Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 18 settembre 2021

 

Guardiani della soglia

e guide sicure

 

 

Da un po’ di tempo in qua è in voga una nuova locuzione inglese – come se non ne circolassero già abbastanza – scelta per designare una determinata categoria di persone. A prescindere dal fatto che, di regola, chi legge un testo nella propria lingua non dev’essere obbligato a conoscerne un’altra per comprenderlo (a meno che non si tratti di prestiti diventati di uso universale, come film, computer e simili), l’eccessivo ricorso a barbarismi tradisce di solito una povertà linguistica, specie se la lingua materna dispone di termini precisi per indicare la stessa cosa. Ad ogni buon conto, l’espressione cui alludo è gate keeper, che si può tradurre guardiano della soglia o dell’ingresso. Con essa s’intende una persona il cui compito è quello di incarnare una finta opposizione al regime al fine di catturare il dissenso politico e tenerlo sotto controllo, facendolo anzi contribuire, a sua insaputa e suo malgrado, ai fini del potere oppressivo.

Figura attualissima, indubbiamente, al tempo d’oggi. Conosciamo bene personaggi, partiti, movimenti che han dato voce alle proteste al solo scopo di ricondurle dentro il sistema e porle al suo servizio. Meno evidente, invece, tale funzione appare all’interno della Chiesa Cattolica, almeno sul versante “conservatore”. Su quello progressista, in realtà, ne abbiamo un esempio eclatante nell’arcivescovo trasferitosi a Roma otto anni fa, fanatico sponsor (anglicismo, ma di origine latina) di centri sociali, sindacati di sin tierra, organizzazioni ecologistiche e cosche di trafficanti di esseri umani. Uno non si aspetterebbe invece di trovarne – e così numerosi – nelle fila dei “buoni”, fra i difensori della Tradizione e dell’ortodossia. I retti di cuore non si immaginano fino a che punto possano giungere l’ipocrisia e la dissimulazione; eppure, una volta che il velo si sia sollevato, non si può più fare a meno di vedere, prendendo atto della situazione.

Il ruolo del guardiano di stampo tradizionalista è quello di attirare a sé i cattolici più “retrivi”, i quali non approvano l’attuale pervertimento del cristianesimo. Per neutralizzare la loro resistenza, egli dispiega un’opposizione fasulla che, al di là delle chiacchiere, non produce alcun risultato concreto. Altri indizi dei suoi veri scopi, oltre a questo, sono l’insistenza quasi ossessiva sugli stessi temi, che svia l’attenzione dai problemi reali, e la carenza di analisi dei fatti, interpretati sulla base di banali luoghi comuni e di logori cliché. Tale metodo mira ad impedire ai destinatari di risalire alle cause ultime dei fenomeni, fissandone la spiegazione a un livello superficiale, così da indurli ad accettare la versione ufficiale. Esempio lampante: gli attentati dell’11 Settembre 2001 letti in chiave terroristica, mistificazione così grossolana da essere ridicola; chi non vuol esserne riconosciuto come il vero responsabile, nondimeno, paga intellettuali cattolici che la difendano.

Sulle questioni decisive, il guardiano della soglia rimane pervicacemente nell’ambiguità, evitando rigorosamente di prendere una posizione troppo netta, che lederebbe gli interessi dei suoi mandanti. Tale voluta indeterminatezza è camuffata con attributi virtuosi che creano l’immagine di un uomo prudente, equilibrato, alieno da estremismi e contrapposizioni ideologiche… Egli è capace delle più spericolate acrobazie intellettuali, tese a riconciliare il diavolo con l’acquasanta, ma sempre in nome della sana dottrina e della fedeltà alla Tradizione, della quale vanta una sconfinata erudizione. Summa alla mano, riesce a dimostrare tutto e il contrario di tutto con invidiabile disinvoltura. Come stiano effettivamente le cose – non nel mondo dei suoi artificiosi sofismi, bensì in quello dei fatti reali – non sembra interessargli più di tanto; la patina di prestigio e di autorevolezza che lo circonda basta d’altronde a fugare qualunque  sospetto.

Quando però il gioco del regime si fa duro e la macchina della propaganda, di conseguenza, detta regole più stringenti, i fedeli custodi son costretti a uscire dall’equivocità schierandosi risolutamente da una parte. Se i banchieri cazari che li mantengono hanno investito in un intruglio mortifero al fine di ridurre la popolazione mondiale, essi bolleranno prontamente gli oppositori come complottisti. Se i medesimi speculatori hanno scelto i governanti degli Stati più importanti estraendoli dal proprio rettilario, essi s’affretteranno servilmente a dichiararli statisti competenti e illuminati; che della politica non abbiano la minima esperienza è semplicemente irrilevante. Se l’Ordine religioso che ha tradito platealmente Colui di cui porta il santo Nome giunge ad occupare il governo della Chiesa Cattolica, essi, pur dopo aver esecrato il fatto per anni e con acrimonia (peraltro senza conseguenza alcuna per loro), esorteranno all’obbedienza e alla responsabilità.

Tale inopinata svolta provoca tuttavia in molti loro seguaci, inevitabilmente, una reazione di acuto disagio e uno stato di grave confusione, per superare i quali decidono di abbandonare le guide che avevan creduto sicure e di cercarne altre. Ecco allora entrare in scena i guardiani di riserva, allevati nella stessa fattoria e incaricati di intercettare i fuggiaschi per riacchiapparli per mezzo di una nuova opposizione farlocca (idiotismo), riportandoli nel recinto senza che se ne avvedano. Poco importa che le tesi siano opposte: bisogna dire ciò che quel gruppo vuol sentirsi dire, facendolo magari dire a eminenti figure che godano della sua stima e non siano consapevoli della strumentalizzazione, almeno all’inizio; chi poi se ne accorga può pur sempre fingere di stare al gioco per scompigliare le carte con dichiarazioni indiscrete, approfittando dell’occasione, al contempo, per comunicare alle riserve, senza che si noti, il proprio serenissimo messaggio.

Comprendo bene che tutto ciò possa lasciare interdetti, se non sgomenti, coloro che possiedono un cuore retto e una mente lineare. Scoperchiare questo serpaio non è un’operazione indolore, specie se delusione si somma a delusione. La fiducia, d’altra parte, va riposta solo in Dio: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo…» (Ger 17, 5). Una volta compreso ciò che sta succedendo, serve a poco rimpinzarsi la testa di interventi di personaggi che, sbraitando l’ovvio, non fanno altro che gettare benzina sul fuoco e riattizzare la rabbia, dando così ai lettori l’impressione di aver reagito in modo efficace, quando invece all’esterno non è cambiato un bel nulla, mentre all’interno si sentono solo peggio di prima. Bisogna dar credito soltanto a coloro che diffondono cognizioni utili e attendibili in campo medico o legale, a condizione che non richiedano subito forti somme di denaro senza poi porre in atto alcun procedimento.

Nell’attuale situazione, il nostro animo può essere afferrato dall’invincibile impressione che siamo rimasti in pochi. In realtà non è così: benché sparpagliati, siamo molto più numerosi di quanto non appaia. Ci sono tanti sacerdoti fedeli alla vocazione, sebbene isolati, nascosti e, spesso, discriminati; ci sono tanti medici coscienziosi che non hanno rinunciato al giusto esercizio della loro professione; ci sono tanti operatori, nella sanità, nella scuola, nell’impiego pubblico e privato, che resistono con coraggio ai ricatti estorsivi; ci sono tante persone di buona volontà, credenti o meno, che danno alle cose il loro nome e si rifiutano di acconsentire alle menzogne di Stato. Ci sono perfino giornalisti che, pur avendo finora obbedito agli ordini di scuderia, cominciano ad esporsi per far conoscere la verità, dato che non reggono più il peso interiore della coscienza. La fretta del governo è indizio del fatto che il castello di imposture sta per crollare. Se le guide cui fare riferimento appaiono rarissime, contate quante persone c’erano, sotto la Croce, nell’ora più decisiva della storia.


SOLENNE NOVENA A SAN MICHELE ARCANGELO (lascuredielia.blogspot.com)


sabato 11 settembre 2021

 

Sic transit gloria mundi / 2

 

 

Tutto è pace e silenzio, e tutto posa Il mondo, e più di lor non si ragiona (Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa, vv. 38-39).

La calma della notte serena, seguita all’animazione del giorno festivo, rimanda la mente del Poeta alla transitorietà delle realtà terrene, ivi compresa la potenza dell’antica Roma, un tempo padrona delle terre e dei mari, ma oggi non più oggetto delle comuni conversazioni. Nella Sacra Scrittura, il libro di Daniele prospetta il succedersi degli imperi, ognuno dei quali appare invincibile nel periodo di maggior forza, ma finisce regolarmente con l’essere sostituito da un altro. Anche la profezia sulla spaventosa persecuzione messa in atto dal re seleucide Antioco IV Epifane contiene, a consolazione degli oppressi, il preannuncio del tramonto della sua dinastia, al quale seguirà l’instaurazione di un regno universale ed eterno, quello di Dio (cf. Dn 7): dal popolo superstite, con l’avvento del Messia, nascerà infatti la Chiesa, Corte celeste in terra.

L’impero odierno sembra anch’esso imbattibile. La sua potenza si fonda non tanto sulle armi quanto sull’alta finanza, gestita da una ristrettissima minoranza che in pubblico professa il giudaismo, ma in realtà adora Lucifero. Essa, mediante la gestione dei capitali, è giunta a controllare tutto: gli Stati, l’economia, l’informazione, la sanità, la scuola… Con il sistema delle cosiddette porte girevoli, gli agenti dell’oligarchia finanziaria passano disinvoltamente dal servizio della cosa pubblica a quello degli interessi privati e viceversa; in tal modo sono in grado sia di imporre ai popoli le volontà dei banchieri, sia di tenere al corrente questi ultimi circa l’andamento politico dei vari Paesi. Non è un mistero che uomini come Prodi, Monti e Draghi abbiano lavorato – e continuino a lavorare – per la banca ebraica di investimento (cioè di speculazione) Goldman & Sachs.

Questi personaggi parteciparono, nel giugno del 1992, alla famosa riunione sul panfilo reale della corona inglese, il Britannia, nella quale una selezionata cerchia di politici, affaristi e imprenditori fu messa a conoscenza dei piani stabiliti dall’élite: fra l’altro, la svalutazione della lira per opera di George Soros e la svendita agli stranieri dell’industria pubblica italiana mediante le privatizzazioni. Da pochi mesi era iniziato, al tempo stesso, il colpo di Stato giudiziario che avrebbe rapidamente spazzato via un’intera classe politica per sostituirla con un’altra sorta dal nulla, senza preparazione né esperienza, ma proprio per questo meno riottosa all’attuazione del programma di demolizione della fiorente economia italiana. Stupisce che proprio quell’anno i magistrati abbiano improvvisamente aperto gli occhi sul capillare sistema di endemica corruzione che da allora, peraltro, non ha smesso di prosperare e di estendersi.

L’alba dell’attuale regime, dunque, si può far risalire a quella data, benché gli uomini citati fossero organici anche alle strutture della cosiddetta Prima Repubblica, nelle quali, evidentemente, già si erano infiltrati per conto dei banchieri. Una svolta decisiva, tuttavia, è avvenuta nel 2011, quando il teatrino dell’alternanza tra centro-destra e centro-sinistra è stato di colpo interrotto, in nome dello spread (problema così stringente da esser poi scomparso senza spiegazioni), con le forzate dimissioni di Berlusconi, forse troppo impegnato a difendere i propri interessi e, indirettamente, anche quelli del Paese. Per avviare la fase più dura è stata allora impiegata direttamente una delle figure di punta dell’oligarchia, il responsabile europeo della rockefelleriana Commissione Trilaterale; per portarla a termine, dopo altri quattro governi non eletti, guidati da semplici valletti, ne è stata frettolosamente messa in campo un’altra di grande spicco.

L’insieme di questi dati ci mostra che la tirannia non è comparsa nel febbraio scorso, ma, dopo un ventennio di gestazione camuffata da una residua apparenza di democrazia, si è instaurata già dieci anni orsono. Il progetto non è certo al suo primo avvio, ma probabilmente sta anzi toccando l’apice, oppure è giunto a un importante giro di boa. Tale osservazione deve darci sollievo: non ci troviamo all’imbocco del tunnel, ma forse – se Dio vuole – verso la fine. La messa in scena della pandemia è stata l’ultimo tentativo, destinato a fallire, di mettere in piedi un improbabile governo mondiale, ma è comunque servita, fra l’altro, a dare l’ultimo assalto al nostro Paese, fulcro dell’opera divina nella storia e, in quanto tale, particolarmente odiato dai satanisti. Colui che essi servono non è altro che una creatura e, sebbene osi ergersi a controparte del Creatore, non può nulla senza il Suo permesso; anch’egli, al contrario, coopera suo malgrado alla realizzazione dei disegni divini.

È innegabile, ad ogni modo, che il momento presente sia particolarmente duro, se non altro per la pressione psicologica generata dall’accelerazione degli eventi. Tanta fretta appare però come un segno di debolezza, se lo stesso Klaus Schwab (uno psicopatico che esibisce in pubblico disgustose perversioni sessuali) ha dichiarato, qualche mese fa, che la finestra di opportunità si sta chiudendo. Ciò non toglie che, soprattutto per chi ha già perso o rischia di perdere il lavoro, la battaglia si stia inasprendo sempre più. Molto spesso, nel rivendicare i propri legittimi diritti, ci si trova di fronte non ad esseri umani, ancora dotati di comprensione e buon senso, ma ad automi senz’anima che si limitano ad eseguire degli ordini, impedendo finanche un civile confronto. Tornano alla mente gli ufficiali nazisti che a Norimberga si giustificarono con la scusa dell’obbedienza; sembra di rivedere un film già visto, con la sola differenza che la tirannide, ora, è globale.

L’abbassamento dell’età media del personale sanitario risponde probabilmente all’esigenza di avere operatori privi di cultura e di coscienza che si prestino senza resistenza a qualunque nefandezza. Gli “eroi” della medicina si distinguono sul campo per la scrupolosa applicazione di anonimi protocolli ministeriali che han già provocato la morte di migliaia di pazienti, curati male o non curati affatto. Chi prova a pretendere che facciano il loro semplice dovere si scontra con un muro di freddezza e supponenza, quando non è accusato di mettere in pericolo la vita altrui, minacciata in realtà dal loro arbitrio insindacabile. Anche i giovani funzionari del regime hitleriano erano stati addestrati fin da piccoli ad essere gelidi esecutori che non si ponessero domande di carattere morale; l’agghiacciante somiglianza s’impone da sé all’osservazione. Ora Sputafuoco ha manifestato l’intenzione di mandare in pensione gli insegnanti con dieci anni di anticipo; anche dalla scuola, evidentemente, vogliono cacciare i pochi che hanno ancora qualcosa di umano.

Qualcuno si domanderà come si spieghi questo esito neonazista in una società che ha fatto della condanna della shoah la propria religione, con le sue inderogabili ricorrenze e i suoi immancabili riti. A costo di apparire monotono, ricorderò che furono i banchieri cazari a provocarla, allo scopo di creare lo Stato di Israele, servendosi di un nipote illegittimo di un Rothschild di Vienna, che essi stessi finanziarono sino alla fine. Dato che quello Stato, dopo decenni di massiccia immigrazione, rigurgita di gente per la quale non bastano neppure le innumerevoli colonie costruite nei Territori occupati, i medesimi banchieri hanno pensato di sfoltirne la popolazione con una “vaccinazione” a tappeto che serva a smaltire le enormi scorte e sta provocando una forte recrudescenza della malattia da loro creata. Capite allora chi sono i veri nazisti, che controllano anche i nostri governanti e i burattini dell’Unione Europea? Ma un giorno anch’essi passeranno e cadranno in oblio, fino a che potrà dirsi che più di lor non si discorre.


sabato 4 settembre 2021

 

Sic transit gloria mundi / 1

 

 

Omnis potentatus brevis vita: […] rex hodie est, et cras morietur (Sir 10, 11-12 Vulg.).

La menzogna e l’ingiustizia non possono sussistere per un tempo indefinito, poiché non hanno un fondamento nell’essere, ma sono costrutti innaturali. Analogamente, il male non è un principio a sé stante, bensì mera privazione del bene. Poiché l’essere, il vero e il buono sono coestensivi, i discorsi falsi e i progetti cattivi, essendo privi di corrispettivo ontologico, hanno necessariamente una durata limitata, in quanto non possono, una volta esaurita l’artificiosa spinta di avviamento, non venire meno. Prima o poi la realtà, per quanto negata, coperta o contraffatta, torna prepotentemente a galla e impone la propria evidenza; più si cerca di forzarla, più la reazione sarà vigorosa.

Il regime più longevo della storia contemporanea, quello sovietico, sarebbe imploso fin dall’inizio senza il fiume di denaro proveniente dalle banche ebraiche americane e, anche con quell’incessante accanimento terapeutico, si estinse comunque per consunzione interna. Quello cinese ha superato la crisi del 1989 solo con il bagno di sangue di Piazza Tienanmen; la sua apparente solidità si basa su una fitta rete di corruzione e clientelismo che lo rende estremamente fragile. L’asfissiante controllo della popolazione tramite il sistema del credito sociale, nonché l’irrigidimento del governo nella politica religiosa, specie contro la Chiesa Cattolica, sono lampanti dimostrazioni dell’assenza di consenso da parte di una moltitudine che la banda comunista non potrà reprimere all’infinito.

Certamente la Cina sta colonizzando il mondo intero con i suoi prodotti e i suoi emigranti, con la complicità di quella casta politica parassitaria che da decenni, parandosi dietro l’ideologia progressista, sfrutta i popoli fingendo di tutelarne i diritti. Con il pretesto di difendere i lavoratori, in realtà, hanno strangolato, con grave danno per tutti, numerosissime imprese già minate dalla concorrenza sleale dell’Estremo Oriente. Lo smantellamento dell’imprenditoria nostrana, oltretutto, ci ha resi fortemente dipendenti dalla produzione cinese persino in settori in cui eravamo all’avanguardia. Il principale artefice di tale tradimento, dopo aver svenduto l’industria di Stato e governato a più riprese contro gli interessi del Paese, ora non gestisce più il potere in modo diretto, ma prosegue le sue prodezze tirando i fili a un livello più alto, sempre per conto dei globalisti.

Qualcosa sembra però essersi inceppato nel rapporto, apparentemente idilliaco, tra questi ultimi e gli eredi del Celeste Impero. Il velenoso attacco di Bill Gates a Xi Jinping induce a pensare che il secondo non sia così addomesticato come si credeva. Al di là della severa etichetta e della squisita cortesia, è impossibile capire cosa un cinese abbia davvero in testa. Le infiltrazioni economiche delle potenze occidentali, fin dall’Ottocento, furon tollerate finché le caste locali ne traevano vantaggio, ma ogni volta che gli stranieri si spinsero oltre un certo limite la reazione fu ben determinata, con violente rivoluzioni che distrussero, fra l’altro, le fiorenti missioni cattoliche, assimilate al potere straniero. Attualmente pare che l’asse Cina-Stati Uniti stia scricchiolando, con una sotterranea ma decisa ripresa dell’alleanza tra l’America e Israele.

Il presidente Trump, forte delle prove dei brogli elettorali, sta tenendo in scacco l’amministrazione Biden, bloccata su molti fronti e praticamente latitante. Qui in Italia, le forze che han cooperato al colossale imbroglio non sono affatto al sicuro, sebbene detengano momentaneamente il comando. L’attribuzione del potere direttamente a colui che Cossiga stigmatizzò come vile affarista è stata, probabilmente, una mossa disperata volta a puntellare una situazione franante, ma difficilmente potrà impedire il disastroso epilogo che si preannuncia. Anche da noi manca completamente il consenso popolare, sostituito dalla mera sottomissione ottenuta con la paura di una malattia artificiale e con la minaccia dell’esclusione sociale. Se sono tanti i cittadini mentalmente manipolati dalla propaganda, specie nei quadri statali, tanti sono anche quelli che stanno ponendosi delle domande e maturando salutari dubbi circa la versione ufficiale dei fatti.

Più preoccupante è la situazione della Chiesa, la cui gerarchia sembra in gran parte riprogrammata secondo un pensiero estraneo a quello cattolico e, di conseguenza, assimilata dalla pseudocultura dominante. L’impossibilità di avere, con molti vescovi e sacerdoti, un confronto sereno, basato su dati oggettivi e condotto con le regole elementari del ragionamento, è sintomatica di una profonda deformazione della mente, la quale non è certamente frutto della recente “emergenza sanitaria”, ma di un lungo processo iniziato in seminario, se non in parrocchia. L’adolescenza trascorsa in gruppi giovanili chiusi in sé stessi e assorbiti dalla contemplazione del proprio ombelico, poi i lunghi anni di una “formazione” evanescente che ha dissolto del tutto personalità già problematiche e carenti, hanno creato un vuoto che il giovane prete riempie avidamente delle triviali insulsaggini vomitate dal televisore o dal computer, davanti ai quali passa ogni giorno un buon numero di ore.

A parte la solerte acquiescenza dei vertici alle illegittime disposizioni governative, così tempestiva da non poter non apparire sospetta, la strategia oppressiva può contare sulla capillare rete territoriale di un clero totalmente succube, fatte salve le felici eccezioni. L’aggressività con cui si impongono le regole o si nega la comunione nella forma ordinaria (sulla lingua) è indice non solo di una grave fragilità psicologica, ma anche di una radicale insoddisfazione che soffoca l’esistenza e penetra fin nell’intimo di persone prive di identità e di scopo. Tale tragica condizione è ben peggiore di quella dei sacerdoti formatisi prima del Concilio, a cui non avevano insegnato a coltivare la relazione con Dio e che non sopportavano più il rigido formalismo dell’epoca, così che, non appena cambiò il vento, gettarono indistintamente a mare tutto il passato e si reinventarono il sacerdozio in chiave socio-aggregativa, obliterando di fatto la dottrina e la morale.

Quei preti, tuttavia, avevano ancora una base umana derivante dall’educazione familiare, la quale rendeva piacevole la relazione con i fedeli, benché nascondesse spesso gravi cedimenti nella vita privata. La nuova Pentecoste aveva reso superflui precetti e comandamenti, in nome della presunta libertà di un uomo illusoriamente santificato da proclami velleitari e fantasiosi. Da allora il male non ha fatto altro che peggiorare, in assenza di cure efficaci; ma basta cambiare nome ai problemi e presentarli come risorse perché la commedia prosegua indisturbata, malgrado gli innumerevoli morti e feriti che spiritualmente lascia per strada. L’ospedale da campo fa più vittime di quante presume di guarirne e, tra poco, sprofonderà nel nulla insieme al pontificato più disastroso della storia, quello che ha trasformato il Vaticano in una succursale dell’O.N.U. e il suo capo in un commesso delle multinazionali farmaceutiche.

Tutto questo deve alimentare in noi la speranza in un cambiamento in meglio della situazione del mondo e della Chiesa. Iniquità e falsità non possono durare all’infinito, in quanto sono destinate all’implosione. Sia il regime che si regge su di esse, sia chi si adopera per incrementarle sarà travolto nel crollo dell’inconsistente costruzione. «Di ogni dominio la vita è breve; il re oggi è, ma domani morirà» (Sir 10, 11-12 Vulg.). Questa costatazione vale per ogni tempo, ma oggi si sta rivelando particolarmente attuale. Essere costretti a smentire di volersi ritirare non è esattamente un indizio di forza politica, specie se uno si ritrova con due tumori così diffusi da non essere più operabili. Il liquidatore della Chiesa Cattolica si appressa al redde rationem, ma fa ancora in tempo a cambiare rotta, se vuole evitare il fuoco eterno.

 

sabato 28 agosto 2021

 

Messaggio al popolo

che non si arrende

 

 

Le accresciute pressioni politiche su coloro che si rifiutano di vaccinarsi ci spingono a parlare con rinnovata chiarezza e sollecitudine, motivata dalla franchezza del cristiano. Nel nome di Gesù Cristo, vi scongiuriamo: non cedete all’ignobile ricatto con cui l’ennesimo governo non eletto sta cercando di farvi crollare, annientando la vostra legittima resistenza. Il 30 settembre, com’è stato ufficialmente annunciato, si concluderà la campagna vaccinale di massa o – per meglio dire – l’attuale fase di un esperimento globale di ingegneria sociale con il quale si intende ridurre in schiavitù l’umanità intera, sempre più dominata, anche nella sfera privata, da una ristretta oligarchia finanziaria.

A parte la necessità di smaltire le ingentissime scorte di vaccini, pagate con il denaro pubblico, la vera preoccupazione dei padroni del mondo è di natura speculativa: coloro che controllano i grandi fondi di investimento hanno immesso nell’esperimento enormi capitali e vogliono realizzare il massimo profitto possibile, lucrando sulla paura di un virus quasi certamente creato da loro. Ora che la campagna sta per chiudersi hanno addirittura alzato i prezzi dei veleni che hanno fabbricato. È in nome di questo lurido guadagno che stanno usando gli uomini come cavie e dando la caccia anche voi, che continuate a opporvi all’illegale imposizione di un trattamento non soltanto inutile per la prevenzione di una malattia non ancora realmente classificata, ma anche fortemente dannoso per la salute, come abbondantemente dimostrato dagli innumerevoli casi di gravi reazioni avverse, benché per lo più occultati, con la complicità di molti medici, dall’informazione da loro controllata.

Nessuno, nessuno al mondo può obbligarvi ad assumere un farmaco sperimentale. A livello morale non esiste alcun obbligo di ricevere un trattamento preventivo, ma solo quello di adottare, nel momento in cui compaiano i sintomi di una patologia contagiosa, ragionevoli misure precauzionali. A livello giuridico, a maggior ragione, lo Stato non ha il diritto di imporre per legge un obbligo in quel senso; pretendere di gestire la salute di ogni singolo cittadino, fatti salvi gli ordinari interventi miranti a tutelare la salute pubblica, è un’intollerabile forma di totalitarismo estremo. Non si può presumere che le persone siano tutte malate ed esigere che dimostrino il contrario; è come sostituire la presunzione di innocenza con la presunzione di colpevolezza, considerando ogni cittadino un delinquente che debba continuamente dimostrare di non aver violato la legge.

Anche senza ricorrere alla Costituzione e alle dichiarazioni internazionali, fino a ieri tanto decantate e oggi semplicemente ignorate, è sufficiente appellarsi alla legge vigente, ma soprattutto far valere la legge naturale, che proibisce sia di mettere in pericolo la propria vita per un fine sproporzionato, sia di sfruttare esseri umani non ancora nati per procurare un beneficio (per giunta del tutto aleatorio) agli individui adulti. Ribadisco che i tentativi di giustificare tale barbarie sul piano morale sono inconsistenti sofismi, espressione di un formalismo intellettuale che chiude deliberatamente gli occhi sulla realtà oggettiva. Non si tratta infatti di stabilire in quale modo e misura abbiamo cooperato con singoli aborti commessi decenni fa e considerati isolatamente, ma di riconoscere che la cosiddetta vaccinazione è parte integrante di tutto un processo di ricerca e produzione che presuppone come necessaria premessa l’aborto e raccapriccianti sevizie inflitte a feti umani vivi.

Davanti a una pretesa assolutamente infondata di uno Stato rivelatosi totalitario, è non solo consentito, ma doveroso resistere con ogni mezzo lecito. L’istigazione all’odio nei nostri confronti è la lampante dimostrazione della totale assenza di argomentazioni convincenti in chi pretende di imporci una decisione del tutto irrazionale. Il cosiddetto consenso informato richiesto a chi la accetta è un palese non-senso, dato che chi si sente costretto a compiere o subire una determinata azione non sta dando alcun reale consenso e, nel caso specifico, non viene affatto informato dei possibili effetti collaterali del trattamento che gli si impone.

Coloro che vi odiano perché accecati dalla propaganda dovrebbero piuttosto esservi grati perché siete gli unici ad opporvi a questa impostura criminale con cui, come è stato esplicitamente affermato, si vuole ridurre il numero di abitanti del pianeta, rendendo i sopravvissuti tracciabili e influenzabili tramite nanoparticelle rilevabili dalle apparecchiature digitali. I padroni del mondo e i loro accoliti, per questo, si guardano bene dal farsi vaccinare oppure fingono di farlo. I responsabili della politica e dell’informazione, contrariamente a ciò che devono dichiarare in pubblico, nutrono in privato forti dubbi sulla cosiddetta vaccinazione, ma l’interesse, l’ipocrisia o semplicemente la paura impediscono loro di rivelare le verità che conoscono. Essi non sanno far altro che demonizzare quanti si rifiutano di acconsentire all’inganno bollandoli con etichette infamanti, così da spaccare il popolo in due categorie contrapposte, ma puramente artificiose.

Non lasciatevi dunque intimidire da questa guerra psicologica e rimanete fermi ai vostri posti di combattimento in attesa che cessi la prova. Il Ministero della Salute ha diramato una circolare in cui, benché nella consueta forma involuta e fumosa, approva in sostanza l’utilizzo del test salivare per la rilevazione in soggetti asintomatici del virus SARS-CoV-2 (qualunque cosa esso sia realmente). Coloro che rischiano la sospensione dal lavoro per la mancata “vaccinazione” possono avvalersi di quella circolare per sostituire il tampone rino-faringeo, che non è affatto attendibile come strumento diagnostico, non è adatto a un utilizzo frequente e, come è stato segnalato da più parti, potrebbe non essere privo di varie impurità nocive. Qualora il test salivare non fosse accettato per ragioni arbitrarie, avete il diritto di presentare al vostro dirigente una diffida e, nel caso vi minacci la sospensione, una denuncia penale per violenza privata.

Al di là dei mezzi umani di cui dispone per far rispettare i propri diritti, il cristiano deve comunque essere pronto, se così è stabilito, ad andare incontro alla persecuzione per rimanere fedele alla legge di Dio, il quale non mancherà di sostenerlo e proteggerlo con la Sua grazia. La vostra lotta sia una forma di umile e pacifica collaborazione con la Provvidenza, che racchiude in ogni prova una grazia e un beneficio molto maggiori. Se parte della gerarchia vi ha abbandonato o, peggio, è collusa con il regime politico per angariarvi, lasciate il giudizio al Signore, che renderà ad ognuno secondo le sue azioni. I collaborazionisti, di solito, pagano le loro tremende colpe già in questa vita, così che almeno le loro anime possano salvarsi. Quando la stampa non potrà più tenere nascosta la strage in corso, gli ecclesiastici che la stanno favorendo saranno i primi ad essere linciati dalla folla inferocita.

Per tranquillizzare la vostra coscienza di credenti, tenete presente che molti dei cattivi Pastori che, anziché difendere il gregge, lo spingono al macello hanno coperto casi di abusi clericali su minori. Particolarmente scandalosa è una vicenda legata alla maggiore diocesi italiana, dove i seminaristi sono stati obbligati a vaccinarsi. L’attuale arcivescovo, nominato dopo che i fatti sono diventati di pubblico dominio, quando era vicario generale ha coperto un sacerdote (poi condannato dal tribunale civile) colpevole di aver attentato sessualmente a un quindicenne che, a causa di ciò, ha poi tentato il suicidio almeno quattro volte. Per l’integrità fisica e morale dei giovani che hanno la vocazione sacerdotale, è bene che il seminario di quella diocesi resti vuoto.

L’emulo vescovo di una diocesi vicina è responsabile di un istituto che manda in Vaticano decine di ragazzini a fare i “chierichetti del Papa”. La loro comunità, nell’ambiente della Curia Romana, è da molti considerata una riserva di caccia. Poiché, qualche anno fa, è scoppiato uno scandalo di gravità e proporzioni accecanti, è stato istruito un processo-farsa che si è concluso con la condanna di due figure secondarie (comunque gravemente colpevoli), lasciando volutamente nell’ombra la fitta rete di complicità e coperture che comprende personaggi molto in alto. Il tribunale vaticano, per insabbiare l’inchiesta, ha cercato di far passare per pazzo il canonista che a più riprese ha indagato sul caso; dopo che quest’ultimo, nonostante il ricovero forzato in psichiatria, è riuscito a presentarsi in aula per testimoniare, la sua deposizione è stata stralciata.

Colui che vaneggia di un presunto dovere morale di vaccinarsi farebbe meglio a occuparsi di questo tipo di emergenza. Insinuare che i Comandamenti divini siano superati, in quanto avrebbero una funzione provvisoria, è non solo un’eresia prossima al rinnegamento della fede, ma anche un’assurdità che nella realtà non cambia nulla: la legge naturale non può venire meno, in quanto si fonda sul nostro stesso essere ed è inscritta nella nostra coscienza. Quelli contro natura, associati per giunta alla violenza sui minorenni, sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio – e la vendetta divina prima o poi si compie, se non c’è ravvedimento.

Tutti questi fatti dimostrano all’evidenza che buona parte della gerarchia cattolica ha sostituito la fede divinamente rivelata con un’ideologia elaborata dall’uomo. Tale contraffazione del cristianesimo non poteva portare frutti diversi da quelli che oggi vediamo. Il clero e i religiosi, oltre che una diffusa e profonda immoralità, manifestano sempre più un’incoerente avversione per il sacro e una malcelata insofferenza per la verità. Questo succede quando si passa troppo tempo davanti al televisore, anziché davanti al tabernacolo, quando si manipola la Sacra Scrittura con le false interpretazioni di sedicenti biblisti e quando si pone la parola di politici e giornalisti al di sopra del Verbo eterno. Non curatevi dunque di coloro che hanno tradito la propria missione e la vostra fiducia, ma piuttosto, tenendo i piedi per terra, rivolgete lo sguardo in alto: scoprirete di avere per alleato tutto il Cielo.

 

MODELLO DELLA DIFFIDA (da diffondere il più possibile):

http://www.iustitiainveritate.org/diffida-dl-111-2021-riserva-di-azione-legale/


LIBRO DA NON PERDERE:

MORS TUA VITA MEA – Maniero del Mirto


sabato 21 agosto 2021

 

Ite ad Ioseph / 2

 

 

Benedictionem omnium gentium dedit illi Dominus (Sir 44, 25 Vulg.).

Lo Sposo della Vergine Maria, la Madre di Dio assunta in cielo, è il Santo più idoneo e accreditato per insegnarci a vivere nella santa intimità dell’Immacolata. Egli ebbe il privilegio di condividere l’esistenza con Lei, per circa trent’anni, nelle circostanze più varie, da quelle più liete a quelle più avverse, diventando così un affidabilissimo testimone della Sua assoluta integrità e incomparabile santità. Una vocazione tanto elevata richiese indubbiamente da Lui, già santificato in altissimo grado in vista della missione che la Provvidenza Gli aveva assegnato, un incessante sforzo di superarsi ulteriormente per essere all’altezza dello stretto contatto quotidiano con la più eccelsa delle creature. Tale necessità accrebbe immensamente i Suoi meriti e conferisce un’efficacia proporzionata alla preghiera da Lui rivolta a Coloro che servì quaggiù in modo così perfetto.

L’esperienza di san Giuseppe è dunque la più preziosa per chiunque voglia entrare in confidenza con Maria, onorarla com’è giusto e ottenerne l’aiuto, che è onnipotente in virtù della strettissima unione con il Figlio. In particolare, san Giuseppe ci mostra come nessun altro quali disposizioni interiori coltivare per accedere a un’umile e dolce familiarità con i membri della famiglia che il Creatore volle affidargli sulla terra: attonita umiltà, amorosa dedizione, deferente rispetto, nascosta abnegazione, gaudiosa contemplazione. Tali virtù, assimilate nel cuore e attuate nella pratica, hanno il potere di plasmare anche i comportamenti esterni verso i nostri simili, che sono figli di Dio per adozione o sono chiamati a diventarlo. Soprattutto nella vita familiare, il discendente di Davide e Salomone ci insegna la sapienza e la fortezza d’animo, le quali ci sono quanto mai necessarie per discernere il vero bene nelle sfide della vita e per perseguirlo fino in fondo.

Davvero il Signore concesse al Giusto di Nazareth, come già al patriarca Giacobbe, la benedizione di tutti i popoli, ma in un senso ben più pieno: pose sotto la Sua autorità il Messia stesso, Colui che è la vita e la luce degli uomini (cf. Gv 1, 4). «Colui che tanti re e profeti avevano bramato di vedere, Giuseppe non solo Lo vide, ma con Lui dimorò e con paterno affetto L’abbracciò e baciò» (Pio IX, Quemadmodum Deus; cf. Lc 10, 24); con il proprio lavoro nutrì del pane della terra Colui che è Pane del cielo, quello che dona la vita eterna (cf. Gv 6, 42.51-52). Mai uomo fu più benedetto di Lui né mai potrà esserlo, non soltanto a Suo vantaggio, ma anche a beneficio di tutti gli esseri umani, che già conoscano il Salvatore o Lo stiano cercando con cuore sincero. Quanto è grande la Sua gioia, in Paradiso, per ogni persona che si converte al Cristo o riprende la via della Sua sequela, oppure si decide seriamente a impegnarsi per la propria santificazione (cf. Lc 15, 7)!

Quello che Dio ha compiuto in san Giuseppe, accordandogli tanta fiducia e colmandolo di grazie eminenti, è per noi uno sprone potentissimo ad affidarci alle Sue cure. Se fu immagine del Padre celeste per il Verbo incarnato, tanto più Egli rappresenta ed esercita per noi una funzione paterna, sia sul piano spirituale che su quello materiale. A differenza degli altri Santi, la cui intercessione rivela una speciale efficacia per questo o quel bisogno, possiamo interpellarlo per ogni genere di necessità con la certezza che, in un modo o nell’altro, interverrà in nostro soccorso. Ciò è confermato dalla testimonianza di tante anime elette della storia cristiana che hanno sperimentato il Suo aiuto in modo meraviglioso, come santa Teresa d’Avila, san Francesco di Sales, san Giovanni Bosco, sant’Andrea Bessette, fondatore del grandioso Oratorio di Montréal, e innumerevoli altri. Tutti ci incoraggiano a invocarlo con umile attaccamento e fiduciosa audacia.

È la stessa Madre nostra del cielo a rivolgerci tale invito: nessuno più di Lei è penetrato nel cuore castissimo del Suo sposo cogliendone le disposizioni più intime e preziose, ha osservato le Sue virtù sublimi, per lo più nascoste a chiunque altri, e ha goduto del Suo indefesso servizio, prestato con illimitata generosità e dedizione. Nessuno meglio di Lei può raccomandarci le qualità squisite di quell’amore sponsale e paterno che, in virtù del suo carattere verginale, è tanto più puro, intenso e disinteressato. È proprio Lei la prima a spronarci vivamente a ricorrere a Colui che ha realizzato pienamente quanto prefigurato dal biblico Giuseppe, divenuto governatore di tutto l’Egitto: «Lo costituì signore della sua casa e capo di ogni suo possesso» (Sal 104, 21). Ben più alta è stata l’autorità dello Sposo della Madre di Dio, Padre terreno dell’Unigenito; ben più preziosi i tesori che il Re dell’universo affidò alla Sua custodia.

Il figlio di Giacobbe, venduto schiavo dai fratelli e assurto alla carica suprema dopo il faraone, con un avveduto esercizio dei suoi doni di natura e di grazia salvò il popolo egiziano e la sua stessa famiglia dalla carestia, in vista della quale aveva ammassato frumento in quei granai che poi aprì al momento opportuno (cf. Gen 37-50). Analogamente san Giuseppe, dapprima rimasto nascosto e sconosciuto durante la vita sulla terra, è stato poi elevato a intendente del Paradiso; Egli dispone perciò, per così dire, della chiave dei granai eterni e dispensa le grazie che promanano dal Cristo glorioso attraverso la Mediatrice universale. Colei che è stata associata in modo strettissimo all’opera della Redenzione, tanto da meritare il titolo e la dignità di Corredentrice, non può separarsi dal Suo castissimo Sposo neppure nell’esercizio di questa funzione, essendogli stata unita in modo perfetto nell’Incarnazione e nell’educazione del Figlio di Dio.

Come possiamo allora rimanere indifferenti al ruolo che la Provvidenza ha assegnato a san Giuseppe anche per il nostro tempo? Molteplici segnali ci stanno indicando che il Cielo ce lo vuole di nuovo donare come peculiare patrono dei cristiani, in quest’epoca particolarmente travagliata. Ignorare un simile segno di benevolenza sarebbe non soltanto ingratitudine, ma un oltraggio alla Provvidenza, che per ogni male dispone un rimedio adatto e proporzionato. Il carpentiere di Nazareth, primo e più perfetto discepolo della Sapienza creatrice, ha certamente un compito insostituibile in un periodo storico in cui la tracotante arroganza umana (la hybris già riprovata dagli antichi Greci) è giunta al temerario proposito di correggere la natura modificando il genoma dell’uomo e delle altre creature, di stabilire il numero di abitanti che il pianeta può sopportare, di annullare l’identità sessuata delle persone, di stravolgere l’ordine stesso dell’essere…

Colui che ha assistito alla crescita del Verbo incarnato in età, sapienza e grazia (Lc 2, 52) e istruito nel proprio mestiere l’Artefice dell’universo ha sicuramente qualcosa di importante da insegnare, non tanto ai satanisti che si trovano al vertice della piramide dei poteri occulti, quanto a coloro che, senza rendersi abbastanza conto della gravità di quanto perseguito, si prestano ignari a quest’opera demoniaca oppure la accettano come un liberante progresso. È per questo motivo che dobbiamo tutti invocarlo intensamente in vista della ripresa dell’anno sociale, sulla quale si sono addensate le minacciose nubi di provvedimenti tanto inediti quanto illegali. Rinnovo perciò caldamente l’invito a recitare la solenne novena dal 23 al 31 agosto in spirito di fede ardente e combattiva, non certo per rinunciare alla legittima lotta umana, ma per avere il Cielo come alleato. Ciò che noi non possiamo, in quanto supera le nostre forze, può cambiare per un Loro semplice cenno.

 

SOLENNE NOVENA A SAN GIUSEPPE

(dal 23 al 31 agosto 2021)