Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 11 aprile 2015


Nuovo popolo cercasi

 
Questo si scriva per la generazione futura: e un popolo nuovo darà lode al Signore (Sal 102 [101], 19).

Lo so bene: le geremiadi non piacciono a nessuno. Il fatto è che il povero Geremia aveva ragione; ma la sua singolare vocazione fu di parlare per non essere ascoltato – nemmeno dopo la catastrofe. Ciononostante, egli rimase fedelmente con il rimasuglio di Israele disfatto ed errabondo, pur di non abbandonarlo al suo destino, e con il suo popolo cocciuto, nonostante il contrario responso divino, emigrò in Egitto, dove si persero le sue tracce (ma non le sue parole, rimaste monito prezioso per il futuro, sempre che si voglia intenderle). Come egli stesso aveva profetizzato, alcuni anni dopo Nabucodonosor arrivò fin là: la spontanea sottomissione predicata da Geremia e ostinatamente rifiutata dai suoi compatrioti, alla fine, fu imposta con la forza. Probabilmente sarebbe convenuto a tutti dargli retta fin da principio…

Quale interesse possono avere per noi queste antiche storie bibliche? Quello che ha tutta la storia sacra: la nostra salvezza eterna. Più di chiunque altri, un ministro della Chiesa deve interrogarsi su ciò che tale storia gli insegna per prendere le proprie decisioni. Che ne sarà del popolo errante e ribelle, se i ministri di Dio decisi a fare la Sua volontà lo abbandonano? Se così avessero fatto Mosè, Elia o Geremia, come sarebbe sopravvissuto il popolo eletto?… e dove si sarebbe incarnato il Figlio di Dio?… e da dove sarebbe germogliata la Chiesa? Di contro, però, la Parola divina ci invita pure ad uscire dall’accampamento portando, dietro Gesù, il suo obbrobrio (cf. Eb 13, 13). Come egli ha consumato il Suo sacrificio redentore fuori della Città santa, che lo aveva respinto quale Messia, così anche chi lo segue fedelmente dovrebbe dissociarsi espressamente da quel mondo ecclesiale che lo rinnega a fatti e a parole. Ma come continuare, poi, a guidare e sostenere i cattolici fedeli e quelli che, oggi pur così refrattari, cercheranno aiuto quando arriverà il castigo?

Il grosso della Chiesa terrena si è reciso dalle radici e, come accadrebbe a qualsiasi albero, è seccato. Attanagliato dal senso di vuoto e dalla nostalgia lacerante di qualcosa – e di Qualcuno – che i più giovani non hanno mai conosciuto, questo popolo disorientato e confuso si sforza in tutti i modi di convincersi da sé di quel che non sa più e di animarsi autonomamente di una vita che gli manca… perché, in realtà, ha perduto la sorgente della grazia. Non serve a nulla, a questo punto, insistere ottusamente a irrigare l’albero secco e privo di radici con acque derivate in modo autarchico e velleitario. All’organismo vivente che ci era stato trasmesso hanno sostituito un sistema artificiale che ha spento la fede e con il quale è impossibile suscitarla di nuovo, come mi ha fatto intuire, la notte di Pasqua, un episodio tanto fortuito quanto simbolico: non riuscendo in alcun modo ad accendere il nuovo cero pasquale in pura paraffina (che avrebbe bruciato con sgradevole odore e abbondante fumo nero), dopo aver recitato mentalmente un’Ave Maria mi è venuto in mente di mandare a prendere il vecchio cero del fonte battesimale (in pura cera d’api), che si è acceso immediatamente e ha poi brillato nella buia navata spandendo il buon profumo di Cristo.

Senza di esso, non so proprio come avrei potuto iniziare la Veglia pasquale… Senza un recupero della Tradizione, non vedo come possa rinascere la Chiesa, uccisa da un rito che non è più percepito come il Santo Sacrificio della nostra redenzione, ma come mero intrattenimento di natura socio-religiosa, di cui esistono oltretutto, in pratica, tante varianti quanti sono i ministri che lo celebrano. Una liturgia adattabile a tutti i gusti e a tutte le circostanze ha ingenerato la convinzione che l’uomo non debba conformarsi a Dio, ma piuttosto piegare l’idea di Dio ai propri capricci; così ora ci si pone in ascolto della Parola – come amano tanto dire – non per conoscere ciò che Egli vuole e obbedire a Lui nella propria condotta con l’aiuto della Sua grazia, ma per disquisire se quanto udito corrisponde o meno al codice morale personale (che è gioco-forza del tutto relativo). Il fedele si è trasformato in severo censore della verità rivelata, giudicata in modo insindacabile sulla base delle massime mondane del momento… C’è poi da meravigliarsi che nessuno si confessi più – o, se lo fa, sia convinto di non avere alcun peccato e ne approfitti, eventualmente, per denunciare i peccati di altri: marito, suocera, figli, parenti, colleghi e via dicendo?

Ma che importa? Se è assente la vita di grazia (locuzione ormai indecifrabile) e dilaga il peccato mortale, la piaga infetta e non curata è dissimulata con fiumi di parole; se la vera fede è morta, ci si dimena in attività aggregative che non la richiedono affatto; se non si prega più, si corre da un santuario all’altro – basta che in albergo si mangi bene. Se la Chiesa ha tradito il suo Signore, si può sempre osannare il líder máximo, che sta fondando una nuova religione in cui, finalmente, saremo tutti uguali, cattolici e non, cristiani e non, credenti e non… Era ora che finisse quell’odioso mondo di discriminazioni che faceva distinzione addirittura tra maschi e femmine, giovani e vecchi, onesti e disonesti…! Questo mondo di oggi, effettivamente, tra poco finirà, implodendo sul proprio vuoto spinto. Bisogna quindi preparare fin d’ora la generazione futura che sopravvivrà alla catastrofe, quel popolo nuovo che darà lode al Signore con la verità del proprio essere e operare.

Ecco dunque la risposta alla domanda formulata all’inizio: bisogna rimanere dentro, ma in modo diverso; sarà la qualità della presenza ad attirare chi cerca Dio. Ciò da cui bisogna uscire è la struttura mortifera, gestita da vescovi increduli, in cui la Chiesa si è rinchiusa e soffocata, per creare in alternativa ambienti vitali – non necessariamente riconosciuti, ma nemmeno in stato di rottura – in cui si possa realmente respirare lo Spirito Santo e crescere nella vita soprannaturale. Quale sia la soluzione concreta per attuare questo programma, non mi è stato ancora indicato dall’alto; ho un’idea sulla possibile guida. Invito perciò i lettori ad offrire preghiere e sacrifici per questa intenzione e a rimanere in contatto. Credo che vi abbiamo tutti interesse – un interesse supremo.

Al popolo che nascerà diranno: «Ecco l’opera del Signore!» (Sal 22 [21], 32).
 

11 commenti:

  1. Grazie, carissimo Don ELIA ! I suoi scritti ci dimostrano che Dio non abbandona il Suo popolo, ma lascia sempre delle Luci perché chi Lo vuol seguire trovi sempre la strada.. Dio la conservi, per quanto mi riguarda la terrò sempre nelle mie povere ma fiduciose preghiere perché continui ad essere, per chi La segue, guida sicura alla Verità !

    RispondiElimina
  2. Innanzitutto ringrazio Dio per avermi dato l' opportunità di imbattermi nel suo blog.
    Sono sulla soglia della settantina e sto vivendo la situazione odierna della chiesa con una infinita tristezza nel cuore. Avevo sperato in Benedetto XVI, avevo gioito alla sua elezione, infatti grazie al suo Motu Proprio ho avuto la possibilità di partecipare finalmente alla S Messa v.o. Anche se fino all' anno scorso due volte al mese in città limitrofe,con interruzione estiva, e da quest'anno una sola volta al mese, sempre fuori città . Per gli altri giorni devo accontentarmi " di quel che passa il convento " come si suol dire. Vivo la messa quotidiana con grande sacrificio, la frequento perché ho bisogno di accostarmi alla S.Comunione. Per grazia di Dio da qualche anno la Domenica partecipo alla S. Messa nella parrocchia di un paese vicino. Mi permetto di dire che il Parroco, giovane, è un vero "uomo di Dio" . Celebra in modo impeccabile e coinvolgente cercando di rendere la Messa N. O. l' offerta del Sacrificio Eucaristico. Una sera a settimana anima l' Adorazione Eucaristica che richiama fedeli dai paesi circostanti che riempiono letteralmente la chiesa. Questo Sacerdote, come lei, avrebbe voglia di gridare la Verità , purtroppo deve contenersi per non correre il rischio di " sanzioni". Per quanto riguarda me, purtroppo, non riesco ad accettare come mio Papa l' attuale Vescovo di Roma. Mi perdoni lo sfogo, ma qui da noi la situazione è veramente molto triste. Dio la benedica

    RispondiElimina
  3. la ringrazio per queste parole di conforto in questa babilonia della fede!credo che il Signore sta smascherando i suoi nemici non seguiamoli....se analizziamo l'apostasia e le eresie hanno radici lontane dal vaticano 2 con la scusa di non spegnere lo spirito sono cresciuti a dismisura gruppi che portano ai leader non a Dio,ex suore e chitarrista che vogliono insegnare ai vescovi....messaggi veggenti .....un inflazione....la vera fede sostituita da un sentimentalismo sterile....prego sempre il Signore che vi confermi nel vostro ministero sacerdotale vi renda suoi veri strumenti a beneficio di tutti !coraggio abbiamo bisogno di voi siate santi come il Signore vi chiede...luce che rischiara questo tempo di tenebra SOLO VOI FATE SCENDERE GESU'... IL NOSTRO SALVATORE NEGLI ALTARI!IL SIGNORE LA BENEDICA LA PROTEGGA LA MADONNA L'AVVOLGA CON IL SUO MANTO!AMEN!

    RispondiElimina
  4. dobbiamo rassegnarci all'evidenza...non so se ha saputo ma alla lavanda dei piedi il"papa"ha lavato i piedi e dato la comunione a un trans!!!ormai completamente prono al peccato!Gesù diceva di non peccare più ma con bergoglio non è più necessario .....che ne sappia più del Cristo?mi creda sono troppo dispiaciuta e addolorata x lo scandalo ormai continuo......ma solo a 2 ore dalla sua nomina avevo trovato in internet foto in cui nonostante ministro di DIO inginocchiato si faceva benedire da pastori in preghiera pentecostale .....avevo paura e credevo sperando di sbagliare che l'inquinamento di pratiche non cristiane danneggiava la vera fede in Dio.oggi è evidente da radici cattive non può nascere frutto buono!DIO ci benedica e corregga quanti sono nell'errore e confermi con la sua grazia chi continua a servirlo fedelmente nonostante questi tempi di tenebra!amen

    RispondiElimina
  5. Il problema sta nel fatto che i chierici sono più che increduli, sono atei o perlomeno hanno un vago afflato di divinità non ben definita, che non viene sentito dai più, quando il sacerdote all'inizio della messa, ancora la chiamo così, non saprei quale altro termine usare, dice di chiedere a Dio perdono per i nostri peccati, tutti i partecipanti si ritengono assolti de facto senza bisogno della confessione, sennò non si spiegherebbe l'alto numero dei partecipanti all'Eucarestia, che viene distribuita senza nessuna sacralità perché penso sia in definitiva ritenuto un simbolo - ricordo dell'ultima cena e non come Presenza reale di Cristo, poi se dall'alto sdoganano tutti i peccati/ori con quell'infelice frase divenuta simbolo di ogni negazione di qualsiasi peccato e viene assunta a slogan anche dai manifestanti pro lgbt ed ostentata con fierezza sulle magliette di qualsiasi gay pride, che resta da fare per non lasciarsi cogliere dalla disperazione? Pregare, sì, d'accordo, ma le pecore senza pastore e senza cani pastore si disperdono nelle solitudini desertiche della società attuale ed alla fine non si recuperano più. Ormai è un dio che non è neppure marginalizzato, è ignorato o percepito come un fastidioso limite alla libertà personalissima di ognuno di noi, libertà a parole, di fatto siamo succubi di poteri nemmeno più tanto occulti che stanno affondando l'occidente nella nientitudine, il Das Nichtige del grande, inascoltato teologo bavarese che nessuno ormai nomina più.

    RispondiElimina
  6. Se non ho capito male don Elia ( Elia come il cardinale Dalla Costa ) vive a Firenze o nel circondario. Mi permetto di invitarlo alla (ri)lettura di Papini, grandissimo "nonostante" e ingiustamente dimenticato, mentre fu, dopo la conversione, il più grande scrittore cattolico italiano della prima metà del '900, un autentico genio e
    secondo alcuni un Nobel mancato.
    Perchè dimenticato? Approdò al Cristianesimo perchè nessuno spunto o indirizzo di
    pensiero poteva placare il suo desiderio di assoluto, con una pretesa che si allargava
    a comprendere l'intero universo; non potendo essere Dio, si piegò a Dio.
    Aveva del mondo una visione nettamente pessimistica, come capita a tutti quelli che
    lo guardano con occhi realisti; una visione della onnipervasività del Male, come
    nell'ex manicheo Agostino, che non poteva avere altro esito che la disperazione o
    l'invocazione di una Salvezza dall'Alto. Appunto Agodtino, il grande assente del Concilio, rimpiazzato in parte da Teilhard De Chardin.
    Nei tempi dell'ottimismo postconciliare, spesso becero, il sano pessimismo di Papini non poteva avere più corso; ma il grande fiorentino va recuperato, e io personalmente ci sto lavorando; un lavoro lungo, perchè è un oceano.
    Le raccomando la (ri)lettura delle formidabili "Lettere agli uomini di Papa Celestino VI"
    e dell'altrettanto formidabile e massiccio "Giudizio Universale", con una quantità
    incredibile, direi shakespeariana varietà di esperienze umane interiori che possono
    essere di grandissima utilità a un confessore.
    Se lo desidera, posso mandarle materiale a un indirizzo "neutro" ( comunque non mi
    sognerei mai di propalare quello vero ).
    Vorrei anche ricordarle i bellissimi testi del papiniano Tito Casini e quelli del
    delicatissimo Nicola Lisi.

    RispondiElimina
  7. Ho avuto da Dio l'immenso dono di essermi imbattuta in sacerdoti che hanno avuto il coraggio di tornare, in toto (e subendone le conseguenze) alla Santa Messa di sempre.
    Prima credevo che avessero commesso uno sbaglio non celebrando più la messa N.O., ma esclusivamente la messa in latino, perchè pensavo che così, perdendo le loro parrocchie, non ci sarebbe più stata la possibilità di dimostrare che la liturgia di 50 anni or sono fa veramente la differenza, è più seguita, può veramente riportare la Chiesa alla sua vera missione: salvare le anime.
    Oggi invece li ammiro, e con me i miei figli, per la loro coerenza.
    Se, pur di mantenere la parrocchia, avessero accettato l'uno e l'altro rito, li avrebbero di fatto equiparati : adesso ho capito che questo sì che sarebbe stato un gravissimo errore.
    Secondo me sono stati profetici e, come tutti i profeti, ne hanno pagato le conseguenze.
    Ma senza questa prova di carattere non credo che sarebbero così apprezzati e ascoltati dai miei ragazzi , nonostante i chilometri da fare e con la chiesa parrocchiale a pochi minuti da casa.
    Che il Signore benedica questi suoi servi fedeli e la loro umile (e osteggiata) opera di ricostruzione della Chiesa: Lui, che vede i cuori di questi pastori (e del loro piccolo gregge), sa quanta trepidazione, quanto dolore , quanta speranza e fiducia essi provino e, ne sono certa, “glielo accrediterà a giustizia”.

    RispondiElimina
  8. La lettura di questo post mi rincuora molto, perché mi da ulteriore conferma di quello che lo Spirito Santo sta facendo nella mia parrocchia, dove ha radunato una piccola comunità intorno alla retta dottrina, alla preghiera, alla carità operosa. Penso che avesse ragione Papa Benedetto quando diceva che il futuro della Chiesa si gioca in piccole comunità dove si preserva la fede apostolica integra così come l'abbiamo ricevuta. D'altronde Gesù stesso dice:

    "nolite timere pusillum gregem
    quoniam in eo beneplacitum est Patri vestro
    dare vobis Regnum"

    Non temere piccolo gregge (la tua piccolezza)
    perché è proprio in essa che si è compiaciuto il Padre vostro
    di donarvi il Regno.

    La Chiesa penso che smetterà di essere quella che è diventata: una macchina totalmente umana che si muove con motivazioni umane e per obiettivi umani e si preserverà, anche nella sua istituzionalità, in piccole comunità dove si ritornerà a vivere al modo degli Apostoli senza rinunciare ovviamente a tutto quello che nei secoli è cresciuto, maturato e fruttificato.

    RispondiElimina
  9. Sono molti anni che mi sento pellegrina in questo mondo, spesso derisa, umiliata, a tratti schiacciata, ma non vinta. So che sono in viaggio verso la vera patria, avendo accanto a me, e quando mi accosto ai sacramenti, dentro di me, la pienezza della vita, Gesu' Cristo! Penso spesso alla prima comunita' dei credenti, aveva un cuore solo e un'anima sola e non considerava sua proprieta' quello che gli apparteneva, fra loro tutto era in comune. Ora, quanti cristiani, sarebbero pronti ad una scelta radicale di vita, se arrivassero nuovi apostoli e con grande forza, dicessero loro che solo per questa strada, gia' praticata nel passato e poi persa, sara' la nuova strada, per essere autentici figli di Dio, il suo nuovo popolo? In caso di condizioni estremamente avverse per la vita e la fede, penso a gravi crisi economiche, capovolgimenti politici di governi, carestie, oltre a persecuzioni per i fedeli cristiani, come si potrebbe vivere diversamente, se non uniti e sostenendosi gli uni gli altri?

    RispondiElimina