Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 25 giugno 2022

 

Panteismo ecclesiastico

 

 

Non sarebbe cosa equa additare le derive panteistiche solo nella cultura profana. Si è già accennato a quelle di certi prelati umanisti, ma non ci si può fermare all’epoca del Rinascimento come se fosse stata una breve parentesi: esoterismo e occultismo sono strettamente intrecciati con la nascita della scienza moderna, nella quale si distinsero anche ecclesiastici dagli interessi alquanto sorprendenti. Nel 1776 il gesuita Adam Weishaupt, una volta soppresso l’Ordine, per incarico di Mayer Amschel Rothschild fonda la superloggia degli Illuminati di Baviera. Sarà poi un prete scomunicato, l’abbé Paul Roca, alla fine dell’Ottocento, a consacrarsi alla missione di volgarizzare i miti della massoneria martinista, che nella persona del barone Yves Marsaudon, iniziato di alto grado, avrà intensi contatti, negli anni Cinquanta del secolo scorso, con il nunzio apostolico a Parigi, presto divenuto papa. Proprio l’apostata Roca, curiosamente, aveva preconizzato un concilio ecumenico che ordinasse la trasformazione del culto cattolico al fine di renderlo compatibile con un nuovo “cristianesimo” che si armonizzasse con le altre religioni…

Abbiamo già ricordato in un’altra occasione il ruolo svolto dal gesuita eretico Pierre Teilhard de Chardin nell’introdurre nella teologia cattolica, mascherati con nomi cristiani, i miti centrali della cabala giudaica, come quello dell’Adam Kadmon, ben riconoscibile dietro l’idea del Cristo cosmico. A poco a poco, come un veleno che impregna le falde acquifere, la gnosi è penetrata nel pensiero e nella mentalità di clero e fedeli mediante, prima, il modernismo, poi il neomodernismo. Con il Vaticano II si è tolto ogni argine all’errore in base all’assurda idea che fosse giunta l’ora di curarlo con la medicina della misericordia piuttosto che con la severità delle condanne (principio che ha senso unicamente nei confronti dell’errante, purché sia ben disposto). Così non solo l’eresia ha acquisito pieno diritto di cittadinanza nella Chiesa, ma si è gettato via tutto il patrimonio teologico accumulato in due millenni di riflessione sulla verità rivelata: in virtù di una nuova Pentecoste era cominciata la gioachimita età dello Spirito, che annullava quanto in precedenza era stato elaborato come un malaugurato fraintendimento del Vangelo.

Eppure i presuli e i teologi che rifecero tutto daccapo si erano formati alla vecchia scuola. A parte le deformazioni proprie di certa neoscolastica deteriore, si trattava sostanzialmente di una tradizione che dai Padri, attraverso la Scolastica, si era sviluppata in continuità. Tutte le discipline teologiche subirono una radicale trasformazione in senso immanentistico (e, quindi, panteistico), a cominciare dalla dogmatica. Qui il completo rigetto delle categorie metafisiche ha reso impossibile una corretta riflessione razionale sui dati del depositum fidei, reinterpretati in chiave storicistica o moralistica. In tale quadro è tuttavia impossibile comprendere adeguatamente, per quanto è dato all’uomo, il mistero della Trinità o quello dell’unità delle due nature nella Persona del Verbo incarnato. Senza utilizzare il concetto di sostanza non si può dar conto dell’unità delle tre Persone divine, che sono un solo Dio appunto perché hanno in comune lo stesso essere, non perché siano tre individui legati da un così forte vincolo di comunione da essere come una cosa sola. L’unione ipostatica si fonda sul fatto che la natura umana di Cristo sussiste nella Persona divina, non sul fatto che è in accordo con essa; il dato morale deriva da quello ontologico, non viceversa.

Ciò che più sgomenta è che si sia deliberatamente cestinato un immenso tesoro di conoscenze certe per sostituirlo con un fumoso discorrere di realtà indefinite e sfuggenti. Così la Creazione è apparsa come un’estensione all’esterno, da parte di Dio, dell’intima vita di comunione della Trinità, mentre essa è una partecipazione del solo essere e costituisce un semplice presupposto di quella ben più alta comunicazione di sé che Dio realizza, nei confronti delle creature intelligenti e libere, mediante la grazia. Dopo il peccato originale e tutti i peccati che l’han seguito, però, questo dono ha richiesto la Redenzione, della quale non si fa più parola. Si direbbe che ogni uomo fosse automaticamente santo per il solo fatto di essere creato a immagine di Dio e unito a Cristo per via dell’Incarnazione, quando invece il peccatore è da Lui separato e non può esser riammesso alla Sua amicizia se non per pura grazia, concessa per riguardo alla Sua Passione e accolta per mezzo della fede e dei Sacramenti. Il Verbo ha assunto non l’umanità intera, ma una singola natura umana che, nella Sua ipostasi, ha ricevuto l’individualità e una sussistenza personale.

Se questi concetti, oggi, suonano estranei alla maggior parte dei cattolici, è proprio perché sono stati violentemente rimossi e banditi. Il guaio peggiore è che, in tal modo, è andata persa la distinzione tra l’ordine naturale e quello soprannaturale, tra il piano dell’Essere increato, in sé sussistente, e quello dell’essere creato, dipendente e derivato. Di conseguenza si è smarrita la nozione di trascendenza; Dio è confuso con i sentimenti e le esperienze del soggetto, mentre la morale si dissolve in un groviglio di capricci e velleità continuamente mutevoli. Non è un panteismo sistematico ed esplicito, bensì un atteggiamento di fondo che divinizza il peccatore senza cambiarlo in nulla, trasformando anzi il vizio in virtù ed esaltando ciò che andrebbe invece biasimato. Tale panteismo pratico rende impossibile qualsiasi correzione o miglioramento, dato che l’individuo è rinchiuso in una torre inaccessibile di presunzione e accecamento; la sua coscienza oscurata è diventata assoluto e insindacabile criterio di giudizio su ogni cosa, compresa la volontà di Dio.

In questo contesto anche le virtù teologali sono state snaturate: la fede, da dono soprannaturale che Dio infonde nell’anima che vi acconsente, è diventata una risposta a bisogni soggettivi di persone che brancolano nel buio, prive di riferimenti etici e cognitivi; la speranza, da sicura aspettazione di ciò che Dio ha promesso, si è tramutata in utopistico sogno di un mondo migliore, atteso come frutto dell’ideologia del progresso sociologico e scientifico; la carità è stata deformata in una caricatura che fa adorare i poveri a motivo del semplice fatto che sono tali, anche se si rifiutano ostinatamente di collaborare alla risoluzione delle loro difficoltà e di adoperarsi per la propria emendazione, impegni che restano obbligatori per tutti in vista della ricompensa eterna. Così lestofanti di ogni provenienza son protetti e tutelati contro ogni buon senso e a discapito del bene comune; a farne dei privilegiati assolutamente intoccabili, fra gli altri, è proprio la comunità trasteverina incaricata dai cabalisti di impregnare la Chiesa Cattolica della loro gnosi perversa.

Tutto ciò è ancora ben poco di fronte all’abominevole scandalo della Messa celebrata per una coppia di pervertiti subito dopo la loro unione civile. Il presule che non l’ha impedita – guarda caso – proviene dalla medesima comunità cui si è appena accennato. Se d’altronde si crede che Dio abbia già infuso lo Spirito Santo nell’uomo insufflandogli l’alito di vita (cf. Gen 2, 7) o che il Verbo, nell’atto stesso di incarnarsi, si sia in certo modo unito a ogni uomo (Gaudium et spes, 22), risulta piuttosto arduo condannare la sodomia e qualunque altro peccato… compresa la pedofilia, per la cui legalizzazione si battono ambienti politici di diversi Paesi occidentali, senza che nessuno o quasi, nella gerarchia “cattolica”, osi eccepire alcunché. Se però ogni essere umano è già redento, senza conversione né correzione, come si può ancora parlare di peccato e di espiazione? Tali residui del Medioevo andrebbero ripensati tramite la presa di coscienza della bontà assoluta di ogni creatura, che sarebbe divina per costituzione, con tutte le sue pulsioni; chi può esser così crudele, del resto, da imporre agli altri di contenerle? Benvenuti nel mondo degli orrori creato dal panteismo ecclesiastico.


sabato 18 giugno 2022


Rigurgiti di barbarie

(e panteismo di ritorno)

 

 

Da noi accadde durante la guerra civile del ’43-’45, quando da ambedue le due parti si registrarono atti di belluina efferatezza; in Spagna avvenne durante quella del ’36-’39, nella quale i comunisti si distinsero violentando e trucidando anche inermi suore. Su ancor più ampia scala si verificarono in Francia, con il Terrore e la repressione della rivolta in Vandea; il primato spetta però alla rivoluzione bolscevica e alla guerra civile da essa scatenata. Sono inaspettati rigurgiti di barbarie in popolazioni da lungo tempo cristiane, nelle quali ricompare improvvisamente una violenza bestiale, irrazionale, inimmaginabile, come se l’Inferno si fosse aperto e i demoni si fossero sparsi sulla superficie della terra, impossessandosi degli umani. Il genocidio del Ruanda del 1995 si comprende più agevolmente, dato che il cristianesimo vi era ancora relativamente recente, mentre la stregoneria (unita, a quanto pare, a una “vaccinazione” di massa) non vi era affatto scomparsa; in Europa, invece, quei fenomeni appaiono di primo acchito inspiegabili.

Le esplosioni di disumana ferocia che hanno segnato la storia contemporanea, in realtà, non hanno origine dal sostrato cristiano della cultura europea. Ricostruendo i nessi che collegano rivoluzioni di epoche diverse, infatti, ci si rende conto che esiste un filo rosso riconducibile alla stessa radice. La rivoluzione francese fu provocata dalle idee massoniche dell’Illuminismo, espressione della gnosi giudaica. La rivoluzione bolscevica, i cui artefici furon quasi tutti ebrei (o, forse meglio, cazari), ne fu una riedizione in salsa marxista e provocò a sua volta quella spagnola, tentando di estendersi anche all’Italia per mezzo di Togliatti, valletto di Stalin, e di una parte dei reduci dalla campagna di Russia, opportunamente indottrinati. Lo stesso nazismo fu finanziato dai grandi banchieri dello stesso clan e servì ai loro progetti, mentre il fascismo ebbe forti legami col sionismo e subì il fascino di pratiche paganeggianti di origine esoterica. Ogni volta si osserva comunque uno spietato accanimento contro i cristiani che non si basa su ragioni etniche, bensì religiose.

Anche le atrocità commesse da luterani e calvinisti, che infelicemente inaugurano la storia dell’Età Moderna, potrebbero ricollegarsi all’influsso della cabala giudaica nelle loro eresie. Il ritorno in auge della magia e dell’esoterismo nell’Italia del XV secolo, parimenti, potrebbe avere un nesso con le efferatezze che, in spregio a tutte le norme della cavalleria medievale, caratterizzarono le brutali guerre di quell’epoca. Perfino negli ambienti ecclesiastici dell’Umanesimo e del Rinascimento si discettava con disinvoltura di un’universale anima mundi, di preesistenza e trasmigrazione delle anime, di pietra filosofale e di proprietà alchemiche dei minerali… Un cardinale, Niccolò Cusano, teorizzò senza complessi un’idea di Dio come coincidentia oppositorum e un universo infinito che non si distinguerebbe sostanzialmente da Lui, ma ne rappresenterebbe la continua evoluzione, una sua contrazione nella materia. Dietro lo schermo del neoplatonismo sono i miti cabalistici che dilagano nella cultura del tempo, infettandola di germi letali.

Ogni volta, dunque, si assiste al rifiorire di dottrine e movenze di chiara matrice panteistica, nelle quali manca la distinzione tra l’infinito Essere increato, in sé sussistente, e l’essere derivato e finito del mondo creato. Qui il divino non ha carattere trascendente, ma è del tutto immanente alla realtà sensibile. Se tutto è Dio, però, nulla è più Dio: Egli infatti, essendo immutabile ed eterno, non può in alcun modo confondersi con ciò che è mutevole e passeggero. A Lui solo, come dimostrato da san Tommaso d’Aquino (Summa theologiae, I, q. 7, art. 2), può essere attribuita l’infinità qualitativa, quella cioè che, a differenza di una serie senza fine (come quella dei numeri), non consiste nella mera possibilità di pensare qualcosa di ulteriore, ma appartiene necessariamente all’essenza stessa. Quanti affermano il contrario, per giustificare la loro erronea opinione, si appellano esplicitamente a una pretesa concezione alogica o metalogica del pensiero, termini ad effetto che non servono se non a nascondere il suo carattere semplicemente assurdo.

Il lettore si starà domandando quale sia l’interesse attuale della piega che ha preso il discorso, o che cosa abbia a che vedere con i ricorrenti rigurgiti di barbarie della storia moderna e contemporanea. Una prima ragione della nostra analisi sono gli agghiaccianti fatti di cronaca di questi ultimi mesi. La mente corre subito all’Ucraina, dove per anni l’esercito ha bombardato la popolazione inerme del Donbass, i colossi del farmaco hanno condotto sperimentazioni su orfani e disabili, le credenze del paganesimo slavo, con il loro corredo di pratiche magiche e omicidi rituali, sono riemerse come se un millennio non fosse passato. Oggi vediamo quel governo utilizzare la popolazione come scudo umano, impedendo alla gente di abbandonare le città assediate e riducendola alla fame in condizioni disumane. I prigionieri russi, in barba a tutte le convenzioni internazionali, vengono torturati, mutilati ed evirati, mentre le madri dei caduti sono prese in giro in videochiamata da terroristi in divisa che si vantano della propria crudeltà da dementi…

Da noi le cose, benché per altro verso, non vanno molto meglio. Il criminale e illegittimo governo ucraino è sostenuto e aiutato dal nostro, altrettanto illegittimo e criminale, che da due anni proibisce di curare i malati a casa, si adopera per sabotare l’economia nazionale e, sulla base di una colossale menzogna, ha indotto buona parte della popolazione a procurarsi, volente o nolente, un suicidio a tempo. Negli ospedali, degenti non “vaccinati” sono spesso insultati, maltrattati, esclusi dalle cure e, talvolta, legati ai letti, senza che nessuno intervenga, se non in rari casi. Molti medici si arrogano un diritto assoluto di vita e di morte su pazienti che non sono in grado di esprimere la propria volontà, escludendo dalla decisione anche i parenti con la scusa dell’epidemia. Il neonazismo risulta così un tratto comune tra due Stati che, seppur distanti nello spazio, sono uniti nella stessa lotta senza essere alleati. A voler cercare il nesso nascosto, si scopriranno gli stessi capitali e le stesse dottrine occulte, che prospettano una rigenerazione del mondo tramite la sua distruzione.

Sono ancora i miti gnostici a far da sostrato allo pseudomagistero ecologista bergogliano, il quale ha avuto eco grazie alla generale diffusione delle idee new age nelle masse. Le menti ne sono ormai a tal punto impregnate che perfino fra cattolici conservatori non manca chi raccomanda agli altri di “riconnettersi” con sé stessi e con la natura come via per ricongiungersi allo “spirito” e sottrarsi al materialismo imperante dei padroni… quando, in realtà, nuota anch’egli nello stesso brodo di coltura. La prospettiva della trascendenza rimane del tutto assente in quanto amputata dal pensiero; neppure l’idea di anima sfugge al processo di riduzione all’indifferenziato, visto che essa è concepita non come una sostanza radicalmente diversa, immortale per natura, ma come un corpo sottile soggetto alle variazioni della materia.

Neanche la morte, a questo punto, è un male irreparabile, se uno continua a vivere in un’altra forma o si ritrova fuso con il tutto; essa, anzi, può apparire perfino desiderabile, in una società invivibile in cui ogni diritto è sospeso e la soddisfazione delle esigenze più elementari richiede sforzi impensabili. Se poi, per giunta, la sistematica soppressione di vite non degne di esser vissute diventa un atto di umanità, la barbarie non è più un rigurgito, ma la regola, basata sul sommo disprezzo dei comuni mortali che caratterizza l’oligarchia gnostico-cabalistica. A quanto pare, tuttavia, questo vecchio “ordine” di cose che spacciavano per nuovo sta definitivamente tramontando grazie a una potenza orientale. Deo gratias!

https://www.rt.com/news/557331-putin-changes-ukraine-spief/


sabato 11 giugno 2022

 

Di chi possiamo fidarci?

 

 

Quello di scoprire trappole spirituali e individuare per tempo vicoli ciechi è un mestiere ben poco gratificante, giacché, oltre a procurare molti nemici, spinge gli altri a prenderti per matto. Esso può tuttavia rivelarsi una missione, soprattutto se risulta aiutato in modo evidente da un dono dall’alto ma ripugna a colui che lo esercita, il quale preferirebbe di gran lunga occuparsi di temi più ameni. In un’epoca di tanta confusione, però, lo zelo per la salvezza delle anime non permette di compiacere alle proprie inclinazioni, esigendo che esse siano posposte al bene di chi è in pericolo. La scelta di non nominare espressamente persone o istituzioni non deriva da un calcolo egoistico, bensì da due avvertenze dettate dalla carità: una è quella di non mettere in pericolo coloro cui si desidera giovare, così che possano rimediare da sé alle decisioni imprudenti, prima che si abbattano su di loro gravi sanzioni; l’altra è quella di non dare adito a polemiche scatenate da interpretazioni scorrette, quasi che si volesse attaccare qualcuno, quando invece si intende unicamente indicare gli errori in modo che chi vi si riconosce possa emendarsene.

Se tale intento nascesse dalla presunzione o dalla volontà propria, sarebbe ovviamente qualcosa di riprovevole e nocivo; se, al contrario, uno vi si sente obbligato dalla coscienza suo malgrado, non credendosi idoneo al compito, si può ragionevolmente supporre che, all’origine, vi sia il volere di un Altro. Se alla radice ci fosse invece una tentazione sotto apparenza di bene, essa alimenterebbe l’orgoglio e spingerebbe a puntare il dito sugli altri a loro danno, piuttosto che a loro vantaggio; tale difetto si accompagnerebbe però difficilmente alla consapevolezza di esser stato tratto in salvo per pura misericordia da una palude spirituale e disintossicato dai suoi miasmi mortali in modo pressoché miracoloso, oltre che preservato dalle innumerevoli insidie che il demonio ha continuato a tendere anche sul nuovo cammino. No, qui non c’è alcun movente o interesse nascosto, come nel caso di certe organizzazioni che, in ambito ecclesiastico o politico, dipendono da enti occulti che se ne servono per neutralizzare il dissenso deviandolo su un binario morto. Qui l’attività è assolutamente gratuita, senza finanziamenti o provvigioni di sorta, il che le permette di rimanere del tutto libera.

Per accalappiare le persone, molto spesso, il tentatore e i suoi strumenti umani fanno leva sulla vanità e sulla sete di potere, potentissime molle della volontà egocentrica, che si lascia facilmente sedurre da proposte che ne promettano l’appagamento immediato. Un’altra è la ricerca del godimento per se stesso, magari sul piano intellettuale o su quello estetico. Un cattolico conservatore può essere allettato da esperienze che ne soddisfino il gusto per l’ordine, la bellezza e la correttezza formale, anche senza un sincero amore per Dio e per il prossimo. Egli selezionerà l’ambiente che più corrisponde alle sue esigenze individuali, piuttosto che cercare di offrire il proprio contributo là dove ce ne sia più bisogno, anche a costo di dover sacrificare qualcosa e sopportare degli inconvenienti. Ben diverso è il caso di chi, esasperato da anni e anni di sforzi infruttuosi, fugge da un ambiente ecclesiale divenuto invivibile, soprattutto in seguito all’imposizione di assurde precauzioni sanitarie che han soppiantato le norme volte ad assicurare il rispetto delle cose sacre. In tal caso non si sta cercando di compiacere un ego ipertrofico, ma di trovare una via di sopravvivenza; la sofferenza dell’oppresso non ha nulla a che fare con l’arroganza di chi vorrebbe conformare a sé la realtà esterna.

Tale orientamento accentratore si riconosce anche per il fatto che al buon Dio è riservato uno spazio ben delimitato, quello delle pratiche di pietà, concluse le quali la vita scorre in modo indipendente nella ricerca del tornaconto personale. Una spiritualità genuina, però, non funziona a compartimenti stagni, ma tende ad abbracciare l’intera esistenza in un unico atto d’amore, costantemente offerto in spirito di sacrificio e abnegazione. La più efficace verifica della sincerità del cuore è la concreta carità verso il prossimo, accolto con benevolenza, sopportato con pazienza, corretto con sapienza. A volte, invece, si ha l’impressione che il fine supremo ricercato sia il benessere individuale, mentre Dio e il prossimo sono presi in considerazione soltanto nella misura in cui possano favorirlo. L’ideale della società odierna è star bene con sé stessi, utilizzando il resto in funzione di ciò; certi cattolici, parimenti, ambiscono la solitudine non per ascoltare la voce del Signore, onde imparare ad amare Lui e gli altri per amore Suo, ma per la tranquillità e il godimento propri.

Queste osservazioni mirano a mettere in guardia da quelle istituzioni che, dietro un’apparenza brillante e un preteso rigore dottrinale, capaci di attirare le persone sensibili a quegli aspetti, operano in realtà per fini non dichiarati, ma facilmente arguibili a partire dalle notevoli risorse finanziarie, nonché dalla capillare infiltrazione in ambiti di interesse vitale, come quello politico, quello economico e quello giudiziario. È evidente che sarebbe molto utile identificarle per nome, ma ciò esporrebbe chi scrive a prevedibili noie legali; basti sapere che sono nate, per lo più, in Paesi di lingua ispanica. Il rischio non è semplicemente quello di farsi sfruttare per lo sviluppo di quelle organizzazioni qual fine a sé stante, ma soprattutto quello di concorrere inconsapevolmente al mantenimento del sistema di potere che di esse si serve per sorvegliare ogni tendenza e orientamento. Nel campo civile come in quello ecclesiastico, ogni aggregazione, da un capo all’altro dell’arco costituzionale, può esser controllata per via finanziaria, mentre quelle più estremiste, che ne restano apparentemente fuori, sono con buona probabilità creature dirette dei servizi segreti.

Fatto salvo il diritto dei cattolici di associarsi e operare insieme per favorire la crescita dello spirito cristiano, occorre tener presente che ciò non è indispensabile al conseguimento della salvezza eterna e della santità degli individui, delle famiglie e delle comunità. I mezzi di istruzione, santificazione e governo che il Signore ci fornisce nella Chiesa sono più che sufficienti; tutto il resto (associazioni, movimenti, prelature…) è solo un ausilio per giovarsene meglio, purché sia uno strumento valido e sano, cioè concorra al bene dell’intero Corpo Mistico, anziché perseguire il proprio esclusivo successo. In sostanza, al fedele come al chierico basta pregare assiduamente, ricorrere regolarmente ai Sacramenti e osservare la dottrina definita dal Magistero perenne in materia di fede e di morale. Questa non è affatto una fuga nell’individualismo, dato che chiunque curi bene l’anima e la condotta sviluppa inevitabilmente un profondo senso ecclesiale, vedendosi inserito in un’immensa famiglia che non conosce confini né di tempo né di spazio, in compagnia degli Angeli, dei Santi e di tutti i battezzati, soprattutto di quelli che soffrono per la loro fedeltà a Gesù Cristo.

Certo, non ignoriamo che il rapporto con i Pastori, quasi ovunque, sia diventato impraticabile. Nella loro ossessione per l’ascolto e l’accoglienza, essi prodigano spazio e attenzione ai pervertiti (così da spalancare chiese e parrocchie agli influssi demoniaci), ma sono completamente refrattari a qualunque appello a guardare la realtà in faccia, per quello che è, piuttosto che per quello che vorrebbero in base a idee sorpassate di mezzo secolo fa. L’anacronismo dei loro discorsi stride specialmente nei confronti dei giovani, che non sopportano più quel parlare fumoso e contorto, volutamente ostile a ogni certezza dottrinale e imperativo morale; il desolante deserto di vocazioni sacerdotali e religiose ne è testimonianza più che eloquente. Piuttosto che rimettersi salutarmente in discussione, tuttavia, preferiscono perseguitare gli istituti di orientamento tradizionale, i quali, rigurgitando di candidati, costituiscono una smentita vivente della loro ideologia decrepita, che prevale però sull’evidenza del reale. Una formazione di stampo hegeliano-marxista, d’altronde, non può portare frutti diversi; essa rinchiude le persone in una prigione mentale da cui non si esce se non per miracolo.

La ragione del fascino esercitato dalla Tradizione sulla gioventù non si trova certo nella paccottiglia socio-psicologistica delle analisi sulla generazione fragile che cerca sicurezze. Tolti gli inevitabili casi di squilibrio, sfruttati per gettare discredito su tutti gli altri, si tratta di solito di persone di sana impostazione etica e cognitiva, spesso sorprendentemente sveglie e preparate circa le attuali derive ecclesiali. Le loro sofferenze interiori sono per lo più dovute al fatto di esser cresciute in una società devastata dagli effetti del Sessantotto oppure, all’opposto, in famiglie che, per preservarsene, hanno ecceduto nel rigore dell’educazione. Il vivo auspicio, dettato dalla carità, è che non incappino nelle organizzazioni alle quali qui si allude o, peggio, in formazioni tendenzialmente scismatiche, orientate alla costituzione di una gerarchia parallela. Può addirittura accadere che l’ordinazione clandestina di un soggetto inidoneo da parte di un noto prelato a riposo scateni una terribile bufera su un’intera diocesi, sul suo vescovo ignaro e sul suo numeroso seminario, con grave pregiudizio di tante vocazioni, anche buone, che vi avevano trovato rifugio.

Visti certi atti scriteriati, vien da domandarsi se il loro autore non stia operando deliberatamente o si lasci inconsapevolmente usare per provocare uno scisma. Anche l’insistenza di un giornalista – sulla base di non si sa quale autorità o competenza – nel dichiarare papa Benedetto ancora in carica suona sempre più come un incitamento a un passo di rottura. Quanti attualmente comandano nella Chiesa sarebbero ben felici, in realtà, di togliersi di torno gli oppositori sanzionandoli come ribelli, cosa che tornerebbe a loro esclusivo vantaggio. Il fatto è che i cattolici fedeli sono a casa loro e hanno pieno diritto di restarci; sono quelli di orientamento protestante e marxista che, a voler essere coerenti, dovrebbero andarsene (ma non ci pensano affatto, poiché sognano anzi di trasformare la Chiesa in base alle loro ideologie). Dato che non abbiamo facoltà di distribuire patenti di eresia né di cacciare nessuno, ci limitiamo a pregare perché si convertano oppure perché Dio ce ne liberi, con l’umiltà di chi sa bene che, senza la grazia, finirebbe inevitabilmente fuori strada.

Di chi fidarsi, allora? Come distinguere i saggi operai del Vangelo da coloro che, magari per uno zelo malinteso, di fatto seminano zizzania, accrescendo divisione e confusione? Un sicuro criterio di discernimento è la verifica di determinate virtù: l’umiltà del contegno e del sentire, l’obbedienza in ciò che è legittimo, la retta intenzione nel parlare e nell’agire, la trasparenza dei progetti e delle opere. Contrassegno di perfezione è una povertà effettiva, lieta e abbandonata alla Provvidenza, praticata senza ostentazione, ma per puro amore di Dio. È su quest’ultimo che si gioca tutto: chi ama sinceramente il Signore evita con ogni cura di compiere atti che mettano in pericolo l’unità della Chiesa visibile, ma si adopera costantemente per crescere nell’unione con Lui a beneficio dell’intero Corpo Mistico, mantenendosi saldamente al suo interno come suo membro vivo, dato che altrimenti sarebbe impossibile rimanere nell’amore di Cristo. Lo studio dei mali del tempo presente e le analisi delle minacce nascoste non devono distoglierci da questo fondamentale impegno, così vitale per l’anima e necessario alla sua perseveranza nel bene.


sabato 4 giugno 2022

 

Aggiornamenti dal fronte

 

 

Anche se, formalmente, non siamo in guerra con alcun Paese, di fatto lo siamo ad almeno due livelli. L’uno è quello dello scontro in corso tra Russia e Ucraina, nel quale siamo coinvolti, nostro malgrado, a causa della decisione governativa di sostenere militarmente una delle due parti in lotta e di colpire economicamente l’altra. Tale scelta è del tutto contraria sia alla Costituzione italiana, che per interventi militari esige l’avallo del Parlamento, sia al diritto internazionale, che proibisce di inviare armamenti a Paesi coinvolti in un conflitto senza l’impegno di un’alleanza o l’autorizzazione delle Nazioni Unite. Le sanzioni, oltretutto, danneggiano soprattutto l’Europa, che dipende in misura notevole dalle fonti energetiche russe e non ha il minimo interesse a creare una nuova cortina di ferro, a meno che tali provvedimenti non rispondano a intendimenti non dichiarati, attinenti al secondo livello del confronto: quello, cioè, che oppone l’oligarchia finanziaria alla prosperità dei popoli e alla sovranità degli Stati in funzione di una sua universale tirannia.

Volenti o nolenti, dunque, dobbiamo occuparci dell’attualità bellica, visto che la guerra tra le due ex-repubbliche sovietiche ci riguarda da vicino. Essa è risultato di una preparazione durata tre decenni, durante i quali non solo l’Alleanza Atlantica (contravvenendo agli impegni presi, seppur verbalmente, alla vigilia della riunificazione della Germania) si è considerevolmente espansa annettendo diversi Stati del disciolto Patto di Varsavia, ma gli Stati Uniti hanno anche colonizzato l’Ucraina da ogni punto di vista: economico, politico, ideologico, culturale e spirituale. Fin dai primi anni Novanta quel Paese, come pure la Russia in un primo momento, è stato oggetto di una sistematica predazione di risorse agricole e produttive in nome dell’apertura al liberismo, mentre la mentalità consumistica e l’immorale stile di vita occidentale dilagavano in ogni ceto sociale. Quando il presidente filorusso Janukovyč ha bloccato gli accordi economici con l’Unione Europea, una rivolta orchestrata dai soliti mandanti d’Oltreoceano, nel 2014, l’ha rimosso illegalmente, sostituendolo con fantocci da loro manovrati.

Perfino in campo religioso, all’indomani della caduta dell’Unione Sovietica l’Ucraina è stata invasa da sètte pentecostali americane, che con un proselitismo selvaggio han catturato una buona percentuale della popolazione nel loro inossidabile lealismo al sistema anglo-sionista. Anche la Chiesa greco-cattolica, purtroppo, ne è stata contaminata con la complicità di due agenti dello Stato profondo: il defunto cardinal Husar, membro della famigerata mafia di San Gallo, e l’attuale suo capo, che in questi ultimi mesi si è particolarmente distinto per la cooperazione alla vergognosa propaganda antirussa. Anche là l’oppio delle autosuggestioni carismatiche è stato ampiamente diffuso, nonostante la totale estraneità alla tradizione liturgica e spirituale bizantina. Se le pratiche di quella deriva protestantica sono di scandalo finanche nella Messa di Paolo VI e nelle orribili chiese moderne costruite da noi, immaginatevene l’effetto davanti a un’iconostasi e sotto cupole ricoperte di mosaici, dove di norma riecheggiano non strilli sguaiati, ma canti composti e armoniosi.

L’Ucraina dunque, in vista della sottomissione della Russia, è diventata l’avamposto orientale del nuovo ordine mondiale. Essa occupa una posizione strategica da svariati punti di vista: per citarne solo alcuni, il transito delle fonti energetiche, la produzione di cereali, l’accesso al Mar Nero dei Paesi nordeuropei, il traffico di organi e quello di minori da sfruttare nella prostituzione e nella pornografia… non ultima, la ricerca e sperimentazione di armi biologiche da rivolgere contro la popolazione mondiale provocando epidemie artificiali. L’oligarchia finanziaria, con le spudorate e incessanti provocazioni della NATO, ha spinto la Russia alla guerra sia per logorarla, nella speranza di un cambio di regime, in un conflitto combattuto per procura, sia per distrarre l’opinione pubblica dai devastanti effetti della cosiddetta vaccinazione. L’eventualità che esso si allarghi a dimensioni planetarie sembra un rischio calcolato, anzi un’opportunità per il rilancio di un sistema economico che si trova sull’orlo del collasso, non essendo più ancorato a beni reali, ma gonfiato su speculazioni finanziarie come un’enorme bolla di sapone.

Il successo di Mosca nell’Operazione Zeta, però, ha scompaginato i piani dell’élite, che non l’aveva previsto. La Crimea è ormai ricongiunta al territorio russo, che si sta rapidamente estendendo a tutta la costa settentrionale del Mar Nero. Da una serie di canali locali risulta che le difese ucraine del Donbass si stanno sgretolando: caduta Mariupol’, è la volta di Lyman, Lisichansk e Severodonetsk. Nonostante le minacce del loro governo, pare che i militari di Kiev stiano fuggendo o arrendendosi in gran numero, mentre i membri delle brigate neonaziste, una volta catturati, vengono trasferiti lontano dai campi di battaglia per essere debitamente interrogati. Nel frattempo il nostro governo si adopera per sottrarre all’arresto i militanti di estrema destra portandoli dove possano esser protetti e mantenuti a spese dei contribuenti, cioè qui da noi in Italia, dove già da anni, peraltro, la mafia ucraina spadroneggia impunemente senza risparmiare neppure i ragazzi italo-russi, barbaramente trucidati per puro odio nazionalistico con tanto di sbeffeggiamenti alle famiglie, mentre la magistratura insabbia tutto con encomiabile solerzia.

È molto probabile, tuttavia, che l’Ucraina non esisterà più come nell’ultimo trentennio. Le regioni russofone, regalatele da Chruščëv in occasione del terzo centenario del ritorno di Kiev alla Russia (1654), sono definitivamente perse. Tutta la parte occidentale, intorno a Leopoli, è sostanzialmente polacca e la Polonia sta già pensando a riprendersela, se non come territorio effettivo, almeno come Stato confederato. La Rutenia chiederà probabilmente una maggiore autonomia per stabilire stretti legami con l’Ungheria. Le terre un tempo appartenenti all’Impero austro-ungarico, quindi, saranno attratte nell’orbita occidentale e la NATO potrà espandersi ulteriormente verso Oriente tramite quei due Stati che già ne fanno parte, ma perderà definitivamente l’accesso alla sponda settentrionale del Mar Nero. Anche la Moldova rischia di smembrarsi: la Moldavia storica potrebbe federarsi con la Romania, mentre la Transnistria sarebbe aggregata alla provincia di Odessa, il grande porto alla cui conquista sta per volgersi l’esercito di Mosca.

Proprio quello è l’obiettivo finale dell’Operazione Zeta. Per salvare quella città così importante, gli ucraini tenteranno di colpire la flotta russa con missili a lunga gittata forniti dai Paesi occidentali, che i russi sono intenzionati a distruggere, non appena giunti dalla Polonia, con un forte rischio di colpirne il confine, fatto che fornirebbe un ottimo pretesto all’intervento diretto della NATO. Agli altri elementi di questo scenario già preoccupante si aggiunge la crisi alimentare provocata dal blocco delle esportazioni di grano ucraino. Secondo il Times, il Regno Unito starebbe trattando con gli alleati per decidere l’invio nel Mar Nero di navi da guerra che scortino quelle mercantili che lo trasportano. L’idea sarebbe quella di formare una coalizione dei volenterosi (comprendente alcuni Paesi della NATO e altri che dipendono dal grano ucraino, come l’Egitto) che cercasse di forzare il blocco russo creando un corridoio di protezione che, da Odessa, raggiungesse il Bosforo. È forse per prevenire questo tentativo che Putin ha valutato con Erdogan la possibilità di esportarlo attraverso la Turchia, scongiurando così l’eventualità di uno scontro navale con le potenze occidentali.

La grande concentrazione di risorse belliche ed economiche in Europa orientale potrebbe incoraggiare la Cina, dal canto suo, a riprendersi Taiwan con un colpo di mano, eventualità che la Marina americana considera da anni. Gli Stati Uniti han fretta di regolare la questione, temendo che i rapidi progressi militari di Pechino rendano presto impossibile un intervento di forza, ponendo fine alla loro egemonia nel Pacifico e, in generale, sul pianeta. Così svanirebbe per sempre il sogno di un mondo unipolare controllato dal noto clan di banchieri e si aprirebbe un’epoca di distribuzione dell’influenza tra poli diversi… sempre che non deflagri una guerra mondiale. Certo è che, dopo aver dilazionato il più possibile l’intervento militare, resosi infine indispensabile, Putin sta facendo di tutto per evitare l’allargamento del conflitto. Vista la posta in gioco per l’umanità intera, ci pare opportuno pregare per la sua vittoria. L’odio isterico della politica e della stampa occidentali è un’eloquente riprova della minaccia che essa rappresenta per il globalismo.

Deus dissipavit ossa eorum qui hominibus placent: confusi sunt, quoniam Deus sprevit eos (Dio ha disperso le ossa di coloro che piacciono agli uomini: sono rimasti confusi perché Dio li ha disdegnati; Sal 52, 6).

(Si ringrazia la fonte.)


sabato 28 maggio 2022

 

Paura della morte sociale?

 

 

Qualcuno ha acutamente osservato che il successo della cosiddetta campagna vaccinale non è dovuto tanto alla paura di morire, quanto a quella di essere completamente esclusi dalla vita sociale. Nella nostra società la morte è diventata un’attrazione, non solo nella finzione ludica e cinematografica, ma addirittura nella cruda realtà di violenze, incidenti o suicidi filmati e diffusi nella Rete al mero scopo di massimizzare, con riprovevole cinismo, visualizzazioni e gradimento. Il gusto morboso per tal genere di spettacolo malsano predispone gradualmente la psiche a catalogare nella “normalità” crimini di inaudita gravità e azioni assolutamente inaccettabili, facilitando il processo della finestra di Overton. L’interminabile strage di esseri umani nel grembo materno è ormai percepita come un diritto sacro e intangibile della donna, mentre la soppressione dei malati terminali viene tacitamente praticata da tempo come fosse la regola, già prima della legalizzazione. Il suicidio assistito è permesso in diversi Paesi europei anche per motivazioni banali: basta l’impressione soggettiva che un’esistenza non sia più degna d’essere protratta o un qualunque disagio psichico, seppur lieve.

Non è dunque la morte fisica a terrorizzare gli individui, che spesso ne sono anzi irretiti in ragione non solo dell’insopportabile peso di vivere nella “civiltà” del consumo, ma pure di quella seducente aura di mistero che, a causa dell’ignoranza religiosa, avvolge l’incognita dell’altra vita. Molti sono persuasi di raggiungere automaticamente il mondo felice delle favole gnostiche, nel quale la scintilla divina, ora prigioniera del corpo, si riunirebbe alla grande luce da cui si sarebbe staccata… quando invece si ritroveranno di fronte al Giudizio, a render conto dei loro peccati. Si stenta a credere fino a che punto la paccottiglia new age, con i suoi indimostrabili concetti esoterici mutuati dall’induismo, sia penetrata nella mentalità e nel linguaggio perfino di molti cattolici praticanti (ma poco istruiti). A ben vedere, in realtà, si tratta di una visione nichilistica in cui la persona si annulla sia quanto alla consapevolezza della propria individualità, sia quanto a quella dei suoi obblighi morali. L’attività della coscienza si stempera in un nebuloso sentimentalismo moralistico del tutto cieco di fronte alle colpe reali, malgrado la loro gravità.

Nella pseudomistica dell’unione con il tutto, l’individuo è risucchiato in un vortice di impurità e lussuria, mediante il quale si sforza di vincere il senso di isolamento e finitudine che lo attanaglia, se non di forare la cappa soffocante del materialismo con l’illusione di potersi superare in un atto di estrinsecazione che rimane tuttavia sterile, facendolo ricadere ogni volta in un frustrante senso di vuoto e di impotenza. Con una completa rimozione della trascendenza, in realtà, è impossibile che l’uomo si pacifichi e trovi un significato al proprio esistere, dato che ha dimenticato la sua origine e tolto dall’orizzonte il suo fine ultimo. La percezione della sua identità, privata della base metafisica, si dissolve nel bisogno di appartenenza ad un gruppo, senza la quale pensa di non poter sussistere. In tale temperie culturale, l’esclusione sociale appare come il peggiore dei mali possibili, dato che le persone sono divenute incapaci di vivere in modo autonomo e non possono più fare a meno di un ambiente con cui stare costantemente connessi, anche solo digitalmente.

Questa situazione non favorisce però necessariamente la crescita di relazioni genuine; al contrario, lo stare continuamente in rapporto nasce da un calcolo egoistico e crea dipendenza. Gli altri, infatti, non sono cercati in vista del bene reciproco, ma in funzione dei bisogni individuali, spesso futili o artificiali. La persona regredisce con facilità a uno stadio infantile prerazionale in cui si crede al centro di tutto, esentata da ogni dovere e dotata solo di insindacabili diritti. Il risultato di tale processo, inevitabilmente, è una perenne e capillare conflittualità in ogni ambito: ognuno rigetta la colpa del suo disagio su qualcun altro senza interrogarsi sulle proprie inadempienze, dato che la sua coscienza, dissoltasi nella collettività, non gli permette più di percepirsi come singolo portatore di responsabilità. Qualora uno non possa evitare di ammettere un problema presente in lui stesso, con l’aiuto di certa psicologia ne può identificare la causa esclusiva nei genitori o in altre figure dotate di autorità, con l’analogo effetto di liberarsi di ogni fardello.

Non è difficile comprendere come, in una condizione di tale immaturità e mancanza di autonomia, la semplice evenienza di rimanere tagliati fuori dalla vita di società sia in grado di scatenare ansie e angosce insopportabili. Mentre una sana relazione può persistere anche in un lungo distacco fisico, la febbre di socialità non può fare a meno di continui contatti e rapporti, per quanto superficiali e deludenti. Oggi, per esempio, sarebbe impensabile che una ragazza, come durante l’ultima guerra mondiale, aspettasse per anni il ritorno del fidanzato dal fronte, accontentandosi di qualche sparuta lettera: se non può tenerlo al telefono almeno due ore al giorno, si sente morire, mentre il non essere aggiornata in tempo reale su ogni suo spostamento scatena in lei fobie di abbandono o tradimento. La bellezza delle relazioni umane si trasforma così in una schiavitù paralizzante, una prigione senza scampo, un incubo popolato di dubbi, sospetti e ossessioni che posson facilmente degenerare in stati patologici e rendere impossibile la stabilità del rapporto.

Il risultato ottenuto è così l’opposto di quello desiderato, ma corrisponde perfettamente ai fini che si prefiggono i padroni del vapore: una società disgregata, atomizzata e spaccata in fronti contrapposti è manipolabile a piacimento, così da poter essere orientata secondo piani preordinati che sfruttano la paura di individui, di fatto, sempre più isolati e impotenti, in balìa di eventi che sfuggono al loro potere, mentalmente programmati con una propaganda che li martella ovunque e senza tregua, grazie ai cellulari connessi alla Rete e divenuti praticamente indispensabili. È per questo che la maggioranza degli italiani – che sia per paura di ammalarsi, di essere esclusi o di perdere il lavoro – ha accettato di farsi avvelenare col pretesto della prevenzione di un gruppo di agenti patogeni artificiali il cui tasso di letalità si è rivelato bassissimo, ma che sono stati presentati come la nuova peste bubbonica. Visto che quell’onda di terrore è scemata, ecco che i pagliacci del sistema ricominciano ad allarmare le masse con un’altra minaccia mortale, colpevoli non più i pipistrelli, ma le scimmie…

Stiamo a vedere come la gerarchia collusa prenderà posizione di fronte alla nuova messa in scena, nella speranza che, questa volta, sia scossa da un sussulto di dignità e di ragionevolezza. Moltissimi ecclesiastici, peraltro, dovranno render conto della cooperazione direttamente prestata, in parole e azioni, alla strage appena iniziata: sono già migliaia le vittime di malori non classificati, nonché di inspiegabili patologie del sistema nervoso e dell’apparato cardio-vascolare, di tumori risvegliatisi dallo stato latente o sviluppatisi con incredibile rapidità… Non è affatto esagerato parlare, in questo caso, di genocidio programmato ed eseguito da governanti assimilabili a bioterroristi, sostenitori, non a caso, dei neonazisti ucraini manovrati dall’alta finanza anglo-sionista. Il castigo che sta per abbattersi su di essi sarà durissimo, ma molto più severo è quello che spetta a coloro che, in qualità di Pastori, avrebbero dovuto difendere il gregge, anziché consegnarlo ai lupi. Ad esso non sfuggirà nemmeno la galassia di istituzioni che hanno attivamente contribuito alla propaganda latrice di morte. Un salutare timore, in ultima analisi, deve pungolare ogni uomo ragionevole, a maggior ragione se ha la fede: non quello della morte sociale, bensì quello della morte improvvisa e del giudizio divino. È la carità che ci spinge a rammentarlo.

Tempus est ut incipiat iudicium a domo Dei (1 Pt 4, 17).