Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 12 gennaio 2019


Diletto dell’anima mia




Surge, illuminare, Ierusalem, quia venit lumen tuum, et gloria Domini super te orta est (Is 60, 1).

«Àlzati, illùminati, Gerusalemme, poiché è venuta la tua luce e la gloria del Signore è sorta sopra di te». La tragedia del popolo ebraico – ma anche la sua soluzione – è tutta in questo versetto: la sua luce è venuta duemila anni fa e la gloria del Signore si è manifestata su di esso, ma, eccetto quella parte di Israele che la riconobbe e accolse quindi la chiamata divina a risorgere mediante la fede in Cristo, ottenendo così ciò che Dio gli aveva promesso, la maggioranza seguì i suoi capi nel rifiuto del Messia e nel rinnegamento della fede, designato in latino con il termine perfidia (che non ha, evidentemente, lo stesso significato che in italiano). Da allora il popolo eletto, depositario della prima alleanza e rivelazione, pazientemente educato da Adonai nel corso di due millenni, dotato di una religiosità viscerale che intride ogni aspetto e momento della vita, si è privato dell’unione con il suo Dio, della quale conserva tuttavia un’inestinguibile nostalgia, alternantesi – come spesso accade nell’animo di chi per sua colpa ha perso l’oggetto del suo amore – a un’irriducibile antagonismo che lo spinge continuamente a sfidare Lui e a detestare quanti invece Lo possiedono.

Quest’inguaribile rimpianto trova sfogo in una struggente preghiera della loro tradizione (Yedid nefesh): «Diletto dell’anima, Padre di misericordia, attira il tuo servo alla tua volontà. Egli correrà come una gazzella per prostrarsi davanti alla Tua maestà. Il Tuo amore è per lui più dolce di un favo stillante e di ogni delizia». Alla luce della paternità divina rivelata da Gesù Cristo, questo canto può essere rettamente inteso come una richiesta della grazia necessaria per volgersi a Dio e adorarlo con tutto sé stessi; in questa chiave cristiana, quindi, esso potrebbe pure essere assunto nella nostra vita spirituale. Il problema è che – come sistematicamente si fa da cinquant’anni a questa parte – certi testi proposti alla pietà o allo studio dei cattolici possono sottendere visioni diametralmente opposte. Quello che stiamo considerando, in effetti, appartiene alla tradizione cabalistica, che è gnosi allo stato puro. Fatta salva la buona fede degli ebrei che credono e pregano sinceramente, il padre che intendono taluni rabbini non è certo quello rivelato dal Messia, ma una “luce” vitale le cui scintille sarebbero disperse nel mondo, prigioniere della materia, e che l’uomo pio, il khassîd, dovrebbe liberare con la propria opera illuminata.

Dopo la caduta delle origini, che avrebbe frantumato l’unità primordiale dell’universo (concepito come emanazione panteistica della luce) e quella dell’umanità (contenuta tutta nell’anima collettiva di Adamo), la missione di Israele sarebbe quella di rettificare il mondo in preparazione della sua palingenesi, nella quale dovrebbero sopravvivere solo il popolo eletto e i giusti fra le nazioni al suo servizio, mentre i suoi nemici storici dovrebbero reincarnarsi per poter essere annientati. Nell’èra messianica, a cui sarà ammessa unicamente un’umanità selezionata in grado di parteciparvi, l’uomo dovrebbe ritrovare la condizione che Adamo avrebbe avuto prima del peccato, con un immortale corpo di luce, affrancato dalla vile necessità di nutrirsi e di riprodursi, e in uno stato di connessione permanente con il “divino” nonché con gli universi spirituali paralleli (o – diremo meglio – con il mondo demoniaco), ai quali i sapienti hanno accesso fin d’ora e dai quali derivano i loro poteri di conoscenza e di “guarigione” (dicesi: occultismo o spiritismo).

Tali aberrazioni rabbiniche, in realtà, discendono direttamente dalle dottrine farisaiche, espressamente condannate dal Salvatore: «Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini, perché così voi non vi entrate e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrarci» (Mt 23, 13); di conseguenza «vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che lo farà fruttificare» (Mt 21, 43). Storicamente questo passaggio avvenne quando la Chiesa formata dalla parte fedele di Israele, che con il Battesimo era entrata nella nuova ed eterna alleanza, accolse nel suo seno i pagani convertiti; quella parte che seguì invece gli insegnamenti dei rabbini, poi raccolti nel Talmud, decadde dalle promesse e, alienando i propri privilegi, si escluse da sé dall’èra messianica, iniziata il giorno di Pentecoste.

Questo triste e colpevole indurimento è efficacemente descritto da san Gregorio Magno: «In tutti i segni che furono mostrati, o alla nascita del Signore, o alla sua morte, dobbiamo considerare quanto grande fu la durezza nel cuore di certi giudei, che non lo riconobbero né mediante il dono della profezia, né mediante i miracoli. Tutti gli elementi, effettivamente, attestarono la venuta del loro Autore. Per dire qualcosa di essi alla maniera umana, i cieli riconobbero che Costui era Dio perché subito inviarono una stella. Il mare lo riconobbe perché si offrì ad essere calcato sotto i  suoi piedi. La terra lo riconobbe perché alla sua morte tremò. Il sole lo riconobbe perché nascose i raggi della sua luce. Le pietre e le pareti lo riconobbero perché al momento della sua morte si spaccarono. Gli inferi lo riconobbero perché restituirono coloro che custodivano morti. E tuttavia Colui che tutti gli elementi privi di ragione percepirono quale Signore, i cuori dei giudei increduli ancora non lo riconoscono affatto Dio e, più duri dei sassi, non vogliono aprirsi alla conversione» (Homiliae in Evangelia, 10).

La vera luce non è quella di Lucifero (il dio dell’universo della cabala), ma quella di Gesù Cristo. La soluzione della tragedia ebraica sta tutta qui: riconoscere il Messia e lasciarsi illuminare da Lui. Chi rende culto al diavolo sa benissimo che Dio esiste, ma pretende che anche Satana sia un “dio” alla pari con Lui, anzi il “dio” veramente buono e benefattore degli uomini in contrapposizione a quello geloso e severo della tradizione cristiana, che dovrebbe essere neutralizzato eliminando quanti l’ossequiano o pervertendo la loro religione in senso gnostico. Come vedete, è evidentissimo che non adoriamo affatto lo stesso Dio, né possiamo avere alcun dialogo o intesa con chi vuole deliberatamente distruggerci o, se va bene, renderci suoi schiavi. Alla luce del falso messianismo giudaico fin qui abbozzato appare chiaro, altresì, che il conflitto in Medio Oriente ha profonde radici ideologiche ed è umanamente insolubile, finché gli ebrei non si convertano. La ricostituzione dello Stato di Israele non è altro che la premessa di una presunta èra messianica in cui tutti gli uomini dovranno andare a Gerusalemme ad adorare il loro “dio” nel tempio ricostruito, se vorranno esser lasciati in vita, nella grande battaglia finale, per far loro da servi…

Chi rimanesse scettico di fronte a tali affermazioni, può consultare direttamente le fonti dell’attuale giudaismo cabalistico (cioè del giudaismo ufficiale). Per un cattolico fedele, ad ogni modo, rimane fuor di dubbio che la conversione a Cristo è l’unica via di salvezza e che non ne esiste una parallela per gli ebrei; ogni asserzione in questo senso è decisamente eretica. La sola modalità straordinaria di salvazione che, in virtù dell’universale volontà salvifica del Creatore, possiamo ammettere come estensione di quella ordinaria a favore di quanti, senza loro colpa, non conoscono il Salvatore è il desiderio, almeno implicito, del Battesimo, desiderio che Dio conosce e può accettare come merito sufficiente per evitare l’Inferno e ottenere il Paradiso, ma sempre in considerazione dell’opera redentrice di Gesù, unico titolo di riconciliazione con il vero Padre di misericordia per tutti gli uomini, senza eccezione. Chiediamo dunque, a favore del popolo ebraico, l’intercessione del fariseo folgorato dalla luce di Cristo, l’apostolo Paolo, come pure quella di convertiti più recenti, quali i fratelli Ratisbonne, Edith Stein, il rabbino Zolli… Questi sono fra i più sublimi miracoli della grazia, ma sono possibili anche oggi – e sono necessari perché il Messia ritorni nella gloria.

11 commenti:

  1. Grazie padre Elia, spiegazione ineccepibile delle cose. E' proprio così... i piani della ricostruzione del terzo tempio di Gerusalemme sono pronti, persino la corona del prossimo messia é pronta...

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  2. Grazie Don Elia, sono sempre più ammirato e riconoscente di aver trovato un sacerdote che abbia una così profonda conoscenza della fondamentale e drammatica diversità "verticale" che esiste fra noi e l'ebraismo (contrariamente alla vulgata ordinaria che la chiesa ufficiale ci propina attraverso la favoletta dei fratelli maggiori con i quali preghiamo lo stesso Dio!). Già è estremamente raro, se non impossibile incontrare normalmente un sacerdote della sua statura e "conoscenza" religiosa, ma ancor più è difficilissimo trovarlo che abbia il coraggio di riconoscere e dichiarare la deviazione satanica dell'ebraismo talmudico!
    Attendo con impazienza parole altrettanto inequivocabili riguardo alla stessa origine dell' Islam.
    Sia lodato Gesù Cristo
    Filiberto

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  3. Articolo magistrale , carissimo don Elia . Quanta saggezza cattolica nelle sue parole . Prego per lei e per tutti i sacerdoti coraggiosi . Benedica don Elia , un padre di famiglia come me, disoccupato dopo tanti anni di lavoro, affinché resti saldo nell ' abbandono alla Divina Provvidenza . Dio la benedica

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    1. Facciamo insieme una novena a san Giuseppe. Basta indicarmi un giorno in cui cominciare.

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  4. "in virtù della volontà salvifica del Creatore"imploriamo perdono per questo popolo che ha ucciso il suo Dio.E questo è fuor di dubbio.Erano giudici-sacerdoti, potevano essere dei giusti come Gamaliele, invece scelsero di essere carnefici.

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  5. In realtà la tragicità del popolo ebraico ha una radice molto profonda. che è luciferina:loro non potevano,(come non possono oggi) accettare un Messia che"morisse"in croce ucciso dai romani,cioè gli invasori.Per loro il Messia era un Nuovo Davide(e non un nuovo Mosè)un vero leader che irrompendo nella storia ebraica,avrebbe abbattuto l'impero romano e reso grande il popolo di Israele.Loro sapevano perfettamente che il Messia si sarebbe dovuto rivelare ai tempi della nascita di Gesù(vedi Erode quando chiama i sacerdoti),lo stesso Simeone,pur guidato dallo Spirito,sapeva di vivere i tempi della Venuta.Ma ancora.quando i farisei si recano da Giovanni il Battista non gli chiedono chi sei,ma sei tu il Messia?Lo stesso Caifa fa la stessa domanda a Gesù,pur avendo già deciso in cuor suo di rifiutarlo e di farlo uccidere!!Ma oserei affermare che in quel frase ignobile e sbeffeggiante che rivolgono a Cristo in croce"Scendi dalla croce e ti crederemo"ci sia tutta la disperazione del popolo ebraico incapace di accettare un Messia che non realizzasse i loro piani:oggi in realtà i sionisti e non tutto il popolo ebraico(che è quasi tutto agnostico)lavorano per l'Avvento del loro Messia:l'anticristo inteso sia come colui che nega che Cristo è il figlio di Dio,sia come colui,che in virtù di questo,costituirà il Nuovo Ordine Mondiale dove Sion sarà il padrone e tutti gli altri popoli gli schiavi!Il problema sta nel fatto che oggi all'interno della Chiesa cattolica,avendo rifiutato di seguire Cristo che muore in Croce,cioè il Sacrifico inteso anche come sofferenza, dove ogni cristiano è chiamato a viverla per riparare ai peccati propri e quelli degli altri e per la salvezza delle anime,esiste una frangia che occupa i vertici e che sta lavorando per Sion affinchè si realizzi il progetto sopraindicato

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  6. Chiarissimo don Elia, a me pare che la tradizione ebraica, sintetizzata nei 10 principi di Maimonide, affermi che Dio sia l'Essere Unico creatore del cielo e della terra e di tutto cio' che esiste, quindi sia lo stesso Dio che noi adoriamo, lo stesso Dio nella conoscenza del quale Gesu' e' stato educato da Maria e Giuseppe e lo stesso Dio che Gesu' ci ha insegnato a pregare. Quello che cambia effettivamente, come Lei giustamente evidenzia, e questo da ancor prima della venuta di Gesu', sono alcune idee tradizionali, pero' di una parte solamente di studiosi ebrei, relative al tipo di rapporto esistente tra Dio e la sua creazione. Questa parte pensava infatti, (ma sappiamo che non e' mai esistito pieno accordo tra le innumerevoli scuole ebraiche di pensiero), che sia il bene che il male dovessero necessariamente, a causa proprio della Sua essenza unitaria, provenire entrambi dal Dio Unico, anzi in un certo qual senso essere contenuti in Dio stesso, almeno prima di traboccare nel mondo attraverso la rottura dei vasi sefirotici.
    Questa scuola e' giunta fino a giustificare il peccato di Adamo ed Eva come evento gia' previsto dal piano divino, in quanto esperienza utile per la loro evoluzione intellettuale e spirituale. Il bene ed il male sono secondo costoro così strettamente intrecciati nella nostra realta' post-caduta, da non essere piu' affatto distinguibili tra loro. La luce e le tenebre in sostanza farebbero parte della stessa realta' unitaria divina.
    Giovanni nella sua 1 Lettera va a colpire perfettamente tali visioni con queste parole: "Cio' che ora vi diciamo l'abbiamo udito da Gesu': Dio e' luce e in Lui non c'è tenebra." e subito dopo: "Se diciamo -Siamo senza peccato- inganniamo noi stessi, e la Verita' di Dio non e' in noi".
    Alla luce dell'insegnamento di Gesu', Giovanni puo' infatti scardinare due tra le idee piu' discusse dall'ebraismo gia' ai suoi tempi, l'idea che in Dio ci sia spazio anche per il male, e che l'esperienza del peccato sia in fondo utile alla conoscenza umana.
    Mi pare comunque che tale visioni, incompatibili col cristianesimo, non corrispondano alla totalita' del pensiero religioso ebraico, ne' ai tempi di Gesu', ne' oggi. La religione ebraica presuppone una totale liberta' nell'interpretazione della Torah (certo sempre pero' nell'ambito delle loro regole esegetiche), quindi ridurre tutto all'ambito cabalistico mi pare non sia del tutto accettabile. Senza considerare il fatto che le notizie che abbiamo noi sulla Cabala non possono essere pienamente reali, perche' l'insegnamento cabalistico si basa sul sod (segreto) nella trasmissione da maestro ad allievo ed e' anche molto facile scivolare in interpretazioni false che possono indurre qualcuno all'antisemitismo.
    Sono invece pienamente d'accordo con Benedetto XVI quando afferma che "gli ebrei sono portatori della Parola di Dio", che "Ebraismo e cristianesimo sono due modi di interpretare le Scritture" e che "le promesse fatte ad Israele sono la speranza della Chiesa". La ringrazio comunque dell'interessante articolo.

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    1. Carissimo, La ringrazio per l'utile contributo. Indubbiamente il giudaismo attuale (che non è più quello dei tempi di Gesù) è estremamente variegato e, a tratti, contraddittorio, proprio perché non esiste un'unica autorità magisteriale. Tuttavia mi risulta che la tradizione talmudica (prosecuzione dell'unica corrente sopravvissuta alla catastrofe del 70), con i suoi sviluppi cabalistici e chassidici, sia oggi quella prevalente. Già san Giovanni evangelista (come Lei opportunamente ricorda) dovette sconfessare quella visione di carattere prettamente gnostico che, attraverso le comunità giudaizzanti, stava contagiando la Chiesa. Non si riflette abbastanza - mi sembra - al pericolo interno da ciò rappresentato, oltre agli attacchi esterni delle persecuzioni violente di matrice giudaica (testimoniate dagli Atti degli Apostoli) o romana (ma spesso istigate da giudei). E' vero che, proprio a motivo del segreto iniziatico, non possiamo conoscere nel dettaglio le dottrine cabalistiche, ma almeno le grandi linee di quella visione del mondo ci sono note.
      Che tutta l'insanabile opposizione tra giudaismo e cristianesimo si riduca a diversi modi di interpretare le Scritture, mi pare - con tutto il rispetto per Benedetto XVI - tanto semplicistico da essere insostenibile. L'unica retta e legittima interpretazione dell'Antico Testamento si attua alla luce di Cristo, autore, in quanto Verbo divino, di tutta la Bibbia, di cui la prima parte è preparazione della seconda. Gli ebrei sono stati in passato portatori delle Scritture, ma hanno smesso di esserlo nel momento in cui ne hanno rigettato l'Autore divino fattosi uomo e quindi, per poter mantenere la propria falsa posizione, ne hanno manipolato il testo e stravolto l'interpretazione. Le promesse a Israele si sono sostanzialmente già compiute nella Chiesa, salvo quelle che devono ancora compiersi nella Parusia.
      Tutte queste considerazioni non devono costituire un incentivo all'antisemitismo, bensì uno sprone alla loro conversione, che la Chiesa Cattolica ha sempre incoraggiato, almeno fino alla malaugurata approvazione della dichiarazione "Nostra aetate", che nella parte riguardante l'ebraismo fu scritta da rabbini scelti dal cardinal Bea. Ciò equivale a rifiutare il mandato, ricevuto dal Fondatore, di evangelizzare tutte le genti, compresi gli ebrei, e a chiedere loro di istruirci in opposizione alla parola di Cristo.

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  7. Non si può scaricare su Dio la colpa del male e del peccato.Dio-Amore non è un manovratore.Lucifero si ribellò a Dio perché libero di amarlo oppure no.Adamo ed Eva, anche loro peccarono perchè liberi di amare e ubbidire a Dio.Il popolo ebreo fu libero di riconoscere o non riconoscere Gesù .Non ebbe la “buona volontà”di riconoscerlo ,in più si macchiò di deicidio.La sua colpa può essere diminuita,quanto si vuole, agli occhi del mondo ma non davanti agli occhi di Dio.Cristo ha portato il Cristianesimo per superare l’ebraismo con la legge dell’Amore,ma gli ebrei hanno detto NO e continuano a dire No. “La conversione a Cristo è l'unica via di salvezza “anche per il popolo ebreo ,noi preghiamo anche per questo,il cattolicesimo non è in svendita.

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  8. Anonimo delle 10,43, penso che la sua tesi sia francamente assurda, per le ragioni spiegate molto bene da Don Elia. Aggiungo,però, che tale tesi giustifica, di conseguenza, anche le sette scismatiche ed eretiche (protestanti), potendo considerarle come modi legittimamente diversi di interpretare il cristianesimo. È l'ennesimo attacco all'unica Chiesa, non più vista come la cattolica, ma in rapporto al Cristo come centro verso il quale devono convergere le diverse componenti "cristiane". Si tratta dei presupposti del falso ecumenismo promosso dal CVII,ma già presente nell'eresia modernista, condannato dalla Mortalium Animos di Pio XI.
    Senza offesa, che lei sia d'accordo con la tesi di Benedetto XVI è del tutto irrilevante, in quanto in materia di fede conta solo il magistero perenne ed infallibile della Chiesa. Siamo cattolici non liberi pensatori.
    Antonio

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