Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 7 febbraio 2015


Ci sono miracoli e miracoli…
 

Non è fra i Santi più popolari né fra quelli più “redditizi” per le cassette delle offerte, ma san Paolo è pur sempre san Paolo. Lasciamo stare le tesi dei biblisti che hanno preso l’abitudine di negargli sistematicamente la paternità dei testi scomodi per le loro idee: tutte le lettere che la Tradizione gli attribuisce sono testi canonici, cioè ispirati dallo Spirito Santo e aventi quindi autorità indiscutibile per la nostra fede, in quanto il loro autore principale è Dio stesso, che per comunicare con noi si è servito di autori umani. La Seconda lettera ai Tessalonicesi, in particolare, si rivela estremamente attuale per le sue affermazioni di interesse escatologico: prima della venuta gloriosa del Signore Gesù Cristo – sta scritto – «dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione» (2 Ts 2, 3).

La funzione di quest’ultimo è chiaramente definita nell’Epistola: egli deve ingannare con prodigi e portenti «quelli che vanno in rovina perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi» (ibid., v. 10). Anch’egli adempie dunque, suo malgrado, un compito provvidenziale: è strumento del giusto castigo meritato da chi resiste alla rivelazione dell’Altissimo e ne disprezza la misericordia: «E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno, perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità» (ibid., vv. 11-12). Questa è d’altronde una scelta possibile al libero arbitrio umano, ma alla fine – come tutte le decisioni cattive – si paga a caro prezzo, se non c’è ravvedimento.

«Non ci si può prendere gioco di Dio: ciascuno raccoglierà ciò che avrà seminato» (Gal 6, 7), ci ammonisce ancora l’Apostolo. Chi semina menzogne, raccoglie menzogne; chi all’inganno acconsente, all’inganno soggiace; chi rifiuta la verità, alla verità si rende refrattario… chi si nutre di chiacchiere, produce peccati (e sempre più orrendi), dato che, per contrastare l’inclinazione al peccato, a nulla esse valgono. Ci si può pure scagliare con veemenza, allora, contro l’immoralità diffusa fra i chierici, ma essa non è altro che il frutto dei vaniloqui sentiti in seminario e della pseudo-teologia imparata in facoltà – proprio quella pseudo-teologia che ha abolito la nozione stessa di peccato e governa oggi i discorsi e le azioni di vescovi, cardinali e… ancora più su. Senza la sana dottrina, può mai esserci una sana condotta?

A onor del vero, una parte sempre più consistente del clero comincia a dar segni di nervosismo e a lasciar trapelare – sia pure con estrema prudenza – quanto meno un certo imbarazzo di fronte all’interminabile eruzione di gesti e dichiarazioni papali che pur mandano in deliquio le masse popolari e i poteri mediatici. Politicanti e plutocrati che vorrebbero legalizzare la pedofilia per evitare eventuali fastidi giudiziari, invece, brindano entusiasti a questa inattesa ventata di liberalismo ecclesiastico: la Chiesa Cattolica ha finalmente capito che non ha il diritto di frenare il progresso! E poi, viste le folle sterminate che accorrono a osannare il nuovo profeta e dato il consenso unanime da parte della casta che conta, chi oserebbe ancora dissentire?

Per amor di precisione, tuttavia, certi effetti prodigiosi dell’odierno corso andrebbero valutati in modo un po’ più esatto o almeno concorde, se non altro per evitare figuracce. Riguardo all’immensa adunata verificatasi di recente nell’unico Paese asiatico a maggioranza cattolica, la radio di regime, nel giro di mezz’ora, ha fornito tre cifre discordanti. Il bollettino italiano ha registrato la presenza, alla Messa pontificia, di ben sette milioni di persone (distribuite su un’area di parecchi chilometri quadrati o accatastate a strati?); secondo il bollettino francese, subito dopo, sono state dai sei ai sette milioni; quello in inglese, immediatamente seguito ai primi due, ha parlato di due milioni e mezzo lungo il percorso papale e un milione e mezzo alla celebrazione. Anche le ultime sono pur sempre cifre strepitose: c’era bisogno di arrivare fin quasi a raddoppiarle, tralasciando oltretutto di distinguere tra chi era per strada e chi ha effettivamente partecipato – in qualche modo – al sacro rito, non troppo attento all’Eucaristia finita nel fango…?

Se la spudoratezza (da cui siamo già sommersi) diventa la regola anche nella Sala-stampa vaticana, di chi ci si potrà più fidare? O forse proprio questo è un preciso segnale dell’ormai trionfante orientamento di “apertura al mondo”, per il quale qualsiasi mezzo è lecito per soggiogare le masse e portarle ove si vuole? A noi, però, questo genere di “miracoli” non piace affatto, non solo perché sono truccati e ripugnano quindi all’onestà morale e intellettuale, ma soprattutto perché mandano fuori strada miliardi di semplici, ai quali non sappiamo come spiegare che sono vittime inconsapevoli di un atroce inganno, il cui scopo è asservirli anche spiritualmente al nuovo ordine mondiale… In un Paese a cui stanno imponendo la regolazione delle nascite, non sarebbe stato forse il caso, di fronte a una folla simile, di condannare contraccezione e aborto in modo un po’ più convinto ed efficace – magari parlando a braccio, come fatto così spesso per dire le cose che più stanno a cuore? Probabilmente no, se gli abitanti sono dei conigli…

I veri miracoli, compresi quelli più sensazionali, vengono invece accuratamente occultati. Intorno all’anno 2000, in una parrocchia di Buenos Aires, si è verificato non uno, ma una serie di miracoli eucaristici che assomma in sé i fenomeni di Bolsena e di Lanciano. Dapprima delle ostie consacrate che colano sangue, poi un’ostia (rifiutata dalla donna che l’aveva lasciata cadere a terra ricevendola sulla mano) che si trasforma in tessuto miocardico vivente. Lo scienziato americano, ateo, che lo ha analizzato esterrefatto si è convertito alla fede cattolica; ma di questo prodigio straordinario, al di fuori della diocesi della capitale argentina, non si sa assolutamente nulla, a meno che uno non capiti sul posto o, informato da un amico, cerchi sulla Rete milagro eucaristico buenos aires.

Il Pastore che, all’epoca, è stato successivamente vescovo ausiliare e cardinale arcivescovo – e che tuttora, nella nuova sede, evita rigorosamente di inginocchiarsi dinanzi al Sacramento – ha evidentemente ritenuto inopportuno far troppa pubblicità ad un evento del genere: si sarebbe rischiato di risuscitare il mito della Presenza reale, ormai estinto in buona parte dei preti e dei fedeli, o addirittura di provocare qualche vera conversione, eventualità disastrosa per il dialogo ecumenico e interreligioso… o forse, più banalmente, di rimettere in discussione l’abominio della comunione sulla mano, prassi ormai obbligatoria nei Paesi del tango e della samba. Tant’è che in una Messa on the beach a cui hanno assistito tre (o quattro? cinque?) milioni di giovani e meno giovani, come ringraziamento dopo la santa Comunione non si è trovato niente di meglio che un’oceanica ola per esprimere la propria fede – in chi o che cosa, non risulta quanti lo sapessero: questo tipo di cifre, questo è certo, le conosce solo Uno.
 

3 commenti:

  1. grazie, aspetto il giorno in cui Giuda e i suoi lecchini verranno sputtanati in pubblico davanti al mondo intero.

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  2. Caro Elia, buona Pasqua a lei ed a tutti gli avventori del blog. A proposito della comunione sulla mano, lei, come sacerdote, come si comporta?

    Fino a poco tempo fa io preferivo ricevere l’ostia direttamente in bocca, anche se questo era causa di vergogna per me, in quanto ero uno dei pochissimi, o forse l’unico. Recentemente però mi è capitato di ricevere l’ostia in bocca da un sacerdote anziano, a cui tremavano le mani. Purtroppo, nel darmi l’ostia, la sua mano tremante non ha potuto fare a meno di toccare ripetutamente la mia lingua. Questo fatto mi ha turbato perché mi sono chiesto che cosa succederebbe se tutti prendessero l’ostia direttamente in bocca. Ci sarebbero, evidentemente, gravi problemi di igiene.

    Comunque sono d’accordo sul fatto che ci vorrebbe molta più attenzione nel porgere e nel ricevere l’ostia. Prima di tutto bisognerebbe mettere qualcuno a vigilare sul fatto che chi riceve l’ostia se la metta in bocca prima di allontanarsi. Poi bisognerebbe istruire i fedeli su come si deve ricevere l’ostia sulle mani.

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  3. Caro Giancarlo,
    da un paio d'anni ho deciso di dare la comunione unicamente sulla lingua tenendo il piattino sotto il mento del fedele. Questo per tre motivi della massima importanza per i quali mi sono torturato la coscienza per quasi due decenni, erroneamente convinto di non poter rifiutare la comunione sulla mano (che in realtà non è mai stata approvata da nessun papa, ma soltanto concessa dalla Santa Sede alle Conferenze episcopali che ne hanno fatto richiesta):
    1) evitare il trafugamento sacrilego della santissima Eucaristia a scopo di lucro o di profanazione;
    2) evitare la caduta di ostie consacrate e la perdita di frammenti di esse (per giunta confezionate spesso in modo difettoso e quindi eccessivamente friabili);
    3) evitare un ulteriore indebolimento della fede nel Sacramento del Corpo di Cristo.
    Il caso di un sacerdote anziano a cui tremi la mano è fortunatamente abbastanza raro. Quanto ai problemi di igiene, non mi risulta che prima ci si facesse gran caso; è comunque sufficiente che il sacerdote stia attento al modo in cui porge l’Ostia consacrata.
    Riguardo alla vigilanza e all'istruzione dei fedeli, una ventennale esperienza mi ha insegnato che è una battaglia persa; si fa molto prima - e meglio - a ritornare alla prassi precedente, anziché creare problemi superflui e dover poi trovare rimedi la cui attuazione concreta è praticamente impossibile.
    Non si vergogni di quello che ha sempre fatto, ne vada fiero come di un'espressa professione di fede nella Presenza reale.
    Grazie per l'intervento. Buona e santa ottava di Pasqua.

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