Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 5 settembre 2026


Il rinnovamento della Liturgia

 

Quando si altera l’essenza di un ente, quell’ente smette di esistere in quanto tale e diventa un’altra cosa. Se si altera l’essenza della Liturgia, essa smette di esistere in quanto Liturgia e si trasforma in qualcos’altro. Questo è quanto accaduto con la Liturgia cattolica: quella avviata alle fine degli anni Sessanta non è stata affatto una riforma, bensì un totale rifacimento dei riti e dei testi secondo princìpi nuovi e sostanzialmente estranei in quanto d’ispirazione protestante. Al culto da rendere a Dio tramite il ministro ordinato si è sostituita un’occasione d’incontro di comunità che, a parole, si identificano nella fede e nella carità ma, di fatto, sono regolate da dinamiche puramente sociologiche.

Il Signore, non volendo lasciare la Sposa priva della grazia, non ha certo permesso che i Sacramenti fossero resi invalidi; ciononostante, il quadro interpretativo e celebrativo è talmente cambiato che la loro efficacia risulta compromessa. A lungo andare la fede stessa, espressa com’è dalla lex orandi, si è profondamente pervertita, trasformandosi in congerie di opinioni variabili secondo gli individui e le loro esigenze soggettive in funzione del benessere emotivo: questa, però, non è più la fede rivelata, dando alla quale l’assenso interiore l’uomo si sottomette a Dio e aderisce al tempo stesso alle realtà oggettive manifestate dagli enunciati dottrinali.

Uno sguardo alla situazione reale

Se queste considerazioni di ordine metafisico suonano ostiche a un clero intellettualmente deformato dalla dismissione della ragione nel trattare materie teologiche, volgiamoci alla considerazione delle concrete condizioni della Chiesa. Il crollo della pratica religiosa (ulteriormente dimezzata dall’empia sottomissione della Chiesa agli Stati decretata nel 2020) nonché delle vocazioni sacerdotali e religiose (per non parlare della qualità delle poche rimaste), la proscrizione della fede dagli spazi pubblici e la scomparsa dei cattolici dall’agone politico, la degenerazione morale di una società che corrompe i bambini sopravvissuti al massacro di Stato… e si potrebbe continuare.

Cosa c’entra la Liturgia? – domanderà qualcuno. Il culto cattolico sorregge il mondo, impedendogli di sprofondare negli abissi infernali come meriterebbe; esso è infatti il mezzo con cui il Salvatore ha voluto perpetuare la propria opera di redenzione, in modo tale che i suoi effetti permangano in ogni tempo e si espandano in ogni luogo. Crollato il culto cattolico, è venuto meno l’argine che tratteneva le forze demoniache, che han così potuto travolgere l’umanità nel loro immondissimo fiume, come lo chiama Leone XIII nel suo celebre Esorcismo. Grazie a Dio, non è un crollo completo, visto che il Santo Sacrificio continua ad essere offerto, benché in una forma inadeguata.

Le ragioni del ritorno all’antico

Coloro che, nella Chiesa, propugnano la restaurazione del culto agiscono dunque nell’interesse della Chiesa tutta e dell’umanità intera. Non si tratta affatto di nostalgici (considerata l’età media) né tanto meno di esteti dalla particolare sensibilità, bensì di cattolici che hanno riscoperto la vera Liturgia, quella trasmessaci dall’antichità cristiana anziché quella inventata a tavolino da un massone con il concorso di eretici calvinisti. Deformare l’immagine dei dissenzienti in modo caricaturale al fine di screditarli davanti all’opinione pubblica è metodo tipico dei regimi totalitari, fra i quali si annovera a pieno titolo, purtroppo, quello instauratosi nella Chiesa Cattolica dopo l’ultimo concilio.

Poiché il Pontefice regnante ha ritenuto opportuno illustrarci per l’ennesima volta la Sacrosanctum Concilium, si rende necessaria una precisazione: la cosiddetta riforma liturgica non rappresenta per niente l’applicazione delle indicazioni in essa espresse, dato che queste ultime furono attuate nel 1965 con la pubblicazione di un Messale leggermente modificato e quasi integralmente (ben oltre quanto raccomandato) tradotto nelle lingue volgari. Il Messale promulgato – ne siamo certi? – nel 1969 non corrisponde affatto a quanto richiesto dall’assise conciliare ma costituisce un artefatto integralmente nuovo, che ricorda da vicino il cosiddetto Messale di Cranmer.

D’altra parte non era possibile manomettere sostanzialmente il Messale di san Pio V (a parte il grave stravolgimento delle rubriche e del calendario operato da Roncalli): la bolla di promulgazione Quo primum tempore, infatti, esclude perentoriamente che alcuno possa esser costretto a modificarlo e che la bolla stessa possa esser revocata ullo unquam tempore, cioè mai; si tratta pertanto di un atto pontificio irreformabile, come una definizione dogmatica. Ciò posto, l’unica possibilità rimasta ai novatori era quella di elaborare di sana pianta un nuovo rito, cosa che hanno puntualmente fatto ai danni del culto cattolico, così odiato da Satana e da chi lo serve.

La reale situazione giuridica

Il medesimo san Pio V conferisce ad ogni sacerdote cattolico piena facoltà, senza limiti di sorta, di usare il Messale da lui promulgato, il quale, perciò, non può essere in alcun modo proibito. Montini commise un enorme abuso di potere imponendo l’obbligo di celebrare secondo il Messale da lui edito, abuso reiterato da Bergoglio con il Traditionis custodes, documento peraltro nullo perché confonde l’oggetto del dispositivo di legge: in un articolo è il Messale del 1962; in un altro, quello antecedente al Messale del 1969 (che, come appena visto, non è quello del 1962, bensì quello del 1965). Quanti sono avvezzi a manipolare la storia finiscono col convincersi delle proprie stesse menzogne.

Nessuno al mondo, in conclusione, può vietare a un sacerdote cattolico di celebrare col Messale di san Pio V – forse con quello di Giovanni XXIII, ma non è un problema. Al sacerdote si può toglier di certo l’incarico, ma non si può assolutamente impedirgli di celebrare nelle chiese libere et licite (in quibusvis Ecclesiis absque ullo conscientiae scrupulo, aut aliquarum poenarum, sententiarum et censurarum incursu). Qualunque divieto in proposito è un abuso che fa incorrere chi lo commette nell’ira di Dio onnipotente e dei santi apostoli Pietro e Paolo; per chi vede in modo soprannaturale (ossia reale), è ben peggio dell’ira dei superiori.

Supplica al Papa

Beatissimo Padre, con tutto il rispetto dovuto alla Sua altissima carica, ci permettiamo di segnalarLe che nella Messa tradizionale i fedeli non sono affatto né muti né passivi. Essi partecipano all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente; sono formati dalla Parola di Dio; si nutrono alla mensa del Corpo del Signore; rendono grazie a Dio; offrendo la Vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con lui, imparano a offrire sé stessi. I sacerdoti si adoperano inoltre affinché di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro (cf. SC 48), dissuadendoli con tutte le forze da derive scismatiche.

La ricchezza dei testi biblici e liturgici è perfettamente disponibile tramite i messalini, che riportano traduzioni generalmente più fedeli e sono esenti dalle estemporanee trovate di qualche funzionario della conferenza episcopale. L’ordinamento celebrativo è estremamente lineare, visto che, dopo averli istruiti, proietta sia il ministro che i fedeli verso la consacrazione e la comunione, mantenendoli in costante quanto diretto dialogo con Dio Padre. I ritocchi e gli adattamenti che nel tempo appaiano opportuni non possono mutare l’essenza della Liturgia, analogamente a quanto mirabilmente esposto da san Vincenzo di Lerino a proposito dello sviluppo organico del dogma (cf. Commonitorium, 23).

La supplichiamo pertanto di voler riconsiderare le restrizioni imposte dal Suo predecessore, che poggiano su informazioni non rispondenti al vero. I sacerdoti e i fedeli legati alla Tradizione non sono altro che cattolici che, per pura grazia, hanno riscoperto un tesoro al quale non intendono rinunciare per alcun motivo al mondo: dopo aver ritrovato il genuino e pieno culto divino, non si può tornare indietro. AssicurandoLe filiale obbedienza in ciò che è lecito e legittimo, siamo certi che non disdegnerà quest’umile espressione di amore a Cristo e alla Chiesa, amore che ci spinge a operare per la salute della Sposa nella sua componente terrena nonché per l’evangelizzazione e la salvezza di tutti gli uomini.


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