L’ancora di salvezza
Ecco l’ancella del Signore: mi accada secondo la tua parola (Lc 1, 38).
Il racconto dell’Annunciazione culmina in questa dichiarazione di
totale sottomissione alla volontà di Dio, una sottomissione piena di gioia e di
amore, una sottomissione che nasceva dal desiderio di mettersi a servizio del
disegno di salvezza che il Signore stava realizzando. Quando recitiamo il
Rosario, non facciamo altro che enucleare i singoli avvenimenti di questo piano
di salvezza nelle sue diverse tappe: l’Incarnazione, la Redenzione e la Gloria;
lo facciamo però con le disposizioni interiori di Maria, quelle stesse
disposizioni che La portarono a dare questa risposta all’arcangelo Gabriele:
«Nei confronti di Dio, io sono la Sua semplice e umile ancella; perciò mi sia
fatto secondo il Suo volere».
Nel recitare il Rosario, consideriamo i singoli eventi dell’opera
di salvezza (quelli che chiamiamo misteri: gaudiosi, dolorosi e gloriosi)
con il cuore e gli occhi di Maria. Facendo ciò, sviluppiamo una forma di
meditazione molto profonda e, al tempo stesso, accessibile a tutti. Nel
ripetere le Ave Maria, intercalate dal Pater noster e dal Gloria
Patri, non facciamo altro che lasciarci impregnare, a poco a poco, dello
spirito di Maria; così assimiliamo le verità della fede grazie al Suo
intervento, ossia a quella mediazione di grazia che esercita continuamente, ma
in modo speciale quando La invochiamo.
Queste verità di fede non sono dati astratti, bensì fatti in cui la
Vergine è stata coinvolta in prima persona e in modo profondissimo. Sono
avvenimenti a cui Ella ha cooperato in maniera decisiva, perché così ha voluto
il Padre; avvenimenti cui è stata associata con un ruolo essenziale, non
accessorio: un ruolo, cioè, che per volontà di Dio ha permesso la realizzazione
di quegli stessi avvenimenti grazie al Suo consenso. Tale consenso non è stato
prestato soltanto nell’istante in cui il Verbo si è incarnato, ma è stato
rinnovato continuamente, momento per momento, soprattutto nello snodo più serio
e difficile del piano di salvezza qual è la Croce, che fa di Lei la Corredentrice.
Nel Rosario abbiamo anzitutto un grande e potente mezzo di
assimilazione delle verità di fede nelle disposizioni di Maria e, viceversa, di
nostra conformazione a Cristo: più assimiliamo quei fatti per la mediazione
materna di Lei, più ci disponiamo interiormente ad essere a nostra volta
associati ad essi, realizzandoli in certo qual modo nella nostra vita e
conformandoci così al Signore. Oltre ad essere un potente e accessibilissimo
mezzo di meditazione, tuttavia, il Rosario è anche un’arma estremamente
efficace con cui la Chiesa si è difesa in circostanze storiche cruciali.
Sappiamo bene che l’evento che diede origine alla festa del Rosario
fu la vittoria di Lepanto, che papa san Pio V attribuì proprio alla sua
recitazione. Non esistono però soltanto nemici visibili e attacchi esterni alla
Chiesa, che non sono mai terminati; ci sono pure e soprattutto nemici
invisibili: sono le potenze demoniache, che non solo istigano i poteri mondani
a combattere la Chiesa, ma suscitano anche errori ed eresie. Come proclama la
Liturgia, nondimeno, la Madonna da sola ha sconfitto tutte le eresie nel mondo
intero: infatti il Suo ruolo nella storia di salvezza e la Sua mediazione di
grazia fanno sì che gli errori, di fronte a Lei, si dissolvano come nebbia al
sole.
Proprio perché è stata coinvolta in modo così stretto e decisivo
nell’opera del Redentore, Maria è una sorta di crocevia di tutte le discipline
teologiche; perciò tutto ciò che non corrisponde alla verità, passato per così
dire al vaglio della mariologia, si rivela inconsistente. Preghiamola allora perché
custodisca la Chiesa dai nemici visibili e da quelli invisibili. Oggi non ci
sono più potenze cattoliche a difenderla; ciò che dobbiamo chiedere è
soprattutto che l’umanità sia preservata dalle guerre, poiché esse sono oggi
eventi particolarmente catastrofici e distruttivi. Mettiamoci perciò sotto il
Suo manto per chiedere protezione dai conflitti scatenati dagli interessi
occulti dei poteri finanziari, ma anche per esser preservati da tutti gli
errori e le eresie che ancora si diffondono.
In particolare, col Santo Rosario affidiamo all’intercessione onnipotente della Mater Ecclesiae la salute e l’incolumità del Papa. Nel gioco perverso di rivalità e ambizioni cui l’umanità, per castigo divino, è sottomessa a motivo della sua ostinata incredulità, trovarsi a capo della Chiesa Cattolica è una posizione quanto mai scomoda e pericolosa, dato che l’acquiescenza ad una parte provoca inevitabilmente l’odio dell’altra. Che il Signore trasformi per Leone le attuali circostanze in salutare occasione di revisione delle sue vedute e orientamenti, distogliendolo dalle sabbie mobili della sinodalità e dell’omoeresia per riportarlo sul terreno solido della Tradizione apostolica, di cui è custode e garante.