Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 23 maggio 2020


Regime e resistenza




Tutti i regimi totalitari, per affermare il proprio potere incondizionato, impongono alle popolazioni una congerie di norme così assurde da essere ridicole, tanto sono inutili e irragionevoli; l’importante è che la gente si sottometta senza discutere, cosa che può costare noie molto serie. Nel caso attuale, però, c’è poco da ridere, considerati i danni causati dalle regole di contenimento del contagio a tutti gli ambiti della vita individuale e collettiva: crollo della produzione industriale, povertà crescente, soffocante controllo sociale, clima di paura e di sospetto, deterioramento delle relazioni, isolamento affettivo, malattie psicosomatiche… In simili condizioni l’individuo finisce con il sentirsi inerme, vulnerabile, privo di protezione ed è quindi spinto a rifugiarsi nell’apparente sicurezza offerta da un’autorità che, in realtà, non opera più per il suo bene effettivo, ma unicamente a proprio vantaggio, per mantenere il potere a beneficio, in ultima analisi, di chi la manovra da dietro le quinte. Certo, ci sarà ancora chi bollerà questi discorsi come una forma di complottismo, ma la storia insegna che un regime non può imporsi né conservarsi senza l’appoggio di un’oligarchia finanziaria che lo foraggi per il raggiungimento dei propri scopi occulti.

L’informazione indipendente, in un contesto del genere, si rivela un’indispensabile arma di difesa. È ormai evidente che siamo vittime di un’enorme manipolazione mediatica che ha ingigantito il problema con l’effetto di creare il panico, ma continua a diffondere dati scorretti sulla situazione sanitaria, così da renderne praticamente impossibile una valutazione obiettiva. Il sistematico sforzo di screditare i pareri contrari alla versione ufficiale appare quanto meno sospetto, tenuto conto anche del fatto che i membri dell’inappellabile Comitato tecnico-scientifico non brillano certo per competenza, visto che i loro nomi occupano posizioni molto basse nell’H-Index, la classifica che ordina gli autori in base all’impatto dei loro contributi sulla letteratura scientifica. Non è per niente arduo spiegare la loro nomina con ragioni meramente politiche, non appena se ne esaminino gli orientamenti ideologici, che con la scienza hanno ben poco a che fare. Chi non professi il “credo” del pensiero dominante (gender, globalismo, immigrazionismo, salute riproduttiva, dignità del morire ecc.) non ha la minima chance in questo sistema.

Nel legittimo e doveroso tentativo di acquisire conoscenze veritiere sulla situazione attuale, tuttavia, non ci si può esimere dalla vigilanza e dal discernimento, onde evitare di cadere nelle trappole tese a chi, diffidando delle menzogne ufficiali, cerca altrove. Cominciano a comparire siti nei quali non si diffonde altro che propaganda di regime spacciata per informazione alternativa, ma non manca nemmeno chi divulga bufale colossali per gettare discredito su quanti invece lavorano seriamente; le affermazioni documentate di giornalisti competenti, poi, vengono spesso volutamente deformate in modo tendenzioso per minarne l’attendibilità. Ci sono comunque fatti difficilmente contestabili, se si considera la quantità di notizie al riguardo: dai progetti di portata planetaria denominati 5G, Bluebeam, ID 2020, alla volontà dichiarata di vaccinare la popolazione mondiale (con ritrovati che modificherebbero il genoma umano, provocherebbero il cancro e renderebbero tutti tracciabili) da un virus creato in un laboratorio di biologia molecolare e regolarmente brevettato. Ognuno di questi soggetti meriterebbe una ricerca a sé.

Tale attività di indagine, per quanto necessaria, nasconde però a sua volta un’altra insidia, questa volta di natura spirituale. Il pericolo, qui, è quello di lasciarsi risucchiare dall’analisi della realtà terrena perdendo di vista l’orizzonte soprannaturale. La mole di informazioni, la ridda di ipotesi, la matassa di opinioni contrastanti sono un labirinto da cui si rischia di non uscire più, dimenticando la presenza di Dio nella storia, il quale tutto governa con la Sua provvidenza e guida gli avvenimenti verso il trionfo del Suo regno. Egli stende l’invincibile mano a protezione di quanti credono in Lui con fede sincera, attendono con incrollabile speranza il compimento delle Sue promesse e praticano assiduamente la carità operosa. Egli manda gli Angeli a guidarli, proteggerli e vigilare su di loro; vuole l’intercessione dei Santi e ne accoglie le preghiere; sceglie anime ferventi che si offrano a Lui per attirare le grazie sugli altri… in poche parole, dispiega tutte le Sue risorse per aiutarli con il concorso delle creature che Gli sono più vicine. È su questa straordinaria realtà che dobbiamo fissare la mente e il cuore per non soccombere, ma pure per non fare torto al Creatore.

La corretta cooperazione tra natura e grazia esige che l’uomo faccia la sua parte per individuare ed evitare i pericoli, chiedendo però incessantemente sia la luce interiore per riconoscerli con certezza e affrontarli nel modo giusto, sia la forza soprannaturale per opporsi con successo alle minacce. Pur non potendosi qui trattare a fondo le virtù cardinali, dai dati disponibili sembra chiaro che la prima decisione da prendere sarà il rifiuto dell’annunciato vaccino e dei tamponi a tappeto, mezzi tutt’altro che sicuri e facilmente sfruttabili per ricavare dalla crisi sanitaria ingenti profitti. Non è lecito né legale obbligare i cittadini a un determinato trattamento medico; oltretutto non è sensato farlo con chi non ha manifestato alcun sintomo. Neanche il test sierologico mirante alla donazione di plasma da parte di chi è guarito può essere effettuato se non su base volontaria; stupisce peraltro che, pur boicottando una terapia che si è dimostrata efficace, lo si imponga ora a lavoratori dipendenti con il pretesto di volerla incrementare: qual è il vero intento?

Al di là di ciò che umanamente si può comprendere, ad ogni modo, la risorsa primaria per resistere rimane la preghiera, che è indispensabile sia per sviluppare le virtù soprannaturali, sia per accrescere i doni dello Spirito Santo. Più si prega, più si diventa sensibili alla voce divina che risuona nell’intimo di una coscienza pura: Audiam quid loquatur in me Dominus Deus (Ascolterò che cosa dice in me il Signore Dio; Sal 84, 9). L’umile, perseverante supplica rivolta all’Onnipotente, inoltre, comunica una forza invincibile rispetto ai poteri umani: solo chi sta in ginocchio davanti a Dio sa stare in piedi davanti agli uomini. In particolare, nel momento presente, bisogna opporsi alle inique disposizioni riguardanti la comunione. Non possiamo assolutamente cedere su ciò che abbiamo di più prezioso in assoluto: non expedit! Se lasciamo che il Signore venga trattato in quel modo, fin dove oseranno spingersi i Suoi nemici? Nell’Eucaristia il Redentore si consegna ancora agli uomini, ma non per essere nuovamente oltraggiato e crocifisso, bensì per nutrirli per la vita eterna. Supplico perciò i miei confratelli sacerdoti di non applicare le norme e di non lasciarsi intimorire dai decreti umani più che dal giudizio divino: noi dovremo render conto ben più degli altri!

Crediamo davvero o no nella protezione che il Signore accorda ai Suoi ministri fedeli? E le eventuali sofferenze sopportate per Lui non sono forse un onore? «Se ne andarono lieti dal sinedrio, poiché erano stati considerati degni di essere oltraggiati per il nome di Gesù» (At 5, 41). Come potremo, il giorno della morte, alzare lo sguardo fiduciosi verso il Giudice celeste, se avremo temuto di più i giudici terreni? Come possiamo ancora dire: «Il Corpo di Cristo», nel consegnarlo come un oggetto spregevole? Come potremo continuare a predicare la Sua parola pretendendo di esser presi sul serio? No, fratelli miei, non ci si può arrendere su cosa tanto grave. Perché non invocare tutti insieme, ogni giorno, l’Ausiliatrice e san Michele Arcangelo a difesa e presidio della Chiesa? Ci risponderanno immediatamente: provare per credere. Schiere di Angeli e di Santi combattono con noi contro le orde demoniache e i loro alleati umani. Imparate a celebrare nel rito tradizionale e diventerete guerrieri del Re dei Re, di quel Crocifisso che, risorto, ha trionfato ascendendo al cielo, avendo ricevuto ogni potere in cielo e in terra.

E voi, cari fedeli, non scoraggiatevi, ma insistete nell’esigere che la Santa Comunione vi sia impartita in modo corretto: è un vostro sacrosanto diritto, che nessuno al mondo può calpestare! Dimostratevi degni di Colui che per voi ha patito la morte di croce e dategli tutto l’onore che potete. Se proprio non riuscite a ottenere quel che chiedete, offrite una novena allo Spirito Santo, per intercessione di Maria Aiuto dei Cristiani, perché vi faccia trovare un sacerdote che vi comunichi come si deve. Ce ne sono molti di più di quanto non appaia, ma disseminati un po’ ovunque e, per necessità, discreti, visto che i primi che devono temere sono spesso i loro superiori. Non giudicate i preti che non vi acconsentono, ma pregate per loro, così che si convertano o prendano coraggio, pur con la prudenza soprannaturale necessaria per non esser messi fuori gioco. La Sapienza divina suggerisce soluzioni impensabili quando le pecorelle La invocano con fede per i loro Pastori. Come extrema ratio, si può dare la comunione fuori della Messa, ma la risposta migliore rimane, in questo caso, una doverosa resistenza, che sarà tanto più efficace quanto più vasta e generalizzata.

O Maria, Vergine potente, Tu, grande e illustre difesa della Chiesa! Tu, aiuto mirabile dei cristiani; Tu, terribile come un esercito schierato a battaglia; Tu, che hai distrutto da sola tutte le eresie del mondo; Tu, nelle angustie, nelle lotte, nelle necessità, difendici dal nemico e, nell’ora della morte, accoglici in Paradiso. Amen (san Giovanni Bosco).

Sancte Michaël Archangele, defende nos in proelio; contra nequitiam et insidias diaboli esto praesidium. Imperet illi Deus, supplices deprecamur: tuque, Princeps militiae caelestis, Satanam aliosque spiritus malignos, qui ad perditionem animarum pervagantur in mundo, divina virtute in infernum detrude (Leone XIII).

In Deo faciemus virtutem; et ipse ad nihilum deducet tribulantes nos (In Dio faremo cose potenti; egli stesso ridurrà a nulla coloro che ci affliggono; Sal 59, 14).

NOTA SULLA COMUNIONE EUCARISTICA

sabato 16 maggio 2020


Fieri di essere refrattari




Μὴ γίνεσθε ἑτεροζυγοῦντες ἀπίστοις (Non sottomettetevi a un giogo estraneo con increduli; 2 Cor 6, 14).

Il recente Protocollo d’intesa per la ripresa delle celebrazioni con il popolo, con le sue sacrileghe e inaccettabili disposizioni, pare uscito dalla stravagante fantasia di un romanziere distopico. Anche attenendosi a considerazioni di natura puramente giuridica, ci si rende immediatamente conto della sua assoluta invalidità, visto che è stato siglato da soggetti sprovvisti di qualsiasi legittimazione: da una parte i rappresentanti del governo italiano, che non ha alcuna competenza in materia di culto religioso; dall’altra il presidente della conferenza episcopale, che non ha giurisdizione sui vescovi. A ciò si aggiunga che l’esecutivo, ancora una volta, ha omesso la consultazione del Parlamento; l’interlocutore ecclesiastico, dal canto suo, non è abilitato a trattare con lo Stato. Quand’anche, a livello civile, si fosse rispettata la procedura prevista dalla Costituzione (per esempio, con un decreto-legge ratificato dal Presidente della Repubblica), si sarebbe comunque violato il Concordato, che in tutta questa paradossale vicenda nessuno ha mai nominato, quasi non esistesse più, così come sembra sospeso il diritto stesso. Tali circostanze fanno del Protocollo un atto del tutto illegale, privo di qualunque valore giuridico e di ogni forza obbligante, ragione per cui va incondizionatamente rigettato.

Malauguratamente, l’impressione comune è che una buona fetta del clero sia pronta a osservare le regole che scatteranno il 18 maggio prossimo. In queste circostanze diventa sempre più chiaro come mai, negli ultimi decenni, si siano promosse tante “vocazioni” con tendenze omofile, non solo per inavvertenza, ma probabilmente anche per scelta: una volontà aberrante, motivata o dalla complicità (caso eclatante, quello degli Stati Uniti) o da un’errata concezione della misericordia, che consente di convertire in titoli di merito le inadempienze di vescovi e formatori clementi e “comprensivi”. È per questo che giovani che mai avrebbero dovuto essere ammessi agli ordini sacri non soltanto sono diventati sacerdoti, ma hanno pure fatto brillanti carriere. Trattandosi di soggetti fragili, insicuri, influenzabili, pronti all’acquiescenza, spesso ricattabili a motivo della loro condotta scandalosa, si adattano facilmente a qualsiasi richiesta, risultando così perfettamente funzionali al sistema clerico-mondano che li utilizza per i propri scopi perversi con la copertura di una sostanziale immunità giudiziaria, a livello civile ed ecclesiastico.

Se ci si stupisce per l’inerzia o l’inettitudine di molti vescovi attuali, occorre tenerne presente la formazione di base, in molti casi carente. La loro età media ci permette di collocarne l’epoca negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, proprio quando il livello accademico degli studi teologici è precipitato al minimo storico e l’approccio alla fede si è decisamente protestantizzato. Tali fattori hanno determinato, in una parte consistente del clero, una vistosa incapacità non soltanto di pensare cattolicamente, ma anche di ragionare correttamente. Questa povertà intellettuale e le conseguenti deformazioni mentali, oggi, fanno sì che la situazione assurda in cui ci troviamo appaia a molti del tutto legittima e che anche la sola ipotesi di una resistenza passiva ai soprusi perpetrati dallo Stato acquisti l’aspetto di una mostruosità impensabile, quasi fosse il peccato più grave in assoluto, un attentato imperdonabile al bene comune e alla pubblica salute. Il livello soprannaturale è scomparso dallo sguardo, che si è appiattito sulla terra; la fede teologale si è spenta, sostituita dal surrogato del nuovo umanesimo massonico.

L’ideale postconciliare dell’apertura al mondo ha condotto il clero contemporaneo ad una completa assimilazione al mondo, come se la Chiesa non fosse altro che una qualsiasi forma di aggregazione sociale o un ente assistenziale omogeneo alla società civile e, di conseguenza, sottomesso come tutti gli altri allo Stato, considerato suprema (e unica) istanza di legislazione, giudizio e governo. Ci sono ormai tutti gli elementi tipici di una Chiesa di Stato, guidata da gerarchi assimilati a impiegati e funzionari pubblici; i semi gettati sessant’anni fa hanno germogliato e prodotto i loro frutti nocivi. In tale contesto era inevitabile che si giungesse alla resa totale ai dettami del politicamente corretto e alla trasformazione delle istituzioni ecclesiastiche in agenzie di propaganda del regime. Questa evoluzione comporta una progressiva cessione dei propri ambiti di autonomia nell’insegnamento, nel culto e nella giurisdizione, con la produzione di un corpo di preti e vescovi costituzionali, che ottemperano alle disposizioni umane, anziché a quelle divine, perché di fatto mantenuti dallo Stato: l’otto per mille e il sostentamento del clero si son così rivelati una trappola ben studiata per ottenere sudditanza assoluta da parte di chierici miscredenti e secolarizzati.

La risposta che dobbiamo dare è duplice. In generale, bisogna privare la Chiesa italiana di ogni sostegno economico finché non ci sia un sussulto di reazione con cui rigetti le ingerenze dello Stato e rivendichi la propria indipendenza. Per adempiere il precetto di sovvenire ai bisogni della Chiesa, si possono aiutare direttamente i sacerdoti fedeli e le istituzioni meritevoli, modalità più che legittima e storicamente normale. In particolare, poi, siamo tenuti a ignorare i decreti governativi e a ricevere (o dare) l’Eucaristia solo nel modo consentito dalla sacra disciplina stabilita dalla Tradizione, non in modo sacrilego. Se il prete ve la rifiuta, protestate con energia, perché sta commettendo un grave abuso; se però non sente ragioni, inviate una denuncia canonica al cardinal Sarah e, nel frattempo, cercate un sacerdote fidato che vi comunichi fuori della Messa. Cedere al sopruso, in questo momento, significherebbe lasciare che si aprisse un varco che potrebbe allargarsi sempre più. La situazione è già fin troppo compromessa per colpa dei funzionari della C.E.I. conniventi con i massoni; anche nella rivoluzione francese fu il clero a cooperare con le manovre dei giacobini miranti ad annientare la Chiesa. Questi prelati o non conoscono la storia o vogliono ripeterla; tengano a mente, però, che con quelle dei martiri, presto o tardi, cadranno pure le loro teste: la rivoluzione divora i suoi figli.

Acconsentire alle illegittime pretese del governo sarebbe come giurare sulla Costituzione Civile del Clero del 1790, che fu condannata da papa Pio VI, sebbene in ritardo, nonché rigettata da quasi tutti i vescovi e da due terzi dei sacerdoti francesi. Certo, in migliaia finirono in carcere, sul patibolo o in vecchie galere affondate a colpi di cannone… ma le loro anime filarono dritte in Paradiso, mentre la sorte dei collaborazionisti impenitenti è l’Inferno. Non so voi, ma io non ho dubbi in proposito. È giunta l’ora di prendere pubblicamente posizione mostrandoci apertamente réfractaires, come fecero allora quanti vollero rimanere fedeli a Cristo e si rifiutarono di sottoporsi al giogo degli empi, al quale non ci è lecito sottometterci. Non si tratta di disobbedire, bensì di obbedire a Dio rigettando gli ordini iniqui e illegali degli uomini, che non ci vincolano in nulla. La Chiesa, sopravvissuta a tutte le persecuzioni, supererà pure questa, sebbene il nemico si sia infiltrato in seno ad essa per piazzare le proprie pedine nei suoi posti di comando. Spetta a noi il compito di resistere per tutto il tempo che il Signore vorrà, finché non intervenga per punire i fedifraghi e premiare i credenti.

NOTA SULLA COMUNIONE EUCARISTICA

mercoledì 13 maggio 2020

INCHIODATO BILL GATES, 2014 BREVETTA VACCINO COV19.



IL VIDEO E' STATO RIMOSSO DA YOUTUBE, MA POTETE ANCORA TROVARLO QUI:

https://www.dailymotion.com/video/x7txqjh

sabato 9 maggio 2020


Quale via d’uscita ?




Et dabo pueros principes eorum, et effeminati dominabuntur eis (Is 3, 4).

«Darò loro come capi dei fanciulli ed effeminati li domineranno». La lapidaria affermazione di Isaia fotografa una situazione tipica di ogni epoca di decadenza. Disorientamento, insicurezza e disordine sociale hanno una causa comune: «Gerusalemme va in rovina e Giuda crolla perché la loro lingua e le loro imprese sono contro il Signore, così da provocare la vista della sua maestà» (Is 3, 8). Popoli un tempo cristiani continuano a offenderlo in modo gravissimo in parole e opere, dopo aver respinto la Sua signoria sul mondo e preteso di autodeterminarsi in tutto prescindendo dalla Sua legge: come possono aspettarsi conseguenze positive? Il fatto più umiliante è l’essere tiranneggiati da ragazzini e pervertiti, cioè da individui così immaturi da esser privi di qualunque scrupolo morale e, proprio per questo, perfettamente adatti a servire da strumenti della tirannia occulta. È la seconda categoria, in particolare, a rivelarsi il bacino più ricco di soggetti instabili e insicuri, assetati di conferme da parte di chi incarna ruoli assimilabili a quello paterno, dove pescare burattini manovrabili a piacimento, per il narcisismo, l’arrendevolezza e la ricattabilità che li caratterizzano, da piazzare in posti di comando (soprattutto nella Chiesa) per preparare il regime dell’Anticristo.

Chi, del resto, non dà al Creatore l’onore e l’obbedienza che Gli sono dovuti finisce col tributarli a creature che non li meritano affatto. Emblematico, in questo caso, è il caso di Erode Antipa, figlio del sanguinario autore della strage degli Innocenti, tetrarca della Galilea dal 4 a.C. al 39 d.C. Nel prendersi la moglie del fratellastro Filippo dopo aver ripudiato la propria, egli aveva offeso Dio in maniera particolarmente grave e notoria, trattandosi di un regnante. Ricevuto il trono per conto di Roma all’età di appena diciassette anni, aveva imparato dal padre a sfruttare la propria posizione  come mezzo di affermazione personale sotto l’egida di una potenza straniera e, al pari di lui, era stato uno strumento del castigo divino per l’intepidimento della fede e gli accomodamenti con i pagani. San Giovanni Battista era stato da lui imprigionato per istigazione dell’empia Erodiade, che non ne sopportava gli infuocati rimproveri, i quali avevano fatto breccia nella coscienza del concubino e rischiavano di mettere in crisi l’illegittima convivenza. Il profeta, tuttavia, continuava a predicare anche dal carcere e il tentennante Erode, pur senza decidersi ad abbandonare il peccato, lo ascoltava volentieri (cf. Mc 6, 17-20).

Ecco però presentarsi l’occasione favorevole all’adultera. Com’è noto, il giorno del genetliaco reale la figlia di lei Salome, danzando davanti al sovrano, ne cattura la sensualità e gli strappa la promessa di concederle qualsiasi cosa, fosse pure la metà del suo regno. La ragazzina, imbeccata dalla madre, chiede la testa di Giovanni Battista e il re, per non deludere gli invitati, lo fa decapitare (cf. Mc 6, 21-28). Molto interessante è il fatto che san Matteo, narrando il medesimo episodio, per designare il giuramento di Erode scelga un termine caratteristico della pubblica professione di fede (homologéō, Mt 14, 7; cf. Mt 10, 32; Lc 12, 8), che ha per oggetto Cristo ed è necessaria alla salvezza (cf. Rm 10, 9-10). L’Evangelista sembra insinuare che il personaggio in questione, con la propria condotta, abbia rinnegato la vera fede, che comporta l’obbedienza a Dio; non rendendo a Lui l’ossequio che Gli spetta, egli finisce col prestarlo ad una ragazzina, la quale, manovrata da una regista defilata, diventa suo malgrado l’ago della bilancia in una decisione di gravità inaudita, per di più gravida di conseguenze politiche e religiose.

Anche oggi, analogamente, occulti poteri si servono, per realizzare i propri nefandi progetti, di giovanotti privi di coscienza. Una società che non offre a Dio l’onore e l’obbedienza che Gli deve si ritrova così sottomessa a soggetti altamente incompetenti e facilmente corrompibili, vista la loro spiccata amoralità. I rischi non riguardano soltanto la sfera economica, nella quale la catastrofe in corso potrebbe provocare, oltre a un ulteriore smantellamento dell’apparato produttivo con la svendita o il fallimento delle aziende ancora in nostro possesso, anche la liquidazione della maggior ricchezza del Paese, il risparmio privato, per la cui entità siamo i primi al mondo ma che, già compromesso per il crollo di certe banche, vittime di speculazioni ignominiose, è altresì minacciato dall’inattività forzata, che sta costringendo milioni di italiani a metter mano, per poter vivere, a quanto messo da parte in anni di sacrifici. Il pericolo, appunto, non si ferma qui: ad esser minacciata è la nostra stessa salute, la nostra stessa libertà, la nostra indipendenza: la pretesa “pandemia” è un ottimo pretesto per imporre vaccinazioni forzate, controlli sugli spostamenti, ingerenze politiche… in una parola, per realizzare una svolta totalitaria diretta dall’esterno. Sono l’abbandono di Dio e il rinnegamento pratico della fede che ci han condotto in questo tunnel di cui non si vede l’uscita; sembra un incubo cinematografico fattosi di colpo realtà.

Il fondamento ultimo della società umana, cioè il comune riconoscimento del Creatore e delle Sue leggi, è da tempo venuto meno, proscritto dal laicismo; ora persino la pubblica professione della fede da parte dei cattolici è impedita, benché già prima fosse in molti casi carente, parziale o addirittura deformata. Come pensiamo di venirne fuori se non tornando tutti, come Nazione, unanimemente e apertamente, a Dio? Ma come può avvenire questo, se non riprende anzitutto il culto pubblico della Chiesa, unica maestra di verità salvatrici? Come possiamo liberarci dalla dittatura finanziaria, politica e culturale, se i Pastori stessi hanno commesso un’apostasia pratica ponendo la salvaguardia della vita terrena al di sopra della salvezza delle anime, la salute fisica al di sopra di quella spirituale, le ordinanze degli uomini al di sopra delle leggi divine? Perché il Salvatore dovrebbe muoversi a pietà di noi, se continuiamo a rinnegarlo in modo così sfacciato? Si è smesso di santificare il Suo giorno tenendo aperti i negozi anche di domenica – e poi sono rimasti chiusi per settimane; anziché recarsi in chiesa, si andava a far la spesa – e ora, per mangiare, si è costretti a file estenuanti. È proprio per disintossicare gli uomini dal materialismo ripiegato sul godimento effimero che il Maestro, prima di moltiplicare i pani e i pesci per sfamarla, istruì a lungo la folla affaticata come pecore senza pastore (cf. Mc 6, 34).

Sanctificetur nomen tuum, adveniat regnum tuum, fiat voluntas tua… Quando si recita la preghiera del Signore, si blaterano parole vane o ci si rende conto di ciò che si dice? Il nome del Padre è forse onorato come si deve nella società e nella Chiesa attuali? Il mondo si sta disponendo all’avvento del Suo regno o piuttosto a quello dell’Anticristo? Quante leggi dello Stato violano in modo gravissimo i Suoi comandamenti, anche grazie all’acquiescenza dei “cattolici”! Pensiamo forse di poter fare la Sua volontà rassegnandoci per inerzia a tale situazione?… Possiamo lasciare che gli esseri umani continuino ad esser sterminati nel grembo materno e utilizzati nell’industria cosmetica e in quella farmaceutica, o ad esser concepiti in laboratorio, congelati e sfruttati come materiale biologico per il progresso della “scienza”? Possiamo chiudere gli occhi, come degni continuatori del regime nazista, sull’eliminazione silenziosa di malati e anziani negli ospedali o sulla selezione prenatale dei disabili? Possiamo ancora permettere che tanti bambini siano sottratti ai genitori per essere affidati a coppie di sodomiti o ad associazioni che speculano sulla loro pelle con la complicità delle istituzioni “civili”? Possiamo abbandonare i nostri figli, con il pretesto dell’educazione sessuale, all’indottrinamento della perversione?

Si potrebbe continuare a lungo, ma la conclusione è una sola: il nostro popolo merita castighi ben più severi di questo, che è solo un avvertimento del Cielo. Non dimentichiamo tuttavia che, se avere per governanti ragazzini e pervertiti è conseguenza delle colpe dei cittadini, una sincera e corale conversione può ottenere da Dio la grazia di esserne liberati. I primi a convertirsi devono essere i Pastori, così da smettere di tacere la verità, di predicare l’errore, di indurre i fedeli al peccato grave, di commettere sacrilegi concedendo l’Eucaristia a chi non è in stato di grazia, di ridurre la Messa a volgare parodia, di scimmiottare gli idoli dello spettacolo, di violare la santità del loro stato con una condotta indegna… Ma pure gli altri devono cambiare vita, dal primo all’ultimo, per cominciare finalmente a praticare la legge divina nella castità, nell’onestà, nell’obbedienza, nell’abnegazione, nella perseveranza, così da non calpestare più la grazia incommensurabile della Redenzione e del Battesimo. Occorre scuotersi dall’assuefazione ai peggiori abomini che la storia umana abbia prodotto e opporvisi con forza senza temere le reazioni dei nemici di Dio, che in mancanza di ravvedimento saranno spazzati via per lasciare il posto ai Suoi eletti; non sappiamo però fin dove si dovrà giungere prima che questo avvenga: per questo, preghiamo più che mai.

Ecclesiae tuae, quaesumus, Domine, preces placatus admitte: ut, detructis adversitatibus et erroribus universis, secura tibi serviat libertate (Ti preghiamo, Signore: accogli placato le preghiere della tua Chiesa, affinché, distrutti tutti gli errori e le avversità, ti serva con una libertà senza timore; Oratio contra persecutores Ecclesiae).

sabato 2 maggio 2020


Hanno dato a Cesare
ciò che è di Dio




Reddite ergo quae sunt Caesaris Caesari, et quae sunt Dei Deo (Mt 22, 21).

«Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio». Il responso del Signore alla capziosa domanda sul tributo all’imperatore romano dimostra una sapienza assolutamente fuori del comune. Egli non solo sventò magistralmente l’insidia tesagli, ma pose i Suoi avversari di fronte alla propria ipocrisia. Essi si erano illusi di averlo incastrato con un quesito insolubile: affermare apertamente la liceità delle tasse pagate a uno Stato pagano lo esponeva ad un’accusa di tipo religioso, negarla lo rendeva perseguibile a livello politico. La classe dirigente giudaica, in realtà, aveva raggiunto con Roma un equilibrio molto vantaggioso fin dai tempi delle guerre maccabaiche, a parte l’incidente della violazione del tempio da parte di Pompeo nel 63 a.C. I farisei, per il timore di contaminarsi, scansavano gli stranieri come appestati, ma – come Gesù fece loro ammettere da sé stessi – usavano con disinvoltura il loro denaro. Pecunia non olet, sentenzia l’antico adagio… L’occupazione romana, di fatto, offriva agli ebrei ricchi ottime opportunità economiche, garantendo loro al tempo stesso una relativa autonomia: niente di meglio per poter prosperare sulle spalle di un popolo anche mentalmente sottomesso dalla loro artificiosa precettistica.

Anche la casta sacerdotale, che in maggioranza apparteneva invece al movimento sadduceo, era in ottimi rapporti con l’occupante, tanto che gli zeloti, durante l’occupazione di Gerusalemme del 67, la massacrerà a causa del suo collaborazionismo. Del resto proprio i sommi sacerdoti, pur di ottenere la pena capitale per l’Innocente che Pilato intendeva rimettere in libertà, erano caduti nel tranello del procuratore dichiarando piena fedeltà all’imperatore: «Non abbiamo re se non Cesare» (Gv 19, 15); in tal modo, essi avevano manifestato pubblicamente l’apostasia ormai consumata nei cuori e nella prassi. Già l’antica cattività babilonese, se per alcuni era stata una salutare purificazione, per altri aveva costituito un ulteriore incentivo a quel sincretismo che nel culto d’Israele, fondamentalmente, non era mai cessato; è là che la falsa religione talmudica aveva accolto la visione gnostico-panteistica e le relative pratiche magiche mescolate ai riti prescritti dalla Torah. Oggi gli eredi spirituali (non certo discendenti) di quegli ipocriti votati a Lucifero hanno assunto il dominio del mondo tramite la gestione dell’alta finanza, cui tutto il resto è sottoposto.

Annoverare fra loro i nostri governanti e i vertici ecclesiastici significherebbe sovrastimarli. Essi sono semplici pedine in un gioco che li supera; possono mettersi impunemente il diritto sotto i piedi unicamente perché protetti da entità invisibili che li manovrano come burattini, non perché dotati di un potere reale. A tale conclusione conducono inevitabilmente troppi indizi e troppe convergenze, fino all’ultimo scambio di colpi tra il governo e la conferenza episcopale sulla questione delle Messe con concorso di popolo. Occorre anzitutto precisare che lo scontro non sta avvenendo tra soggetti legittimi, bensì tra il capo di un esecutivo non eletto e una struttura burocratica che, quasi fosse un sindacato di categoria, si arroga il diritto di rappresentare i vescovi italiani e a nome loro emette dichiarazioni non firmate. Già solo per questo siamo al di fuori di qualsiasi cornice di legalità, oltre che per il merito dei provvedimenti adottati, i quali, come da più parti osservato, sono in flagrante violazione sia della Costituzione che del Concordato. Chiunque può poi arguire da sé che il tempismo del susseguirsi di botta e risposta a pochi minuti di distanza, la sera del 26 aprile, sa troppo di copione già scritto: è il solito, ipocrita gioco delle parti?

In ogni caso, rivendicare l’indipendenza della Chiesa e la libertà di culto è cosa che si sarebbe dovuta fare immediatamente, alle prime avvisaglie di ingerenza dello Stato in un ambito in cui la Chiesa ha competenza in modo esclusivo. La forza pubblica non può entrare nelle chiese se non chiamata, né tanto meno può disturbare o interrompere le funzioni religiose, reato punito dal Codice Penale con il carcere. I vescovi, nel regolare esercizio delle loro prerogative, devono denunciare queste scandalose prevaricazioni e ordinare ai parroci di celebrare alla presenza del popolo, pur nell’osservanza delle misure precauzionali prescritte per altri luoghi pubblici. I successori degli Apostoli hanno il pieno e nativo diritto di esercitare la giurisdizione sugli edifici destinati al culto e non devono chiederne il permesso a nessuno. La proibizione del culto pubblico configura un sopruso senza precedenti al quale bisogna opporsi con decisioni concrete, non con comunicati privi di ogni valore istituzionale in quanto emessi da un fantomatico Ufficio per le Comunicazioni Sociali di una struttura giuridica che non ha alcuna facoltà di sostituirsi ai vescovi nel governo delle loro diocesi. Questa non è la Chiesa Cattolica, ma qualcosa di molto simile all’Associazione patriottica cinese.

Reagire dopo ben due mesi di incondizionata sudditanza, peraltro, significa offrire all’avversario l’opportunità di dare scacco matto: se alle parole non seguiranno i fatti, la Chiesa italiana dimostrerà di non contare più nulla e di essere alla mercé dei decreti statali; una volta creato il precedente, in futuro qualunque scusa sarà di nuovo sufficiente per sospendere il libero esercizio delle sue attività in modo arbitrario, per motivi irragionevoli. Qui non si tratta di mendicare una concessione pietosa e nemmeno di rivendicare un diritto inviolabile, bensì di esercitare la giurisdizione ecclesiastica, sia pure nel rispetto dell’autorità civile in ciò che è di sua competenza, la salute e l’ordine pubblico. Se però i vescovi, in considerazione delle conseguenze giudiziarie, non si sentono abbastanza forti per farlo, tocca alla Santa Sede intervenire a loro sostegno richiamando lo Stato italiano all’osservanza del Concordato, non a un ignoto funzionario della conferenza episcopale che si appella alla libertà di culto (cioè a un diritto individuale anziché a quelli della Chiesa) con l’assurda motivazione che la vita sacramentale serve a sostenere il servizio ai poveri… pensieri da impiegato di una O.N.G. che tradisce così la propria vera preoccupazione: ormai nelle parrocchie mancano i quattrini – ma non certo negli enti che si occupano di “accoglienza”: nella trattativa dell’8 marzo, il segretario generale della C.E.I. è miracolosamente riuscito a farli inserire nel decreto salva-imprese…

Ma cosa ci si può aspettare, in questo frangente storico, dalla Santa Sede? Cosa potrà ottenere per noi, da un governo filocinese, un Segretario di Stato filocinese, amico del Presidente del Consiglio, che l’anno scorso ha partecipato alla riunione del Gruppo Bilderberg? Come può aiutarci un “papa” che, anziché guidare la Chiesa, si limita a fervorini mattutini in cui un giorno dice e l’altro disdice, sconfessando l’episcopato per puntellare la posizione del governo? E i vescovi cosa possono fare, alle prese con il Leviatano di un potere pilotato da luciferine società segrete che, per mantenerci sottomessi con il terrore, ignora cure efficaci e sperimentate, facendo morire i malati con terapie sbagliate? Dov’è finito il Vicario di Roma, dopo lo scontro con il suo superiore sull’apertura delle chiese? Prima in ospedale, e poi… desaparecido. Ecco in quale vicolo cieco ci ha condotto questa casta clericale senza fede e senza morale che predica il rispetto della legalità, anziché della legge divina; professa obbedienza allo Stato e a massoniche istituzioni internazionali, piuttosto che a Gesù Cristo Re; si fa megafono della propaganda mondialista, anziché tromba della verità eterna… Invece di dare a Dio ciò che Gli spetta, ha dato a Cesare anche ciò che è di Dio. I farisei non cambiano mai, ancor meno in questa Chiesa che giudaizza da decenni, infiltrata com’è da emissari della sinagoga di Satana… altro che fumo!

«Ogni piantagione che non ha piantato il mio Padre celeste sarà sradicata. Lasciateli perdere: sono ciechi e guide di ciechi» (Mt 15, 13-14). La Chiesa non coincide con la farraginosa, infruttuosa e spaventosamente costosa macchina burocratica costruita con il pretesto del rinnovamento conciliare e utilizzata per coartare la libertà dei vescovi nell’esercizio della loro missione, conculcandone la sacra autorità di diritto divino e riducendoli a meri funzionari periferici del partito. Questa costruzione artificiosa è destinata ad essere demolita e già mostra i primi segni di cedimento. Ora, a quanto pare, pensano che sia giunto il momento del lancio, più volte rimandato, della terza edizione del Messale italiano, con le sue modifiche ai testi e, forse, anche alla sostanza; ma non si rendono conto che han perso ogni credibilità? Quanti preti e fedeli sono ancora disposti a seguire gli odierni collaborazionisti, in questa situazione abnorme? I fatti recenti dimostrano inequivocabilmente che la C.E.I. è morta. Dopo aver intonato il Te Deum, scrivete o telefonate al vostro vescovo per chiedergli di riappropriarsi della sua autorità per guidare il popolo santo dietro il Pastore eterno, se ancora ha la fede – nonché le doti virili per farsi rispettare: gratia supponit naturam.