Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 27 giugno 2026


Usare la verità

per difendere un peccato

 

Riprendiamo dalla Rete e rilanciamo con qualche piccola aggiunta e correzione.

La sedicente Fraternità Sacerdotale San Pio X (che d’ora in poi, per rispetto di quel grande Papa, chiameremo setta lefebvriana), ormai decisa a procedere a consacrazioni episcopali contrarie alla volontà espressa del Sommo Pontefice – ossia a commettere un delitto di scisma a tutti gli effetti –, ha inviato al Papa e a tutti i cardinali una Professione di fede con la quale intende riaffermare la sana dottrina cattolica e respingere al contempo tutti gli errori che, negli ultimi decenni, le si sono opposti. In apparenza è un testo perfetto.

Leggiamo il punto riguardante il Pontefice Romano, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa. Recita il testo: «Riconosco nel Pontefice Romano il Successore di san Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, il Pastore supremo e universale, Capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede per istituzione divina un potere di vera e propria giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale su tutti i Pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa. Credo che tale autorità non gli derivi da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, il quale ha istituito tale carica per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa». Perfetto: finora non fa una piega.

Vediamo però come continua: «Riconosco che, in virtù di questo potere proprio e vero, Pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio. Così, essendo salvaguardate l’unità di comunione con il Pontefice Romano e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un unico gregge sotto un unico Pastore supremo». Qui cominciano i problemi: testualmente si dice che ogni cattolico, in virtù del potere detenuto dal Papa (un potere proprio, che cioè gli compete in quanto Papa, e vero, dotato quindi di giurisdizione effettiva), gli deve rispetto e obbedienza filiali in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio.

Ora, nominare i vescovi rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio. Chi invece decide di ordinare dei vescovi che non siano stati nominati dal Papa, sapendo anzi che il Papa non vuole, evidentemente non gli sta obbedendo. Qui ci troviamo di fronte a una contraddizione formale. Ciò che è scritto in questa Professione di fede è apparentemente perfetto; il problema è che, almeno in questo punto, non corrisponde ai fatti. La professione di fede non è una teoria astratta. Non basta che la dottrina sia ineccepibile: anche il diavolo conosce perfettamente tutta la dottrina cattolica, punto per punto, e sa che quella dottrina è vera in ogni suo singolo punto; tuttavia egli non crede a quella dottrina, perché non ha la fede e, di conseguenza, neanche la speranza e la carità. Il diavolo non aderisce alle verità contenute nella dottrina cattolica: non le accetta e non vuole obbedire a Dio.

Chi, analogamente, professa la dottrina cattolica senza però applicarla concretamente alle proprie scelte, anzi contraddicendola in modo plateale con le proprie decisioni non può dire di avere la fede, la speranza e la carità. A questo punto appare chiaro che una dottrina, per quanto perfetta, sbandierata senza volerle obbedire – in tutto, non in alcune cose sì e in altre no –, diventa un capo di accusa gravissimo, poiché chi sbandiera questa dottrina non è scusato dall’ignoranza: sa qual è la verità ma non le si sottomette e non vi si adegua. Di conseguenza la sua condanna è molto più grave di quella di chi, non conoscendo perfettamente la dottrina, pecca per ignoranza.

Se, nella Chiesa di oggi, è necessario ribadire questa dottrina (perfino al Papa, ai cardinali e ai vescovi, oltre che a tanti sacerdoti e fedeli), non otteniamo un frutto positivo e non facciamo la volontà di Dio agendo contro la volontà del Papa; otteniamo un frutto buono se rimaniamo dentro la Chiesa, obbedendo in ciò che è legittimo e continuando a professare le verità cattoliche con umiltà e perseveranza. Questo, certo, significa andare sulla Croce e farsi inchiodare su di essa sia dai propri superiori sia da quelli che, invece, preferiscono ribellarsi; così si prendono schiaffi da una parte e dall’altra… ma qual è il problema? Come ci ha salvato Nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo? Lasciandosi inchiodare su una croce. Se dunque vogliamo davvero cooperare al bene della Chiesa, lasciamoci inchiodare anche noi.

Il Signore è onnipotente: può intervenire in qualunque momento e ristabilire le sorti della Sua Sposa in un attimo. Non tocca a noi salvarla; il nostro compito è quello di perseverare nell’obbedienza alla verità e nell’obbedienza ai legittimi Pastori in ciò che è lecito, resistendo in ciò che non è lecito. Il resto lo farà il Signore; al resto provvede Lui. Non tocca a noi trovare mezzi umani per “salvare la Chiesa”, magari con l’effetto di spaccarla. Noi siamo cattolici e vogliamo rimanere tali; chi invece commette il delitto di scisma non è più cattolico, cessa di essere membro della Chiesa ed esce dalla Comunione dei Santi. A parte l’enorme rischio di dannazione eterna che corre, costui agisce in modo contraddittorio, in quanto rinnega coi fatti ciò che proclama a parole.

Se vogliamo essere davvero cattolici, perseveriamo nella professione della verità e nell’obbedienza legittima nei fatti. Se necessario, segnaliamo le incoerenze di azioni e dichiarazioni di membri della gerarchia; facciamo sentire la nostra voce, esprimiamo il nostro scandalo, ma restiamo dentro l’unico ovile. In tal modo conserveremo la fede, la speranza e la carità: la fede viva e vissuta, la speranza ferma e incrollabile nell’intervento di Dio e l’amore verso Dio e verso il prossimo: la carità che, nel momento in cui ci si separa, si perde insieme alla grazia. Chi esce dalla Chiesa perde tutto: le virtù teologali, le virtù morali infuse, i doni dello Spirito Santo, tutto.

Noi siamo cattolici e desideriamo rimanere tali; chi vuole seguire gli scismatici deve sapere che con noi non potrà più avere niente a che fare, a meno che non si penta e non receda dalla sua decisione, chiedendone perdono e facendone adeguata penitenza. Questa è la nostra posizione definitiva, da questo momento al Giudizio universale. Chi non si pente di aver lacerato la Chiesa visibile e non torna indietro, riconciliandosi nei fatti con la gerarchia legittima, non deve assolutamente avere alcun rapporto con noi. Qualcuno dirà che siamo divisivi: certo, perché la verità stessa è divisiva; la Parola di Dio  è una spada a doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dell’anima e del corpo (Eb 4, 12).

La verità, vissuta e applicata, comporta delle scelte, anche dolorose; questo ci dà però la garanzia che la stiamo effettivamente seguendo anziché professare una dottrina morta, una teoria astratta che anche il diavolo conosce, ma alla quale non aderisce. Che il Signore ci assista, ci illumini e ci guidi con la grazia dello Spirito Santo per mantenerci uniti a Sé e tra di noi nell’unica Chiesa, nell’unità del Suo Corpo Mistico; solo in questo modo potremo arrivare al Regno dei cieli. L’atto che sta per compiere la setta lefebvriana non è una semplice disobbedienza, bensì l’usurpazione di un diritto che spetta al Romano Pontefice, il cui inevitabile effetto è la rottura della comunione ecclesiastica. Usare le verità della fede per giustificare questo gravissimo peccato è qualcosa di diabolico.

Ipse Satanas transfigurat se in angelum lucis (2 Cor 11, 14).

 

Da incorniciare:

https://mraprt65kxiyo.blog/2026/06/24/la-professione-che-nasconde-latto/?


42 commenti:

  1. Io invece trovo diabolico trasforamare la Chiesa di Cristo in qualcos altro e pretendere sotto pena di scomunica che tutti debbano accettare questi cambiamenti.quelli che una volta erano scomunicati vengono accolti a braccia aperte e chi prova a salvaguardare sacerdozio e Fede viene emarginato.se non è diabolico questo mi dica lei.non serve sapere la teologia come lei sostiene per capire che seguire Roma ci porta allegramente tra le braccia dell Anticristo, come predetto a la Salette.questa è una cosa spaventosa solo a pensarci.il tradimento è già sotto gli occhi di tutti. L ha detto chiaramente Prevost:per essere cattolici bisogna seguire il cvii.non altro.per cui bene fanno a non sottomettersi a questo ricatto.perche' questo è. bisogna obbedire a Dio non agli uomini..io applico ciò che disse Padre Pio:fate tutto nella Fede dei nostri padri.mi pare che la fspx lo stia facendo. C è bisogno di pastori che predichino la fede integra senza errori.questo atto può essere perfino meritorio perché serve a far aprire gli occhi.

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    1. 1) Nessuno ha il potere di trasformare la Chiesa di Cristo in qualcos'altro, poiché è impossibile.
      2) Gli scismatici non salvaguardano né la fede né il sacerdozio ma, al contrario, li deformano.
      3) Il testo pubblicato da Mélanie Calvat nel 1879 (ben trentatré anni dopo l'apparizione della Salette), nel quale si afferma che Roma sarebbe diventata sede dell'Anticristo, fu messo all'Indice.
      4) I testi del Concilio Vaticano II hanno gradi diversi di autorità; di conseguenza non impegnano tutti la coscienza dei cattolici allo stesso modo.
      5) Nessuno al mondo ci può impedire di fare tutto nella fede dei nostri padri.
      6) I sacerdoti della Fraternità non predicano una dottrina integra e priva di errori ma, al contrario, propongono una dottrina contraffatta in funzione dei loro scopi.

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  2. Gentile Don Elia,

    traggo spunto dai suoi interventi per sottolineare come le sue osservazioni colgano un punto metodologico molto importante. Direi anzi che il problema investe non solo la teologia della Tradizione, ma anche l'ermeneutica della storia. Mi scuso in anticipo per la lunghezza dell'intervento, ma ritengo necessario sviluppare l'argomentazione in modo organico.

    Mi sembra che una chiave di lettura particolarmente feconda sia offerta da san John Henry Newman nel *Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana*. Newman mostra come la fedeltà alla Tradizione non coincida con la semplice ripetizione materiale del passato. La continuità della Chiesa non consiste nell'immobilità, ma nello sviluppo organico della medesima fede, che rimane identica nella sostanza pur crescendo nella sua comprensione e nella sua espressione storica. Pur riguardando direttamente lo sviluppo della dottrina, questa prospettiva suggerisce anche un criterio metodologico per leggere la storia della Chiesa: invita infatti a distinguere tra la continuità della fede e le forme storiche, sempre contingenti, nelle quali essa si è espressa. In questo senso, essa offre un valido antidoto contro la tentazione di trasformare la storia ecclesiastica in un repertorio di esempi funzionali a tesi già precostituite.

    Se, invece di questa concezione organica della Tradizione, essa viene intesa come un deposito statico, già completamente esplicitato e semplicemente da conservare, allora anche la storia tende inevitabilmente a essere ridotta a una funzione apologetica: non è più il luogo nel quale si manifesta, con tutte le sue tensioni, il cammino storico della Chiesa, ma diventa un repertorio di esempi destinati a confermare una tesi già stabilita. Proprio per questo è fondamentale distinguere tra la Tradizione della Chiesa e le successive narrazioni costruite intorno ad alcuni eventi storici: la prima è oggetto della fede, le seconde appartengono all'indagine storica e devono essere continuamente verificate alla luce delle fonti.

    (continua)

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  3. L'esempio di sant'Atanasio è particolarmente significativo.

    È indubbio che Atanasio abbia vissuto una delle crisi più drammatiche della storia ecclesiastica, segnata dall'arianesimo, da deposizioni, esili, interventi imperiali e successioni episcopali estremamente controverse. Tuttavia, dalle fonti del IV secolo non emerge il modello che spesso viene proposto nella letteratura tradizionalista contemporanea: quello di un vescovo che avrebbe deliberatamente costruito una gerarchia parallela contro l'autorità legittima per salvaguardare la vera fede.

    Non si riscontra inoltre nelle fonti coeve alcuna attestazione secondo cui Atanasio avrebbe rivendicato la possibilità di costituire una struttura gerarchica alternativa a quella esistente o di procedere a ordinazioni episcopali indipendenti dal quadro canonico della Chiesa del suo tempo. Anche nei periodi di massima crisi, la sua argomentazione resta sempre quella della legittimità contestata o restaurata, mai quella della sostituzione dell'ordine ecclesiale.

    Gli studi storici più autorevoli dedicati ad Atanasio mostrano invece una vicenda assai più articolata. Lo stesso Atanasio richiama ripetutamente il giudizio favorevole già ricevuto dalla Sede romana, soprattutto quello di papa Giulio I, come conferma della propria legittimità episcopale (*Apologia contra Arianos*, nn. 20-35; nn. 51-58; cfr. anche *Historia Arianorum*, 20-22). Egli non presenta mai se stesso come fondatore di una linea ecclesiale alternativa, ma come il vescovo legittimo ingiustamente deposto che cerca il riconoscimento della comunione ecclesiale universale.

    (continua)

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  4. Analogamente, le controversie che lo coinvolgono riguardano la validità delle deposizioni subite (specialmente il sinodo di Tiro del 335, discusso in *Apologia contra Arianos*, 71-89), l'ingerenza del potere imperiale nella vita della Chiesa (*Historia Arianorum*, 30-81; *Apologia ad Constantium*) e la difesa della fede definita dal Concilio di Nicea (325), come emerge costantemente nelle *Orationes contra Arianos*. Le fonti non offrono invece alcuna elaborazione del principio secondo cui sarebbe lecito costituire una gerarchia parallela indipendentemente dall'autorità ecclesiastica in nome di uno "stato di necessità". Nei testi atanasiani non compare alcuna teorizzazione di una eccezione stabile all'ordine canonico della Chiesa, né l'idea che la conservazione della fede possa legittimare in via ordinaria la creazione di una giurisdizione alternativa. Il suo linguaggio resta sempre interno alla logica della comunione ecclesiale.

    Il parallelismo frequentemente proposto con vicende contemporanee appartiene pertanto a una successiva costruzione interpretativa piuttosto che alla documentazione del IV secolo.

    A questo si aggiunge un elemento metodologico decisivo. Le categorie giuridico-ecclesiologiche moderne, come quella di una "eccezione stabile" all'ordine canonico o di uno "stato di necessità" inteso in senso strutturato e normativo, non appartengono al quadro concettuale del IV secolo. Nel contesto atanasiano, le controversie si sviluppano all'interno di un sistema ancora in via di definizione, nel quale non esiste una codificazione canonica comparabile a quella successiva né una teoria esplicita delle condizioni di sospensione dell'obbedienza ecclesiale.

    (continua)

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  5. Applicare direttamente tali categorie ai conflitti del IV secolo significa quindi correre il rischio di sovrapporre al passato schemi concettuali elaborati in epoche molto posteriori. È un classico caso di anacronismo interpretativo: non si lascia che siano le fonti a suggerire le categorie di lettura, ma si impiegano categorie successive come chiave interpretativa di eventi che si collocano in un contesto storico profondamente diverso.

    Qui emerge precisamente il problema metodologico.

    Lo storico procede normalmente in questo ordine: raccoglie le fonti, le interpreta nel loro contesto e, infine, formula una ricostruzione. L'apologeta, invece, rischia di invertire il procedimento: parte da una conclusione già acquisita, seleziona gli episodi che sembrano confermarla e interpreta le fonti attraverso quel modello.

    In questo quadro, è importante evitare una lettura puramente analogica dei fenomeni storici, nella quale situazioni profondamente diverse vengono sovrapposte sulla base di somiglianze superficiali. Il rischio è quello di trasformare figure storiche complesse in modelli astratti immediatamente applicabili a contesti completamente differenti.

    Naturalmente ogni storico possiede una prospettiva interpretativa; nessuno è completamente neutrale. La differenza consiste nella disponibilità a lasciarsi correggere dalle fonti quando esse complicano o addirittura smentiscono il quadro iniziale.

    (continua)

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  6. È proprio qui che, a mio avviso, una parte significativa della pubblicistica in difesa della Fraternità San Pio X manifesta il suo limite. L'impianto argomentativo appare spesso prevalentemente apologetico: le fonti vengono selezionate e interpretate in funzione di una tesi previamente assunta, più che costituire il punto di partenza della ricostruzione storica. Di conseguenza, vengono privilegiate le testimonianze che sembrano confermare la tesi iniziale, mentre quelle che la mettono in discussione vengono reinterpretate o ricevono un'attenzione decisamente minore.

    Si crea così un sistema argomentativo sostanzialmente chiuso, che tende ad autoalimentarsi: le conclusioni confermano il modello interpretativo e il modello interpretativo determina in anticipo la selezione delle prove. In un simile contesto, il confronto con argomenti contrari diventa difficile, non tanto perché essi vengano realmente confutati, quanto perché vengono spesso ricondotti, fin dall'inizio, entro categorie polemiche che finiscono per sostituire il confronto nel merito delle fonti. In alcuni casi, chi propone obiezioni viene qualificato con etichette come "modernista", "traditore della Tradizione" o espressioni analoghe, con il rischio di impoverire il dibattito storico e teologico.

    Questo meccanismo contribuisce a spiegare perché alcuni commentatori tradizionalisti continuino a riproporre il medesimo schema interpretativo, nonostante esso sia stato oggetto di numerose critiche sul piano storico e teologico.

    (continua)

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  7. Il problema, infatti, non riguarda soltanto le conclusioni, ma il metodo stesso: quando il punto di arrivo è stabilito in anticipo, gli argomenti contrari difficilmente possono essere considerati una reale occasione di verifica o di revisione delle proprie posizioni.

    Per questo ritengo essenziale distinguere sempre tra ciò che le fonti effettivamente attestano e le successive costruzioni interpretative sorte intorno ad esse. Le tradizioni interpretative sono esse stesse oggetto della ricerca storica, ma non possono essere semplicemente identificate con gli eventi originari.

    Paradossalmente, questo atteggiamento è anche più conforme a una concezione autenticamente cattolica della Tradizione. In effetti, come mostra san John Henry Newman, la continuità della fede nella Chiesa non consiste nella ripetizione materiale del passato, ma nel suo sviluppo organico nella storia. È proprio questa dinamica viva della Tradizione che permette di evitare sia l'immobilismo sia la riduzione della storia a semplice conferma di schemi già dati.

    Se la Tradizione è la vita della Chiesa guidata dallo Spirito Santo nella storia, essa non ha bisogno di piegare la storia ai propri schemi. Può accogliere tutta la complessità delle fonti, anche quando esse non confermano immediatamente le categorie con cui siamo abituati a leggere il passato. La ricerca della verità storica non costituisce un ostacolo alla Tradizione, ma ne è una dimensione essenziale: proprio perché la verità non teme il confronto con i fatti, essa non ha bisogno di selezionarli o di adattarli a uno schema precostituito.

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    1. Ringrazio di cuore per queste illuminanti osservazioni.
      Il vero problema consiste, in effetti, in una concezione erronea della Tradizione che non ne riconosce lo sviluppo organico; a difesa di questo errore si è poi elaborato un metodo difettoso che parte da conclusioni prestabilite e interpreta le fonti deformandole in funzione di esse.

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  8. Ma davvero crede che i santi martiri confessori ,missionari del passato siano in comunione con la Chiesa conciliare? Se si ce lo dimostri.il Rinnegamento ,il tradimento operato da Roma è incontrovertibile e inconfutabile. Se si scomunica la fspx si dovrebbe scomunicare tutto il clero che celebra con un messale semiprotestante. È proprio questo doppiopesismo che rende il tutto francamente insopportabile e poco credibile.i membri della fraternità avranno dalla loro parte ,al giudizio i santi di duemila anni di storia ,mentre la chiesa conciliare che snatura se stessa e anatemizza chi non è disposto in coscienza a seguirla,CHI avranno a loro difesa?paolo VI? La prego,pubblichi questo mio commento se è disponibile ad un confronto e ci dimostri al di là di ogni dubbio in che modo Roma sia in comunione con i santi del cielo.Diversamente, si potrebbe pensare che il cielo stesso non può approvare e ratificare tale scomunica.

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    1. 1) La Sede Romana, di per se stessa, non può errare né tradire; affermare ciò è contrario alla fede. Possono errare o tradire singoli ecclesiastici che vi operano.
      2) Non esiste una "Chiesa conciliare", bensì l'unica e indefettibile Chiesa di Cristo, che è e permane la Chiesa Cattolica con a capo il Successore di Pietro.
      3) Nessun santo ha mai approvato uno scisma né operato in stabile disobbedienza alla legittima autorità ecclesiastica. San Vincenzo Ferrer (canonista) era sinceramente convinto che il papa legittimo fosse quello di Avignone, anche se gli sviluppi successivi non gli diedero ragione.
      4) Le scomuniche, come tutti gli atti validi della Sede Romana, sono sempre ratificate dal Cielo: "Tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli" (Mt 16, 19). Pretendere di interpretare il volere del Cielo in senso contrario alle decisioni della gerarchia legittima è un tipico esempio di spiritualismo protestante.

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  9. Pericolo di scisma, i nodi della "questione lefebvriana"
    La diretta video dei Venerdì della Bussola con Luisella Scrosati e padre Vincenzo Nuara a pochi giorni dalle consacrazioni episcopali senza mandato pontificio della Fraternità San Pio X. Un atto grave che pretende di affrontare le crisi esistenti nella Chiesa infliggendo una nuova ferita al Corpo Mistico.
    https://lanuovabq.it/it/pericolo-di-scisma-i-nodi-della-questione-lefebvriana
    Perdonate l'insistenza, ma conviene ribadire fino allo spasimo sia
    quanto espresso fin'ora da Don Elìa , sìa i pericoli a cui le anime andranno incontro se aderiranno ad uno scisma . Abbozzolati ed
    appagati nella loro realta' ideale e' chiaro che "non sono piu' in grado
    di vedere.'" Preghiamo per essi. Ave Maria!

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    1. LO STATO DI NECESSITÀ NON È DELLA CHIESA, MA DELLA FRATERNITÀ
      https://mraprt65kxiyo.blog/2026/06/25/lo-stato-di-necessita-non-e-della-chiesa-ma-della-fraternita/

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    2. E' proprio così: si sono tessuti intorno un bozzolo che impedisce loro di vedere l'evidenza.

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  10. Ottimo articolo.
    Volevo chiedere di fare un esempio, quando parla di cose vecchie e rigide della tradizione che hanno portato alla ribellione negli anni 60.
    Cosa intende?

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    1. Il formalismo liturgico, giuridico e morale che riduceva tutto a precetto esterno manipolabile a seconda degli scopi che ognuno si prefiggeva. Fu proprio questa grave deformazione, che i lefebvriani identificano indebitamente con la Tradizione e cercano perciò di perpetuare, a persuadere la stragrande maggioranza dei sacerdoti ad accettare la cosiddetta "riforma liturgica" e tutti gli altri cambiamenti. In altre parole, essi vorrebbero curare la crisi con il male che l'ha causata.

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  11. I modernisti non hanno nessun titolo per comunicare dei cattolici, mentre ricevono con tutti gli onori una donna travestita da vescovessa, che, per di più, impartisce una "benedizione". Non sono laureata in teologia, ma non sono scema!

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    1. Il gravissimo abuso di ricevere una donna travestita da vescovo non si cura con un altro abuso.

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  12. Assolutamente d’accordo. Però non dimentichiamo il motivo per cui la FSSPX esiste.
    Con il Concilio il virus del modernismo è penetrato nel DNA della Chiesa modificando le categorie di peccato, salvezza, sacrificio, ecc.
    La evidente scissione tra Professione di fede e mancata obbedienza nella FSSPX fa il paio con la grave dissociazione tra vita vissuta e fede apparente che caratterizza tanti che frequentano parrocchie o movimenti ecclesiali. Immagino che anche lei conosca tante persone che vivono più o meno inconsapevolmente in una situazione di peccato, continuano a frequentare i sacramenti, probabilmente perché nessun sacerdote, in nome dell’accoglienza e dell’accompagnamento (all’inferno?), li avverte seriamente.
    È necessario che chi può, per munus ministeriale o responsabilità ecclesiale dica “Parole chiare sulla Chiesa, perché c’è una crisi e come uscirne”.

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    1. 1) Nessun virus intellettuale può penetrare nel "DNA della Chiesa", ma solo nelle menti di singoli suoi rappresentanti.
      2) I membri di parrocchie e movimenti che vivono in modo contrario alla fede che apparentemente professano, così come i sacerdoti che non li correggono, ne risponderanno singolarmente a Dio. La loro dissociazione non giustifica una dissociazione di segno contrario.
      3) Parole chiare sulla Chiesa può legittimamente ed efficacemente pronunciarle solo chi è dentro la Chiesa.

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  13. Come sostenne Gamaliele, maestro di Paolo, interpreto liberamente, ciò che è da Dio persiste e persevera da sé, sarà fecondato e irrigato dalla grazia e darà frutti, aggiungo io anche nel deserto, non sono forse i fiori del deserto benché effimeri tra i più sorprendenti e sgargianti ? Le chiese ortodosse e quella copta si sono separate da quella latina da lungo tempo, ben prima del protestantesimo. Indubbio tuttavia che le prime hanno conservato grandi e stupefacenti carismi esprimendo personalità di indiscutibile spessore spirituale, anche tra persecuzioni persistenti o più recenti, casi rispettivamente della chiesa copta e delle chiese ortodosse. Indubbio che così non è per il primo e secondo protestantesimo, a tal punto che un osservatore esterno e neutrale potrebbe legittimamente argomentare che il protestantesimo sia scavalcato dalle religioni estremo orientali nelle loro punte più nobili ed elevate. Come esempio sulla chiesa copta cito una santa monaca scomparsa nel III millennio, ne esiste già una serie TV in Egitto che la celebra. Alla sua nascita era presente la Vergine Maria che disse alla madre naturale che non era sua ma nata per servire la gerarchia celeste. Oltre a riformare la regola monastica femminile rivelò il ruolo della Vergine Maria nel formare già nel I secolo monache femminili, dunque in netto anticipo rispetto al monachesimo del III secolo (The Angelic Life: The Virgin Mary and Other Virgins in Different Ages). Tra le espressioni più notevoli del panorama copto vi sono i cosiddetti Suwwah (cfr. voce Wikipedia), anacoreti quasi intermedi tra cielo e terra, inaccessibili ai comuni mortali, che hanno anche il potere di teleportarsi a piacimento. La monaca di prima li visitò tele-portandosi, come fece poi visitando il Monte Athos, fatto inammissibile per una donna che non fosse del tutto eccezionale, uno tra i tanti episodi non poco insoliti della sua esistenza. L'aneddoto più stupefacente vide tuttavia protagonista Hosni Mubarak, il recente leader egiziano. Nottetempo fu sorpreso nel sonno da San Mercurio e dalla monaca che si tele-portarono nella sua abitazione obbligandolo a firmare un atto per non demolire un monastero copto. (https://orthochristian.com/75811.html)
    Hosni Mubarak visitò poi la monaca nel suo monastero, fonti dicono che Hosni Mubarak si fosse in seguito convertito segretamente al cristianesimo anche perché costei ne guarì la moglie da una grave malattia. La santa monaca è Tamav Irini, nota anche come Mother Irini.

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    1. Le Chiese ortodosse e quella copta hanno Sacramenti validi, ma non una fede integra. Ciò che permette alla grazia di agire in singoli membri è la rettitudine di coscienza di chi, per via dell'errore invincibile, non è separato dal Corpo Mistico, pur essendo separato dal corpo della Chiesa visibile.

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  14. Rev.Padre, personalmente prego per il Papa di Roma che si trova a governare la Chiesa di Cristo in questo tempo ed e' chiamato a dirimere i tanti problemi causati specialmente da orgogliosi sedicenti "seguaci" di Cristo che di fatto dimostrano con il loro comportamento di essersi messi davanti a Cristo vista la mancanza di fiducia nelle Sua Provvidenza alla guida della Sua Chiesa e piango per loro e per me e
    per i molti intellettuali cattolici che con i loro scritti dai loro tribunali permanenti fomentano il livore verso Roma.
    Il papa di Ecône, in Svizzera, attuera' lo scisma dato che e' gia' pronta
    la pompa magna ( invitati, dirette televisive) o fara' un passo indietro dimostrando con i fatti di seguire Cristo sulla Croce?

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  15. Non è la lettera a essere arrivata tardi. È l’obbedienza che se n’è andata prima.L’obbedienza con l’orologio in mano non è obbedienza. È superbia che ha imparato il latino.
    https://mraprt65kxiyo.blog/2026/06/30/lobbedienza-con-lorologio-in-mano/
    E questo e' il dramma.

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  16. La risposta di don Pagliarani a Leone XIV conferma il muro di gomma verso qualunque proposta della Santa Sede. Nessun passo indietro, al contrario il Pontefice viene invitato a prendersi tempo per riflettere, con un solo esito possibile: Roma dovrebbe approvare quello che viene deciso a Menzingen.
    https://lanuovabq.it/it/respinto-lappello-del-papa-la-fraternita-sceglie-lo-scisma

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  17. Il mese dedicato al Sacro Cuore di Gesu' Sorgente dell'Amore
    Misericordioso cede il passo al mese dedicato al Preziosissimo
    Sangue, prezzo della nostra liberazione.
    Rev.Padre, se potra', ceda per nostro conto un bacio a
    Quel Sangue, afflitto dalle molte lacerazioni nella Chiesa. Grazie

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  18. https://mraprt65kxiyo.blog/2026/06/30/la-rottura-e-gia-nella-logicala-risposta-di-don-davide-pagliarani-a-leone-xiv/

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  19. Che confusione diabolica io mi dico il rosario e aspetto di capire meglio con estrema umiltà

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  20. I quattro candidati della Fraternità San Pio X hanno ricevuto la consacrazione episcopale senza mandato pontificio, al posto del quale è stata letta una giustificazione dell'atto scismatico. Ma è lo stesso rito celebrato ieri a mostrare le falle teologiche di un episcopato che pretende di riconoscere il primato petrino solo a parole. Pretesa bocciata già dal beato Pio IX.
    https://lanuovabq.it/it/vescovi-consacrati-a-econe-uno-strappo-contro-la-tradizione
    Rev.Padre, ci avete piu' volte messi in guardia e l'azione annunciata
    ha avuto compimento, come da oliato programma, in barba ai vari canoni e regole.

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    1. Anche loro, come i modernisti, si inventano il diritto canonico e i riti liturgici in funzione della circostanza... Come ho già scritto, sono l'altra faccia della stessa medaglia.

      https://lascuredielia.blogspot.com/2026/05/due-facce-della-stessa-medaglia-anche.html

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  21. CONSUMMATUM EST
    luglio 1, 2026
    La rottura era nella logica. Ora è diventata atto.
    https://mraprt65kxiyo.blog/2026/07/01/consummatum-est/

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  22. Gli Ortodossi non sono più scomunicati (Paolo VI - Athenagora), d'accordo, non sono in piena comunione, la Chiesa Ortodossa è definita Chiesa Sorella, allora si possono ricevere da loro i Sacramenti, sempre che loro vogliano darli? Perché a Parigi, alla cattedrale ortodossa di S. Alessandro Nevski, rue Daru, un biglietto attaccato al'antiporta avverte che i Sacramenti vengono dati soltanto dopo "adeguata preparazione". Francamente, non ci si capisce più granché, se non che la Chiesa Cattolica adesso da i Sacramenti a tutti, celebra i funerali anche per i suicidi, ma, un tempo, credo che fosse proibito (così mi diceva mia madre).

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    1. 1) L'attuale diritto canonico consente, in caso di necessità, di amministrare i Sacramenti ad acattolici o di riceverli da ministri acattolici, purché condividano la nostra fede nei Sacramenti stessi. Questa possibilità non è però reciproca.
      2) Le esequie per i suicidi sono consentite solo in quanto non è certo che il soggetto abbia conservato la volontà suicida fino all'ultimo. Qualora si tratti di suicidio effettuato per mezzo di terzi (è il caso del cosiddetto "suicidio assistito", che è un omicidio del consenziente), non sono invece permesse, perché il fatto stesso dimostra il permanere della volontà suicida fino all'ultimo istante.

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  23. Ricordano i liberali e i massoni dell’800 in Germania che avrebbero accettato l’assolutismo del re solo quando questi avesse accettato le loro proposte............
    È lo stesso comportamento di Lutero che disse che avrebbe baciato la pantofola del Papa se lui avesse accettato la sua interpretazione del Vangelo. ............
    l’atto di ordinazione del vescovo è un atto della Chiesa, in assenza diventa una setta.
    https://lanuovabq.it/it/scisma-compiuto-mueller-dalla-fraternita-uneresia-nella-prassi

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  24. La teologia simbolica ripresa da Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, e risalente a Dionigi Areopagita: ovvero nella natura soprattutto, si parla infatti di religioni naturali, e anche nella storia è possibile trovare "simboli", tracce cifrate che guidano, puntano e manifestano le indefettibili verità superiori.
    Vi è un simbolo quasi inquietante che attesta l'eclisse della figura papale, coincidente con la macabra esposizione della salma di Pio XII che scoppiò in pubblico subendo una rapidissima e imprevedibile decomposizione, si ritiene per l'imperizia dell'archiatra pontificio. A Pacelli successe uno che si scelse un nome di antipapa, a questi una figura più ambigua, equivoca e sottile, ambedue scavalcando o addirittura annullando ad elezione già avvenuta la candidatura di Siri, ambedue candidati da agenti esterni ostili alla Chiesa.
    Frange ribelli degli ultimi anni e ora la posizione pare irriducibile della fraternità evidenziano dunque in modo visibile il disconoscimento e la decomposizione della sacralità della figura papale che è avvenuta in modo altamente simbolico proprio con la deposizione della tiara papale, simbolo del triregno.
    Difficile anzi improbo presagire il decorso a venire e soprattutto i tempi e le modalità di come possa evolvere e durare questa eclisse, ho usato questo termine alludendo appunto ad un oscuramento solo temporaneo, la tiara tuttora permane infatti nello stemma pontificio.

    Gli Stati Uniti sono sotto la protezione dell’Immacolata Concezione, la chiesa cattolica più imponente del paese, anche edificio religioso più alto della capitale Washington, è proprio la Basilica dell’Immacolata Concezione a Washington, Santuario Nazionale USA e appunto custode odierno della Tiara papale simbolo del Triregno, nona chiesa per dimensioni al mondo. La Cupola della Trinità ha dimensioni praticamente uguali alla Cupola del Campidoglio, associata al potere civile degli Stati Uniti. La consacrazione degli USA alla Immacolata Concezione risale al 1792, venne ribadita nel 1846 e riconosciuta poi nel 1847 da Pio IX nel 1847 che proclamò poi il Dogma nel 1954. La chiesa ospita oltre ottanta cappelle con immagini delle Madonne a vario titolo venerate nel mondo.

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    1. Il fatto che la tiara stia a Washington non sarà simbolo della sottomissione del Papato all'impero americano?

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  25. A proposito del decreto di scomunica di ieri dicono Robert Siscoe and John Salza su @TradAnswers: "The decree was carefully worded to declare that the bishops incurred excommunication (thereby adding juridical effects) while only stating that priests are in schism (objectively) and "subject to" excommunication without declaring that they actually incurred it." e poi: "The reason the decree was worded as it was, is because the Church can't declare that someone incurred excommunication ipso facto without investiging the facts and establishing subjective guilt and contumacy. No investgation was performed on the priest or laity. Therefore, etc"..

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  26. Gioia grande di non far parte della setta sinodale, la quale tenta di distruggere la Chiesa Cattolica e non di sicuro dai tempi del Concilio Vaticano II, ma da ben prima. Da sempre. Satana contro Cristo.

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    1. Sono secoli che falsi convertiti giudei cercano di distruggerla dall'interno, ma non potranno mai riuscirvi.

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  27. Com'era prevedibile, lo scisma (che già sussisteva) si è fissato in modo definitivo. Con quelle premesse non poteva andare diversamente: l'unica possibilità di riconciliarsi ammessa dai lefebvriani è che il Papa faccia ciò che dicono loro; davvero un bell'esempio di fedeltà alla Tradizione!
    Non avendo il mandato pontificio, hanno manomesso perfino il rito di ordinazione dei vescovi inventandosi il testo liturgico; altro bell'esempio di fedeltà alla Tradizione!
    Quando si vive per cinquant'anni immersi in contraddizioni patenti, sforzandosi di risolverle con acrobazie intellettuali, si finisce col fare il contrario di ciò che si dice... ma per "salvare la Chiesa"!

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  28. Dato che ritornano continuamente la stesse logore obiezioni, ripetute da decenni, ribadiamo per l'ennesima volta che la scomunica "latae sententiae" per l'ordinazione di vescovi senza mandato pontificio è prevista dal diritto canonico; non è una questione di interpretazione. Che quello della Fraternità sia un atto intrinsecamente scismatico è stato stabilito da Giovanni Paolo II; i pareri di singoli canonisti non possono prevalere sul pronunciamento di un papa.
    Il fatto, poi, che nella Chiesa attuale si commettano abusi gravissimi non autorizza a commettere altri gravissimi abusi. Non si tratta soltanto di ordinazioni episcopali illecite, ma di tutta un'attività pastorale svolta senza alcun mandato, con l'esercizio di un'autorità abusiva su fedeli sui quali non si ha giurisdizione.
    Non nego di certo che quanti occupano la Sede Romana diano continuamente scandalo a fatti e a parole, ma questo non rende leciti comportamenti illeciti. Oltretutto i lefebvriani indottrinano i fedeli con tecniche da setta e li isolano dal resto della Chiesa, proibendo loro di ricevere i Sacramenti da altri sacerdoti, compresi i membri di istituti tradizionali approvati dalla Santa Sede; è una pretesa di un'arroganza intollerabile.
    I loro adepti, purtroppo, molto difficilmente potranno aprire gli occhi sulla pura e semplice realtà, vittima come sono di una propaganda settaria. Quando si è costretti a ricorrere a molteplici artifici argomentativi per giustificare una contraddizione evidente tra ciò che si dice (riconoscimento formale del Papa) e ciò che si fa (indipendenza assoluta dalla sua autorità), è chiaro che qualcosa non funziona, ma chi è accecato non se ne rende conto.

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