Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 27 gennaio 2018


Bilancio di una situazione apocalittica



In sintesi, si può affermare che la società contemporanea – e ora anche la dirigenza della Chiesa Cattolica – sta frullando i cervelli per ridurre tutti e ciascuno a burattini manovrabili a piacimento. Lo scopo è sempre più evidente: distruggere la persona umana equiparando il male al bene, anzi rendendo il primo preferibile al secondo, fino a farlo apparire praticamente obbligatorio. È così che il divorzio va deciso nell’interesse dei figli, altrimenti obbligati a vivere in un ambiente conflittuale; l’aborto è inevitabile in nome dell’autodeterminazione della donna e, nel caso, della salvaguardia di un esserino malformato cui verrebbe inflitta, facendolo nascere, una vita di sofferenza; ai bambini bisogna lasciare facoltà di scegliere l’orientamento sessuale liberi da stereotipi di genere imposti all’umanità per migliaia di anni; purché ci sia l’amore, tutti hanno il diritto che sia pubblicamente riconosciuta la loro unione – possibilmente contro natura – con tanto di sussidi e sgravi fiscali; se per un malato non c’è più niente da fare, è opera buona accorciargli la vita addormentandolo in modo irreversibile o sospendendogli nutrizione e idratazione…

Sono soltanto alcuni esempi, fra i più eclatanti, di discorsi totalmente irragionevoli, diventati però, nel giro di pochissimi anni, filosofia di vita delle moltitudini, anzi dogmi e precetti assolutamente indiscutibili. Il problema è che un simile sragionare è sintomo di un vero e proprio squilibrio mentale, sebbene non sia classificato come tale nei manuali di psichiatria. Se non altro, però, l’attuale congiuntura culturale dimostra in modo lampante l’intima connessione esistente tra sana dottrina, retta ragione e salute intellettuale. Sebbene, in astratto, la nostra mente sia di per sé in grado di riflettere correttamente sulla realtà, l’ignoranza o l’abbandono della verità rivelata, almeno in culture un tempo cristiane, la espone a tutta una serie di errori e incongruenze in cui rischia seriamente di smarrirsi e che incidono sul suo equilibrio. Oggi, per una valida psicoterapia, occorrerebbe ripartire dai fondamenti del retto pensare, altrimenti si rimane sulla superficie di difficoltà esistenziali quasi sempre dovute a un’educazione sbagliata.

Se quanto sta accadendo a livello politico provoca in chi è ancora sano un profondo smarrimento, il fatto che la Chiesa taccia in proposito o sia addirittura connivente lo getta nello sgomento. Ciò a cui stiamo assistendo, d’altronde, non è altro che lo scoppio di un bubbone che maturava da mezzo secolo, periodo in cui si è riproposta la fede e la morale aprendo continuamente varchi all’errore con la scusa di “aggiornarle”. Così da una parte la contraccezione è intrinsecamente cattiva, ma dall’altra c’è la paternità responsabile; da una parte c’è l’apertura alla vita, ma dall’altra il bene degli sposi; da una parte si mette in guardia da un uso improprio del matrimonio, ma dall’altra si invita a riscoprire un eros redento… e così via, per limitarsi a un ambito determinato, un tempo croce dei confessori (che ora, invece, rischiano di usare il sacramento in modo tale da incitare al peccato contra sextum). La convivenza non è ammessa, ma è normale che due fidanzati, visto che si vogliono bene, facciano prima una prova; se non dovesse funzionare, possono ancora scegliere di non volersi più bene…

Ringraziamo il Signore se questi discorsi ci fanno inorridire: è buon segno. In questa situazione apocalittica, significa che abbiamo ricevuto la grazia inestimabile di conservare la sana dottrina, la retta ragione e l’equilibrio mentale. Non è affatto una forma di presunzione riconoscere la propria sanità spirituale sulla base della Rivelazione divina, di un intelletto funzionante e di una coscienza ben formata; metterla in dubbio, al contrario, sarebbe un grave affronto al Creatore (nonché a sé stessi). È ovvio che questa certezza non debba diventare motivo di superbia o di fanatismo, ma una serena consapevolezza dei doni ricevuti non ha nulla a che vedere con quegli atteggiamenti. La controprova di una buona salute dell’anima è un’umiltà sincera e non affettata, una carità fattiva e discreta, un’inalterabile pace di fondo nella lotta e, non da ultimo, una certa dose di scanzonato umorismo, anzitutto nei propri confronti.

Non so se andiamo incontro a cambiamenti sconvolgenti; come al solito, preferisco non azzardare previsioni. Finora hanno seguito la collaudata tecnica della “rana bollita” e dell’avvelenamento graduale; l’effetto, in molti casi, è l’inavvertita morte della coscienza per “addormentamento palliativo”. Qualsiasi cosa succeda, comunque, dobbiamo conservare la granitica certezza che, malgrado i cattivi Pastori e l’apostasia dilagante, la Chiesa è e rimane indefettibile, seppure oscurata. Essa persiste in un piccolo resto. Non sono le folle dei movimenti, nei quali si semina sull’acqua per mancanza di una solida formazione umana al retto pensare e al retto agire, ovvero si costruiscono cattedrali sul nulla di un’ignoranza pressoché totale della sana dottrina e della vita virtuosa. C’è invece un popolo di resistenti – sparpagliato, ma perseverante – a cui il Signore non fa mancare le grazie necessarie per mantenere la rotta nella tempesta, nonostante la colossale mistificazione di cui siamo vittime da cinquant’anni.

La Madonna sta radunando i suoi eletti, sacerdoti e fedeli, facendoli incontrare e unendoli tra loro a dispetto delle fragilità di ognuno e delle differenze di provenienza, temperamento, formazione ed esperienza. L’importante è sforzarsi di essere docili alle guide che la Provvidenza ci ha posto accanto, rinunciando una volta per tutte a vagabondare da un sito all’altro a caccia di presunti messaggi, profezie e rivelazioni. Non mi stancherò mai di mettere in guardia da questo pericolo. Abbiamo già elementi più che sufficienti per fare una diagnosi adeguata della situazione; ora dobbiamo concentrarci nell’unione con Dio, nella formazione religiosa e nella pratica delle virtù, in primis la carità, soprattutto con le persone a noi più vicine e magari più disorientate. La Madre della Chiesa e degli uomini sta riversando fiumi di grazie sui suoi figli, perché li vuole salvare. Per farci Suoi collaboratori, mortifichiamo dapprima la volontà propria e ricerchiamo quel silenzio interiore che ci permetta di udire gli appelli dello Spirito Santo.

In virtù del Tuo Sacrificio e per la mediazione della Beata Vergine Maria, Signore Gesù Cristo, regna sul mondo intero, salva la Tua Chiesa peregrinante sulla terra, libera le anime del Purgatorio e riversa su di noi i torrenti della Tua misericordia.

Che il Tuo Sangue prezioso scenda su di noi, sulle persone che portiamo nel cuore e ci sono affidate, sulla Santa Sede e su tutta la Chiesa militante, ne allontani ogni male e influsso diabolico e vi faccia trionfare la grazia (da ripetere all’elevazione).

sabato 20 gennaio 2018


Chiesa in appalto



Nell’ultimo ventennio del secolo scorso la Chiesa è stata data in appalto a tutta una serie di mafie “cattoliche” (di origine italica, ispanica o americana) che si sono incaricate delle strategie di espansione (definite cumulativamente nuova evangelizzazione), del reclutamento del personale (altrimenti dette vocazioni), della penetrazione negli ambienti del potere (coperta da lodevoli intenti pastorali) e, non da ultimo, del fund raising (ovvero del sovvenzionamento finanziario necessario a ciascuna e all’indispensabile oliatura dell’ingranaggio burocratico). Lo sviluppo delle singole organizzazioni ha richiesto, com’è comprensibile, un’equa spartizione del territorio che consentisse ad ognuna di esse di ampliarsi a sufficienza e di stabilire un proprio monopolio in un determinato settore. L’immagine mediatica risultante dall’operazione, ovviamente, non poteva essere più esaltante, specie in occasione degli oceanici raduni in cui le diverse mafie, singolarmente o tutte insieme, esibiscono al mondo la loro potenza.

Di solito – come tutti sanno – i cartelli mafiosi non si fanno la guerra (dato che le perdite sarebbero quasi certamente superiori agli acquisti), a meno che non siano in gioco interessi vitali, legati alla sopravvivenza stessa. Al massimo, entro limiti prestabiliti, essi possono farsi un po’ di concorrenza regolata da taciti quanto inderogabili accordi; eventuali sconfinamenti si fan comunque pagare con pronte rappresaglie o eloquenti avvertimenti atti a ristabilire l’ordine convenuto. Neanche in casa cattolica, analogamente, un movimento si azzarda ad attaccarne un altro: sarebbe contrario agli interessi singoli e comuni, non avrebbe alcun senso; e poi – parolina magica sempre pronta all’uso – lederebbe la “comunione”… Semmai si organizzano incontri per far conoscere e mettere in contatto “carismi” diversi (cosa che tradisce in modo pacchiano una realtà da compartimenti stagni), salvo che l’uno o l’altro carisma non si consideri autosufficiente o prediliga istituzionalmente un “basso profilo”, funzionale ad un’azione sotto traccia.

Anche banali episodi della vita quotidiana possono svelare, a chi sa leggerli, tutto un mondo di pensieri non detti e di abituali dissimulazioni. Può così capitare che un esponente di un movimento fra i più agguerriti nel difendere l’evento cristiano denigri con sufficienza un libro che denuncia con dati inconfutabili la natura fasulla di presunte apparizioni mariane di cui le competenti autorità ecclesiastiche non hanno mai riconosciuto l’origine soprannaturale… Perché non leggerlo, prima di irriderlo? Da parte di qualcuno che insegna la sacra dottrina sarebbe quanto meno doveroso, se non altro per poterne fare una critica circostanziata. Invece il professore decide di soprassedere a priori alla lettura, che pure potrebbe fornirgli un mucchio di informazioni rilevanti. Forse che questo l’obbligherebbe a rivedere l’opinione normalizzante che si è formato in proposito e, di conseguenza, i suoi rapporti con tutto il fenomeno e con le persone ad esso legate?

Il fatto è che la coscienza di un essere umano (e ancor più quella di un cristiano, ma ancor più quella di un prete) non dovrebbe poter rimanere tranquilla nella scelta di ignorare deliberatamente una verità che si offre alla conoscenza. Sarà certamente scomoda, sarà imbarazzante, sarà forse addirittura inquietante, ma una verità accessibile, a portata di mano, non la si può semplicemente accantonare. Dov’è finita la povera coscienza? Probabilmente langue, soffocata sotto cumuli di sofismi cementati da una sterminata erudizione che, a quanto pare, non serve a nulla, se non a blindare convincimenti irreformabili, ma di dubbia tenuta, su ogni cosa. È pur vero che, nel ceto ecclesiastico, si presume abbastanza comunemente di esser più infallibili del papa quando parla ex cathedra; ma nel mondo creato, teoricamente, dovrebbe esserci un limite a tutto, compresa la presunzione clericale.

Ora, questo banale esempio non vale solo in rapporto alla contingenza evocata, ma è sintomatico di tutto un atteggiamento con cui le predette mafie si pongono di fronte alla situazione abnorme in cui si trova attualmente la Chiesa: non è la verità che conta (tanto meno la salvezza delle anime, locuzione caduta in totale desuetudine), ma il mantenimento delle posizioni acquisite e la difesa degli interessi dell’impero politico-finanziario a cui si appartiene. Con quei soggetti è impensabile uno scambio di idee franco e obiettivo sulle quotidiane sparate dell’inquilino di Santa Marta e sul conseguente sfacelo del Popolo santo di Dio, che peraltro era già in condizioni pressoché disperate. Al massimo trapelerà – in tutta riservatezza e discrezione – qualche contenuta espressione di detestazione, ma mai, mai una mezza parola che possa incrinare una lealtà incondizionata, capiti quel che capiti… Correzioni formali o filiali non si nominano neppure, non è bon ton.

È per questo che la Chiesa Cattolica deve rinascere dal basso, cioè da piccoli gruppi di autentici fedeli che abbiano ricevuto l’inestimabile grazia di non perdere la fede (quella vera). Il demonio ha affinato le sue armi: non seduce più i mortali soltanto con le rozze menzogne dell’ateismo di massa, pratico o teorico, ma anche con abili contraffazioni del cristianesimo, tanto più rassicuranti quanto più si spacciano per conservatrici. Magari esse ingaggiano pure i loro aderenti in singole campagne per difendere i “valori”, salvando così la faccia, ma non si espongono mai in modo decisivo. La loro eventuale presenza, coperta o manifesta, nell’agone politico non dà poi fastidio più di tanto… Saranno tutte casualità o c’è una spiegazione coerente? Non sarà mica una strategia diabolica per dirottare sforzi ed energie su piste tutto sommato inoffensive per il mondo e i suoi signori? Come mai nessuno di questi ferventi apostoli alza la voce contro gli abomini e le bestemmie di cui siamo testimoni giorno per giorno? Va proprio tutto bene, madama la marchesa?

Il fatto è che non si sarebbe dovuta dare la Chiesa in appalto a movimenti e organizzazioni che fin dall’inizio tradivano retroscena quanto meno sospetti. La loro adulazione (interessata) del Vicario di Cristo – chiunque fosse – ha portato ad una papolatria di cui ora si manifesta tutta la perniciosità, ma che piace moltissimo, paradossalmente, ai nemici di Dio. Il trionfalismo delle loro proposte, d’altronde, ne ha nascosto magagne e incongruenze, facendo chiudere gli occhi, da una parte, sulla loro qualità effettiva e, dall’altra, sulle reali condizioni morali e spirituali degli affiliati. Questi ultimi oscillano di solito tra un intellettualismo astratto, privo di incidenza sulla loro esistenza concreta, e un culto narcisistico della propria esperienza religiosa, identificata con la quintessenza del vero cristianesimo. Ma quante ce ne sono?

La vita cristiana è un cammino di santificazione individuale e collettiva in cui la fede teologale trova sbocco nella lotta al peccato e nell’esercizio delle virtù, con tutto ciò che questo comporta in pratica (e che i Santi hanno sempre insegnato): preghiera, penitenza, ascesi, mortificazione, sacrificio… ciò che ad un tempo manifesta e accresce l’amore di Dio e del prossimo, nell’obbedienza ai Comandamenti e alle leggi della Chiesa. Oggi molti membri dei movimenti in buona fede rischiano una profonda crisi di identità e di coscienza, dibattendosi nella terribile dissonanza cognitiva tra ciò che si è sempre creduto e ciò che di fatto si vede e si sente. L’unica via d’uscita è un ritorno alle fonti genuine della dottrina, della liturgia e della preghiera, che non sono monopolio di questa o quella aggregazione tradizionalista, ma sono un tesoro a disposizione di tutti i fedeli.

Innàlzati sopra i cieli, o Dio, e su tutta la terra la tua gloria, perché siano liberati i tuoi diletti (Sal 107, 6-7).

sabato 13 gennaio 2018


Rivoluzione e controrivoluzione



Mi capita spesso di ricevere da lettori o parrocchiani virtuali, poi divenuti reali, interessanti stimoli e riflessioni. Ne sono molto grato, non solo a loro per averle condivise con me, ma anche a Colui che ha dotato i Suoi fedeli del sensus fidei e dell’unzione dello Spirito Santo (cf. 1 Gv 2, 20), doni particolarmente utili e preziosi in questi tempi di terribile confusione. Il Signore non ci farà mai mancare l’aiuto di cui abbiamo bisogno in questa prova apocalittica. Anche se non siamo campioni di penitenza e mortificazione, come gli antichi Padri del deserto, raccomando però ad ognuno di fare del suo meglio per rendersi più docile alla voce del Maestro interiore e per migliorare la propria condotta in modo tale da contristarlo il meno possibile: anche se siamo lontanissimi dal poterli eguagliare nell’ascesi, resistere a questa tribolazione senza precedenti – secondo le loro stesse profezie – può renderci più grandi di loro. Ma veniamo al punto.

Negli ambienti tradizionalisti si sente spesso parlare di rivoluzione e controrivoluzione come chiave di lettura della storia, almeno di quella moderna. Indubbiamente ci sono in questa visione elementi di verità, ma non mancano limiti e rischi. Anzitutto c’è il pericolo di ridurre il problema a un fatto ideologico, perdendo di vista quel perenne conflitto tra la luce e le tenebre che – pur senza diventare un principio manicheo – è testimoniato dal Vangelo di san Giovanni: Et lux in tenebris lucet, et tenebrae eam non comprehenderunt (Gv 1, 5); san Paolo specifica che la nostra battaglia non è contro creature di sangue e di carne, ma contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti maligni (cf. Ef 6, 12). Una possibile conseguenza di tale riduzione è la divisione dell’umanità in due opposti schieramenti di immutabilmente buoni e insanabilmente cattivi con l’implicita convinzione di appartenere ai primi, mentre l’unica chance che sembra rimanere ai secondi è quella di accettare una conversione intesa come lavaggio del cervello.

Un’impostazione del genere rischia di precludere l’accesso alla grazia a chiunque lo desideri pur senza esser disposto a un indottrinamento forzato, mentre in chi pensa di possedere la dottrina può creare la presunzione di non aver bisogno d’altro, facendo così apparire superfluo ogni sforzo di correzione e santificazione personale, sostituito da una passione disordinata per le discussioni e le controversie. In realtà la vocazione cristiana, lungi dall’esaurirsi in una mera condanna dell’errore e dei vizi che ne derivano, è l’ingresso in un regime nuovo, quello della grazia, che esige la rinuncia a Satana, alle sue opere e alle sue seduzioni (espressa negli impegni battesimali), nonché una lotta quotidiana contro il peccato. La vita nuova, resa possibile dalla fede e dal Battesimo, deve poi manifestarsi in una personalità e una condotta trasfigurate che lascino trasparire i tratti del Salvatore e rafforzino la credibilità della professione di fede. Guai a dimenticare o nascondere l’immensa carica positiva e la potente attrazione contenute nel Vangelo!

La contrapposizione tra rivoluzione e controrivoluzione, oltretutto, rischia di trasporre nel pensiero cattolico quella, estremamente deformante e riduttiva, tra Riforma e Controriforma, che nei libri di storia viene spesso spacciata per un dato indiscutibile che fa apparire la Chiesa Cattolica come un’istituzione costitutivamente retriva, reazionaria, nemica della libertà e del progresso, quando invece essa opera per il vero bene e la vera liberazione dell’uomo, che richiedono però l’intervento della grazia e si compiranno al di là dell’orizzonte storico. Se poi si cerca di combattere la gnosi immanentistica, storicistica e relativistica che domina la cultura contemporanea soltanto con le idee e con una determinata prassi rituale, si può insensibilmente scivolare in un’altra gnosi di segno contrario. Non c’è autentico cristianesimo senza una trasformazione del cuore e della vita; la retta fede deve esprimersi in un retto vivere.

Un’insidia ancor più sottile è che, nell’accanirsi a combattere un fenomeno, si rischia di assorbirne inconsapevolmente mentalità e dinamiche. Anche chi milita con ardente zelo nel campo della controrivoluzione, in effetti, può avere di fatto una forma mentis rivoluzionaria, in base alla quale si pone al di sopra di ogni autorità legittima e giudica ogni cosa a partire dalle proprie opinioni elevate a dogmi, anche in ambiti in cui il Magistero non ha ancora emesso un giudizio definitivo. Ognuno si erge a dottore e finisce con l’escludere dal suo favore chiunque non concordi perfettamente con la sua personale visione, con l’inevitabile effetto di uno sbriciolamento senza fine del fronte. Un atteggiamento genuinamente cattolico riconosce quanto c’è di vero e di buono in ogni posizione che non sia totalmente erronea, ne mostra i limiti e le incongruenze, la corregge e completa con la pienezza della verità e del bene.

Il mio guardare a Oriente non si illude di trovare la panacea per tutti i mali, ma scaturisce da un abbozzo di teologia della storia e da un tentativo di comprensione geopolitica che non siano del tutto impermeabili all’unzione dello Spirito Santo accolta nella preghiera. Non ignoro di certo che, su diversi punti, gli ortodossi siano in disaccordo con noi, ma non sto pensando primariamente al ripristino della comunione ecclesiale, bensì alla necessità di essere liberati dalla dittatura massonica che opprime il mondo e, ormai, anche la Chiesa Cattolica. In Russia si può osservare un’intesa e collaborazione tra l’autorità civile e quella religiosa che, in quella forma e misura, non si vedeva forse dall’epoca di Costantino e che l’ha resa un provvidenziale baluardo contro l’opera satanica di distruzione della persona umana, della famiglia naturale, della società e della vita.

Non so né come né quando giungeremo al superamento dello scisma, ma ho l’intima convinzione che sarà la Madre di Dio e della Chiesa a guidarci verso di esso in modi imprevedibili. Il metodo seguito da san Giosafat, nel XVII secolo, in quel momento storico pareva l’unico praticabile, dopo il rifiuto dell’unione sancita a Firenze nel 1439: il rapitore di anime portò innumerevoli ortodossi alla Chiesa greco-cattolica e pagò il suo apostolato con il martirio. Quando l’accesso al transetto di destra della basilica vaticana non era ancora riservato alle confessioni, andavo a pregare davanti al suo corpo ogni volta che ci passavo. Oggi bisogna tuttavia prendere atto che il Patriarcato di Mosca, sebbene sorto nel 1589 per un’iniziativa politica di Ivan il Terribile (a discapito della sede di Kiev, culla del cristianesimo slavo orientale, allora sotto governo cattolico), è un interlocutore che non si può ignorare, vista la sua vitalità prodigiosa e considerato pure che, da diversi anni, propone a noi cattolici una collaborazione nell’ambito della difesa dell’ordine naturale.

I russi conoscono bene gli effetti delle rivoluzioni, ma i loro Pastori, lungi dal perdersi in sterili controversie, hanno ripreso il cammino riallacciandosi alle radici della loro tradizione, sia pure con un’acuta consapevolezza delle sfide attuali a livello locale e planetario. Anche se il patriarca Kirill ha sottolineato, in un importante discorso, di essere stato intronizzato proprio nel giorno della festa di san Marco di Efeso (l’unico metropolita orientale che si rifiutò di firmare i decreti di Firenze), interpretando il fatto come un’indicazione celeste della missione di difendere l’Ortodossia, credo che abbiamo qualcosa da imparare anche da loro, nonostante le divergenze dottrinali. Nell’intervista di Natale il presule ha ribadito con vigorosa lucidità che una società che equipara il male al bene non può sussistere a lungo ed è prossima alla dissoluzione. L’apocalisse, del resto, non è certo una sua invenzione, ma un dato biblico che va preso sul serio.

La litigiosa frammentazione dei tradizionalisti di casa nostra finisce col fare il gioco degli avversari, indebolendo lo schieramento e rendendolo praticamente inoffensivo. D’altro canto, un motivo di grande consolazione è il poter costatare come il Signore, per le vie più diverse, riporti a poco a poco sacerdoti e fedeli sulla via della Tradizione perenne, riscoperta nei modi più impensati e ritrovata, nel generale disorientamento postrivoluzionario, come la vera patria spirituale e un tesoro vitale che ci era stato sottratto. L’importante è non irrigidirsi in forme di fanatismo irragionevole, ma rimanere duttili all’azione discreta e sicura dello Spirito Santo. Tutte le rivoluzioni danno vita a regimi contro natura che forzano la realtà e violentano le menti, finché la realtà non riprende inesorabilmente il sopravvento e le persone ritrovano la libertà interiore di dire bianco ciò che è bianco e nero ciò che è nero. Nell’ultimo mezzo secolo questo è successo anche nella Chiesa, ma il sensus fidei finisce inevitabilmente col riaffiorare, visto che è un dono soprannaturale.

I rivoluzionari in clergyman intuiscono probabilmente di avere le ore contate e stanno tentando il tutto per tutto per realizzare la propria agenda, ma l’aggressività e intolleranza che li connota è sintomo di estrema debolezza: il loro è un potere basato soltanto sulle menzogne della propaganda e sull’appoggio del sistema massonico che oggi appare imbattibile, ma può dissolversi nel giro di pochissimo tempo. Non conosciamo certo i piani di Dio, ma possiamo presumere che, oltre alle prove, ci riservino grandi sorprese. Il nostro impegno principale, allora, non deve consistere tanto in un rabbioso contrasto alla rivoluzione, quanto in una gioiosa e pacifica riappropriazione di ciò che è nostro: è questo che fa più paura e porta più frutto. Siamo d’altronde innestati su un albero che non può seccare né essere abbattuto. Non praevalebunt!

Lux orta est iusto, et rectis corde laetitia (Sal 96, 11).

sabato 6 gennaio 2018


Lettera aperta a Vladimir Putin



Да благословит Бог Святую Матерью Россию!

Signor Presidente,

mi permetto di scriverLe incoraggiato dalle notizie certe circa la Sua fede genuina, caratterizzata da un’ardente devozione per la Madre di Dio. È questa fede che Le ha suggerito di far sorvolare il Suo immenso Paese dalla veneranda icona della Kazanskaja, nonché – da quanto si dice – di chiederne l’attesa consacrazione, per quanto invano, a colui che in questo momento occupa il Soglio petrino. Tali atti, nel quadro di decisi interventi a favore della moralità, della natalità e della famiglia, mi sembrano segni inequivocabili, da parte di un Capo di Stato, di una volontà politica inquadrata in una profonda visione religiosa, segni tanto più sorprendenti quanto più contrari alla nefasta eredità del secolo passato. In pochissimi decenni, da quando la santa Russia si è liberata del disumano giogo sovietico, la vita della Chiesa vi è straordinariamente rifiorita, nonostante le piaghe lasciate da settant’anni di un regime nemico di Dio e dell’uomo.

Al tempo stesso sono anche le lezioni della storia, riletta con l’occhio della fede, a spingermi a rivolgermi a Lei nella tragica ora che l’Occidente e la Chiesa Romana si trovano a vivere. Lei stessa ha più volte stigmatizzato l’insensata corsa dei governi occidentali verso la rovina, meravigliandosi del fatto che i popoli da essi guidati non si rendano minimamente conto del pericolo che incombe su di loro. Anche sulle condizioni in cui da noi versa la Chiesa, Lei è certamente ben informato: la deriva nichilistica della società è al contempo causa ed effetto della dimenticanza della trascendenza divina proprio da parte di chi dovrebbe farla conoscere e amare, anzitutto nella propria persona trasfigurata, come avvenuto nella vita dei Santi e dei grandi starec. Questa situazione ha provocato un’avanzata decomposizione morale, con un’immane sofferenza per quelle anime che conservano ancora la fede, oppresse dalla tirannia di anime morte.

Per certi versi le nostre attuali condizioni richiamano alla mente quelle della Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo; in quale tragedia esse siano allora sfociate, non c’è bisogno di ricordarlo. La differenza principale, per noi oggi, consiste nel fatto che la Chiesa, anziché scuotersi di dosso il giogo statale come fece – sebbene per poco – il Patriarcato di Mosca nel 1917, sembra sempre più sottomessa, almeno nei suoi vertici, alle ideologie distruttrici del mondo, i cui signori paiono ormai dettar legge anche nelle stanze vaticane. Questa infiltrazione delle forze delle tenebre nella Città di Dio è sicuramente uno di quei segni apocalittici che il Suo coraggioso Patriarca ha di recente ravvisato nell’odierna congiuntura storica. La sua parola franca e illuminante è una voce quasi unica in tutta la cristianità, la quale, nonostante le dolorose divisioni che ancora persistono, può riceverne incoraggiamento e ispirazione. Sono ben pochi, da noi, i Pastori capaci di riconoscere i prodromi dell’avvento dell’Anticristo, che appaiono però sempre più evidenti.

La Terza Roma non potrà certamente sostituire la prima sul piano ecclesiale, ma sembra senz’altro chiamata, nei piani di Dio, a un provvidenziale compito sul piano politico e su quello spirituale. Non per nulla la Bogorodica ha tanto insistentemente richiesto la consacrazione del Paese di cui essa è capitale, il quale, avendo vittoriosamente superato una delle più lunghe, crudeli e sistematiche persecuzioni religiose della storia cristiana, si è conservato immune da quell’apostasia strisciante che ha spento la fede nei Paesi occidentali. Alla luce della situazione attuale, si può forse intuire una ragione provvidenziale del malaugurato scisma del 1054: mille anni più tardi, una parte della Chiesa sarebbe sussistita indenne dal tradimento al quale qui siamo costretti ad assistere. Anche quei settori della Chiesa Cattolica che si considerano conservatori, per lo più, tacciono di fronte all’evidenza, attenti come sono a difendere le proprie posizioni, che tuttavia rappresentano non tanto la vera Tradizione, quanto una variante già contraffatta del cristianesimo.

Nel corso della storia, Dio ha suscitato un re pagano, Ciro, per liberare gli Ebrei dalla cattività babilonese; per mezzo dell’Impero Romano, la Provvidenza ha unificato il mondo antico perché il Vangelo vi si diffondesse con una rapidità fulminante; lo Spirito Santo ha condotto santa Olga alla fede e il nipote san Vladimiro al Battesimo per sé e per tutto il suo popolo, attirato dagli splendori del rito bizantino, in cui scoprì il cielo sulla terra. Colui che si prende gioco dei potenti si è perfino servito di un precursore dell’Anticristo, quale fu Napoleone Bonaparte, per castigare la Chiesa Romana del Settecento, i cui Pastori trescavano con illuministi, liberali e cicisbei. Quanto più il Pantocrator sarà pronto a inviare un fedele Capo di Stato cristiano per ristabilire i Suoi diritti violati e far di nuovo risplendere la luce della retta fede là dove essa è stata oscurata dall’errore elevato a norma, dal peccato giustificato e promosso, da empi accordi con i nemici di Dio!

Se davvero una guerra con il blocco euro-atlantico si profila inevitabilmente all’orizzonte, osiamo confidare nell’ipotesi che il Signore intenda permetterla per consentire a Lei di abbattere l’immonda piovra del potere massonico che ci sta soffocando spiritualmente e avvelenando fisicamente, per ridurre la popolazione mondiale e sottometterla a una ristretta élite di satanisti. Voi russi ben conoscete questi demoni incarnati che, a suo tempo, diressero e finanziarono la “rivoluzione”; la vostra esperienza, unita all’immenso potere impetratorio delle immani sofferenze sopportate dal vostro popolo, deve pur tornare a beneficio di tutta l’umanità. Le preghiere che nel 1930 papa Pio XI ordinò di recitare per voi alla fine della Messa, l’atto di consacrazione compiuto per iscritto da Pio XII nel 1952 e l’intenzione posta da Giovanni Paolo II nel consacrare il mondo, nel 1984, al Cuore Immacolato di Maria hanno già portato frutto per voi; ora devono portarne per tutti gli uomini, che attendono liberazione dai prediletti della Madre di Dio.

È proprio Lei che, tramite strumenti terreni, dovrà schiacciare la testa del serpente infernale e le potenze di cui si serve. Il trionfo profetizzato a Fatima non esclude la collaborazione umana, al contrario la richiede e incoraggia. Per questo, in vista di quella riconciliazione che sotto papa Benedetto XVI sembrava così vicina, Le assicuriamo le nostre preghiere, unendole a quelle di tanti monaci e monache dell’Ortodossia. Con le nostre invocazioni chiediamo al Signore del cielo e della terra di volerLe assicurare la vittoria, in caso di conflitto, e di suscitare nel Suo cuore la ferma volontà di venire in soccorso alla Sede petrina, attualmente occupata da ecclesiastici empi e perversi che si sono resi complici dell’opera diabolica di distruzione della famiglia, della vita e della persona. La profonda ammirazione per le coraggiose decisioni da Lei prese contro la denatalità e contro la propaganda di mutazione antropologica ci fa sperare che la Provvidenza intenda darLe un compito ancora più ampio, a favore di tutta la Chiesa e del mondo intero.

A questi auspici, a cui, come confidiamo, il Suo cuore non sarà insensibile, uniamo i più fervidi auguri di bene e di pace per l’imminente Natività del Signore.

Dio benedica la Santa Madre Russia!