Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 30 agosto 2025


Infiltrati



Guai a voi che chiamate male il bene e bene il male! (Is 5, 20).

Se qualcuno temeva di annoiarsi dopo la scomparsa di Bergoglio, deve decisamente ricredersi: tutto va avanti tranquillamente come da copione. A parte lo stile più dignitoso e i bei discorsi rassicuranti, gli atti del nuovo Papa non mostrano alcuna sostanziale discontinuità con l’azione del predecessore: le nomine episcopali, la Messa per il creato, l’illegale inserimento di un’altra donna al vertice del dicastero per i religiosi, il permesso accordato ai sodomiti di trasformare la basilica di San Pietro in palcoscenico per la loro propaganda, il favore espresso a un raduno di scismatici ed eretici che ha incluso psicopatiche mascherate da preti e vescovi, così come tante altre scelte più o meno visibili non ci lasciano alcuna illusione, da cui, peraltro, ci siamo ben guardati fin dal giorno dell’elezione. Neanche le allocuzioni giubilari rivolte a varie categorie di persone valgono a dissipare la fitta nebbia di quell’antropocentrismo che da sessant’anni impregna la Chiesa.

Basta prenderci in giro

A voler essere onesti, non è un semplice problema di tendenze o accentuazioni diverse che, in un artificioso gioco dialettico, oppongano conservatori e progressisti, come se la vita della Chiesa fosse assimilabile al dibattito politico: qui si tratta di un’altra religione che, in virtù di una pretesa nuova Pentecoste, ha sostituito il Sacrificio redentore – e la conseguente necessità di associarvisi con la conversione e la penitenza – con una confusa ideologia umanitaria che, negando di fatto il dogma del peccato originale, considera tutti gli uomini naturalmente buoni, ma bisognosi soltanto di essere istruiti con buone idee di tipo socioculturale. La tensione (peraltro apparente) è tra due visioni della stessa rivoluzione, la quale, facendo dell’uomo Dio, fa del libero esame e della volontà propria, al posto dell’obbedienza a Lui e a chi legittimamente Lo rappresenta, il criterio ultimo e definitivo di discernimento e di azione.

Il movimento ecumenico, nato nel 1925 ad opera di un luterano e prontamente condannato da Pio XI nell’enciclica Mortalium animos, partì proprio dall’idea che i cristiani dovessero metter da parte le divergenze dottrinali e unirsi nell’impegno a favore dei poveri e della pace. Tale idea, che rende superflua l’adesione alla verità rivelata e punta unicamente sull’attività umana avulsa dalla grazia, ha poi trionfato in casa cattolica dopo l’ultimo concilio e, nella lettera inviata da Prevost al convegno commemorativo di Stoccolma, è consacrata a chiare lettere. Smettiamola dunque, una buona volta, di prenderci in giro: i tradizionalisti entusiasti del nuovo pontificato non sanno forse leggere? o cosa sperano di ottenere dal presunto nuovo corso? una gabbietta un po’ più larga allo zoo? Chi ha invitato il presidente della cei a presiedere i Vespri solenni del pellegrinaggio di Ottobre non è al corrente del suo sfegatato appoggio allo sdoganamento della sodomia e alla legalizzazione dell’omicidio?

Un sospetto sta diventando sempre più una certezza: tante realtà e iniziative legate alla Tradizione sono strumenti di controllo e manipolazione di quella frangia che nella Chiesa non si rassegna ad abbandonare la vera religione per speciose ragioni di “unità” e “comunione”. Non è affatto una questione di mera sensibilità: è l’irriducibile volontà di rimanere cattolici a qualunque costo, per la salvezza propria e dell’umanità. Chi si lascia catalogare come tradizionalista e rinchiudere in una casella ideologica ha perso la battaglia in partenza; noi rivendichiamo invece il puro e semplice diritto di essere cattolici come lo sono stati i nostri padri e i Santi di ogni epoca. Lo sforzo di conciliare gli opposti è un tipico esercizio della gnosi hegeliana, che ci è del tutto aliena e che respingiamo con tutte le forze, quand’anche si presenti paludata di pizzi e avvolta da nubi di incenso; perciò non cediamo di un passo, in cambio di qualche nocciolina, a chi promuove l’indifferentismo e l’immoralità.

Esempi concreti

C’è chi, dopo aver inveito per anni contro Bergoglio, ci sta ora consegnando al successore come pecore avviate al macello, ma felici e giulive perché finalmente «la Chiesa sta ripartendo», così da farci ingoiare col sorriso cose che, prima, mai avremmo accettato. C’è il monsignore pugliese che da un decennio raduna preti per incantarli con vuote promesse d’azione, soffocando così ogni iniziativa efficace. C’è il professore di storia che, avventuratosi arditamente nel campo della teologia e della morale, influenza chierici e fedeli spacciandosi per paladino della Tradizione cattolica ma lavora per l’alta finanza aschenazista, come dimostra la vergognosa campagna propagandistica a favore di quegli intrugli che stan facendo migliaia di invalidi e di morti. C’è il sito dei fustigatori di costumi che non possono tacere e, al contempo, portano avanti una scandalosa apologia della sodomia. Si potrebbe continuare a lungo, ma non vogliamo fermarci ai singoli casi.

Un grande contenitore (da cui proviene il primo elemento citato, così come molti sacerdoti di stampo conservatore o tradizionalista) è il movimento dei liberati in comunione, che si è rivelato – e, nei giorni scorsi, confermato – emanazione della mafia finanziaria. L’idea che si sia pervertito per colpa di chi è succeduto al fondatore alla sua guida è probabilmente una manovra mirante a scagionare il secondo, che diede alla sua creatura un’impronta indelebile e il cui pensiero non è affatto cattolico, è bensì un’ideologia esistenzialista che in seno alla Chiesa, certo, ha arginato quella socialista, ma è solo – come già accennato – l’altra faccia della medesima medaglia. Il movimento, ad ogni modo, sostiene sfacciatamente quel criminale che, a colpi di decreto, ha rovinato la salute della popolazione italiana: esso rischia così di incorrere a sua volta nella maledizione pubblicamente scagliata contro di lui il 6 Gennaio 2022; i bene informati conoscono il suo attuale stato di salute.

Reazione degna di cattolici

San Tommaso insegna che è lecito chiedere a Dio la rovina temporale di qualcuno in vista di un bene (sub ratione boni; S. Th., II-II, q. 76, art.1, resp.), come la sua conversione o la protezione di altri; non pare però che, finora, il soggetto in questione abbia recepito la lezione, visto che, pur essendosi ritirato da ogni carica pubblica, continua a divulgare, almeno in quelle rare occasioni in cui ricompare come l’ombra di se stesso, le indicazioni dei banchieri per cui ha lavorato. A sua discolpa occorre osservare che non sono stati certo i gesuiti, dai quali ha studiato, a insegnargli la sana dottrina cattolica, ma all’appressarsi della morte bisogna pur decidersi a impararla, se si vuole evitare l’Inferno. Come ci ha spinto a pregare per la salvezza dell’anima di Bergoglio, la carità ci spinge a pregare anche per la salvezza della sua, dato che, per grazia di Dio, conosciamo il rischio spaventoso cui si espone chi si è messo a servizio del nemico.

Con le medesime disposizioni raccomandiamo alla misericordia del Signore tutti coloro che si sono incistati nell’ambiente della Tradizione per inquinarlo, dividerlo e renderlo inoffensivo. Un’ulteriore convergenza consiste nel loro assoluto silenzio circa il genocidio che è in corso a Gaza, silenzio che corrisponde a quello, inspiegabile (ma fino a che punto?), del supremo Pastore. Una vistosa eccezione è rappresentata dall’editore, già membro della setta neocatecumenale, che un bel giorno si è “scoperto” tradizionalista, come pure dalla dottoressa resasi famosa per l’opposizione ai “vaccini”: in questo caso, però, si tratta di un incondizionato appoggio allo Stato terrorista che occupa la Terra Santa, appoggio spinto fino a grottesche dichiarazioni miranti a giustificarne a tutti i costi l’operato. Anche questi sionisti infiltrati rischiano di farsi maledire – per il loro bene eterno, ovviamente – a motivo della loro doppiezza; per ora, tuttavia, ci limitiamo a boicottarli.

 

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