Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 4 aprile 2026


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la Passione della Chiesa

 

Chi ama sinceramente la Chiesa non riesce a stare in pace nello scenario attuale. La familiarità con Dio gli conferisce un acume che gli permette di spingere lo sguardo al di là della superficie di fatti e discorsi. Mentre gli altri si rallegrano, per un motivo o per l’altro, sente al contrario crescere in sé una smisurata sofferenza che, a tratti, gli dà l’impressione che il cuore non batta più. L’unica realtà che lo tenga in vita è la certezza assoluta dell’indefettibile amore con cui il Signore si prende cura della propria Sposa, congiunta all’incrollabile fede nella veracità delle Sue promesse: portae inferi non praevalebunt (Mt 16, 18).

Chi è l’Anticristo?

A metà del mese scorso un magnate dell’informatica, Peter Thiel, è volato a Roma per tenervi un seminario su un tema prettamente teologico. La completa mancanza di competenza in tal campo non ha certo costituito un problema, visto che si è trattato di una forma di becera propaganda: a dispetto della severa consegna del segreto imposta agli invitati, è trapelato – a bella posta? – che l’Anticristo, campione di quanti si oppongono al progresso digitale, sarebbe, stando al nostro guru, il presidente cinese, mentre il katéchon (colui che trattiene le forze del male) andrebbe identificato col collega americano, alla cui campagna il suddetto ha fornito mezzi e denaro.

Il fatto è che Thiel, con la sua società Palantir, equipaggia l’esercito e i servizi segreti dello Stato criminale che, a Gaza, ha effettuato lo sterminio di almeno settantamila civili; malgrado il cessate-il-fuoco, il genocidio prosegue per mezzo di droni che, grazie alla cosiddetta intelligenza artificiale, da lui gestita, falciano indistintamente uomini, donne, vecchi e bambini. Anticristo, semmai, sarà lui coi compari in affari; davvero una bella compagnia, legata com’è a Epstein. Difficile distinguere tra ricattati e ricattatori, ma è certo che la Palantir controlla mezzo mondo; grande risorsa la tecnologia – per chi vuol dominare il pianeta!

Interferenze ecclesiali

Dispiace che, fra i selezionatissimi uditori, ci fossero sacerdoti, religiosi e giovani tradizionalisti, i quali sono stati caldamente incoraggiati ad assistere a una Santa Messa celebrata nella parrocchia romana di rito antico. Superfluo rammentare che i ministri di detta chiesa non possono filtrare chi vi entra in occasione dei riti e non sono certo conniventi; ciò che disturba è l’aver associato la Messa tradizionale a un’iniziativa organizzata da uno gnostico, “sposato” con un uomo, che s’è comprato una figlia concepita in provetta e portata da un utero affittato. I partecipanti di asserita fede cattolica non erano al corrente di tutto questo, nell’era della Rete onnisciente?

Cos’hanno a che fare cattolici con un movimento che mescola allegramente apocalittica protestante, sionismo militante e finanza ultraliberista? Non è certo una prova di fedeltà alla Chiesa, oltretutto, andare ad ascoltare uno che ha sbattuto perfino il Papa nel novero degli anticristi perché ha espresso qualche riserva riguardo all’intelligenza artificiale (locuzione – sia detto en passant – del tutto priva di senso). Come in un meccanismo a orologeria, è “casualmente” rispuntata una vecchia foto in cui, giovane prete, è coinvolto in un rito pagano spacciato per pratica di inculturazione e – ciò che è ben peggio – il caso del prete peruviano accusato di abusi su minori che, da vescovo, Prevost non ha perseguito in modo adeguato e, da papa, ha dispensato dallo stato clericale, così che il procedimento canonico è stato sospeso… cosa che, peraltro, non impedisce al reo di celebrare pubblicamente.

Conciliazione degli opposti?

Il problema non è tanto che nei convegni missionari tenutisi negli anni Ottanta in America Latina si sia visto di tutto, quanto il fatto che, in tempi recenti e recentissimi, chierici incolpati di gravissimi delitti sian stati vergognosamente coperti. La storia di padre Lute grava come un macigno su questo pontificato; perciò risulta ancor più inquietante che Leone inviti i vescovi francesi a non escludere dalla misericordia i sacerdoti colpevoli di abusi, pur prendendosi cura delle vittime. In realtà punire i malfattori è il principale modo con cui ad esse si rende giustizia ed è espressione di misericordia anche per quelli, che scontano in questa vita parte della pena che dovranno espiare nell’altra. Non solo, ma la misericordia non è pretesto di impunità; la severità della pena, viceversa, è un salutare deterrente e previene perciò ulteriori crimini.

Qui, invece, siamo ancora in quella disposizione mentale (tipicamente bergogliana) con cui si tenta di conciliare gli opposti: santità del sacerdozio e depravazione morale, carità evangelica e lassismo assoluto, giustizia per tutti e connivenze da cosca mafiosa… Il medesimo approccio pare guidare il proposito di sanare le ferite causate dalle divisioni liturgiche, la cui responsabilità è implicitamente rigettata – guarda caso – su coloro che rimangono attaccati all’antico rito, anziché su quanti li tengono segregati. I paria della Tradizione, nondimeno, van generosamente accolti, in modo che due modelli di culto e di vita cristiana orientati in senso contrario convivano indifferentemente, con buona pace dei loro presupposti inconciliabili e la giustapposizione di realtà contraddittorie.

Inversione della realtà

Perché, d’altra parte, non si dovrebbero ammettere i tradizionalisti, se il Papa, dopo aver pregato a fianco di un massone circonciso che si considera capo della “Chiesa inglese”, scrive una lettera di felicitazioni a una squilibrata abortista che si considera arcivescovo e sta per esser da lui ricevuta? In questo circo c’è posto per tutti, compresi gli animali esotici in tonaca e tricorno. Non sarebbe poi una grossa sorpresa se, in questo bailamme, ci scappassero pure ordinazioni episcopali scismatiche diventate miracolosamente lecite, visto che un proxy kazaco del regime continua compulsivamente a difenderle, fino ad accusare di fomentare divisione gli istituti tradizionali regolarmente approvati dalla Santa Sede, i cui sacerdoti esercitano il ministero in modo del tutto legittimo. La realtà è proprio invertita: chi obbedisce al Papa è screditato, mentre chi, per principio o di fatto, ne rigetta l’autorità viene esaltato in nome di un’idea di unità che abolisce il principio di non-contraddizione.

Il Sarto ashkenazita, a quanto pare, ha ricevuto l’ordine di avviare la soluzione finale per i cattolici tradizionali, condannati o a rinchiudersi nel ghetto o a scomparire. La setta lefebvriana (d’ora in poi così denominata per rispetto di san Pio X) è stata probabilmente finanziata e favorita in vista di tale subdolo esito. Essa, tuttavia, non differisce di molto da quella anglicana: sono rami che si son recisi dall’albero e, di conseguenza, non ricevono più la linfa. Che l’uno, dopo cinque secoli, sia quasi del tutto seccato e l’altro, dopo cinquant’anni, appaia ancora verdeggiante, cambia poco: fuori del Corpo Mistico, presto o tardi, si avvizzisce, per quanto ci si pari di illegittimi ornamenti. Con l’aiuto di Dio, rimaniamo saldamente all’interno, senza sgomentarci perché non è ancora terminata la Passione della Chiesa terrena: il giorno della Risurrezione si avvicina.

Il Signore risorto ricolmi di consolazione quanti appartengono alla Sua unica Chiesa.


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