Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 16 ottobre 2021

 

Eterogenesi dei fini

e regimi totalitari

 

 

La locuzione coniata dal filosofo tedesco Wilhelm Wundt (1832-1920) è diventata comune per indicare il fenomeno per cui un’azione individuale o collettiva, eseguita in vista di un determinato scopo, finisce col produrne altri diversi, se non totalmente opposti. Tale è il caso del rafforzamento dell’autorità centrale, sia nello Stato che nella Chiesa, con la correlativa educazione all’obbedienza cieca, presentata come un’esigenza incondizionata, sciolta da qualsiasi altra considerazione. Dato che i ruoli di governo, in entrambi i casi, sono stati occupati da individui perversi che abusano del proprio potere, l’esercizio dell’autorità è piegato al conseguimento di fini estranei, contrari a quelli che ne sono la ragion d’essere e che devono quindi orientarlo. Il senso del bene comune viene allora deformato in funzione di interessi particolari, non esprimendo più la prosperità di tutti i membri della comunità e della comunità stessa, bensì un ordine forzato, puramente artificiale, che distrugge il bene individuale come quello della società nel suo insieme.

Il fatto paradossale è che questo esito totalitario è stato raggiunto con un’onnipervasiva propaganda, rispettivamente, sulla democrazia e sulla collegialità. L’illusione della partecipazione universale alla gestione del potere ha insensibilmente imprigionato le masse in una schiavitù senza precedenti, non soltanto a livello operativo, ma addirittura a livello mentale. Chi manifesta un minimo di senso critico e di autonomia di giudizio viene immediatamente bollato con etichette infamanti: reazionario, fascista, rigido, tradizionalista… Con un moralismo tanto facile quanto sciocco si soffoca sul nascere qualunque obiezione senza mai entrare nel merito delle questioni con argomenti convincenti, ma limitandosi a squalificare l’avversario. La realtà oggettiva è completamente ignorata o, se ciò non è possibile, profondamente distorta mediante il ricorso a insulse formule stereotipe che, benché prive di significato razionale, assurgono a sentenze indiscutibili, impedendo ogni ragionevole confronto e mortificando l’intelligenza dei contendenti.

Nell’ambito temporale stiamo assistendo al tentativo di imporre a livello planetario un regime che rappresenti, sotto l’egida della tecnocrazia, la sintesi del modello comunista e di quello capitalista, solo artificialmente contrapposti per mantenere i popoli sottomessi e divisi in aree sinarchiche, in realtà convergenti nel diffondere il materialismo puro e nel promuovere lo snaturamento dell’uomo. Nell’ambito spirituale, parallelamente, il processo di dissoluzione di ogni struttura dottrinale, morale, liturgica e giuridica ha frantumato l’unità visibile della Chiesa militante, facendo peraltro prevalere un centralismo assoluto, sebbene articolato in aree linguistiche o nazionali. La comunione di origine soprannaturale, fondata sulla successione apostolica, è stata rimpiazzata da una struttura piramidale analoga a quella delle multinazionali; bandito ogni riferimento alla trascendenza, si è costruito un edificio organizzativo basato unicamente sull’efficienza umana. Poco importa che si stia svuotando sempre più di persone: basta che sia un’agenzia di influenza a servizio dei piani di Davos.

L’apparente promozione della diversità è in realtà un espediente mirante a mascherare il processo di omologazione di massa. In ogni campo – religione, cultura, opinione, famiglia, relazioni – la difesa incondizionata della varietà nasconde l’universale imposizione di un modello di vita unico che riduce l’essere umano a consumatore compulsivo senza passato e senza futuro, schiacciato sull’istante presente e disposto a tutto pur di conservare le opportunità di momentaneo godimento che il sistema gli assicura. È per questo che la gioventù addestrata in tal modo (ma non solo essa) è totalmente e disperatamente sottomessa proprio in nome di una pretesa libertà senza limiti che non sopporta la minima limitazione richiesta dalla legge morale, mentre subisce con la più accanita convinzione qualunque angheria del regime. L’indottrinamento è talmente profondo che un semplice tentativo di far ragionare la gente provoca reazioni rabbiose; l’estrema fragilità di un io dissoltosi nella collettività si protegge con modalità violente da qualsiasi fonte di disturbo.

Una debolezza simile si riscontra nell’attuale gerarchia cattolica, cresciuta in gran parte con il mito del proibito proibire e con quello della nuova Pentecoste. Se la politica ha reclutato di preferenza ragazzini senz’arte né parte, perfettamente manovrabili dagli agenti dell’oligarchia finanziaria, nella Chiesa sono stati prescelti i soggetti con tendenze omofile, spesso sodomiti praticanti e disinibiti pederasti. La tolleranza e l’ignavia che da decenni regnano nei seminari riguardo a questo problema non può essere ascritta unicamente a debolezza o inettitudine nei superiori, bensì fa pensare a una deliberata intenzione di pervertire il clero al fine di renderlo completamente succube, non soltanto per mezzo di ricatti, ma pure mediante la deformazione della coscienza. Come acutamente colto da Leone XIII, il nemico di Dio e dell’uomo ha trasfuso negli uomini il veleno della sua malvagità, rendendoli depravati di mente e corrotti di cuore con l’alito mortifero della lussuria, di ogni vizio e iniquità, ossia con il suo spirito di menzogna, empietà e bestemmia.

La Sposa dell’Agnello immacolato, già sazia di amarezze, non solo ha visto i suoi avversari metter le mani su quanto possiede di più sacro, ma anche porre il loro trono abominevole proprio là dove la Sede del beatissimo Pietro, Cattedra della verità, è stata costituita per far da faro alle genti. Questa affermazione così drastica non si spiega adeguatamente con la situazione di quell’epoca storica. È certo che la massoneria si era già profondamente infiltrata in Vaticano, tanto da potervi installare un suo candidato come Segretario di Stato, ma ciò non sembra sufficiente per giustificare l’immagine dell’erezione di un trono, mirante a percuotere il Pastore e disperdere il gregge (cf. Zc 13, 7). Si può dunque pensare che si tratti di una profezia, benché già in via di realizzazione: quelle tremende parole, poi espunte da Pio XI, si stanno compiendo oggi, con un papa che si è dimesso in forma del tutto anomala ed è stato sostituito da un prelato eterodosso che stringe la mano alla maniera dei massoni, quasi a voler confermare visivamente di esser stato scelto da loro.

La sua ipocrita insistenza sulla sinodalità fa da specchietto – ma solo per le allodole – a una delle gestioni più ferocemente autoritarie che la storia della Sede Romana ricordi. Quel che risulta più offensivo è che, in tal modo, ci prendano tutti per stupidi, come se non fosse più che evidente che non soltanto la manfrina della partecipazione si è risolta nel suo esatto contrario, ma pure che il culto della personalità del papa è sfociato in un’autocrazia perversa e ripugnante, vantaggiosa unicamente a chierici immorali e carrieristi. Se questa è la Chiesa diversa che intendono realizzare, sprofondi nel baratro con la sua dirigenza corrotta e con i magnati cazari che a loro volta la controllano, con gli pseudoteologi che le fanno da corifei e con gli opinionisti prezzolati che le fungono da paraninfi. Veniat mors super illos, et descendant in infernum viventes (Sal 54, 16): che questa maledizione risuoni contro di loro dalla bocca di quanti possiedono un cuore puro, immune dall’odio e capace di chiedere a Dio non la rovina altrui per se stessa (cosa che sarebbe peccato), ma il giusto castigo degli empi ostinati e la conseguente liberazione dei piccoli dalla loro tirannide.

È l’inquilino di Santa Marta che ha tenuto a battesimo l’attuale governo; è grazie a lui che tantissimi lavoratori, con le loro famiglie, non san più dove sbattere la testa. È stato proprio lui – guida spirituale dei globalisti, nonché principale agente pubblicitario di un’arma biologica che distrugge il corpo umano – a propiziare l’impiego politico del banchiere, già allievo dell’Ordine cui apparteneva, e a determinare questa situazione aberrante: l’oppressione di un intero popolo da parte di un governo così spietato da aizzare la Polizia di Stato, corpo che annovera pure veri e propri delinquenti in divisa, contro una folla inerme, senza alcun riguardo per donne, anziani e bambini, aggrediti con idranti e lacrimogeni alla stregua di pericolosi terroristi. Nonostante la stampa di regime abbia occultato questo fatto di inaudita gravità, attribuendo la colpa dei disordini a manifestanti di estrema destra (diretti dai servizi segreti), tale infamia non potrà mai esser cancellata, testimoniata com’è dalle riprese dei presenti. Che gli spregevoli individui che ne sono direttamente o indirettamente responsabili siano processati o rimossi al più presto; altrimenti la Porta dell’Inferno, appena inaugurata, li risucchi tutti insieme nell’abisso.

Avete sperato nel Signore per l’eternità, nel Signore, Dio forte, in perpetuo. Poiché piegherà quanti abitano in alto; rovescerà la città eccelsa, la rovescerà fino a terra, la demolirà fino a ridurla in polvere. Il piede la calpesterà, i piedi del povero, i passi dei miseri (Is 26, 4-6 Vulg.).

 

sabato 9 ottobre 2021

 

Non tentate il Signore, vostro Dio

 

 

Non tentabis Dominum Deum tuum (Mt 4, 7; cf. Dt 6, 16).

Fra i fedeli cattolici che per ragioni di coscienza rifiutano la cosiddetta vaccinazione contro il Covid circola sempre più insistentemente un’idea malsana: che cioè i fedeli obbligati ad accettarla possano rimanere esenti dagli effetti indesiderati pregando il Signore di preservarneli. Pur senza escludere in modo assoluto che Dio, per misericordia, esaudisca talvolta richieste contrarie alla sana dottrina, qualora siano dovute a errore incolpevole da parte di persone in buona fede, non si può comunque fare a meno di rilevare che la confusione dilagante da sessant’anni nella Chiesa rischia di offuscare finanche le menti dei giusti. Il fideismo di natura protestante, come un’atmosfera ammorbante, ha lentamente avvolto e penetrato tutto, venendo così inconsapevolmente assorbito da un gran numero di credenti, compresi quelli che si considerano conservatori o tradizionalisti. Il gusto del miracolo e del sensazionale, alimentato da pretesi fenomeni mistici che non si contano più, ha poi ulteriormente nutrito attese surreali al limite della ragionevolezza.

La fede da sempre insegnata dalla Chiesa riconosce di certo che il Creatore può momentaneamente sospendere le leggi della natura, che Egli stesso ha stabilito, e modificare con la propria potenza il normale corso degli eventi; è per questo che una malattia può inspiegabilmente scomparire in modo istantaneo, un cataclisma arrestarsi o un fatto prodursi senza cause naturali. Ciò può avvenire o per Sua provvidenziale iniziativa o in risposta alla fiduciosa preghiera dell’uomo, che è così condotto a convertirsi o a glorificarlo. Il beneficio materiale mira sempre a un progresso spirituale, che è ben più prezioso e necessario; la condiscendenza divina, di conseguenza, non si presta ai capricci umani né alle pretese irragionevoli: l’agire del Dio vivente (al contrario di quello dei falsi dèi, che sono demoni) non è mai arbitrario né irrazionale, ma sempre conforme alla Sua natura, caratterizzata da un ordine perfettissimo e da una sublime sapienza.

Chi, senza un motivo proporzionatamente serio, si espone consapevolmente e deliberatamente a un grave pericolo, certo o anche solo probabile, non può pretendere che il Signore lo protegga. Diverso è il caso di uno che corra un forte rischio, per esempio, per salvare una persona che stia per morire in un incendio, un incidente o un annegamento, purché possa ragionevolmente presumere di avere le forze sufficienti per farlo. A tal proposito c’è chi afferma che la conservazione del posto di lavoro sarebbe una ragione sufficiente, ma si può obiettare che la perdita della salute o della vita stessa non è affatto un male proporzionato; anzi, è un’eventualità che renderebbe impossibile anche il lavoro. Dal punto di vista morale è scusato solo chi, per errore o ignoranza invincibili, sia all’oscuro della vera natura, delle modalità di produzione e degli effetti avversi del cosiddetto vaccino oppure sia fisicamente costretto ad assumerlo contro il suo volere, come capita a tanti degenti degli ospedali. Il timore grave, invece, non annulla la volontà, ma fa sì che uno voglia ciò che altrimenti non vorrebbe; esso attenua quindi la colpevolezza dell’atto ma non ne elimina del tutto la responsabilità, se non nel caso in cui sia così forte da offuscare la ragione.

Queste considerazioni, da un lato, possono consolare quanti, per un motivo o per l’altro, han ceduto loro malgrado; dall’altro non devono assolutamente esser prese per una liberatoria da chi sta invece ancora resistendo, per quanto si senta stanco o esasperato. La guerra psicologica scatenata dai nostri governanti contro i cittadini mira proprio a causare una tensione sfibrante che, con il suo incessante logorio, faccia crollare anche le menti più lucide e le volontà più ferme; l’unica risposta valida può essere perciò quella della resistenza ad oltranza, sostenuta dalla chiarezza intellettuale e da una ferrea determinazione, nonché dalla forza soprannaturale della preghiera. Nel caso di sospensione temporanea dal lavoro, qualora sia davvero ineluttabile, oltre ad adire, quando possibile, le vie legali, bisogna cercare altre forme di occupazione contando con incrollabile fiducia nella Provvidenza, che mai abbandona chi è disposto a soffrire per fedeltà al Signore. Chi è privato della retribuzione non è peraltro tenuto a pagare le rate dei mutui.

Con ancor maggior vigore occorre denunciare una perniciosa pratica che si sta diffondendo, quella di recitare una formula apparentemente religiosa nel preciso momento in cui si riceve l’iniezione. Qui si sconfina decisamente nel campo della magia e della superstizione, dato che si pretende di ottenere, per mezzo di semplici parole, un effetto irresistibile sulla realtà, proprio come negli scongiuri contro il malocchio e i malefici. Oggettivamente è peccato mortale contro il primo comandamento, del quale il fedele può essere tuttavia scusato per mancanza di piena avvertenza, specialmente se tale pratica gli è stata raccomandata da un sacerdote. Rimane invece estremamente grave la responsabilità di un ministro sacro che proponga qualcosa del genere o anche solo nutra nei fedeli una temeraria fiducia di esser comunque preservati dal male, facendosi così, in un modo o nell’altro, strumento di tentazione. L’errore o l’ignoranza invincibili, per lui, sono molto meno ammissibili, benché si possano spesso spiegare con la carente formazione teologica ricevuta.

Tenete a mente che in una situazione così instabile non è ragionevole prendere una decisione le cui conseguenze sarebbero irreversibili e quasi certamente esiziali per la salute; essa, in ogni caso, sarebbe una scelta immorale, trattandosi del ricorso ad un farmaco la cui produzione richiede, in almeno una delle sue fasi, l’assassinio di esseri umani non ancora nati. La narrazione della pandemia, sulla quale si basa un’inaudita violazione dei diritti naturali delle persone, sta del resto esaurendo la sua spinta e già comincia ad essere sostituita da un’altra invenzione, quella dei cambiamenti climatici. Già parecchi anni fa il fisico Carlo Rubbia dimostrò l’infondatezza di questo allarme. Oscillazioni della temperatura globale ci son sempre state sul lungo periodo; l’ultima fase di riscaldamento del pianeta è peraltro terminata una ventina d’anni fa. L’attuale dissesto del clima non è dovuto all’ordinaria attività umana, bensì ad operazioni di geoingegneria clandestina avviate non più tardi degli anni Sessanta. In Italia, nel gennaio del 1994, il Parlamento approvò un decreto-legge che autorizzava l’emissione nell’atmosfera di sostanze capaci di alterare la meteorologia.

Chi evita il confronto mediante la logora accusa di complottismo deve spiegare come mai il cielo appaia, da quasi un anno a questa parte, non solo striato da scie che si espandono in forme singolari, ma anche molto spesso velato da una sottile foschia che scherma il sole. Tanto l’uno quanto l’altro fenomeno devono pur avere una causa, specie se prolungati periodi di siccità assoluta sono interrotti da violenti e isolati nubifragi. Come i medici si trovano di fronte, nei vaccinati, a inedite patologie che non sanno come curare, così i meteorologi hanno il difficile compito di giustificare questi fatti. Può addirittura accadere che, nel cuore della notte, un cielo quasi senza nubi lampeggi a lungo con impressionante frequenza, prima che scoppi un forte temporale che dura pochi minuti, ma rovescia l’equivalente di settimane di normali precipitazioni. È oggettivamente arduo pensare che ciò sia del tutto naturale. Non cedete dunque a un ricatto fondato su un inganno che sta per lasciare il posto a un altro, ma continuate a combattere con il Rosario e con i mezzi umani a vostra disposizione.

Intanto, occultata da medici che, trasformatisi in aguzzini grazie ai lauti compensi, non segnalano i decessi da loro stessi provocati attribuendoli falsamente ad altre cause, continua la strage di Stato, la quale miete vittime non solo fra gli anziani, ma anche fra giovani e ragazzini. L’unica spiegazione plausibile è la volontà di selezione eugenetica, visto che in Gran Bretagna, culla di quell’ideologia, hanno cominciato col vaccinare i disabili. Da noi è comparsa una nuova categoria di umani: sono i cosiddetti fragili, termine con cui pare si intendano anziani e malati cronici, i quali, in virtù della caritatevole attenzione loro riservata, stan venendo falciati dalla “vaccinazione”, con indubbi vantaggi per le casse dello Stato. Anche persone in ottima forma, come gli sportivi, crollano inaspettatamente per improvvisi “malori” non ulteriormente classificati, senza – ovviamente – alcuna correlazione con l’iniezione da poco praticata. Il mondo dell’informazione, altrimenti così sollecito nel denunciare scandali e malversazioni, rimane stranamente cieco e sordo di fronte a tali eventi.

I chierici che spingono la gente a farsi iniettare quel veleno quasi fosse un dovere o un atto d’amore, di qualunque grado e orientamento siano, si stanno caricando di una responsabilità tremenda. Come ripareranno a questa colpa immane? Cosa risponderanno nel loro giudizio? Nel nome del Signore Gesù Cristo, smettete di accumulare l’ira divina sul vostro capo! Accogliete la luce della verità, che sola può squarciare le tenebre che avvolgono le vostre menti! Cessate di prostituire il vostro sacro ministero al regime criminale che vuole decimare l’umanità! Se non vi ravvedete, che il Signore vi giudichi subito, in modo da impedirvi di contribuire a questo genocidio e di aggravare la vostra pena nell’altra vita! Per l’amore di Dio, tornate ad essere ciò che la grazia ha fatto di voi e per cui esistete: portatori di vita eterna, non di morte nel corpo e nell’anima.

In meditatione mea exardescet ignis (Nella mia meditazione divamperà il fuoco; Sal 38, 4).


https://lanuovabq.it/it/vaccini-feti-abortiti-e-altri-farmaci-una-guida-per-capire

https://comedonchisciotte.org/il-medico-del-118-rompe-lomerta-sui-piu-fragili-il-vaccino-anti-covid-e-larma-letale/

https://www.romait.it/il-green-pass-demolito-da-uno-studio-dello-spallanzani-di-roma.html

https://www.affaritaliani.it/coronavirus/green-pass-il-covid-e-una-scusa-l-ue-l-aveva-gia-previsto-nel-2018-738623.html


sabato 2 ottobre 2021

 

Cittadini del Regno di Dio

 

 

Talium est enim regnum coelorum (Mt 19, 14).

La prova che stiamo sostenendo richiede da noi un esercizio delle virtù teologali tale da condurle a un grado eroico. Ogni male è permesso da Dio in vista di un bene maggiore: nel caso presente, è l’accesso alla santità, beneficio che dobbiamo implorare incessantemente e di cui Gli saremo grati per l’eternità. Abbiamo il compito esaltante di farci santi attraverso le sfide con cui siamo messi a confronto. La fede nella Provvidenza, che tutto dispone a nostro vantaggio e per la nostra salvezza, deve accrescersi fino a renderci assolutamente certi di essere continuamente assistiti dall’alto. La speranza cristiana deve fortificarsi fino a donarci un’incrollabile fiducia nell’esito positivo della lotta, se non in questo mondo, nell’altro. La carità, oltre a sostenerci nella fedeltà ai doveri di stato, compiuti indefessamente per amore di Dio e del prossimo, deve svilupparsi fino a farci amare la croce, grazie alla quale veniamo gradualmente assimilati al nostro Diletto e possiamo contribuire all’estensione della Redenzione.

La fede, in particolare, non si misura dalla quantità di rivelazioni private alle quali diamo credito. Al contrario, tale tendenza ci espone a molteplici pericoli spirituali e possibili peccati scaturenti dalla superbia di chi, pretendendo di poter fare a meno dell’autorità ecclesiastica, si regola in base al suo giudizio privato, rende a ciò che non lo merita l’ossequio dovuto esclusivamente alla Rivelazione pubblica, usurpa i diritti di Dio col voler conoscere il futuro, regolato dal Suo beneplacito, e spesso giudica il prossimo che non condivida la medesima credulità. La vera fede, invece, si accontenta di ciò che ci è già stato fatto conoscere circa quel che dobbiamo credere e operare, riconoscendo che è del tutto sufficiente, dato che il Signore non fa le cose a metà. Eventuali rivelazioni ulteriori, non essendo indispensabili alla salvezza, non richiedono l’assenso di fede divina, ma solo il ragionevole assenso che si presta a qualcosa che risulti plausibile e utile alla vita cristiana.

La speranza, poi, non consiste nell’aspettativa di scadenze prefissate, bensì nell’operosa attesa del compimento degli infallibili piani divini. Lo scopo delle profezie autentiche non è tanto quello di predire avvenimenti futuri, quanto quello di avvertire gli uomini di ciò che accadrà se non ascoltano la voce di Dio, così che si ravvedano e cambino strada; l’adempimento di quanto preannunciato è perciò condizionato dalla risposta umana, la quale può sospenderlo o differirlo. Non dimentichiamo, peraltro, che prima della Parusia è impossibile che l’umanità entri in uno stato differente dall’attuale. Lo stato di gloria sarà frutto di una trasformazione radicale, quella che avverrà in occasione della risurrezione della carne; fino a quel momento, quanto è necessario alla salvezza ci è garantito dallo stato di grazia, che dobbiamo quindi conservare con ogni cura. Pretese profezie che promettano cose impossibili, oppure non si siano adempiute, oppure ancora abbiano semplicemente previsto eventi irrilevanti per la salvezza e la santificazione, sono certamente di origine umana o diabolica.

La carità, infine, viene spesso scambiata per sentimento, quando invece risiede nella volontà. Non si ama Dio moltiplicando formule verbali ed effusioni emotive, magari per effetto di un’avida curiosità su fatti mistici, veri o presunti, senza osservarne i Comandamenti in ogni circostanza, anche quando costi molto, rigettando le scappatoie offerte dal lassismo o dal formalismo morale. Se gli slanci del cuore non sono autenticati da un amore paziente e generoso verso il prossimo, non possono avere origine soprannaturale, ma provengono anch’essi o dall’io o dal demonio. Se le preghiere più ardenti si accompagnano abitualmente a moti acconsentiti d’ira, disprezzo, orgoglio e vanagloria, potete star certi che non nutrono l’unione con Dio, ma soltanto il vostro amor proprio. Altrettanto succede se siete molto sensibili a mancanze in cose futili o secondarie e al contempo ciechi su quelle più serie, specie se riguardano i diritti o la reputazione altrui.

La severità di questo esame è tutta a nostro vantaggio, poiché ci preserva da perniciose illusioni e ci permette di indirizzare il nostro zelo verso i giusti obiettivi. La caparbietà di chi si rifiuta di mettersi in discussione, respingendo ogni avvertimento, può avere conseguenze esiziali. Spesso, per aggirare l’ostacolo, si cambia spesso confessore o si richiedono tanti pareri, nella speranza di sentirsi dire ciò che si desidera. Inutile ricordare che non ci si può prender gioco di Dio – e neppure di sé stessi. La volontà veramente docile, di fronte alle difficoltà, si lascia effettivamente guidare, senza decidere da sé preventivamente come affrontarle, con l’idea di ottenere dal sacerdote una semplice conferma di quanto già stabilito in modo autonomo. Ciò non significa che uno non debba abituarsi ad esercitare la virtù di prudenza anche senza il consiglio di un altro, che non sempre è possibile ricevere, ma che non deve ricercarlo per legittimare la volontà propria, bensì per comprendere quella di Dio.

La cecità dello spirito, oltre a renderci superbi e cattivi, ci impedisce di veder distintamente la realtà dei fatti. Chi ammette la liceità della cosiddetta vaccinazione contro il Covid non può al contempo sostenere che è facoltativa, dato che, qualora si presenti un motivo grave per effettuarla, diventa obbligatoria. Se uno, per poterne dimostrare la liceità, ha evitato di prendere in considerazione tutta una serie di aspetti, pur facilmente conoscibili, è difficile pensare che sia in buona fede e che le sue conclusioni siano oneste; una coscienza retta, di conseguenza, non potrà aderirvi. Con tale modo di procedere, inoltre, si apre il varco a ogni possibile prevaricazione dello Stato sui cittadini in nome di presunti benefici collettivi all’ottenimento dei quali sarebbe necessario sacrificare gli individui, cosa ammissibile soltanto in caso di guerra o di catastrofe imminente. Il bene comune, in realtà, non può realizzarsi senza il rispetto delle giuste esigenze di ogni persona, altrimenti diventa un pretesto per instaurare un regime totalitario; la storia del secolo scorso dovrebbe pur insegnarci qualcosa.

Se continuiamo a cedere a illegittime restrizioni delle libertà naturali, saremo progressivamente privati di ogni diritto: non solo di quello di lavorare, di spostarci e di frequentare locali pubblici, ma anche di quello di usare del nostro denaro, di effettuare vendite e acquisti, di associarci e di creare forme di vita comune… fino a ritrovarci completamente isolati, schiavizzati, manipolati e controllati da entità occulte che rendono culto a Lucifero. Non è affatto fantascienza la scoperta che i cosiddetti vaccini contengono ossido di grafene, che rende l’organismo ricettivo alle onde elettromagnetiche, e addirittura dispositivi di nanotecnologia che consentono di intervenire nel corpo da lontano. Sono anni che si parla di telemedicina, ossia del tentativo di curare i malati a distanza tramite radiazioni recepite da sensori collocati nel corpo; se quindi si possono davvero distruggere le cellule cancerose bruciandole in tal modo, sarà possibile fare altrettanto con quelle sane, magari con quelle del sistema nervoso o cardiocircolatorio, per non parlare della possibilità di influenzare il pensiero…

L’esercizio sempre più alto e perfetto delle virtù teologali ci impedirà di andare nel panico per effetto di informazioni del genere. Il cristiano unito a Dio si affida incondizionatamente a Lui in ogni situazione, ben deciso, al contempo, a discernere e compiere ciò che è in suo potere per cooperare con la Provvidenza. In una situazione così fluida, non sono raccomandabili scelte irreversibili, ma bisogna procedere passo passo esercitando la virtù di prudenza, che ci permette di individuare, fra le diverse opzioni lecite, la giusta decisione da prendere in una data circostanza. Nei luoghi di lavoro in cui state resistendo in numero consistente, tentate una trattativa con i superiori oppure, se non sono disponibili, adite le vie legali. Là dove, invece, siete troppo pochi o praticamente da soli, cercate di barcamenarvi finché possibile, o con i tamponi o con un attestato di esenzione. Dopo averli invano ammoniti, denunciate i medici che omettono atti dovuti e i datori di lavoro che esercitano su di voi violenza privata. Soprattutto, però, pregate con fiducia sempre più forte e fatevi santi. In questo – ma solo in questo – siate come bambini: a chi è come loro appartiene il Regno dei cieli.


sabato 25 settembre 2021

 

Non cedete al ricatto

per nessun motivo

 

 

Ne fiant, sicut patres eorum, generatio prava et exasperans (Sal 77, 8).

La Sacra Scrittura, una delle due fonti della Rivelazione divina, si dissocia dal culto degli antenati, comune a moltissime culture antiche. Coloro che ci hanno preceduto non sono stati necessariamente buoni e santi; perciò non rappresentano modelli da imitare per il solo fatto che sono vissuti prima di noi. Il libro del Siracide tesse sì l’elogio dei padri che furono uomini illustri, ma seleziona coloro in cui Dio ha manifestato la Sua gloria (cf. Sir 44ss). Il Salmo 77, in verità, allude specificamente alla generazione che fu liberata dalla schiavitù egiziana e nel deserto si ribellò poi ripetutamente al Signore, disprezzando le manifestazioni eclatanti della Provvidenza; le sue osservazioni, tuttavia, rimangono valevoli per ogni epoca storica e, certamente, anche per la nostra.

I “padri” della generazione malvagia e irritante, in riferimento alla vita cristiana nel nostro tempo, possono essere identificati con quei chierici che si sono formati a partire dai tardi anni Sessanta. Essi, considerati nel complesso (senza perciò escludere le felici, benché rare eccezioni) sono responsabili del completo stravolgimento della dottrina, della morale e della liturgia. Certamente non tocca a noi emettere un giudizio definitivo; tuttavia non possiamo fare a meno di prendere atto di quel che è pur successo, cioè della sostituzione della religione cattolica con un surrogato che conserva qualche vaga somiglianza con essa, ma è decisamente un’altra cosa, da ogni punto di vista. Quella generazione perversa, col tempo, è giunta ad occupare nella Chiesa i posti di comando, ma si è completamente sottomessa allo Stato, divenuto il nuovo vitello d’oro.

Con assoluta evidenza, la pretesa degli attuali Pastori di stabilire doveri morali in ambito sanitario è priva di qualsiasi fondamento, così come quella delle autorità civili di imporre nel medesimo campo obblighi legali che vadano oltre le necessarie precauzioni. Le raccomandazioni inviate ai vescovi dalla Presidenza della Conferenza Episcopale (senza nomi), che di fatto – andando al di là di quanto richiesto dalla normativa civile e senza il minimo supporto canonico – esige per gli operatori pastorali la cosiddetta vaccinazione, fanno inevitabilmente dubitare, nel loro stile tanto mellifluo quanto ipocrita, della buona fede di chi le ha redatte. Le dichiarazioni di singoli presuli in materia, poi, non poggiano su alcuna argomentazione accettabile sul piano della ragione, ancor meno su quello della fede. Nel leggere quei testi si ha l’invincibile impressione che siano un parto di menti offuscate o stravolte da oscure ossessioni. Il senso comune – per non parlare del sensus fidei – reagisce alla lettura con acuto disagio, se non con orrore: a cosa si è ridotta la gerarchia cattolica, un tempo maestra di verità e di vita?

La ricerca di una soluzione non deve però spingerci a saltare all’estremo opposto, quasi fosse un sicuro rifugio. Molte persone, pur di trovare un punto fermo, si consegnano acriticamente a gruppi che soltanto in apparenza difendono la Tradizione, ma si sforzano in realtà di perpetuare un sistema religioso che già nella prima metà del secolo scorso era entrato in una profonda crisi. A parte la colpa di separarsi di fatto dall’unica Chiesa per costituire una sorta di Chiesa parallela con una gerarchia indipendente, il loro difetto principale (senza escludere, neanche in questo caso, le lodevoli eccezioni) consiste nel ridurre il cristianesimo a una costruzione formale. L’ineccepibile osservanza, reale o presunta, di tale sistema – che sia in ambito dottrinale, cultuale o morale – non assicura di per se stessa un’effettiva santificazione; al contrario, provoca spesso un’invincibile illusione di correttezza che nasconde la cattiveria e la superbia del cuore.

La conoscenza della verità e l’adesione ad essa devono plasmare l’intimo della persona; a tal fine è indispensabile che l’anima ricerchi sinceramente il bene e desideri efficacemente diventare sempre più umile e buona. Se l’informe e lassista etica postconciliare, secondo un processo di eterogenesi dei fini, si è evoluta in un moralismo opprimente funzionale alla feroce dittatura statale, la morale formalistica che imperversa in ambienti della Tradizione è paradossalmente sfociata nel medesimo esito, seppur per altra via. Dal dichiarare lecito un trattamento sanitario sperimentale che presuppone la tortura e la morte di esseri umani non ancora nati, si è rapidamente passati, sulla base di banali sillogismi dalle premesse false, al farne un dovere privo di fondamento. La sensazione è davvero quella di essere accerchiati, ma essa non deve assolutamente toglierci la lucidità della mente né indebolire la determinazione di rimanere fermi nel rifiuto della barbarie.

Non dobbiamo pertanto cedere alla pressione sociale per nessun motivo al mondo. Il regime, non potendo imporre esplicitamente a tutti l’obbligo della vaccinazione, ha studiato il modo, limitandone le libertà fondamentali, di indurre la gente ad accettarla per forza, pur di conservare il lavoro e avere accesso ai luoghi pubblici. I responsabili dovranno finire sotto processo per tale inaudita violazione dei diritti naturali e costituzionali delle persone; nel frattempo, però, occorre resistere senza lasciarsi impressionare dai decreti né fiaccare nell’intimo. Le disposizioni governative hanno una precisa scadenza, quella del 31 dicembre; non ha senso piegarsi ad esse per un così breve lasso di tempo, considerati gli effetti irreversibili che avrebbe l’iniezione. Lo stato di emergenza non può essere prolungato oltre i due anni; se ciò avvenisse, sarebbe un colpo di Stato a tutti gli effetti, ma in quel caso potrebbero reagire l’esercito e le forze dell’ordine, in cui già serpeggia un forte malcontento e di cui una larga fetta si rifiuta di sottomettersi all’abuso subìto dai colleghi.

In una situazione così fluida, poi, non è sensato prender decisioni radicali, come quella di espatriare o di abbandonare il posto di lavoro; passi del genere non vanno compiuti se non quando vi si è costretti. Per ora bisogna navigare a vista, procedendo giorno per giorno con fiducia nella Provvidenza e regolandosi di volta in volta secondo le evenienze. Non è ragionevole pretendere di prevedere il futuro sulla base di presunte profezie o dubbie interpretazioni dei testi sacri; l’avvenire è nelle mani di Dio ed è noto a Lui solo. Il cristiano non tenta perciò di usurpare il ruolo del Creatore, ma si abbandona alla Sua guida onnipotente, facendo ogni momento, con diligenza e perseveranza, ciò che gli è richiesto. Il governo del mondo appartiene al Signore Gesù Cristo, che dispone o permette ogni cosa per il nostro bene; lasciamo dunque a Lui il compito di dirigere gli eventi e curiamoci piuttosto di adempiere la Sua volontà nell’ora presente.

La prova attuale è stata voluta per la correzione del traviato popolo di Dio: sia di quanti professano il cristianesimo contraffatto del postconcilio, sia di quanti rivendicano una continuità puramente esteriore e artificiosa col passato, sia di quanti han sostituito la vera fede con gli pseudovalori della cultura dominante, dimenticando ogni forma di ragionevolezza e di moralità. Che non accada anche a noi di meritare, per esserci assimilati agli altri, il rimprovero rivolto alla generazione malvagia e irritante; per quanto sia penoso il sentirsi isolati e incompresi, bisogna custodire la pace del cuore appellandosi alla testimonianza della propria coscienza, capiti quel che capiti. Quando la prova sarà terminata, ne avremo onore e ricompensa da Dio stesso davanti a tutti; nel frattempo conserviamo la libertà interiore e difendiamo quella esteriore, a beneficio nostro e di tutti. Anche coloro che a torto ci giudicano e disprezzano ce ne saranno presto grati, visto che l’inganno e i suoi danni sono ormai così evidenti da non poter più essere occultati.

Non dimentichiamo che la condizione libera non si esaurisce nelle attività che si possono svolgere. La gioventù di oggi, sistematicamente manipolata dalla propaganda, non sopporta la benché minima limitazione delle opportunità di agire e, proprio in tal modo, è caduta schiava di un regime disumano che la manovra a piacimento facendo leva su bisogni indotti. I nostri nonni sopportarono i disagi della guerra e dell’immediato dopoguerra perché non avevano tanti grilli per la testa, anche se poi fecero crescere i figli con l’ideale del benessere economico, che ci ha resi completamente dipendenti dall’esterno. Così, oggi, abbiamo una massa di persone, giovani e meno giovani, che si immolano sull’altare della “scienza” per non rinunciare a frequentare palestre e pizzerie, cosa che – con buona pace dei chierici giurati, di qualunque estrazione siano – non è lecita per nessun motivo, nemmeno per evitare la sospensione dal lavoro (che non è il licenziamento).


sabato 18 settembre 2021

 

Guardiani della soglia

e guide sicure

 

 

Da un po’ di tempo in qua è in voga una nuova locuzione inglese – come se non ne circolassero già abbastanza – scelta per designare una determinata categoria di persone. A prescindere dal fatto che, di regola, chi legge un testo nella propria lingua non dev’essere obbligato a conoscerne un’altra per comprenderlo (a meno che non si tratti di prestiti diventati di uso universale, come film, computer e simili), l’eccessivo ricorso a barbarismi tradisce di solito una povertà linguistica, specie se la lingua materna dispone di termini precisi per indicare la stessa cosa. Ad ogni buon conto, l’espressione cui alludo è gate keeper, che si può tradurre guardiano della soglia o dell’ingresso. Con essa s’intende una persona il cui compito è quello di incarnare una finta opposizione al regime al fine di catturare il dissenso politico e tenerlo sotto controllo, facendolo anzi contribuire, a sua insaputa e suo malgrado, ai fini del potere oppressivo.

Figura attualissima, indubbiamente, al tempo d’oggi. Conosciamo bene personaggi, partiti, movimenti che han dato voce alle proteste al solo scopo di ricondurle dentro il sistema e porle al suo servizio. Meno evidente, invece, tale funzione appare all’interno della Chiesa Cattolica, almeno sul versante “conservatore”. Su quello progressista, in realtà, ne abbiamo un esempio eclatante nell’arcivescovo trasferitosi a Roma otto anni fa, fanatico sponsor (anglicismo, ma di origine latina) di centri sociali, sindacati di sin tierra, organizzazioni ecologistiche e cosche di trafficanti di esseri umani. Uno non si aspetterebbe invece di trovarne – e così numerosi – nelle fila dei “buoni”, fra i difensori della Tradizione e dell’ortodossia. I retti di cuore non si immaginano fino a che punto possano giungere l’ipocrisia e la dissimulazione; eppure, una volta che il velo si sia sollevato, non si può più fare a meno di vedere, prendendo atto della situazione.

Il ruolo del guardiano di stampo tradizionalista è quello di attirare a sé i cattolici più “retrivi”, i quali non approvano l’attuale pervertimento del cristianesimo. Per neutralizzare la loro resistenza, egli dispiega un’opposizione fasulla che, al di là delle chiacchiere, non produce alcun risultato concreto. Altri indizi dei suoi veri scopi, oltre a questo, sono l’insistenza quasi ossessiva sugli stessi temi, che svia l’attenzione dai problemi reali, e la carenza di analisi dei fatti, interpretati sulla base di banali luoghi comuni e di logori cliché. Tale metodo mira ad impedire ai destinatari di risalire alle cause ultime dei fenomeni, fissandone la spiegazione a un livello superficiale, così da indurli ad accettare la versione ufficiale. Esempio lampante: gli attentati dell’11 Settembre 2001 letti in chiave terroristica, mistificazione così grossolana da essere ridicola; chi non vuol esserne riconosciuto come il vero responsabile, nondimeno, paga intellettuali cattolici che la difendano.

Sulle questioni decisive, il guardiano della soglia rimane pervicacemente nell’ambiguità, evitando rigorosamente di prendere una posizione troppo netta, che lederebbe gli interessi dei suoi mandanti. Tale voluta indeterminatezza è camuffata con attributi virtuosi che creano l’immagine di un uomo prudente, equilibrato, alieno da estremismi e contrapposizioni ideologiche… Egli è capace delle più spericolate acrobazie intellettuali, tese a riconciliare il diavolo con l’acquasanta, ma sempre in nome della sana dottrina e della fedeltà alla Tradizione, della quale vanta una sconfinata erudizione. Summa alla mano, riesce a dimostrare tutto e il contrario di tutto con invidiabile disinvoltura. Come stiano effettivamente le cose – non nel mondo dei suoi artificiosi sofismi, bensì in quello dei fatti reali – non sembra interessargli più di tanto; la patina di prestigio e di autorevolezza che lo circonda basta d’altronde a fugare qualunque  sospetto.

Quando però il gioco del regime si fa duro e la macchina della propaganda, di conseguenza, detta regole più stringenti, i fedeli custodi son costretti a uscire dall’equivocità schierandosi risolutamente da una parte. Se i banchieri cazari che li mantengono hanno investito in un intruglio mortifero al fine di ridurre la popolazione mondiale, essi bolleranno prontamente gli oppositori come complottisti. Se i medesimi speculatori hanno scelto i governanti degli Stati più importanti estraendoli dal proprio rettilario, essi s’affretteranno servilmente a dichiararli statisti competenti e illuminati; che della politica non abbiano la minima esperienza è semplicemente irrilevante. Se l’Ordine religioso che ha tradito platealmente Colui di cui porta il santo Nome giunge ad occupare il governo della Chiesa Cattolica, essi, pur dopo aver esecrato il fatto per anni e con acrimonia (peraltro senza conseguenza alcuna per loro), esorteranno all’obbedienza e alla responsabilità.

Tale inopinata svolta provoca tuttavia in molti loro seguaci, inevitabilmente, una reazione di acuto disagio e uno stato di grave confusione, per superare i quali decidono di abbandonare le guide che avevan creduto sicure e di cercarne altre. Ecco allora entrare in scena i guardiani di riserva, allevati nella stessa fattoria e incaricati di intercettare i fuggiaschi per riacchiapparli per mezzo di una nuova opposizione farlocca (idiotismo), riportandoli nel recinto senza che se ne avvedano. Poco importa che le tesi siano opposte: bisogna dire ciò che quel gruppo vuol sentirsi dire, facendolo magari dire a eminenti figure che godano della sua stima e non siano consapevoli della strumentalizzazione, almeno all’inizio; chi poi se ne accorga può pur sempre fingere di stare al gioco per scompigliare le carte con dichiarazioni indiscrete, approfittando dell’occasione, al contempo, per comunicare alle riserve, senza che si noti, il proprio serenissimo messaggio.

Comprendo bene che tutto ciò possa lasciare interdetti, se non sgomenti, coloro che possiedono un cuore retto e una mente lineare. Scoperchiare questo serpaio non è un’operazione indolore, specie se delusione si somma a delusione. La fiducia, d’altra parte, va riposta solo in Dio: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo…» (Ger 17, 5). Una volta compreso ciò che sta succedendo, serve a poco rimpinzarsi la testa di interventi di personaggi che, sbraitando l’ovvio, non fanno altro che gettare benzina sul fuoco e riattizzare la rabbia, dando così ai lettori l’impressione di aver reagito in modo efficace, quando invece all’esterno non è cambiato un bel nulla, mentre all’interno si sentono solo peggio di prima. Bisogna dar credito soltanto a coloro che diffondono cognizioni utili e attendibili in campo medico o legale, a condizione che non richiedano subito forti somme di denaro senza poi porre in atto alcun procedimento.

Nell’attuale situazione, il nostro animo può essere afferrato dall’invincibile impressione che siamo rimasti in pochi. In realtà non è così: benché sparpagliati, siamo molto più numerosi di quanto non appaia. Ci sono tanti sacerdoti fedeli alla vocazione, sebbene isolati, nascosti e, spesso, discriminati; ci sono tanti medici coscienziosi che non hanno rinunciato al giusto esercizio della loro professione; ci sono tanti operatori, nella sanità, nella scuola, nell’impiego pubblico e privato, che resistono con coraggio ai ricatti estorsivi; ci sono tante persone di buona volontà, credenti o meno, che danno alle cose il loro nome e si rifiutano di acconsentire alle menzogne di Stato. Ci sono perfino giornalisti che, pur avendo finora obbedito agli ordini di scuderia, cominciano ad esporsi per far conoscere la verità, dato che non reggono più il peso interiore della coscienza. La fretta del governo è indizio del fatto che il castello di imposture sta per crollare. Se le guide cui fare riferimento appaiono rarissime, contate quante persone c’erano, sotto la Croce, nell’ora più decisiva della storia.


SOLENNE NOVENA A SAN MICHELE ARCANGELO (lascuredielia.blogspot.com)