Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 22 agosto 2026


Guarire per testimoniare

 

Riprendiamo dalla Rete con qualche ritocco.

La guarigione del sordomuto (Mc 7, 31-37) è un atto del Signore particolarmente significativo. Quando glielo presentarono pregandolo di risanarlo, Egli avrebbe potuto pronunciare una sola parola oppure emettere un semplice atto di volontà per ottenere ciò che Gli era stato chiesto, poiché è il Creatore, il Verbo incarnato; invece volle compiere gesti particolari che si ritrovano soltanto in questo miracolo: mise le dita nelle orecchie del sordomuto e gli toccò la lingua con la saliva. Qui è nascosto un significato più profondo, che va molto al di là della guarigione fisica e riguarda la giustificazione dell’anima, tanto è vero che questi gesti sono poi entrati nel rito del Battesimo.

L’uomo non ha bisogno solamente di essere guarito da infermità fisiche, ma soprattutto di essere riconciliato con Dio ricevendo di nuovo la vita soprannaturale, la vita della grazia, che lo prepara alla vita della gloria. Senza la grazia è impossibile accedere alla gloria, poiché si tratta di una vita che si colloca su un altro ordine dell’essere. Il Battesimo, comunicandoci la vita soprannaturale, ci conferisce già questa forma di vita in modo iniziale: è un livello di esistenza – potremmo dire – che supera infinitamente quello naturale.

Ora, per comprendere bene i  gesti di Gesù, dobbiamo coglierne il significato. Perché è stato necessario aprire gli orecchi e sciogliere la lingua? Perché l’uomo, da solo, con le sue forze, nello stato di peccatore, è incapace di ascoltare la voce di Dio; può certo intendere tante cose, può anche conoscere la dottrina cristiana, ma per poterla accogliere nell’intimo della coscienza ha bisogno di una grazia speciale. San Paolo (1 Cor 15, 1-10) proclama le verità fondamentali della fede, che facevano parte dell’annuncio immediato ai pagani e si fondano sulla testimonianza degli Apostoli: il Signore, dopo essere morto per i nostri peccati (ossia dopo aver accettato la morte di croce come sacrificio espiatorio offerto a nostro beneficio), è stato sepolto ed è risuscitato il terzo giorno.

Pietro e gli altri Apostoli sono testimoni di questo fatto, in quanto lo hanno visto. San Paolo si considera l’ultimo, poiché in precedenza era stato un persecutore della Chiesa; perciò afferma: il Figlio di Dio «apparve a me come a un aborto» (1 Cor 15, 8). Egli stesso si era per così dire abortito con la propria superbia e chiusura alla verità di Dio, si era cioè escluso dalla vita soprannaturale, ma Cristo ha avuto il potere di farlo rinascere: apparendogli nella Sua gloria di risorto, ha completamente trasformato il suo cuore e l’ha reso credente.

Questo, evidentemente, non è un fatto puramente sentimentale e nemmeno una mera esperienza esistenziale che venga a placare le nostre ansie o a colmare le nostre aspettative. Negli ultimi decenni si è troppo insistito sulla fede come risposta ai bisogni dell’uomo contemporaneo, che non sa dove trovare il senso della vita, è smarrito e così via. Questo modo di presentare la fede, a un certo punto, l’ha resa superflua, dato che la società attuale ha sradicato dal cuore della maggior parte delle persone qualsiasi aspettativa che vada oltre questa vita e qualsiasi anelito alla trascendenza; l’idea stessa di trascendenza è stata cancellata.

Bisogna dunque comprendere come la verità di Dio debba essere ricevuta dall’uomo; per questo è stato necessario guarire l’udito del sordomuto. Non si tratta semplicemente di una teoria astratta; se ci allontaniamo dalla deformazione esistenzialistica, rischiamo infatti di cadere, all’opposto, nel dottrinarismo: ho tutto chiaro nella testa, ma quello che so non mi tocca il cuore e, soprattutto, non passa nelle azioni, nei comportamenti, nel modo di vivere.

Se allora l’annuncio cristiano non è, da una parte, un’elucubrazione consolatoria e neanche, dall’altra, una teoria astratta, dobbiamo domandarci che cos’è realmente. In questo ci soccorre il secondo aspetto del miracolo, cioè il fatto che quell’uomo fu guarito anche dal mutismo. San Gregorio Magno interpreta la saliva che Gesù pose sulla lingua del sordomuto come simbolo della Sacra Scrittura, della Parola di Dio. Dio ha parlato lungo tutta la storia sacra e noi abbiamo il documento scritto di ciò che ha detto; perciò le Scritture sono sempre state meditate dai cristiani, fin dalle origini, soprattutto all’epoca dei Padri della Chiesa e nella vita dei Santi.

I testi sacri sono parola di Dio stesso, poiché hanno Lui per autore principale; gli uomini che li hanno composti sono autori secondari, cause strumentali, dato che quei testi sono ispirati dallo Spirito Santo. Dobbiamo perciò ascoltare la voce di Dio nella Sacra Scrittura; in questa maniera cominceremo a conoscere il Suo amore e a capire come le verità della fede, se accolte nell’intimo della coscienza, ci trasmettano quell’amore divino, il quale è una realtà, non un’idea né un pensiero dell’uomo: è Dio stesso che, nella Sua intima natura, si comunica a noi.

Dio si comunica a noi anzitutto attraverso la Sua parola, poi anche attraverso la grazia dei Sacramenti, la quale, però, è fruttuosa nella misura in cui abbiamo dilatato il cuore all’amore di Dio. Di conseguenza è necessario guarire, tramite la Parola di Dio, anche la voce, ossia ciò che diciamo, che deve essere, prima di tutto, la professione della vera fede – ma, anche qui, non una professione meramente verbale, bensì una professione che coinvolga tutta la nostra persona e tutta la nostra vita, una professione che si rispecchi negli atti nonché nelle parole che pronunciamo riguardo ad altre cose: in tutto si deve vedere che siamo cristiani, figli di Dio realmente rinati nel fonte battesimale.

Ora, la Sacra Scrittura va evidentemente conosciuta. È vero che l’Antico Testamento richiede conoscenze storiche ed esegetiche abbastanza complesse, per cui non tutti i passi sono fruibili, ma le pagine del Nuovo Testamento sono tutte un insegnamento che è alla portata di ognuno: chiunque vi può trovare luce, orientamento, nutrimento per la propria anima. Meditando la Sacra Scrittura, che è parola di Dio stesso, impariamo a riconoscere la Sua voce, il Suo stile e modo di parlare: oltre al timbro vocale – potremmo dire – anche il sentimento con cui ci parla, l’amore che ci vuole appunto comunicare. La Parola di Dio, ascoltata, ci dilata il cuore a questo amore e ci rende ricettivi, altrimenti restiamo chiusi: anche se conosciamo perfettamente la dottrina, rimaniamo pietre insensibili e impermeabili.

Una volta che abbiamo imparato a riconoscere la voce di Dio, possiamo altresì distinguere, fra le voci degli uomini, quelle che la riecheggiano da quelle che non la riecheggiano. Oggi, con i mezzi di comunicazione di cui disponiamo, siamo esposti a un’alluvione di discorsi che ci portano a peccare, se non altro con la mente e col cuore, spingendoci a giudicare, a compiere atti di superbia, a disprezzare il prossimo. Sentiamo tantissime cose verso le quali non abbiamo filtri: il senso critico è stato cancellato e noi, non conoscendo la voce di Dio (perché non l’abbiamo mai ascoltata) prendiamo tutto per buono o, per lo meno, rischiamo di ricevere cose cattive come provenienti da Lui. È perciò assolutamente vitale farci guarire l’orecchio e, quindi, anche la lingua, così che possiamo ascoltare la voce di Dio e parlare poi in maniera conforme a ciò che abbiamo ascoltato. In tal modo la nostra professione di fede sarà convincente e capace di toccare i cuori.

In questi ultimi anni, in Francia, si assiste a un fenomeno straordinario: migliaia di adolescenti, giovani e adulti chiedono il Battesimo senza esser stati raggiunti dalle ordinarie strutture ecclesiali, ma giungendo alla fede per altre vie, soprattutto attraverso la testimonianza di coetanei che l’hanno trovata e la trasmettono in modo convincente. Il presidente della conferenza episcopale ha ammesso che queste persone sono entrate nella Chiesa per altri cammini, non quelli predisposti dai vescovi; ciò deve farci molto riflettere sui nostri programmi e strategie pastorali.

Dio parla al cuore delle persone e, se uno ascolta, diventa capace di comunicare ad altri ciò che ha ricevuto (cf. 1 Cor 15, 3), attirandoli così al Signore. Chiediamo allora la grazia di essere guariti nell’orecchio e nella lingua, così da poter ascoltare la voce di Dio accogliendola nell’intimo della coscienza e da poter poi trasmettere a nostra volta ciò che abbiamo ascoltato. Ci doni questa grazia il Cuore Immacolato di Maria, che fin dal primo istante della Sua esistenza è stato colmato, senza opporre il minimo ostacolo, della verità e dell’amore che ci salvano elevandoci alla vita divina.


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