Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 20 luglio 2019


Signore, dacci un papa! / 2




Chi vuole insegnare bene, occorre che metta mano a cose forti. […] Alcuni sono pieni di parole, ma hanno poche azioni (san Bonaventura da Bagnoregio, De septem donis Spiritus Sancti, 5, 13).

Chiedere a Dio di porre fine a un pontificato e di donare alla Chiesa un nuovo papa non è affatto un’espressione di imprudenza, di superbia o di temerarietà. Per chi legga attentamente, la proposta è di offrire preghiere e penitenze «secondo le intenzioni del Cuore Immacolato di Maria, fra le quali c’è sicuramente la riforma e purificazione della Chiesa e, a tal fine, l’elezione di un nuovo Pastore universale che eserciti degnamente il suo mandato». Nessuno si sogna di impartire ordini a Dio né di forzarne la volontà santissima: proprio per non errare, affidiamo tutto alla nostra Mediatrice presso il Redentore, la quale, conoscendo meglio di chiunque altri i Suoi piani e desideri, Gli offrirà ogni nostra supplica e sacrificio per il motivo più opportuno, purificandoli e perfezionandoli come Lei sola sa fare, così da renderli accetti alla Maestà divina. Tuttavia non possiamo certo dubitare che, conformemente al volere del Figlio, anch’Ella voglia che la Chiesa militante esca dalla spaventosa crisi in cui è precipitata, si rinnovi profondamente e torni a splendere di luce celeste sia per il bene dei suoi membri che per la conversione degli infedeli.

In questa prospettiva è lecito dedurre che il Cielo gradisca la richiesta di un sommo pontefice che svolga il proprio ministero in modo adeguato ai suoi fini e non ad essi contrario. Circa le modalità del cambio, naturalmente, lasciamo al Signore assoluta libertà di scelta: come esso debba avvenire, se per decesso, conversione o rinuncia, l’ha già stabilito la Provvidenza, ma il nostro concorso è comunque rilevante, in quanto previsto dall’eternità nella prescienza divina. L’idea di stabilire un termine, poi, non è per niente azzardata, bensì esprime la fiducia di chi, trattando confidenzialmente con Colui che l’ha ammesso alla Sua amicizia, sollecita con urgenza un intervento improcrastinabile, pur rimettendosi totalmente al sovrano giudizio di Lui. Abramo si permise di mercanteggiare un minimo di dieci giusti perché Sodoma fosse risparmiata (cf. Gen 18, 20-32), ma nulla gli impediva di proporre a Dio una data entro la quale attendere la conversione dei suoi abitanti. Una scadenza non mette in pericolo la salvezza eterna delle anime, dato che la misericordia divina offre ad ogni uomo innumerevoli occasioni per convertirsi e che chi le trascura tutte non la merita. Si può persino volere la morte di qualcuno perché eviti di dannarsi o perché, se si danna, la sua pena all’Inferno sia più sopportabile; santa Rita chiese e ottenne dal Signore che morissero i suoi stessi figli.

Non v’è chi ignori, peraltro, il fatto che la crisi è talmente profonda e diffusa ad ogni livello del corpo ecclesiale che, per superarla del tutto, non basterebbe un avvicendamento sul Soglio di Pietro; questo potrebbe essere almeno, però, l’inizio di un processo virtuoso, se la misericordia di Dio ce lo concedesse. È altresì evidente il rischio che dal prossimo conclave esca una figura ancora peggiore, ma proprio per prevenire tale eventualità bisognerebbe perseverare ancor più nella preghiera e nella penitenza. Valutare il presente stato di cose in modo puramente terreno, senza ammettere l’ipotesi che l’Onnipotente possa sorprenderci a dispetto di ogni previsione umana, è contrario alla speranza cristiana. Ho l’impressione che certi “combattenti da tastiera” siano molto propensi a disquisizioni bizantineggianti, ma fatichino poi a trarre dal loro magistero le conseguenze per la vita. Le odierne condizioni della Chiesa e delle anime sono talmente gravi che non ci si può rintanare in comode trincee dottrinali da cui lanciare anatemi che non turbino il quieto vivere, atteggiandosi ad inquisitori implacabili investiti non si sa da chi…

Qualora il Salvatore abbia invece stabilito che è giunta l’ora, per la Sua Sposa, di associarsi alla Sua Passione fino a condividerne misticamente la morte in vista di un successivo trionfo, tutto quel che avremo compiuto sarà servito a renderci atti a sostenere la prova. Per poter salire il Calvario dietro al Maestro e rimanervi saldo accanto alla Madre, il più giovane degli Apostoli stette a lungo, durante la cena, col capo poggiato sul Suo cuore, dal quale attinse – come affermano i Padri – la conoscenza dei misteri divini e – osiamo aggiungere – la forza di non staccarsi da Lui nemmeno sotto la croce. In un modo o in un altro, dunque, le nostre preghiere e penitenze porteranno frutto: se è stabilito che andiamo incontro all’isolamento, all’esilio o anche al martirio, che cosa potrebbe prepararci meglio a tali evenienze? In qualunque caso, le intense e prolungate pratiche di pietà avranno accresciuto la nostra intimità con il Signore, di cui abbiamo comunque bisogno, sia per comprendere bene i Suoi disegni, sia per resistere sino alla fine.

La vita cristiana non è mera militanza politica e ancor meno fanatica violenza religiosa. L’autentico credente è qualcuno che, essendo stato conquistato da Lui, desidera sopra ogni cosa conoscere Gesù Cristo ed è pronto a partecipare alle Sue sofferenze fino a conformarglisi nella morte, così da poter partecipare alla risurrezione gloriosa (cf. Fil 3, 10-12). Anche nel caso in cui la salvaguardia del bene comune o minacce gravissime ai valori irrinunciabili della fede lo costringano ad imbracciare le armi, come avvenne in Vandea all’epoca del Terrore, nel nostro Meridione con le Insorgenze antinapoleoniche o in Messico sotto il regime massonico, a ciò lo spinge lo zelo per l’onore di Dio e per la salvezza delle anime. In altre parole, si tratta di un’estrema manifestazione della carità che arde nei cuori di quanti sono intimamente uniti al Signore e non possono quindi permettere che venga offeso in modo intollerabile, con grave pericolo di perdizione per gli uomini esposti all’errore e allo scandalo in questioni di vitale importanza.

Le conquiste dello Stato moderno (che dovrebbero essere al servizio della sicurezza e della libertà dei cittadini, ma di fatto si risolvono spesso in forme di controllo sempre più invasivo) rendono oggi piuttosto improbabile l’ipotesi di un’insurrezione armata, alla quale mancherebbero oltretutto quei requisiti senza i quali sarebbe inattuabile: virilità, abnegazione, disposizione al sacrificio… Ciò non ci impedisce però di investire le energie morali e spirituali in una crociata di preghiera e penitenza, purché non rimanga un impegno esteriore che non tocchi l’interiorità. Una reale intimità con Dio è la condizione che rende le opere di pietà veramente efficaci sul piano soprannaturale: è solo grazie ad essa che possiamo toccare il Suo cuore e spingerlo ad esaudirci, dato che, quanto più il nostro è infiammato di carità, tanto più ne attira l’amore e ne mobilita le risorse di misericordia. Già questo è dono Suo in quanto effetto dell’azione dello Spirito Santo, ma sta a noi accoglierlo e assecondarlo perché giunga a compimento con la nostra libera collaborazione.

L’esperienza dell’intimità divina ci rende altresì sensibili alle condizioni degli altri uomini: ben lungi dal lasciarci indifferenti alla sua sorte o dal separarcene per egoismo, essa ingenera in noi il tormento per la salvezza del prossimo, acuisce l’inventiva nel trovare i mezzi per conquistarlo, alimenta un’instancabile volontà di procurarne il vero bene. Quand’anche a uno sia impossibile agire in modo diretto a suo vantaggio, come nel caso di chi è malato o in carcere, la preghiera e la penitenza sono ugualmente d’aiuto, hanno anzi una fecondità illimitata nel tempo e nello spazio. Qualunque cosa avvenga, quindi, il nostro impegno avrà giovato alla Chiesa al di là di ciò che siamo in grado di cogliere o di immaginare: dato che camminiamo nella fede, puntiamo lo sguardo sulle cose invisibili (cf. 2 Cor 4, 18). Non ultimo, poiché l’intimità divina è l’essenza della futura beatitudine, lo sforzo di crescere nell’unione con Dio aumenterà i meriti necessari per conseguirla e ce ne farà pregustare un assaggio già in questa vita.

Trafiggi, dolcissimo Signore Gesù, il midollo e le viscere dell’anima mia con la soavissima e saluberrima ferita del Tuo amore, di autentica, serena e apostolica santissima carità, affinché l’anima mia languisca e si strugga sempre soltanto per amore e desiderio di Te, brami Te e agogni le Tue dimore, aneli a sciogliersi dal corpo e a stare con Te. Fa’ che l’anima mia abbia fame di Te quale pane degli Angeli, refezione delle anime sante, nostro pane quotidiano, soprasostanziale, che ha in sé ogni dolcezza e sapore e ogni soave diletto. Che di Te, nel quale gli Angeli desiderano fissare lo sguardo, sempre il mio cuore abbia fame e si nutra e che le viscere dell’anima mia siano sempre ricolme della dolcezza del Tuo sapore; che essa abbia sempre sete di Te quale fonte della vita, fonte della sapienza e della scienza, fonte dell’eterna luce, torrente di voluttà, abbondanza della casa di Dio. Che Te sempre insegua, Te cerchi, Te trovi, a Te tenda, a Te pervenga, Te mediti, Te esprima, e operi tutto a lode e gloria del Tuo nome, con umiltà e discernimento, con amore e diletto, con facilità e affetto, con perseveranza sino alla fine, affinché Tu solo sia sempre la mia speranza, tutta la mia fiducia, la mia ricchezza, il mio diletto, la mia letizia, la mia gioia, la mia quiete e tranquillità, la mia pace, la mia soavità, il mio profumo, la mia dolcezza, il mio cibo, la mia refezione, il mio rifugio, il mio aiuto, la mia sapienza, la mia eredità, il mio possesso, il mio tesoro, nel quale la mia mente e il mio cuore siano fissi e stabiliti e in modo irremovibile sempre radicati (san Bonaventura da Bagnoregio; da meditare soprattutto nei giorni di digiuno).

sabato 13 luglio 2019


Signore, dacci un papa! / 1




Fiat manus tua super virum dexterae tuae, et super filium hominis quem confirmasti tibi (Sal 79, 18).

L’attualità profana dimostra che occorre rivedere la nostra Costituzione per fornirle il fondamento metafisico di cui è priva, così da restituire alle istituzioni dello Stato la necessaria solidità, una corretta connotazione morale e l’intrinseco fine ultraterreno. Una repubblica non può fondarsi su un’attività umana come il lavoro: è un non-senso filosofico, di chiara impronta marxista, che è stato imposto da quella regia massonica che si lascia scorgere nel suo emblema: una stella a cinque punte (pentacolo o pentalfa, quello che pure “papa Francesco” aveva inizialmente inserito nel suo stemma) inscritta in una ruota dentata, idea dettata dall’alto ed eseguita da un artista valdese… Lo Stato può fondarsi soltanto su Dio e sulla legge naturale; per un popolo cristiano, sulla signoria di Cristo. Nel 1948 gli Italiani erano ancora cattolici praticanti in stragrande maggioranza, ma i massoni travestiti da democristiani, a quanto pare, non ne tennero conto. Oltretutto la nostra finta repubblica era nata con uno sfacciato broglio elettorale, che quel demonio incarnato di Togliatti aveva imposto al re ricattandolo per certe sue inconfessabili debolezze.

Uno Stato fondato sul nulla finisce inevitabilmente col produrre mostruosità non soltanto a livello locale, come nel caso di Bibbiano, ma pure a livello universale: aborto, fecondazione artificiale, droga libera, soppressione dei disabili per fame e sete, cosiddette unioni civili e indottrinamento del gender. Di fronte a simili derive, il fatto che una nave carica di clandestini, in totale spregio della sovranità di un Paese, della legge del mare e del diritto internazionale, forzi i confini e speroni un’imbarcazione delle forze dell’ordine, con il rilascio quasi immediato dell’autrice di tale atto criminale, complice dei trafficanti di esseri umani, è solo il sintomo estremo della sovversione totale perseguita dalla sinistra e dagli oligarchi della finanza che la usano come braccio operativo (un nome per tutti: George Soros). A chao ordo: secondo il noto motto della setta massonica, la barbarie pianificata è premessa dell’instaurazione di un “ordine” satanico, contrario a quello naturale. Anche se non lo meritiamo… che Dio salvi l’Italia.

Il crimine orrendo che lo Stato francese ha consumato contro un disabile innocente, Vincent Lambert, da noi è già stato commesso dieci anni fa contro Eluana Englaro. In quella forma di crudeltà disumana abbiamo ampiamente battuto sul tempo i nostri cugini d’Oltralpe, i quali ci hanno pur indottrinato con quelle brillanti idee rivoluzionarie che ci han regalato una libertà puramente apparente, utilizzata dalle istituzioni pubbliche per farci ingoiare qualsiasi aberrazione legale. Ma nemmeno un’atrocità del genere è valsa a scuotere le coscienze e a provocare un sussulto di resipiscenza: dopo gli effimeri sfoghi emotivi, tutto è tornato a scorrere come prima e gli operatori della sovversione hanno ripreso il loro lavoro come niente fosse, di “conquista” in “conquista”. L’unica differenza, rispetto al 2009, è che ora neanche dalla Chiesa Cattolica si leva più una seppur flebile voce di avvertimento e condanna. Il massimo che il coraggioso Arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit, è riuscito a fare è questo: proporre ai sacerdoti di applicare l’intenzione della Messa per Vincent, essendo questo «il tempo del raccoglimento, della compassione e della preghiera». Mi raccomando: tutti zitti a compatire, d’accordo con i carnefici…

Dove sono dei Faulhaber e von Galen che urlino contro lo spaventoso regime attuale, ben peggiore del nazismo? Purtroppo non esistono più: i vescovi son tutti rintanati nelle loro curie, terrorizzati dalla prospettiva di esser coinvolti in un’inchiesta sugli abusi del clero – non fosse che per presunta inadempienza – con l’avallo del despota argentino. Il cardinal Barbarin, Arcivescovo di Lione e Primate delle Gallie, nel marzo scorso è stato condannato in tal senso dal tribunale civile; ora persino il nunzio apostolico in Francia, monsignor Luigi Ventura, è stato privato dell’immunità diplomatica per esser gettato in pasto a magistrati e giornalisti massoni, come già il malcapitato cardinal Pell. Nel frattempo, mentre continua a demolire l’indipendenza della Chiesa con il pretesto degli abusi, il dittatore persevera nel promuovere e proteggere sodomiti notori e pederasti impenitenti, come ha di recente ribadito monsignor Viganò nell’intervista concessa allo Washington Post; la stampa finge però di ignorarlo, esaltando invece l’apparente rigore della tolleranza zero, che serve unicamente a togliere di mezzo personaggi invisi al regime romano.

Per meglio comprendere questi allucinanti sviluppi occorre risalire all’opera di un famoso occultista britannico, Aleister Crowley (1875-1947), fondatore dell’Ordo Templi Orientis, società segreta dedita al satanismo e alla stregoneria sessuale, una sorta di “religione” della perversione incentrata sulla sodomia e su rituali fallico-solari mutuati dall’antico Egitto. Questo distinto signore aveva scelto la Svizzera come patria d’elezione (come pure un certo Josè Maria Escriba, prete spagnolo che si era modificato il cognome per occultare le proprie origini ebraiche). Com’è noto, un altro personaggio con ascendenze analoghe, tale Vladimir Ul’janov detto Lenin, vi soggiornò per qualche anno, prima di far ritorno in Russia per scatenarvi il flagello preannunciato dalla Madonna a Fatima. Ma il dato più interessante è che Mister Crowley, per le sue famigerate messe nere, frequentava con particolare assiduità la città di San Gallo… Nessun rapporto con una certa “mafia” cardinalesca responsabile dell’ultima elezione pontificia?

Come vedete, i cerchi finiscono sempre col chiudersi e anche le situazioni più incomprensibili col ricevere una spiegazione. I dirigenti della Chiesa Cattolica sono praticamente tutti ricattabili, chi per colpe proprie, chi per omissione del dovuto intervento, chi semplicemente per minaccia: basta una falsa accusa per distruggere un prelato, quand’anche si dimostri innocente. Sia i tribunali che i mezzi di comunicazione sono controllati da un potere trasversale che tiene stretta la gerarchia in una morsa capace di strangolarla. Che sia per convinzione o per costrizione, di fatto il capo supremo collabora con la piovra, sostenendo altresì in modo parossistico i suoi piani di invasione dell’Europa da parte di masse di clandestini che vi penetrano illegalmente grazie al coordinamento tra bande criminali e organizzazioni non governative. Non sarà certo la soluzione definitiva, ma dobbiamo chiedere con insistenza al Signore di togliere ai manovratori occulti dell’unico governo mondiale il principale complice ecclesiastico: che Dio gli apra gli occhi o glieli chiuda per sempre.

Da oggi al 6 ottobre prossimo, data in cui è prevista l’apertura del disastroso Sinodo per l’Amazzonia, propongo una campagna spirituale di preghiera e penitenza: recitazione quotidiana delle tre corone del Rosario, digiuno il mercoledì e il venerdì, adorazione eucaristica frequente, veglie notturne, offerta delle sofferenze fisiche e morali, mortificazioni corporali compatibili con le possibilità di ciascuno. Ogni cosa deve essere offerta secondo le intenzioni del Cuore Immacolato di Maria, fra le quali c’è sicuramente la riforma e purificazione della Chiesa e, a tal fine, l’elezione di un nuovo Pastore universale che eserciti degnamente il suo mandato. Un conclave in ottobre per dimissioni o decesso, oltre ad annullare il sinodo, rimetterebbe tutto in gioco. È ovvio che, per poter sventare il ripetersi delle manovre attuate con successo nel 2013 dai traditori in porpora collusi con i satanisti, dovremmo persistere nelle suppliche e nelle penitenze, ma chi ha una fede sincera non può dubitare di essere esaudito in materia di tanta importanza.

Il Salvatore non può tollerare più a lungo che l’istituzione da Lui fondata per la salvezza delle anime redente col Suo Sangue sia piegata al servizio della loro perdizione. Se un’autorità opera in modo contrario ai fini in funzione dei quali esiste, è del tutto lecito chiedere a Dio che chi la detiene sia tolto di mezzo, se non dà segni di volersi ravvedere; quanto più è alto il bene posto in pericolo, anzi, tanto più la richiesta è non solo legittima, ma pure urgente e doverosa. Qui si tratta del fine ultimo dell’esistenza umana, la vita eterna, che è lo scopo supremo di tutta l’attività della Chiesa, la sua stessa ragion d’essere. Se dunque si può domandare la rovina dei responsabili civili che mettono a repentaglio il bene comune, a maggior ragione lo si può e deve fare con quelli ecclesiastici, dal cui operato dipende la sorte definitiva dei sudditi. Bando allora ai falsi scrupoli: imploriamo dal Cielo la grazia di una valida guida sia livello politico che a livello spirituale.

Dio delle potenze, volgiti, guarda dal cielo, vedi e visita questa vigna, ripara quella che la tua destra ha piantato […]. Essa è arsa dal fuoco e scalzata, ma i colpevoli periranno alla minaccia del tuo volto. Sia la tua mano sull’uomo della tua destra, sul figlio d’uomo che per te hai reso forte (Sal 79, 15-18 Vulg.).

http://www.unavox.it/Documenti/Doc1254_Mons_Vigano_Intervista_10.06.19.html

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sabato 6 luglio 2019


Tre generazioni di terroristi




I loro nonni si macchiarono di crimini orrendi di inaudita ferocia rimasti in gran parte impuniti. Fra gli innocenti massacrati a migliaia, intorno alla metà degli anni Quaranta del secolo scorso, anche un ragazzino di quattordici anni, il beato martire Rolando Rivi, barbaramente seviziato e ucciso per non aver voluto dismettere la sua talarina dopo la chiusura del seminario, requisito dall’occupante germanico. I loro padri hanno lanciato la rivoluzione culturale che ha liquidato il diritto, l’educazione, la morale, il matrimonio, la famiglia e la pubblica decenza, proclamando il libero amore e votandosi al brigatismo. I rappresentanti della terza generazione, oggi, non mangiano più i bambini (a meno che non siano iniziati al rito egizio), ma in compenso li rapiscono per poi venderli ai pervertiti. Essi sono giunti ad occupare la magistratura, la scuola, l’università, il mondo dell’informazione e dello spettacolo nonché i gangli vitali dello Stato e dell’economia, instaurando un vero e proprio sistema totalitario che, per quanto dissimulato dalla maschera della democrazia, non ha nulla da invidiare a quello cinese o a quello sovietico.

L’avete capito: son proprio loro, i comunisti. Possono pure cambiar nome e pelo, ma la realtà è sempre la stessa: sono sostenitori del materialismo ateo, ideologia contraria alla ragione e alla dignità dell’uomo, tanto da spingerlo a comportamenti bestiali, perché contraria a Dio. Papa Pio XI, nella sua vigorosa enciclica contro il comunismo (Divini Redemptoris, 19 marzo 1937), lo condanna senza mezzi termini come satanico flagello (§ 7). Non è una semplice metafora: Karl Marx, figlio di un ebreo convertitosi per interesse al luteranesimo, già all’età di diciotto anni componeva poemetti inneggianti a Lucifero. L’ideologia da lui elaborata da adulto, ammantandosi ipocritamente dell’intento apparente di perseguire la liberazione del proletariato e il progresso dell’umanità, mirava in realtà a distruggere la fede, a sovvertire l’ordine naturale e a schiavizzare gli uomini, come ampiamente dimostrato da tutti i regimi che l’hanno applicata in ogni parte del mondo.

La ragione del suo inspiegabile successo, secondo papa Ratti, risiede nel fatto che si presenta come «un’idea di falsa redenzione […] uno pseudo-ideale di giustizia, di uguaglianza e di fraternità nel lavoro […] un certo falso misticismo» (§ 8), un «nuovo presunto Vangelo», seppur «contrastante sia con la ragione sia con la rivelazione divina; sovvertitore dell’ordine sociale […] negatore dei diritti della personalità umana, della sua dignità e libertà» (§ 14). Un tale assurdo sviluppo presuppone anche fattori di tipo preternaturale: chi acconsente alle menzogne del marxismo è offuscato nella ragione e perde le difese immunitarie del pensiero. «Tuttavia l’ideologia comunista esercita un influsso consistente solo dove le basi religiose di un popolo si sono fatte vacillanti e la ragione, la fede in Dio e la morale offrono una resistenza insufficiente contro simili idee», osserva il cardinal Mindszenty nelle sue Memorie. Laddove non è riuscita ad imporsi con la violenza, pertanto, essa si è potuta diffondere solo grazie alla desistenza causata dall’aggiornamento conciliare.

Le radici di questo colossale inganno vanno individuate nell’eresia di Lutero (che, stravolgendo il concetto stesso di giustizia e respingendo il principio di non-contraddizione, ha introdotto i germi della dissoluzione del pensiero, della morale e dell’autorità pubblica e religiosa), nella concezione giacobina della libertà e dei diritti (a cui toglie ogni base metafisica per attribuirne la definizione a un potere civile arbitrario e tirannico) e nell’edificio gnostico di Hegel (da cui proviene l’idea di un progresso irresistibile che si attuerebbe mediante una serie di contrapposizioni generatrici di un processo storico sfociante in un mondo nuovo). Più in profondità, la sorgente occulta del marxismo e dei suoi prodromi va rintracciata nella cabala ebraica (i pensatori marxisti e i funzionari bolscevichi, non per nulla, erano in gran parte giudei), con il suo immanentismo panteistico centrato sulla continua evoluzione dell’Uomo primordiale (Adam Kadmon), vero oggetto della “fede” professata dai fautori del nuovo umanesimo prima e del transumanesimo poi; in salsa “teologica”, è il Cristo cosmico del celebre gesuita esoterista, Pierre Teilhard de Chardin, assurto a profeta della religione universale.

Davvero profetica è invece l’implacabile analisi di Pio XI. Non essendoci lo spazio per una sintesi dell’intera enciclica (di cui raccomando la lettura per avere luce sugli attuali tempi bui), mi limito a citare quelle sue icastiche osservazioni che più ci aiutano a comprendere lo scandalo accecante di questi giorni. Il comunismo «spoglia l’uomo della sua libertà, principio spirituale della sua condotta morale; toglie ogni dignità alla persona umana e ogni ritegno morale contro l’assalto degli stimoli ciechi» (§ 10); «tanto la morale quanto l’ordine giuridico non sarebbero se non un’emanazione del sistema economico del tempo, di origine quindi terrestre, mutevole e caduca» (§ 12). Non è affatto difficile rendersi conto fino a che punto, nell’alleanza con l’evoluzionismo e la psicanalisi, questi perversi principi si siano ormai imposti, permeando la mentalità corrente e improntando gli stessi comportamenti ad ogni livello sociale. Quel che è peggio è che essi sono penetrati finanche nella Chiesa fino ad apparire l’unica vera interpretazione del Vangelo, grazie al fatto che i marxisti «invitano i cattolici a collaborare con loro sul campo così detto umanitario e caritativo, proponendo talvolta anche cose del tutto conformi allo spirito cristiano e alla dottrina della Chiesa» (§ 57).

«È negato infine ai genitori il diritto di educare, essendo questo concepito come un diritto esclusivo della comunità, nel cui nome soltanto e per cui mandato i genitori possano esercitarlo» (§ 11). In questa luce non è più così sconvolgente, purtroppo, che sia sorta una rete di giudici, amministratori, medici, psicologi e assistenti sociali – tutti rigorosamente dello stesso orientamento politico – i quali, ricoprendo ruoli direttivi in cooperative e associazioni che si occupano di minori disagiati, hanno usato il potere loro conferito dallo Stato a tutela dei cittadini per realizzare immensi profitti sulla pelle di decine di bambini sottratti ai genitori senza ragione, coprendo questi ultimi di accuse infamanti e manipolandone i figli per darli in affido anche a coppie sodomitiche, sebbene la legge italiana non lo consenta. Ma per quegli sciagurati incapaci di ragionare – che pur si arrogano il diritto di fissare insindacabili criteri dell’educazione e requisiti degli educatori – non esiste né legge né morale: si tratterebbe di mere sovrastrutture che si evolverebbero a seconda delle epoche e dei sistemi socio-economici. Secondo i medesimi individui, la stessa identità sessuale sarebbe frutto di una libera scelta: niente di più opportuno per esautorare i genitori che imporrebbero ai figli stereotipi di genere e per abusare dei secondi ai fini di una loro presunta “liberazione” affettiva.

Una domanda si impone: come difendersi dal Leviatano che rende possibili mostruosità del genere? La cosiddetta disobbedienza civile, rivendicata dalla sinistra per imporre le sue derive, non è concessa a chi vuol semplicemente tutelare i propri sacrosanti diritti di legge naturale e divina, come la patria potestà e la libertà di educazione della prole. La reiterata condanna dei sistemi marxisti da parte del Magistero non è valsa ad arrestare la penetrazione della propaganda comunista nelle masse, specie dopo che ai Padri del Vaticano II, in seguito all’infausto accordo di Metz (1962), fu impedito di rinnovare una condanna ancora più urgente, nonostante le loro numerose e pressanti petizioni. Oggi le autorità ecclesiastiche paiono in gran parte conniventi, cosa che neutralizza le raccomandazioni di Pio XI al clero: la diffusione della dottrina sociale, la difesa dei fedeli dagli inganni del comunismo, la costituzione di organizzazioni dei lavoratori genuinamente cattoliche. Gli altri rimedi da lui indicati a tutti, invece, sono ancora realizzabili: il rinnovamento della vita cristiana, l’esercizio della carità, l’impegno per la giustizia sociale.

Tutto questo, però, non offre una soluzione immediata a chi si vede arbitrariamente privato dei figli. Un’ingiustizia così accecante richiede anzitutto un deciso salto qualitativo nella fede, tale da render capaci di ottenere interventi risolutori del Cielo umanamente insperabili; ciò non esclude, tuttavia, il ricorso alle vie legali percorribili, che nel caso di Bibbiano ha portato alla luce una raccapricciante realtà criminale. Per agire in tal senso, bisogna avvalersi delle competenze di un avvocato che abbia molta esperienza in materia e di periti di grande autorevolezza, il cui intervento obblighi il tribunale a riesaminare la propria decisione; a questo fine, anche il coinvolgimento della stampa può avere un forte peso. Dato che i tribunali dei minori seguono una procedura non rigorosamente stabilita dalla legge, ma in buona parte determinata dalla prassi, è decisivo conoscere quel mondo dall’interno, così da poter incidere sui suoi meccanismi perversi. Più in generale, non dimentichiamo che nella legislazione italiana, purtroppo, a causa di un eccessivo garantismo i criminali sono più tutelati di un bambino innocente che venga tolto ai genitori senza ragione.

C’è da sperare che uno scandalo così grave, d’ora in avanti, renda più difficile il ripetersi di simili vicende; dato però che l’arbitrio, da parte di intoccabili assistenti sociali e giudici dei minori che si proteggono a vicenda, è un flagello endemico e generalizzato, bisogna comunque mantenersi molto vigilanti contro le minime avvisaglie di abuso: chiunque venga da loro convocato deve registrare ogni colloquio e documentare ogni loro atto, così da poter sventare le eventuali trame miranti a risultati che vanno dall’allontanamento dei figli, con il loro collocamento in strutture colluse, fino alla revoca della potestà genitoriale. Ci sono in ballo enormi interessi economici, se si considera che le aziende sanitarie locali pagano alle cooperative – sulle spalle dei contribuenti – da duecento a quattrocento euro al giorno per ogni minore ricevuto in affidamento.

Qualora il ricorso alla legge non sortisca l’effetto sperato, scappare per strada per sfuggire ai servizi sociali (magari con un neonato di venti giorni che muore poi di freddo, come accaduto a Bologna nel 2011) non è la soluzione migliore: il diritto naturale autorizza a nascondere i propri figli prima del prelevamento. In tal caso si può andare incontro a una condanna per mancata esecuzione dolosa di provvedimento dell’autorità giudiziaria, reato punito con qualche mese di galera, con sospensione della pena per chi è incensurato; rispetto al trauma che subirebbe un figlio, sarebbe una sofferenza certamente inferiore. Non si può tuttavia escludere che un pubblico ministero particolarmente zelante chieda l’incriminazione per sequestro di persona, che comporta conseguenze decisamente più serie. In definitiva, l’affidamento alla Provvidenza e la consacrazione dei figli alla Madonna si rivelano quanto mai opportuni. Chi ne ha la possibilità, inoltre, fa bene a iscriverli a scuole cattoliche, dove non rischiano di finire nel mirino di sedicenti “salvatori” dell’umanità che, per sostituirsi a Gesù Cristo, hanno instaurato il regno del diavolo.

sabato 29 giugno 2019


Tolleranza, approvazione, incitamento




Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5, 8).

La mentalità moderna, forgiata dall’ideologia della Rivoluzione Francese, impone a priori di essere tolleranti su qualsiasi cosa, a prescindere da qualunque criterio morale. Un principio del genere, di conseguenza, si dimostra privo di ogni riferimento che non sia l’arbitrio individuale e si rivela pertanto un pernicioso germe di anarchia totale. Del resto non poteva accadere diversamente, dato che tale concetto di tolleranza è corollario dell’idea di una libertà non regolata dal vero né orientata al bene, di una fraternità che pretende di affermarsi uccidendo il padre comune e di un’eguaglianza appiattente in quanto priva del necessario fondamento ontologico, l’uguale dignità di natura che appartiene a tutti gli uomini, ma che non esclude differenze nelle doti fisiche o intellettuali, negli stati di vita o nelle competenze culturali, nelle cariche ricoperte o nei meriti personali, nei diversi gradi del carattere sacramentale o nelle speciali grazie conferite ad alcuni. Le menti plagiate da questa visione artificiale finiscono col vedere la realtà attraverso una lente deformante e con l’imporre violentemente agli altri, in nome del “progresso”, i propri volubili capricci.

Una tolleranza così intesa, una volta assunta dall’autorità come regola dell’agire, viene facilmente scambiata per un’approvazione dei comportamenti illeciti. Nella disposizione psicologica dell’uomo comune, il cui intelletto è offuscato tanto dal peccato originale quanto dagli errori cui ha acconsentito, l’omissione del giusto intervento e della correlativa pena da parte di chi ne ha il dovere, che sia a livello civile o religioso, è interpretata come un’autorizzazione a commettere reati e peccati. Se poi chi dovrebbe vigilare sui comportamenti altrui onde impedire il male, in nome di un falso concetto di libertà, dà ad intendere di non volerlo fare, il delinquente o il peccatore si sente ulteriormente incitato ad attuare i suoi propositi disordinati e a perseverare nella sua cattiva condotta (specie se si tratta di un immigrato al quale – non si sa in base a quale privilegio – tutto sarebbe consentito). Ciò non accade più soltanto con bambini e adolescenti, ma pure con moltissimi adulti che non sono maturati a livello morale oppure, nell’ebbrezza di una vita senza freni, sono regrediti a quel livello di sviluppo, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.

Un accenno particolare, in questi tempi di calura estiva, merita l’abbigliamento, soprattutto quello femminile. Nell’elenco dei frutti dello Spirito Santo fornitoci da san Paolo nella Lettera ai Galati, secondo la Vulgata, c’è posto anche per la modestia (cf. Gal 5, 23 Vulg.). Il termine latino designa quella virtù, collegata alla temperanza, che suggerisce la giusta misura in ogni cosa; nella tradizione cattolica, essa è stata applicata in particolar modo all’esposizione del proprio corpo agli sguardi altrui. L’abito è un linguaggio che tacitamente veicola un messaggio; come il turpiloquio corrompe a poco a poco l’animo, i costumi e le relazioni, così l’abbigliamento immodesto fomenta la lussuria tanto in chi lo indossa quanto in chi lo vede. Anticamente, per rispetto dell’autorità suprema, ci si copriva persino le mani, come mostrano i mosaici paleocristiani. Anche se tale uso è superato, vige pur sempre l’obbligo di vestire in modo decente, in modo da non svilire il proprio corpo e da non ferire il pudore del prossimo. Il rispetto è un valore universale; per un credente, oltretutto, è il primo gradino della carità, senza salire il quale è impossibile ascendere ulteriormente. Ma oggi, a quanto pare, né il rispetto né la carità godono di stima effettiva, se non a parole.

Chi va in chiesa, a maggior ragione, deve scrupolosamente interrogarsi sul modo in cui si presenta, non solo per riguardo ai sacerdoti e agli altri fedeli, ma soprattutto per l’onore di Dio. In passato le rappresentanti del gentil sesso erano tenute a coprirsi il capo, visto che la chioma può diventare un fattore di vanità e di seduzione. Oggi, al contrario, ragazze e ragazzine ignare del pudore, oltre che sulla pubblica via, scorrazzano beatamente anche nelle parrocchie svestite come donne di strada. In realtà, i genitori hanno l’obbligo morale di non farle uscire di casa in simili tenute e i sacerdoti quello di non farle entrare nel recinto sacro, ma accade di trovarne finanche sull’altare per le letture o per il servizio liturgico… Tolti gli sciagurati ministri che perseguono scientemente questo tipo di obiettivi in vista di una pretesa promozione della donna nella Chiesa, anche quelli più moderati si limitano a stringere le spalle con un’espressione rassegnata: «Che possiamo farci?… Se diciamo qualcosa, se ne vanno e non tornano più».

La domanda, semmai, dovrebbe essere: «Che ci vengono a fare, visto che qui non ricevono alcuna educazione e che, al contrario, si sentono confermate e incitate a continuare così?». Se qualcuno, vivendo sulla Luna, volesse ancora accampare la scusante che sono fanciulle innocenti, dovrebbe informarsi un pochino sulle abitudini di adolescenti e preadolescenti, spesso all’avanguardia sia nella fruizione che nella produzione in proprio di pornografia. Cosa non si riesce a fare con un cellulare, al giorno d’oggi! Si rimane annichiliti ad ascoltare certi racconti: la realtà supera l’immaginazione. In un contesto del genere, l’enorme dispiegamento di forze richiesto dall’organizzazione di centri e campi estivi non porta assolutamente alcun frutto, se non in peggio, specie se i ragazzi vengon regolarmente portati in parchi acquatici dove il caldo e l’eccitazione generale non possono non avere precisi effetti psicofisici. L’estate – soleva ripetere don Bosco – è la vendemmia del diavolo; ma non siamo più nell’Ottocento, che diamine! Adesso gli dan man forte pure i preti.

Educare alla purezza e alla modestia è diventato un nuovo tabù, dopo che il Sessantotto ha spazzato via quelli naturali, posti dalla sapienza divina a protezione della dignità umana, specie in ciò che concerne la trasmissione della vita. Quel poco di “religioso” che ancora persiste nelle iniziative parrocchiali, peraltro, è proposto in modo talmente ridicolo e grottesco da diventare per i giovani ulteriore motivo di irrisione della nostra santa fede. Balletti e canzonette, specie se eseguiti da preti, frati e suore, rappresentano per gli adolescenti una gustosissima occasione di esilaranti quanto salaci battute e irriverenze, se non di vere e proprie bestemmie. In questo caso, l’incitamento al peccato è molto più esplicito e diretto, come se non bastasse il resto. Quale risultato di una missione, non c’è male davvero: la gioventù corrotta si sente rassicurata, incoraggiata com’è a perseverare sulla strada intrapresa… quella dell’Inferno. Povere anime! Chi le strapperà alle fauci del demonio? Che cosa mai combineranno, un domani, quando saranno a loro volta genitori?

Ma il clero moderno, che non disdegna di lanciarsi in ignominiose esibizioni da balera, non crede né al diavolo né alla dannazione eterna; non ha idea di cosa sia lo stato di grazia o il peccato mortale e ha abiurato perfino la Presenza reale… La perdita della fede non può condurre se non a esiti del genere, che sono poi il terreno di coltura di una mentalità omosessuale e di una prassi libertina da viveur consumato. Anche in questo caso, la tolleranza dei vescovi finisce coll’essere percepita come un’approvazione e si trasforma in incitamento. Come stupirsi, poi, di tanti scandali? Il prete che esercita il mestiere di animatore da villaggio turistico o, al massimo, di assistente sociale o di “professionista del sacro”, quando stacca dal lavoro si cambia d’abito (se ancora porta quello clericale) e si dedica ai suoi interessi personali… quali, è meglio non approfondirlo. Nessuno, d’altronde, lo ha educato alle virtù sacerdotali, anche perché, di solito, non ha la più pallida nozione del sacerdozio stesso, cioè dello stato e del potere sacri di cui è stato investito con l’ordinazione. Difficile pensare che tale risultato non sia stato deliberatamente ottenuto per mezzo di rettori e professori di seminario.

È sintomatico che il documento di lavoro del sinodo amazzonico previsto per ottobre non utilizzi, riguardo all’assunzione del ministero, il termine ordinare, bensì la parola nominare. La sostituzione lessicale non è casuale, ma denuncia un chiaro slittamento semantico: il prete non farebbe altro che esercitare una funzione di presidenza che non richiederebbe la continenza né comporterebbe un carattere indelebile. Questi sono i frutti di quella sedicente “teologia” tedesca che negli ultimi decenni, per mezzo degli studi e con l’incentivo di fiumi di denaro elargito in “aiuti”, ha ideologicamente colonizzato le diocesi latinoamericane. Invece in seminario qui da noi, quasi trent’anni fa, mi sentii spiegare da un formatore, oggi vescovo, che il celibato sarebbe un carisma collegato alla vocazione sacerdotale: per verificare la seconda, bisognerebbe quindi accertare che uno fosse dotato del primo; come, non ci fu dato sapere.

Già allora i semi della confusione, senza che alcuno trovasse nulla da eccepire, venivano gettati a piene mani. Anzitutto il celibato è uno stato di vita e, in duemila anni, non è mai stato considerato un carisma; in secondo luogo, la dinamica del discernimento vocazionale è esattamente inversa: una volta riconosciuti gli abituali segni della chiamata divina, la disponibilità del candidato a rinunciare al matrimonio, vocazione naturale universale, è garanzia della sua sincera volontà di accoglierla, dato che la continenza perfetta è stata richiesta ai ministri di Dio (anche coniugati) fin dai tempi apostolici e c’è quindi un alto grado di probabilità che non sia una mera legge ecclesiastica, ma una norma di diritto divino. Si tratta comunque di un’esigenza posta ai Suoi ministri dal Signore stesso, o direttamente o tramite la Chiesa: l’esercizio del sacerdozio comporta di per sé la rinuncia all’uso del matrimonio, tanto è vero che anche nella disciplina orientale (che, in deroga a quella originaria, impone ai preti secolari di sposarsi da giovani) nei giorni in cui celebra la divina liturgia il sacerdote deve astenersi dai rapporti coniugali.

Se però un seminarista disprezza il matrimonio, non avvertendo alcuna attrazione per la donna e per la procreazione, dev’essere fermato: una vocazione autentica non nasce da queste false premesse con la copertura del celibato. Ciò non significa certo, all’opposto, che debba necessariamente fare o aver fatto esperienze sessuali, come si pretendeva negli anni Settanta, quando si son formati molti dei vescovi attuali: la continenza al di fuori del matrimonio è un obbligo morale per ogni battezzato, anzi – dato che è di legge naturale – per ogni essere umano. Anche gli sposati devono coltivare la castità propria del loro stato, in modo tale che la loro unione non sia una copertura della libidine, ma un’espressione di amore sempre aperta alla vita.

Le esigenze della carità e le rispettive responsabilità che si sono assunti impongono a genitori e sacerdoti l’ineludibile impegno di educare i bambini, fin dalla più tenera età, alla modestia e alla continenza. Quella della tolleranza è una scusa talmente logora da non essere più tollerabile, dato che ha aperto la strada alla distruzione della famiglia e al crollo della natalità, effetti della degradazione dell’uomo e della donna causata dalle mode immodeste e dalle abitudini lascive, promosse dalla massoneria e da quei magnati ebrei che finanziano cinema, musica e televisione. Se non vogliamo scomparire, dunque, ritorniamo sulla buona strada: basta con la tolleranza come comoda scusa per non fare il proprio dovere; curiamo la disciplina nell’educazione, il rispetto del pudore, la giusta stima sia della castità che del matrimonio.

In questi tempi sciagurati una lussuria ostentata terrà le persone nel peccato e conquisterà innumerevoli anime, che si perderanno. Non si troverà quasi più linnocenza nei bambini né la modestia nelle donne. Nel supremo momento del bisogno della Chiesa, coloro che dovrebbero parlare resteranno in silenzio (la Madonna del Buon Successo a suor Mariana di Gesù, 21 gennaio 1610).


sabato 22 giugno 2019


Miti della neochiesa




Preliminarmente, ribadisco ancora una volta che con il termine neochiesa non intendo una sorta di Chiesa deviata da cui bisognerebbe uscire per garantirsi la salvezza, ma una rete di potere che come un cancro è giunta fino ad occupare i vertici della Chiesa terrena, la quale rimane comunque una e indefettibile. Estirpare le metastasi di tale tumore è un’impresa possibile solo a Dio, mentre il nostro compito è quello di rimanerne esenti con l’aiuto della Sua grazia. Ogni analogia è pertinente per un aspetto, ma non per tutti: contrariamente a un organismo fisico, il Corpo Mistico non può essere sopraffatto dalla malattia, dato che dipende dalla volontà di ogni singola cellula l’esserne contagiata o meno. Sul piano soprannaturale è possibile che le membra sane si preservino con la propria scelta di rimanere fedeli alla verità, mentre quelle corrotte, semplicemente, si tagliano fuori da sé e in tale condizione rimangono finché non si convertano.

La proliferazione di cellule cancerose, nel nostro caso, è causata da alcune narrazioni mitiche che distorcono, oltre alla fede, anche il pensiero. Non posso evidentemente passarle in rassegna tutte, ma mi soffermo soltanto su qualcuna di esse, riemersa nell’attualità più recente. Un discorso a parte meriterebbe la saga dei cambiamenti climatici, che la Santa Sede sembra aver assunto come nuova rivelazione divina. Non essendo un esperto, mi limito ad osservare che variazioni della temperatura globale del pianeta si sono sempre verificate nel corso della storia (come testimonia, per esempio, la scoperta di una strada romana sotto il ghiacciaio del Monte Rosa), mentre il dissesto delle stagioni cui stiamo assistendo può essere sì causato dall’uomo, ma non tanto dall’inquinamento (che vi incide in misura irrisoria), quanto piuttosto da manipolazioni del clima con cui si riesce, al giorno d’oggi, a provocare sia le siccità che le inondazioni. Come chiamarla? Mistificazione?

Se a molti il discorso delle scie chimiche pare una favola da complottisti, chiunque può osservare come, da qualche anno, i cieli europei presentino spesso l’aspetto di un reticolato disegnato dalla circolazione aerea e come regolarmente, in questi casi, si coprano di nubi nel giro di un’ora o due, per poi rovesciare improvvisi e rovinosi nubifragi. Ondate di caldo o di freddo sono previste con un anticipo così ampio e un allarmismo talmente precoce da parere quantomeno sospetti. Nulla di più efficace di quotidiani e pesanti disagi climatici per convincere la gente che la causa delle migrazioni siamo noi e che sulla Terra, in ogni caso, siamo troppi; bisogna quindi assolutamente contenere la crescita demografica con i noti rimedi (contraccezione, aborto, sterilizzazione, modifica del naturale orientamento sessuale…). Se il più noto teorico della riduzione della popolazione, il neomalthusiano Jeffrey Sachs, diventa ospite fisso delle conferenze vaticane sull’ecologia, è segno evidente che l’oligarchia politico-finanziaria che persegue la nostra estinzione è ormai di casa anche nel cuore del governo della Chiesa Cattolica.

L’imposizione culturale dell’omosessualismo, sempre più invasiva e aggressiva, si spiega anche alla luce di queste manovre: gli atti contro natura sono evidentemente sterili, come dimostra proprio l’abusiva pretesa dell’adozione da parte di coppie sodomitiche e la degradante pratica dell’utero in affitto. Anche qui, tuttavia, siamo di fronte a un mito: come dimostra la genetica, non esiste un gene della cosiddetta omosessualità (termine in sé contraddittorio, visto che la sessualità implica per sua natura l’alterità dei soggetti). A parte rare anomalie, che rimangono eccezioni e non possono mai assurgere a regola, quando non si tratti di mera lussuria spinta all’estremo abbiamo a che fare o con forme di immaturità affettiva (fissazione nella fase prepuberale) o con disagi nella percezione della propria identità sessuale, fenomeni generalmente riconducibili a traumi o carenze dell’infanzia e oggi egregiamente curabili.

Invece il cardinal Becciu, responsabile delle cause dei Santi (!), a quanto pare è convinto che esista realmente quella categoria di persone che è identificata dalla “cultura” dominante con un termine inglese – del tutto inappropriato sulle labbra di un ecclesiastico – che significa allegro (sebbene le relative abitudini non abbiano proprio nulla di gioioso). Nel caso che un chierico ne faccia parte, ciò non pone per lui alcun problema, purché il soggetto rispetti il voto di castità. Occorrerebbe anzitutto rammentare all’eminentissimo che il clero secolare, pur essendo obbligato alla continenza perpetua e all’obbedienza, non emette alcun voto; ma, a parte tali dettagli secondari, le sue affermazioni suscitano in noi una serie di domande. Come può esser casto chi, in un clima di impunità pressoché assoluta, pratica il vizio per ostinata e incorreggibile scelta? Certi ecclesiastici non voglion proprio apprender la lezione di decenni di scandali gravissimi? Chi invece soffre di un disturbo dell’orientamento sessuale, lo si deve forse lasciare da solo alle prese con il suo problema, quando invece potrebbe essere efficacemente aiutato a superarlo o a conviverci meglio?

Il mito dell’omosessualità è connesso a quello della bontà naturale degli istinti primordiali, i quali, secondo la più avanzata psicanalisi (risalente a mezzo secolo fa, quando questi illuminati Pastori si son formati) non andrebbero mai repressi, ma liberatoriamente esplicitati. Nel cervello deviato di un pederasta radicale l’idea può pure starci, un po’ meno in quello di un uomo di Chiesa, sebbene fosse suo amico… Di primordiale, in quegli istinti, c’è solo il peccato originale; il resto è manipolazione mentale per indurre alla perversione. Ad ogni modo, l’antesignano remoto di quest’altra favola è quel genio francese che teorizzò il modello del buon selvaggio e l’educazione come decostruzione degli stereotipi socio-culturali. Nel salotto del brillante Rousseau, evidentemente, non eran giunte notizie di gesuiti fatti a pezzi, in Amazzonia, da indigeni poi passati a più miti consigli solo con la conversione al cattolicesimo, così come, nell’universo intellettuale di certi prelati, non sono ancora pervenuti i racconti dei missionari (per lo più protestanti) massacrati da Indios che passano la vita a sterminarsi tra tribù rivali, al punto che raramente arrivano a diventare nonni…

Nei gruppi più calmi – come testimoniato da missionari cattolici, che però, per rispetto della loro civiltà, si son ben guardati dal correggerli – si pratica la sodomia per gioco. E pensare che da noi, in Europa, solo da pochissimi anni abbiamo capito che i bambini devono esservi avviati fin dall’asilo per poter prendere confidenza con il proprio corpo e abbattere le barriere relazionali! Sarà forse per questo che lo strumento di lavoro dell’imminente sinodo amazzonico raccomanda ardentemente l’ascolto delle culture indigene, dalle quali avremmo tanto da imparare… Secondo colui che lo presiederà, d’altronde, è nella base della Chiesa che Dio parla, non certo tramite i suoi Pastori, la cui vera funzione – a giudicare dal caso Maradiaga – è fare affari con i potenti del mondo e stare perennemente in viaggio, così da poter intascare, visti i magri proventi delle loro attività, lautissimi “rimborsi-spese”… malgrado il rischio di esser linciati dalla folla all’aeroporto.

Ma il popolo, secondo l’acuto pensiero dell’uomo venuto dalla fine del mondo, non è una categoria logica (francamente, non mi era mai passato per la testa), bensì una categoria mitica. In effetti, essa non esiste se non nella sua mente; è per l’appunto l’ennesimo mito, forse quello più generale e onnicomprensivo. A difesa del popolo affamato e sofferente, il bianco padre ha di nuovo ricevuto, pochi giorni fa, i responsabili delle multinazionali del petrolio per invitarli ad un’azione determinata a favore di una transizione energetica radicale, dato che, nel giro di un decennio, il riscaldamento globale provocato dall’uomo avrà effetti catastrofici. Strabiliante carisma profetico… a vantaggio di quel capitalismo agonizzante che, da una parte, cerca nuove fonti di profitto nelle cosiddette energie rinnovabili e, dall’altra, vuole imporcele sistematicamente per renderci ancor più dipendenti dal nuovo ordine stabilito dalla speculazione finanziaria, di cui l’uomo di Santa Marta, a quanto pare, è un alacre agente (Settore Propaganda e Controllo Mentale).

Un manipolatore narcisista a livello patologico può essere a sua volta facilmente manipolato da chi fa leva sul suo disturbo per ottenerne ciò che vuole, specie se alla patologia si son sommate sedute di psicanalisi, “benedizioni” impartite da predicatori pentecostali e riti sciamanici eseguiti da streghe andine… Tra naturale e preternaturale, tra follia e infestazione, un miscuglio davvero esplosivo! Per chi ha voluto trasformare la Santa Sede in una sorta di agenzia delle Nazioni Unite, è proprio il personaggio ideale, analogo a certi capi di Stato e di governo tirati fuori dal cappello: Gallia docet. Il pueblo (quello reale), se non si sottomette al programma, va preso a manganellate e innaffiato di sostanze psicotrope dagli effetti non verificati sul cervello. Nel caso dell’Italia, per ora, si limitano a tenerci sotto pressione con la minaccia di una procedura di infrazione, ma se continuiamo a votare male sono intenzionati a far cadere il governo e a nominare qualcuno che ci strangoli, fino al punto di imporci ipoteche finanche sulla prima casa…

In conclusione, so bene che qualche lettore interpreterà ancora la mia raccomandazione come un incitamento a ritirarsi dalla lotta attiva per rifugiarsi in un comodo quietismo, ma non importa: se non preghiamo di più, finiremo nel tritacarne della finanza speculativa, felici di farlo per salvare il pianeta. Con uno sguardo soprannaturale, invece, sappiamo dalla nostra Madre celeste che il Signore è perfettamente in grado di rovesciare i potenti dai troni – compresa la banda di imbroglioni che ha occupato il Vaticano. Dobbiamo tuttavia meritare di essere soccorsi: la preghiera ha ben poca efficacia se non si accompagna alla penitenza e all’innocenza di vita. Digiuni, veglie e privazioni rendono lo spirito leggero e perspicace, così che possa agevolmente individuare i miti fasulli che ci schiavizzano mentalmente e sul piano pratico, onde respingerli con decisione e lasciar dilagare, al loro posto, la luce radiosa della verità, riconosciuta dalla retta ragione e dalla retta fede.