cilena di Osorno, dove neanche le proteste di piazza han fermato la nomina di monsignor Barros, poi costretto a dimettersi in modo clamoroso nonostante Bergoglio l’abbia appoggiato fino all’ultimo, definendo calunnie le accuse di copertura del pedofilo Karadima.

Al di là di ogni ragionevole dubbio, gli atti di governo confermano in modo del tutto univoco una volontà precisa fondata su un pensiero definito. L’abitudine di Bergoglio, ancora arcivescovo, di circondarsi di individui moralmente dubbi fa pensare a una strategia di potere mirante a tenere in pugno i propri collaboratori; ma, al di là di questo, è un fatto incontestabile che stia continuando a piazzare sistematicamente dei sodomiti – come se non ce ne fossero già troppi – in gangli vitali della struttura ecclesiastica. Tutto questo dopo aver dichiarato che non solo la sodomia, ma perfino gli abusi non sono più peccato: si tratta al massimo, a quanto pare, di fragilità che richiedono tutt’al più, come provvedimento gerarchico, la raccomandazione di un accompagnamento psicologico (ciò che fece appunto con l’attuale segretario, quando, da viceparroco a Buenos Aires, fu ripetutamente denunciato dai fedeli). Non stiamo dunque assistendo soltanto allo sdoganamento ideologico del peccato impuro contro natura, ma anche alla sua attiva promozione a livello politico, che incoraggia e premia le tendenze devianti accordando ai viziosi un potere sempre maggiore.

Qui non c’è solamente il bisogno del clero immorale di veder giustificato e ammesso il proprio vizio, ma un deliberato sforzo, da parte di qualcuno che pur non vi è personalmente coinvolto, di sovvertire la Chiesa nella sua dottrina e nella sua gerarchia onde poterne stravolgere la vita e la missione nella storia. In altre parole, in base alla visione gnostica e cabalistica di una divinità in continua evoluzione che comprende in sé il male e si confonde con il mondo, il suo scopo è – se possibile – trasformare il Corpo Mistico in modo tale che, per giungere al suo compimento ultimo, possa includere in sé anche i contrari. Ma fino a quando il Salvatore permetterà che la realtà nata dal Suo costato trafitto per la salvezza dell’umanità operi per il fine opposto?

P.S.: al di là di ogni ragionevole dubbio, quell’individuo non è cattolico e neppure cristiano; celebrando con una mazza da stregone in mano, del resto, si è pienamente rivelato per quello che è. Ognuno ne tragga le debite conclusioni (ma solo nel foro interno della coscienza; a farlo in pubblico si rischia di diventare scismatici, prima che lo faccia chi di dovere). Ora, per la vostra salute fisica e spirituale, prendete imperativamente la corona del Rosario o il santo Vangelo.




sabato 20 ottobre 2018


A proposito di giovani (e di sinodi)




No, ragazzi cari, non ci siamo proprio. Ma non è tutta colpa vostra. Il vuoto morale, intellettuale e spirituale in cui vi hanno tirato su vi costringe ad annaspare nella pressoché completa assenza di riferimenti e di punti fermi per le vostre scelte, facendovi al tempo stesso presumere di potervi dare da soli risposte alle domande fondamentali. Nel numero di maggio scorso del glorioso Bollettino salesiano, fondato (come si ricorda in copertina) da san Giovanni Bosco nel 1877, subito dopo il Messaggio del Rettor Maggiore, proprio in apertura sono riportate, senza alcun commento, le riflessioni di tre di voi riguardo alla cosiddetta legge sul fine-vita, che in Italia ha da poco aperto il varco a pratiche eutanasiche.

È un classico esempio da finestra di Overton: un agire impensabile, una volta ammesso che se ne parli, è reso a poco a poco accettabile, fino a diventare normale e perfino obbligatorio. Ciò che di primo acchito lascia di stucco in una pubblicazione cattolica – a parte il totale capovolgimento educativo di chi fa salire in cattedra chi dovrebbe essere istruito – è la riduzione di un tema così serio a soggetto di dibattito e di opinioni, come se la legge naturale e la verità rivelata non esistessero e si fosse autorizzati a prender posizione in modo personale su qualsiasi questione. Ma, inoltratisi nella lettura, si rimane sgomenti di fronte al grado di confusione e contraddittorietà che regnano nelle tenere menti interpellate.

I nostri filosofi in erba affermano sì di amare la vita, tradendone però una concezione prettamente utilitaristica (come di un bene da sfruttare il più possibile) ed esclusivamente orizzontale, senza alcun riferimento all’eternità. Un’esistenza in cui gli svantaggi prevalgano sui benefici, in questa prospettiva, diventa una non-vita, dato che non consente più di fare ciò che si faceva in salute e, di conseguenza, non può più essere considerata un dono né si riesce a coglierne lo scopo. In questo agghiacciante immanentismo di chi pure è cresciuto in oratorio, la scelta di morire (come se fosse lecita) finisce con l’essere considerata un abbracciare la morte con dignità e rispetto, mentre la soppressione di un paziente può diventare un necessario liberare la felicità di un malato, anche se (attenti!) «non decidiamo noi il momento di morire, altrimenti sarebbe considerato un suicidio»… A parte qualche frase così oscura da risultare incomprensibile ai comuni mortali, bisogna darvi atto, ragazzi miei, che avete assimilato bene il gergo ecclesialese e bergogliano, sia nella forma che nel contenuto; ma non sarà il caso di schiarirvi un po’ le idee?

La vita umana non è in potere né dell’individuo, che non può disporne come vuole, né dei medici, che hanno invece il sacrosanto dovere di prestare sempre cura e assistenza al malato, quand’anche non possa guarire. L’unico che ha autorità sulla vita è Colui che l’ha data; l’autodeterminazione ha limiti ben precisi, che non è lecito travalicare a detrimento dei diritti del Creatore. Anche la pratica – ormai da tempo corrente, a prescindere dalle leggi – di “sedare” un paziente terminale privandolo definitivamente dell’autocoscienza è un grave attentato sia alla sovranità divina, che proprio negli ultimi istanti può concedere grazie decisive per la salvezza, sia alla libertà dell’individuo, privato della possibilità di vivere coscientemente i momenti che determinano la sua sorte eterna. Tutte le culture tradizionali pagane riconoscono la sacralità del supremo passaggio; e noi cristiani, che pur possediamo la verità nella sua pienezza, ne siamo divenuti incapaci?

La coscienza individuale non può non riconoscere i precetti fondamentali della legge naturale; per respingerli deve ricorrere a false argomentazioni o a discorsi confusi cui solo l’assuefazione alla dialettica hegeliana, alla mentalità marxista e alla manipolazione psicanalitica dà una parvenza di rispettabilità e di credibilità. Inoltre l’autorità (che sia di ordine divino o ecclesiastico o umano), così come la competenza, sono qui completamente annullate a favore di un soggettivismo assoluto regolato dalla “pancia” anziché dalla testa, cioè da emozioni e sentimenti mutevoli piuttosto che dal corretto ragionare; persino il carattere normativo e obbligante della Rivelazione divina, contenuta nella Scrittura e nella Tradizione, nonché del Magistero che la interpreta e la applica, è totalmente misconosciuto, come avviene anche nel trattamento di altre questioni sensibili.

Di conseguenza, ormai, molti si illudono di essere cattolici pur senza aderire a ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, oppure chiedono i Sacramenti, per sé o per i loro figli, ignorandolo completamente e vivendo in modo totalmente contrario, senza la minima intenzione di istruirsi in proposito né di correggersi in conformità a quanto conosciuto. La ricezione dei Sacramenti, in questo contesto, è un atto sacrilego, perché compiuto da soggetti privi di fede e dello stato di grazia. Lo stesso Battesimo, richiedendo la triplice rinuncia a Satana e professione di fede, è molto spesso amministrato in modo disonesto: genitori e padrini dichiarano a parole di rinunciare al peccato (quando invece ammettono tranquillamente, anche a livello pratico, convivenza, divorzio, aborto, contraccezione, eutanasia, sodomia e quant’altro) e di credere una dottrina che ignorano del tutto o quasi e che comunque non vivono, dato che non vanno mai in chiesa, non pregano e non osservano i Comandamenti.

I ministri sacri, pur rendendosene perfettamente conto, persistono in una stanca prassi che ha finito col gettare in totale discredito la Chiesa e i suoi Sacramenti: a parte il modo, spesso ridicolo e mondano, in cui sono celebrati, è l’atmosfera stessa di palese finzione a privarli di ogni rilevanza, a meno che non li si concepisca come meri riti di ammissione o di passaggio di una qualsiasi aggregazione con valenza puramente sociale… In ogni caso, essi sono ridotti a una farsa, ma, trattandosi di azioni compiute da Cristo stesso mediante i Suoi ministri, è una farsa sacrilega e blasfema che abitua la gente al disprezzo delle cose più sacre, compresa la vita umana, e indurisce così ancor di più la sua coscienza già offuscata.

Parlare di ciò, alle riunioni del clero e nell’elaborazione dei programmi pastorali, è semplicemente tabù: non è permesso mettere il dito nella piaga purulenta, che pur tutti vedono, ma si deve continuare a far finta che non ci sia. La fede è pressoché scomparsa, persino fra i praticanti, ma, ben lungi dall’affrontare il male alla radice, se ne curano i sintomi. La ricetta magica che oggi dilaga nelle curie diocesane è quella delle cosiddette unità pastorali, le quali, dove già applicate, sono state nettamente rifiutate dal popolo e han spento quel po’ di pratica religiosa che ancora sopravviveva, nonostante tutto. Poi hanno anche la faccia di raccontarci che non è una pezza alla scarsità di clero, bensì una via innovativa che dovrebbe favorire la comunione e il coordinamento delle attività parrocchiali (di carattere per lo più socio-ricreativo).

Ma, a Pastori formatisi con una mentalità marxista, la realtà oggettiva e i risultati effettivi dei progetti, per quanto catastrofici, non interessano affatto: sono le idee che contano; chi non le accetta va rieducato o escluso. La soluzione di qualsiasi problema consiste in nuove strutture e nuove forme, imposte dall’alto e applicate dai commissari del regime secondo i dettami dei capi del partito; se, per farlo, bisogna violentare la realtà, poco male, perché la realtà è sbagliata e va rifatta da capo, con buona pace di due  millenni di storia e di continuità. Quel che resta del popolo fedele e del clero sano non troverà mai ascolto alle sue legittime richieste; viene anzi trattato con diffidenza – se non con aperta ostilità – perché è un ostacolo alla creazione del mondo nuovo in cui Dio non ha più alcun posto, se non come puntello nominale di una “religione” dell’uomo e della natura.

Il clero promotore di questa vile commedia, tolta la parola a Colui che dovrebbe rappresentare, ora la dà a giovincelli che, senza alcuna competenza in materia, pontificano su problemi morali fra i più delicati, come se il loro infallibile verbo costituisse il nuovo metro su cui regolarsi. La perfida strumentalizzazione è più che evidente: si usano i giovani – come nel sinodo attualmente in corso – per propagandare idee eversive che i preti non possono sostenere apertamente senza grave scandalo dei fedeli; ma non si presterebbero a ciò ragazzi meno privi di fede, incompetenti e presuntuosi, meno oppressi dall’insostenibile peso del nulla in cui sono cresciuti. Questo, però, è il bel frutto delle nostre parrocchie e oratori – e c’è chi ne va fiero proprio fra i figli di don Bosco, molti dei quali, a quanto pare, sono ormai diventati agenti di un’educazione invertita al servizio del sistema.

Per il vero bene dei giovani, non sarebbe il caso di tornare sul serio al suo metodo e ai suoi scritti, anziché farne una bandiera per incrementare la sacrilega farsa servendosi di loro, nel generale oscuramento della ragione e della fede? Ma i vertici della Chiesa sembrano non averne la minima intenzione, visto come, prendendoli a pretesto, stan portando avanti l’accanito lavoro di demolizione dell’opera di Cristo. Ci vuole un bel coraggio per porre a dibattito le relazioni omofile, con questo dilagare di scandali sessuali del clero sodomita. Il buon senso suggerirebbe, come minimo, di tenersi bene alla larga da simili argomenti: è come se individui che han contagiato migliaia di persone tentassero di convincerle della normalità dell’AIDS… Che sciocco: i chierici allegri son totalmente sprovvisti del senso comune.

Il pudore, poi, non sanno neppure dove stia di casa: se ne avessero anche solo un barlume, non si abbandonerebbero a condotte abominevoli che profanano persone consacrate e non ne farebbero propaganda con tanta disinvoltura. Il fatto è che questi soggetti, le cui abitudini sono ben note da decenni, con totale sprezzo di documentati rapporti negativi sono regolarmente promossi alle più alte cariche, anziché venir puniti come meritano. Un esempio fra tanti: il primo segretario personale di “Francesco”, che nella sua diocesi (Buenos Aires), a causa delle denunce dei fedeli, era stato spostato dal vescovo di parrocchia in parrocchia e, spedito infine a Roma, nel 2013 si è fatto sequestrare il computer dai Carabinieri nell’ambito di un’indagine sulla pornografia infantile. Nonostante tutto, tali individui continuano a imperversare come se niente fosse… finché una folla inferocita non provveda a fare un po’ di pulizia, prima che esploda il tremendo castigo divino.

È un’ipocrisia enorme deprecare l’abuso, dire di piangere per le vittime, e però rifiutarsi di denunciare la causa principale di tanti abusi sessuali: l’omosessualità. […] Al Papa: Ammetta i suoi errori, si penta, dimostri di voler seguire il mandato dato a Pietro e, una volta ravvedutosi, confermi i suoi fratelli (Lc 22, 32). […] A quanti sanno e non parlano: Vi esorto a considerare quale scelta, sul letto di  morte e davanti al giusto Giudice, non avrete a pentirvi di aver fatto (monsignor Carlo Maria Viganò, 19 ottobre 2018).