Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 31 luglio 2021


Dal monte Sion

al colle della secessione

 

 

La generazione che si è formata a cavallo degli anni Ottanta e Novanta è probabilmente quella che ha subìto l’inganno nel modo peggiore. La precedente è quella che ha attuato la rivoluzione in tutti i campi, mentre quella successiva, preso atto del disastro, ha sviluppato un precoce senso critico. Noi siamo invece cresciuti nell’illusione di esser capitati nel periodo più fortunato della storia, tanto nell’ambito civile quanto in quello ecclesiastico. Il nuovo mondo, libero e felice, era nato nel 1962 o, al più tardi, nel 1968; l’umanità era finalmente entrata nell’èra dello spirito, nella quale ogni cosa si era rinnovata raggiungendo la perfezione. Si faceva un gran parlare di escatologia realizzata, ossia, di fatto, di una riduzione del cristianesimo all’aldiquà, senza più trascendenza né novissimi. Strumento privilegiato di tale trasformazione, la cosiddetta riforma liturgica.

Tuttavia ogni uomo, presto o tardi, sente il bisogno imperioso di conoscere le proprie radici. Dato che quelle della tradizione cattolica erano state recise e che l’accesso alle fonti precedenti era stato reso praticamente impossibile, se non in modo selezionato e con filtri ermeneutici preorientanti, si venne incontro alla naturale esigenza fornendo una falsa risposta: in luogo delle origini cristiane, fu posto il giudaismo. Fra preti e fedeli impegnati era molto di tendenza, in quegli anni, riempirsi la bocca di termini ebraici e far sfoggio di conoscenze in materia, reali o presunte, con il risultato che in tanti si sviluppò un vivo attaccamento alla cultura e alla religione dei cosiddetti fratelli maggiori. Le visite dei papi alle sinagoghe divennero tappe obbligate di ogni viaggio, malgrado le intollerabili accuse contro un predecessore che aveva fatto di tutto per salvarli dallo sterminio.

C’è però un problema al riguardo – e per niente trascurabile. Il giudaismo postbiblico, al quale ci si ispirava così ardentemente, non è affatto lo stesso dell’Antico Testamento e neppure quello dell’epoca di Gesù. All’inizio del I secolo dell’èra cristiana, esso era diviso in diverse correnti contrapposte, ma accomunate dal carattere elitario ed esclusivista. Dopo la catastrofe della guerra giudaica, l’unica corrente che sopravvisse fu quella farisaico-talmudica, dalla quale deriva l’attuale rabbinato ufficiale. Per mantenere il potere e conservare l’identità etnico-culturale, quest’ultimo ha per secoli oppresso il popolo per mezzo di un asfissiante apparato di regole il cui unico scopo è tenerlo sottomesso, non solo operativamente, ma anche mentalmente. Ciò spiega come mai moltissimi ebrei (o sedicenti tali) oggi non pratichino più per niente la propria religione, mentre le comunità ortodosse costituiscono un mondo a parte, una prigione senza mura da cui, però, difficilmente si esce.

In reazione a questa triste situazione, l’Età moderna vide il sorgere di diversi movimenti carismatici o messianici che promettevano un rinnovamento e furono inizialmente perseguitati come eretici. Il XVIII secolo, in particolare, assistette all’avvento, nell’Europa orientale, del chassidismo, dottrina tipicamente panteistica e cabalistica elaborata da un rabbino che si faceva chiamare dai suoi discepoli con un nome esoterico, Baal Shem Tov (signore del nome buono). Il termine nome, tradizionalmente, era usato per designare Dio senza nominarlo, ma Baal, nella Bibbia, è una divinità pagana, quella di cui il profeta Elia sgominò i sacerdoti. Tale locuzione esprime la pretesa di dominare la sfera del “divino” mediante le arti magiche e di unirsi a Dio – idea tipicamente gnostica – tramite la violazione della Sua legge; di fatto, si tratta di un commercio con i demoni che, in cambio del culto loro rivolto, concedono potere, piaceri e ricchezze.

Il chassidismo, grazie all’opera divulgativa del filosofo ebreo tedesco Martin Buber, ha avuto ampia diffusione nella cultura contemporanea ricevendo una calorosa accoglienza anche in casa cattolica, nonostante i suoi fondamenti assolutamente inconciliabili non solo con il cristianesimo, ma anche con la metafisica classica, che si era previamente provveduto a eliminare dai corsi di studio. Ciò è stato decisivo nel diffondere nel clero e nei religiosi sia la sua mentalità immanentistica, sia la sua esagerata accentuazione dell’importanza del sentimento religioso e dell’esperienza soggettiva. Dal chassidismo, con ogni probabilità, deriva pure il movimento pietista, sorto in ambiente luterano all’incirca nella stessa epoca, antenato di quello pentecostale. Essendoci alla base una visione panteistica, ovviamente tale “mistica” non può non essere ingannevole, ma si rivela molto seducente per il suo facile impatto emotivo e per l’appiattimento dell’orizzonte escatologico sull’immediato presente.

La contrapposizione tra il giudaismo chassidico e quello talmudico, tra la corrente “spirituale” e  quella “istituzionale”, si perpetua attualmente nella competizione tra il sionismo nazionalista, mirante al dominio del mondo tramite l’egemonia di Israele e Stati Uniti, e quello globalista, che persegue un governo mondiale fondato sullo strapotere delle banche e ha cercato di imporlo con la montatura della pandemia. Entrambi sono però espressione della medesima perversione dell’antico giudaismo, che con l’avvento di Gesù Cristo, del resto, ha esaurito la propria funzione, lasciando il posto alla Chiesa. Questo fatto non implica quale diretta conseguenza che il popolo ebraico debba scomparire, come indebitamente sostenuto dai rabbini e dai loro seguaci “cattolici”, ma semplicemente che, al pari di ogni altro popolo, non può trovare salvezza se non nel Messia già venuto. Tralasciamo in questa sede la complicata questione dell’effettiva ascendenza israelitica dei vari gruppi di “ebrei”.

Questa lotta tra titani è il vero motivo per cui l’avvento del nuovo ordine mondiale di tipo globalista, almeno per ora, è scongiurato, frenato com’è dagli interessi divergenti del blocco nazionalista. È pur vero che anche tale confronto è coordinato a un livello più alto (quello dei superiori incogniti) in modo tale che nessuna fazione acquisti un potere eccessivo, ma pare che si possa affermare con una certa sicurezza che, sul piano umano, il progetto posto in atto a partire dal febbraio dell’anno scorso sia sostanzialmente fallito. Il “virus” (qualunque cosa esso sia realmente) ha d’altronde provocato un tale sconquasso economico e finanziario che bisogna necessariamente far marcia indietro. Ciò che è certo è che il Signore gioca con i potenti e si serve delle loro manovre per realizzare i Suoi disegni a vantaggio di chi Gli è effettivamente fedele.

Nel frattempo, banchieri e magnati dell’industria farmaceutica cercan di realizzare il massimo profitto possibile, prima che scadano i “vaccini” e che l’Unione Europea approvi le cure, fatto che renderà illegittima l’autorizzazione in deroga dei sieri genici. È per questo che l’esecutore di Palazzo Chigi ha imposto il passaporto verde e prolungato lo stato di emergenza, in singolare concomitanza con il bando papale della Messa tradizionale. Per chi faticasse a vedere il nesso tra i due fatti, sarà utile sapere del riconoscimento speciale conferito al Generale per antonomasia, il 22 del corrente mese, dal rettore dell’istituto di studi liturgici che è la fucina ideologica della cosiddetta riforma. Proprio da lì, secondo diverse fonti indipendenti e concordanti, proviene il testo del motu proprio con la relativa lettera giustificativa.

Dopo l’evento pubblico, si è svolta quella che un interno ha definito una riunione massonica a porte chiuse, con la partecipazione di altri premiati del bel mondo “cattolico” che conta. C’è da sperare che i militari coinvolti non si sian trovati in situazioni troppo imbarazzanti, visto che già trent’anni fa una vicina del monastero, dalla finestra, aveva notato l’insolita presenza di uomini nudi nel giardino, nei pressi della torretta situata nel punto più alto del colle, dove pensavano di non esser visti… Ci tornano alla mente altre brutte storie, come quella del monastero che è culla dell’Ordine e quella della comunità che custodiva le reliquie della Croce.

Siamo noi a pensar male, sicuro! Non c’è alcuna correlazione tra perversione, cabalismo, globalismo e odio per la Messa antica, così come non c’è tra i “vaccini” e la strage in corso. Solo a pensarlo, attireremmo su di noi gli strali di quanti appoggiano svisceratamente questo crimine contro l’umanità. Non potendo colpire direttamente il Creatore, Lo colpiscono indirettamente nella Sua opera: a livello naturale, cercando di alterare la creazione; a livello soprannaturale, tentando di snaturare la Chiesa. Noi però siamo troppo semplici per comprendere simili dinamiche contorte, visto che non prendiamo soldi da nessuno, né dai lubavitcher chassidici né dai banchieri talmudisti; possiamo così permetterci di dire la verità senza artifici né censure, nell’interesse non dei potenti, ma dei piccoli che il Signore ci ha affidati.

I dissidenti dell’Aventino


sabato 24 luglio 2021

 

Traditionis ruptores

 

 

Le reazioni son state pronte, numerose e, pur nella loro immediatezza, spesso anche ben argomentate; per questo vorremmo evitar di ripetere cose già dette. Certamente nessuno si aspettava un intervento così brutale e immotivato: un atto di puro imperio, tipico del dispotismo più becero, la cui apparente motivazione – si afferma – sarebbe la preservazione dell’unità della Chiesa. Se non si trattasse di una questione serissima, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risa: che ne è, dopo cinquant’anni di anarchia pratica, dell’unità dottrinale, liturgica e disciplinare della Chiesa Cattolica? Non c’è bisogno di andare fino in Germania per farsi un’idea dello stato pietoso di confusione in cui versa l’aspetto visibile del corpo ecclesiale, stato ulteriormente aggravato proprio da chi sostiene di volerne difendere l’unità. Siamo tuttavia ormai avvezzi alla cattiveria mascherata con ragioni virtuose; non possiamo di certo aspettarci manifestazioni di onestà intellettuale da un manipolatore a sua volta manipolato.

La prima raccomandazione è quella di mantenere la calma affidandosi alla Provvidenza, così da non lasciarsi spingere ad azioni controproducenti. Non si può adottare ovunque la stessa strategia. In Paesi come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti la nuova normativa risulterà semplicemente inapplicabile: le comunità tradizionali sono là troppo forti e organizzate perché i vescovi (a meno che non siano discepoli di MacCarrick) siano inclini a por fine alla pacifica convivenza dei due riti provocando sollevazioni di popolo. Avrà probabilmente luogo un congelamento dell’espansione di quello antico, il cui rigoglio era per le autorità vaticane il vero motivo di preoccupazione, soprattutto dopo la massiccia fuga di fedeli dalle Messe da sala operatoria. Da noi, in Italia, la situazione è ben diversa; perciò ci è necessario agire con scaltrezza per conservare ciò che abbiamo, muovendoci con circospezione al fine di accrescerlo, in attesa di tempi migliori.

Si può senz’altro concordare con osservazioni già espresse: il Papa, secondo la dottrina cattolica, è solo custode, non padrone di dogma e liturgia. Come già il bresciano, anche l’argentino ha agito ultra vires, al di là delle sue attribuzioni: nessuno al mondo può proibire il culto che ci è stato consegnato dall’antichità cristiana ed è stato celebrato, con enormi frutti spirituali, da schiere di santi sacerdoti, vescovi e pontefici; non se ne può nemmeno limitare l’uso per lasciare a quanti si sono radicati nella forma celebrativa precedente il tempo di ritornare al rito montiniano. A parte quelli che non l’hanno mai frequentato, una buona fetta di essi son cattolici che ne sono scappati o che vi assistono solo se non possono far diversamente. Colui che concepisce il popolo come una categoria mistica pare non rendersi conto che il popolo (quello reale) sta andando in tutt’altra direzione rispetto a quella da lui auspicata; la storia ha preso una piega inaspettata e – questa sì – irreversibile.

L’impressione è che siano proprio gli ultimi colpi di coda di un regime agonizzante. Un despota anziano e malato, al punto più basso del prestigio e della forza di governo, si illude che basti sbattere il pugno sul tavolo per cambiare il corso degli eventi (i quali, per chi ha la fede, sono diretti dalla Provvidenza fin nei minimi dettagli). Con la sua corte di ideologi e professorucoli di liturgia rinchiusi nella prigione mentale dei loro pregiudizi, egli si ostina ad ignorare la realtà effettiva in nome di un progetto che non esiste se non nella sua testa. Fra i più assidui frequentatori della Messa tradizionale ci son pure parecchi convertiti dall’ateismo, pratico o militante, che in essa – e non altrove – hanno scoperto Dio. Ora questa masnada di apostati, in gran parte sodomiti e affaristi senza scrupoli, ha l’inaudita pretesa di costringere loro e gli altri a rinunciare a tale grazia inestimabile in cambio del perpetuo carnevale che ha già fatto perder la fede a milioni di cattolici…

Nonostante questo grave disturbo cognitivo, sono stati comunque in grado di formulare un asserto sensato, seppure intendendone un significato inverso: la lex orandi della Chiesa è una sola. Non si può non concordare; il fatto è che la norma della preghiera pubblica, dovendo rispecchiare quella della fede, non è certamente quella inventata di sana pianta mezzo secolo fa sotto la supervisione di un prelato massone che volle compiacere i protestanti, bensì quella che ci è stata trasmessa fin dalle origini ed è sempre stata gelosamente custodita. Non potevano darsi una zappata sui piedi più forte. Il peggio è che, nell’intento di motivare in modo inderogabile, con quell’argomento capovolto, l’unicità del rito montiniano, i novatori mostran di pensare che il rito antico non sia più compatibile con ciò che la Chiesa è oggi: ciò comporta implicitamente che essa non sia più ciò che è sempre stata; si sarebbe quindi spezzata la continuità della Tradizione.

È assolutamente impossibile, ovviamente, che la Chiesa, essendo di istituzione divina e avendo una costituzione soprannaturale, cambi nella propria essenza. Quei signori, però, nella furia devastatrice che rode i loro cuori perversi, hanno esplicitamente ammesso di non identificarsi più con il deposito ricevuto dagli Apostoli… e sono pertanto scismatici; si son tagliati fuori dal Corpo Mistico, come l’arcivescovo Thomas Cranmer. La fretta è una pessima consigliera. D’accordo: il loro padrino, se non moribondo, fa temere un trapasso non lontano, mentre l’odiato bavarese è ancora vivo e vegeto; non se ne poteva ulteriormente aspettare la dipartita. Però, però… tradirsi in modo così pacchiano! Noi non abbiamo certamente l’autorità di scomunicarli né la competenza necessaria per indicare i numerosi difetti di un testo maldestro e contraddittorio, tipico parto di quella mentalità conciliare che, perso ogni contatto con il reale, si muove in un mondo immaginario; chiunque può tuttavia rilevare come l’autorità episcopale, benché esaltata in linea di principio, sia di fatto severamente umiliata dalle nuove norme.

Analoga inversione di prospettiva appare palesemente anche nell’infelice riferimento all’abrogazione, da parte di san Pio V, di tutti i riti che non potessero vantare un’antichità superiore ai duecento anni. Qui sta avvenendo esattamente il contrario: si pretende di abolire il rito più antico e venerando a favore di un patchwork cucito su commissione alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso. Tale rovesciamento della mente pare sintomo di uno ancor più profondo, quello dell’anima stessa, la quale non è più naturalmente orientata dal basso verso l’alto, ma dall’alto verso il basso. Ciò fa sì che la testa e il cuore vadano a finire sotto la cintura, con la conseguenza che tutta la percezione della realtà si ribalta, oltre alla vita morale. L’unica via d’uscita, per una Chiesa governata da figuri del genere, sembra un solenne e continuato esorcismo. Perciò facciamo appello ai sacerdoti ancora sani perché si adoperino in tal senso, a beneficio di tutti.

Vi raccomandiamo dunque di mantenere la calma confidando nell’efficacia della preghiera, che ha il potere di capovolgere pure le situazioni più minacciose. Durante l’orazione, fra l’altro, può capitare di ricevere utilissime illuminazioni, specie dopo aver implorato, davanti alla sua urna, il Pontefice domenicano davvero santo che promulgò il Messale. Nell’ultimo motu proprio non si afferma da nessuna parte che è proibito usarlo, ma solo che i sacerdoti devono chiederne l’autorizzazione al loro Ordinario. È una cosa che non costa nulla; se poi il superiore non la concede, non cambia niente: è un problema suo. Mal che vada, le case son già pronte; il diavolo faccia pure tutte le pentole che vuole. Prima di chiudere, ci preme un ultimo suggerimento. Il rasentare la morte, a quanto pare, non è servito al ravvedimento del Personaggio. Preso atto del carattere assoluto e illimitato della sua potestà, supponiamo che essa si estenda pure sull’Inferno. Gli converrebbe pertanto tentare anche là di rinnovarne i vertici, prima di andarci.

Infine, non lasciatevi impressionare da gente che odia visceralmente il sacro per il semplice motivo che odia Dio. Prima di decidere come muovervi, aspettate che il vostro vescovo vi notifichi le nuove disposizioni e indichi la procedura da seguire. Agire in modo scomposto e precipitoso, in questo frangente, sarebbe fare il gioco del nemico. In realtà è probabile che la maggior parte dei presuli, tolti i più accaniti, non abbiano alcuna voglia di creare un altro casus belli, con tutte le rogne che già turbano il loro sonno. Dovunque ci sono casi insabbiati di abusi clericali su minori, purtroppo; in casi estremi, può essere utile rammentarlo: à la guerre, comme à la guerre. Quindi nervi saldi e tanta preghiera per ottenere luce dallo Spirito Santo. Una volta preso atto della situazione (che varierà da diocesi a diocesi), si valuterà come procedere caso per caso, tenendo presente che l’obbedienza alla gerarchia è funzionale all’obbedienza a Dio. Consideriamoci interiormente liberi di adottare le soluzioni più opportune. Nella Chiesa, ogni norma e la sua applicazione devono favorire, in ultima istanza, la sua ragion d’essere, cioè il bene delle anime: Suprema lex, salus animarum (1).

I flagellanti

(1) Mentre nel corpo umano le singole membra non godono di vita propria e non sussistono se non all’interno del tutto, nel Corpo Mistico ogni membro ha personalità distinta e il benessere del tutto è ordinato a quello degli individui (cf. Pio XII, Enc. Mystici Corporis: AAS 35 [1943], 221-222). Sulla base di questa osservazione, il principio dell’aequitas canonica richiede che la legge sia applicata in modo tale da realizzare effettivamente il bene dei fedeli, piuttosto che il contrario: la salvezza delle anime è infatti il fine ultimo di tutto ciò che si fa in seno ad essa, mentre le norme sono solo uno strumento. Eccetto quelle di diritto divino, che appartengono alla costituzione stessa della Chiesa, le altre (cioè le norme di diritto meramente ecclesiastico) sono sempre modificabili e, non essendo dottrina di fede o di morale, non richiedono l’assenso della coscienza se non nella misura in cui attuano norme più alte.


sabato 17 luglio 2021

 

La carità degli “omofobi”

 

 

Quando il diavolo mostra troppo apertamente il suo volto orripilante, è segno che il suo impero è prossimo al crollo. L’audacia sfrontata con cui si manifesta, credendosi ormai vicino alla vittoria, è in realtà indice di debolezza, giacché denuncia l’errore di valutazione dovuto al suo insano orgoglio. Esponendo alla vista di tutti la propria deforme bruttezza, oltretutto, egli spinge gli indecisi a scegliere il campo opposto, ottenendo così l’effetto contrario rispetto ai suoi interessi. Ciò avviene ogni volta che i suoi adepti superano i limiti che almeno il buon gusto imporrebbe, come nelle manifestazioni che nel 1917 la massoneria inscenò a Roma per celebrare il suo bicentenario. Nel frattempo, le loro ripugnanti trame politico-culturali hanno prodotto masse di squilibrati che hanno perso persino il comune senso del pudore, oltre alla dignità personale e a quel naturale sentimento religioso che è presente in ogni società umana non ancora deformata dalla modernità.

Raccomando a tutti di non far pubblicità al peccato diffondendo, sia pure con il lodevole intento di additarle all’esecrazione, immagini tanto blasfeme da congiungere l’oscenità all’offesa; è lo stesso sbaglio di chi ripete una bestemmia per condannarla. Il male, specie in forme così scioccanti, non va diffuso e reclamizzato, favorendone una più vasta incidenza e aggravandone il danno. Non rendete servizio al demonio, accrescendone il perverso godimento a dispetto delle vostre buone intenzioni, ma ignoratelo del tutto disprezzandolo, cosa che ferisce profondamente la sua superbia, e rimanete raccolti in Dio per riparare agli oltraggi con il vostro amore e la vostra intercessione a favore degli sventurati che si precipitano all’Inferno. Anche l’atto più insignificante e la più piccola sofferenza, offerti per pura carità per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, possono avere un peso decisivo nella segreta economia della Provvidenza, che li attendeva da tutta l’eternità.

In mezzo a tanto sfacelo è facile sentirsi abbandonati. La gerarchia ecclesiastica tace, inducendo a pensare che sia connivente, se non complice; le cosiddette istituzioni civili, invece, incoraggiano l’abominio e si apprestano a consacrarlo con una legge che altro non è che un cavallo di Troia per pervertire anche bambini e adolescenti. I cabalisti che tirano i fili dei burattini collocati in posizione di potere, oltre a voler modificare il nostro patrimonio genetico con prodotti sperimentali spacciati per vaccini, intendono alterare l’essere umano pure a livello psicologico annullando la distinzione tra uomo e donna, in vista del ritorno alla presunta unità androgina originaria evocata nel ciarpame delle dottrine gnostiche. Di fatto essi mirano, in atteggiamento di sfida al Creatore, a realizzare una contro-creazione, così come, negli ultimi sessant’anni, hanno cercato di erigere una contro-chiesa mediante la sistematica contraffazione di quella vera.

La verità è che il Signore è sempre con noi, come afferma alla fine la preghiera di ringraziamento che chiude il rito dell’esorcismo. La Chiesa è Sua e il mondo Gli appartiene, in quanto Egli è artefice e principio di sussistenza dell’una e dell’altro; la Sua onnipotenza tiene ogni cosa in mano e dirige tutti gli avvenimenti, dal più piccolo al più grande, secondo gli eterni disegni della Sua sapienza. L’anima ricolma della luce dello Spirito Santo riposa in questa certezza assoluta, pur cooperando con tutte le forze all’avvento del Regno di Dio, ma senza angoscia, senza agitazione, senza quella tormentosa inquietudine di chi, sotto sotto, crede che lo svolgersi della storia dipenda dal suo sapere e potere. Mantenendosi disperatamente al di fuori di sé in una perenne caccia alla notizia, avido di catastrofi e previsioni apocalittiche, chi è caduto in tale trappola diventa cieco alle meraviglie della Provvidenza e sordo alla voce soave di Dio riecheggiante nel fondo del cuore.

Dobbiamo allora lasciarci andare a un inerme quietismo, come se la grazia non richiedesse la nostra collaborazione? No, al contrario: occorre compiere momento per momento tutto il bene che è dato di realizzare, a cominciare dal fedele e scrupoloso adempimento dei doveri legati al proprio stato, i quali non vanno mai trascurati con il pretesto di tenersi informati o sostenere campagne di protesta. Per Colui che governa l’universo conta di più un piccolo gesto di puro amore che le più imponenti manifestazioni di popolo, le quali, nell’èra dei mass media, possono essere tranquillamente ignorate o almeno minimizzate; ai grandi burattinai, in ogni caso, non fanno né caldo né freddo. Anche una parola chiarificatrice, proferita con semplicità e schiettezza al momento opportuno, può costituire un atto decisivo di grande carità nei confronti di chi è nella confusione o nell’errore; se costui non ascolta, l’intercessione si farà più ardente e pressante.

Ci sono tante persone in buona fede, fra cui numerosi cattolici, che sotto la pressione della cultura dominante si sono sinceramente convinte della bontà di qualunque orientamento affettivo: «Quando c’è l’amore…». Ma come si può parlare di amore tra persone che si disonorano a vicenda nel modo più degradante possibile? Tolta la maggior parte dei casi, in cui si tratta semplicemente di lussuria spinta fino all’estremo, l’attrazione per una persona del medesimo sesso è un disturbo psicologico, che non si risolve certo avallandolo come un tipo legittimo di sessualità. L’esercizio di quest’ultima presuppone, per sua stessa natura, due individui di sesso diverso, essendo una forma di unione ordinata alla procreazione, fine non altrimenti realizzabile; la fecondazione artificiale rimane una gravissima violazione dell’ordine stabilito da Dio, in orribile spregio al valore sacro della vita di esseri dotati, a Sua immagine e somiglianza, di un’anima razionale.

L’omofilia e le pulsioni omoerotiche, quando appaiono come una tendenza invincibile, non sono altro, di solito, che sintomi di un blocco traumatico dello sviluppo sessuale allo stadio prepuberale. Se tu, pensando di aiutarlo, dici a qualcuno che quella è la sua condizione immutabile, magari voluta addirittura da Dio, lo condanni all’infelicità per tutta la vita e gli lastrichi la via della dannazione eterna. Se invece lo aiuti a riconciliarsi con se stesso e con la propria storia, spronandolo al contempo a maturare a livello affettivo, gli fornisci la chiave della propria guarigione interiore: quand’anche le tensioni non dovessero sparire del tutto e la croce rimanesse pesante da portare, quella persona avrà l’opportunità di liberare dinamismi inceppati e incanalare positivamente energie deviate. La tua parola mite e paziente, scevra dalla passionalità di chi difende un’idea soggettiva, gli farà sentire il gusto della verità che risana e consola, persuadendolo nell’intimo.

Ogni uomo di retta coscienza riconosce questi dati agevolmente, senza sforzo; l’evidenza del reale non necessita di dimostrazioni. Invece la pseudocultura di matrice gnostico-hegeliana che, mediante la scuola e l’università, ha corrotto le menti dei nostri contemporanei, li ha condotti a una forma di delirio secondo cui la realtà sarebbe frutto dell’attività dell’io pensante. L’uomo postmoderno, perso nel labirinto delle opinioni sempre mutevoli che il sistema inietta nella sua mente offuscata, vive nell’illusione di potersi autodeterminare in tutto, quando invece questo è possibile solo nell’agire, non nell’essere, il quale è già dato in partenza e non si può modificare a piacimento. Non siamo i creatori di noi stessi, con buona pace dei fautori del transumanesimo al potere, poveri folli accecati dal loro satanico orgoglio e destinati, se non si convertono, all’eterna, mefitica compagnia del padre della menzogna, al cui servizio si son posti.

Qual è dunque il nostro compito in tale eccezionale congiuntura storica? Grati al Signore di aver voluto, per pura misericordia, aprirci gli occhi e scommettere su di noi, così deboli e zoppicanti, badiamo anzitutto ad applicare la retta ragione per distinguere con sicurezza il bene dal male mediante giudizi che non siano determinati da influenze esterne, bensì dall’adeguamento alla realtà così com’è; senza tale presupposto è impossibile esercitare correttamente il libero arbitrio e, conseguentemente, essere effettivamente liberi. A questo scopo chiediamo al Signore, come il giovane Salomone, la grazia di un cuore docibile, che cioè si lasci istruire dalla Sua sapienza (cf. 1 Re 3, 5ss). Poi, nei riguardi del prossimo, adoperiamoci per il suo vero bene con un interesse disinteressato, ossia non guidato da interessi personali, ma mirante semplicemente al suo reale progresso. Il nostro Diletto non si lascia vincere in generosità con chi Lo serve in tal modo.


Come parla un vero Pastore:

Monsignor Viganò: “La Chiesa filo-Lgbtq consegna il gregge di Cristo al Nemico” – Aldo Maria Valli


sabato 10 luglio 2021

 

Morire al mondo

 

 

Sulla via dell’unione con Dio viene il momento della morte mistica. Il cristiano reso degno di lasciarsi sprofondare nell’abisso dell’amore divino tronca ogni legame con il vecchio io, con il mondo corrotto e con la vita stessa, tesa alla ricerca della propria riuscita. Attraverso ripetute morti interiori provocate da cocenti delusioni e disinganni, susseguitisi come colpi letali che pur non uccidono, lo Spirito Santo conduce il cuore docile al perfetto distacco da tutto, condizione indispensabile dell’abbandono totale alla grazia. Allora la piccola barca, tranciate le gomene che la tenevano fissa alla riva, comincia ad inoltrarsi nell’oceano del Bene infinito, mentre le cose della terra si rimpiccioliscono, perdendo ogni mordente, e gli affanni di quaggiù si smorzano come un’eco sempre più lontana.

«Per me non sia mai che mi vanti, se non della croce del Signore nostro Gesù Cristo, per cui mezzo il mondo è crocifisso per me e io lo sono per il mondo» (Gal 6, 14). «Chi ama l’anima sua la rovina; chi odia l’anima sua in questo mondo la custodirà per la vita eterna» (Gv 12, 25). «Che gioverà all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perderà l’anima sua?» (Mt 16, 26). Mai come ora le parole della Scrittura fan sentire la forza dell’eterna verità che contengono, suonando come ciò che di più certo e reale possa esserci. Nell’interiorità purificata la luce divina penetra ormai senza più trovare ostacoli e comunica la vita: «In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1, 4). Un sentimento di sicurezza incrollabile si irradia allora nell’anima, pacificandola.

Raccogliamo dunque l’eredità dell’uomo che finora ha lottato con i mezzi offerti dalla preghiera e dalla meditazione, ma che ora lo Spirito sospinge nel deserto sotto l’effetto del desiderio di farsi egli stesso preghiera. C’è dapprima un’azione che nasce dall’orazione, ma c’è poi un’orazione che diventa azione, benché invisibile al mondo, tanto più potente quanto più è Dio stesso ad agire nell’anima e per mezzo dell’anima, in quell’economia di salvezza che non si apprezza con le misure del mondo. Non ci sentiremo per questo abbandonati, ma sperimenteremo un aiuto diverso. Abbiamo ben compreso quanto c’era da sapere per interpretare l’attuale epoca storica; ora è il momento di entrare in una nuova fase, in cui concentrare le forze nell’invocazione dell’intervento divino.

Le parole della nostra supplica saranno tanto più efficaci quanto più sgorgheranno da un cuore puro, esente da passioni e da moventi umani. Per questo dobbiamo placare l’io psichico, ancora esposto a ricadere nei vizi dell’io carnale, e tendere verso l’io spirituale, che va ritrovato sotto le incrostazioni dell’uomo vecchio e liberato da ciò che lo soffoca. A tal fine bisogna abituarsi a rientrare spesso in sé stessi, nel centro dell’essere: Accedet homo ad cor altum, et exaltabitur Deus (L’uomo avrà accesso al cuore profondo e Dio sarà esaltato; Sal 63, 7-8 Vulg.). Questo esercizio è inizialmente difficoltoso, ma con l’ausilio della grazia, se ci si sforza di creare un perfetto silenzio interiore, porta col tempo frutti sorprendenti, purché non ci si scoraggi troppo presto.

La tradizione monastica ha sviluppato tale principio a partire dall’insegnamento degli Apostoli. San Paolo ha pregato chiedendo per noi questo dono: «Piego le mie ginocchia verso il Padre, dal quale prende nome ogni paternità, nei cieli e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua grazia, di essere potentemente rafforzati, mediante il suo Spirito, nell’uomo interiore, così che Cristo abiti per la fede nei vostri cuori» (Ef 3, 16-17). Il testo originale suggerisce l’idea di un passaggio dall’esterno all’interno (eis tòn ésō ánthrōpon, in interiorem hominem): la potenza del Paraclito, invocata con fiducia incondizionata, ci fa penetrare nella regione più intima di noi stessi, dove, se siamo in stato di grazia, è presente la Trinità santissima e noi viviamo al Suo cospetto.

San Pietro precisa ulteriormente questa segreta identità del cristiano. Parlando alle donne, egli offre un’esortazione valida per tutti: «Il vostro ornamento sia non quello esteriore […], ma l’uomo nascosto del cuore, nell’incorruttibilità dello spirito mansueto e tranquillo, che è prezioso davanti a Dio» (1 Pt 3, 3-4). L’homo cordis absconditus è il nucleo sostanziale della persona umana, quella profondità del cuore su cui il Diletto ha posto il Suo sigillo, prima creandoci a Sua immagine, poi imprimendoci il carattere battesimale, che ci ha abilitati a realizzare, mediante l’attiva corrispondenza alla grazia, una somiglianza sempre maggiore, cioè la santità. Non c’è nulla al mondo che possa raggiungerci laggiù né ledere quel santuario inviolabile, al sicuro da qualsiasi attacco.

Per accedervi con facilità e trovarvi la pace, bisogna custodire la mente da ciò che la turba e il cuore da ciò che lo dissipa, coltivando la mitezza e la tranquillità di spirito, l’hesychía perseguita dai Padri del deserto. Per questo occorre evitare di esporsi continuamente a un bombardamento indiscriminato di notizie e di sollecitazioni emotive, disciplinando con fermezza l’uso delle reti sociali e dei mezzi di comunicazione. Il mondo moderno ci ha resi dipendenti da un apparecchio che in pochissimi anni è diventato quasi un prolungamento della mano, come se non potessimo farne a meno; ciò crea enormi difficoltà al santo sforzo del raccoglimento e della discesa nel cuore, fatto che esige da noi un severo impegno di regolazione, senza il quale la vita spirituale rimane soffocata.

Oltre a filtrare le fonti esterne di agitazione, va messo al bando ogni pensiero e sentimento di astio, orgoglio e vanità, cioè le sorgenti interiori di veleno e di disgregazione. Più si avanza nell’unione con Dio, più le tentazioni del maligno si fanno sottili, facendo leva sulla tendenza ad autogiustificarsi propria dell’io non ancora completamente purificato. Il far venire alla luce l’uomo nascosto del cuore è un parto delicato, ricco di pericoli e di insidie, ma il risultato è motivo di una gioia ineffabile: «La donna, quando partorisce, è triste, perché è giunta la sua ora; quando però ha partorito il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è nato nel mondo un uomo» (Gv 16, 21). Più le doglie saranno state dolorose, maggiore sarà l’intimo gaudio della rinascita.

Nulla può tanto aiutare tale laborioso parto quanto una frase della mirabile elevazione a Dio composta dalla carmelitana Elisabetta della Trinità: «Pacificate l’anima mia, fatene il vostro cielo, la vostra dimora amata e il luogo del vostro riposo». In vista di tale risultato, com’è evidente, bisogna imparare a non lasciarsi scuotere da sterili polemiche o impaurire da dichiarazioni che sembrano rese apposta per far crollare il morale della popolazione e annientare ogni resistenza. Se la tua pace interiore è minacciata, distogliti da ciò che la turba e rientra in te stesso alla ricerca del Diletto, il quale sopirà tutte le angosce e rinfrancherà il tuo cuore con il Suo sorriso. Non essere come un albero agitato dal vento; se avrai fede, sarai sempre stabile (cf. Is 7, 2.9).

Ricorda che non è il molto sapere che salva o protegge; al contrario, esso diventa facilmente fomite di superbia e arroganza: «La scienza gonfia, la carità edifica» (1 Cor 8, 1). Dedicare eccessivo impegno all’acquisizione di conoscenze, togliendo tempo ed energie all’adempimento dei propri doveri di stato e all’esercizio concreto dell’amore disinteressato, inaridisce l’anima e la estrania da Dio, il quale è carità per essenza. È utile e in certa misura doveroso tenersi al corrente di ciò che accade, onde poter efficacemente collaborare con il Cielo, ma senza dimenticare che tutto è nelle mani del Signore e che la Provvidenza dispone ogni cosa, fin nei minimi dettagli, a favore di coloro che vivono pienamente abbandonati ad essa: Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum (Rm 8, 28).

Dilectus meus mihi, et ego illi (Ct 2, 16).


sabato 3 luglio 2021

 

Elevarsi per non impazzire

 

 

No, non è possibile, caro Gesù: stanno tutti correndo al macello come bestie senza ragione… e non c’è modo di fermarli. Questo è ciò che succede quando, anziché pregare di più, si rende culto agli idoli, prestando a realtà create quella fiducia assoluta che si deve a Dio solo: alla televisione, ai politici, alla scienza, all’uomo che fa il papa… Questo succede: ci si ammazza; il culto degli idoli uccide. Persone che credono di pensare e decidere in modo autonomo, senza sottomettersi alla legge divina, si fanno in realtà manipolare a piacimento da chi persegue la loro rovina. Sì, questo è il giusto castigo della loro stolta e pervicace insubordinazione al Tuo volere, lo riconosco; ma tale pensiero attenua solo in parte il traboccante dolore di dover assistere a un suicidio collettivo senza poter fare praticamente nulla, se non intercedere. Dall’alto della croce, sulla quale soffri per la salvezza di chi colpevolmente ignora il Tuo amore, Tu posi su di loro il Tuo sguardo mite, paziente, compassionevole e dolente, ma essi non lo incrociano, giacché han gli occhi fissi sullo schermo per godersi una partita di calcio o uno spettacolo immorale, in attesa che arrivi il turno per sprofondare nell’abisso senza ritorno…

Ciò avviene forse soltanto con i più lontani dalla fede e dalla Chiesa? No, ahimè, ma pure con i Tuoi fedeli, con i Tuoi ministri, con i Tuoi consacrati… quelli che dovrebbero stare notte e giorno gettati ai Tuoi piedi e invece Ti lasciano quasi sempre solo, senza curarsi dei torrenti di amore e di misericordia che fluiscono dai Tuoi tabernacoli. Evidentemente hanno cose più importanti di cui occuparsi, magari nel Tuo nome, ma senza di Te. Se, anziché dar retta alle ingannevoli voci del mondo, accostassero l’orecchio al silenzioso sussurro del Cuore che tanto li ama, udrebbero ben altri accenti, quelli della verità che libera e salva; ma, presaghi di dover radicalmente cambiare, interiormente ed esteriormente, si guardano bene dal farlo, rendendosi così sordi e ciechi, indurendo il proprio cuore fino a renderlo come una pietra. No, costoro non possono essere realmente Tuoi, benché lo appaiano al di fuori; forse non lo sono mai stati, oppure, se lo furono un giorno lontano, hanno smesso da tempo immemorabile. Se Ti appartenessero davvero, non si lascerebbero incantare dal sibilo della menzogna.

Si direbbe che tante persone fossero proprio ipnotizzate, con la coscienza assopita e programmata in modo che esegua degli ordini a un dato segnale. C’è chi ipotizza addirittura che i televisori di ultima generazione emanino impulsi capaci di condizionare la mente, ma per far perdere l’indipendenza di giudizio è sufficiente l’esposizione di qualche ora al giorno al perenne lavaggio del cervello effettuato, da un anno e mezzo, da tutti i canali e in tutto il palinsesto. Oltre ai martellanti comandi espliciti, è possibile che passino anche messaggi subliminali; altrimenti non si spiega come mai tanta gente sia diventata incapace di ragionare, rifiutandosi rabbiosamente persino di toccare l’argomento. Ma chi sei tu per contraddire tutti questi esperti, medici, scienziati, veterinari e zanzarologi diventati famosi con la pandemia? Chi sarebbero quei sedicenti virologi ed epidemiologi dissidenti che non vengono intervistati da nessuno e che tu citi invece come autorità indiscusse, quei dannati guastafeste che vorrebbero toglierci il divertimento di far suonare i metal detector dell’aeroporto?

Il reale è ciò che è detto e mostrato dai mass media, non ciò che si vede coi propri occhi, si sente con le proprie orecchie e si evince dalla propria riflessione. Se il cielo è quasi sempre schermato da griglie di scie persistenti che influiscono sul tempo, nessuno ci fa caso, perché la televisione e i giornali non ne parlano; la cosa, di conseguenza, non esiste. Se poi uno, anche in vacanza, si sente continuamente spossato e con un cerchio alla testa, sarà perché non s’è vaccinato, lo stupido complottista sostenente che le corsie di pronto soccorso rigurgitano di pazienti, anche giovanissimi, colpiti, dopo la benefica iniezione, da inspiegabili trombosi, ictus, embolie, miocarditi e quant’altro… che i medici hanno l’ordine di nascondere. Il medesimo folle, del resto, già l’anno scorso azzardava che l’epidemia fosse stata causata dal vaccino antinfluenzale e che nei reparti di terapia intensiva i malati venissero finiti, anziché curati. Bisognerebbe rinchiudere questa gente in manicomio, così che possiamo lasciarci sterminare in pace dai signori che vogliono a tutti i costi dimezzarci, mettendo i sopravvissuti sotto stretto controllo; l’importante è poter partire.

E poi, perché sospettare delle indicazioni inappellabili di governanti non eletti, ma appositamente scelti dai magnati dell’alta finanza, che ci persuadono a lasciarci distruggere, ben contenti di esserlo? Come dubitare della veridicità di quanto affermano sulle nuove varianti del virus, dopo un anno e mezzo di inganno globale? Perché mai contestare, nella pluridecennale truffa del debito pubblico, l’idea di un ulteriore indebitamento dello Stato, ma stavolta buono, cioè tale da strangolarci in modo irreversibile? Per qual motivo perdere fiducia in un’istituzione nata da un colossale broglio elettorale e sempre manovrata da potenze straniere contro gli interessi della Nazione? La salvifica repubblica, anzi, va ad ogni costo difesa nella sua laicità atea e blasfema, quand’anche ciò comportasse l’approvazione di leggi liberticide e autorizzasse qualunque forma di pubblica oscenità, con gravissimo vilipendio della religione e disprezzo dei sentimenti più sacri di un popolo… il quale è talmente assuefatto che non reagisce più ad alcuno stimolo, se non a quelli di chi tenta di metterlo in guardia.

Di fronte allo strazio di tale desolante spettacolo, di questa decadenza spirituale che precipita altresì gli uomini nella rovina materiale, è indispensabile elevarsi, sia per rimanerne immuni, sia per sostenere una sofferenza altrimenti insopportabile. Occorre innalzarsi ad altitudini irraggiungibili dagli assalti del nemico, a quote superiori ad ogni tempesta, a regioni sconosciute agli affanni di quaggiù. Bisogna che il cuore si trasferisca in Paradiso, o, viceversa, che l’anima diventi un cielo per ospitare la serena, immutabile, indivisibile Trinità santissima. Essa inabita già ogni battezzato che sia in stato di grazia, ma per godere della Sua ineffabile compagnia è necessario ritrovarla spesso nell’intimo dell’essere, al fine di familiarizzarsi con essa. Se a qualcuno ciò paresse un vaneggiamento di malsano misticismo, ascoltiamo la voce degli amici di Dio che la Chiesa ci addita come maestri e modelli. Desidero che ognuno di voi mediti a fondo la straordinaria preghiera sotto riportata, composta dalla giovanissima Elisabetta della Trinità. Vi sarà di enorme aiuto a collocarvi nel punto di osservazione adeguato alle sfide che la Provvidenza vi ha posto, così da poter conservare una lucida comprensione della realtà presente e da trovare la giusta via da seguire secondo la volontà di Dio.

 

O mio Dio, Trinità che adoro, aiutatemi a dimenticarmi interamente per stabilirmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità. Che nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da voi, mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero. Pacificate la mia anima, fatene il vostro cielo, la vostra dimora amata e il luogo del vostro riposo. Che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore, vorrei essere una sposa per il vostro Cuore, vorrei coprirvi di gloria, vorrei amarvi… fino a morirne! Ma sento la mia impotenza e vi chiedo di rivestirmi di voi stesso, di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra anima, di sommergermi, d’invadermi, di sostituirvi a me, affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della vostra vita. Venite in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.

O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi, voglio farmi tutta docibile per imparare tutto da voi. Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze, voglio fissare sempre voi e restare sotto la vostra grande luce. O mio Astro amato, incantatemi, perché io non possa più uscire dalla vostra irradiazione.

O Fuoco consumatore, Spirito d’amore, scendete sopra di me, affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo: che io sia per Lui come un’umanità in aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E voi, o Padre, chinatevi sulla vostra povera, piccola creatura, copritela della vostra ombra, non vedete in essa se non il Diletto, nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.

O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo, mi consegno a voi come una preda. Seppellitevi in me perché io mi seppellisca in voi, in attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.