Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 22 aprile 2017


Uomini di Dio



Viam veritatis elegi (Sal 118, 30).

Cercasi uomini di Dio. No burocrati, gestori, assistenti sociali, ideologi, opinionisti, animatori, intrattenitori… ma nemmeno sofisti in tonaca, pedanti eruditi, saccenti sputasentenze, pedissequi rubricisti, infallibili censori, astiosi restauratori… Uomini che non solo posseggano la retta dottrina  e una sana teologia, ma ne vivano, le incarnino e le facciano risplendere agli occhi di quanti cercano la verità, ardere nei cuori che la amano e fruttificare nella vita dei fedeli. Uomini che non offrano solo idee chiare e argomentazioni (apparentemente) incontrovertibili, ma che guidino le anime nelle vie di Dio, siano di casa nel Suo cuore, trabocchino di unzione spirituale, gustino e facciano gustare le Sue incomparabili dolcezze, comunichino la Sua compassione e tenerezza, risplendano di luce soprannaturale, rendano “tangibile” la grazia.

L’intellettualismo astratto ha partorito e continua a partorire rivoluzioni contro natura, ma genera parimenti inquisitori che in nome della loro dottrina, considerata l’unica versione valida e legittima, sono pronti a condannare senza appello chiunque non si allinei. Lo stesso difetto congiunge estremi opposti, perché ne costituisce la stessa origine: la realtà divina è scambiata per un teorema, il pensiero prevale sull’essere, l’amore della verità è soffocato dalla passione per la disputa. La grande eresia della modernità è nata dalle derive della tarda scolastica e può infettare qualsiasi ambiente, anche di segno contrario. Che uno sia progressista o tradizionalista, può ugualmente smarrirsi in un mondo cerebrale costruito per giustificare le sue idee, perdendo i contatti tanto con la propria anima che con il Dio vivente (non quello dei filosofi di pascaliana memoria).

Chi ha sinceramente scelto la via della Verità rifugge inorridito da quel sentimento di eccellenza intellettuale e culturale in cui i massoni – e molti ebrei – ripongono la propria sicurezza. Vogliamo metterci sul loro stesso piano per confutarli? Vogliamo utilizzare le loro stesse armi? Finiremo col degradare, sfigurare e, infine, rinnegare quella Verità che pensiamo di difendere, la quale non è un sistema di pensiero, ma una Persona. L’atteggiamento gnostico-iniziatico che combattiamo finirà col contagiare anche noi, sedotti dalle nostre “conoscenze superiori” e ormai sordi all’appello del Verbo incarnato, morto e risorto per risuscitarci a quella Vita che è Egli stesso, che l’uomo ha perso in modo irrimediabile, per quanto dipende da lui, e che nessuna conoscenza ha il potere di rendergli, se non quella che è oggetto della fede umile e compunta di chi non cessa di ripetere: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».

La correttezza dottrinale è indispensabile per una sana vita spirituale, ma non la sostituisce; la radice non è tutta la pianta, sebbene la pianta non possa farne a meno. L’accanimento teologico di cui certuni fanno una ragion d’essere tradisce spesso una fondamentale estraneità a Dio, tenuto a debita distanza con impeccabili formule dogmatiche e ineccepibili prestazioni rituali. La familiarità divina, invece, impedisce di sviluppare dotti ragionamenti su premesse non sicure presentate come certezze inconfutabili quando non lo sono affatto; ciò ripugna a una coscienza retta, guidata dallo Spirito Santo. Un solo esempio fra tanti: quando si afferma che ogni vescovo riceve la giurisdizione direttamente dal Papa come fosse una verità di fede, in realtà si spaccia come un dato indiscutibile ciò che finanche nella teologia preconciliare era discusso; c’è sì un’importante affermazione in questo senso nell’enciclica Mystici Corporis di Pio XII, ma – con tutto il rispetto per il Magistero pontificio e per uno dei maggiori papi della storia – questo non basta a farne un dogma.

Se questo modo di procedere, non del tutto onesto, si applica a questioni da cui dipendono le scelte morali o l’esercizio del ministero, è evidente quanto sia pericoloso. Una volta presa una decisione ideologica di fondo, in sé difficilmente giustificabile, ma a mio avviso incontrovertibile, posso pure sentirmi autorizzato ad agire abitualmente, come sacerdote, in modo del tutto illegittimo e indipendente, perché ho stabilito a priori, nel mio tribunale personale, che è l’autorità a sbagliare e che io sono non solo giustificato, ma obbligato a fare così. Peccato che questa conclusione, di fatto, contraddica a tutta una serie di verità rivelate che sono pur convinto di difendere… Come soleva ripetere in romanesco il mio primo parroco, buon’anima: «Qua ognuno se fa la Chiesa pe’ cconto suo». Era un prete formato all’antica, poi costretto al cambiamento e perciò tormentato da un terribile conflitto interiore, ma con queste realistiche intuizioni coglieva nel segno.

Il cristianesimo latino ha indubbiamente una tradizione ricchissima nel campo della mistica; non per nulla ho raccomandato più volte di nutrirsi abbondantemente di questo tesoro per poter resistere nella spaventosa prova che stiamo attraversando. I testi sono a disposizione di tutti e i Santi che ne sono autori non aspettano altro che ricorriamo alla loro intercessione. Il dramma è che trovare qualcuno che concretamente viva e aiuti a vivere i loro insegnamenti, nella Chiesa Cattolica, è oggi un’impresa quasi disperata. L’Oriente cristiano non è certo del tutto esente da errori teorici o pratici, ma il vantaggio è che, al di là di polemiche teologiche più o meno pretestuose, la sua spiritualità attinge direttamente ai Padri e, di conseguenza, ne risente in modo molto relativo. L’essere in stato di scisma è un peccato grave per chi ci si pone deliberatamente, non per chi ci nasce e crede in buona fede a ciò che gli hanno insegnato. Intransigenza per intransigenza, anche molti ortodossi considerano eretici i cattolici… Di questo passo, se ne verrà mai fuori?

La prassi che consente una nuova unione dopo il matrimonio è certamente un abuso, ma non è equiparabile al divorzio, tanto è vero che non si ripete il sacramento, il quale si può celebrare una sola volta. Sulla fondazione teologica di tale deroga, poi, non c’è affatto unanimità – segno, questo, che con il vago concetto di oikonomía non riescono a giustificare in modo soddisfacente questa forma di indebita tolleranza. Ma siamo poi sicuri che da noi, anche a prescindere dalla “riforma” introdotta dal Pontefice regnante, le dichiarazioni di nullità matrimoniale rispondano tutte a verità e siano sempre ottenute con procedimenti perfettamente limpidi e corretti, specie quelle a favore dei potenti? Oppure, anche nel glorioso passato, con quali argomenti dottrinali si legittimava il fatto che cristianissimi re e imperatori, assistiti da confessori e cappellani personali, si concedessero il conforto di dozzine di concubine, fra le quali le “favorite” godevano a corte di una posizione pubblica riconosciuta? A ben vedere, anche oggi un capo di governo divorziato e convivente può accedere alla santa Comunione, se ad amministrargliela è un arcivescovo incaricato della “nuova evangelizzazione”, già professore di teologia e di conseguenza aduso a “contestualizzare” i fatti…

Visto che nessuno è senza peccato, rendiamo allora tutto tranquillamente indifferente? No di certo. È solo per mostrare che, nonostante i compromessi storici e gli accomodamenti politici, la santità è comunque possibile, sia da noi che presso gli ortodossi. Il Rinascimento ha visto fiorire santi di prima grandezza, nonostante la gerarchia cattolica versasse in buona parte in una corruzione morale che avrebbe fatto impallidire gli autori, tanto letti e amati, dell’antichità greco-romana. Chi sostiene che lo stato di scisma impedisce allo Spirito Santo di agire ha evidentemente assimilato una teologia che pone dei limiti invalicabili anche a Lui, ma che il Magistero cattolico non ha mai fatto propria. Nell’Ortodossia, per la mancanza di un’unica autorità dottrinale, ci sono certamente deviazioni teoriche e pratiche, nonché, nell’ambito della spiritualità, pericolosi sconfinamenti nell’esoterismo; ma l’autentica santità si riconosce da segni inconfondibili. Non si può servire per errore il diavolo, se per Cristo si è versato il sangue, fisicamente o moralmente.

I nostri padri non facevano dispute teologiche, ma credevano con semplicità quello che sapevano e si sforzavano di farsi santi nella quotidianità, aiutati da uomini di Dio che, oltre a insegnare loro la dottrina, li attiravano con l’esempio di una vita buona, pregavano e facevano penitenza per loro, si consumavano in confessionale e li dirigevano con umiltà e sapienza. La scomparsa pressoché totale di tali guide è causa di una sofferenza indicibile per l’anima, mentre in quella parte della Chiesa che è passata nella macina di una persecuzione inimmaginabile esse sono tornate ad abbondare. Sarà un caso? Lungi da me lincitare chicchessia a farsi ortodosso… ma diamo almeno un’occhiata al di fuori della nostra torre d’avorio e porgiamo orecchio alle voci di testimoni non antichi, ma attuali, che ci raccontano meraviglie accadute nel nostro tempo e germogliate dal martirio. Riconosceremo allora il timbro inconfondibile di un’unica voce che continua a riecheggiare e, se Dio ce ne fa la grazia, riusciremo a farla risuonare ancora anche da noi.

12 commenti:

  1. Grazie ancora per questa bellissima pagina piena di speranza,scritta con il linguaggio del cuore. Si avverte l'invito alla santità attraverso l'esempio di chi cerca Dio ad ogni costo, sopra ogni cosa, oltre ogni barriera. Ed è così che bisogna amarlo,con decisione,purgandosi della mondanità che ci rende superbi nella nostra intellettualita' nella quale ci perdiamo. Invito tutti i lettori a meditare questo brano, a coglierne i tanti suggerimenti e le molte riflessioni con serenità e distensione,senza compararlo alle nostre certezze ed alla nostra realtà ecclesiale sia essa soddisfacente o burrascosa. Ne trarremo solo vantaggi. D'altronde è ciò che desidera donarci don Elia attraverso questo esercizio personale, che ritengo sia anche molto faticoso.

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  2. ..."I nostri padri non facevano dispute teologiche, ma credevano con semplicità quello che sapevano e si sforzavano di farsi santi nella quotidianità, aiutati da uomini di Dio che, oltre a insegnare loro la dottrina, li attiravano con l’esempio di una vita buona, pregavano e facevano penitenza per loro, si consumavano in confessionale e li dirigevano con umiltà e sapienza"... parole sante don Elia,quando la misura del nostro vivere era Gesù.Oggi,più di prima, abbiamo "dottori cavillosi"che ostentano titoli e discorsi "metafisici...escatologici...filosofici"in convegni dove nessuno capisce niente o in riviste cattoliche on line dove se la cantano e se la suonano in discorsi pomposi che non hanno niente che possa servire alla cura e salvezza delle anime e disprezzano le profezie.Dice Gesù..."La mia Voce che parla nei secoli ai suoi ministri perché essi siano sempre quello
    che voi ora siete: gli apostoli alla scuola di Cristo. La veste è rimasta. Ma il sacerdote è morto. In troppi, nei
    secoli, accadrà questo fatto. Ombre inutili e scure, non saranno una leva che alza, una corda che tira, una fonte che disseta, un grano che sfama, un cuore che è guanciale, una luce nelle tenebre, una voce che ripete ciò
    che il Maestro gli dice. Ma saranno, per la povera umanità, un peso di scandalo, un peso di morte, un parassita, una putrefazione... Orrore! I Giuda più grandi del futuro Io li avrò ancora e sempre nei miei sacerdoti!
    Amici, Io sono nella gloria e pure Io piango. Ho pietà di queste turbe infinite, greggi senza pastori con troppo
    rari pastori. Una pietà infinita! Ebbene, Io lo giuro per la mia Divinità, Io darò loro il pane, l'acqua, la luce, la
    voce che gli eletti a quest'opere non vogliono dare. Ripeterò nei secoli il miracolo dei pani e dei pesci. Con
    pochi, spregevoli pesciolini, e con dei tozzi scarsi di pane - anime umili e laiche - Io darò da mangiare a
    molti, e ne saranno saziati, e ve ne sarà per i futuri, perché "ho compassione di questo popolo" e non voglio
    che perisca"...EVANGELO-vol.10°,cap.629,pag.146... Dalle parole "chiare e semplici" del Signore traspare l'amore per noi...per questo la nostra misura deve essere Gesù...cari saluti,Giulia.

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  3. AAA cercasi sacerdoti per nuova evangelizzazione diocesi a trenta chilometri da Roma. In queste parrocchie non ci si confessa e non si confessa più. Una sorta di separazione consensuale tra "amministratori" e amministrati. Cosa fare? Continuiamo a parlarci addosso?

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    1. Di quale diocesi si tratta? Forse la conosco...

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  4. Don Elia: "Chi ha sinceramente scelto la via della Verità rifugge
    ................inorridito da quel sentimento di eccellenza intellettuale
    ................e culturale in cui i massoni - e molti ebrei - ripongono
    ................la propria sicurezza. Vogliamo metterci sul loro stesso
    ................piano? Vogliamo utilizzare le loro stesse armi?".............


    I Suoi due interrogativi, caro don Elia, richiamano la mia mente ad una mia vecchia riflessione - peraltro mai portata a definitiva soluzione - circa l' 'intelligenza' e la 'furbizia'. Perché a me, appunto, sembra che la situazione che stiamo vivendo in altro non consista se non in un confronto tra 'intelligenza' da una parte e 'furbizia' dall'altra.

    Supposto che l'intelligenza sia una facoltà divina assoluta e la furbizia una sua deviante - e in quanto tale appartenente al perverso e al maligno, nonché relativa - ci viene da domandarci se una persona prevalentemente intelligente - dico "prevalentemente" perché nessun Umano, purtroppo, è totalmente libero dal male della perversa furbizia - possa - e debba - ingaggiarsi in confronto con una persona prevalentemente furba. A livello Umano, ovviamente, il confronto sarebbe possibile perché tutti siamo più o meno furbi, ma se spostiamo il confronto al livello soprannaturale e ci poniamo la domanda se Dio - intelligenza suprema incorruttibile - possa confrontarsi con Lucifero - intelligenza supremamente corrotta - ci appare chiaro che il confronto è una impossibilità per il sol fatto che, per essere possibile, richiederebbe l'impossibilità che Dio divenisse furbo pure Lui, cosa assolutamente impensabile in quanto Realtà Assoluta.

    Ora, non dovremmo noi Umani fare le nostre scelte solcando le orme Divine?

    In risposta alle Sue stesse domande, Lei saggiamente così risponde:

    .........."Finiremmo col degradare , sfigurare e, infine, rinnegare quella
    ...........Verità che pensiamo difendere, la quale non è un sistema di
    ...........pensiero, ma una Persona"........................................................

    Mai risposta fu così illuminante! Illuminante a tal punto da aprire i miei occhi alla possibilità che il silenzio assordante della Chiesa Cattolica - che io fino ad oggi ho insistentemente condannato - possa essere la sola risposta possibile.

    Perché non ha senso che la Verità Assoluta si confronti con la verità relativa della massoneria giudaica! Fra Dio e Lucifero NON c'è partita possibile!

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    1. Grazie per l'apprezzamento e il sostegno.
      Effettivamente la Chiesa ha sempre parlato agli uomini che hanno - o si sforzano di avere - una coscienza retta; ogni volta che dei suoi rappresentanti hanno tentato di "dialogare" con emissari di Lucifero ci hanno rimesso, a danno proprio e di tutti gli altri. I nemici della verità la Chiesa può solo condannarli, perché si ravvedano e le loro menzogne non si diffondano nel Popolo di Dio. A partire dal Concilio Vaticano II si è pensato invece di poter trovare un'intesa o almeno un terreno comune con chi combatte la Verità e il Bene, cioè Dio stesso e la Sua Chiesa, che li annuncia e propaga. Ingenuità? cecità? malafede? Lasciamo il giudizio a Cristo. Di fatto, oggi vediamo i risultati di questo atteggiamento: il "dialogo" si è trasformato in acquiescenza totale alle idee e ai programmi della giudeo-massoneria. Non è con loro che i Pastori devono parlare, ma con i fedeli per rinfrancarli e con gli incerti per strapparli alla dannazione eterna.

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    2. Caro Don Elia condivido in pieno quanto dice in questa risposta perchè trovo in essa conferma a quello che è sempre stato il mio pensiero.

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  5. Dio la benedica don Elia! Non si scoraggi e prosegua, la prego, la sua battaglia. La sua saggia essenzialità unita alla mirabile preparazione la rendono una guida preziosa nelle nostre desolate lande. Le assicuro un ricordo nelle mie preghiere.

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    1. Grazie di cuore per l'appoggio e soprattutto per le preghiere!

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  6. Grazie infinite don Elia.
    Se non l'avesse visto, ecco come gli sciacalli della trasmissione "le iene" si scagliano contro i cattolici.
    Da voltastomaco.

    Cosa pensa di don Minutella?
    A me sembra una brava persona, che agisce cmq a modo suo per il bene della chiesa, non so se é il metodo giusto, ma ha cmq obbedito anche al suo vescovo.

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/pasca-papa-francesco-non-piace-a-tutti_714020.html

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    1. Il nome della trasmissione lo hanno scelto bene; già da solo fa capire l'intento di voler rendere normali o addirittura simpatici comportamenti ripugnanti, come quello di ingannare dei sacerdoti riprendendoli di nascosto. Sono chiaramente al servizio del sistema e saranno spazzati via insieme ad esso.
      Don Minutella, purtroppo, è ricaduto nella trappola della televisione, questa volta (a quanto pare) inconsapevolmente. Così si sta bruciando completamente e non vedo a chi possa giovare questo. Farebbe bene a obbedire ritirandosi nel silenzio per non esporsi ad altri tranelli. La Chiesa, quando non si può più servirla attivamente, si serve con l'offerta umile e nascosta. Alcuni degli artefici della rivoluzione conciliare, in questo, ci danno paradossalmente una lezione: quelli che sotto Pio XII furono redarguiti o sanzionati non si fecero mettere fuori gioco per ostinazione, ma seppero aspettare con pazienza il momento in cui potessero uscire di nuovo allo scoperto - e quando arrivò, lo fecero in modo trionfale... Il coraggio va coniugato alla prudenza; se veramente Dio ci ha dato una missione, dobbiamo evitare comportamenti rovinosi che la compromettano, così da poterla portare a compimento a lungo termine, al momento stabilito da Dio.

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  7. Caro padre, purtroppo dei sacerdoti come quelli che lei auspica devono ancora nascere e mi creda, io ho girato tutte le chiese, tradi,ortodosse, moderniste, trasformiste, e chi più ne ha ne metta, al momento prego da solo e osservo.Le lascio questa frase che mi ha detto un amico tedesco di culto evangelico ' La chiesa cattolica sta facendo lo stesso sbaglio che abbiamo fatto noi, in-seguire il mondo, e guarda come ci siamo ridotti'.

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