Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 1 ottobre 2022

 

I grandi giudizi di Dio

 

 

Et nunc, Domine, magna iudicia tua, quia non egimus secundum praecepta tua et non ambulavimus sincere coram te (Tb 3, 5).

Ancora una volta abbiamo dovuto costatare l’intensità e la portata della passione politica anche in coloro che si professano cattolici integrali. A scanso di equivoci, ci pare opportuno precisare che le considerazioni qui espresse a proposito delle ultime elezioni non si muovono sul piano dell’utilità pragmatica, ma nascono da un approccio squisitamente morale e spirituale: senza nulla togliere al ruolo della coscienza individuale come ultima istanza di giudizio, esse pretendono di superare il piano del contingente per collocarsi nella prospettiva dell’immutabile. Uno sguardo tendente all’eternità mal sopporta di arrestarsi alla realtà puramente umana, così contraddittoria, mutevole e caduca, qual è appunto, in modo eminente, il mondo della competizione partitica, retto da princìpi e criteri di puro opportunismo che ben poco hanno a che vedere con i valori perenni, gli unici per i quali valga la pena vivere e morire. Ciò vale ancor più in un Paese in cui le formazioni politiche, al di là dei programmi scritti, nelle azioni si assomigliano tutte e, per ottenere una posizione di potere, sono pronte a sancire qualunque alleanza, fosse pure la più spericolata.

Non ci sfugge affatto, ovviamente, il diritto e il dovere di partecipare alla vita pubblica; tuttavia è proprio per il desiderio di esercitarli in modo sensato che ci ripugna la necessità di farlo in un sistema di governo intrinsecamente cattivo, nel quale siamo costretti a scegliere tra due mali di gravità diseguale, almeno in apparenza. Anche ammettendo che l’uno sia realmente minore dell’altro, con lo sceglierlo si asseconda comunque, attivamente e deliberatamente, il male; anziché domandarsi cosa voglia Dio in quella data situazione, in tal modo si continua imperterriti a favorire l’iniquità per paura di qualcosa di peggiore. Così, pure nella mente dei buoni cristiani (che a ragione tengono a distinguersi da quelli comuni, manipolati dalla sinistra e dal clero), il perseguimento del bene finisce fra i bei sogni dei momenti di slancio sentimentale e di velleitario eroismo, mentre la legge divina e l’ortodossia, difese a spade sguainate quando non c’è nulla da perdere, vengono temporaneamente accantonate in attesa che passi la tornata elettorale.

I sedicenti “cattolici”, in questi ultimi decenni, si sono caricati di pesantissime responsabilità politiche, assecondando o non impedendo derive legislative di inaudita gravità con il pretesto di impedire l’ascesa dei “comunisti”. Tale antitesi costituisce però una dialettica illusoria, in virtù della quale in questi ultimi decenni, per accontentarsi appunto del male minore, si sono scesi tutti i gradini della dissoluzione morale, culturale e sociale, lasciando libero corso al male maggiore e spalancando alla sinistra anche le porte degli ambienti ecclesiali. Questo, del resto, è l’inevitabile sbocco del liberalismo, che è per sua natura malvagio in quanto, sottomettendo le esigenze della verità e della giustizia ad un consenso artificialmente creato con la propaganda, distrugge ogni autorità, sia nello Stato che nella Chiesa, tanto nel concetto quanto nell’esercizio. L’apparente competizione tra opposte forze politiche è coordinata da un livello di potere superiore, quello dell’alta finanza, che si serve di questo gioco delle parti per far progredire i suoi disegni perversi. Non per nulla la democrazia funziona in modo analogo al mercato: a un certo punto non è più la domanda a determinare l’offerta, ma un’unica offerta a definire la domanda.

Il partito che regolarmente vince tutte le elezioni è quello del relativismo, il quale, infiltrandosi gramscianamente nella Chiesa, ha fatto deviare il Concilio Vaticano II e guastato gran parte della gerarchia ecclesiastica. A quanto pare, però, anche i cattolici apparentemente “buoni”, come scrive una lettrice, «mettono al primo posto la politica e al secondo Gesù Cristo e il bene della Chiesa militante. Finché si vive in tempi normali, pregano, fanno proclami, si battono il petto; quando invece si avvicinano le elezioni, Cristo e la Sua Chiesa passano in secondo piano. Inoltre credono alle rivelazioni del Cielo solo quando li confermano in ciò che vogliono loro; qualora esse se ne discostino, improvvisamente cominciano a ritenere che siano solo illusioni di qualche anima pia». Si direbbe una militanza a corrente alternata (benché, dal punto di vista del mantenimento del sistema, sia a corrente continua). Nelle ore di esaltazione ci si sente Carlo Magno o si rivive la battaglia di Lepanto; nella cabina ci si riduce a decisioni più prosaiche.

«E ora, Signore, grandi sono i tuoi giudizi, poiché non abbiamo agito secondo i tuoi precetti e non abbiamo camminato sinceramente al tuo cospetto» (Tb 3, 5). Dobbiamo riconoscere il fatto che la situazione attuale è il risultato di decenni di ambiguità e di cedimenti, nei quali in modo sistematico, non accidentale, abbiamo mancato di sincerità nei confronti di Dio. Per evitare una crisi di governo, i risultati dei referendum sul divorzio e sull’aborto furono ratificati da cattolici; più tardi, sempre per scongiurare un presunto male peggiore, riguardo alla fecondazione artificiale si è accettato il compromesso di una legge che l’autorizza entro certi limiti, i quali poi, a colpi di sentenze, son stati di fatto annullati. Ora si paventa la legalizzazione dell’eutanasia, che in realtà è già comunemente praticata da decenni in ospedali e cliniche private; si grida al pericolo del diritto di adozione per le coppie sodomitiche, che già da tempo ricevono in affido i bambini sottratti dai servizi sociali ai legittimi genitori: Bibbiano ve lo siete già dimenticato?

A forza di tollerare il male minore, si è costruita un’autostrada alle peggiori aberrazioni legislative ed esse – quel che è peggio – si sono normalizzate a livello sociale e culturale diventando, senza limiti né riserve, mentalità comune. Adesso provate a modificare una situazione del genere con gli stessi mezzi che l’hanno creata… vi rideranno in faccia, dato che, con il vostro voto, la legittimate da decenni. Già soltanto la veemenza con cui tutti – compreso l’occupante del Soglio, senza che nessuno gridasse all’ingerenza – hanno incitato al voto per chiunque, dovrebbe far capire che si trattava solo dell’ennesima richiesta di autorizzazione a usarci a piacimento per il profitto di pochi, come pure è accaduto con la firma del grottesco consenso informato all’iniezione obbligatoria di prodotti altamente tossici dei cui effetti non si sapeva nulla. Come ha osservato un altro lettore, il diavolo ha bisogno dell’adesione umana, dato che non può agire direttamente sulla volontà, ma è in grado di orientarla ingannando l’intelletto.

È pur vero che si è raggiunta una percentuale di astenuti mai vista prima, ma dubitiamo che ciò impressioni più di tanto i veri padroni del vapore, che non son certo i pupazzi della politica. Chi comanda realmente sono i servizi segreti americani, israeliani e britannici; anche lo Stato profondo francese ci ricatta agevolmente con la fornitura di energia elettrica. Questi occulti centri di potere sono a loro volta controllati dalle solite famiglie “ebraiche” di banchieri e speculatori senza morale e senza scrupoli, quelli che riescono a far sedere un Letta e una Meloni attorno allo stesso tavolo dell’Istituto Aspen. Il teatrino delle marionette, del resto, va avanti da ancor prima del 1946, come minimo dal momento della registrazione dell’Italia, quasi fosse un’azienda privata, da parte della Securities and Exchange Commission, fondata nel 1934 come organo di vigilanza finanziaria, ma funzionante in realtà come agenzia di manipolazione degli investimenti. Il pretesto di prevenire un’altra crisi economica globale era palesemente falso, visto il carattere artificiale del crollo del ’29 e la strana “incapacità” della Commissione di impedire ulteriori speculazioni dannose.

Se non si riconosce la sovranità di Gesù Cristo, in conclusione, si finisce inevitabilmente sotto la tirannia del diavolo e di coloro che, per mezzo del denaro, ne curano gli interessi sulla terra. Da tale destino, evidentemente, non rimane esente neppure la gerarchia prona al mondo e ai suoi diktat. La Chiesa “cattolica” tedesca, che grazie alla Kirchensteuer naviga nell’oro, era tutta presa dalla sua via sinodale scismatica ed eretica… e che succede? Gli americani fan saltare i due gasdotti che dalla Russia avrebbero dovuto rifornire la Germania. Con l’arrivo dell’Inverno, visto anche il crollo degli indici di borsa, i vescovi teutonici avranno ben altro di cui preoccuparsi: oltre a trovare il modo di riscaldare i loro immensi palazzi, dovranno far fronte al dilagare della miseria nella popolazione (che paga la tassa ecclesiastica). Chissà che il gelo non li aiuti a rinsavire… Magari di rimando – a causa delle conseguenze che, per l’effetto domino, pagheremo pure noi – anche i nostri Pastori, insieme con i prelati vaticani, indosseranno il cilicio e faranno mea culpa. La Provvidenza si serve di chiunque e di qualunque  mezzo per castigare gli empi e ridurli all’obbedienza.

La corte sedette e furono aperti i libri. Stavo osservando a motivo dei grandi discorsi che proferiva quel corno e vidi che la bestia fu uccisa e il suo corpo distrutto e gettato ad ardere nel fuoco (Dn 7, 10-11).

(Si ringraziano i lettori che, con i loro commenti, hanno fornito preziosi suggerimenti.)

 

venerdì 23 settembre 2022

 

Quale voto

in una cultura di morte?

 

 

Quoniam non oboedivimus praeceptis tuis, ideo traditi sumus in direptionem (Tb 3, 4).

In tanti continuano a domandarsi come votare. Il consiglio di non farlo affatto (che non va inteso come un obbligo) poggia su ragioni di teologia politica che abbiamo cercato di spiegare (qui e qui), non sull’idea che la bassa affluenza alle urne possa delegittimare un sistema che comunque – eccetto per una catastrofe bellica – andrà avanti ugualmente, anche senza sostegno popolare. A chi si lamenterà dell’operato del nuovo Governo o dell’attività legislativa del nuovo Parlamento potranno rinfacciare cinicamente che, se voleva che la sua opinione avesse un peso, si sarebbe dovuto recare al seggio. Dobbiamo metterci in testa che la democrazia è (ed è sempre stata) una frode mirante a imporre ai cittadini decisioni prese da altri come se fossero frutto delle loro scelte. È ormai più che evidente che i rappresentanti eletti non operano nell’interesse del popolo, ma di consorterie finanziarie sovranazionali che li manovrano come burattini e, a dissipare ogni dubbio residuo, li premiano come statisti dell’anno per mano di rabbini che consegnano globi sormontati da corna di caprone…

Se, fino a poche settimane fa, sembrava ancora lecito votare i partiti di centro-destra, ora non lo è più, dopo le dichiarazioni dei suoi capi a favore della legge 194 (del resto non del tutto nuove). Già l’esplicito appoggio a Israele e al blocco euro-atlantico ripugnava fortemente alla coscienza, ma quest’ultimo sviluppo la obbliga ora a rigettare definitivamente pure quelle forze politiche. Da un lato c’è un uomo che, pur di salire e rimanere sulla giostra, si è completamente venduto ai traditori della Nazione approvando tutti gli inauditi abusi di potere perpetrati dall’ultimo governo e costati ai cittadini immani ingiustizie a esclusivo vantaggio dei colossi del farmaco, che grazie ad essi hanno lucrato cifre da capogiro. Dall’altra c’è una donna incolta che non fa mistero di pratiche occulte in cui dialoga con i demoni. Nella passata legislatura si è regolarmente assentata, con i suoi gregari, ogni volta che il Parlamento doveva votare su questioni cruciali e, a proposito dell’aborto, ripete sostanzialmente le idiozie della sinistra; l’inserimento nella cosca intellettuale dei Rockefeller va forse ascritto a tali meriti? Per sostenere questi individui non basta turarsi il naso: occorre soffocare la voce della coscienza.

Riguardo ai sedicenti partiti antisistema, come già accennato, molti indizi inducono a pensare che siano in realtà strumenti creati dal sistema stesso per imbrigliare il dissenso; cambia poco che, fra i loro candidati, ci siano anche persone degne, le quali possono essersi lasciate incantare. L’abile giornalista calabrese dal cognome giudaico proviene dalla massoneria “progressista” di Magaldi, da cui sostiene di essersi separato (cosa non verificabile e, in ogni caso, molto ardua e mai priva di conseguenze, soprattutto per uno che si lanci in politica). In seguito al divorzio, Magaldi lo ha rimproverato in modo bonario senza esecrarlo affatto (cosa che, in quell’ambiente, equivale a una raccomandazione a favore di qualcuno che è probabilmente incaricato di sedurre un uditorio altrimenti irraggiungibile). Il personaggio si è inoltre alleato con i veterocomunisti, che annoverano nei loro ranghi uno di quei magistrati massoni che hanno trasformato il potere giudiziario in arma impropria per eliminare una classe politica.

Anche il giornalista organico al sistema mediatico, già senatore del Movimento Cinque Stelle (dal quale è stato poi espulso), ha curiosamente ricevuto dal loquace Magaldi una blanda critica con cui, malgrado l’opposizione agli ideali europeisti, ne riconosce merito e valore. Guarda caso, al di là della contrarietà all’obbligo vaccinale, anch’egli propugna l’autonomia energetica tramite lo sviluppo delle energie rinnovabili (esattamente come la sinistra). La deputata veneta che si è pur distinta nella battaglia contro i cosiddetti vaccini, poi, pare legata ad ambienti iniziatici affini alla massoneria e, coerentemente, fonda il suo programma su di una visione esoterica della vita, non certo sui valori cristiani, come dimostra il fatto che in esso non si accenna minimamente alla lotta all’aborto. Concetti e linguaggio tipici del new age, del resto, sono stati ormai assimilati dalla mentalità comune e dalla cultura corrente come unica e obbligatoria chiave di lettura della realtà, con il risultato che, per un vero cattolico, è pressoché impossibile intendersi con altri perfino su questioni di ordine puramente naturale.

In tutti questi casi, a parte le campagne contro le restrizioni sanitarie e gli appelli al ripristino dei diritti costituzionali, che fan facilmente presa sulla parte più esasperata della popolazione, tutto il resto è ben poco chiaro, dato che manca una visione filosofico-politica strutturata oppure ne viene proposta una deformazione di orientamento gnostico. Qualora queste osservazioni non bastino, è utile indagare un po’ sui finanziatori, scoprendo con poco sforzo che, in alcuni casi, sono gli stessi che foraggiano la sinistra… Può emergere, per esempio, che l’onnipresente George Soros, con la mediazione di un’esponente della Confindustria, sostiene un partito del dissenso in modo analogo a quello in cui ha finanziato le varie rivoluzioni colorate. L’importante è che la gente, per una ragione o per quella opposta, si mobiliti in vista di qualche cambiamento, qualunque esso sia: sarà comunque quello desiderato dai gestori della finanza in quanto funzionale ai loro scopi criminali.

«Poiché non abbiamo obbedito ai tuoi precetti, per questo stiamo stati abbandonati al saccheggio» (Tb 3, 4). È arduo pensare che la situazione del nostro Paese possa migliorare per opera degli uomini attualmente sulla scena; uno dei più solerti nel consegnarlo agli speculatori stranieri, anzi, è proprio lo statista dell’anno, che non è riuscito a trattenere un perfido ghigno nel sentirsi lodare come stabilizzatore dell’Italia. La demolizione controllata di essa, d’altronde, è una punizione reclamata dagli enormi peccati del suo popolo. Dio si serve anche dei Suoi nemici per realizzare i propri disegni, come testimonia tutta la storia biblica e quella della Chiesa. Vista la mancata resipiscenza, dopo due anni e mezzo di inedita prova, possiamo soltanto pregare perché il castigo sia attenuato e il Signore ci dia la forza di sopportarlo. Come se non bastasse, l’Occidente sta spingendo la Russia alla guerra totale con conseguenze imprevedibili, capaci di farci dimenticare la cosiddetta pandemia. Tanta apprensione per le imminenti elezioni appare davvero fuori luogo, se si guarda alle oscure nubi che si addensano all’orizzonte anche grazie all’appoggio del centro-destra all’ingiustificabile sostegno militare all’Ucraina e al suicida attacco economico alla Russia.

In conclusione, nessuno è moralmente obbligato a votare; di conseguenza, in questo ambito, non esiste alcun obbligo di scegliere il male minore (che è pur sempre un male). Il paragone con il caso ipotetico di due assassini che stanno per uccidere un numero diseguale di persone non è affatto pertinente: qui non si tratta di limitare il danno decidendo di fermare, se non è possibile bloccare entrambi, solo colui che, presumibilmente, causerà la più forte perdita di vite umane, ma di appoggiare partiti che escludono categoricamente di mettere in discussione la legalizzazione di una strage senza fine. Difendere la legge 194, purché sia applicata bene, significa comunque approvare l’aborto; quindi non è lecito sostenere con il voto chi lo fa. Parlare di prevenzione e di sostegno alla natalità, nell’attuale contesto sociale, è il sommo dell’ipocrisia, visto che il cosiddetto diritto all’aborto è diventato indiscutibile ed è ormai entrato nel pensiero dominante come un’intangibile prerogativa della donna. Si può forse arrestare con palliativi uno sterminio di Stato, pacificamente accettato dalla società e avallato dalla cultura di massa?

Quando è la vita stessa degli esseri umani a non valere più nulla, al punto che i nascituri possono essere soppressi impunemente per qualunque motivo, anche banale (o, nel caso dell’industria farmaceutica, perfino a pagamento), a che serve blaterare di libertà costituzionali, riduzione delle tasse o sovranità nazionale? In che cosa sarebbe mai sovrano un popolo depauperato di intere generazioni e deliberatamente condannato a estinguersi o ad essere assorbito da orde di stranieri lasciati sbarcare illegalmente? In quali scelte e quali azioni si concretizza il proclamato impegno per la vita, la famiglia e la libertà educativa? Non sono forse chiacchiere cui non corrispondono fatti, stanchi ritornelli utili unicamente a incantare gli sciocchi? Questa è l’ennesima riprova che la democrazia parlamentare è un sistema intrinsecamente malvagio, poiché i politici, pur di evitare un suicidio elettorale, sono pronti a calpestare, per mere logiche di potere, perfino i valori più sacri. La sorte di tali personaggi, se non si ravvedono, è l’Inferno; se proprio vogliono finirci in cambio di un po’ di fumo terreno, non intendiamo seguirli.


sabato 17 settembre 2022

 

Consigli per la resistenza

 

 

Intellectum tibi dabo, et instruam te in via hac qua gradieris; firmabo super te oculos meos (Sal 31, 8).

In una situazione estremamente mutevole e imprevedibile, qual è quella attuale, non si possono dare se non suggerimenti parziali e provvisori, la cui validità andrà verificata nel prosieguo degli eventi. Nonostante un governo dimissionario abbia facoltà di gestire soltanto gli affari correnti, un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante la data del 1° Agosto, ma pubblicato nella Gazzetta Ufficiale solo il 9 Settembre con decorrenza (fatto ancor più anomalo) dal 24 dello stesso mese, vigilia delle elezioni, fissa la procedura da seguire, in applicazione di un decreto-legge risalente a ben dieci anni prima, in caso di assunzione di poteri speciali da parte del Capo del Governo in materia di difesa, sicurezza, energia, trasporti e comunicazioni. Sono i settori vitali il cui controllo va assunto ai fini della riuscita di un colpo di Stato. Nel decreto apparentemente così intempestivo, inoltre, si fa particolare riferimento al controllo degli investimenti esteri diretti, dettaglio che fa pensare a ulteriori sanzioni contro la Russia, a danno dell’economia nazionale.

La prima e più necessaria indicazione raccomanda una sana indipendenza di giudizio, che non degeneri però in una sorta di disturbo oppositivo provocatorio, sindrome oggi rilevata in parecchi bambini in età scolare e qui evocata, per analogia, per classificare un comportamento sempre più diffuso anche fra gli adulti, soprattutto a partire dalla Primavera del 2020. L’equilibrio dell’età matura consente di distinguere le cose in cui è sensato o addirittura obbligatorio opporsi da quelle in cui è consigliabile la conformità, a meno che non si tratti di atti intrinsecamente cattivi e, quindi, moralmente reprensibili. Una giusta autonomia intellettuale rifugge tanto dall’ingoiare qualunque sciocchezza propalata dalla propaganda di regime, quanto dal voler sistematicamente vedere ogni questione in modo contrario a quello comune. La filosofia tomista consente di riconoscere il reale così com’è, senza costruirsi mentalmente un mondo parallelo, neppure per combattere la realtà virtuale creata dal potere.

A tal fine, oltre al vecchio buon senso e, se possibile, a una buona formazione filosofica di base (fosse pure rudimentale), è indispensabile un’informazione per quanto possibile corretta. Se volete trovarla, eliminate il televisore e selezionate accuratamente le fonti telematiche, fra le quali vanno scartate sia quelle che si fanno veicolo di un ottimismo ingannevole, mirante ad addormentare le coscienze, sia quelle affette da un catastrofismo apocalittico che causa soltanto ansia e paralizza l’azione. Dato che Dio solo conosce l’avvenire, cestinate anche le molteplici previsioni che con eccessiva sicurezza e precisione pretendono di svelare accadimenti futuri; il più delle volte sono depistaggi con cui la propaganda e i servizi segreti cercano di suscitare stati d’animo collettivi funzionali agli scopi dei burattinai oppure di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai veri complotti da loro orditi. Se si fosse realmente sull’orlo di un conflitto nucleare, per esempio, non ne parlerebbero con tanta leggerezza; è probabilmente un’altra forma di terrorismo piscologico, mirante a destabilizzare le persone per renderle ancor più succubi e remissive.

Naturalmente una buona informazione non basterà ad evitare la recessione economica, scientemente provocata con le sanzioni alla Russia e le dolose speculazioni sui prezzi delle fonti energetiche. Se già tantissime aziende hanno chiuso, molte altre saran costrette a farlo nei prossimi mesi, lasciando migliaia di famiglie senza sussistenza. A tale riguardo, considerati gli enormi aumenti ingiustificati e l’eccessiva percentuale di tasse, riteniamo moralmente lecito dilazionare il più possibile il pagamento delle bollette, magari fino a quando non sia minacciato il taglio dell’erogazione. Questo stratagemma permette di risparmiare del denaro che può esser messo da parte o speso per cose più urgenti, mantenendo comunque un fondo di emergenza cui si possa sempre attingere, possibilmente in contanti da tenere presso di sé; al tempo stesso tale prassi, se attuata da un numero consistente di utenti, danneggia i gestori dell’energia quanto agli interessi lucrati col loro denaro e agli investimenti con esso realizzati.

È bene ridurre spontaneamente al minimo indispensabile il consumo privato di gas e di elettricità abituandosi a uno stile di vita sobrio e parsimonioso, così da giocare d’anticipo sulle direttive di un governo che, a differenza dei precedenti, sarà legittimato dalle elezioni (anche con un’altissima astensione). A prescindere dalla contingenza, è comunque utile ridimensionare il tenore di vita gonfiato e innaturale al quale, al prezzo della miseria e dello sfruttamento di altri popoli, ci ha abituato il consumismo. Se davvero saranno effettuati i razionamenti di cui si parla, chi si è già abituato a scaldare poco e a limitare l’uso della corrente si troverà avvantaggiato. Il freddo irrobustisce chi è in buona salute; chi è cagionevole può coprirsi di più e rafforzare le difese immunitarie mediante l’assunzione regolare di vitamine e integratori naturali (cosa, peraltro, consigliata a tutti). Chi è attrezzato, specie in campagna, può utilizzare la legna ignorando i decreti di alcune regioni e non pagando le eventuali multe, visto che quei provvedimenti son pensati per costringere i cittadini a spendere inutilmente denaro per l’acquisto di stufe conformi alla normativa europea. In generale, non bisogna ricevere né ritirare all’ufficio postale le raccomandate relative a sanzioni inique e illegittime.

C’è poi la situazione di chi è stato ingiustamente sospeso dall’attività professionale. Se già non l’ha fatto, intenti una causa contro il datore di lavoro; in ogni caso, se ne ha la possibilità, eserciti la professione in modo indipendente dietro compenso volontario. Molti medici, quest’anno, hanno curato a casa gli ammalati non “vaccinati”, i quali, in ospedale, avrebbero subìto un trattamento discriminatorio, fino a rischiare la vita stessa; a loro va tutta la nostra ammirazione e gratitudine, con il sostegno della preghiera. Qualora uno non possa esercitare la propria professione in modo autonomo, organizzi un’attività lucrativa di altro genere; quelle ricettive e ristorative, grazie all’invasione di stranieri successiva ai due anni di sospensione del turismo, sono particolarmente promettenti. L’insegnamento può essere praticato nelle numerose scuole parentali che stanno sorgendo un po’ ovunque al fine di assicurare un’istruzione libera e dignitosa; esse non garantiscono certamente lo stesso trattamento economico, ma in una situazione di emergenza rappresentano comunque un’opportunità utile, nobile e coraggiosa.

L’educazione è sempre stata una sfida cruciale, ma lo è ancor più nella presente congiuntura storica. Formate i vostri figli a uno stile di vita virile e indipendente, forgiando in loro personalità robuste, autonome e combattive, indifferenti agli sciocchi giudizi di coetanei completamente alienati dal pensiero unico, degradati da abitudini immorali e dipendenti dagli ultimi ritrovati della tecnologia. Avrete così figli veramente liberi, cioè capaci di scegliere e realizzare il bene, non di assecondare qualsiasi voglia indotta dal sistema perverso che manipola la gioventù. Insegnate alle vostre figlie la sottomissione, il pudore e il riserbo; trattenetele dal lasciarsi corrompere da mode sconce che ne sviliscono il corpo e offendono la dignità, inducendo in esse una psicologia da donne di strada e impedendo loro di diventare brave spose e madri di famiglia. La pressione sociale, in questo campo, è sproporzionata rispetto alle risorse dei singoli, ma un amore provvido e previdente, unito a dolce fermezza e a sobrie quanto sapienti spiegazioni, può vincere anche tale sfida, specie se ispirato e sostenuto da una costante meditazione della divina Parola.

«Ti darò intelligenza e ti istruirò in questa via per cui camminerai; fisserò i miei occhi su di te» (Sal 31, 8). Chi si lascia educare dal Signore non solo ottiene luce per valutare bene la contingenza e compiere scelte assennate, ma gode pure di una speciale protezione, purché non le ponga ostacolo con ansie immotivate o decisioni avventate; per chi ama Dio gli errori stessi, una volta riconosciuti e riparati, diventano anzi provvidenziali occasioni di bene (cf. Rm 8, 28). L’urgenza primaria è allora quella di tenere la mente e il cuore fissi in Lui, in modo da poterne incrociare lo sguardo chino sui figli diletti, custoditi e guidati. «Manifesta al Signore la tua via», cioè fa’ ogni cosa alla Sua santa presenza; «spera in lui ed egli stesso agirà. […] Sii sottomesso al Signore e invocalo. Non invidiare colui che prospera nella sua via, l’uomo che commette ingiustizie. […] Ancora un poco e il peccatore più non sarà; cercherai il suo posto e non lo troverai. […] Il Signore conosce i giorni  dei puri; la loro eredità rimarrà in eterno. Non resteranno confusi nel tempo avverso e nei giorni della fame saranno saziati» (Sal 36, 5.7.10.18-19).


https://www.gazzettaufficiale.it/eli/gu/2022/09/09/211/sg/pdf

https://www.imolaoggi.it/2022/09/12/poteri-speciali-al-presidente-del-consiglio-intervista-al-prof-sinagra/


sabato 10 settembre 2022

 

L’inizio di ogni peccato

 

 

Initium omnis peccati est superbia (Sir 10, 15 Vulg.).

C’è chi si ostina a considerare l’attuale situazione della Chiesa da un punto di vista puramente umano, fissando lo sguardo sugli aspetti più desolanti e negando, almeno implicitamente, il ruolo della Provvidenza nella conduzione della storia. Il bilancio di questo tipo di osservazione non può non essere catastrofico: «Va tutto malissimo; non c’è più niente di sano; i cattolici, a partire dalla gerarchia, sono tutti o apostati o vigliacchi». Da questa premessa è immediatamente tratta una netta conclusione operativa: «Siamo rimasti gli unici che difendano la fede, il culto, il diritto e la morale; siccome il buon Dio non fa nulla per risolvere i problemi, pensiamoci noi e ricostruiamo la Chiesa per conto nostro. Non siamo certo noi a separarci da essa; sono invece tutti gli altri ad esserne fuori». Come corollario di questo bel ragionamento, un’inossidabile certezza: «Dato che siamo i soli giusti, noi abbiamo sempre ragione, qualunque cosa facciamo; gli altri, essendo tutti eretici, hanno sempre torto a priori». Nihil sub sole novum: è proprio quella spiccata umiltà e carità che i Padri riscontravano negli scismatici del loro tempo…

Tuttavia nella Chiesa c’è anche, grazie a Dio, chi vede la contingenza con un occhio soprannaturale, il quale si distingue per tre proprietà: anzitutto sa per fede che nulla in assoluto sfugge al governo del Creatore, informato da una sapienza che supera infinitamente l’umano intelletto; poi, grazie alla speranza, è certo del Suo intervento risolutore, che avverrà al momento opportuno; infine, mediante la carità, riesce a scorgere e apprezzare la discreta e silenziosa opera dello Spirito Santo, che ovunque fa spuntare germogli di autentica rinnovazione. Non è sempre facile riconoscere questi ultimi nella terribile confusione che impera, ma l’intimità divina permette generalmente di individuarli con una certa sicurezza, così da poterli sostenere e incoraggiare finché non sboccino e portino frutto nel tempo stabilito. La saggezza dell’agricoltore sa bene che il raccolto va atteso con pazienza; non potendo forzarne la crescita, egli si limita a prestargli le cure che sono in suo potere e a tenerne lontana ogni minaccia, come uccelli e parassiti.

La superbia è una forma di stupidità; l’umiltà è un’espressione di intelligenza, dato che consiste nella retta conoscenza di sé stessi. Mentre il superbo ha una considerazione di sé gonfiata dalla presunzione e una visione della realtà deformata dall’amor proprio, l’umile riconosce che tutto – ma proprio tutto – gli viene da Dio; perciò non si dà gran pena di ciò che gli vien detto di negativo (a meno che non gli torni utile ai fini della propria correzione) e distoglie da sé le lodi per indirizzarle al Creatore, origine di ogni suo bene. Il superbo, se ha cultura e intelligenza, non se ne giova per riconoscere i propri errori; esse sono invece sfruttate da chi lo manipola a sua insaputa perché a sua volta manipoli altri. Ciò appare in modo evidentissimo nei massoni, irretiti e accecati dal groviglio di miti assurdi propinati dalla gnosi cabalistica; se, scossi dal carattere raccapricciante di uno dei riti di passaggio, non hanno un sussulto di resipiscenza, sono davvero spacciati, spensieratamente in corsa verso il baratro infernale nell’esiziale illusione di essere iniziati a una scienza superiore.

Analogo pericolo corrono però anche coloro che si separano dalla Chiesa appoggiandosi sulla propria erudizione teologica, vera o presunta. I lampanti errori delle loro argomentazioni e le scelte illecite che operano sulla base di esse vengono giustificati per mezzo di castelli intellettuali che si reggono sopra uno stecchino. Un caso paradigmatico, di recente tornato d’attualità, è l’appello al cosiddetto stato di necessità, che rappresenta un fatto eccezionale delimitato nel tempo e nello spazio, non certo una situazione che possa riguardare universalmente la Chiesa intera per decenni. Bisognerebbe peraltro far notare a certuni che il codice del 1917 non è più in vigore e che il diritto ecclesiastico, attualmente, è regolato da quello del 1983, il quale non può essere invalidato dalle critiche rivolte, a torto o a ragione, a colui che lo ha promulgato… Evocare poi lo stato di eccezione non è affatto pertinente, dato che esso non esiste nell’ordinamento canonico e che l’analogia con il diritto romano non basta a rendere plausibile tale riferimento.

Il guaio peggiore, tuttavia, è che quanti prendono la via dell’insubordinazione non si limitano ad autoassolversi, ma pretendono – senza ammettere il minimo appunto – che tutti gli altri riconoscano la bontà della loro scelta. Essi non esitano a redarguire, per metterlo a tacere, chiunque si azzardi ad esprimere riserve nei riguardi della loro condotta, arrivando addirittura a biasimarlo perché non ha preso la stessa decisione, qualora nutra opinioni simili sullo stato della Chiesa. Così può capitare di sentir dire che un vescovo kazaco e un cardinale americano che si son fatti ispiratori di legittima resistenza, nonostante abbiano ragione in ciò che dichiarano, non sono validi punti di riferimento in quanto non si ribellano al Papa. In questa visione distorta, alla fine, un passo gravemente illecito diventa obbligatorio: gli erranti esigono non solo di legittimare e veder giustificato dagli altri il proprio errore (almeno fino a quando la Chiesa intera non torni ad essere come loro), ma finanche di imporlo a tutti come l’unica scelta coerente…

Queste osservazioni, naturalmente, non implicano la convinzione che, nella Chiesa, tutto funzioni a meraviglia. Esattamente come succede con i membri delle sètte, i ribelli, una volta messi alle strette, reagiscono attaccando l’interlocutore e attribuendogli convinzioni che non ha affatto espresso. Chi per carità indica un difetto, non per questo intende automaticamente avallare il difetto opposto. Se l’occupante del Sacro Soglio partecipa ad un rito di evocazione degli spiriti (per ottenere da loro una dose di rinforzo contro la malattia?), il cattolico fedele si dissocia intimamente da quell’atto e ha pieno diritto di esecrarlo anche pubblicamente, ma a causa di esso non si pone certo fuori del Corpo Mistico, perdendo così tutte le prerogative della sua condizione, né pretende di giudicare in foro esterno chi l’ha compiuto. Se un prelato vaticano, analogamente, valuta con favore la legge che, solo in Italia, ha causato più di sei milioni di vittime, il cattolico fedele, anziché rinnegare la Chiesa, lo considera scomunicato in forza della legge canonica e invoca su di lui il giusto castigo divino; se poi ne ha il potere, si adopera perché sia riaperta l’inchiesta a suo carico dalla Procura della città di cui è stato vescovo depredandone la diocesi e lasciando dietro di sé una voragine di trenta milioni (probabilmente a vantaggio della congrega paramassonica cui appartiene).

Come vedete, c’è modo e modo di opporsi al male. Le modalità lecite ed efficaci sono quelle suggerite dall’umiltà; le modalità illecite e dannose, quelle istigate dalla superbia. Non intendiamo con ciò insinuare che le seconde siano sempre trappole o diversivi volti a neutralizzare il dissenso deviandolo su false piste, ma non possiamo fare a meno di pensare che spesso lo siano, pur sapendo che, solo per aver messo in guardia da fondazioni, comitati, sodalizi e partitini, saremo stigmatizzati come guardiani dei cancelli. L’unico giudizio che temiamo è quello divino; il resto passa con la scena di questo mondo (1 Cor 7, 31) e sprofonda nell’abisso, dove «il loro verme non muore e il fuoco non si estingue» (Mc 9, 43.45.47 Vulg.). Ogni peccato nasce dalla superbia, la quale può originare le peggiori colpe e aberrazioni. L’esito finale dimostra che si tratta davvero di una cosa insensata, soprattutto perché – a meno che uno non sia incastrato senza via d’uscita – basterebbe un piccolo atto di umiltà per cambiare rotta e salvarsi; tale atto richiede l’assenso alla grazia, che a sua volta attende che l’uomo riconosca di averne bisogno. È proprio così difficile arrendersi a Dio, anche se ciò dovesse comportare il martirio?

Qual è il problema più grave della Chiesa, in questo momento storico? Sono forse i progressisti che la infestano in ogni ambiente e a ogni livello? sono gli impostori che hanno occupato il Vaticano e pretendono di cambiarla? o forse i traditori che fanno il doppio gioco, lavorando per il nemico dietro la maschera di difensori della Tradizione? No, giacché tutti costoro sono riconoscibili oppure finiscono col venire allo scoperto; essi si condannano da sé e saranno presto spazzati via. Il cancro nascosto che mina il Corpo Mistico sulla terra sono quei cattolici pieni di superbia che, ritenendosi i soli giusti, sentenziano senza appello su chiunque, dal Papa in giù, e, facendosi tribunale a sé stessi, legiferano su ogni questione in modo del tutto autonomo, come se l’intera Chiesa si esaurisse in ognuno di loro e non dovessero rispondere a nessuno dei propri peccati (talvolta anche gravi).

Questa è una piaga peggiore del clero sodomita e di quello apostata, poiché non si nota come quella, ma provoca uno sconquasso ancor più grave, dato che atomizza la Chiesa e distrugge la comunione ecclesiale. Permanere in essa ad ogni costo non comporta l’essere uniti a quanti han rinnegato la fede o non l’hanno mai avuta, visto che costoro, pur essendo membri della società visibile, in realtà non appartengono al Corpo. Chi invece si trova al suo interno perché ha sì una fede basata sulla sana dottrina, ma difetta di speranza e di carità, lo danneggia in modo più profondo. Offriamo allora penitenze e sacrifici perché il Signore ci doni di nuovo un Sommo Pontefice cattolico, capace di liberarci e dagli uni e dagli altri.


sabato 3 settembre 2022

 

Voto: sapienza celeste

e prudenza umana

 

 

Ne festines in tempore obductionis. Sustine sustentationes Dei (Sir 2, 2-3 Vulg.).

C’è un modo di prendere decisioni in cui l’uomo si basa fondamentalmente sul proprio discernimento e uno in cui si rimette completamente alle indicazioni del Cielo. Il primo, nella misura in cui rispetta la legge morale, è sempre lecito, ma il secondo è superiore. Ciò non significa che il secondo sia obbligatorio, dato che il cristiano non ha l’obbligo di essere perfetto, bensì quello di tendere alla perfezione. Il conseguimento della perfezione, infatti, non dipende soltanto dalla buona volontà, ma soprattutto da grazie speciali che il Signore concede a chi vuole. Nel fare la stessa scelta, dunque, chi è avviato alla santità seguirà criteri diversi da quelli comuni, ma ciò non comporta che regolarsi secondo questi ultimi costituisca automaticamente un peccato. In altre parole, una scelta migliore non rende illecita una meno buona, salvo che la coscienza non percepisca chiaramente di esser chiamata da Dio a quella migliore.

Abbiamo visto che, in linea di principio, non conviene (non expedit) che un cattolico collabori con uno Stato decisamente anticristiano, dato che, in tal caso, coopererebbe direttamente con un sistema intrinsecamente malvagio, che non può esser risanato per mezzo dei suoi stessi presupposti. Sul piano delle applicazioni pratiche, tuttavia, la ragione può consigliare, nell’ambito del possibile, l’opzione meno dannosa nell’immediato. Per questo san Pio X attenuò il divieto di partecipare alla vita politica e Pio XI si risolse, sotto l’influenza del cardinal Gasparri, suo Segretario di Stato, a comporre l’annosa questione dei rapporti con lo Stato italiano. Pio XII, dopo il passaggio alla Repubblica, incitò i fedeli a votare il partito “cattolico”, soprattutto in occasione delle cruciali elezioni del 1948, quando si corse il serio rischio che le vincessero i comunisti. All’epoca non era evidente, tuttavia, che quel partito obbediva agli ordini dell’occupante; col senno di poi, anzi, appare chiaro che fu proprio quello ad avallare nel nostro Paese il divorzio e l’aborto.

Venendo all’attualità, il voto dato al centro-destra può impedire alla sinistra di tornare al governo, cosa sicuramente da auspicare; non possiamo però avere la certezza che un governo “conservatore”, pur frenando le peggiori derive, nell’esercizio delle sue funzioni adotterà criteri conformi alla dottrina cattolica. Anche ammesso che non sia già stata pianificata una manovra analoga a quella del 2018-2019 (una sorta di mandato con scadenza che sfoci in una crisi artificiale e nell’ennesimo esecutivo “tecnico”), al massimo si può sperare che siano dilazionati i progetti legislativi più eversivi, ma le linee fondamentali di azione son già tracciate dagli impegni presi con l’Unione Europea dal Presidente del Consiglio uscente. In ogni caso, non è sensato aspettarsi un rinnovamento della vita pubblica da parte di soggetti così impreparati, privi di una solida visione politica che vada oltre il populismo, specie se l’uno si spertica nel sostegno a Israele e l’altra è stata accolta nel serbatoio di pensiero dei Rockefeller.

Ciò non implica che non sia lecito votarli, eccetto qualora inseriscano nel programma elettorale propositi in netto contrasto con la morale cattolica, come fanno i partiti di centro-sinistra. Questa sarebbe la scelta meno perfetta, ma pur sempre possibile dal punto di vista pratico, specialmente nell’odierno scenario politico. I partitini emergenti son troppo in odore di massoneria e servizi segreti; con ogni probabilità sono stati pensati come strumenti volti a catturare il dissenso per tenerlo sotto controllo. Per chi non si accontenta, nondimeno, rimane aperta la scelta più perfetta, che non consiste nel mero astensionismo, bensì in una radicale contestazione di questo sistema di governo, il quale, dietro l’apparenza della sovranità popolare, manipola in realtà le masse secondo progetti prestabiliti. Così una ristretta oligarchia di finanzieri opprime, taglieggia e decima intere Nazioni, come abbiamo inequivocabilmente costatato – se prima non era sufficientemente chiaro – in questi ultimi due anni e come continuiamo a osservare nelle attuali speculazioni sul costo delle fonti energetiche.

La seconda opzione, evidentemente, richiede un alto grado di unione con Dio, che è una condizione della santità. Qui si nota la differenza tra chi ha semplici idee religiose e chi vive un’autentica intimità col Signore, tra chi è ancora prigioniero delle proprie passioni e chi se n’è purificato, tra chi milita nella Chiesa come in un partito e chi partecipa alla sua vita soprannaturale in qualità di membro vivo e sano del Corpo Mistico. Nel secondo caso ci si può render conto che perfino lo scatenamento del male è permesso dall’alto per fini provvidenziali che in gran parte ci sfuggono, ma che l’intima familiarità con Dio permette appunto di intuire. Si può dunque ipotizzare che il Salvatore stia consentendo la degenerazione sia dello Stato che della Chiesa terrena per far la cernita di coloro che Gli sono davvero fedeli, in modo che la zizzania si riveli per quello che è e il frumento ne sia distinto. I cattolici fedeli, inoltre, vengono ulteriormente affinati e fortificati per il compito che dovranno presto assumersi, quando l’impalcatura imputridita delle odierne strutture statali ed ecclesiali inevitabilmente crollerà.

«Non aver fretta nel tempo della prova. Aspetta gli appoggi di Dio» (Sir 2, 2-3 Vulg.). Saper attendere è caratteristico di chi ha ben sviluppato la fede e la speranza teologali. Ciò non equivale a un’inerte indolenza, ma esprime la consapevolezza che l’attore principale della storia è il Signore e che la risoluzione di certe sfide supera le possibilità umane. Come ha scritto qualche lettore, in realtà «tutta questa smania di fronteggiare il mondo nasconde la superbia della vita e l’espunzione della Provvidenza dai giochi in atto». «Voler fare a tutti i costi qualcosa per uscire da questa crisi», anzi, espone al pericolo di dar credito a «gruppi organizzati che spuntano come funghi», ma con ogni probabilità sono «suscitati direttamente dal nemico, oppure da esso sono o saranno infiltrati o comunque usati nel gran gioco cabalistico mondiale, che procede sempre per opposizione tesi-antitesi al fine di rivoluzionare l’esistente» con una completa inversione dei valori. «Il Regno di Gesù non è di questo mondo e quindi non usa le strategie di questo mondo; solo la ricerca della santità individuale ci porta alla salvezza».

In concreto, occorre riconoscere personalmente le proprie infedeltà e accettare di essere passati al vaglio, purificati e corretti proprio mediante la franca contestazione e l’attiva opposizione all’orrida opera di deformazione delle coscienze e della società. Quanta consapevolezza abbiamo acquisito in questi nove anni e soprattutto negli ultimi due, mentre prima ci cullavamo beati nell’illusione che, malgrado tutto, si andasse verso il meglio! Le forze anticristiche attive negli Stati e nella Chiesa si sono palesate e siamo così in grado di individuarle. «In confronto ai primi cristiani siamo formiche, ma rispetto a loro potremmo meritare molto di più, se resisteremo. Questa degenerazione è la modalità» voluta per noi dal Cielo «per salvarci nel denunciarla e osteggiarla, dovendo probabilmente pagare un caro prezzo». Per certi versi le condizioni attuali, nonostante l’assenza (per ora) della brutalità e della violenza, sono peggiori di quelle delle invasioni barbariche e dell’ultima guerra mondiale, ma ciò non fa che attirare grazie eccelse e accrescere i meriti di chi corrisponde ad esse.

Il cristiano è chiamato a raggiungere e mantenere un delicato equilibrio tra opposti ugualmente nocivi. Egli riconosce che non sta a lui impedire ciò che Dio permette, poiché quel che ha disposto è sempre adatto e opportuno; al tempo stesso non risparmia le forze e l’ingegno per operare il bene e opporsi al male nella misura in cui gli è consentito, sforzandosi di essere «luce che risplenda con la grazia e sale che insaporisca questa valle di lacrime». A tal fine il credente cerca aiuto e sostegno nel Signore, «invocando il Suo nome e chiedendo perdono per tutte le colpe e i tradimenti commessi»; questo può «elevare l’anima dal turbine delle forze nefaste in circolazione» con «la certezza che il Maestro volgerà il Suo sguardo pietoso alle nostre sofferenze e guiderà Egli stesso la nostra vita verso un porto sicuro». Per togliere ogni ostacolo, consacriamo noi stessi e le nostre famiglie al Cuore Immacolato di Maria. «Ella sa perfettamente che i tempi in corso sono terribili; perciò, invece di perdere tempo a seguire vicende che hanno tanto il sapore di cose “provocate” per destabilizzare ulteriormente gli animi feriti, spaventati e disillusi, spendiamolo per mettere in sicurezza i nostri destini nei santissimi Cuori di Gesù e Maria, dato che non potranno deluderci mai».