Fede o propaganda?
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! (Mt 23, 13).
Chi non è con me è contro di me (Mt
12, 30).
A dolore s’aggiunge dolore: non soltanto un’aggregazione religiosa non
riconosciuta, i cui sacerdoti esercitano il ministero in modo illecito, sta per
cristallizzare definitivamente il suo stato di scisma in nome d’una fedeltà
alla Tradizione che sa molto di protestante, ma anche diverse voci autorevoli
del movimento tradizionalista hanno approvato quel passo senza ritorno, seppure
con argomentazioni che hanno del ridicolo, con il potenziale effetto di
incoraggiare tanti fedeli a separarsi dal Corpo Mistico con l’adesione a
quell’organizzazione, la quale intende conservare la propria esistenza in una
completa indipendenza dalla legittima autorità ecclesiastica (cosa che, nella
Chiesa, non è ammissibile). Così non si ottiene altro risultato che quello di
frantumare il fronte della resistenza cattolica e di spingerla in gran parte in
un ghetto separato, a solo vantaggio dei nemici di Cristo.
Confutazione delle sciocchezze
L’idea che una scomunica potrebbe in qualche modo non essere
valida perché chi vi incorre non ha l’intenzione di commettere il delitto che
commette è un errore talmente grossolano che chi l’afferma è o accecato o in
malafede. Nel diritto valgono gli atti esterni, non gli atti interni. Per
esempio, non mi si può incriminare perché ho la segreta intenzione di derubare
qualcuno, ma solo perché ho per lo meno attentato ai suoi beni o manifestato la
decisione di farlo. Una volta posto l’atto esterno, viceversa, non posso
giustificarmi dichiarando che non avevo l’intenzione di privare ingiustamente
il prossimo di qualcosa che gli appartiene, a meno che non stessi morendo di
fame. Ciò che conta è dunque l’atto concreto, verificabile, del quale devo
rispondere in giudizio per il semplice fatto di averlo compiuto; se ci sono
attenuanti, le devo provare.
Altra osservazione elementare: l’intenzione soggettiva per cui uno
commette un atto oggettivamente illecito non ne modifica la natura di atto
illecito; altrimenti ognuno sarebbe autorizzato a fare qualsiasi cosa in nome delle
proprie intenzioni personali. Se, dopo aver invano chiesto aiuto, prendo un
pollo per non morire di fame, commetto un atto lecito in quanto volto ad
assicurare la mia sopravvivenza. Le circostanze possono così determinare la
qualità morale di alcuni atti, ma ci sono pur sempre atti che non sono mai
leciti (ad alcun soggetto, in alcun caso e per alcun motivo) e che nessuna
situazione contingente può rendere leciti. Tale è il caso dell’ordinazione di
vescovi contro il volere del Papa, la quale costituisce una disobbedienza
talmente grave da comportare di per se stessa una rottura della comunione
gerarchica e, quindi, dell’unità della Chiesa.
La scusante addotta è che quell’atto sarebbe indispensabile ai fini
della sopravvivenza della Chiesa Cattolica, altrimenti minacciata di estinzione
per il venir meno della fede e del sacerdozio. Credere a simile bestialità
significa non avere la fede, ma pensare che la conservazione dell’opera di
Cristo dipenda soltanto da azioni umane. Dio vuole che cooperiamo con la
grazia, non che ci sostituiamo ad essa, come se la Provvidenza non potesse fare
a meno delle nostre iniziative. Chi consacra vescovi in disaccordo col Papa,
pensando di garantire così la persistenza della Chiesa, di fatto dà vita ad una
sorta di Chiesa parallela che funziona in modo del tutto indipendente dall’autorità
ecclesiastica; non significa nulla riconoscere il Papa a parole, se nei fatti si
agisce in tutto e per tutto come se il Papa non esistesse.
Curiose affinità
Chi difende la sciagurata decisione della Fraternità San Pio X
dovrà render conto a Dio delle anime che, anche per colpa sua, si saranno
separate dal Corpo Mistico, esponendosi così alla dannazione eterna. Che
singoli individui siano eventualmente scusati dall’errore invincibile, indotto
mediante un indottrinamento settario e la manipolazione mentale, non
costituisce un’attenuante: un Pastore autentico, infatti, ha il preciso dovere
di fare quanto gli è possibile per convincerli a cambiare idea, anziché
confermarli nell’errore. Chi gioca con i sofismi non merita alcuna fiducia,
poiché confonde le menti dei semplici e le costringe a cedere sotto il peso di
un’erudizione mistificatrice, alla quale non sono in grado di ribattere per
mancanza di strumenti e di conoscenze. È esattamente ciò che facevano i farisei
per mantenere il proprio abusivo potere sulla gente comune.
Questo modo di procedere dà l’impressione che, nella Chiesa e nel
mondo, vi siano degli “eletti” convinti di non dover rispondere a nessuno delle
proprie azioni in quanto superiori ad ogni legge, umana e divina. Se però chi
incorre in una censura ecclesiastica (nella fattispecie, la più grave, cioè la
scomunica) si sente autorizzato a non prenderla in considerazione perché
ritiene di avere buone ragioni per considerarla invalida, salta l’intero ordine
giuridico e ognuno è libero di far quel che gli pare: così è il caos totale. In
ambito geopolitico, il problema è analogo: se il diritto internazionale è
trattato come carta straccia e vengono sistematicamente calpestate le più
elementari norme morali, è la guerra di tutti contro tutti. L’arbitrio di
pochi, legittimato con accuse che sono pure menzogne, si riserva allora il diritto
di causare immani distruzioni e inenarrabili sofferenze.
I conflitti militari rispondono alla logica di competizioni
energetiche ed economiche, in funzione dell’accaparramento di risorse e per
interessi immobiliari: si colpisce per ottenere il controllo delle forniture e
si distrugge per ricostruire. I politici sono letteralmente tenuti per i
testicoli da una cricca di banchieri aschenazisti che da secoli si arricchisce
a dismisura sulla pelle dei popoli massacrati da guerre e rivoluzioni; essi
mirano a instaurare il regno di Lucifero e, a tale scopo, devono eliminare o indebolire
la Chiesa Cattolica, unico valido baluardo contro le loro mire. Dopo aver preso
il controllo dei suoi vertici con la svolta conciliare, vogliono annientare la
resistenza interna inducendola ad autoesiliarsi, così che sgombri il campo in
vista della “soluzione finale”. Altrimenti, che interesse avrebbero a
finanziare scismatici e dissidenti?
Strategia della divisione
Che siano sacerdoti sedicenti cattolici a prescrivere ai fedeli di
saltare la Messa di precetto, qualora non possano recarsi alla loro, o
un’invasata protestante che non è neppure cristiana a incitare il capo della
maggiore potenza mondiale a colpire un presunto nemico da cui non ha ricevuto
alcun torto, si tratta di individui che calpestano i Comandamenti divini in
nome di un’ideologia settaria, cioè di un messianismo distorto con cui si sono
autoeletti salvatori della Chiesa o del mondo. I fondamentalisti americani
(molti dei quali, per inciso, non credono né nella Trinità né nella divinità di
Cristo) non sono poi molto diversi, all’atto pratico, da quei tradizionalisti
che condannano e rigettano il corpo ecclesiale nella sua totalità come se fosse
irrimediabilmente corrotto in ogni suo singolo membro: l’avversario da
combattere senza pietà, per gli uni e per gli altri, è chiunque non sia dei
loro e non ne sposi acriticamente l’allucinata dottrina.
Del resto è una vecchia strategia quella di dividere l’umanità in due fronti contrari, ognuno dei quali descrive quello opposto come il diavolo incarnato, così da spingere la gente a rifugiarsi nell’uno per scappare dall’altro; le somiglianze rilevate tra l’ambito religioso e quello geopolitico non son quindi così peregrine. A parte la Fraternità San Pio X, che sui temi caldi lascia parlare i laici, altri gruppi tradizionalisti sono filosionisti e filoamericani sfegatati. Qui, però, non c’è alcuna linea tracciata nella sabbia rispetto alla quale si debba prender posizione, o di qua o di là: qui c’è solo la Chiesa di Cristo, una, santa, cattolica, apostolica e romana, dentro la quale ti salvi, fuori della quale ti danni. La scelta è già fatta, fin dall’inizio. Il resto è propaganda.
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