Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 16 giugno 2018


Missione impossibile?



Accedet homo ad cor altum, et exaltabitur Deus (Sal 63, 7-8).

Una delle ultime trovate di curiali e “teologi” per derubricare i peccati gravi è quella che li dichiara, a determinate condizioni, non imputabili. A parte il caso della totale infermità mentale, in realtà, le circostanze che annullano la responsabilità individuale – come abbiamo già ricordato altre volte – si riducono a quattro: errore o ignoranza invincibili, violenza e timore grave. A prescindere dal grado di imputabilità soggettiva di un singolo atto, in ogni caso, gli atti intrinsecamente cattivi sono pur sempre offese oggettive a Dio e, quindi, vanno comunque evitati in tutti i modi, senza riguardo al motivo o alla situazione. Che dire, poi, se si tratta di un peccato mortale continuato, come quello di un divorziato che si è risposato civilmente, o se, anche senza porsi in stato di adulterio permanente, una persona viene deliberatamente meno, abbandonando il coniuge e la famiglia, agli obblighi che si è assunti con il matrimonio? La si giustificherà con un criterio imponderabile e totalmente alieno dalla fede nella grazia del sacramento, del tipo: «Il rapporto non funzionava»?

Di fronte a tale deriva apostatica di certa gerarchia cattolica, anche ai massimi livelli, tutti ci stiamo chiedendo come reagire, ma nell’urgenza dei tempi rischiamo di cadere in trappole ben nascoste. Da una carenza di visione soprannaturale, che si manifesta in uno sguardo essenzialmente secolarizzato sulla Chiesa, nasce o la tentazione di trovare illusorie soluzioni rapide che, risparmiandoci la fatica della lotta e dell’attesa, ci assicurino una salvezza a buon mercato in false spiritualità alienanti o, al contrario, quella di ergerci a “salvatori della patria” in aperta ribellione all’autorità costituita, anche a costo di finire scomunicati. Al di là dei gravissimi mali che affliggono la Chiesa militante, però, la sua origine divina e l’onnipotente volontà del Fondatore ne escludono a priori l’estinzione, pur senza impedirne un temporaneo oscuramento da Lui permesso; il Salvatore, d’altra parte, sollecita la nostra collaborazione attiva, purché sia umile, paziente e fiduciosa.

Una delle più insidiose tattiche del diavolo (oltre a quella di logorare la nostra fede nella completa signoria di Cristo sulla storia umana, portandoci allo scoraggiamento e alla confusione) è quella di farci concentrare su noi stessi e sulla nostra azione come se la salvezza dipendesse principalmente da essa, distogliendo così le nostre anime dal loro centro vitale, l’unione con Dio. A lungo andare, pur nella sincera convinzione di lavorare per Lui e per la Sua gloria, si può finire in questo caso col lasciarlo completamente fuori, fino al punto di non nominarlo nemmeno più o di inserirlo d’ufficio nel discorso come un concetto astratto o una presenza ingombrante. La conversione non può fissarsi a uno stadio imperfetto come se fosse quello definitivo, ma deve progredire sempre più verso la santità, che non è certo fatta di parole. Lo Spirito Santo – se lo ascoltiamo davvero – ci sospinge a penetrare nel cuore profondo, perché solo così Dio sarà veramente esaltato.

Questo non significa gettare la spugna e ritirarsi dall’agone per cercare un comodo rifugio in un alienante intimismo; bisogna invece procedere di pari passo su entrambe le coordinate: la profondità dell’unione con Dio, un’azione ispirata e sostenuta dalla Sua grazia. Pochi sanno che la spiritualità di santa Teresa d’Avila, che rappresenta una vetta della mistica cattolica, ha un’anima ardentemente apostolica: con la preghiera e il lavoro, le sue suore dovevano prender parte alla battaglia contro il flagello luterano per il trionfo della vera fede, di concerto con i guerrieri attivi sul campo, come gesuiti e cappuccini. La straordinaria rifioritura della Chiesa al tempo della riforma tridentina fu dovuta, oltre all’attuazione dei suoi decreti, a uomini e donne che, come lei, avevano fatto una decisiva esperienza di Dio e vivevano in continua orazione: san Giovanni della Croce, sant’Ignazio di Loyola, san Filippo Neri, san Carlo Borromeo, san Francesco di Sales, san Gregorio Barbarigo… per non parlare dei tanti altri santi vescovi e fondatori della medesima epoca.

Quando non se ne può proprio più, allora, bisogna anche esprimere, sia pure in modo controllato, la propria rabbia e il proprio dolore; ma poi occorre rientrare in sé stessi, per non ritrovarsi a fare il gioco del demonio lasciandosi da lui disperdere all’esterno con pretesti apparentemente buoni e dimenticando la propria missione primaria: quella di fare, con una costante offerta, riparazione e preghiera, da sbarramento alla bocca dell’Inferno. Questo deve avvenire nei due sensi: per impedire ai diavoli di uscirne, per trattenere le anime dal precipitarvi. A sguardo umano potrà sembrare una missione decisamente impossibile, ma se, con l’aiuto della grazia, la accettiamo con fede risoluta e in essa perseveriamo sino alla fine, un giorno ci sbigottiremo nel vedere i frutti che avrà portato e scoppieremo di gioia nell’incontrare quanti, anche grazie ad essa, si saranno salvati.

Già san Pietro, ai cristiani provati nella fede dall’apparente ritardo nell’adempimento delle promesse divine, doveva ricordare, tenendo desta la loro mente con le sue esortazioni, di rimanere aggrappati alle predizioni dei Profeti, alla dottrina degli Apostoli e ai precetti del Signore. Agli ingannatori che negli ultimi tempi avrebbero beffardamente rinfacciato ai credenti che dall’inizio della creazione nulla era cambiato, bisognava rammentare che il mondo già una volta era stato punito con il diluvio e che, quando meno se lo sarebbero aspettati, sarebbe stato purificato col fuoco. Dio non misura il tempo come gli uomini, ma usa pazienza per dare a tutti la possibilità di convertirsi. Quale non dev’essere allora, in questa prospettiva, la condotta e la pietà dei cristiani che attendono e affrettano la venuta del Signore? Se andiamo verso nuovi cieli e terra nuova in cui abiterà la giustizia, dobbiamo fare in modo di esser da Lui trovati integri e immacolati, considerando la Sua longanimità un’occasione di salvezza (cf. 2 Pt 3, 1-15).

Cinquant’anni di desistenza della Chiesa Cattolica e cinque di positiva cooperazione con le agenzie della rivoluzione hanno dato ai loro sgherri un’arroganza sfrontata che non ammette più limiti e non risparmia più nulla. Tra artisti, studiosi, attori, cantanti, giornalisti, conduttori, politici, attivisti, preti e pastori protestanti è una vera e propria gara di indecenze, bestemmie e dissacrazioni. Chi permette al diavolo di impadronirsi della sua mente per mezzo di idee sballate e della sua volontà con abitudini perverse è da lui trascinato sempre più lontano. Finché la Chiesa faceva da argine al dilagare di tale demenza sovvertitrice, tuttavia, gli agenti dell’Inferno sulla terra non osavano alzare il capo più di tanto e operavano nell’ombra. Se ora son venuti allo scoperto, è perché vedono che nessuno li sta più contrastando efficacemente e che la gente, inebetita dal circo mediatico, assuefatta a volgarità di ogni genere, è pronta a qualsiasi esperimento.

Per poter resistere al ributtante spettacolo che è appena all’inizio, dobbiamo compiere scelte ben precise. Tempo ed energie vanno spesi soprattutto a contemplare e assorbire ciò che è vero, buono e bello, piuttosto che a fissarsi sul marcio. Nel secondo caso rischiamo di fare, nostro malgrado, il gioco del nemico, consumandoci nella rabbia e nella frustrazione, dando rilievo e risonanza alle sue manovre ed esponendoci anzi al pericolo di essere da lui insensibilmente contagiati. La potenza e la perfidia della macchina infernale che ci troviamo a combattere è ben oltre la nostra immaginazione; di conseguenza è imperativo cercare guida in Dio e sostegno nella Sua grazia. Chi non è radicato nella vita dello Spirito, in questa battaglia, si farà bruciare senza neanche accorgersene. Questo – lo ribadisco ancora una volta – non significa andare a caccia di presunti veggenti, messaggi, segreti e apparizioni: tutto ciò, oltre a costituire un vero e proprio business, fa parte di una strategia mirante a fuorviare chi è sulla retta via e non si lascia sedurre con i mezzi ordinari.

Le nostre armi principali, oltre ai Sacramenti, devono essere la recita del Rosario, la meditazione della Sacra Scrittura, la lettura di vite e scritti dei Santi, senza dimenticare un umile, discreto e costante esercizio della carità, specie quando ci è più molesto. Esiste una virtù eroica che si pratica nel grigiore e nell’anonimato della quotidianità, ma che è tanto più fruttuosa e meritevole quanto più è solo Dio a vederla: è un dono esclusivo e nascosto che Gli facciamo per puro amore e che può esser visto da un altro unicamente se serve alla sua conversione ed edificazione. Se ne abbiamo la possibilità, rifugiamoci il più spesso possibile davanti al Tabernacolo o, i più fortunati, davanti al Santissimo esposto sull’altare (purché lo sia in modo degno, senza esser lasciato all’irriverenza o all’indifferenza). Nella misura delle nostre forze facciamo penitenza, offrendo in più tutto ciò che ci tocca sopportare, anche in chiesa e a Messa, con la compunta umiltà di chi sa bene che se Qualcuno, per pura grazia, non lo avesse scelto e tirato fuori dal marasma, ci starebbe dentro pure lui fino al collo.

«Chi mi condurrà nella città fortificata […]? Non forse tu, o Dio, che ci hai respinti […]? Portaci soccorso dalla tribolazione, perché vana è la salvezza dell’uomo. In Dio compiremo atti di potenza ed egli stesso ridurrà a nulla i nostri nemici» (Sal 107, 11-14). Vedete come la Parola divina ci descrive la sinergia tra natura e grazia? L’azione decisiva è quella del Signore, ma Egli si serve di noi – che da soli saremmo spacciati – e con immensa degnazione ci coinvolge nella Sua santa opera. Per questo dobbiamo essere continuamente connessi a Lui, più che alla Rete, così da poter ascoltare la voce di Gesù e captare il segnale dello Spirito Santo. Far da barriera all’Inferno è un compito arduo, ma inderogabile: se l’argine all’alluvione di fango è saltato, bisogna costruirne uno sul piano spirituale, in attesa che il Cielo si degni, se lo avremo meritato, di riedificare quello istituzionale, che pure è necessario.

Gesù, Maria, vi amo: salvate anime (Serva di Dio suor Maria Consolata Betrone).

sabato 9 giugno 2018


La nuova Sion (sul futuro della Chiesa)



A quanto pare, purtroppo, pecunia non olet, specie se proviene dalle tasche di un “filantropo” come Soros, il quale, vista in Europa la rapida ascesa di partiti sovranisti mandati al governo da popolazioni esasperate, nel momento cruciale della formazione del nuovo governo ha lanciato un messaggio astutamente conciliante circa l’euro e l’immigrazione, poi, con uninaudita ingerenza, lo ha attaccato per un presunto finanziamento di Putin. Sarebbe interessante sapere piuttosto quanti presuli e politici italiani sono sul suo, di libro-paga. Si attendono sviluppi… magari una bella interdizione dall’Italia – dietro l’esempio della nativa Ungheria – nonché una sonora confisca in risarcimento della speculazione sulla lira che nel 1992 (con la complicità della buon’anima di Ciampi) ci portò a un passo dalla bancarotta. Se poi qualcuno non avesse ancora capito per chi effettivamente lavora la Chiesa povera per i poveri, lo chieda al cardinal Parolin, che proprio in questi giorni partecipa, a Torino, ai lavori del rockefelleriano Gruppo Bilderberg, mentre il suo principale, direttamente in Vaticano, riceve i vertici delle “sette sorelle” per provvedere con loro a clima, inquinamento e ambiente…

«Saggiami, Signore, e mettimi alla prova; bruciami le reni e il cuore. Poiché la tua misericordia è davanti ai miei occhi e ho posto il mio compiacimento nella tua verità. Non mi sono seduto con il vano conciliabolo e non entrerò con quanti compiono iniquità. Odio l’adunanza dei malvagi e con gli empi non sederò mai». Guardandoci bene dal montare in superbia per reazione alla deriva dei mercenari travestiti da pastori, dobbiamo anzitutto chiedere insistentemente a Dio di verificare la qualità del nostro zelo e di purificarci interiormente con il fuoco della Sua carità. Consapevoli del nostro bisogno permanente di perdono, teniamo fisso lo sguardo sulla Sua grazia, cercando gioia e sicurezza nella verità perenne del Suo insegnamento. Poi prendiamo le distanze una volta per tutte dalla rivoluzione conciliare e tagliamo i rapporti con quanti operano contro la santità della dottrina e della vita cristiane. Rigettiamo l’ignobile caricatura di Chiesa disegnata da questi traditori e teniamoci pronti a escluderli dalla comunione con noi in quanto eretici, rifiutandoci di frequentarne le chiese e di ricevere i Sacramenti da loro.

In quei pochi versetti c’è tutto un programma mirante a radicarci profondamente in Dio, cosa che si rivelerà ben presto indispensabile per poter resistere alla prova che stiamo per affrontare. Chiunque non accetti l’imposizione dell’omoeresia, osi reagire all’invasione pianificata o abbia qualcosa da obiettare alla svendita di cose sante ha già cominciato a subire gli effetti di una riedita inquisizione al contrario; bisogna quindi intensificare la ricerca di sacerdoti e religiosi di provata ortodossia per avere fin d’ora validi punti di riferimento. I cattivi Pastori si riconoscono subito dal modo in cui dissacrano la dignità dei battezzati considerandoli in modo puramente sociologico, la santità dello stato sacerdotale esercitandolo come una mera funzione di dirigenza e il carattere soprannaturale dei Sacramenti trattandoli come se ne fossero i padroni piuttosto che i ministri. Da questo snaturamento di ciò che è sacro, perché opera di Dio, discende tutto il resto dello scandaloso degrado della Chiesa militante, che è sotto occupazione ed è stata eclissata.

Noi formiamo ciò che resta della vera Sposa di Cristo, che sta per attraversare fiamme purificatrici per poter tornare a splendere e apparire infine come la nuova Sion, la Città di Dio in cui vige il Suo mirabile ordine, fondato sull’eterna Sua verità e regolato dalla Sua carità inesausta, la quale è ad un tempo misericordia infinita e suprema giustizia. A questa attesa e speranza si contrappone il falso messianismo sionista, che serve Lucifero e dal cui seno uscirà l’Anticristo. La prima fase di questo satanico e cabalistico progetto ha portato alla rinascita di Israele, il cui regime è puro terrorismo elevato a Stato e che tiene asservite a sé le potenze occidentali, a cominciare dagli Stati Uniti. La seconda prevede la riedificazione del tempio salomonico sulla spianata delle moschee, bagni di sangue a parte; con la coniatura di una medaglia in cui Trump e Ciro appaiono sovrapposti, certi rabbini la considerano ormai vicina, dopo il riconoscimento yankee di Gerusalemme capitale: sarà il luogo di culto centrale dell’unica religione mondiale, braccio spirituale del governo planetario unificato dalla finanza ebraica. Infine – terza tappa – comparirà l’uomo iniquo, che additerà se stesso come Dio fino a farsi adorare nel suddetto edificio (cf. 2 Ts 2, 3-4).

A più d’uno sembreranno fantasie deliranti. Eppure le potentissime – e ricchissime – organizzazioni religiose americane di stampo pentecostale e fondamentalista, accese sioniste al punto d’esser più realiste del re, considerano proprio la restaurazione del biblico tempio uno snodo essenziale per l’avvento del Regno di Dio. La loro mistica templare è in singolare consonanza con quella del giudaismo estremista, il quale, analogamente all’integralismo islamico, è tale soltanto agli occhi di analisti occidentali formattati dalle fole illuministiche: di fatto, esso è il risultato di un’applicazione letterale di certi passi dell’Antico Testamento, così come il suo fratellastro maomettano non è altro che una pedissequa attuazione del Corano. La differenza tra i due testi sta nel fatto che il primo, essendo ispirato da Dio, va interpretato sul piano spirituale, come di fatto è avvenuto nella Chiesa; il secondo è una mera composizione umana esprimente un’ideologia di conquista e sottomissione del mondo. I cosiddetti “moderati”, di conseguenza, sono semplicemente musulmani non praticanti, così come gli ebrei aperti e dialoganti non credono generalmente in nulla – se non, eventualmente, in sé stessi e nella propria presunta superiorità etnico-culturale.

Dietro la spaventosa decadenza della Chiesa Cattolica, come dietro il modernismo vecchio e nuovo, la rivoluzione conciliare e altre malattie mortali che ne sono la causa, c’è il giudaismo talmudico con i suoi banchieri, che ne mettono fedelmente in pratica i precetti allo scopo di chiudere i conti con il Galileo. Non è certo un caso che già sotto Giuliano l’Apostata iniziassero – ben presto interrotti – i lavori per la ricostruzione del tempio gerosolimitano o che, appena quindici anni dopo l’Egira, nascita ufficiale dell’Islam, la Città santa fosse sottratta ai cristiani e i giudei potessero rientrarvi dopo avervi già chiamato, poco tempo prima, i Sassanidi della Persia, che avevan raso al suolo il Santo Sepolcro e tutte le chiese, ad eccezione della Basilica della Natività. Le molteplici e instancabili trame con cui, lungo tutta la storia, hanno combattuto il nuovo Israele, vero erede delle promesse divine, hanno infine permesso loro sia di reimpadronirsi della Gerusalemme terrena che di occupare i vertici della Città di Dio.

Ancora una volta la loro vittoria sembra a portata di mano; ma Dio ha altri progetti – e la Sua verità rimane in eterno. Anch’essi si convertiranno a Cristo (cf. Rm 11, 1-32): dapprima i comuni cittadini di Israele (che con i palestinesi sono le vittime più dirette dei sionisti, costretti come sono a vivere nell’incubo di uno stato d’assedio permanente), poi gli ebrei sparsi nel mondo (quando finalmente si renderanno conto di aver sostenuto un mostro politico-economico). Infine potranno salvarsi anche capi, speculatori e banchieri, se riconosceranno di essersi messi al servizio di uno sconfitto e di star per essere con lui risucchiati nell’abisso, dove esser puniti in eterno in proporzione dei loro misfatti. Se son davvero intelligenti, la smettano di correre al massacro e riconoscano una buona volta da che parte sta il vincitore: la nostra, ovviamente – se il Signore ci conserva umili e operosi come la Madre immacolata.

Proba me, Domine, et tenta me; ure renes meos et cor meum. Quoniam misericordia tua ante oculos meos est, et complacui in veritate tua. Non sedi cum concilio vanitatis, et cum iniqua gerentibus non introibo. Odivi ecclesiam malignantium, et cum impiis non sedebo (Sal 25, 2-5).

sabato 2 giugno 2018


La vecchia Sion (sul futuro dell’Italia)



Le agenzie di rating fanno il loro mestiere; non c’è nessun complotto giudaico-massonico, fanno semplicemente le loro considerazioni quando vedono l’ipotesi di un governo sovranista e populista (Carlo De Benedetti, 26 maggio 2018).

Excusatio non petita, accusatio manifesta… Un esempio da manuale. Ormai anche i bambini sanno che le agenzie di rating sono armi di distruzione di massa capaci di annientare le economie di interi Paesi, oltre che grandi imprese e multinazionali. Le loro valutazioni possono innescare in un attimo crolli giganteschi, orientando gli investimenti e provocando rovinosi quanto imprevisti fallimenti. A livello politico, esse sono temibili strumenti di pressione sui governi, che possono cadere per un cattivo “voto”. Da noi è successo nel 2011, con il colpo di Stato che ha rimosso l’ultimo Presidente del Consiglio eletto per portare al potere un uomo della Trilaterale; sette anni dopo, il medesimo espediente è servito da mezzo di intimidazione mafiosa per una formazione politica potenzialmente ribelle, bollata in partenza come governo sovranista e populista, quasi questo fosse il male assoluto. Tutto sommato, però, fin qui non c’è nulla di sostanzialmente nuovo; ma perché mai tirar fuori il fantomatico complotto giudaico-massonico?

Forse perché la cosa è semplicemente vera, ma, per neutralizzare in anticipo anche la sola ipotesi, è appena evocata come un’idea pittoresca da non prendere nemmeno in considerazione. Siamo grati a De Benedetti, comunque, per l’inattesa conferma dei nostri sospetti; anche la propaganda nemica, a volte, finisce suo malgrado col fornire informazioni interessanti. Il succitato ha lanciato una fatwa sul professor Savona perché sarebbe contro la Germania; ma che essa sia infine riuscita a stabilire la propria egemonia in Europa – non più per via militare, ma economica – è perfettamente evidente. I suoi diktat hanno stritolato la Grecia, ormai ridotta ad una miseria paurosa di cui nessuno parla, e ora minacciano il Bel Paese, i cui politici, con oltraggioso disprezzo, sono stati definiti dalla stampa teutonica barboni… Nessuno ci dice però che la Deutsche Bank rischia di fallire o che la “virtuosa” Germania rasenta il collasso per un debito pubblico che è il più alto d’Europa.

Nella Chiesa Cattolica, inoltre, la pseudoteologia tedesca, insieme a quella francese, ha sparso il contagio responsabile di quell’apostasia strisciante che ne ha trasformato le guide in propagandisti del sistema. Ma sarebbe ingiusto prendersela unicamente con la nobile terra tra l’Oder e il Reno: come già negli eventi che portarono alle due guerre mondiali, neanche all’attuale congiuntura pare estranea l’alta finanza ebraica, trasferitasi oltreoceano per controllare di lì un’Europa occupata dagli Stati Uniti con la scusa, prima, di liberarla dall’aggressione nazista, poi di difenderla dalla minaccia sovietica, entrambe orchestrate dalla stessa entità. Ancora una volta i tedeschi – con il rigore logico e la ferrea disciplina, venati di sentimentalismo, con cui obbediscono ciecamente agli ordini di chi li trascina nella catastrofe illudendoli di condurli al trionfo – si lasciano usare per scopi occulti e del tutto alieni dai loro giusti interessi. Certo, si può sempre accusare quel Paese di esser stato la culla degli Illuminati di Baviera, che formano una sorta di cupola della massoneria mondiale; ma anche quella volta (1776) chi finanziò l’impresa si chiamava – guarda caso – Rothschild.

Così, una dopo l’altra, infiliamo tutte le perline a formare una curiosa collanina: crollo della natalità provocato dai dogmi neomalthusiani, attuati per mezzo di aborto, contraccezione, sterilizzazione e omosessualismo; massicce migrazioni artificiali miranti a sostituire le forze vive di popolazioni in rapido invecchiamento e a creare un meticciato senza identità né storia, più facilmente dominabile che nazioni di antica origine e altamente civilizzate; terrorismo ambientalista basato sul mito dei cambiamenti climatici causati dall’attività umana (quando invece, nella misura in cui sono reali, son dovuti al consumismo e alle scie chimiche); progressiva relativizzazione delle dottrine religiose, presentate come causa di conflitti e divisioni, in vista di un’unica religione universale, fedele ancella del potere, centrata sull’uomo e sul suo presunto benessere terreno; occulta colonizzazione politico-finanziaria degli Stati e annientamento economico di quelli che resistono all’attuazione del progetto… e così via verso l’instaurazione del nuovo ordine mondiale.

I nostri peggiori nemici, oggi, sono le istituzioni pubbliche statali ed europee, le quali, anziché fare gli interessi dei loro cittadini, li trattano come pericolosi sovversivi da reprimere. Nel frattempo, orde di giovanotti africani sbarcati illegalmente sul nostro suolo e profumatamente sovvenzionati da contribuenti che tirano la cinghia, sono libere di darsi a furti, rapine e stupri in un clima di assoluta impunità. Nell’affermare questa semplice evidenza non temo affatto di esser bollato come fascista, razzista, populista e quant’altro, perché in realtà siamo noi le vere vittime di quegli atteggiamenti che il potere ci rinfaccia. Questo regime totalitario mascherato da democrazia, finora, non è stato altro che uno strumento dello spietato impero del denaro, del quale i cosiddetti progressisti, laici o clericali, sono i propagandisti prezzolati, cioè gente pagata per vomitare assurdità tese a imporre alle menti e ai cuori il giogo mondialista. Ora che si son presi una solenne legnata sui denti, come faranno a ingraziarsi quelli che, fino all’altro ieri, hanno vituperato in tutti i modi? A chiusura del mese di maggio, il Segretario di Stato ha molto opportunamente partecipato al Rosario nei giardini vaticani, poco prima che fosse annunciato il nuovo governo italiano…

Scherzi a parte, è comunque prematuro cantar vittoria. Serve a poco prendersela con un Presidente che, come già il predecessore, ha agito come un burattino manovrato dall’alta finanza: altro che impeachment, bisognava sollevarsi in massa e occupare i palazzi del potere realizzando una sorta di rivoluzione d’ottobre in senso inverso, ma dubito che sarebbero stati in molti a passare dalle parole ai fatti. In realtà, fra quelli che giocano a Monopoly sulla pelle altrui, pare proprio che abbiano deciso di annientare la nostra amata Patria, già abbondantemente saccheggiata da francesi, tedeschi, americani, arabi e cinesi, i quali, con la complicità di ben quattro “governi tecnici”, si sono tuffati a pesce sulla svendita delle eccellenze di quella che, fino a pochissimi anni fa, era la quinta potenza industriale al mondo. Detto fra noi, il nostro popolo si merita questo e di peggio per la sua infedeltà al Signore; un po’ di austerità è l’unico mezzo rimasto (prima di una catastrofe) per farlo ravvedere dall’apostasia sacrilega di chi, rigettata la fede e la morale, è di fatto ateo, ma continua a pretendere i riti religiosi. Decidetevi, belli.

È proprio nel senso di un’ulteriore spoliazione che è sembrata andare la bocciatura di un ministro che si era ripromesso – per quanto è dato credere – di rendersi più indipendente dai giochi della finanza internazionale al fine di tutelare, com’è doveroso, gli interessi dei suoi cittadini. Nella medesima direzione si è mosso il fallito incarico (già pronto fin dall’inizio, in totale spregio ai risultati elettorali) di un ex-funzionario del Fondo Monetario Internazionale che ha concorso alla liquidazione della Grecia e, come minimo, avrebbe continuato a ricattarci, a tutto vantaggio degli speculatori stranieri, con lo spauracchio dello spread, la truffa del debito pubblico e il mito del pareggio di bilancio. Anche se l’ennesimo governo non eletto fosse durato solo qualche mese, in ogni caso, avrebbe avuto tutto il tempo di ratificare altri accordi disastrosi e di partecipare a decisivi vertici internazionali, pur senza rappresentare davvero nessuno. Stiamo a vedere, in proposito, come si comporterà il nuovo esecutivo – e quali strategie adotteranno i mercati per “convincerlo” a stare al gioco dei banchieri.

sabato 26 maggio 2018


Come animali senza ragione



Si sono infiltrati fra voi alcuni individui, i quali son già stati segnati da tempo per questa condanna, empi che trovano pretesto alla loro dissolutezza nella grazia del nostro Dio, rinnegando il nostro unico padrone e signore Gesù Cristo. […] Costoro bestemmiano tutto ciò che ignorano; tutto ciò che essi conoscono per mezzo dei sensi, come animali senza ragione, questo serve a loro rovina (Gd 4.10).

Approvare il peccato impuro contro natura, o anche solo tollerarlo con la scusa di accogliere le persone, non soltanto demolisce dalle fondamenta la fede e la morale cattoliche, ma spazza via pure la razionalità, l’etica, l’antropologia, la psicologia e la medicina. Giustificare atti che sono fra i più immorali in assoluto – e di sicuro i più ripugnanti che un essere umano possa compiere – espone chi li pratica a gravissime patologie, come tumori, AIDS e malattie veneree. L’assuefazione a quel vizio distrugge altresì la vita psichica e relazionale, costringendo la persona a una parossistica condotta compulsiva, tanto frustrante quanto insaziabile. Un’affettività ancora fluida o un disturbo dell’orientamento sessuale, anziché esser riconosciuti e curati con le risorse di cui oggi disponiamo, si cristallizzano in una variante antropologica che, pur non avendo alcun fondamento filosofico o scientifico, viene imposta come non solo legittima, ma addirittura eccellente e quasi obbligatoria. In questa visione artificiale dell’uomo si annulla la distinzione tra bene e male quali realtà oggettive, come pure la capacità di distinguerli in base alla legge naturale, inscritta nella coscienza, e quella di esercitare libere scelte evitando gli atti intrinsecamente cattivi (e quindi per natura dannosi).

Anche chi non si ritenga credente è moralmente obbligato dalla sua dignità umana a vivere secondo ragione, facendone un uso retto e traendone le conseguenze pratiche: la logica non è facoltativa e la condotta deve essere guidata dalla conoscenza. Impugnare o ignorare ciò non significa essere più liberi, ma degradarsi a bruti. Nessuno ha il diritto di negare l’evidenza, ancor meno se è supportata dalla genetica: l’ideologia gender è assurda già a livello scientifico. Ingiungete ai vostri figli di uscire dall’aula non appena comincino a sentire discorsi che fanno a pugni col buon senso, senza pensare alle ritorsioni della scuola: sottrarsi a un’aggressione psicologica e intellettuale è un diritto inalienabile. La violenta arroganza di chi non ha argomenti va rintuzzata con un’ironia capace di sgonfiare le intimidazioni come un ago un palloncino – almeno finché non si mettano ad arrestare, come in Germania, i genitori di chi tiene i figli a casa… Ma, se siete in tanti, dovranno pur fare i conti con la resistenza.

Se già è grave che esseri ragionevoli diffondano idee aberranti e legiferino in base ad esse, tuttavia, è senza paragone più grave che ministri di Dio si astengano dal combatterle o addirittura le lascino penetrare nella Chiesa come legittime rivendicazioni. La spiegazione ispirata di san Giuda Taddeo è che hanno bisogno di trovare una giustificazione alla propria lussuria; anche l’esperienza comune insegna che chi adultera i princìpi morali lo fa per mettersi in pace la coscienza sporca, illudendosi di attutirne i morsi con vani sofismi. La svolta sempre più rapida e clamorosa cui stiamo assistendo nella Chiesa Cattolica riguardo al sesso e alla sodomia ha radici profonde e risale agli anni in cui la massoneria cominciò a infiltrarsi in seminari e facoltà teologiche; lo sfacelo intellettuale e morale di buona parte del clero è il frutto di quella strategia. L’avanzato degrado ormai raggiunto, anziché spingere alla conversione, reclama una revisione della dottrina motivata da una presunta evoluzione culturale, sul cui carattere pianificato si chiudono volutamente gli occhi.

Ma tale atteggiamento mina alla base la morale cattolica: se la Chiesa può cambiare la valutazione di uno dei peccati più gravi in assoluto, la può modificare su qualsiasi altro; il suo insegnamento si riduce così a un’opinione fra le tante che necessariamente si evolve con il succedersi delle epoche storiche. Non è difficile accorgersi che, su questa china, si vanifica la fede stessa: non solo quella che ha per oggetto la Chiesa come istituzione divina fondata su princìpi immutabili, ma anche la fede nella Rivelazione, dato che i suoi due canali – la Scrittura e la Tradizione – non sono più tenuti in alcun conto. I loro contenuti, infatti, che sono vincolanti in modo definitivo (come si è sempre saputo), sono ormai considerati espressione di determinate culture e di fasi superate, qualora non concordino con l’ideologia del momento. Ma è una bestemmia attribuire alla volontà creatrice di Dio uno stato gravemente peccaminoso, così come è un sacrilegio abusare della Sua grazia per darsi al peccato, distorcendone anche la Parola. Questa è una via diretta all’ateismo: certi preti, vescovi e cardinali non credono più in nulla, se non nelle proprie idee. Come può avere ancora la fede chi approva condotte radicalmente contrarie alla forma di vita che corrisponde alla fede stessa?

L’evidenza scientifica è che la cosiddetta omosessualità, in realtà, non esiste. Già il termine è in sé contraddittorio, in quanto appone un prefisso esprimente identità (omo-) a un sostantivo indicante un aspetto della persona umana che per sua stessa natura presuppone un’alterità complementare tra individui della stessa specie e di pari dignità, ma non identici. Il termine corretto è invece omofilia, che designa un disturbo dell’orientamento sessuale e affettivo spesso accompagnato da confusione nella percezione della propria identità sessuata, che si determina nell’istante del concepimento. Ora tutti i disturbi, nella misura in cui se ne conoscono le cause e si dispone di mezzi appropriati, sono curabili, almeno in certa misura; la soluzione non è certo trasformarli ideologicamente in varianti della normalità lasciate alla scelta dell’individuo. Chi prova attrazione per persone dello stesso sesso soffre profondamente, ma non a causa di pregiudizi e discriminazioni, bensì per un profondo conflitto interiore che non ha risolto; se dà libero sfogo alla sua tendenza, tale disagio non fa che acuirsi sempre più. Chi giustifica o approva la sua condotta, quindi, lo condanna a un’infelicità così lacerante che, prima o poi, si toglierà la vita o, comunque, si suiciderà un po’ alla volta rovinandosi la salute.

A questo punto è chiaro che chiunque difenda, propagandi o incoraggi quest’incubo, che non ha nulla di allegro, è un criminale; se è un ministro della Chiesa, è pure un traditore, di Cristo e delle anime. Criminali e traditori, finché non siano sottoposti a giudizio, vanno evitati, neutralizzati e privati di qualsiasi supporto, soprattutto economico. L’unica vera accoglienza, l’unico vero aiuto, l’unica vera integrazione, per chi – senza sua colpa e non per una sfrenata lussuria che non ammette confini – ha una tendenza omofila, non è sprofondarlo nell’abisso di un vizio abominevole, ma fornirgli strumenti per riappropriarsi della sua identità, onde superare il dissidio che lo dilania e ritrovare l’armonia interiore. Così, affrancatosi dalla terribile schiavitù di chi cerca se stesso negli altri (condannandosi in tal modo a non trovarsi mai), sarà finalmente libero di amare se stesso e gli altri in modo sano, potendo amare Dio e ricevere il Suo amore. Senza più distorcere la realtà in funzione dei suoi istinti perversi, ritroverà il gusto della verità, tornerà ad apprezzare la bellezza autentica, riscoprirà relazioni pulite e disinteressate, imparerà ad impegnarsi nella gratuità del bene e, con l’aiuto della grazia, potrà avviarsi sull’arduo cammino della santità. Chi insegna questo salva gli altri strappandoli dal fuoco (cf. Gd 23).

La battaglia contro la cosiddetta omofobia, viceversa, è in realtà un passe-partout per rendere accettabile nella Chiesa il vizio contro natura e, in tal modo, portare a termine l’apostasia generale. Secondo il cardinal Müller, essa è parimenti uno «strumento del dominio totalitario sulla mente degli altri», che mira – ci permettiamo di aggiungere – a distruggere la persona umana per assoggettarla ad una tirannia globale. Che dire anzi del neologismo fuorviante e privo di senso? Sarebbe il timore patologico di ciò che è identico, o di chi si considera omosessuale? Di fatto, nessuno di noi ha paura di infelici che si degradano in modo bestiale; semmai ci spaventa la programmata destrutturazione mentale delle masse – con la dissoluzione di ogni logica e buon senso – nonché la caduta verticale della moralità pubblica e privata. Chi si batte per il superamento di discriminazioni e pregiudizi in questo campo, se non è in malafede, è in grave errore; se lo fa pensando di aiutare il prossimo, deve essere ricondotto alla ragione. Chi invece lo fa per giustificare la propria condotta viziosa è già punito nella sua carne dal suo stesso peccato e, se non si ravvede prima di morire, sarà torturato in eterno dal fuoco inestinguibile.

Fra tutti costoro, quanti hanno responsabilità gerarchiche vanno assolutamente fermati, perché è uno scandalo accecante che Pastori cattolici tollerino, tutelino o approvino la sodomia. Come fermarli? Sul piano naturale, con denunce alla magistratura, qualora si abbia notizia di crimini perseguibili dalla legge civile; sul piano soprannaturale, invocando un castigo celeste che li renda inoffensivi. Non facciamoci scrupolo di chiedere a Dio un intervento del genere: ciò corrisponde al sacrosanto diritto di difendere la propria fede ed è anche una forma estrema di carità, in quanto chi tradisce la propria missione fino ad ottenerne l’effetto contrario, cioè la perdizione delle anime, solo nella disgrazia può rinsavire (e quindi salvarsi). Rifiutate altresì ogni ossequio e obbedienza a quanti si dimostrano apostati di fatto, chiedendo con insistenza allo Spirito Santo di supplire interiormente all’assenza di valide guide esterne e di sostenere con la Sua forza la vostra fatica di mantenere la rotta in questa tempesta.

Et, filii Sion, exsultate, et laetamini in Domino Deo vestro, quia dedit vobis doctorem iustitiae […]. Et scietis quia in medio Israel ego sum, et ego Dominus Deus vester, et non est amplius; et non confundetur populus meus in aeternum (Gl 2, 23.27 : Figli di Sion, esultate e rallegratevi nel Signore vostro Dio, perché vi ha dato un Maestro di giustizia […]. E saprete che io sono in mezzo a Israele; io sono il Signore vostro Dio e non ce n’è altri: il mio popolo non sarà confuso in eterno).


Testimonianza dagli Stati Uniti (semplicemente agghiacciante):
https://www.lifesitenews.com/opinion/you-were-born-gay-murder-by-words

sabato 19 maggio 2018


Deriva della gerarchia cattolica: come uscirne?



Omnes declinaverunt, simul inutiles facti sunt: non est qui faciat bonum, non est usque ad unum. Tu vero, Deus, deduces eos in puteum interitus (Sal 52, 4; 54, 24).

«Sono tutti andati fuori strada, insieme son diventati inutili: non c’è chi faccia il bene, non ce n’è neppure uno. Ma tu, o Dio, li farai finire in un abisso di rovina». Chi devia dal retto sentiero della dottrina e della prassi cattoliche non soltanto si rende inutile e stolto, ma corre pure il rischio di precipitare all’Inferno con tutti quelli che lo seguono. Ma com’è possibile che buona parte della gerarchia cattolica sia venuta meno al suo compito e stia andando miseramente alla deriva? Deve pur esserci una spiegazione. Un dato meramente cronologico indica che le attuali guide della Chiesa si sono formate – guarda caso – dopo il Concilio Vaticano II. In maniera sintetica, si può affermare che nell’ultimo mezzo secolo sono state imposte un’educazione teologica, una forma liturgica e una prassi pastorale che hanno assunto e incorporato la contraddizione, il soggettivismo e il relativismo, deformando la mente dei chierici e assuefacendola ad essi.

È così che anche gli avvenimenti più sconvolgenti possono essere “normalizzati” con una cortina fumogena di vuote parole e di volgare ipocrisia, regolarmente quanto clamorosamente smentite dagli atti. La casta clericale non ne è minimamente scossa, assorbita com’è dalla sua vita beata e gaudente; il suo cervello registra unicamente informazioni filtrate e ingentilite dal politicamente corretto dei quotidiani. Se mai fossero costretti a guardare in faccia la realtà, d’altronde, sarebbero colti da una crisi di panico, trovandosi totalmente sprovvisti delle risorse psicologiche e spirituali necessarie per far fronte alla temibile presa di coscienza. Questo mondo buono, progredito e civile, retto da apparati costituzionali, partiti omo-democratici, commissioni europee, agenzie delle nazioni unite, organizzazioni non governative, comunità di sant’egidio, gruppi abele e mafie varie, incarna i più alti ideali del loro umanesimo integrale… cioè della nuova religione che ha sostituito quella cattolica. Sareste così crudeli da svegliarli dal loro bel sogno?

Ora ci domandiamo: esiste un antidoto a tale spudorata degenerazione? Ovviamente, sì: avrebbe forse potuto, lo Sposo della Chiesa, abbandonarla tutta a questa deriva? Ebbene, no: ci ha lasciato i mezzi indispensabili per immunizzarci dall’errore. Chi ne è stato inizialmente infettato, rispetto a chi ne è rimasto del tutto esente, ha il vantaggio di esserne vaccinato e di aver sviluppato potenti anticorpi, che gli hanno poi permesso di individuare gli antidoti e di assumerli in modo equilibrato, evitandone frequenti effetti collaterali. Se le menti del clero sono state contaminate dai virus di una formazione, di una liturgia e di una prassi improntate a princìpi contraddittori, soggettivistici e relativistici, la cura non può consistere se non in una regolare assunzione della teologia classica, della Messa e del Breviario antichi, nonché della disciplina tradizionale di chierici e religiosi.

L’unico rimedio, dunque, non può essere altro che una riappropriazione della Tradizione al fine di reinnestarsi, con l’aiuto della grazia, sull’albero da cui si è stati recisi, così da riconnettersi alle radici. Per Tradizione, evidentemente, non intendiamo un guscio vuoto di forme e precetti esterni sclerotizzatosi negli anni Cinquanta nell’illusorio tentativo di frenare una crisi di fede già avanzata, bensì l’intero patrimonio cristiano, il quale abbraccia venti secoli e comprende sia l’Oriente che l’Occidente. Ma senza la teologia patristica e scolastica, la liturgia di sempre e un po’ di ascesi è impossibile anche solo comprendere gli scritti e le vite di Santi e Dottori: sarebbe come studiare la vita dell’orso polare nel deserto del Sahara. In altre parole, bisogna rientrare, per quanto possibile, nel loro ambiente vitale; altrimenti li si tratta come mero pretesto di esercitazioni intellettuali o come lontane autorità di una sterile precettistica che non santifica nessuno.

La marea montante del male sta travolgendo tutto con la benedizione del clero; è un’inarrestabile inondazione che non trova più alcuna barriera. Anche le persone di retta coscienza assistono impotenti al dilagare istituzionale di crimini orrendi, immoralità innominabili, plateali menzogne, dissacrazioni blasfeme e accecanti ingiustizie. Gli agenti del nemico sono ormai presenti ovunque, comprese le scuole e le parrocchie, dotati di un potere incontrastato che sembra paralizzare qualsiasi opposizione. Con il pretesto dell’educazione sessuale obbligatoria, bambini e adolescenti, per essere poi violabili anche nel corpo, sono violati nella mente e nella psiche da commissari del regime che nessuno può fermare e che con le proprie “lezioni”, dove ce ne fosse ancora bisogno, tolgono i freni inibitori alle loro più morbose pulsioni per incitarli alle più ripugnanti forme di perversione, che possono pure filmare e divulgare sulla Rete praticamente in diretta.

Su un altro versante, certi “giochi” alla moda (come le tavolette Ouija o il Charlie challenge) li avviano a forme apparentemente innocue di occultismo, esponendoli alle infestazioni maligne tramite sedute spiritiche semplificate. Alle devastanti sofferenze psichiche causate in loro dalla crisi del matrimonio, quella stessa società in dissoluzione che l’ha provocata propone a rimedio lo Yoga o la meditazione trascendentale, di recente illustrata in Vaticano da una cantante lesbica dedita al satanismo. Il dialogo aperto auspicato dal cardinal Ravasi, curiosamente, dà la parola sempre e soltanto ai nemici della fede, senza che sia mai offerta un’opportunità di replica. Ma, a parte questo caso eclatante di sodomia intellettuale, le risposte gerarchiche all’assalto di demoniaca sovversione di cui siamo testimoni sono immancabilmente ambigue, compiacenti o prone ai poteri occulti in nome della tolleranza verso una diversa visione del mondo, se non in scoperta apologia del vizio contro natura, celebrato in tutta Italia con chiesastiche veglie e fiaccolate.

Il moderno “clero giurato”, castrato dal rispetto della legalità e delle istituzioni democratiche, non sa far altro che irridere, ostracizzare o compatire le poche Cassandre che stanno suonando l’allarme. Di questa realtà allucinante, che supera la più accesa fantasia, le loro menti offuscate si sforzano di fornire letture pacate, analisi articolate, valutazioni equilibrate… come se fosse possibile conciliare la verità e il bene con il vizio, la menzogna e l’errore. L’assimilazione acritica di una pseudoesegesi storicistica che nega persino i dati fondamentali della fede, di una pseudoteologia antropocentrica che potrebbe fare a meno anche di Dio, di una pseudostoria della Chiesa impregnata di pregiudizi illuministici e di leggende nere, di una pseudomorale della situazione che dissolve ogni norma oggettiva, di una pseudospiritualità psicologistica o socialeggiante, a seconda dei gusti… ha creato dei filtri mentali che ottundono il giudizio intellettuale e rendono sospetta qualsiasi affermazione netta e precisa sulla realtà concreta.

Nel bel mezzo del marasma, imperturbabili nella loro ignavia sanza ’nfamia e sanza lodo, ci sono loro, gli ineffabili conservatori conciliari, ai quali ben si addice la lucida, severa e poco conciliante analisi dei semiariani da parte di un grande vescovo che anche oggi sarebbe cacciato ed esiliato, sant’Atanasio d’Alessandria († 373): «Volete essere figli della luce, ma non rinunciate ad essere figli del mondo. Dovreste credere alla penitenza, ma credete alla felicità dei tempi nuovi. Dovreste parlare della grazia, ma preferite parlare del progresso umano. Dovreste annunciare Dio, ma preferite predicare l’uomo e l’umanità. Portate il nome di Cristo, ma sarebbe più giusto se portaste il nome di Pilato. Siete la grande corruzione, perché state nel mezzo. Volete stare in mezzo tra la luce e il mondo. Siete maestri del compromesso e marciate col mondo. Io vi dico: fareste meglio ad andarvene col mondo e ad abbandonare il Maestro, il cui regno non è di questo mondo».

Quelli che stanno nel mezzo, i funamboli del normalismo, sono un fattore di putrefazione perché, per difendere le proprie posizioni, né si oppongono efficacemente agli eretici né permettono ai credenti di seguire la volontà di Dio manifesta, sic et simpliciter, senza artificiosi sofismi. Le loro critiche ai primi sono sempre garbate, sfumate, mai sopra le righe, mentre la coerenza dei secondi mette in imbarazzo la loro deliberata mediocrità o ne intralcia i meschini interessi. Così, da una parte, lasciano libero corso ai virus che infettano il Corpo mistico; dall’altra, neutralizzano i rimedi che potrebbero risanarlo. Il loro culto più intenso, dopo il denaro e il potere, va al fondatore (già canonizzato o in via di esaltazione) piuttosto che a Gesù Cristo, trattato tutt’al più come un soggetto letterario o un reperto archeologico. Chi vuole facili sicurezze, in ogni caso, non deve far altro che aggregarsi a loro e lasciarsi indottrinare. Ma noi, grazie a Dio e a Maria, abbiamo ormai trovato il vero antidoto, unica via verso una santità reale, che non sia soltanto una parola.

Fiant sicut foenum tectorum, quod priusquam evellatur exaruit, de quo non implevit manum suam qui metit, et sinum suum qui manipulos colligit. Sacerdotes tui induantur iustitiam, et sancti tui exsultent* (Sal 128, 6-7; 132, 9).

* Siano come l’erba dei tetti, che secca prima ancora d’esser strappata, di cui non si riempie la mano chi miete né il grembo chi raccoglie covoni (= il Signore nel giudizio dei salvati; cf. Mt 3, 12; Ap 14, 15-16). I tuoi sacerdoti indossino la giustizia e i tuoi fedeli esultino.