Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 5 settembre 2026


Il rinnovamento della Liturgia

 

Quando si altera l’essenza di un ente, quell’ente smette di esistere in quanto tale e diventa un’altra cosa. Se si altera l’essenza della Liturgia, essa smette di esistere in quanto Liturgia e si trasforma in qualcos’altro. Questo è quanto accaduto con la Liturgia cattolica: quella avviata alle fine degli anni Sessanta non è stata affatto una riforma, bensì un totale rifacimento dei riti e dei testi secondo princìpi nuovi e sostanzialmente estranei in quanto d’ispirazione protestante. Al culto da rendere a Dio tramite il ministro ordinato si è sostituita un’occasione d’incontro di comunità che, a parole, si identificano nella fede e nella carità ma, di fatto, sono regolate da dinamiche puramente sociologiche.

Il Signore, non volendo lasciare la Sposa priva della grazia, non ha certo permesso che i Sacramenti fossero resi invalidi; ciononostante, il quadro interpretativo e celebrativo è talmente cambiato che la loro efficacia risulta compromessa. A lungo andare la fede stessa, espressa com’è dalla lex orandi, si è profondamente pervertita, trasformandosi in congerie di opinioni variabili secondo gli individui e le loro esigenze soggettive in funzione del benessere emotivo: questa, però, non è più la fede rivelata, dando alla quale l’assenso interiore l’uomo si sottomette a Dio e aderisce al tempo stesso alle realtà oggettive manifestate dagli enunciati dottrinali.

Uno sguardo alla situazione reale

Se queste considerazioni di ordine metafisico suonano ostiche a un clero intellettualmente deformato dalla dismissione della ragione nel trattare materie teologiche, volgiamoci alla considerazione delle concrete condizioni della Chiesa. Il crollo della pratica religiosa (ulteriormente dimezzata dall’empia sottomissione della Chiesa agli Stati decretata nel 2020) nonché delle vocazioni sacerdotali e religiose (per non parlare della qualità delle poche rimaste), la proscrizione della fede dagli spazi pubblici e la scomparsa dei cattolici dall’agone politico, la degenerazione morale di una società che corrompe i bambini sopravvissuti al massacro di Stato… e si potrebbe continuare.

Cosa c’entra la Liturgia? – domanderà qualcuno. Il culto cattolico sorregge il mondo, impedendogli di sprofondare negli abissi infernali come meriterebbe; esso è infatti il mezzo con cui il Salvatore ha voluto perpetuare la propria opera di redenzione, in modo tale che i suoi effetti permangano in ogni tempo e si espandano in ogni luogo. Crollato il culto cattolico, è venuto meno l’argine che tratteneva le forze demoniache, che han così potuto travolgere l’umanità nel loro immondissimo fiume, come lo chiama Leone XIII nel suo celebre Esorcismo. Grazie a Dio, non è un crollo completo, visto che il Santo Sacrificio continua ad essere offerto, benché in una forma inadeguata.

Le ragioni del ritorno all’antico

Coloro che, nella Chiesa, propugnano la restaurazione del culto agiscono dunque nell’interesse della Chiesa tutta e dell’umanità intera. Non si tratta affatto di nostalgici (considerata l’età media) né tanto meno di esteti dalla particolare sensibilità, bensì di cattolici che hanno riscoperto la vera Liturgia, quella trasmessaci dall’antichità cristiana anziché quella inventata a tavolino da un massone con il concorso di eretici calvinisti. Deformare l’immagine dei dissenzienti in modo caricaturale al fine di screditarli davanti all’opinione pubblica è metodo tipico dei regimi totalitari, fra i quali si annovera a pieno titolo, purtroppo, quello instauratosi nella Chiesa Cattolica dopo l’ultimo concilio.

Poiché il Pontefice regnante ha ritenuto opportuno illustrarci per l’ennesima volta la Sacrosanctum Concilium, si rende necessaria una precisazione: la cosiddetta riforma liturgica non rappresenta per niente l’applicazione delle indicazioni in essa espresse, dato che queste ultime furono attuate nel 1965 con la pubblicazione di un Messale leggermente modificato e quasi integralmente (ben oltre quanto raccomandato) tradotto nelle lingue volgari. Il Messale promulgato – ne siamo certi? – nel 1969 non corrisponde affatto a quanto richiesto dall’assise conciliare ma costituisce un artefatto integralmente nuovo, che ricorda da vicino il cosiddetto Messale di Cranmer.

D’altra parte non era possibile manomettere sostanzialmente il Messale di san Pio V (a parte il grave stravolgimento delle rubriche e del calendario operato da Roncalli): la bolla di promulgazione Quo primum tempore, infatti, esclude perentoriamente che alcuno possa esser costretto a modificarlo e che la bolla stessa possa esser revocata ullo unquam tempore, cioè mai; si tratta pertanto di un atto pontificio irreformabile, come una definizione dogmatica. Ciò posto, l’unica possibilità rimasta ai novatori era quella di elaborare di sana pianta un nuovo rito, cosa che hanno puntualmente fatto ai danni del culto cattolico, così odiato da Satana e da chi lo serve.

La reale situazione giuridica

Il medesimo san Pio V conferisce ad ogni sacerdote cattolico piena facoltà, senza limiti di sorta, di usare il Messale da lui promulgato, il quale, perciò, non può essere in alcun modo proibito. Montini commise un enorme abuso di potere imponendo l’obbligo di celebrare secondo il Messale da lui edito, abuso reiterato da Bergoglio con il Traditionis custodes, documento peraltro nullo perché confonde l’oggetto del dispositivo di legge: in un articolo è il Messale del 1962; in un altro, quello antecedente al Messale del 1969 (che, come appena visto, non è quello del 1962, bensì quello del 1965). Quanti sono avvezzi a manipolare la storia finiscono col convincersi delle proprie stesse menzogne.

Nessuno al mondo, in conclusione, può vietare a un sacerdote cattolico di celebrare col Messale di san Pio V – forse con quello di Giovanni XXIII, ma non è un problema. Al sacerdote si può toglier di certo l’incarico, ma non si può assolutamente impedirgli di celebrare nelle chiese libere et licite (in quibusvis Ecclesiis absque ullo conscientiae scrupulo, aut aliquarum poenarum, sententiarum et censurarum incursu). Qualunque divieto in proposito è un abuso che fa incorrere chi lo commette nell’ira di Dio onnipotente e dei santi apostoli Pietro e Paolo; per chi vede in modo soprannaturale (ossia reale), è ben peggio dell’ira dei superiori.

Supplica al Papa

Beatissimo Padre, con tutto il rispetto dovuto alla Sua altissima carica, ci permettiamo di segnalarLe che nella Messa tradizionale i fedeli non sono affatto né muti né passivi. Essi partecipano all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; sono formati dalla Parola di Dio; si nutrono alla mensa del Corpo del Signore; rendono grazie a Dio; offrendo la Vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparano a offrire sé stessi. I sacerdoti si adoperano inoltre affinché di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro (cf. SC 48), dissuadendoli con tutte le forze da derive scismatiche.

La ricchezza dei testi biblici e liturgici è perfettamente disponibile tramite i messalini, che riportano traduzioni generalmente più fedeli e sono esenti dalle estemporanee trovate di qualche funzionario della conferenza episcopale. L’ordinamento celebrativo è estremamente lineare, visto che, dopo averli istruiti, proietta sia il ministro che i fedeli verso la consacrazione e la comunione, mantenendoli in costante quanto diretto dialogo con Dio Padre. I ritocchi e gli adattamenti che nel tempo appaiano opportuni non possono mutare l’essenza della Liturgia, analogamente a quanto mirabilmente esposto da san Vincenzo di Lerino a proposito dello sviluppo organico del dogma (cf. Commonitorium, 23).

La supplichiamo pertanto di voler riconsiderare le restrizioni imposte dal Suo predecessore, che poggiano su informazioni non rispondenti al vero. I sacerdoti e i fedeli legati alla Tradizione non sono altro che cattolici che, per pura grazia, hanno riscoperto un tesoro al quale non intendono rinunciare per alcun motivo al mondo: dopo aver ritrovato il genuino e pieno culto divino, non si può tornare indietro. AssicurandoLe filiale obbedienza in ciò che è lecito e legittimo, siamo certi che non disdegnerà quest’umile espressione di amore a Cristo e alla Chiesa, amore che ci spinge a operare per la salute della Sposa nella sua componente terrena nonché per l’evangelizzazione e la salvezza di tutti gli uomini.


sabato 22 agosto 2026


Guarire per testimoniare

 

Riprendiamo dalla Rete con qualche ritocco.

La guarigione del sordomuto (Mc 7, 31-37) è un atto del Signore particolarmente significativo. Quando glielo presentarono pregandolo di risanarlo, Egli avrebbe potuto pronunciare una sola parola oppure emettere un semplice atto di volontà per ottenere ciò che Gli era stato chiesto, poiché è il Creatore, il Verbo incarnato; invece volle compiere gesti particolari che si ritrovano soltanto in questo miracolo: mise le dita nelle orecchie del sordomuto e gli toccò la lingua con la saliva. Qui è nascosto un significato più profondo, che va molto al di là della guarigione fisica e riguarda la giustificazione dell’anima, tanto è vero che questi gesti sono poi entrati nel rito del Battesimo.

L’uomo non ha bisogno solamente di essere guarito da infermità fisiche, ma soprattutto di essere riconciliato con Dio ricevendo di nuovo la vita soprannaturale, la vita della grazia, che lo prepara alla vita della gloria. Senza la grazia è impossibile accedere alla gloria, poiché si tratta di una vita che si colloca su un altro ordine dell’essere. Il Battesimo, comunicandoci la vita soprannaturale, ci conferisce già questa forma di vita in modo iniziale: è un livello di esistenza – potremmo dire – che supera infinitamente quello naturale.

Ora, per comprendere bene i  gesti di Gesù, dobbiamo coglierne il significato. Perché è stato necessario aprire gli orecchi e sciogliere la lingua? Perché l’uomo, da solo, con le sue forze, nello stato di peccatore, è incapace di ascoltare la voce di Dio; può certo intendere tante cose, può anche conoscere la dottrina cristiana, ma per poterla accogliere nell’intimo della coscienza ha bisogno di una grazia speciale. San Paolo (1 Cor 15, 1-10) proclama le verità fondamentali della fede, che facevano parte dell’annuncio immediato ai pagani e si fondano sulla testimonianza degli Apostoli: il Signore, dopo essere morto per i nostri peccati (ossia dopo aver accettato la morte di croce come sacrificio espiatorio offerto a nostro beneficio), è stato sepolto ed è risuscitato il terzo giorno.

Pietro e gli altri Apostoli sono testimoni di questo fatto, in quanto lo hanno visto. San Paolo si considera l’ultimo, poiché in precedenza era stato un persecutore della Chiesa; perciò afferma: il Figlio di Dio «apparve a me come a un aborto» (1 Cor 15, 8). Egli stesso si era per così dire abortito con la propria superbia e chiusura alla verità di Dio, si era cioè escluso dalla vita soprannaturale, ma Cristo ha avuto il potere di farlo rinascere: apparendogli nella Sua gloria di risorto, ha completamente trasformato il suo cuore e l’ha reso credente.

Questo, evidentemente, non è un fatto puramente sentimentale e nemmeno una mera esperienza esistenziale che venga a placare le nostre ansie o a colmare le nostre aspettative. Negli ultimi decenni si è troppo insistito sulla fede come risposta ai bisogni dell’uomo contemporaneo, che non sa dove trovare il senso della vita, è smarrito e così via. Questo modo di presentare la fede, a un certo punto, l’ha resa superflua, dato che la società attuale ha sradicato dal cuore della maggior parte delle persone qualsiasi aspettativa che vada oltre questa vita e qualsiasi anelito alla trascendenza; l’idea stessa di trascendenza è stata cancellata.

Bisogna dunque comprendere come la verità di Dio debba essere ricevuta dall’uomo; per questo è stato necessario guarire l’udito del sordomuto. Non si tratta semplicemente di una teoria astratta; se ci allontaniamo dalla deformazione esistenzialistica, rischiamo infatti di cadere, all’opposto, nel dottrinarismo: ho tutto chiaro nella testa, ma quello che so non mi tocca il cuore e, soprattutto, non passa nelle azioni, nei comportamenti, nel modo di vivere.

Se allora l’annuncio cristiano non è, da una parte, un’elucubrazione consolatoria e neanche, dall’altra, una teoria astratta, dobbiamo domandarci che cos’è realmente. In questo ci soccorre il secondo aspetto del miracolo, cioè il fatto che quell’uomo fu guarito anche dal mutismo. San Gregorio Magno interpreta la saliva che Gesù pose sulla lingua del sordomuto come simbolo della Sacra Scrittura, della Parola di Dio. Dio ha parlato lungo tutta la storia sacra e noi abbiamo il documento scritto di ciò che ha detto; perciò le Scritture sono sempre state meditate dai cristiani, fin dalle origini, soprattutto all’epoca dei Padri della Chiesa e nella vita dei Santi.

I testi sacri sono parola di Dio stesso, poiché hanno Lui per autore principale; gli uomini che li hanno composti sono autori secondari, cause strumentali, dato che quei testi sono ispirati dallo Spirito Santo. Dobbiamo perciò ascoltare la voce di Dio nella Sacra Scrittura; in questa maniera cominceremo a conoscere il Suo amore e a capire come le verità della fede, se accolte nell’intimo della coscienza, ci trasmettano quell’amore divino, il quale è una realtà, non un’idea né un pensiero dell’uomo: è Dio stesso che, nella Sua intima natura, si comunica a noi.

Dio si comunica a noi anzitutto attraverso la Sua parola, poi anche attraverso la grazia dei Sacramenti, la quale, però, è fruttuosa nella misura in cui abbiamo dilatato il cuore all’amore di Dio. Di conseguenza è necessario guarire, tramite la Parola di Dio, anche la voce, ossia ciò che diciamo, che deve essere, prima di tutto, la professione della vera fede – ma, anche qui, non una professione meramente verbale, bensì una professione che coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita, una professione che si rispecchi negli atti nonché nelle parole che pronunciamo riguardo ad altre cose: in tutto si deve vedere che siamo cristiani, figli di Dio realmente rinati nel fonte battesimale.

Ora, la Sacra Scrittura va evidentemente conosciuta. È vero che l’Antico Testamento richiede conoscenze storiche ed esegetiche abbastanza complesse, per cui non tutti i passi sono fruibili, ma le pagine del Nuovo Testamento sono tutte un insegnamento che è alla portata di ognuno: chiunque vi può trovare luce, orientamento, nutrimento per la propria anima. Meditando la Sacra Scrittura, che è parola di Dio stesso, impariamo a riconoscere la Sua voce, il Suo stile e modo di parlare: oltre al timbro vocale – potremmo dire – anche il sentimento con cui ci parla, l’amore che ci vuole appunto comunicare. La Parola di Dio, ascoltata, ci dilata il cuore a questo amore e ci rende ricettivi, altrimenti restiamo chiusi: anche se conosciamo perfettamente la dottrina, rimaniamo pietre insensibili e impermeabili.

Una volta che abbiamo imparato a riconoscere la voce di Dio, possiamo altresì distinguere, fra le voci degli uomini, quelle che la riecheggiano da quelle che non la riecheggiano. Oggi, con i mezzi di comunicazione di cui disponiamo, siamo esposti a un’alluvione di discorsi che ci portano a peccare, se non altro con la mente e col cuore, spingendoci a giudicare, a compiere atti di superbia, a disprezzare il prossimo. Sentiamo tantissime cose verso le quali non abbiamo filtri: il senso critico è stato cancellato e noi, non conoscendo la voce di Dio (perché non l’abbiamo mai ascoltata) prendiamo tutto per buono o, per lo meno, rischiamo di ricevere cose cattive come provenienti da Lui. È perciò assolutamente vitale farci guarire l’orecchio e, quindi, anche la lingua, così che possiamo ascoltare la voce di Dio e parlare poi in maniera conforme a ciò che abbiamo ascoltato. In tal modo la nostra professione di fede sarà convincente e capace di toccare i cuori.

In questi ultimi anni, in Francia, si assiste a un fenomeno straordinario: migliaia di adolescenti, giovani e adulti chiedono il Battesimo senza esser stati raggiunti dalle ordinarie strutture ecclesiali, ma giungendo alla fede per altre vie, soprattutto attraverso la testimonianza di coetanei che l’hanno trovata e la trasmettono in modo convincente. Il presidente della conferenza episcopale ha ammesso che queste persone sono entrate nella Chiesa per altri cammini, non quelli predisposti dai vescovi; ciò deve farci molto riflettere sui nostri programmi e strategie pastorali.

Dio parla al cuore delle persone e, se uno ascolta, diventa capace di comunicare ad altri ciò che ha ricevuto (cf. 1 Cor 15, 3), attirandoli così al Signore. Chiediamo allora la grazia di essere guariti nell’orecchio e nella lingua, così da poter ascoltare la voce di Dio accogliendola nell’intimo della coscienza e da poter poi trasmettere a nostra volta ciò che abbiamo ascoltato. Ci doni questa grazia il Cuore Immacolato di Maria, che fin dal primo istante della Sua esistenza è stato colmato, senza opporre il minimo ostacolo, della verità e dell’amore che ci salvano elevandoci alla vita divina.


sabato 8 agosto 2026


Inganno globale,

strage senza fine

 

Presto o tardi, la storia – o, meglio, la Provvidenza – fa venire a galla le frodi e le menzogne. Ciò che gli esecrabili complottisti avevano riconosciuto fin dall’inizio era tutto vero: la cosiddetta pandemia non è stata altro che una manovra pianificata per motivi economici e finanziari, una guerra biologica condotta contro la popolazione mondiale. Tale anomalo conflitto è stato avviato con la diffusione di un virus modificato in laboratorio, poi è continuato con la somministrazione obbligata di un veleno presentato come antidoto. Ai milioni di morti causati, anziché da una patologia guaribile con farmaci ordinari, dall’omissione delle cure o da cure sbagliate, se ne stanno aggiungendo molti altri, il cui decesso è dovuto agli effetti nocivi dei cosiddetti vaccini… ma nessuno ne parla.

L’ennesima farsa

In realtà, soltanto una parte della verità sta venendo a galla nel procedimento aperto contro Anthony Fauci, uno dei principali criminali di cui i poteri occulti si sono serviti per realizzare il loro piano. Il Fauci, a suo tempo celebrato dai gesuiti traditori come un eroe uscito dalle loro scuole (alla pari del Draghi nostrano), nell’audizione al Senato degli Stati Uniti si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda appellandosi al Quinto Emendamento di quella Costituzione massonica, secondo il quale un imputato ha facoltà di farlo qualora le sue risposte possano essere utilizzate per condannarlo. Un dibattimento giudiziario, di solito, mira proprio a individuare il responsabile di uno o più reati e a farlo confessare; oltreoceano però, a quanto pare, non è così.

Il Fauci, avendo ricevuto la grazia presidenziale, non sarebbe tuttavia potuto ricorrere al Quinto; egli ha quindi operato una scelta contraria alla Costituzione stessa. In realtà, le numerosissime grazie concesse dal Biden uscente, atteso il suo stato di demenza, non sono ascrivibili a lui ma all’entourage capeggiato dalla moglie, che ha firmato i decreti con l’autopen, neanche fossero auguri natalizi. Ad ogni modo, il sistematico astenersi dal rispondere alle domande, fosse pure alle più banali, è stato per il Fauci un’implicita ammissione di colpevolezza; perfino i mafiosi, proprio al fine di evitare ciò, scelgono accuratamente gli ambiti in cui negare le risposte, piuttosto che rinchiudersi in un silenzio assoluto che li accuserebbe.

L’interrogatorio di un graziato non può comunque portare a un’incriminazione; esso serve nondimeno a individuare un capro espiatorio da gettare in pasto all’opinione pubblica, così che i suoi mandanti possano tranquillamente continuare a rimanere nell’ombra. Nessuno, per ora, osa affermare in modo esplicito che il laboratorio di Wuhan, dove il virus dell’influenza è stato modificato mediante il gain of function (come già, del resto, sapevamo), è stato finanziato da banche ebraiche americane e che, con tale triangolazione, si è distolta l’attenzione mondiale dagli Stati Uniti. Il governo cinese non è necessariamente complice diretto di questo sporco gioco, dato che anche là il potere ha livelli diversi, più o meno profondi; ciò che è certo è che già i consiglieri di Mao erano giudei statunitensi.

La verità su misura

Come nel caso dello scandalo Epstein, che per quanto ne sappiamo non ha determinato l’apertura di procedimenti giudiziari, anche qui si tratta probabilmente di una manovra del sistema avente per fine l’eliminazione mediatica degli strumenti di cui si è servito e la cui sopravvivenza rappresenta un rischio. Non vi aspettate che qualcuno ammetta che la pandemia è stata un inganno globale né che la vaccinazione ha costituito un colossale affare che ha fatto incassare cifre da capogiro alla finanza aschenazista, la stessa che foraggia la guerra in Ucraina e quella contro l’Iran, avendo altresì fornito armamenti e denari al genocidio di Gaza nonché alla distruzione del Libano meridionale; quel sistema demoniaco non ha scrupoli di sorta.

La silenziosa strage senza fine che va avanti da anni non esiste affatto per la stampa venduta a quei cultori di Satana: fin dall’inizio hanno categoricamente escluso ogni correlazione tra i cosiddetti vaccini e la nuova sindrome inventata di sana pianta, il malore improvviso. L’impennata di tumori rapidissimi e di patologie cardiache o vascolari, infrequenti specie nei giovani, deve rimanere senza spiegazioni plausibili, meglio se sottaciuta. In ogni caso, non è bon ton parlarne nei salotti che contano, dove si fa di tutto per distrarre le masse e imboccarle di fandonie. Anche le grandi “rivelazioni”, effettuate col cronometro, sono funzionali all’autoconservazione del sistema, non certo alla preservazione di quella ridicola messinscena che chiamano democrazia.

Il silenzio ecclesiastico

In tutto ciò, la Chiesa ufficiale tace in modo assordante, probabilmente perché è sotto ricatto. Non è d’altronde un mistero che la Santa Sede sia asservita, almeno dall’epoca di Roncalli, ai diktat della City londinese, che tira i fili dell’alta finanza. Prevost vola a Lampedusa per legittimare l’invasione islamica, per mezzo della quale i giudei vogliono esplicitamente cancellare quel poco che resta della civiltà occidentale e cristiana. I loro rabbini dichiarano senza pudore che l’Islam è la scopa di cui il giudaismo si serve per spazzare via la cristianità, fine che, del resto, i maomettani perseguono con zelo da millequattrocento anni. Con istinto suicida, la gerarchia cattolica ha spalancato le braccia agli uni e agli altri, che hanno ovviamente accolto ben volentieri l’invito a scannarci.

Ben peggiore della morte fisica è la morte culturale, che priva di ogni identità e spenge ogni sussulto di dignità e di giusta fierezza per quello che, per grazia di Dio, siamo stati e possiamo ancora essere, come europei e come cristiani. Se non basta l’odio indotto per le proprie radici, si rende ignorante la popolazione giovane con una scuola e un’università che non trasmettono più un autentico sapere, ma diplomano e laureano l’ignoranza crassa. Se la crisi della famiglia e il crollo demografico non sono sufficienti, si indottrina l’infanzia e la gioventù con le menzogne del gender, che fanno di bambini e adolescenti degli infelici votati alla disperazione. Se l’oblio della legge morale non lascia le coscienze abbastanza disorientate, si mina alla base la convivenza sociale con l’abolizione pratica della legalità e si provoca una conflittualità capillare con l’imposizione di limitazioni assurde e immotivate.


sabato 25 luglio 2026


Per chi non avesse ancora capito

 

Riprendiamo dalla Rete con qualche piccolo ritocco.

La Parola del Signore ci riguarda sempre – ognuno di noi in particolare – ma in certe circostanze si rivela quanto mai pertinente. Dobbiamo purtroppo parlare ancora di un evento molto grave che ha colpito l’unità della Chiesa all’inizio di questo mese. Preferiremmo di gran lunga parlare d’altro, ma la situazione ci impone di dire qualcosa di più chiaro a proposito dello scisma che si è consumato il 1° Luglio scorso. Si può certamente continuare a cavillare, dal punto di vista giuridico, per tentare di concludere in qualche modo che non si tratta di vero scisma, ma soltanto di un atto reso necessario dalle condizioni della Chiesa, ma questi sono discorsi quanto meno fantasiosi.

Se infatti pongo una causa che ha necessariamente un certo effetto, non posso poi dichiarare di non aver avuto l’intenzione di ottenere quell’effetto, poiché l’atto che compio, per sua stessa natura, ha inevitabilmente quel preciso effetto. È quindi inutile appellarsi all’intenzione soggettiva, poiché gli atti oggettivi hanno un peso e comportano conseguenze sul piano giuridico. Se dunque si compie un atto che per sua stessa natura è scismatico, si provoca inevitabilmente uno scisma, a prescindere dall’intenzione dichiarata. Una causa che ha un certo effetto lo produce; se l’effetto è cattivo, non devo porne la causa. Se l’albero è buono, non può dare frutti cattivi; siccome il frutto è cattivo (una divisione della Chiesa), vuol dire che l’albero non è buono (cf. Mt 7, 17-20).

La Parola del Signore è assolutamente inequivocabile; non può essere fraintesa. Possiamo pure cercare di arrampicarci sugli specchi ma, alla fine, è la realtà oggettiva che prevale. Dobbiamo vedere i fatti così come sono; non bastano le parole. «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli (Mt 7, 21)». I  requisiti dell’appartenenza alla Chiesa Cattolica sono tre: la professione della vera fede, la ricezione dei Sacramenti e l’obbedienza gerarchica. La comunione ecclesiastica si fonda sull’obbedienza ai legittimi Pastori. Di ciò che essi dicono o fanno, risponderanno loro al Signore; se io voglio seguire la sana dottrina e compiere la volontà di Dio, nessuno può impedirmi di farlo.

Nel caso dell’organizzazione che ha causato lo scisma, ci domandiamo: c’è la retta fede? È lecito dubitarne, poiché, per giustificare una disobbedienza che si protrae da cinquant’anni, la dottrina viene manipolata, al punto che è stato necessario manomettere perfino il rito di consacrazione dei vescovi, il quale prevede che, prima dell’ordinazione dei candidati, si ponga la domanda: «È certo che ci sia il mandato pontificio?». Il rito prescrive evidentemente che si risponda di sì; ma, siccome il mandato pontificio non c’era affatto, alla risposta prevista dal rito è stata sostituita una risposta inventata di sana pianta: sono dunque arrivati a manomettere perfino la Liturgia.

Di conseguenza dobbiamo domandarci: «Ci si può fidare di quello che insegnano?». Evidentemente no: non si è sicuri che sia effettivamente proclamata la verità così com’è, in quanto c’è un interesse particolare che determina l’insegnamento. Non è lecito, tuttavia, manipolare la dottrina per difendere un’opinione propria, ma bisogna correggere l’opinione, qualora sia errata; ancor meno è lecito farlo per giustificare un peccato o per legittimare una disobbedienza, ma bisogna eliminare il peccato e sottomettersi in ciò che è lecito. Qualora sia comandato qualcosa di illecito, in quel caso si resiste nelle forme lecite, in quanto un ordine contrario alla legge, semplicemente, non è un ordine; se invece viene comandato qualcosa di conforme al diritto, si deve semplicemente obbedire.

Senza questa obbedienza ci si pone fuori della comunione gerarchica, la quale è uno dei tre requisiti dell’appartenenza alla Chiesa. Il terzo requisito, com’è evidente, manca del tutto, poiché si pretende di stabilire un regime giuridico alternativo a quello del diritto ordinario, un regime di supplenza. Ci si può domandare: chi ha autorizzato questi vescovi e sacerdoti a instaurare un regime di supplenza generale, universale e permanente? Generale, perché riguarda tutto il diritto, non una singola norma; universale, perché abbraccia ogni luogo del mondo abitato, ubique terrarum; permanente, perché dura da cinquant’anni e non si dà alcun segnale che debba cessare. Che cosa li autorizza? Un preteso stato di necessità? Quale necessità?

I fedeli non trovano nessun altro, all’infuori di loro, per conoscere la vera dottrina cattolica? Stiamo scherzando? In tutta la Chiesa non c’è chi insegni la sana dottrina? I fedeli non possono ricorrere a nessun altro per ricevere i Sacramenti? Non ci sono altri sacerdoti che diano Sacramenti validi? E qui veniamo al secondo requisito, che è appunto la ricezione dei Sacramenti, la communicatio in sacris. Ora, un’organizzazione che rifiuti i Sacramenti da tutti i sacerdoti della Chiesa Cattolica, evidentemente, non è in comunione con essa. Lo scisma è definito dal Codice di Diritto Canonico come rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti (can. 751).

Ci sono dunque tutte le condizioni: al Romano Pontefice non obbediscono; nemmeno ai Vescovi locali obbediscono, avendo sviluppato un’attività pastorale totalmente indipendente da loro; infine insegnano a rifiutare i Sacramenti che non siano dati da sacerdoti membri della loro organizzazione. Se questo non è scisma, che cos’è? Vogliamo giocare con le parole? Vogliamo – come dicevamo – arrampicarci sugli specchi? Non si può, perché la realtà prevale. Chi pretende di instaurare un regime di supplenza generale, universale e permanente, fa qualcosa di non autorizzato: nessuna situazione può legittimare una scelta del genere; non esiste.

Stando così le cose, bisogna esser consapevoli che non è più lecito assistere a Sante Messe celebrate da sacerdoti appartenenti alla sedicente Fraternità San Pio X; le concessioni fatte durante i pontificati precedenti sono state revocate. Se quindi non è lecito assistere alle loro Messe, non bisogna andarci sotto pena di peccato mortale, poiché sono Messe celebrate da sacerdoti scismatici. Uno potrebbe obiettare che la scomunica riguarda i soli vescovi; in realtà essa riguarda tutti coloro che fanno parte formalmente di detta Fraternità. Infatti, aderire formalmente (ossia condividendone le convinzioni e gli scopi) a un movimento scismatico comporta la scomunica latae sententiae per il delitto di scisma. Se i sacerdoti membri non ne condividessero le convinzioni e gli scopi, non ne sarebbero membri.

Le Messe celebrate da quei sacerdoti, di conseguenza, sono illecite e sacrileghe, pur essendo valide in virtù del sacramento dell’Ordine da essi ricevuto. Le assoluzioni, invece, sono invalide, poiché, per assolvere validamente – eccetto in pericolo di morte – è necessaria la facoltà del vescovo. Chi ha dato loro la facoltà di assolvere? Certo, il papa precedente l’aveva concessa (non si capisce in base a quale principio), ma ora è stata revocata. Se perciò volete ricevere un’assoluzione valida, dovete andare da un sacerdote che abbia ricevuto la facoltà di assolvere; altrimenti, non soltanto rimanete con i vostri peccati, ma commettete anche un sacrilegio.

Ora, viste le ripercussioni che questo fatto sta avendo su tutto il mondo della Tradizione, abbiate cura di verificare che la Messa antica sia celebrata da sacerdoti regolarmente incardinati o in una diocesi o in un istituto religioso. Siamo fedeli cattolici; siamo membri della Chiesa, poiché abbiamo l’integrità della fede, i Sacramenti e la comunione gerarchica; il resto viene dal maligno. Ricordate ciò che dice il Signore? «Il vostro parlare sia: sì, sì; no, no» (Mt 5, 37). Cercare di scantonare per giustificare ciò che non si può giustificare non viene da Dio; non è lo Spirito Santo a ispirare tale condotta.

Raccogliamo dunque l’esortazione di san Paolo, che ci ammonisce così: nella vita o si è schiavi del peccato o si è servi di Dio (cf. Rm 6, 16-23); non ci sono possibilità intermedie. Se sono schiavo del peccato, il risultato finale è la morte eterna, l’Inferno; se invece sono servo di Dio, vado verso la vita eterna, a condizione, però, che mi santifichi in questa vita terrena. Ora, come può santificarsi chi è in stato di scisma e, di conseguenza, non ha più la grazia santificante, anzi non ha più niente, perché non è più membro della Chiesa? Vedete l’enorme pericolo che corrono le anime? Certamente Dio vede nell’intimo di ogni coscienza: se vi vede l’errore invincibile, ne terrà conto e avrà misericordia, dato che le persone sono state manipolate e hanno subìto il lavaggio del cervello; tuttavia il rischio è reale – ed è enorme.

Chi si pone fuori della Chiesa perde tutto. Chiediamo allora la grazia di rimanere fermi nella nostra appartenenza alla Chiesa; leali nella nostra coscienza, distinguendo senza infingimenti ciò che è lecito da ciò che non è lecito, ciò che ci porta in Paradiso da ciò che ci porta all’Inferno; e, infine, fiduciosi nella Provvidenza, che – come ci insegna la Liturgia – non sbaglia mai in ciò che dispone: ci crediamo o no? Se la Provvidenza non sbaglia mai, anche il male che permette è permesso in vista di un bene maggiore. Ogni pena che sopportiamo in questa vita per amore di Dio porterà un frutto eterno; l’importante è avere la grazia necessaria per poterla sopportare conservandoci uniti alla santa Chiesa di Cristo.


sabato 11 luglio 2026


Non ci sono solo gli scismatici

 

Omnem viam iniquam odio habui (Sal 118, 128).

Non vorremmo dar l’impressione di avere un chiodo fisso, per quanto acuto e profondo sia il dolore causato dallo scisma che si è consolidato fissandosi in via definitiva. In realtà a irretire i cattolici, oltre alle varie denominazioni tradizionaliste separate, sono anche organizzazioni molto diffuse che, pur godendo dell’approvazione pontificia, non trasmettono affatto la retta dottrina né incrementano una sana vita cristiana. Pur essendoci già saltuariamente occupati dei cosiddetti movimenti, ci sembra opportuno riprendere il discorso in considerazione del fatto che lo spirito elitario e autoreferenziale da essi alimentato è uno dei fattori sfruttati dagli scismatici per reclutare adepti. Essi fanno infatti leva sul desiderio di trovare un accesso immediato alla perfezione delegando la propria coscienza ad uno o più maestri ritenuti infallibili, in alternativa a quelli ufficialmente incaricati.

Riguardo a questi ultimi, il panorama è quantomeno desolante; non possiamo certo negarlo. Questa costatazione non può tuttavia assurgere a principio con cui scegliersi autonomamente le guide, dato che ciò è contrario alla natura stessa della Chiesa. La prima realtà che, di fatto, le proposte dei vari movimenti annullano è proprio la mediazione ecclesiale, sostituita dalla figura di un fondatore che si presenta come strumento di contatto diretto col divino, l’unico. L’apparato gerarchico interessa solo in quanto dispensatore di riconoscimenti e approvazioni che permettano a tali aggregazioni di ottenere fiducia e consenso da parte del comune popolo cristiano, ma per il resto è considerato del tutto superfluo e ininfluente; sono i movimenti, al contrario, che si vedono investiti della missione di convertire e redimere il clero e il resto dei fedeli.

Difetti strutturali comuni

Unica sorgente della vita spirituale sono gli scritti e i discorsi del fondatore; la tradizione cattolica, con le sue inesauribili ricchezze, è semplicemente ignorata. Tali fonti sono oltretutto inquinate da gravi errori e deviazioni dottrinali: i libri di Escriba (secondo la grafia originale del cognome giudaico e senza il titolo nobiliare comprato) sono intrisi di pelagianesimo; i testi di Giussani sono saturi di esistenzialismo antropocentrico; le prediche di Riccardi (oltre a costituire un intollerabile abuso) si distinguono per l’orizzontalismo socializzante ed ecumenista; i vaneggiamenti pseudomistici della Lubich (affetta da narcisismo megalomanico sfociato in delirio acuto) propugnano l’indifferentismo religioso; le suggestioni dei (non autorizzati) predicatori carismatici vantano l’immanentizzazione della grazia; le catechesi di Argüello inculcano un luteranesimo giudaizzante.

Come si vede, di cattolico c’è ben poco, fatta salva la buona fede dei singoli membri, che han però subìto un vero e proprio lavaggio del cervello. Che si ricuperino pure sacramenti, pratiche e devozioni della vera religione non cambia la sostanza, poiché il quadro interpretativo in cui tutto ciò è inserito non è lo stesso, bensì un sistema di “pensiero” scaturito da una particolare intuizione del fondatore, la cui validità non è mai stata fatta oggetto, da parte dell’autorità ecclesiastica, di un accurato esame dogmatico. Singoli teologi (come padre Zoffoli riguardo ai neocatecumenali o il professor Federici nei confronti dei focolarini) hanno sì avanzato serie e ben fondate critiche, ma il loro prezioso lavoro è stato lasciato cadere nel vuoto, con gravissimo danno sia per la reputazione della Chiesa Cattolica che per il bene delle anime, abbandonate all’inganno e alla manipolazione.

In queste contraffazioni della fede e della vita cristiane, più profondamente ancora, è la trascendenza stessa ad esser rimossa: la comunità o l’opera diventa eschaton, prendendo il posto di Dio come realtà ultima e totalizzante. In tale contesto è inevitabile l’eliminazione dell’autonomia personale: la salvezza dell’individuo coincide col suo annullamento mediante la fusione con la collettività, divenuta il suo tutto esistenziale e il fine supremo della sua vita. In vista di tale effetto, viene abolita la sfera privata per mezzo di una sistematica confusione tra foro interno e foro esterno, dimensione intima e impegno comune, guida spirituale e direzione del gruppo. In tal modo il soggetto si ritrova completamente in balìa dell’arbitrio di capi abusivi (in quanto privi di giurisdizione e noncuranti di ogni legge, divina e umana), perennemente esposto ad abusi di ogni genere e tagliato fuori dal consesso umano.

Essenziale al fine indicato è la soppressione del senso critico, equiparato a peccato, a ribellione o a mancanza di fede. Dato che il ricorso all’intelletto è fortemente ostacolato e la forza della volontà è regolata dall’esterno, la crescita morale e spirituale del battezzato si blocca; in simili circostanze, infatti, è impossibile cooperare liberamente con la grazia. Il progresso della vita interiore viene così a mancare, benché ciò sia mascherato da un attivismo dalle apparenze benefiche. Di fatto l’adepto, il più delle volte, si trova ancora invischiato in peccati gravi che non riesce a vincere, sia perché non ne ha i mezzi sia perché si è convinto che, in fin dei conti, non sia un problema tanto serio. Un falso sentimento di eccellenza, motivato dall’appartenenza ad un gruppo speciale, lo culla in un appagante quanto vano autocompiacimento che gradualmente lo acceca sulle sue vere condizioni.

Sostituzione del cristianesimo

È evidente, a questo punto, che le proposte dei diversi movimenti non favoriscono una reale sequela di Cristo con le sue concrete e salutari esigenze, bensì la sostituiscono con un preteso nuovo carisma che ne dovrebbe assicurare una più perfetta realizzazione, ma ne è in realtà la negazione pratica. In questo terreno di coltura, le varie sètte scismatiche sorte intorno a vescovi o sacerdoti ribelli sfruttano l’immaturità e l’infantilismo (in parte pregressi e già sfruttati dai movimenti, in parte accresciuti dai loro metodi) per reclutare i delusi che, ritrovatisi fuori del nido, non sanno a che cosa aggrapparsi. Il disorientamento di tanti cattolici “bruciati” da esperienze dolorose li spinge a gettarsi a occhi chiusi tra le braccia di chi, ancora una volta, promette loro un cristianesimo col bollino, di fatto scorciatoia illusoria e deresponsabilizzante che però rassicura come una conferma.

Sarebbe interessante effettuare uno studio psicologico di tali dinamiche, come pure un’attenta analisi dello sviluppo storico dei movimenti nei loro collegamenti. Mentre l’Opus Dei risulta finora un masso erratico, la Comunità di Sant’Egidio deriva da quella Gioventù studentesca che, dopo la crisi, è rinata come Comunione e Liberazione. Dai Focolari provengono invece Kiko Argüello e Jaqueline Dupuis, una degli iniziatori del Rinnovamento carismatico in Italia. Tali “scissioni” paiono analoghe a quelle che, in politica e nella massoneria, avvengono al fine di estendere l’influenza occulta ad altri gruppi che, inizialmente, ne erano rimasti immuni. Lo sviluppo così prodigioso di organizzazioni religiose che, per evidenti difetti di dottrina e di prassi, non possono rivendicare un’assistenza soprannaturale potrebbe spiegarsi con l’intervento di forze interessate a frantumare la Chiesa e pervertirne la vita.

Per non farvi inconsapevoli strumenti di queste diaboliche manovre, cercate una guida negli scritti dei Santi. È vero che, molto spesso, non possiamo applicare i loro insegnamenti, così come sono, direttamente alla nostra esistenza concreta, dato che la loro antropologia non è la nostra: ovviamente non quanto all’essenza dell’uomo, che non può cambiare, ma quanto al suo funzionamento. Cultura postmoderna e rivoluzione dei costumi hanno stravolto l’umanità nel modus operandi, processo che la tecnologia sta portando all’acme. Senza scoraggiarvi, trovate allora un buon sacerdote o religioso di retta fede e robusto buon senso che vi aiuti a leggere correttamente i testi del passato e a trarne le indicazioni adatte al vostro caso. Se pregate con fede per questa intenzione, la Provvidenza non vi deluderà di certo, purché siate decisi e perseveranti.