Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 24 gennaio 2026


I due livelli di Leone

 

C’è un modo di esprimersi, proprio degli ambienti di loggia, che si muove intenzionalmente su due o più livelli di significato: un livello di comprensione immediato, in cui si formula quanto si vuole far capire al pubblico comune, e uno o più livelli nascosti, accessibili soltanto a chi conosce le tecniche della scrittura criptica, nei quali si comunica il messaggio che interessa veramente, ma solo a coloro che devono recepirlo e sono in grado di farlo. In tal modo si compie una trasmissione di indicazioni, ordini e notizie il cui contenuto è generalmente opposto a quello manifestato in superficie e, proprio per questo, non può esser svelato alle masse, che vengono così rassicurate in modo ingannevole.

Un’altra nota tattica diversiva è l’attirare l’attenzione di tutti su un evento che faccia da schermo ad altre azioni, che così passano inosservate o quasi. Grandi attese aveva suscitato il concistoro indetto per il 7 e 8 Gennaio scorsi, il quale, grazie alla metodologia stabilita dagli organizzatori, si è risolto in una prosecuzione del tormentone sinodalità, mentre temi ben più sensibili (come la liturgia) sono stati accortamente accantonati; niente di strano, se si sa che il tutto è stato orchestrato dall’ineffabile Segreteria del Sinodo. Molto minore presa sul grande pubblico ha invece avuto il discorso rivolto dal Papa al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che sembra però contenere ben altri motivi di preoccupazione, sia pure abilmente camuffati.

Incongruenze o suggerimenti?

Come al solito, non riusciamo ad associarci al plauso generale tributato dai conservatori di diverse etichette, che si sono rallegrati delle osservazioni – in sé sacrosante – sulla necessità che le parole siano aderenti alla realtà e su quella che la pace si fondi sull’ordine stabilito da Dio. Sarebbe tutto così consolante, se non fosse per quelle apparenti dissonanze che, con il loro coerente contrappunto, ci inducono a sospettare che il testo celi almeno un secondo livello di lettura, che interessa quanti son segretamente interpellati. Proprio l’accenno al linguaggio orwelliano, che suona come un monito, potrebbe in realtà contenere l’indicazione della corretta chiave interpretativa: ciò che si sta dicendo corrisponde al “vero” inteso da chi parla, ma quel “vero” non è quello che pensa l’ascoltatore. La verità cui si appella l’oratore, probabilmente, non è la verità del senso comune, bensì una pretesa verità iniziatica: cos’è, allora, la realtà cui devono corrispondere le parole? quale l’ordine su cui deve fondarsi la pace? chi è Dio in quella visione esoterica?

Dopo i ringraziamenti (che danno l’impressione che il Vicario di Cristo sia debitore di quanti hanno accolto il suo invito e la Chiesa sia uno Stato alla pari degli altri), la rievocazione del Giubileo testé conclusosi, ignorando il suo nesso costitutivo con l’indulgenza plenaria, lo ridefinisce come occasione di esperienze benefiche per la vita terrena, senza alcun richiamo alla sorte degli uomini dopo la morte. Il riferimento al viaggio in Libano presenta quel Paese come valido esempio di intreccio di culture e religioni, quasi fosse un obiettivo da raggiungere. Poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva il ricordo del Sacco di Roma perpetrato da Alarico nel 410, che introduce la riflessione derivata dall’agostiniana Città di Dio e sfociante nell’affermazione che siamo giunti al cambiamento d’epoca già preconizzato da Bergoglio, chiamato padre caritatevole.

Questi indizi di capovolgimento della visuale sono avvalorati dalla sottolineatura delle differenze tra il V secolo e il nostro tempo: una diversa consapevolezza culturale e un diverso sviluppo delle categorie di pensiero, concetti tipici dello storicismo e del relativismo. La storia dipenderebbe non solo dagli eventi esterni ma anche, in chiave soggettivistica, dagli atteggiamenti interiori di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita. Come l’Ipponate, viviamo in un periodo di profondo riassetto dei paradigmi culturali, oltre che degli equilibri geopolitici; nel suo caso, però, i cambiamenti erano subiti, ora sono pianificati. Se si accetta tale processo, come rimediare alla fluidità del linguaggio e all’ambiguità dei concetti (cose che Leone stigmatizza) così da render possibile un dialogo fruttuoso e alieno dalla violenza?

Quale sostrato filosofico?

Per garantire una connessione tra parole e realtà che assicuri una libertà di espressione ancorata alla verità, Prevost richiede l’uso di termini che esprimano inequivocabilmente cose distinte e chiare. Se l’allusione è al rosacruciano Cartesio, siamo agli antipodi del realismo del pensiero cattolico. Per giunta la libertà di coscienza è qui invocata, in chiave vitalistica e individualistica, in nome di princìpi etici e religiosi radicati nella vita personale. L’obiezione di coscienza all’aborto e all’eutanasia è de iure equiparata al rifiuto del servizio militare; nei primi due casi, però, essa è resa obbligatoria dalla legge morale, mentre nel secondo è dettata da un’ideologia: chi sopprime un nascituro o un malato terminale è un omicida, mentre chi uccide un nemico in una guerra giusta fa il suo dovere, per quanto possa farlo malvolentieri. Invece la scelta dell’obiettore, qualunque essa sia (quindi, per assurdo, anche quella di negare un farmaco salva-vita ottenuto con sperimentazioni su animali), è qui definita un atto di fedeltà a sé stessi anziché all’ordine morale e a Colui che l’ha impresso nella coscienza umana.

Il ribaltamento della realtà è ormai completo, a favore di un soggettivismo assoluto che dissolve ogni dovere nell’individualismo puro. Se è vero che lo Stato, per evitare derive totalitarie, non può violare la diversità delle coscienze sul piano del diritto esterno, rimane fermo che non può neppure tollerare che essa mini l’ordine pubblico e metta in questione il bene comune con il disprezzo delle esigenze oggettive di ogni legittimo ordinamento giuridico, che vigono a prescindere da ogni convinzione personale. Su quale base, con tali premesse, fondare la difesa della famiglia e della vita e condannare aborto, eutanasia, maternità surrogata, violenza domestica e abuso di droghe? Quale adesione è ancora possibile alla realtà, alla verità e alla natura? Cosa si intende davvero con questi termini, visto che se ne desidera la corrispondenza a concetti ben definiti e privi di ambiguità?

Una visione fluida e individualistica della coscienza (che – lo ripetiamo – non viene esplicitamente espressa, ma sembra sottesa allo scritto) permette ai signori del discorso di riversare nei cervelli le idee più aberranti con l’imbuto della Rete, ora enormemente potenziato dalla pseudo-intelligenza artificiale, strumento perniciosissimo al quale l’insistenza dei richiami papali pare volerci assuefare con intenti overtoniani. Così si spalanca la porta a qualsiasi deviazione morale: pensiamo in particolare alle perversioni sessuali, riguardo alle quali qualunque giudizio appare ormai come un intollerabile attacco alle libertà individuali; anzi, diventa obbligatorio praticarle per chi, una volta manipolato, desideri essere fedele a se stesso. A questo punto la gerarchia cattolica, da barriera contro le derive indotte nella società postmoderna, si è trasformata in alleata dei poteri eversivi; il suo capo, quasi non ci fosse alcuna contraddizione, può al contempo riaffermare la famiglia naturale e incoraggiare l’accoglienza dei sodomiti nella Chiesa.

In questo contesto anche la libertà di professare una religione (nei limiti necessari per quelle false) si riduce a diritto soggettivo dell’individuo e le persecuzioni dei cristiani, mai prima così diffuse, a crisi dei diritti umani (quando invece sono forme di odio per Cristo), come se il cristianesimo non fosse altro che una religione qualunque fra le tante. Ancora una volta la realtà con cui devono essere in accordo i concetti e le parole che li designano non è quella abitualmente intesa dal senso comune e ancor meno quella conosciuta mediante la fede. Qual è il fondamento oggettivo e trascendente cui ci si richiama, in tale prospettiva immanentistica? Se non è quello della metafisica classica e scolastica (l’unico che assicuri l’immutabilità delle realtà pensate e la stabilità del quadro conoscitivo), non rimane altro che le cattive filosofie contemporanee, profondamente influenzate dalla cabala giudaica con la sua falsa trascendenza panteistica in incessante trasformazione.

Conferme geopolitiche?

Indiretta conferma pare fornita dal fragoroso silenzio sulle atrocità che continua a perpetrare lo Stato più criminale della storia umana, mentre l’oratore non può esimersi dall’ennesima, ingiustificabile condanna dell’antisemitismo, corredata con l’immancabile citazione di un relitto, la Nostra aetate. Qui si capisce chi governa realmente il mondo e, purtroppo, anche la Santa Sede. Come negli Stati Uniti, in Vaticano sembra essere avvenuto un avvicendamento tra i candidati delle due correnti del giudaismo spurio, le quali, sia pure in un confronto che impedisce a ognuna delle parti di acquisire un potere eccessivo, sono coordinate da un’occulta entità superiore. Al di là dei mezzi adoperati e della velocità del processo, lo scopo comune è la dissoluzione di ogni ordine e verità a vantaggio dell’instaurazione di una tirannia satanica.

Diversi interventi di Leone, probabilmente, rispecchiano una molteplicità di livelli di interpretazione, a cominciare dal discorso dell’Habemus papam, il quale, per l’accurata scelta di temi e parole, non può certo essere frutto di improvvisazione né di un’affrettata stesura, visto il breve lasso di tempo intercorrente tra la fumata bianca e la comparsa alla loggia. Si vocifera, in effetti, che la mattina dell’8 Maggio (per effetto della visita pasquale di Vance?) i giochi fossero già fatti e il candidato abbia saltato il pranzo per scrivere l’allocuzione. Nel pomeriggio, inspiegabilmente, alcuni cardinali son stati visti passeggiare nei cortili interni, quando invece si sarebbero dovuti trovare nella Cappella Sistina. L’interminabile sessione di voto della sera prima, conclusasi con una brevissima e fasulla fumata nera, è forse servita a convincere i cardinali dubbi di nomina bergogliana a lasciare la scelta a quelli sicuri, onde evitare di perpetuare la situazione di incertezza del pontificato precedente?

Come che sia, non deve sfuggirci un fatto: in confronto allo sgangherato “pensiero” del predecessore, qui siamo di fronte a un’insidia ben più sottile e raffinata; chi non la coglie è o ingenuo o complice o ricattato. Dopo aver sfruttato la rozzezza di un incolto divorato dall’odio per quanto la Chiesa ha di più sacro al fine di dividerla in fazioni contrapposte, ora i nemici di Cristo, con un’abilità che ha del diabolico, son riusciti a riportare negli argini il dissenso, individuato e compattato dalle avverse circostanze dello scorso pontificato. Così, mentre il processo dissolutivo, proseguendo la rivoluzione in cappa e tiara, avanza indisturbato con stola e mozzetta, adesso nessuno più fiata; anzi, son tutti felici del nuovo corso – anche se, in realtà, esso radicalizza quello precedente. Ecco gli effetti del linguaggio orwelliano; per grazia di Dio, tuttavia, ne siamo immuni.

Il vostro linguaggio sia: «Sì, sì; no, no»; il di più viene dal maligno (Mt 5, 37).


sabato 10 gennaio 2026


Un’altra religione?

No, grazie

 

Gaude, Maria Virgo: cunctas haereses sola interemisti in universo mundo (dall’Ufficio Divino).

«Rallégrati, Maria Vergine: da sola hai soppresso tutte le eresie nel mondo intero». La mariologia cattolica, oltre ad essere un inaggirabile crocevia di tutte le discipline teologiche, rappresenta una formidabile barriera contro tutti gli errori e le deviazioni dottrinali; chi possiede una retta visione del mistero di Maria ne è perciò immunizzato e conserva facilmente la vera fede. Chi, viceversa, intende adulterarla deve inevitabilmente deformare il discorso sulla Madonna e sminuirne il ruolo. Sembra questa la vera posta in gioco dell’opposizione di certi esponenti ecclesiali alla verità della Corredenzione: ciò che è preso di mira non è semplicemente la cooperazione della Madre all’azione del Salvatore, ma l’essenza dell’opera redentrice e, di conseguenza, la natura stessa della religione cattolica, che si tenta di pervertire in vaga credenza gnostica.

Rifiuto della salvezza cristiana

In realtà, dietro il proposito apparentemente pio di preservare e difendere l’unicità della mediazione di Cristo, pare celarsi un intento che la svuota di ogni significato e valore: la Croce di Cristo, infatti, non è più presentata come sacrificio espiatorio di tutti i peccati umani quale indispensabile premessa della riconciliazione con Dio, bensì come una mera dimostrazione di benevolenza che li supererebbe senza ripararli, così da annullare le esigenze della giustizia e da lasciare i peccatori come sono. Tale idea luteraneggiante presuppone l’assunto che in Dio giustizia e misericordia siano la stessa cosa; tale assurda identificazione, però, non rispetta né i concetti della ragione né i dati della Rivelazione. Se sul piano dell’imperfezione umana si verifica di fatto una certa tensione tra queste due virtù, essa è del tutto assente sul piano dell’assoluta perfezione divina.

Il peccato, in quanto offesa di Dio, esige necessariamente riparazione. Poiché oggetto dell’offesa è il Sommo Bene, Amore infinito, la riparazione, per essere proporzionata, deve avere a sua volta un valore infinito. Ciò determina per il peccatore un dramma senza via d’uscita: in qualità di creatura, infatti, egli non potrà mai saldare questo debito. Ecco allora che la misericordia del Padre invia il Figlio nel mondo perché si incarni ed espii al nostro posto, ottenendo così quella riconciliazione il cui onere ricadeva sull’uomo ma che Dio solo poteva operare: ecco la ragione di un Dio-uomo, colta in modo magistrale da sant’Anselmo d’Aosta, ma già chiaramente indicata, nove secoli prima, da sant’Ireneo di Lione. Questa verità appartiene dunque al nucleo fondamentale della fede cristiana; respingerla o ignorarla equivale a una velata apostasia.

Prelati acattolici

Non fa certo piacere parlar male di persone che ricoprono ruoli di responsabilità nella Chiesa; vista tuttavia l’insistenza con cui certuni, nonostante sia stata difesa e chiarita dal Magistero pontificio, si accaniscono contro la dottrina della Corredenzione, si pone la necessità di sconfessarli. Un vescovo sollevato dalla diocesi con largo anticipo e chiamato a Roma per un incarico più di prestigio che di sostanza – non sappiamo se per l’imbarazzo causato dalle sue esibizioni canore durante la Messa, con tanto di chitarra e repertorio da musica leggera, o se per motivi più gravi – ha già caldamente difeso, a suo tempo, la ripugnante dichiarazione Fiducia supplicans; ora patrocina ad oltranza l’indegno papocchio Mater populi fidelis. Questi patetici tentativi di indorare una pillola che il popolo fedele (quello vero) non vuole ingoiare fan pensare che, in Vaticano, siano proprio a corto di argomenti.

Se il pornografo argentino ricorre al cultore di San Remo per ingraziarsi il pubblico, vien da pensare che sia – come usa dire – alla canna del gas. Il teorico dell’erotismo e il fautore della pop theology, peraltro, sembrano intendersi bene, cosa che non depone certamente a favore né dell’uno né dell’altro. Ciò che ci preme notare, per tornare al punto, è che le loro tesi non sono cattoliche, poiché rifiutano più o meno espressamente una verità centrale della Rivelazione cristiana, facendo piuttosto risonare idee tipiche della cabala giudaica e del chassidismo frankista, come quella di una divinità buona che dovrebbe rettificare l’opera di un demiurgo malvagio e quella di un’assurda redenzione mediante il peccato. Se le matrici ideologiche son davvero queste, chi è che sostiene dietro le quinte personaggi del genere, mantenendoli al loro posto e usandoli come sovvertitori della dottrina cattolica?

Un’altra religione

Il vero problema è che un “cristianesimo” senza Croce né Redenzione non è più cristianesimo, ma una religione diversa che lo riduce a variante del giudaismo postbiblico, sviluppatosi in insanabile e volontaria antitesi a Cristo. Perfino quei pochi simboli e termini della tradizione cattolica ancora in uso sono svuotati del proprio significato genuino e riempiti di contenuti estranei che risultano da un pervertimento degli insegnamenti evangelici (inclusione, accoglienza, misericordia senza limiti…). La salvezza, in realtà, richiede necessariamente la conversione e la collaborazione dell’uomo sotto l’effetto della grazia preveniente, alla quale bisogna acconsentire perché le grazie attuali portino il loro frutto e siano coronate dalla rinascita spirituale del peccatore redento. Senza questo, nella vita cristiana tutto perde senso e valore: preghiera, mortificazione, legge morale, Sacramenti…

Chi vuole sentirsi a posto pur permanendo nei vizi più sordidi, ovviamente, deve eliminare tutto ciò con le sue premesse dottrinali travestendo l’empietà con un simulacro di religione. L’aspetto tragico di questa apostasia velata è che quei signori han perso i contatti con la realtà del vero popolo fedele, il quale, in massima parte, li ignora; di loro si ode ancora, forse, soltanto in seminari, conventi e facoltà teologiche, che sfornano – tolta qualche felice eccezione – preti e religiosi talmente ideologizzati da essere ormai completamente scollati dai cattolici reali. L’unico segnale che potrebbe eventualmente forare quella cappa mentale è l’opposizione a Sodoma e a Sion, che sono strettamente legate in un unico disegno sovvertitore; poiché, tuttavia, molti appartengono alla prima oppure sono ricattati o registrati sui libri-paga della seconda, guai a criticarle.

Baluardo invalicabile

Per pura misericordia di Dio, possediamo la fede cattolica e, proprio per questo, riconosciamo quale invincibile difesa l’Immacolata Corredentrice, che ci conserva nella sana dottrina e respinge lontano da noi ogni malefico influsso delle moderne eresie. Guardandoci bene sia da velenose polemiche che da comodi mimetismi, ci rifugiamo come bambini sotto il Suo manto per lasciarci proteggere da Lei, che sa bene come custodire i Suoi figli da ogni pericolo. Sotto la Sua guida, la nostra religione rimarrà sempre, per grazia divina, quella dei Padri, dei Martiri e dei Santi; al resto ci tappiamo le orecchie, decisi a perseverare nella verità fino alla morte, costi quel che costi. D’altronde, noi godiamo della compagnia di tutto il Cielo, che come non mai è presente e operante sulla terra, malgrado qualunque apparenza contraria.

https://vitisvera.substack.com/p/il-vero-fine-di-chi-nega-la-corredenzione


sabato 3 gennaio 2026


Anno nuovo, impegno nuovo


Cari lettori, un'interiore chiamata ad un maggiore raccoglimento, da lungo tempo percepita e sempre più intensa, mi spinge ad attuare un più deciso impegno di silenzio che faciliti il dialogo con Dio ai fini della rinnovazione della Chiesa.

Per questo motivo le riflessioni che condivido con voi, a partire da ora, avranno cadenza non più settimanale ma quindicinale. Ci diamo perciò appuntamento a ogni secondo e quarto Sabato del mese.

Confidando nelle vostre preghiere, vi benedico tutti con le vostre famiglie, invocando su di voi, per il nuovo anno, le grazie di cui più avete bisogno.


sabato 27 dicembre 2025


Le imprevedibili vie

della Provvidenza

 

Tu autem idem ipse es, et anni tui non deficient (Sal 101, 28).

«Tu sei invariabilmente lo stesso e i tuoi anni non finiranno mai». Il passare del tempo muta le cose del mondo creato ma non quelle divine. Dio è eterno: non soltanto nell’essenza, ma anche nei Suoi disegni, che sono da sempre presenti nel Suo intelletto infinito. Il Suo pensiero, di conseguenza, è immutabile e il Suo modo di operare, costante; non è qualcosa che si evolva incessantemente nella storia, attraverso opposizioni, con la sintesi dei contrari. Tutto, nei piani della Provvidenza, si rivela suprema armonia e perfetto equilibrio fin dall’inizio. Il male non è una realtà sussistente che, in una dialettica contrapposizione al bene, funga da fattore di progresso, bensì la semplice risultanza della disobbedienza da parte delle creature ragionevoli.

Applicazioni attuali

In questo quadro tutto serve al progetto divino: perfino il peccato, dal quale l’Onnipotente ricava un bene maggiore. Senza questa consapevolezza è impossibile accettare lo scandalo accecante di uno sterminio durato due anni e di un cessate-il-fuoco che non ha affatto fermato le esecuzioni di civili innocenti, colpiti dai droni e maciullati dai cingolati militari. Un cinismo così bestiale non si vedeva dall’epoca del nazismo, con il quale il regime sionista condivide l’attitudine a deumanizzare coloro che vuol eliminare: se ti hanno inculcato che le tue vittime non sono esseri umani come te, le puoi ammazzare senza scrupoli di coscienza, specie se l’indottrinamento di Stato te le ha raffigurate tutte indistintamente – compresi i bambini – come terroristi sanguinari.

In quella tragica situazione – così come in Libano e in Siria, nonché in India, in Pakistan, in Cina – i cattolici, per quanto vessati, brillano come un faro nella notte cupa, dimostrando con i fatti concreti cos’è la carità infusa da Dio nell’anima col Battesimo. Anche nella martoriata Africa (in particolare in Congo, in Sudan e in Nigeria) ferocissime lotte fomentate da interessi economici esterni fanno risplendere la luce della verità di Cristo, che si è fatto uomo per prendere su di sé tutti i peccati della storia umana al fine di espiarli e di redimere i peccatori. Le milizie armate da potenze straniere si accaniscono contro gente inerme, che però le sconfigge permanendo nella fede e pregando per i suoi carnefici, dando così una prova inconfutabile dell’origine divina della sua religione.

Risvolti ecclesiali

All’interno della Chiesa, la resistenza dei poveri che credono in Gesù è la più solenne smentita di quell’indifferentismo che ormai è divenuto dottrina di larga parte della gerarchia nonché mentalità comune del laicato. No: le religioni non sono tutte buone, visto che non conoscono né la carità né il perdono. Invece il Papato stesso, pur avendo ricuperato un minimo di dignità esteriore, persiste su questa stessa linea di equiparazione dei culti, quasi fossero indirizzati allo stesso Dio e avessero pari efficacia. Il Sacrificio della Croce appare così destituito di ogni valore, ridotto a mera dimostrazione estrinseca di benevolenza; la Messa, analogamente, non è più percepita se non come una simpatica riunione tra amici, intesa a ravvivare la fede dei partecipanti e a rafforzarne l’unione.

Ulteriore problema è che la fede, qui, non è l’assenso prestato dall’intelletto alla Rivelazione divina, ma una vaga convinzione rassicurante che fa da puntello a un banale moralismo; la comunione non è il vincolo soprannaturale che lega tutte le membra del Corpo Mistico con il Capo e tra di esse, ma un sentimento puerile, incapace di costruire relazioni mature dal punto di vista umano e cristiano. Gli incessanti conflitti che travagliano l’ambiente delle parrocchie e dei movimenti testimoniano una drammatica assenza di prospettiva soprannaturale e di prassi genuinamente evangelica, dato che nessuno parla più di penitenza e mortificazione, così che ognuno erge il proprio io a criterio ultimo di verità e moralità, escludendo chiunque veda le cose in maniera sia pure leggermente diversa.

Trionfi inattesi

Non per questo, tuttavia, vogliamo intrupparci nei ranghi di quei ribelli che, in ragione dei gravi mali osservati, si separano dall’unico Corpo di Cristo, lacerandone la componente terrena ed esponendo sé stessi alla dannazione eterna. Con infinita sapienza, la Provvidenza divina guida gli eventi verso uno sbocco di inimmaginabile perfezione: perfino nell’attuale sfacelo, infatti, si colgono già i segni di una rinascita della Chiesa che parte realmente dagli ultimi e dalla decantata periferia. Son sempre più numerosi i giovani e le famiglie che, riscoprendo la Tradizione, decidono di affondare le radici nel terreno buono, dove la loro vita spirituale potrà svilupparsi sana e rigogliosa; è proprio il triste spettacolo della decadenza dottrinale e morale a spingerli a tal passo.

Anche lo sterile quanto immotivato accanimento contro la dottrina della Corredenzione mariana si è risolto, mediante un rifiorire di studi e approfondimenti, in un riaccendersi dell’interesse riguardo ad essa, non più confinato nei dibattiti accademici, ma divenuto di dominio pubblico: davvero una splendida contromossa dell’Immacolata, che da sola ha distrutto tutte le eresie nel mondo intero! Sì: persino i nemici di Dio, loro malgrado, cooperano alla realizzazione dei Suoi disegni. Prepariamoci allora a celebrare il trionfo, preparato da queste vittorie parziali, della Donna vestita di sole, con la gioia esultante e l’umile fierezza di essere fra i Suoi piccoli collaboratori: quel calcagno con cui, per quanto vilipeso e disprezzato, schiaccerà la testa del serpente.


sabato 20 dicembre 2025


Per la Chiesa

con Maria Corredentrice / 3

 

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46-47). Il Signore ci chiama a pregare per i membri sofferenti della Chiesa: per tutti coloro che hanno qualche patologia e, in particolare, per coloro che hanno subìto dei danni sul piano fisico in seguito a quella che è stata chiamata vaccinazione. In realtà, si è trattato di un avvelenamento collettivo, decretato e imposto dai governi con una decisione assolutamente inaccettabile e del tutto illegittima; eppure, come ben sappiamo, è successo. Oggi, perciò, si rincorrono notizie riguardanti persone che stanno sempre male, accusano disturbi inspiegabili, sviluppano malattie molto gravi e complesse che prima non erano così diffuse oppure perdono improvvisamente la vita in modo prematuro.

Da due o tre anni tali notizie, purtroppo, si rinnovano con una frequenza impressionante, anche se sembra che non se ne debba parlare. In questi giorni il nostro governo ha dichiarato di voler dare ascolto al comitato dei danneggiati da vaccino; speriamo che ciò porti anche a decisioni concrete a loro vantaggio. Noi cattolici, però, ci rivolgiamo al Signore per chiedere o la grazia della guarigione o quella di trarre da questo male un bene: un bene soprattutto per l’anima, una grazia che permetta a chi è lontano da Dio di tornare verso di Lui; è anche il bene praticato da tutti coloro che si prendono cura degli ammalati.

Noi chiediamo queste grazie per intercessione di Maria santissima, che è Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie. Il Sangue che ci ha riscattati fu dato al Figlio di Dio dalla Madre – e soltanto da Lei. È quindi naturale considerarla coinvolta nel mistero della Redenzione non solo in prima persona, ma anche in una maniera profondissima, tanto è vero che le preghiere rivolte dalla Chiesa al Signore ne tengono conto. Se chiediamo al Padre di rivestirci di carità e riempirci di Spirito Santo per i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo (i meriti sono ovviamente della Persona del Verbo incarnato, che ha versato il proprio sangue, ma il linguaggio condensa qui un discorso più ampio), possiamo farlo proprio perché il Verbo divino ha ricevuto il corpo e il sangue dalla Vergine Maria, che Lo ha generato nella natura umana.

Così ha voluto il Padre celeste da tutta l’eternità. Perciò possiamo a buon diritto chiamare la Vergine immacolata Tesoriera delle divine grazie e Avvocata dei peccatori. Se è Corredentrice, la Madonna è di conseguenza Mediatrice di tutte le grazie, poiché ha cooperato in modo essenziale all’acquisizione delle grazie stesse: in modo, certo, dipendente e subordinato al Figlio, che ne è la sorgente; tuttavia Dio ha voluto che la Sua cooperazione fosse parte integrante dell’opera con cui siamo stati riscattati dal peccato e che è causa di ogni grazia, al punto che si può affermare che due soggetti congiunti hanno compiuto insieme un unico e medesimo atto, ognuno a suo modo.

Ora, si potrebbe obiettare che quelle sono locuzioni di carattere devozionale, non presenti nei testi liturgici, quelli nei quali la Chiesa esprime infallibilmente la propria fede. Nella liturgia bizantina, invece, si chiede alla Theotókos di aspergerci col Sangue divino che scaturì dal costato trafitto del Suo Figlio e Dio: non solo, ma anche di togliere da noi la macchia del vile peccato. Se dunque la Chiesa d’Oriente chiede questo alla Madonna, è perché Le riconosce questa autorità: quella, in un certo senso, di amministrare il Sangue di Suo Figlio, ossia di distribuire le grazie che vengono da quel Sangue, cioè dal Sacrificio di Cristo.

Non si possono perciò formulare obiezioni sensate a questa realtà che la Chiesa riconosce quando si rivolge a Dio. Nel Vangelo stesso abbiamo un indizio irrefutabile di tale verità. La Vergine, subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo (che, per darle una prova dell’onnipotenza di Dio, L’ha informata della gravidanza della parente sterile e ormai anziana; cf. Lc 1, 36-37) e aver pronunciato il Suo fiat («Avvenga a me e in me ciò che tu hai detto»; cf. Lc 1, 38), concependo così il Verbo nel Suo grembo grazie al proprio consenso, si mette in viaggio con sollecitudine e, arrivando a casa di Zaccaria ed Elisabetta, genitori di san Giovanni Battista, saluta la cugina. Alla voce di Maria Giovanni, nel grembo della madre, sussulta di gioia.

È la presenza di Maria che porta in Sé Gesù allo stato di embrione a comunicare la grazia al piccolo Profeta, il quale, come insegna tutta la Tradizione d’Oriente e d’Occidente, è stato santificato da questo contatto nel grembo stesso della madre. È Lei, quindi, che già dona il Redentore agli uomini dopo avergli fornito un corpo umano che è ancora in gestazione, sì, ma Gli permette di essere già fisicamente presente; è Lei che porta la grazia dello Spirito Santo, che mediante san Giovanni Battista fa esultare anche la madre; è Lei che già compie il Suo ufficio di Cooperatrice della Redenzione.

Comprendiamo dunque l’esultanza di Giovanni e quella di Elisabetta: «Non appena il suono del tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. Beata te che hai creduto che quanto il Signore ti ha detto si adempirà» (Lc 1, 44-45). Maria prorompe allora nel Suo cantico di lode: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46-47). Ella riconosce così di essere la prima redenta (redenta in modo più sublime, dirà il beato Pio IX nel proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione) e chiamata ad essere Cooperatrice del Redentore a un titolo assolutamente unico.

Perciò, nel pregare per i nostri cari ammalati, invochiamo la Madonna sapendo che da Lei provengono per noi tutte le grazie: grazie che – ripetiamo – hanno la loro origine e sorgente in Cristo ma giungono a noi attraverso di Lei. Con Lei eleviamo fin d’ora il nostro inno di lode e ringraziamento per tutto ciò che il Signore farà. San Paolo ci esorta a non angustiarci di nulla ma, in ogni necessità, a esporre a Dio le nostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti (cf. Fil 4, 6). Ringraziamo ancor prima di aver ottenuto; così vedremo le meraviglie del Dio-Bambino.

Aspergimi col Sangue divino che scaturì dal costato trafitto del Tuo Figlio e Dio, o Piena di grazia, e togli la macchia del vile peccato che mi è rimasta; Te ne prego, o Vergine! Riscattàti con il Sangue che sgorgò dal costato del Figlio Tuo, noi tutti Ti benediciamo, o Madre di Dio! (dalla Liturgia bizantina)