Il rinnovamento della Liturgia
Quando si altera l’essenza di un ente, quell’ente smette di
esistere in quanto tale e diventa un’altra cosa. Se si altera l’essenza della
Liturgia, essa smette di esistere in quanto Liturgia e si trasforma in
qualcos’altro. Questo è quanto accaduto con la Liturgia cattolica: quella
avviata alle fine degli anni Sessanta non è stata affatto una riforma, bensì
un totale rifacimento dei riti e dei testi secondo princìpi nuovi e
sostanzialmente estranei in quanto d’ispirazione protestante. Al culto da
rendere a Dio tramite il ministro ordinato si è sostituita un’occasione
d’incontro di comunità che, a parole, si identificano nella fede e nella carità
ma, di fatto, sono regolate da dinamiche puramente sociologiche.
Il Signore, non volendo lasciare la Sposa priva della grazia, non
ha certo permesso che i Sacramenti fossero resi invalidi; ciononostante, il
quadro interpretativo e celebrativo è talmente cambiato che la loro efficacia
risulta compromessa. A lungo andare la fede stessa, espressa com’è dalla lex orandi, si
è profondamente pervertita, trasformandosi in congerie di opinioni variabili
secondo gli individui e le loro esigenze soggettive in funzione del benessere
emotivo: questa, però, non è più la fede rivelata, dando alla quale l’assenso
interiore l’uomo si sottomette a Dio e aderisce al tempo stesso alle realtà
oggettive manifestate dagli enunciati dottrinali.
Uno sguardo alla situazione reale
Se queste considerazioni di ordine metafisico suonano ostiche a un
clero intellettualmente deformato dalla dismissione della ragione nel trattare
materie teologiche, volgiamoci alla considerazione delle concrete condizioni
della Chiesa. Il crollo della pratica religiosa (ulteriormente dimezzata
dall’empia sottomissione della Chiesa agli Stati decretata nel 2020) nonché
delle vocazioni sacerdotali e religiose (per non parlare della qualità delle
poche rimaste), la proscrizione della fede dagli spazi pubblici e la scomparsa
dei cattolici dall’agone politico, la degenerazione morale di una società che
corrompe i bambini sopravvissuti al massacro di Stato… e si potrebbe
continuare.
Cosa c’entra la Liturgia? – domanderà qualcuno. Il culto cattolico
sorregge il mondo, impedendogli di sprofondare negli abissi infernali come meriterebbe;
esso è infatti il mezzo con cui il Salvatore ha voluto perpetuare la propria
opera di redenzione, in modo tale che i suoi effetti permangano in ogni tempo e
si espandano in ogni luogo. Crollato il culto cattolico, è venuto meno l’argine
che tratteneva le forze demoniache, che han così potuto travolgere l’umanità nel
loro immondissimo fiume, come lo chiama Leone XIII nel suo celebre Esorcismo.
Grazie a Dio, non è un crollo completo, visto che il Santo Sacrificio continua
ad essere offerto, benché in una forma inadeguata.
Le ragioni del ritorno all’antico
Coloro che, nella Chiesa, propugnano la restaurazione del culto
agiscono dunque nell’interesse della Chiesa tutta e dell’umanità intera. Non si
tratta affatto di nostalgici (considerata l’età media) né tanto meno di
esteti dalla particolare sensibilità, bensì di cattolici che hanno
riscoperto la vera Liturgia, quella trasmessaci dall’antichità cristiana
anziché quella inventata a tavolino da un massone con il concorso di eretici
calvinisti. Deformare l’immagine dei dissenzienti in modo caricaturale al fine
di screditarli davanti all’opinione pubblica è metodo tipico dei regimi
totalitari, fra i quali si annovera a pieno titolo, purtroppo, quello
instauratosi nella Chiesa Cattolica dopo l’ultimo concilio.
Poiché il Pontefice regnante ha ritenuto opportuno illustrarci per
l’ennesima volta la Sacrosanctum Concilium, si rende
necessaria una precisazione: la cosiddetta riforma liturgica non rappresenta
per niente l’applicazione delle indicazioni in essa espresse, dato che queste
ultime furono attuate nel 1965 con la pubblicazione di un Messale leggermente
modificato e quasi integralmente (ben oltre quanto raccomandato) tradotto nelle
lingue volgari. Il Messale promulgato – ne siamo certi? – nel 1969 non
corrisponde affatto a quanto richiesto dall’assise conciliare ma costituisce un
artefatto integralmente nuovo, che ricorda da vicino il cosiddetto Messale
di Cranmer.
D’altra parte non era possibile manomettere sostanzialmente il
Messale di san Pio V (a parte il grave stravolgimento delle rubriche e del
calendario operato da Roncalli): la bolla di promulgazione Quo primum tempore, infatti, esclude perentoriamente che alcuno possa esser costretto
a modificarlo e che la bolla stessa possa esser revocata ullo unquam tempore, cioè mai; si tratta pertanto di un atto pontificio
irreformabile, come una definizione dogmatica. Ciò posto, l’unica possibilità
rimasta ai novatori era quella di elaborare di sana pianta un nuovo rito, cosa
che hanno puntualmente fatto ai danni del culto cattolico, così odiato da
Satana e da chi lo serve.
La reale situazione giuridica
Il medesimo san Pio V conferisce ad ogni sacerdote cattolico piena
facoltà, senza limiti di sorta, di usare il Messale da lui promulgato, il
quale, perciò, non può essere in alcun modo proibito. Montini commise un enorme
abuso di potere imponendo l’obbligo di celebrare secondo il Messale da lui
edito, abuso reiterato da Bergoglio con il Traditionis custodes, documento peraltro nullo perché confonde l’oggetto del
dispositivo di legge: in un articolo è il Messale del 1962; in un altro, quello
antecedente al Messale del 1969 (che, come appena visto, non è quello
del 1962, bensì quello del 1965). Quanti sono avvezzi a manipolare la storia
finiscono col convincersi delle proprie stesse menzogne.
Nessuno al mondo, in conclusione, può vietare a un sacerdote
cattolico di celebrare col Messale di san Pio V – forse con quello di Giovanni
XXIII, ma non è un problema. Al sacerdote si può toglier di certo l’incarico,
ma non si può assolutamente impedirgli di celebrare nelle chiese libere et
licite (in quibusvis Ecclesiis absque ullo conscientiae scrupulo, aut aliquarum
poenarum, sententiarum et censurarum incursu).
Qualunque divieto in proposito è un abuso che fa incorrere chi lo commette nell’ira
di Dio onnipotente e dei santi apostoli Pietro e Paolo; per chi vede in
modo soprannaturale (ossia reale), è ben peggio dell’ira dei superiori.
Supplica al Papa
Beatissimo Padre, con tutto il rispetto dovuto alla Sua altissima
carica, ci permettiamo di segnalarLe che nella Messa tradizionale i fedeli non
sono affatto né muti né passivi. Essi partecipano all’azione sacra
consapevolmente, piamente e attivamente; sono formati dalla Parola di Dio; si
nutrono alla mensa del Corpo del Signore; rendono grazie a Dio; offrendo la
Vittima senza macchia, non soltanto per le mani del sacerdote, ma insieme con
lui, imparano a offrire sé stessi. I sacerdoti si adoperano inoltre
affinché di giorno in giorno, per la mediazione di Cristo, siano
perfezionati nell’unità con Dio e tra di loro (cf. SC 48), dissuadendoli con
tutte le forze da derive scismatiche.
La ricchezza dei testi biblici e liturgici è perfettamente
disponibile tramite i messalini, che riportano traduzioni generalmente più
fedeli e sono esenti dalle estemporanee trovate di qualche funzionario della conferenza
episcopale. L’ordinamento celebrativo è estremamente lineare, visto che, dopo
averli istruiti, proietta sia il ministro che i fedeli verso la consacrazione e
la comunione, mantenendoli in costante quanto diretto dialogo con Dio Padre. I
ritocchi e gli adattamenti che nel tempo appaiano opportuni non possono mutare
l’essenza della Liturgia, analogamente a quanto mirabilmente esposto da san
Vincenzo di Lerino a proposito dello sviluppo organico del dogma (cf. Commonitorium, 23).
La supplichiamo pertanto di voler riconsiderare le restrizioni imposte dal Suo predecessore, che poggiano su informazioni non rispondenti al vero. I sacerdoti e i fedeli legati alla Tradizione non sono altro che cattolici che, per pura grazia, hanno riscoperto un tesoro al quale non intendono rinunciare per alcun motivo al mondo: dopo aver ritrovato il genuino e pieno culto divino, non si può tornare indietro. AssicurandoLe filiale obbedienza in ciò che è lecito e legittimo, siamo certi che non disdegnerà quest’umile espressione di amore a Cristo e alla Chiesa, amore che ci spinge a operare per la salute della Sposa nella sua componente terrena nonché per l’evangelizzazione e la salvezza di tutti gli uomini.
Nessun commento:
Posta un commento