Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 4 aprile 2026


Continua

la Passione della Chiesa

 

Chi ama sinceramente la Chiesa non riesce a stare in pace nello scenario attuale. La familiarità con Dio gli conferisce un acume che gli permette di spingere lo sguardo al di là della superficie di fatti e discorsi. Mentre gli altri si rallegrano, per un motivo o per l’altro, sente al contrario crescere in sé una smisurata sofferenza che, a tratti, gli dà l’impressione che il cuore non batta più. L’unica realtà che lo tenga in vita è la certezza assoluta dell’indefettibile amore con cui il Signore si prende cura della propria Sposa, congiunta all’incrollabile fede nella veracità delle Sue promesse: portae inferi non praevalebunt (Mt 16, 18).

Chi è l’Anticristo?

A metà del mese scorso un magnate dell’informatica, Peter Thiel, è volato a Roma per tenervi un seminario su un tema prettamente teologico. La completa mancanza di competenza in tal campo non ha certo costituito un problema, visto che si è trattato di una forma di becera propaganda: a dispetto della severa consegna del segreto imposta agli invitati, è trapelato – a bella posta? – che l’Anticristo, campione di quanti si oppongono al progresso digitale, sarebbe, stando al nostro guru, il presidente cinese, mentre il katéchon (colui che trattiene le forze del male) andrebbe identificato col collega americano, alla cui campagna il suddetto ha fornito mezzi e denaro.

Il fatto è che Thiel, con la sua società Palantir, equipaggia l’esercito e i servizi segreti dello Stato criminale che, a Gaza, ha effettuato lo sterminio di almeno settantamila civili; malgrado il cessate-il-fuoco, il genocidio prosegue per mezzo di droni che, grazie alla cosiddetta intelligenza artificiale, da lui gestita, falciano indistintamente uomini, donne, vecchi e bambini. Anticristo, semmai, sarà lui coi compari in affari; davvero una bella compagnia, legata com’è a Epstein. Difficile distinguere tra ricattati e ricattatori, ma è certo che la Palantir controlla mezzo mondo; grande risorsa la tecnologia – per chi vuol dominare il pianeta!

Interferenze ecclesiali

Dispiace che, fra i selezionatissimi uditori, ci fossero sacerdoti, religiosi e giovani tradizionalisti, i quali sono stati caldamente incoraggiati ad assistere a una Santa Messa celebrata nella parrocchia romana di rito antico. Superfluo rammentare che i ministri di detta chiesa non possono filtrare chi vi entra in occasione dei riti e non sono certo conniventi; ciò che disturba è l’aver associato la Messa tradizionale a un’iniziativa organizzata da uno gnostico, “sposato” con un uomo, che s’è comprato una figlia concepita in provetta e portata da un utero affittato. I partecipanti di asserita fede cattolica non erano al corrente di tutto questo, nell’era della Rete onnisciente?

Cos’hanno a che fare cattolici con un movimento che mescola allegramente apocalittica protestante, sionismo militante e finanza ultraliberista? Non è certo una prova di fedeltà alla Chiesa, oltretutto, andare ad ascoltare uno che ha sbattuto perfino il Papa nel novero degli anticristi perché ha espresso qualche riserva riguardo all’intelligenza artificiale (locuzione – sia detto en passant – del tutto priva di senso). Come in un meccanismo a orologeria, è “casualmente” rispuntata una vecchia foto in cui, giovane prete, è coinvolto in un rito pagano spacciato per pratica di inculturazione e – ciò che è ben peggio – il caso del prete peruviano accusato di abusi su minori che, da vescovo, Prevost non ha perseguito in modo adeguato e, da papa, ha dispensato dallo stato clericale, così che il procedimento canonico è stato sospeso… cosa che, peraltro, non impedisce al reo di celebrare pubblicamente.

Conciliazione degli opposti?

Il problema non è tanto che nei convegni missionari tenutisi negli anni Ottanta in America Latina si sia visto di tutto, quanto il fatto che, in tempi recenti e recentissimi, chierici incolpati di gravissimi delitti sian stati vergognosamente coperti. La storia di padre Lute grava come un macigno su questo pontificato; perciò risulta ancor più inquietante che Leone inviti i vescovi francesi a non escludere dalla misericordia i sacerdoti colpevoli di abusi, pur prendendosi cura delle vittime. In realtà punire i malfattori è il principale modo con cui ad esse si rende giustizia ed è espressione di misericordia anche per quelli, che scontano in questa vita parte della pena che dovranno espiare nell’altra. Non solo, ma la misericordia non è pretesto di impunità; la severità della pena, viceversa, è un salutare deterrente e previene perciò ulteriori crimini.

Qui, invece, siamo ancora in quella disposizione mentale (tipicamente bergogliana) con cui si tenta di conciliare gli opposti: santità del sacerdozio e depravazione morale, carità evangelica e lassismo assoluto, giustizia per tutti e connivenze da cosca mafiosa… Il medesimo approccio pare guidare il proposito di sanare le ferite causate dalle divisioni liturgiche, la cui responsabilità è implicitamente rigettata – guarda caso – su coloro che rimangono attaccati all’antico rito, anziché su quanti li tengono segregati. I paria della Tradizione, nondimeno, van generosamente accolti, in modo che due modelli di culto e di vita cristiana orientati in senso contrario convivano indifferentemente, con buona pace dei loro presupposti inconciliabili e la giustapposizione di realtà contraddittorie.

Inversione della realtà

Perché, d’altra parte, non si dovrebbero ammettere i tradizionalisti, se il Papa, dopo aver pregato a fianco di un massone circonciso che si considera capo della “Chiesa inglese”, scrive una lettera di felicitazioni a una squilibrata abortista che si considera arcivescovo e sta per esser da lui ricevuta? In questo circo c’è posto per tutti, compresi gli animali esotici in tonaca e tricorno. Non sarebbe poi una grossa sorpresa se, in questo bailamme, ci scappassero pure ordinazioni episcopali scismatiche diventate miracolosamente lecite, visto che un proxy kazaco del regime continua compulsivamente a difenderle, fino ad accusare di fomentare divisione gli istituti tradizionali regolarmente approvati dalla Santa Sede, i cui sacerdoti esercitano il ministero in modo del tutto legittimo. La realtà è proprio invertita: chi obbedisce al Papa è screditato, mentre chi, per principio o di fatto, ne rigetta l’autorità viene esaltato in nome di un’idea di unità che abolisce il principio di non-contraddizione.

Il Sarto ashkenazita, a quanto pare, ha ricevuto l’ordine di avviare la soluzione finale per i cattolici tradizionali, condannati o a rinchiudersi nel ghetto o a scomparire. La setta lefebvriana (d’ora in poi così denominata per rispetto di san Pio X) è stata probabilmente finanziata e favorita in vista di tale subdolo esito. Essa, tuttavia, non differisce di molto da quella anglicana: sono rami che si son recisi dall’albero e, di conseguenza, non ricevono più la linfa. Che l’uno, dopo cinque secoli, sia quasi del tutto seccato e l’altro, dopo cinquant’anni, appaia ancora verdeggiante, cambia poco: fuori del Corpo Mistico, presto o tardi, si avvizzisce, per quanto ci si pari di illegittimi ornamenti. Con l’aiuto di Dio, rimaniamo saldamente all’interno, senza sgomentarci perché non è ancora terminata la Passione della Chiesa terrena: il giorno della Risurrezione si avvicina.

Il Signore risorto ricolmi di consolazione quanti appartengono alla Sua unica Chiesa.


sabato 21 marzo 2026


Fede o propaganda?

 

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! (Mt 23, 13).

Chi non è con me è contro di me (Mt 12, 30).

A dolore s’aggiunge dolore: non soltanto un’aggregazione religiosa non riconosciuta, i cui sacerdoti esercitano il ministero in modo illecito, sta per cristallizzare definitivamente il suo stato di scisma in nome d’una fedeltà alla Tradizione che sa molto di protestante, ma anche diverse voci autorevoli del movimento tradizionalista hanno approvato quel passo senza ritorno, seppure con argomentazioni che hanno del ridicolo, con il potenziale effetto di incoraggiare tanti fedeli a separarsi dal Corpo Mistico con l’adesione a quell’organizzazione, la quale intende conservare la propria esistenza in una completa indipendenza dalla legittima autorità ecclesiastica (cosa che, nella Chiesa, non è ammissibile). Così non si ottiene altro risultato che quello di frantumare il fronte della resistenza cattolica e di spingerla in gran parte in un ghetto separato, a solo vantaggio dei nemici di Cristo.

Confutazione delle sciocchezze

L’idea che una scomunica potrebbe in qualche modo non essere valida perché chi vi incorre non ha l’intenzione di commettere il delitto che commette è un errore talmente grossolano che chi l’afferma è o accecato o in malafede. Nel diritto valgono gli atti esterni, non gli atti interni. Per esempio, non mi si può incriminare perché ho la segreta intenzione di derubare qualcuno, ma solo perché ho per lo meno attentato ai suoi beni o manifestato la decisione di farlo. Una volta posto l’atto esterno, viceversa, non posso giustificarmi dichiarando che non avevo l’intenzione di privare ingiustamente il prossimo di qualcosa che gli appartiene, a meno che non stessi morendo di fame. Ciò che conta è dunque l’atto concreto, verificabile, del quale devo rispondere in giudizio per il semplice fatto di averlo compiuto; se ci sono attenuanti, le devo provare.

Altra osservazione elementare: l’intenzione soggettiva per cui uno commette un atto oggettivamente illecito non ne modifica la natura di atto illecito; altrimenti ognuno sarebbe autorizzato a fare qualsiasi cosa in nome delle proprie intenzioni personali. Se, dopo aver invano chiesto aiuto, prendo un pollo per non morire di fame, commetto un atto lecito in quanto volto ad assicurare la mia sopravvivenza. Le circostanze possono così determinare la qualità morale di alcuni atti, ma ci sono pur sempre atti che non sono mai leciti (ad alcun soggetto, in alcun caso e per alcun motivo) e che nessuna situazione contingente può rendere leciti. Tale è il caso dell’ordinazione di vescovi contro il volere del Papa, la quale costituisce una disobbedienza talmente grave da comportare di per se stessa una rottura della comunione gerarchica e, quindi, dell’unità della Chiesa.

La scusante addotta è che quell’atto sarebbe indispensabile ai fini della sopravvivenza della Chiesa Cattolica, altrimenti minacciata di estinzione per il venir meno della fede e del sacerdozio. Credere a simile bestialità significa non avere la fede, ma pensare che la conservazione dell’opera di Cristo dipenda soltanto da azioni umane. Dio vuole che cooperiamo con la grazia, non che ci sostituiamo ad essa, come se la Provvidenza non potesse fare a meno delle nostre iniziative. Chi consacra vescovi in disaccordo col Papa, pensando di garantire così la persistenza della Chiesa, di fatto dà vita ad una sorta di Chiesa parallela che funziona in modo del tutto indipendente dall’autorità ecclesiastica; non significa nulla riconoscere il Papa a parole, se nei fatti si agisce in tutto e per tutto come se il Papa non esistesse.

Curiose affinità

Chi difende la sciagurata decisione della Fraternità San Pio X dovrà render conto a Dio delle anime che, anche per colpa sua, si saranno separate dal Corpo Mistico, esponendosi così alla dannazione eterna. Che singoli individui siano eventualmente scusati dall’errore invincibile, indotto mediante un indottrinamento settario e la manipolazione mentale, non costituisce un’attenuante: un Pastore autentico, infatti, ha il preciso dovere di fare quanto gli è possibile per convincerli a cambiare idea, anziché confermarli nell’errore. Chi gioca con i sofismi non merita alcuna fiducia, poiché confonde le menti dei semplici e le costringe a cedere sotto il peso di un’erudizione mistificatrice, alla quale non sono in grado di ribattere per mancanza di strumenti e di conoscenze. È esattamente ciò che facevano i farisei per mantenere il proprio abusivo potere sulla gente comune.

Questo modo di procedere dà l’impressione che, nella Chiesa e nel mondo, vi siano degli “eletti” convinti di non dover rispondere a nessuno delle proprie azioni in quanto superiori ad ogni legge, umana e divina. Se però chi incorre in una censura ecclesiastica (nella fattispecie, la più grave, cioè la scomunica) si sente autorizzato a non prenderla in considerazione perché ritiene di avere buone ragioni per considerarla invalida, salta l’intero ordine giuridico e ognuno è libero di far quel che gli pare: così è il caos totale. In ambito geopolitico, il problema è analogo: se il diritto internazionale è trattato come carta straccia e vengono sistematicamente calpestate le più elementari norme morali, è la guerra di tutti contro tutti. L’arbitrio di pochi, legittimato con accuse che sono pure menzogne, si riserva allora il diritto di causare immani distruzioni e inenarrabili sofferenze.

I conflitti militari rispondono alla logica di competizioni energetiche ed economiche, in funzione dell’accaparramento di risorse e per interessi immobiliari: si colpisce per ottenere il controllo delle forniture e si distrugge per ricostruire. I politici sono letteralmente tenuti per i testicoli da una cricca di banchieri aschenazisti che da secoli si arricchisce a dismisura sulla pelle dei popoli massacrati da guerre e rivoluzioni; essi mirano a instaurare il regno di Lucifero e, a tale scopo, devono eliminare o indebolire la Chiesa Cattolica, unico valido baluardo contro le loro mire. Dopo aver preso il controllo dei suoi vertici con la svolta conciliare, vogliono annientare la resistenza interna inducendola ad autoesiliarsi, così che sgombri il campo in vista della “soluzione finale”. Altrimenti, che interesse avrebbero a finanziare scismatici e dissidenti?

Strategia della divisione

Che siano sacerdoti sedicenti cattolici a prescrivere ai fedeli di saltare la Messa di precetto, qualora non possano recarsi alla loro, o un’invasata protestante che non è neppure cristiana a incitare il capo della maggiore potenza mondiale a colpire un presunto nemico da cui non ha ricevuto alcun torto, si tratta di individui che calpestano i Comandamenti divini in nome di un’ideologia settaria, cioè di un messianismo distorto con cui si sono autoeletti salvatori della Chiesa o del mondo. I fondamentalisti americani (molti dei quali, per inciso, non credono né nella Trinità né nella divinità di Cristo) non sono poi molto diversi, all’atto pratico, da quei tradizionalisti che condannano e rigettano il corpo ecclesiale nella sua totalità come se fosse irrimediabilmente corrotto in ogni suo singolo membro: l’avversario da combattere senza pietà, per gli uni e per gli altri, è chiunque non sia dei loro e non ne sposi acriticamente l’allucinata dottrina.

Del resto è una vecchia strategia quella di dividere l’umanità in due fronti contrari, ognuno dei quali descrive quello opposto come il diavolo incarnato, così da spingere la gente a rifugiarsi nell’uno per scappare dall’altro; le somiglianze rilevate tra l’ambito religioso e quello geopolitico non son quindi così peregrine. A parte la Fraternità San Pio X, che sui temi caldi lascia parlare i laici, altri gruppi tradizionalisti sono filosionisti e filoamericani sfegatati. Qui, però, non c’è alcuna linea tracciata nella sabbia rispetto alla quale si debba prender posizione, o di qua o di là: qui c’è solo la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica e romana, dentro la quale ti salvi, fuori della quale ti danni. La scelta è già fatta, fin dall’inizio. Il resto è propaganda.


sabato 7 marzo 2026


Guerre, scandali e scismi:

cos’hanno in comune?

 

Perché proprio adesso la rivelazione del disgustoso dossier su Epstein (giudeo collaboratore del Mussad), i cui contenuti erano pur noti da anni ai cosiddetti complottisti? Perché tanto fragore nei mezzi di comunicazione e così pochi procedimenti penali? Perché una parte ne rimane nascosta, con l’effetto di un’eliminazione selettiva di personaggi corrotti e di un’implicita minaccia per quelli non svelati? Perché pubblicare i nomi di alcune vittime, esposte in tal modo alla vendetta dei malvagi? Perché sconvolgere l’opinione pubblica e inchiodarne l’attenzione a casi del passato senza nulla dire del sistema di corruzione tuttora vigente? Queste e altre domande si affacciano con naturalezza alla mente di quanti ancora riflettono, anziché lasciarsi inebetire dalla propaganda.

Possibili risposte

Per rispondervi si è dovuto aspettare il decorso degli eventi, che in questi giorni sono precipitati. Il vero interesse, evidentemente, non è che i criminali sian condannati e sia resa giustizia alle vittime; altrimenti, lo avrebbero già fatto. I nomi eccellenti additati alla pubblica gogna sono probabilmente elementi di cui il sistema voleva sbarazzarsi o anche un sacrificio preventivato per la sopravvivenza e l’incremento del sistema stesso. La rivelazione dei nomi delle vittime può essere un deterrente che scoraggi ulteriori denunce. L’opinione pubblica, infine, va distratta rispetto ad altre manovre con il concentrarla su nefandezze la cui origine è però la medesima: quella mafia finanziaria che, mentre delegittima una classe politica, fa apparire l’altra come la salvezza del mondo tenendo comunque anche la seconda saldamente sotto ricatto.

Ogni mossa, nel mondo del potere, è prevista e calcolata con precisione millimetrica in funzione di un disegno occulto mirante a fini inconfessati. L’amministrazione Trump deve soddisfare i piani dei sionisti lubavitcher dando l’impressione di voler liberare l’umanità dalla tirannia di quella feccia di perversi che son ricattati e usati sempre dai sionisti. Così, mentre l’informazione era completamente assorbita dal caso Epstein, han tranquillamente preparato la guerra contro l’Iran, senza visibilità né clamori. L’omicidio o il rapimento di capi politici non fa più il minimo effetto, oltretutto, su masse assuefatte all’orrore; anzi, sembra un appassionante videogioco. Nessuno nota il fatto che le parti fossero a un passo dall’accordo e che non sussistesse più alcun pretesto per scatenare un conflitto, tolta l’atavica slealtà del topolino giudeo e dell’elefante che tiene al guinzaglio.

Dalla corrispondenza scambiata nel 1870-’71 da Giuseppe Mazzini e Albert Pike (ambedue alti gradi della massoneria palladiana) risulta che il piano a lungo termine per l’instaurazione del regno di Lucifero preveda una terza guerra mondiale scatenata dall’opposizione tra sionismo e Islam. Dato che il secondo è considerato dai rabbini radicali la scopa di cui il giudaismo si serve per spazzare via il cristianesimo, è evidente che la rivalità sia effettiva solo a un livello inferiore e coordinata ad un livello superiore. Islamici e sionisti devono distruggersi a vicenda trascinando nella rovina, divisi sui due fronti, tutti gli Stati del mondo; per effetto della terribile guerra, gravissimi sconvolgimenti sociali dovrebbero poi portare all’accettazione di un nuovo regime – intrinsecamente satanico – che si presenterebbe come unica via d’uscita dal caos e dalla barbarie.

Analogie nascoste

Il modus operandi di realtà sia pur di genere completamente diverso è sorprendentemente simile. I missili cominciano a piovere sull’Iran quando l’accordo sul nucleare è praticamente cosa fatta; nel 1991, addirittura, l’esercito iracheno è selvaggiamente bombardato mentre si sta già ritirando dal Kuwait… e Dio solo sa quante altre volte i patti siano stati sfrontatamente violati in nome della liberazione dei popoli. Analogamente, il 5 Maggio 1988 Lefebvre firma con Ratzinger un accordo che lo autorizza a consacrare un vescovo in occasione della prima solennità mariana; il giorno dopo lo straccia annunciando l’ordinazione di quattro vescovi per il 30 Giugno. Nel 2017 Fellay dichiara che la Fraternità San Pio X ha accettato la soluzione offerta dalla Santa Sede e sta così per essere regolarizzata; poche settimane dopo ritira l’adesione. In queste settimane Pagliarani rinfaccia al Vaticano di aver lasciato cadere nel vuoto la sua disponibilità al dialogo, pur ribadendo contestualmente che nessun dialogo è possibile.

Ciò che accomuna queste condotte sembra l’intento di gettar fumo negli occhi con le trattative e le ipotesi di accordo per poter procedere indisturbati nell’attuazione dei propri piani in modo da farne ricadere la responsabilità sull’altra parte. È come dire: «Le abbiamo provate tutte per scongiurare il conflitto, ma non c’è stato niente da fare. Se adesso siamo in guerra o in scisma, la colpa è di quegli altri». In realtà – da quanto è dato arguire dagli atti oggettivi – la guerra o lo scisma sono sempre stati voluti: il vero fine cui si mirava era, in un caso, l’aggressione del nemico (reale o presunto); nell’altro, l’indipendenza assoluta dalla legittima autorità ecclesiastica (anche se non si vuole usare la parola scisma per non impressionare i fedeli). In un caso come nell’altro, avere un avversario è indispensabile ai fini della legittimazione della propria esistenza e del proprio operato illecito.

Se poi qualcuno volesse indagare sulla provenienza e sulla gestione dei capitali che han permesso l’espansione planetaria di un gruppuscolo religioso dissidente fino a trasformarlo in una potenza finanziaria, si potrebbero fare scoperte molto interessanti. Certo è che i sionisti han tutto l’interesse a indebolire la Chiesa Cattolica e, in particolare, a frantumare il movimento della Tradizione, che, soprattutto dopo l’annuncio delle ordinazioni episcopali, versa sempre più nel caos. Chi guadagna, in tutto questo, sono soltanto e invariabilmente i nemici di Cristo. Non è che chi scrive abbia un chiodo fisso; al contrario, sarebbe ben felice di non dover più parlare di certi problemi, ma non se ne può esimere, avendo a cuore la verità e il bene delle anime.

Voci ingannatrici

Come se non bastassero i motivi di profondo dolore, ecco che alcuni dei vescovi più ascoltati nel mondo tradizionale si sono apertamente schierati a favore della Fraternità scismatica difendendo l’indifendibile decisione di procedere alla consacrazione di vescovi contro il volere del Papa. Le motivazioni, spaziando dalle vicende del IV secolo al Far West, sono ben poco pertinenti e ancor meno dirimenti. A parte questo, la domanda che si impone è la seguente: a cosa mira davvero la predicazione di questi paladini della Tradizione? a spingere i cattolici fuori della Chiesa? Ma ci rendiamo conto della gravità di una condotta del genere? Approvare la scelta della Fraternità San Pio X equivale a dichiarare ai fedeli che, nella Chiesa, chiunque ritenga di avere un buon motivo per disobbedire in materia grave può fare quel che gli pare, fino a separarsene.

Oltretutto il Sarto kazaco di origine tedesca (e di cognome aschenazita) rivolge una supplica al Papa perché acconsenta a che siano ordinati dei vescovi di cui sa in partenza che non saranno soggetti alla sua giurisdizione e non gli obbediranno mai: lo considera cretino? Ma come si spiega che, per tutti questi anni, lo abbian lasciato girare per il mondo senza obbligarlo a risiedere stabilmente nella diocesi di cui è ausiliare? A questo punto, la copertina di un suo libro, analizzata qualche mese fa, risulta rivelatrice: si tratta forse di un altro esponente di quell’opposizione controllata che convoglia il dissenso in un vicolo cieco? Ancora una volta, i burattinai son quelli che vogliono ricostruire il tempio di Gerusalemme e, a tal fine, stanno scatenando la terza guerra mondiale?

Se poi il medesimo personaggio svela (quale forma di sottile ricatto?) che tanti suoi colleghi gli han confidato di non essere in accordo con l’insegnamento di Bergoglio, il sospetto diventa certezza. Il metodo del regime sovietico (nel quale il presule è cresciuto) era del resto proprio questo: utilizzare chierici (cattolici e ortodossi) come spie che, ottenuta con l’inganno la fiducia degli interlocutori, la sfruttassero per carpirne pensieri e confidenze. Certe vicende, in fin dei conti, son come un setaccio: ci fan distinguere chi sta veramente con Cristo da chi non ci sta. Piuttosto che scoraggiarci, perciò, ringraziamo la Provvidenza che, anche per mezzo degli scismatici e dei loro fiancheggiatori, ci apre gli occhi sulla vera identità e sui veri scopi di persone cui avevamo indebitamente prestato fiducia.


sabato 21 febbraio 2026


Radicalizzazione di uno scisma

 

Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi (Gv 20, 21).

Può forse nutrirsi lecitamente del Corpo reale di Cristo chi ne lacera il Corpo mistico che vive sulla terra? Qualsiasi buon cattolico reagisce a tale domanda con una smorfia inorridita – e ben a ragione. Comunicarsi all’unico Pane senza appartenere all’unica Chiesa è non soltanto un’insuperabile contraddizione,  ma anche un intollerabile affronto a Colui che ha sacrificato Se stesso sulla Croce per dare vita alla Sposa e, al contempo, far sì che fosse una, non in senso puramente numerico, bensì sul piano dell’essenza: il Sangue divino è stato sparso per riunire i figli di Dio dispersi (cf. Gv 11, 52), mentre lo Spirito Santo, quale anima del Corpo, ne unisce tutte le membra col Capo e tra di esse. La Chiesa, in altre parole, non sussiste se non come mistero di unità e di comunione.

Fine delle discussioni inutili

Che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sia oggettivamente in stato di scisma non è opinione di chi scrive, ma sentenza della suprema autorità della Chiesa: l’ordinazione di vescovi contro la volontà del Papa è per sua stessa natura un atto scismatico (cf. Giovanni Paolo II, Motu proprio Ecclesia Dei [2 Luglio 1988], 3). La necessità del mandato pontificio, ai fini di tale atto, non deriva unicamente da leggi meramente ecclesiastiche (come erroneamente sostenuto dai “teologi” di detta fraternità), ma dipende dalla costituzione divina della Chiesa, in forza della quale chiunque in essa eserciti un ministero può farlo legittimamente solo se ne ha ricevuto formale mandato dall’autorità superiore.

I vescovi, in quanto membri del collegio episcopale, succeduto a quello apostolico, non possono governare una porzione della Chiesa se non in comunione gerarchica con tutti gli altri, quindi sotto l’autorità del Papa, dal quale ricevono la potestà di governo (potestas iurisdictionis) su una determinata diocesi, benché il potere sacramentale (potestas ordinis) sia loro conferito direttamente da Cristo mediante la consacrazione episcopale. Questi due poteri, sebbene distinti, non sono tuttavia separabili, in quanto sono entrambi ordinati all’edificazione e alla crescita del Corpo Mistico. Perciò pretendere che un vescovo possa legittimamente amministrare i Sacramenti senza avere la giurisdizione sui fedeli o almeno la delega dell’Ordinario del luogo è contraddittorio, oltre a ledere gravemente la funzione episcopale e a trattare i Sacramenti alla stregua di atti magici.

Le (fallaci) argomentazioni della San Pio X sfiorano il giuspositivismo assoluto: la loro pretesa di stabilire una legittimità alternativa presuppone che tutto, nella Chiesa, dipenda da determinazioni positive del legislatore e, di conseguenza, possa essere modificato o sospeso. A questa deviazione si associa il puro nominalismo del pretesto addotto per sanare l’illegittimità del ministero dei suoi sacerdoti: la carità verso i fedeli giustificherebbe gravissime infrazioni all’ordinamento canonico che nel loro caso, oltretutto, sono sistematiche e durano da cinquant’anni. Qui la carità è soltanto una parola con cui si tenta – invano – di coprire il terrificante abuso con cui si amministrano Sacramenti illeciti e si illudono i fedeli di essere in stato di grazia, quando invece (salvo il caso dell’errore invincibile) oggettivamente non può essere così.

La realtà dietro la foglia di fico

Il mantra dello stato di necessità è un logoro alibi privo di ogni oggettività e autocertificato da chi ne trae vantaggio. La fattispecie così denominata è una situazione circoscritta nel tempo e nello spazio, non certo una situazione che possa riguardare la Chiesa Cattolica nella sua interezza; sostenere ciò significa considerare inefficace la promessa di Cristo sull’indefettibilità della Chiesa (cf. Mt 16, 18) e dimostrare praticamente di non crederci. Nei regimi comunisti quello stato si è sì protratto per decenni, ma i casi in cui, per inderogabile necessità, si è stati costretti a ordinare vescovi senza mandato pontificio sono eccezioni e, comunque, non costituiscono esempi di ribellione. Qui si pretende addirittura che i sacerdoti e i vescovi della Fraternità siano gli unici ad amministrare i Sacramenti in modo sicuro, al punto di dissuadere i fedeli dal riceverli perfino da sacerdoti tradizionali che non vi appartengano e di proibire severamente la partecipazione alla Messa di Paolo VI, bollata come rito protestante tout court.

Ora, con quale autorità quei sacerdoti danno ordini e impongono divieti, se non hanno giurisdizione sui fedeli? La pretesa di governarli senza alcun mandato si configura come un gravissimo abuso non solo canonico, ma anche di coscienza. Eppure la Fraternità, sia in pratica che in teoria, rivendica il diritto e il dovere di funzionare a tutti gli effetti come una giurisdizione ecclesiastica, che però non esiste. Non solo, ma tale entità-fantasma pretende di operare – per il bene delle anime, beninteso! – in modo completamente indipendente dalla legittima autorità: di fatto è una vera e propria Chiesa parallela e autosufficiente. I tentativi di legittimare tale enormità anche de iure si configurano come una fantateologia che gareggia con quella dei modernisti più estremisti, in quanto tradisce una visione protestantica.

Concordiamo senz’altro sul fatto che la Chiesa Cattolica stia attraversando la più grave crisi interna della sua storia; riconosciamo però, al contempo, che i mali della vita ecclesiale non si sanano con la divisione e che un errore non si vince con un errore di segno contrario, bensì con la verità. Solo chi persevera nell’obbedienza alla verità dentro la Chiesa, per quanto ciò sia martirizzante, può conservare la sana dottrina; chi invece se ne pone fuori deve necessariamente distorcerla per giustificare la propria posizione, che non è assolutamente giustificabile. Così non solo i Sacramenti sono illeciti, ma l’insegnamento stesso finisce con l’essere deformato in nome di una presunta fedeltà a una “tradizione” ridotta a corpo morto di dottrine astratte avulso dal grembo della vera Tradizione, la quale si perpetua grazie alla comunione gerarchica – e in essa soltanto. Uno stato di scisma che si protrae nel tempo, a lungo andare, sfocia perciò, inevitabilmente, nell’eresia: esempio lampante di eterogenesi dei fini.

L’eresia come frutto della lotta all’eresia

La tragedia degli scismatici e degli eretici è che, nella loro sconfinata arroganza, rifiutano qualsiasi cura, respingendo per principio ogni ipotesi di riconciliazione. Nel caso presente, essi pongono come precondizione che la Santa Sede dia loro ragione su tutto e accetti tutte le loro pretese: in parole povere, il Papa dovrebbe ammettere di esser finito completamente fuori strada con l’intero episcopato e, di conseguenza, di doversi far dare lezioni da loro in ogni materia, dalla dogmatica alla morale, al diritto canonico… Che ciò sia palesemente impossibile non è rilevante: la Fraternità non vede alcuna necessità di approvazione canonica, dato che vuole l’indipendenza assoluta e, anzi, intende preservarla. La pantomima delle lettere e degli incontri al vertice è solo una tattica mirante a rafforzare le motivazioni della decisione già presa, come a dire: «Abbiamo esposto le nostre ragioni, ma quelli non ci hanno ascoltati»; infatti la decisione è stata rapidamente confermata.

Lo scisma e l’eresia, poi, si associano necessariamente al fanatismo, del quale han bisogno per legittimarsi e senza il quale non possono continuare a sussistere, dato che le loro ragioni si smontano in due passaggi. Ciò che più addolora è vedere tanti fedeli trasformati in fanatici da un indottrinamento che ruota su tre-quattro idee inculcate in modo ossessivo e senza possibilità di dibattito; chiunque osi avanzare anche solo l’ombra di un dubbio è irrevocabilmente bollato come modernista ed escluso dal consorzio degli eletti, gli unici che si salvino. Dispiace ammetterlo, ma queste sono le caratteristiche tipiche delle sètte; ciò che è davvero paradossale, tuttavia, è che quella, che pur si presenta come antitesi della modernità, sia perfettamente conforme alle più aberranti istanze postmoderne: gli estremi opposti si toccano. Abbiamo non soltanto l’assoluto giuspositivismo e il nominalismo puro, infatti, ma anche l’individualismo egocentrico, esclusivistico e autoreferenziale – come usa dire. Lì, però, la chiamano carità.

La pretesa di legittimare un ministero illegittimo e la frottola di non aver l’intenzione di rompere l’unità nell’atto stesso con cui la si spezza richiedono l’abbandono del principio di non-contraddizione, cosa che rende impossibile qualunque tentativo di dialogo, poiché si nega la realtà in nome di un’idea. A ciò si aggiunge la menzogna secondo cui non si può conservare il seme della fede né il sacerdozio cattolico, insieme agli altri Sacramenti, se non grazie a un’aggregazione che vive separata dal resto della Chiesa. A raccontarsi simili balordaggini per cinquant’anni si finisce o in un disturbo mentale (il delirio) o nella più spudorata falsità. In un caso come nell’altro, bisogna d’ora in poi evitare ogni contatto con quella setta e smettere sia di ascoltare che di leggere ciò che da essa è prodotto, poiché ciò porta a peccare non solo contro la fede, ma anche contro la speranza e la carità.

Anziché l’aperta insubordinazione all’autorità (che ha fatto apparire la Messa tradizionale come un appannaggio di gruppi scismatici), la strada giusta da battere sarebbe stata la pacifica rivendicazione del diritto insopprimibile di usare il Messale di san Pio V, che non è stato abrogato né lo potrebbe. I sacerdoti che la scelsero poterono continuare a celebrare la Messa antica, benché in mezzo a gravi sofferenze e ingiustizie. Il Cristo, d’altronde, non ci ha proposto facili scorciatoie, ma ci ha comandato di seguirlo sulla via della Croce. Il vero bene delle anime esige un’obbedienza crocifiggente, non la superbia della ribellione, per quanto ammantata di nobili motivi e di saccenti sofismi. La salus animarum non può in alcun modo esser privatizzata da gruppi separati che ne facciano un pretesto per permanere nella disobbedienza e radicalizzare uno stato di scisma consolidandolo in modo definitivo.


Per approfondire:

https://lanuovabq.it/it/vescovi-fai-da-te-il-rischio-di-creare-una-chiesa-parallela

https://lanuovabq.it/it/lefebvriani-lo-stato-di-necessita-e-una-contraddizione

https://blog.messainlatino.it/2026/02/il-nuovo-scisma-della-fsspx-non-e-giustificato-mons-marian-eleganti.html

https://www.sabinopaciolla.com/la-questione-fondamentale-che-il-vaticano-deve-esigere-dalla-fsspx/

https://www.internetica.it/don-citati-FSSPX.pdf


sabato 7 febbraio 2026


Il tramonto di un impero

 

Nella ridda di analisi, ipotesi e pronostici scatenata in ambito geopolitico dagli eventi accaduti nelle prime settimane del 2026, non bisogna fissare lo sguardo su dettagli isolatamente focalizzati, bensì considerare il contesto generale in cui si collocano. Anche la controinformazione, spesso, arresta le sue riflessioni a un certo livello, dando la falsa impressione che quelle spiegazioni siano sufficienti. È anche vero, d’altronde, che l’accesso agli elementi atti a chiarire adeguatamente il quadro ci è in gran parte precluso; di conseguenza non possiamo fare altro che dedurre dai dati disponibili una visione dell’assetto mondiale che sia almeno probabile, in alternativa a quella, del tutto inaffidabile, fornitaci dalla propaganda di regime.

L’agonia di un gigante

A fondamento di velleità abusive e proclami altisonanti, occorre anzitutto riconoscere la situazione disastrosa dell’economia statunitense, gigante dai piedi d’argilla che poggia su un debito pubblico di nientemeno che trentottomila miliardi di dollari, i cui soli interessi annuali (ben seicentocinquanta miliardi) superano il prodotto interno lordo. In queste condizioni, Washington continua a mantenere circa ottocento basi militari (di cui più di un centinaio solo in Italia) sparse su tutto il globo terracqueo, rischiando così, da qualche anno in qua, la bancarotta. Il problema è aggravato dal fatto che sempre più numerosi Paesi mirano a sganciarsi dal dollaro per le transazioni internazionali, mentre i grandi detentori di quote del debito pubblico americano (in primis, la Cina) stan cercando di sbarazzarsene, con conseguenze imprevedibili.

A tale disperata emergenza vengono opposte due soluzioni divergenti: quella dei globalisti, che si ostinano a propugnare il progetto di un mondo unificato (e schiavizzato) dall’alta finanza, con gli Stati Uniti in veste di sceriffo planetario che faccia rispettare le regole da essa imposte, e quella dei trumpiani, i quali, per salvare il salvabile, preferiscono un modello di supremazia che convenga soprattutto agli interessi americani, pur tenendo conto di quelli altrui (a cominciare da quelli della Russia). Dietro gli uni c’è l’oligarchia bancaria apolide dei fondi di investimento, che perde terreno ma tiene ancora in pugno l’Europa con l’estensione britannica del Commonwealth; dietro gli altri c’è la nuova tecno-oligarchia emergente della Silicon Valley, composta per lo più di ebrei nati e cresciuti in America.

Nel primo caso, una ristrettissima mafia di banchieri, il cui cuore è l’extraterritoriale City londinese e i centri operativi le borse commerciali, persegue da decenni una sorta di comunismo capitalistico globale (eufemisticamente chiamato capitalismo inclusivo) e vuole privare gli Stati della sovranità come i cittadini di ogni proprietà, promettendo l’illusoria felicità di non possedere nulla. Nonostante le tensioni degli ultimi anni, sembra riconfermata l’intenzione di fare della Cina la nuova potenza egemone, cosa che la seconda scuola, evidentemente, non può conciliare con il progetto di rifare grande l’America. In quest’ultimo caso, però, bisogna inevitabilmente ridimensionare le pretese e accettare una ripartizione delle influenze geopolitiche in base a un equilibrio concordato.

La nuova strategia

La sopravvivenza richiede, da un lato, la diminuzione delle spese e, dall’altro, l’accesso a risorse sufficienti. Ecco allora l’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (di cui gli Stati Uniti erano i principali contributori), la cessazione degli aiuti economici all’Ucraina (che ha risucchiato un fiume di denaro) e la demolizione dell’Alleanza Atlantica (che speriamo giunta al capolinea). Caduta ogni ipocrita maschera che, finora, è stata usata per dare una parvenza di legittimità alle ingiustificabili quanto abituali intrusioni americane nella vita politica di altri Stati sovrani, non si parla più di difesa della libertà dei popoli e di esportazione della democrazia, ma si afferma con sfacciata arroganza la pura volontà di perseguire i propri interessi sputando in faccia a chi non è d’accordo, con buona pace di un’Organizzazione delle Nazioni Unite completamente esautorata.

Dall’altro lato, si impone la necessità vitale di accedere alle risorse naturali che garantiscano uno sviluppo economico reale a beneficio del maggior numero, capace perciò di ricreare quella classe media che è stata spazzata via dalla finanza usuraia e speculatrice con le sue crisi artificiali. Non c’è però bisogno soltanto di ripristinare l’industria tradizionale, delocalizzata dai globalisti (donde il fabbisogno di gas, petrolio ed energia elettrica): una nuova, immensa fonte di profitto è costituita dalla cosiddetta intelligenza artificiale, soprattutto per le applicazioni militari (donde l’incremento di guerre e massacri come fonti di guadagno e teatro di sperimentazione). Qui una generazione di giovani leoni rampanti mira appunto a soppiantare Soros, Gates, le famiglie Rothschild-Rockefeller, cioè i fautori del vecchio modello, ormai superato ma caparbiamente difeso per mezzo dell’Unione Europea, del Forum Economico Mondiale e delle istituzioni internazionali.

La nuova leva dei vari Bezos (Amazon), Zuckerberg (Facebook), Altman e Musk (OpenAI), Page, Brin e Pichai (Google) ha puntato sul signor Trump per imporre la propria agenda: alla demolizione controllata dell’assetto naturale (attuata con l’abolizione delle frontiere, l’immigrazione incontrollata, la distruzione della famiglia, la riduzione della popolazione, la confusione dei sessi, la cancellazione della cultura) essi oppongono un apparente ritorno alla “normalità” che restituisca stabilità e fiducia alle persone e alla società nelle sue diverse articolazioni. Non possiamo tuttavia illuderci che si tratti di un’inversione di tendenza mirante al bene dei popoli e degli individui: l’unico interesse è il profitto, perseguito in modo diverso e con altri mezzi, ma sempre con spregiudicato cinismo; basti pensare al contributo tecnologico di alcuni di quei colossi al genocidio di Gaza.

Per quanto riguarda l’accesso alle risorse, dunque, bisogna da una parte assicurarsi forniture sufficienti di gas e petrolio per riavviare l’industria locale; ciò spiega la banditesca impresa del Venezuela, la quale (certamente concordata con Cina e Russia in cambio di probabili concessioni, rispettivamente, su Taiwan e Ucraina) ha puntato a un regime change che permetta di sfruttarne i giacimenti a proprio vantaggio. Dall’altra, lo sviluppo della cosiddetta intelligenza artificiale richiede enormi quantità di acqua dolce, terre rare e metalli critici, di cui è ricchissima la Groenlandia. Non solo: il controllo di quella regione è di grande importanza anche per il dirottamento dei traffici sulle rotte artiche, che consentirebbe di evitare sia Panama che Suez, con un forte risparmio di tempo e di denaro. Morto da tempo il rispetto del diritto internazionale, è venuta meno anche la lealtà verso gli alleati: tutto è sacrificato agli interessi della nuova lobby tecnocratica.

Dalla padella nella brace

Come già visto, anche i magnati del digitale hanno in gran parte origini ebraiche o stretti rapporti con l’oligarchia giudaica, tant’è vero che alcuni di loro han stipulato contratti miliardari con l’esercito terrorista dello Stato abusivo che da ottant’anni incendia il Medio Oriente e detiene il controllo delle nuove tecnologie. Le società, inizialmente fondate come enti no profit (così da aggirare limitazioni e controlli), si son rapidamente trasformate in contractors militari che non rendono conto a nessuno, anche grazie al vuoto legislativo concernente i progressi del settore, così rapidi da impedire adeguati aggiornamenti normativi. Altra motivazione, nient’affatto secondaria, della volontà di smantellare le istituzioni internazionali (oltre al forte risparmio economico) è la necessità di eliminare gli ostacoli legali all’impiego indiscriminato dell’informatica nelle operazioni di guerra, nonché di scongiurare il rischio di processi intentati per crimini contro l’umanità.

Ben comprensibili, a questo punto, sia il canaio mediatico che le rivolte urbane aizzati ad arte dagli oligarchi di Davos contro il campione della banda emergente, che prima li ha pubblicamente presi a schiaffi a casa loro, poi ha scoperchiato il calderone degli scandali: è una faida – seppur coordinata – tra due cosche giudaiche. L’impero usuraio basato su banche, borse e fondi di investimento deve cedere il posto al nuovo impero digitale, che però non pare affatto meno spietato; anzi, se ripensiamo alle anticipazioni di qualche anno fa sul Sistema Finanziario Quantistico (QFS), il mondo che si vuole instaurare si profila come una schiavitù ben peggiore, nella quale tutto sarebbe gestito con una tecnologia informatica posseduta da pochissimi individui. Come oggi sono algoritmi a individuare obiettivi da distruggere e nemici da uccidere, così domani dovranno essere algoritmi a determinare la disponibilità di cibo, denaro ed energia, a regolarvi l’accesso e a definire le norme che ognuno dovrà osservare.

Dopo aver esasperato i popoli con un sistema che ne ha distrutto benessere, salute e indipendenza, i nuovi padroni si presentano come “liberatori” per condurli senza resistenza in un sistema molto più nocivo, il quale non è altro che la radicalizzazione del precedente sotto una veste più allettante. Non dissimile è lo scenario ecclesiastico del passaggio da un pontificato all’altro; non mancano indizi, del resto, che l’amministrazione americana sia coinvolta nell’elezione di Prevost, il cui programma, malgrado qualche divergenza d’immagine, prosegue quello del predecessore con i logori mantra di ecumenismo e sinodalità. Vogliono una Chiesa liquida in un mondo liquido, così che gli individui non abbiano più alcuna protezione. Lo esige il progresso; chi vi si oppone va eliminato come odioso nemico dell’umanità… a meno che la Provvidenza non stia preparando qualcosa di realmente nuovo, tale da sostituire l’impero anticristico che è sull’orlo del collasso: non sarebbe la prima volta, infatti, che i lupi si divorano tra loro.

 

In fondo, nulla di nuovo:

https://lascuredielia.blogspot.com/2022/10/di-trappola-in-trappola-1-la-strategia.html

https://lascuredielia.blogspot.com/2022/10/di-trappola-in-trappola-2-quando-ti.html

 

Fonti:

https://telegra.ph/Perch%C3%A9-Trump-vuole-smantellare-le-organizzazioni-internazionali-01-24

https://youtu.be/NmY4AzsGRnM?si=uWnXne3WbTHE2eme

https://youtu.be/OzfTHRT8kew?si=TALME9XRGXNrf-kz