Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 21 novembre 2015


Delirio e castigo


Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte; provami al fuoco, non troverai malizia. La mia bocca non si è resa colpevole, secondo l’agire degli uomini; seguendo la parola delle Tue labbra, ho evitato i sentieri del violento. Sulle Tue vie tieni saldi i miei passi e i miei piedi non vacilleranno (Sal 17 [16], 3-5).

Il quotidiano delirio cui stiamo assistendo nella Chiesa ad opera delle sue guide, dal vertice in giù, non solo sta esasperando il nostro cuore credente, continuamente scosso nelle sue certezze più sacre, ma rischia pure di insinuare subdolamente in esso sentimenti meno buoni che lo inclinino a reazioni conformi all’agire umano, dirottandolo sui sentieri dei violenti. Sarebbe, questa, l’ultima perfidia con cui il diavolo farebbe deragliare quanti non si son lasciati incantare dalle sue sirene. La biblica preghiera che ispira questo scritto può quindi esserci di valido aiuto in questa battaglia spirituale. È evidente che le sue affermazioni all’indicativo stiano perfettamente al loro posto soltanto sulle labbra di Gesù, che con queste parole ha pregato durante la Sua vita terrena; per noi rappresentano invece uno stimolo e un termine di tensione, mentre rivolgiamo a Dio, formando un solo corpo in Cristo che prega in noi, le richieste che riconosciamo del tutto appropriate alla nostra condizione.

Proprio per evitare che la mia bocca si renda colpevole (ammesso che già non l’abbia fatto), chiedo dunque per primo al Signore di saggiare e scrutare il mio cuore nella notte che stiamo attraversando; qualora vi trovi ancora malizia, la bruci nella fiamma della Sua santità divina, che ardendo illumina e illuminando consuma. Mosè stesso fu colto da sgomento di fronte a quel fuoco divoratore (cf. Dt 4, 24; 9, 19), che non avrebbe altrimenti sopportato che per estrema condiscendenza di Dio. Perché i miei piedi non vacillino sull’aspro sentiero che sale l’erta della santa montagna, voglio attenermi con tutte le forze alla Parola delle Sue labbra, così che tenga saldi i miei passi nelle Sue vie e io giunga al luogo della Sua presenza, dove al fuoco succederà il mormorio di un vento leggero: «Che fai qui, Elia? – Zelo zelatus sum pro Domino Deo exercituum…» (1 Re 19, 12-14).

Pur continuando a condividere il vostro immane dolore, che spesso mi strappa forti grida e lacrime, ritengo quindi quanto mai urgente e necessario reimmergermi in quella salutare Parola che «nel rivelarsi illumina e dona saggezza ai semplici» (Sal 119 [118], 130). Continuare a lacerarsi le vesti per tutte le uscite insensate di quelli che dovrebbero guidare il Popolo di Dio, cercando di ribattere a ognuna in un’estenuante rincorsa, sarebbe non solo sterile, ma anche pericoloso. L’accelerazione dell’induzione alla demenza collettiva è una perfida tattica per tagliare il fiato a chi vi si oppone e per spossarlo fino a metterlo fuori combattimento; pertanto non voglio stare al gioco, anche per non cadere nel rischio di lavorare per il demonio alimentando amarezza, risentimento e scoraggiamento altrui. Per non fare più danno che bene, allora, lascerò parlare Lui.

Ho così deciso di ispirarmi, dall’inizio del prossimo Avvento, al Vangelo della domenica, letto con gli occhi della Tradizione e meditato nel Cuore immacolato di Maria, ricolmo del fuoco divino. Rifugiamoci in questa fortezza inattaccabile e lasciamo a Lei il compito di difenderci dagli strali della menzogna che ci piovono addosso da ogni parte. Quando un bambino non sa come fare per sottrarsi a un pericolo imminente, senza pensarci chiede subito aiuto alla mamma, la quale non può non intervenire prontamente in soccorso del figlioletto. Ecco, proprio così saremo quei piccoli ai quali appartiene il Regno di Dio (cf. Mc 10, 14). Siamo figli dell’eterno Re e della Regina del cielo; siamo perciò tenuti ad agire in modo regale: noblesse oblige!

Per metterci completamente al sicuro dal duro castigo che il delirio dei Pastori e il conseguente sbandamento delle pecore reclamano a gran voce sulla Chiesa e sul mondo, il prossimo 8 dicembre rinnoviamo la consacrazione al Cuore immacolato; chi non la avesse ancora effettuata, lo faccia in quell’occasione. Non vedo proprio, a tal proposito, come l’imminente giubileo possa coinvolgere i musulmani, a meno che non chiedano il Battesimo; se qualcuno di loro passerà la Porta santa, potrebbe piuttosto farlo imbottito di esplosivo, con buona pace di quei controlli che in certi casi, inspiegabilmente, funzionano soltanto dopo la carneficina. In ogni caso, qualunque sia (qui da noi in Occidente) l’occulto potere che arma i fanatici e apre loro le porte, essi possono rivelarsi strumenti inconsapevoli della giustizia divina: «Oh! Assiria, verga del mio furore, bastone del mio sdegno!» (Is 10, 5).

Mi rendo ben conto dell’impopolarità di un’interpretazione del genere, in un momento di estrema tensione emotiva. Ma come mai si parla così poco delle migliaia di vittime che il fondamentalismo islamico miete senza sosta in Nigeria con armi francesi? Il mondo attuale sembra un branco di belve aizzate l’una contro l’altra per divorarsi a vicenda… Divide et impera: Satana conosce bene il metodo; ma anch’egli serve, suo malgrado, ai piani dell’ira. Non per niente il grande pericolo, secondo l’Apocalisse (cf. 9, 13-16; 16, 12-14), viene dall’Eufrate – ovvero, ancora una volta, dalle regioni dell’antica Assiria. Il compimento del disegno di Dio sulla storia può essere intravisto nelle sue premesse; le remote vicende dell’Israele carnale sono profezia di ciò che avverrà all’Israele spirituale. Gesù non ha forse mescolato deliberatamente, nel grande discorso escatologico (cf. Mt 24; Mc 13; Lc 21), i riferimenti alla distruzione di Gerusalemme e quelli alla purificazione finale? Chi ha orecchi per intendere, intenda…

Coraggio, i giorni della tribolazione grande saranno abbreviati per riguardo agli eletti (cf. Mt 24, 21-22); già si intravede uno spiraglio di luce, d’altronde, da quell’immenso Paese di cui la Madonna, quasi un secolo fa, richiese la consacrazione. Un reverendo Padre francescano che vive a Fatima è convinto che, in realtà, essa sia stata validamente effettuata nel 1984, quando papa Giovanni Paolo II, consacrando il mondo al Suo Cuore immacolato, alluse in particolare alla Russia; dato che la Vergine, parlando a Lucia, non aveva specificato la formula da usare, quell’atto dovrebbe essere stato accetto, visto che, sette anni dopo, l’impero sovietico fu sciolto proprio l’8 dicembre… Oggi è l’unica grande potenza che si stia opponendo efficacemente ai disegni massonici del nuovo “ordine” mondialista e omosessualista dominato dall’alta finanza e dagli sporchi giochi di quei Giuda che la controllano: questi ultimi, non avendo accettato il Regno universale instaurato dal loro Dio con la nascita del nuovo Israele, se ne sono costruiti uno a modo loro con la complicità dell’Avversario… ma questa si chiama apostasia.

In conclusione, in qualità di veri figli del Regno, chiediamo luce per discernere, nella misura del possibile, i piani del nostro Padre celeste. Intanto, tenendo pur conto dell’esperienza di quei popoli che da secoli fronteggiano l’ingombrante vicino, cominciamo a pregare per la santa madre Russia, quella plasmata dalla stirpe della Madre di Dio, con i suoi somigliantissimi starec e i suoi geni letterari e musicali. Prepodobneskaja Bogorodice, spasì nas!
 

5 commenti:

  1. la ringrazio per queste sue riflessioni....ha perfettamente ragione!ho sentito la necessità di confessare il disagio che ho quando critico al papa....ma ogni giorno è uno stillicidio...oggi ha detto agli insegnanti di non fare proselitismo a scuola!non ho fatto a tempo a confessare ieri che oggi mi ritrovo punto e a capo!Che pianto quindi ci proibisce di insegnare la Verità di Dio?ho pensato di continuare a pregare con fede.....Dio avrà pietà di noi e ci soccorrerà !La Madonna ci avvolga nel suo manto! Sia lodato Gesù Cristo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. non sai come ti capisco...
      Matteo

      Elimina
  2. "Ave Maria!" Caro Don Elia, dopo il comunicato dell'FBI sui tre obbiettivi italiani dei terroristi dell'Isis, tra cui San Pietro a Roma e l'intervista ad un miliziano pentito dell'Isis, il quale ha affermato che qualcosa succederà l'8 dicembre a San Pietro, nel giorno dell'inizio del Giubileo, mi chiedevo se veramente siamo in una società in delirio. La Chiesa, almeno, dovrebbe usare la necessaria prudenza, ma qualcosa non torna. Negli ultimi Giubilei straordinari, le ricorrenze riguardavano la Persona di Gesù Cristo, il centro era Lui, ma quello che inizierà l'8 dicembre, avrà come centro il Vaticano II, a 50 anni dalla fine e finirà appunto il 20 novembre. Inoltre il Giubileo è anno di Grazia speciale, di giubilo, ma come si fa a gioire, se incombe una tale minaccia o castigo? Potremmo chiedere queste grazie straordinarie, in altri luoghi benedetti da Maria Santissima, quali i suoi Santuari, affidandoci alla Volontà di Dio, ma senza sfidare gli eventi, in un certo senso preannunciati.

    RispondiElimina
  3. Quando veramente si vuol fare un attentato non pilotato, non si divulgano i siti e la data, ipotetici obiettivi potrebbero essere tanti altri luoghi di aggregazione, fare del terrorismo psicologico non giova a nessuno, tanto si sa bene chi e cosa c'è dietro il Daesh o Usis che dir si voglia, personalmente, non ritenendo questo AS né utile per le anime né per altro, me ne sto a casa a pregare. Un doveroso ringraziamento al padre Elia che posta coraggiosamente le sue idee.

    RispondiElimina
  4. Sotto il Manto di Maria, siamo certi di avere la sua protezione materna e procediamo senza timore, avendo anche il necessario discernimento, per evitare luoghi ora troppo pericolosi, non indispensabili alla nostra salvezza eterna. Ciò che davvero mi spinge a rinnegare sempre più decisamente il peccato è il tempo profetizzato, che pare avvicinarsi a noi, in cui dovremo essere disposti a dare la vita per testimoniare Gesù Cristo, sia andando a riceverlo sacramentalmente in Chiesa, sia davanti a un qualsiasi tribunale umano

    RispondiElimina