Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 27 giugno 2026


Usare la verità

per difendere un peccato

 

Riprendiamo dalla Rete e rilanciamo con qualche piccola aggiunta e correzione.

La sedicente Fraternità Sacerdotale San Pio X (che d’ora in poi, per rispetto di quel grande Papa, chiameremo setta lefebvriana), ormai decisa a procedere a consacrazioni episcopali contrarie alla volontà espressa del Sommo Pontefice – ossia a commettere un delitto di scisma a tutti gli effetti –, ha inviato al Papa e a tutti i cardinali una Professione di fede con la quale intende riaffermare la sana dottrina cattolica e respingere al contempo tutti gli errori che, negli ultimi decenni, le si sono opposti. In apparenza è un testo perfetto.

Leggiamo il punto riguardante il Pontefice Romano, l’episcopato e la costituzione gerarchica della Chiesa. Recita il testo: «Riconosco nel Pontefice Romano il Successore di san Pietro, il Vicario di Gesù Cristo, il Pastore supremo e universale, Capo visibile di tutta la Chiesa, che possiede per istituzione divina un potere di vera e propria giurisdizione suprema, plenaria, immediata e universale su tutti i Pastori e su tutti i fedeli battezzati nella Chiesa. Credo che tale autorità non gli derivi da una delega della comunità, ma direttamente da Cristo stesso, il quale ha istituito tale carica per la salvaguardia della dottrina della fede, la santificazione delle anime e il governo della Chiesa». Perfetto: finora non fa una piega.

Vediamo però come continua: «Riconosco che, in virtù di questo potere proprio e vero, Pastori e fedeli gli devono rispetto e obbedienza filiale in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio. Così, essendo salvaguardate l’unità di comunione con il Pontefice Romano e l’unità di professione della stessa fede, la Chiesa di Cristo costituisce un unico gregge sotto un unico Pastore supremo». Qui cominciano i problemi: testualmente si dice che ogni cattolico, in virtù del potere detenuto dal Papa (un potere proprio, che cioè gli compete in quanto Papa, e vero, dotato quindi di giurisdizione effettiva), gli deve rispetto e obbedienza filiali in tutto ciò che rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio.

Ora, nominare i vescovi rientra nel legittimo esercizio del suo ufficio. Chi invece decide di ordinare dei vescovi che non siano stati nominati dal Papa, sapendo anzi che il Papa non vuole, evidentemente non gli sta obbedendo. Qui ci troviamo di fronte a una contraddizione formale. Ciò che è scritto in questa Professione di fede è apparentemente perfetto; il problema è che, almeno in questo punto, non corrisponde ai fatti. La professione di fede non è una teoria astratta. Non basta che la dottrina sia ineccepibile: anche il diavolo conosce perfettamente tutta la dottrina cattolica, punto per punto, e sa che quella dottrina è vera in ogni suo singolo punto; tuttavia egli non crede a quella dottrina, perché non ha la fede e, di conseguenza, neanche la speranza e la carità. Il diavolo non aderisce alle verità contenute nella dottrina cattolica: non le accetta e non vuole obbedire a Dio.

Chi, analogamente, professa la dottrina cattolica senza però applicarla concretamente alle proprie scelte, anzi contraddicendola in modo plateale con le proprie decisioni non può dire di avere la fede, la speranza e la carità. A questo punto appare chiaro che una dottrina, per quanto perfetta, sbandierata senza volerle obbedire – in tutto, non in alcune cose sì e in altre no –, diventa un capo di accusa gravissimo, poiché chi sbandiera questa dottrina non è scusato dall’ignoranza: sa qual è la verità ma non le si sottomette e non vi si adegua. Di conseguenza la sua condanna è molto più grave di quella di chi, non conoscendo perfettamente la dottrina, pecca per ignoranza.

Se, nella Chiesa di oggi, è necessario ribadire questa dottrina (perfino al Papa, ai cardinali e ai vescovi, oltre che a tanti sacerdoti e fedeli), non otteniamo un frutto positivo e non facciamo la volontà di Dio agendo contro la volontà del Papa; otteniamo un frutto buono se rimaniamo dentro la Chiesa, obbedendo in ciò che è legittimo e continuando a professare le verità cattoliche con umiltà e perseveranza. Questo, certo, significa andare sulla Croce e farsi inchiodare su di essa sia dai propri superiori sia da quelli che, invece, preferiscono ribellarsi; così si prendono schiaffi da una parte e dall’altra… ma qual è il problema? Come ci ha salvato Nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo? Lasciandosi inchiodare su una croce. Se dunque vogliamo davvero cooperare al bene della Chiesa, lasciamoci inchiodare anche noi.

Il Signore è onnipotente: può intervenire in qualunque momento e ristabilire le sorti della Sua Sposa in un attimo. Non tocca a noi salvarla; il nostro compito è quello di perseverare nell’obbedienza alla verità e nell’obbedienza ai legittimi Pastori in ciò che è lecito, resistendo in ciò che non è lecito. Il resto lo farà il Signore; al resto provvede Lui. Non tocca a noi trovare mezzi umani per “salvare la Chiesa”, magari con l’effetto di spaccarla. Noi siamo cattolici e vogliamo rimanere tali; chi invece commette il delitto di scisma non è più cattolico, cessa di essere membro della Chiesa ed esce dalla Comunione dei Santi. A parte l’enorme rischio di dannazione eterna che corre, costui agisce in modo contraddittorio, in quanto rinnega coi fatti ciò che proclama a parole.

Se vogliamo essere davvero cattolici, perseveriamo nella professione della verità e nell’obbedienza legittima nei fatti. Se necessario, segnaliamo le incoerenze di azioni e dichiarazioni di membri della gerarchia; facciamo sentire la nostra voce, esprimiamo il nostro scandalo, ma restiamo dentro l’unico ovile. In tal modo conserveremo la fede, la speranza e la carità: la fede viva e vissuta, la speranza ferma e incrollabile nell’intervento di Dio e l’amore verso Dio e verso il prossimo: la carità che, nel momento in cui ci si separa, si perde insieme alla grazia. Chi esce dalla Chiesa perde tutto: le virtù teologali, le virtù morali infuse, i doni dello Spirito Santo, tutto.

Noi siamo cattolici e desideriamo rimanere tali; chi vuole seguire gli scismatici deve sapere che con noi non potrà più avere niente a che fare, a meno che non si penta e non receda dalla sua decisione, chiedendone perdono e facendone adeguata penitenza. Questa è la nostra posizione definitiva, da questo momento al Giudizio universale. Chi non si pente di aver lacerato la Chiesa visibile e non torna indietro, riconciliandosi nei fatti con la gerarchia legittima, non deve assolutamente avere alcun rapporto con noi. Qualcuno dirà che siamo divisivi: certo, perché la verità stessa è divisiva; la Parola di Dio  è una spada a doppio taglio che penetra fino al punto di divisione dell’anima e del corpo (Eb 4, 12).

La verità, vissuta e applicata, comporta delle scelte, anche dolorose; questo ci dà però la garanzia che la stiamo effettivamente seguendo anziché professare una dottrina morta, una teoria astratta che anche il diavolo conosce, ma alla quale non aderisce. Che il Signore ci assista, ci illumini e ci guidi con la grazia dello Spirito Santo per mantenerci uniti a Sé e tra di noi nell’unica Chiesa, nell’unità del Suo Corpo Mistico; solo in questo modo potremo arrivare al Regno dei cieli. L’atto che sta per compiere la setta lefebvriana non è una semplice disobbedienza, bensì l’usurpazione di un diritto che spetta al Romano Pontefice, il cui inevitabile effetto è la rottura della comunione ecclesiastica. Usare le verità della fede per giustificare questo gravissimo peccato è qualcosa di diabolico.

Ipse Satanas transfigurat se in angelum lucis (2 Cor 11, 14).

 

Da incorniciare:

https://mraprt65kxiyo.blog/2026/06/24/la-professione-che-nasconde-latto/?


sabato 13 giugno 2026


Il gioco del diavolo

e dei suoi servi

 

Non troverai Dio al di fuori della Chiesa, di cui sei un membro vivente. Prendi viva coscienza di questa appartenenza […]. Come si può appartenere a Cristo senza essere membro del suo Corpo? (Un monaco, L’eremo. Spiritualità del deserto, Brescia 1991, 129).

In certe circostanze è necessario ribadire l’ovvio fino allo sfinimento. Non vi saremmo obbligati se non vi fosse chi persiste ostinatamente in dichiarazioni palesemente erronee, inducendo in errore i semplici fedeli. Non c’è ombra di dubbio che i vescovi che difendono l’omoeresia, contraddicendo apertamente alla dottrina morale cattolica, usino della loro autorità per un fine opposto a quello che le è proprio, così come gli insegnanti che pretendono di legittimare ogni forma di unione illecita o di sminuire i vari tipi di attentato alla vita umana declinante o nascente. In questi casi, tuttavia, non siamo in presenza di delitti canonici che per l’atto stesso facciano scattare una sanzione automatica, bensì di condotte la cui valutazione richiede una procedura legale volta ad accertarne la sussistenza e il grado di imputabilità, nonché a sollecitare la resipiscenza del colpevole.

L’ordinazione di vescovi contro la volontà del Papa è una fattispecie completamente diversa; non è omogenea ai crimini sopra menzionati. Essa infatti, poiché non si dà episcopato legittimo se non in obbedienza al Romano Pontefice, costituisce di per se stessa una rottura della comunione gerarchica e una negazione pratica del suo primato di giurisdizione. Non ha alcun senso dichiarare di non aver l’intenzione di commettere uno scisma nel compiere un atto che per sua stessa natura lo comporta. Per riconoscere il Papa, peraltro, non è certo sufficiente pronunciarne il nome nel Canone, ma occorre sottomettersi, in ciò che è legittimo, alla sua autorità nonché a quella dei vescovi da lui posti a capo delle diocesi; un ministero esercitato in modo completamente indipendente, senza alcun mandato, è perciò una grave usurpazione, che lo rende illecito e sacrilego.

Monsignor Athanasius Schneider – bisogna dirlo con chiarezza, sia pure con tutto il rispetto dovuto ad un successore degli Apostoli – continua ad esprimersi come se ignorasse questi elementari dati dell’ecclesiologia cattolica, cosa che non può esser scusata con l’ignoranza. Ci addolora oltremodo che, con la forte influenza acquisita in questi anni nel mondo della Tradizione, insista su una tesi che non regge affatto, inducendo tanti fedeli a credere erroneamente che frequentare il movimento lefebvriano sia un’opzione del tutto normale. Questa linea d’azione non ha altro effetto che quello di frantumare l’ambiente tradizionale, già così instabile e inquinato dallo spirito di ribellione. A dividere non è chi, rimanendo fedele, sia pur con profonda sofferenza, all’autorità legittima, mette in guardia i fedeli da derive separatistiche, bensì chi autorizza scelte anarchiche.

La setta di Écône ha malauguratamente esteso la propria influenza su gran parte del tradizionalismo cattolico mediante tutto un ventaglio di testate da essa o subdolamente colonizzate o nascostamente controllate. Anche là dove l’emanazione non è troppo esplicita, però, le idee e la propaganda sono ben riconoscibili – e sono sempre le stesse da cinquant’anni a questa parte, senza variazione alcuna. Ci sono pregevoli siti di orientamento tradizionale che smontano pezzo per pezzo quelle tesi fasulle, ma la verità – proprio come con i modernisti – non “buca” quanto l’inganno. È la potenza mediatica – non il rigore delle argomentazioni – a discernere il vero dal falso e a dirimere le questioni, proprio come nel mondo. Tolta la vernice ideologica, nella sostanza gli atteggiamenti e i procedimenti sono analoghi; cambia soltanto il colore esterno.

Il risultato è una mostruosa deformazione del cristianesimo, ridotto a teoria intellettualistica (che in quanto tale si può manipolare a piacimento) e a congerie di pratiche volontaristiche che conservano forse l’apparenza della carità, ma ne sono completamente prive. Come potrebbe sussistere la carità, del resto, in membra separate dal Corpo Mistico? Al massimo può rimanerne un germe in chi, per via dell’errore invincibile, non se ne è formalmente distaccato… ma come può svilupparsi e fiorire in chi è stato educato a schifare gli altri cattolici e le loro adunanze, a rifiutare i Sacramenti impartiti da altri preti, a giudicare sistematicamente la coscienza altrui in base all’accettazione di un concilio e del Magistero dei papi successivi, a considerare la Chiesa di Cristo praticamente estinta dal 1962 e sopravvivente esclusivamente in un gruppo separato…?

In fondo non è molto diverso il punto di vista di quanti si sono autoeletti depositari delle promesse divine e, per questo, si considerano autorizzati a fare qualsiasi cosa senza rispondere a nessuno dei propri misfatti. Certo, in quel caso si arriva a crimini inimmaginabili, come il tiro a segno sui civili, il bombardamento indiscriminato di città e villaggi, l’uso di armamenti proibiti dalle convenzioni internazionali, l’iterazione a breve termine di attacchi agli stessi obiettivi al fine di colpire anche i soccorritori, la sistematica demolizione di case, chiese e conventi onde impedire il ritorno agli abitanti e la ripresa del culto, l’illegale espropriazione di terre e la colonizzazione di territori occupati a spregio di ogni diritto… Sì, qui siamo certamente a un altro livello; i danni inferti alle anime, però, non sono forse ben più gravi, vista la loro relazione con la salvezza eterna?

Si obietterà che le anime sono danneggiate ancor più da coloro che predicano l’errore e sdoganano il peccato. A quelle menzogne, in realtà, aderisce chi vi acconsente perché già le desidera, mentre i cattolici retti le respingono. Ben più subdola è l’azione persuasiva di chi fa leva sulle disposizioni virtuose dei buoni e sul loro disagio per indurli a separarsi dalla Chiesa, unica arca di salvezza. Chi guadagna in ciò? Non sono forse i nemici di Cristo, ossia i genocidari cui si è appena accennato? E se, finanziariamente parlando, fossero proprio loro a sostenere i movimenti che spaccano il mondo della Tradizione, la cui missione è quella di riportare la Chiesa intera alla vera vita cristiana? Tale missione non può esser realizzata se non dall’interno, non da chi se ne pone orgogliosamente fuori. Abbandonare la stragrande maggioranza dei cattolici al loro destino è molto peggio di un genocidio.

In verità non si tratta di schierarsi da una parte o dall’altra, come nei partiti. Queste contrapposizioni dialettiche (conservatori e progressisti, destra e sinistra, fascisti e comunisti…) sono pretesti con cui si divide la massa al fine di dominarla meglio, inducendo gli individui a intrupparsi in movimenti in cui vengano manipolati mentalmente ed emotivamente. Noi siamo semplicemente cattolici che, per pura grazia, hanno ritrovato le loro radici e desiderano partecipare questa scoperta anche agli altri. La carità non isola in ghetti, ma apre il cuore a tutti per l’ansia di strapparli all’Inferno e condurli con sé in Paradiso. La Sinagoga di Satana, che da due millenni si oppone al regno di Cristo, non tollera però che il vero cattolicesimo rifiorisca e si diffonda; per soffocarlo spinge perciò chi lo professa in un vicolo cieco, dove non le nuoccia ma serva ai suoi disegni. Per favore, non facciamo il suo gioco.


sabato 30 maggio 2026


Come riconoscere

il vero sacerdozio cattolico

 

In questo si riconosce lo Spirito di Dio: ogni spirito che professa che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio […]. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta: in ciò riconosciamo lo Spirito di verità e lo spirito di errore (1Gv 4, 2.6).

Ecco il criterio decisivo (donatoci dalla Sacra Scrittura) per distinguere, nell’estrema confusione del nostro tempo, a chi dare ascolto e a chi no: l’Incarnazione del Figlio di Dio. Inscindibile dalla fede nell’Incarnazione è l’adesione alla Chiesa visibile, che ne rappresenta il prolungamento: il Verbo ha assunto la natura umana per incorporare a Sé gli uomini nell’unità del Corpo Mistico, il quale vive, finché dura la storia, in parte sulla terra, in parte in Purgatorio e in parte in Paradiso. Per arrivare in cielo è assolutamente indispensabile rimanere uniti alla porzione terrena del Corpo di Cristo, nella quale Egli continua ad agire e si rende sperimentabile.

Nuove tentazioni gnostiche

Lungo tutta la loro storia, i cristiani sono stati ripetutamente allettati da contraffazioni della fede che, riducendone i concetti a puri nomi, l’hanno pervertita in artificiosi sistemi di pensiero denotati dall’intellettualismo astratto. Degradando l’Incarnazione a mera idea, essi terminano in una sorta di monofisismo pratico in cui la santa umanità di Gesù, che si estende nella Chiesa visibile con le sue strutture rituali, di insegnamento e di governo, diventa di fatto irrilevante. Tale spiritualismo gnostico può assumere forme molto varie, ma la matrice è la medesima: il rifiuto della carne, in cui il Verbo eterno si è umanato pur senza perdere la propria natura divina.

Una volta interrotti i contatti, pur professandolo a parole, col Cristo venuto nella carne e vivente nella Chiesa terrena, ci si smarrisce in un labirinto mentale fatto di ragionamenti contorti che, sebbene in apparenza ineccepibili, sono viziati da forzature logiche e conclusioni indebite, finendo col perdere ogni rapporto con la realtà oggettiva. Anche senza negare espressamente alcuna verità di fede, non ci si avvede di negarle di fatto tutte insieme, poiché l’assenso dell’intelletto alle verità rivelate, prestato, con l’aiuto della grazia, in ossequio all’autorità di Dio (l’obbedienza della fede di san Paolo; Rm 1, 5), è sostituito dalla fiducia nelle proprie capacità dialettiche.

Principio orientativo

Per essere da Dio (ossia per essere Suoi figli e vivere di Lui), occorre dunque professare coi fatti – e non solo a parole – Gesù Cristo venuto nella carne: soltanto così si è realmente uniti a Lui nell’unità del Corpo Mistico. Solo chi è da Dio va ascoltato, gli altri no; il primo, infatti, è guidato dallo Spirito di verità, i secondi sono posseduti dallo spirito di errore. Chi ha il senso di Dio riconosce coloro che parlano secondo lo Spirito di verità e li ascolta; chi invece non ha il senso di Dio ma, al posto della fede, coltiva un’ideologia, non li ascolta e respinge ogni tentativo di correzione. La prima categoria, pur conservando la carità, deve necessariamente dissociarsi dalla seconda, la quale, finché non si ravveda, rimane esposta all’eterna dannazione.

Veniamo all’aspetto pratico. La fede nel Cristo venuto nella carne esige inderogabilmente che chiunque nella Chiesa eserciti un ministero si trovi in una posizione canonica regolare, cioè sia incardinato in una diocesi o in un istituto religioso e ne abbia formale mandato dall’autorità competente. Il sacro ministero è un’attività che non si può esercitare a nome proprio, ma unicamente in nome di Cristo e, di conseguenza, in obbedienza gerarchica a coloro che Lo rappresentano sulla terra. Al di fuori di questa condizione (eccettuato il pericolo di morte), l’esercizio del sacro ministero è illegittimo nonché sacrilego; qualsiasi discorso che attenui o neghi tale condizione è una palese menzogna.

Non è vero che la necessità del mandato apostolico e dell’obbedienza gerarchica sia di mero diritto ecclesiastico: essa è infatti di diritto divino, in quanto contenuta nell’espressa volontà di Cristo quale Fondatore e Capo della Chiesa; di diritto ecclesiastico è solo la forma giuridica del mandato, che è determinata dai sacri canoni. Perciò, tolti casi del tutto eccezionali, non è lecito fare astrazione della determinazione canonica del mandato quasi fosse qualcosa di relativo, poiché in tal modo si rifiuta la carne, ossia la configurazione storica che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, ha assunto per obbedire a Cristo e realizzare la Sua volontà; l’argomentare in senso contrario è una forma di gnosi.

Nel contesto attuale

Quanto fin qui esposto, appartenendo alla costituzione divina della Chiesa, vale sempre, dovunque e per tutti. La situazione in cui si trova la Chiesa di oggi è sicuramente del tutto inedita e possiede tratti decisamente apocalittici: nessuno qui, a tal proposito, si fa illusioni. Tuttavia uno sguardo obiettivo su di essa, realistico che sia, deve conservarsi esente da almeno due sottili tentazioni: l’una è quella di perder di vista l’onnipotente e sapientissima direzione della Provvidenza, che permette ogni male, per quanto grave, per trarne un bene maggiore; l’altra è quella di voler risolvere con mezzi umani un problema che supera le possibilità delle creature.

Chi nei fatti lacera l’unità della Chiesa – protestando a parole di non aver l’intenzione di farlo – si rivela uno gnostico; pur senza negare espressamente la fede nella Divina Provvidenza, sul piano pratico la scavalca e dimostra di aver più fiducia nelle proprie risorse. Per cooperare con Essa non si possono trasgredire i decreti di Cristo nemmeno con l’intento di salvarne la Sposa, casomai avesse bisogno di altri “salvatori”. Dato che non abbiamo la potestà di giudicare in foro esterno i membri immorali ed eterodossi della gerarchia emettendo su di loro sentenze dotate di valore giuridico, ci limitiamo a obbedire loro in ciò che è legittimo, resistendo in pari tempo a ciò che non è legittimo.

Questa non è una scelta soggettiva, bensì l’unica scelta possibile per chi ha realmente fede in Gesù Cristo venuto nella carne. Non si tratta di attuare una dissimulazione di comodo mirante a garantire un posto al caldo, ma di una condizione imprescindibile – come visto sopra – per esercitare il sacro ministero in modo legittimo e non sacrilego, condizione la cui osservanza comporta peraltro penosi sacrifici e profonde sofferenze, gli uni e le altre, nondimeno, offerti sull’altare cum laetitia spiritali et caelesti gaudio. Questa è la vocazione di ogni sacerdote cattolico, per la quale chi scrive non darà mai nulla al mondo ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo, fosse pure la vita.

Sostenere che la Chiesa gerarchica avrebbe sostanzialmente cessato di assicurare la trasmissione ordinaria della fede, dei sacramenti e della grazia equivale a negare praticamente che Cristo rimanga presente e operante nella sua Chiesa. […] L’ordinazione di vescovi contro la volontà esplicita del Papa lede gravemente l’unità visibile della Chiesa in un ambito che riguarda direttamente la sua costituzione divina. […] la Fraternità ritiene di dover garantire essa stessa, indipendentemente dal giudizio della Santa Sede, l’autentica continuità della Tradizione cattolica. In altre parole, si attribuisce di fatto una funzione normativa superiore al magistero della Chiesa (don Albert Jacquemin).

Testo completo:

https://lanuovabq.it/it/un-grave-errore-dottrinale-alla-base-dello-scisma-lefebvriano


sabato 16 maggio 2026


Due facce della stessa medaglia

 

Anche fenomeni apparentemente opposti rivelano a volte, a uno sguardo più approfondito, analoga matrice. La modernità è stata inaugurata dalla sostituzione di Dio con l’uomo, il quale, rivendicando un’autonomia assoluta, ha fatto del proprio pensiero, non più diretto da una verità superiore, criterio unico di conoscenza e d’azione, finendo col rimpiazzare con esso non soltanto la Rivelazione divina ma pure la realtà effettiva. In questi ultimi decenni, lo sviluppo dell’informatica ha esasperato tale processo spingendolo fino alla negazione del pensiero stesso, esautorato dagli algoritmi. Se fino a poco tempo fa erano le idee a determinare la realtà, oggi è la Rete a determinare le idee.

Esempi ecclesiali

Il tentativo di alterare la verità dell’uomo e la dottrina cristiana ha raggiunto livelli senza precedenti. La negazione dell’ordine oggettivo relativo alla persona e alla vita umana, grazie all’ideologia diffusa dai mezzi di comunicazione, è divenuta moneta corrente: la distinzione dei sessi, l’intangibilità della vita dal concepimento alla morte naturale, l’unicità e stabilità della famiglia… tutto è compromesso. In luogo del reale, fondamento di valori e di obblighi, è subentrata l’opinione dell’individuo, che in apparenza è indipendente ma di fatto è fabbricata da poteri occulti in totale contraddizione con il senso comune e in funzione di un programma eversivo del progetto creatore.

Ecco allora, anche da parte della gerarchia, l’approvazione delle pratiche sessuali contro-natura, la legittimazione dell’adulterio permanente, l’apertura a procedure mediche riprovevoli… L’evidenza del peccato commesso in forme gravissime è negata in nome di pseudovirtù dai nomi accattivanti: inclusione, accoglienza, misericordia, compassione… Le leve del potere ecclesiastico sono finite in mano a una cricca di sodomiti talmente abituati a raccontare storie alla propria stessa coscienza per giustificare le loro immonde condotte da non accorgersi neppure più dell’insulsaggine e incongruenza dei discorsi con cui cercano di convincere i fedeli delle loro idee perverse.

Sul fronte opposto (quello di coloro che si sono investiti da sé della missione di salvare la Chiesa) si registra, paradossalmente, il medesimo atteggiamento di negazione dell’evidenza: ricorrendo a vari tipi di contorsionismo intellettuale, tutti riconducibili – come quelli dei modernisti – alla fattispecie del sofisma, si pretende di dimostrare che un atto palesemente scismatico possa non dar luogo a uno scisma: come dire che lanciare un bicchiere di cristallo sul pavimento non ne causi necessariamente la rottura. La realtà, esattamente come nell’Amoris laetitia, è annullata con argomentazioni capziose che interpretano le fonti citate in funzione di una conclusione prestabilita.

Cecità o ipocrisia?

Da che parte collocarsi, allora? Né da questa né da quella. Il cattolico che, coltivando la vita interiore, possiede il senso di Dio riconosce prontamente la manovra a tenaglia con cui vorrebbero costringerlo a prender posizione di qua o di là: se i modernisti ti scandalizzano, bùttati con i tradizionalisti; se i tradizionalisti ti fan paura, rifùgiati dai modernisti. Nell’uno come nell’altro caso bisogna rinunciare sia al buon senso che al sensus fidei, oscurati dai sofismi di cui sopra. Se la coscienza ti inquieta, c’è il “teologo” pronto a confonderla con le sue disquisizioni. Adesso che anche i novatori ti citano san Tommaso, a chi dar retta? Né agli uni né agli altri, poiché gli uni e gli altri lo manipolano.

Chi nega l’evidenza, da un lato o dall’altro, o è un cieco presuntuoso o è un ipocrita affabulatore. I modernisti si ispirano al pensiero contemporaneo, ma negli ultimi anni han rispolverato le fonti più antiche nel probabile intento di darsi un tono di serietà. I tradizionalisti, dal canto loro, si spacciano per i detentori della vera dottrina cattolica, ma la distorcono a seconda della tesi da dimostrare. Chi (indebitamente) si richiama a san Pio X dovrebbe conoscere il suo Catechismo là dove recita: «Chi è fuori della comunione dei santi? È fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati».

«Chi sono gli scismatici? Gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede» (Catechismo della Dottrina Cristiana, nn. 124. 129; il corsivo è nostro). Volete far finta che non sia scritto così? oppure siete così impudenti da sostenere – negando l’evidenza – di essere sottomessi ai legittimi Pastori della Chiesa Cattolica? Non è forse vero che il vostro ministero non è autorizzato da alcuna autorità ecclesiastica? Osate pretendere che i vescovi possano lecitamente essere ordinati al di fuori di quel collegio che ha il Successore di Pietro per capo e principio di unità?

Arringa finale

L’attuale gerarchia cattolica è zeppa di sodomiti e modernisti: sia. Ciò significa tuttavia che tutti e singoli i suoi membri lo siano? voi li conoscete ad uno ad uno? Ammesso questo, con quale autorità li giudicate? Chi vi ha conferito l’ufficio di sentenziare riguardo a tutti i sacerdoti, vescovi e cardinali dell’orbe? In nome della salvezza delle anime rivendicate il potere d’ordine staccandolo dal potere di giurisdizione, dal quale è invece inseparabile: nella vostra sopraffina teologia, i Sacramenti sono ordinati all’edificazione della Chiesa o sono finalizzati esclusivamente all’accrescimento della grazia nei singoli battezzati, quasi fossero individui a sé stanti che si santificassero isolatamente?

È la vostra idea di Chiesa che è scorretta, come pure l’idea di grazia e l’idea di salvezza dell’anima: siete neodonatisti intrinsecamente scismatici e tendenzialmente eretici. La vostra visione, al fondo, è prettamente protestante: noi, i veri cristiani, e Roma, la meretrice. Le vostre idee deformate hanno sostituito la realtà, portandovi così a negare l’evidenza. Il vostro intellettualismo astratto, opposto al reale, non ha niente di tradizionale, ma è quanto di peggio la modernità abbia partorito. Modernisti in senso contrario: ecco cosa siete, tolta la scenografia esterna che incanta gli sprovveduti, sulla cui ignoranza fate leva per manipolarli, anziché condurli a Cristo!

Come i sionisti pretendono di realizzare le promesse divine contro Dio, così voi pretendete di salvar le anime staccandole dal Corpo Mistico: è un’assurdità tale da poter esser concepita soltanto da una superbia senza limiti. Nella disperazione di sapersi maledetti da Dio, i sionisti fan stragi senza fine di civili innocenti nell’illusione di poterla esorcizzare con la crudeltà di atrocità senza nome; nella disperazione di sapervi fuori della Chiesa, voi fate strage di anime convincendole che, seguendo voi, formino la vera Chiesa ancora superstite e che, altrimenti, si espongano all’eterna dannazione. Così provocate insopportabili sensi di colpa facendo credere che i documenti del Vaticano II abbian tutti lo stesso grado di autorità (quando non è vero) e che i fedeli siano obbligati a rigettarli in blocco.

Come osate presentarvi all’altare con la mente e il cuore pieni di simili menzogne? Come può esser accetto il Sacrificio offerto da chi lacera il Corpo di Cristo? La vostra totale indipendenza sarebbe giustificata solo nell’ipotesi – semplicemente inammissibile – che la Chiesa Cattolica sopravvivesse unicamente nella vostra setta e che i Sacramenti da voi amministrati fossero gli unici sicuri. Quando vi appellate alla liceità della resistenza ad ordini illegittimi, fingete di dimenticare che essa vale solo per singoli casi e che, da eccezione qual è, non può diventare la norma, fino al punto di autorizzare un ministero stabilmente e universalmente sganciato dall’ordinamento canonico. In nome di Dio e del Signore Gesù Cristo, convertitevi e tornate in seno alla Sua indefettibile Chiesa, se avete la fede.


Chiarimento veramente ottimo e incontrovertibile:

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sabato 2 maggio 2026


Uno sguardo dal cielo

 

Sali quassù (Ap 4, 1).

Ciò che sta accadendo nella Chiesa richiede da parte nostra, quanto mai prima, uno sforzo spirituale mirato che, mediante la cooperazione con la grazia, ci consenta di elevarci a un piano superiore dal quale osservare la realtà e sul quale collocare il cuore, pena l’essere travolti da sentimenti negativi e fuorviati da propositi dannosi. Tanti s’erano illusi che il nuovo pontificato rappresentasse una svolta in senso positivo ma, al di là di un’apparenza esterna più rassicurante, gesti e parole si sono rivelati, fin dall’inizio, in perfetta continuità con quello precedente, il cui patrocinio, quasi “canonizzazione” informale, è stato rivendicato dal successore già nella cerimonia di intronizzazione. La differenza è che ogni contestazione si è spenta come per incanto, cosa che rende la situazione ben peggiore.

Un dono quanto mai necessario

Chiediamo dunque la grazia di poterci porre sul piano dell’eternità. Pur senza essere rapiti in estasi come san Paolo o san Giovanni, possiamo legittimamente sentirci partecipi, in virtù dell’appartenenza al Corpo Mistico, della liturgia celeste e associarci all’incessante adorazione, che ivi ha luogo, della Santissima Trinità. Da quell’alta posizione, se lo Spirito Santo ce lo concede, guarderemo in basso, con caritatevole compassione, i poveri peccatori, soprattutto quelli che indegnamente rappresentano Dio sulla terra. Come i Beati del Paradiso, con imperitura gratitudine per l’immeritata misericordia usataci dal Signore pregheremo fiduciosamente per aiutare gli eletti a salvarsi, glorificando al contempo la divina giustizia per la pena dovuta a coloro che, per propria colpa, si dannano.

Lassù è assolutamente esclusa ogni forma di orgoglio e, di conseguenza, tutto quanto gli è connesso: rabbia, disprezzo, rivolta, ansia, sdegno, scoraggiamento… Non è certo indifferenza, ma la tranquilla sicurezza di chi vede ogni cosa nella luce dell’Onnipotente, infinitamente buono e sapiente, il quale permette ogni male per trarne un bene maggiore. Questa certezza non è mero convincimento astratto, ma conoscenza sperimentale che trasfigura il dolore generato dalla carità e lo investe in offerta per la conversione dei peccatori e la rinnovazione della Chiesa. La sola differenza è che tale stato, per noi mortali, non è ancora definitivamente acquisito, qualora lo abbiamo raggiunto per effetto della carità perfetta; esso comunica comunque una pace inalterabile.

La consumazione del tradimento

Gettiamo ora uno sguardo al Papato. Pensavamo che non fosse possibile squalificarlo più di quanto non lo fosse stato nel precedente pontificato; siamo invece costretti a ricrederci. Il Papa ha ricevuto in udienza, con il relativo protocollo, una squilibrata mascherata da vescovo come se fosse davvero tale. Negli ultimi decenni, peraltro, avevamo già assistito a comportamenti del tutto incongruenti dei più alti livelli: pur essendo assodato che le ordinazioni anglicane sono invalide, diversi papi hanno accolto e ossequiato sedicenti arcivescovi di Canterbury che, in realtà, non sono altro che laici eretici. Qui, però, c’è un salto di qualità: a usurpare quel ruolo è una donna (per giunta abortista e sostenitrice della sodomia), cioè un soggetto inabile a ricevere gli ordini sacri, quand’anche fossero validi.

Sono decenni che, nella Chiesa, si procede ignorando verità rivelate e agendo come se non fossero tali. L’esclusione delle donne dal sacerdozio non è un dogma definito, ma appartiene comunque alla dottrina sempre e ovunque insegnata; essa rientra dunque nel Magistero ordinario universale, che è infallibile. Nella Ordinatio sacerdotalis (22 Maggio 1994) Giovanni Paolo II ribadisce questa verità con il linguaggio tipico delle definizioni dogmatiche; il problema è che il tenore formale del testo (la Lettera Apostolica) è troppo basso e poco impegnativo. In ogni caso, quel documento rimane un punto di non-ritorno, ma la cricca vaticana (che, grazie a Dio, non esaurisce in sé la Chiesa) finge di non saperlo e persevera imperterrita nell’errore.

Visto che, a livello teologico, è impossibile giustificare certi cambiamenti, i novatori han deciso di passare semplicemente all’azione assuefacendovi gradualmente i fedeli, così da aggirare le obiezioni dottrinali; stessa strategia per lo sdoganamento della sodomia e per l’assunzione, da parte di laici, di compiti propri dei ministri ordinati. Il fatto è che le loro azioni causano scandalo in coloro che han conservato la fede, malgrado il severo ammonimento del Signore: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare» (Mt 18, 6). Senza livore né turbamento, chi si trova nell’osservatorio celeste sollecita l’intervento divino: «Fino a quando, Signore…?» (Sal 12, 2).

Cattività londinese?

«A causa dei profeti di Gerusalemme si è diffusa l’impurità su tutta la terra. […] Essi proclamano la visione del loro cuore, non ciò che viene dalla bocca del Signore. […] Le mie parole non sono forse come il fuoco – dice il Signore – e come un maglio che frantuma la pietra?» (Ger 23, 15.16.29). Son sessant’anni che nella Chiesa spadroneggiano falsi profeti, accecati dai vizi più immondi e talmente impudenti da sostituire la divina Parola con le loro fantasie e farneticazioni. Chi deforma la dottrina risponde alla doppia necessità di giustificare le proprie tendenze cattive e di compiacere coloro che lo ricattano. Neanche il supremo Pastore sfugge alla regola? Come mai è così prono ai programmi di Londra, al punto di scatenare (se non è un gioco delle parti) le ire del grande elettore americano?

Ancora una volta, il Papato sembra prigioniero. Non è più Filippo il Bello, non è più Napoleone: è l’oscuro potere, senza volto e senza patria, dell’alta finanza, gestita da cultori di Lucifero. Quale che sia la gravità della situazione, tuttavia, non lasciamoci precipitare dall’alto dell’osservatorio celeste: il Cristo dirige la storia in ogni minimo dettaglio e, se permette questo, è proprio per la realizzazione dei Suoi disegni, alla quale, loro malgrado, contribuiscono anche i Suoi oppositori. Nulla sfugge al Suo sovrano dominio di verità, di giustizia e d’amore; l’unica cosa che conti, perciò, è rimanervi in ogni istante sottomessi nell’unità del Corpo Mistico. Non è infingarda inerzia; è – per chi ha la fede – il più efficace contributo alla prosperità della Chiesa: pro felici statu Romanae Ecclesiae.

Il fatto che il Vaticano sia occupato da una banda di pervertiti miscredenti non è affatto un motivo per rifiutare l’obbedienza gerarchica in ciò che è legittimo. L’unità visibile della Chiesa si fonda su vincoli giuridici, che permangono fintanto che un membro non è dichiarato eretico o apostata. Dato che non abbiamo facoltà di giudicare i superiori in foro esterno, lasciamo il giudizio a chi di dovere e continuiamo a compiere indefessamente la volontà di Dio, ognuno nel posto che gli è proprio. Se i novatori pensano di sbarazzarsi di noi spingendoci allo scisma, non facilitiamone il gioco lasciando loro campo libero ma restiamo fermi dove il Signore ci ha posti, finché la Provvidenza non intervenga e risollevi anche esteriormente i cattolici fedeli, già interiormente rinfrancati dal Consolatore.

Signore, amo la maestà della tua casa e il luogo in cui abita la tua gloria. Non perder con gli empi, o Dio, l’anima mia, né con gli uomini di sangue la mia vita. Nelle loro mani stanno le infamie e la loro destra è piena di regali. Io, invece, procedo nella mia innocenza. Riscattami e abbi pietà di me. Il mio piede sta sul retto sentiero; nelle assemblee ti benedirò, Signore (Sal 25, 8-12).