Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 3 gennaio 2026


Anno nuovo, nuovo impegno


Cari lettori, un'interiore chiamata ad un maggiore raccoglimento, da lungo tempo percepita e sempre più intensa, mi spinge ad attuare un più deciso impegno di silenzio che faciliti il dialogo con Dio ai fini della rinnovazione della Chiesa.

Per questo motivo le riflessioni che condivido con voi, a partire da ora, avranno cadenza non più settimanale ma quindicinale. Ci diamo perciò appuntamento a ogni secondo e quarto Sabato del mese.

Confidando nelle vostre preghiere, vi benedico tutti con le vostre famiglie, invocando su di voi, per il nuovo anno, le grazie di cui più avete bisogno.


sabato 27 dicembre 2025


Le imprevedibili vie

della Provvidenza

 

Tu autem idem ipse es, et anni tui non deficient (Sal 101, 28).

«Tu sei invariabilmente lo stesso e i tuoi anni non finiranno mai». Il passare del tempo muta le cose del mondo creato ma non quelle divine. Dio è eterno: non soltanto nell’essenza, ma anche nei Suoi disegni, che sono da sempre presenti nel Suo intelletto infinito. Il Suo pensiero, di conseguenza, è immutabile e il Suo modo di operare, costante; non è qualcosa che si evolva incessantemente nella storia, attraverso opposizioni, con la sintesi dei contrari. Tutto, nei piani della Provvidenza, si rivela suprema armonia e perfetto equilibrio fin dall’inizio. Il male non è una realtà sussistente che, in una dialettica contrapposizione al bene, funga da fattore di progresso, bensì la semplice risultanza della disobbedienza da parte delle creature ragionevoli.

Applicazioni attuali

In questo quadro tutto serve al progetto divino: perfino il peccato, dal quale l’Onnipotente ricava un bene maggiore. Senza questa consapevolezza è impossibile accettare lo scandalo accecante di uno sterminio durato due anni e di un cessate-il-fuoco che non ha affatto fermato le esecuzioni di civili innocenti, colpiti dai droni e maciullati dai cingolati militari. Un cinismo così bestiale non si vedeva dall’epoca del nazismo, con il quale il regime sionista condivide l’attitudine a deumanizzare coloro che vuol eliminare: se ti hanno inculcato che le tue vittime non sono esseri umani come te, le puoi ammazzare senza scrupoli di coscienza, specie se l’indottrinamento di Stato te le ha raffigurate tutte indistintamente – compresi i bambini – come terroristi sanguinari.

In quella tragica situazione – così come in Libano e in Siria, nonché in India, in Pakistan, in Cina – i cattolici, per quanto vessati, brillano come un faro nella notte cupa, dimostrando con i fatti concreti cos’è la carità infusa da Dio nell’anima col Battesimo. Anche nella martoriata Africa (in particolare in Congo, in Sudan e in Nigeria) ferocissime lotte fomentate da interessi economici esterni fanno risplendere la luce della verità di Cristo, che si è fatto uomo per prendere su di sé tutti i peccati della storia umana al fine di espiarli e di redimere i peccatori. Le milizie armate da potenze straniere si accaniscono contro gente inerme, che però le sconfigge permanendo nella fede e pregando per i suoi carnefici, dando così una prova inconfutabile dell’origine divina della sua religione.

Risvolti ecclesiali

All’interno della Chiesa, la resistenza dei poveri che credono in Gesù è la più solenne smentita di quell’indifferentismo che ormai è divenuto dottrina di larga parte della gerarchia nonché mentalità comune del laicato. No: le religioni non sono tutte buone, visto che non conoscono né la carità né il perdono. Invece il Papato stesso, pur avendo ricuperato un minimo di dignità esteriore, persiste su questa stessa linea di equiparazione dei culti, quasi fossero indirizzati allo stesso Dio e avessero pari efficacia. Il Sacrificio della Croce appare così destituito di ogni valore, ridotto a mera dimostrazione estrinseca di benevolenza; la Messa, analogamente, non è più percepita se non come una simpatica riunione tra amici, intesa a ravvivare la fede dei partecipanti e a rafforzarne l’unione.

Ulteriore problema è che la fede, qui, non è l’assenso prestato dall’intelletto alla Rivelazione divina, ma una vaga convinzione rassicurante che fa da puntello a un banale moralismo; la comunione non è il vincolo soprannaturale che lega tutte le membra del Corpo Mistico con il Capo e tra di esse, ma un sentimento puerile, incapace di costruire relazioni mature dal punto di vista umano e cristiano. Gli incessanti conflitti che travagliano l’ambiente delle parrocchie e dei movimenti testimoniano una drammatica assenza di prospettiva soprannaturale e di prassi genuinamente evangelica, dato che nessuno parla più di penitenza e mortificazione, così che ognuno erge il proprio io a criterio ultimo di verità e moralità, escludendo chiunque veda le cose in maniera sia pure leggermente diversa.

Trionfi inattesi

Non per questo, tuttavia, vogliamo intrupparci nei ranghi di quei ribelli che, in ragione dei gravi mali osservati, si separano dall’unico Corpo di Cristo, lacerandone la componente terrena ed esponendo sé stessi alla dannazione eterna. Con infinita sapienza, la Provvidenza divina guida gli eventi verso uno sbocco di inimmaginabile perfezione: perfino nell’attuale sfacelo, infatti, si colgono già i segni di una rinascita della Chiesa che parte realmente dagli ultimi e dalla decantata periferia. Son sempre più numerosi i giovani e le famiglie che, riscoprendo la Tradizione, decidono di affondare le radici nel terreno buono, dove la loro vita spirituale potrà svilupparsi sana e rigogliosa; è proprio il triste spettacolo della decadenza dottrinale e morale a spingerli a tal passo.

Anche lo sterile quanto immotivato accanimento contro la dottrina della Corredenzione mariana si è risolto, mediante un rifiorire di studi e approfondimenti, in un riaccendersi dell’interesse riguardo ad essa, non più confinato nei dibattiti accademici, ma divenuto di dominio pubblico: davvero una splendida contromossa dell’Immacolata, che da sola ha distrutto tutte le eresie nel mondo intero! Sì: persino i nemici di Dio, loro malgrado, cooperano alla realizzazione dei Suoi disegni. Prepariamoci allora a celebrare il trionfo, preparato da queste vittorie parziali, della Donna vestita di sole, con la gioia esultante e l’umile fierezza di essere fra i Suoi piccoli collaboratori: quel calcagno con cui, per quanto vilipeso e disprezzato, schiaccerà la testa del serpente.


sabato 20 dicembre 2025


Per la Chiesa

con Maria Corredentrice / 3

 

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46-47). Il Signore ci chiama a pregare per i membri sofferenti della Chiesa: per tutti coloro che hanno qualche patologia e, in particolare, per coloro che hanno subìto dei danni sul piano fisico in seguito a quella che è stata chiamata vaccinazione. In realtà, si è trattato di un avvelenamento collettivo, decretato e imposto dai governi con una decisione assolutamente inaccettabile e del tutto illegittima; eppure, come ben sappiamo, è successo. Oggi, perciò, si rincorrono notizie riguardanti persone che stanno sempre male, accusano disturbi inspiegabili, sviluppano malattie molto gravi e complesse che prima non erano così diffuse oppure perdono improvvisamente la vita in modo prematuro.

Da due o tre anni tali notizie, purtroppo, si rinnovano con una frequenza impressionante, anche se sembra che non se ne debba parlare. In questi giorni il nostro governo ha dichiarato di voler dare ascolto al comitato dei danneggiati da vaccino; speriamo che ciò porti anche a decisioni concrete a loro vantaggio. Noi cattolici, però, ci rivolgiamo al Signore per chiedere o la grazia della guarigione o quella di trarre da questo male un bene: un bene soprattutto per l’anima, una grazia che permetta a chi è lontano da Dio di tornare verso di Lui; è anche il bene praticato da tutti coloro che si prendono cura degli ammalati.

Noi chiediamo queste grazie per intercessione di Maria santissima, che è Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie. Il Sangue che ci ha riscattati fu dato al Figlio di Dio dalla Madre – e soltanto da Lei. È quindi naturale considerarla coinvolta nel mistero della Redenzione non solo in prima persona, ma anche in una maniera profondissima, tanto è vero che le preghiere rivolte dalla Chiesa al Signore ne tengono conto. Se chiediamo al Padre di rivestirci di carità e riempirci di Spirito Santo per i meriti del Sangue preziosissimo di Gesù Cristo (i meriti sono ovviamente della Persona del Verbo incarnato, che ha versato il proprio sangue, ma il linguaggio condensa qui un discorso più ampio), possiamo farlo proprio perché il Verbo divino ha ricevuto il corpo e il sangue dalla Vergine Maria, che Lo ha generato nella natura umana.

Così ha voluto il Padre celeste da tutta l’eternità. Perciò possiamo a buon diritto chiamare la Vergine immacolata Tesoriera delle divine grazie e Avvocata dei peccatori. Se è Corredentrice, la Madonna è di conseguenza Mediatrice di tutte le grazie, poiché ha cooperato in modo essenziale all’acquisizione delle grazie stesse: in modo, certo, dipendente e subordinato al Figlio, che ne è la sorgente; tuttavia Dio ha voluto che la Sua cooperazione fosse parte integrante dell’opera con cui siamo stati riscattati dal peccato e che è causa di ogni grazia, al punto che si può affermare che due soggetti congiunti hanno compiuto insieme un unico e medesimo atto, ognuno a suo modo.

Ora, si potrebbe obiettare che quelle sono locuzioni di carattere devozionale, non presenti nei testi liturgici, quelli nei quali la Chiesa esprime infallibilmente la propria fede. Nella liturgia bizantina, invece, si chiede alla Theotókos di aspergerci col Sangue divino che scaturì dal costato trafitto del Suo Figlio e Dio: non solo, ma anche di togliere da noi la macchia del vile peccato. Se dunque la Chiesa d’Oriente chiede questo alla Madonna, è perché Le riconosce questa autorità: quella, in un certo senso, di amministrare il Sangue di Suo Figlio, ossia di distribuire le grazie che vengono da quel Sangue, cioè dal Sacrificio di Cristo.

Non si possono perciò formulare obiezioni sensate a questa realtà che la Chiesa riconosce quando si rivolge a Dio. Nel Vangelo stesso abbiamo un indizio irrefutabile di tale verità. La Vergine, subito dopo aver ricevuto l’annuncio dell’Angelo (che, per darle una prova dell’onnipotenza di Dio, L’ha informata della gravidanza della parente sterile e ormai anziana; cf. Lc 1, 36-37) e aver pronunciato il Suo fiat («Avvenga a me e in me ciò che tu hai detto»; cf. Lc 1, 38), concependo così il Verbo nel Suo grembo grazie al proprio consenso, si mette in viaggio con sollecitudine e, arrivando a casa di Zaccaria ed Elisabetta, genitori di san Giovanni Battista, saluta la cugina. Alla voce di Maria Giovanni, nel grembo della madre, sussulta di gioia.

È la presenza di Maria che porta in Sé Gesù allo stato di embrione a comunicare la grazia al piccolo Profeta, il quale, come insegna tutta la Tradizione d’Oriente e d’Occidente, è stato santificato da questo contatto nel grembo stesso della madre. È Lei, quindi, che già dona il Redentore agli uomini dopo avergli fornito un corpo umano che è ancora in gestazione, sì, ma Gli permette di essere già fisicamente presente; è Lei che porta la grazia dello Spirito Santo, che mediante san Giovanni Battista fa esultare anche la madre; è Lei che già compie il Suo ufficio di Cooperatrice della Redenzione.

Comprendiamo dunque l’esultanza di Giovanni e quella di Elisabetta: «Non appena il suono del tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. Beata te che hai creduto che quanto il Signore ti ha detto si adempirà» (Lc 1, 44-45). Maria prorompe allora nel Suo cantico di lode: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore» (Lc 1, 46-47). Ella riconosce così di essere la prima redenta (redenta in modo più sublime, dirà il beato Pio IX nel proclamare il dogma dell’Immacolata Concezione) e chiamata ad essere Cooperatrice del Redentore a un titolo assolutamente unico.

Perciò, nel pregare per i nostri cari ammalati, invochiamo la Madonna sapendo che da Lei provengono per noi tutte le grazie: grazie che – ripetiamo – hanno la loro origine e sorgente in Cristo ma giungono a noi attraverso di Lei. Con Lei eleviamo fin d’ora il nostro inno di lode e ringraziamento per tutto ciò che il Signore farà. San Paolo ci esorta a non angustiarci di nulla ma, in ogni necessità, a esporre a Dio le nostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti (cf. Fil 4, 6). Ringraziamo ancor prima di aver ottenuto; così vedremo le meraviglie del Dio-Bambino.

Aspergimi col Sangue divino che scaturì dal costato trafitto del Tuo Figlio e Dio, o Piena di grazia, e togli la macchia del vile peccato che mi è rimasta; Te ne prego, o Vergine! Riscattàti con il Sangue che sgorgò dal costato del Figlio Tuo, noi tutti Ti benediciamo, o Madre di Dio! (dalla Liturgia bizantina)


sabato 13 dicembre 2025


Per la Chiesa

con Maria Corredentrice / 2

 

«Ave, Piena di grazia, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne» (Lc 1, 28 Vulg.). Le parole dell’arcangelo Gabriele attirano la nostra attenzione sulla persona di Maria santissima e sulla Sua condizione assolutamente unica: il titolo Piena di grazia contiene implicitamente il mistero dell’Immacolata Concezione, ossia quella verità di fede secondo la quale la Vergine Maria fu preservata dal peccato originale fin dal primo istante del Suo concepimento; il peccato, perciò, non ha mai avuto su di Lei alcun potere né il minimo influsso.

Non possiamo certo escludere che il demonio abbia provato a tentarla, così come provò col Signore, nel deserto, durante il Suo digiuno di quaranta giorni; nel Loro caso, però, si trattò di qualcosa di completamente diverso da quello che avviene a noi, poiché su di noi, che portiamo ancora la ferita del peccato originale (benché col Battesimo abbiamo ricevuto la grazia santificante), le tentazioni esercitano una certa influenza: prima che, con l’aiuto della grazia di Dio, riusciamo a respingerle, esse condizionano la nostra volontà – cosa che, in Gesù e Maria, non poté mai accadere, poiché in Loro non c’era la minima traccia del peccato di origine.

Ora, l’Immacolata Concezione è un privilegio unico che Dio ha concesso alla Vergine in vista della morte redentrice del Figlio Suo, di Colui che da Lei sarebbe nato. Perché ne fosse degna Madre, il Creatore Le ha concesso tale privilegio tenendo conto in anticipo dei meriti della Passione del Cristo, applicandoli a Lei prima ancora che essa avvenisse, dato che, nell’eternità, non c’è successione temporale. La Vergine Maria è dunque il primo frutto della Redenzione, anzi il più splendido: è un frutto anticipato. Come spiega il beato Pio IX, Maria è stata redenta in modo più sublime: per esprimere qualcosa di inesprimibile, il Papa ricorre a una forzatura linguistica che renda l’idea, per quanto possibile, della grazia inestimabile del privilegio da Lei ricevuto.

Quella stessa Passione del Figlio di Dio fatto uomo, nel disegno divino, è stata tuttavia possibile proprio perché la Madonna Gli ha dato un corpo umano, la carne e il sangue che sarebbero stati materia del Sacrificio redentore; perciò è da Lei che proviene la Vittima del Sacrificio. Non solo: in perfetta coerenza con quanto avvenuto nell’Incarnazione, la Vergine parteciperà poi al Sacrificio stesso, non soltanto accettandolo, ma anche offrendolo attivamente al Padre e unendo Sé stessa all’offerta del Figlio. Gesù e Maria sono indissolubilmente congiunti: la Madre è unita al Verbo incarnato in modo strettissimo (arctissime coniuncta); è per questo che riconosciamo in Lei la Corredentrice: è un dato di fatto.

Il mistero dell’Immacolata implica necessariamente anche la verità della Corredenzione: Ella ha ricevuto quel singolare privilegio in vista della Passione del Figlio, ma secondo il piano salvifico la Passione del Figlio, a sua volta, è stata possibile perché è stata Lei a donargli il corpo con cui Egli avrebbe sofferto. Perciò possiamo affermare che la Madonna è Corredentrice perché Immacolata – ed è Corredentrice fin dal primo istante del Suo concepimento: quindi non solo sul Calvario, ma fin dall’inizio stesso della Sua esistenza.

Ora, per quale motivo la Vergine è Corredentrice? perché ha fornito la Vittima del Sacrificio, l’ha offerta al Padre e si è unita a quell’atto di offerta? Perché a causa della disobbedienza di Adamo ed Eva, che ce ne aveva chiuso le porte, noi eravamo esclusi dal Paradiso; con la Sua obbedienza, la Madonna le ha riaperte. Ella è Corredentrice perché noi eravamo perduti e non avevamo alcuna speranza: eravamo inesorabilmente condannati all’Inferno. La festa dell’Immacolata ci fa allora alzare lo sguardo verso la nostra vera Patria, verso quella realtà che già esiste, anche se ancora non la vediamo e non siamo in condizione di accedervi; con il cuore, tuttavia, già viviamo lì: un cristiano che non abbia il cuore ancorato in Paradiso non è un vero cristiano. La nostalgia del Cielo ci deve accompagnare e impregnare in ogni istante, in modo tale da animare, muovere e dirigere ogni nostro pensiero, ogni nostra decisione, ogni nostra azione.

Per fare questo, abbiamo bisogno – come dice il Signore nel Vangelo – di un cuore da bambini (cf. Mt 18, 3). Ciò non equivale all’infantilismo, ma indica la disposizione di credere incondizionatamente tutto quel che Dio ci ha rivelato, aderendo senza alcuna remora né il minimo scarto a ciò che la fede ci fa conoscere, così come è successo nella Vergine Maria. Chiediamo allora all’Immacolata la grazia di avere un cuore da bambini che aspiri incessantemente al Paradiso. Se la Madonna è Corredentrice, è anche Mediatrice di tutte le grazie, poiché è attraverso di Lei che il Signore le fa arrivare fino a noi: la sorgente delle grazie, evidentemente, è Cristo, ma Dio ha voluto che esse ci siano comunicate tramite la Madre.

Chiediamo anche l’intercessione di santa Teresa di Gesù Bambino, poiché il Signore le ha concesso la grazia di comprendere con una profondità rinnovata la dottrina dell’infanzia spirituale e di saperla poi insegnare efficacemente. Invochiamola per tutta la Chiesa: guardare al Paradiso non significa disinteressarsi della terra e abbandonare i propri simili al loro destino; noi desideriamo invece arrivare in Paradiso con il maggior numero di persone possibile. Guardiamo allora a santa Teresa per poter adempiere, all’interno della Chiesa, il compito che Ella ricevette da Dio e che scoprì quando era già carmelitana, circa due anni prima di morire.

Ella capì che il Signore l’aveva chiamata a svolgere, nel Corpo Mistico, la funzione del cuore: «Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore». Essere l’amore nel cuore della Chiesa significa offrire tutta la propria esistenza, tutta la propria preghiera, tutte le proprie azioni, mediante il Cuore Immacolato di Maria, perché i disegni di Dio si realizzino per la Chiesa intera; significa volere il bene di tutta l’umanità, il quale risiede unicamente in Cristo. All’infuori di Lui non c’è altro bene possibile; perciò non ci si può avvicinare a Dio tramite le altre religioni, che sono piene di errori. La nostra religione è l’unica che sia stata rivelata direttamente da Dio; perciò chiediamo la grazia di poter fare ogni cosa perché gli uomini siano condotti alla verità e, con la fede e il Battesimo, diventino membra del Corpo Mistico. In tal modo adempiremo il nostro compito: essere l’amore nel cuore della Chiesa.


sabato 6 dicembre 2025


Per la Chiesa

con Maria Corredentrice / 1

 

«Nella tenda santa, al suo cospetto, ho prestato servizio; così mi sono stabilita in Sion» (Sir 24, 14-15 Vulg.). Nella festa della Presentazione al Tempio della Beata Vergine Maria, la Chiesa ricorda un avvenimento della Sua primissima infanzia: secondo le tradizioni più antiche, all’età di tre anni Ella fu portata al Tempio di Gerusalemme dai genitori, Gioacchino e Anna, e affidata alle cure di Hillel, il massimo maestro dell’epoca, e della vedova Anna, che aveva il compito di educare le bambine che sarebbero state addette alla confezione dei tessuti utilizzati per la preparazione dei paramenti sacri.

La Vergine fu così educata in modo estremamente accurato sia nella conoscenza delle Scritture che nell’arte della tessitura, tanto che sarà Lei a comporre, come un ordito, quei racconti dell’infanzia di Gesù, Suo Figlio, che san Luca inserirà poi nel suo Vangelo. Il Magnificat è un esempio straordinario di composizione orale, in cui riecheggiano decine di testi dell’Antico Testamento intrecciati tra loro in modo tale da esprimere il sensus plenior, testi che presagivano o preannunciavano esplicitamente l’avvento del Messia.

Immaginiamo lo stupore che colmò il cuore di Hillel nel momento in cui, per la prima volta, vide quella Bambina così piccola ma dallo sguardo così puro e profondo: uno sguardo che nessun’altra creatura ha mai avuto, di una purezza inconcepibile e di una profondità abissale, poiché era quello dell’Immacolata Piena di grazia, capace – già a quell’età – di una contemplazione di livello altissimo, anche se non ancora in grado, forse, di esprimersi in termini adeguati. La Sua anima era certamente immersa nella visione di Dio; perciò quel che il Signore stava operando in essa, elevata ad un grado di grazia inimmaginabile, si rifletteva nei Suoi occhi.

Hillel, rimasto interdetto e quasi paralizzato per lo stupore, si rese conto, in quell’istante, di avere di fronte a sé la creatura destinata da tutta l’eternità ad essere Madre del Messia, del Figlio di Dio. Le parole che, nel libro dell’Ecclesiastico, si riferiscono in prima istanza alla Sapienza divina sono applicate dalla Liturgia, fin da tempi antichissimi, pure alla Vergine, secondo un’interpretazione comune anche all’Oriente cristiano e, quindi, originaria. Come ha potuto la Chiesa applicare a Lei ciò che è scritto del Verbo divino? Maria si è perfettamente identificata con Lui, aderendo a Lui nel più profondo del cuore fin dall’alba della Sua esistenza e lasciandosi plasmare, anche intellettualmente, dalla Parola divina.

«Beati coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 11, 28): queste parole si applicano alla Vergine in modo perfetto, dato che nessuno, più di Lei, ha ascoltato la Parola di Dio, al punto di meritare di accoglierla fisicamente in Sé, donandole un corpo umano con quel sangue che sarà poi sparso sulla Croce in espiazione dei peccati di tutti gli uomini. È anche per questo che La chiamiamo Corredentrice: Maria ha fornito la carne e il sangue che sarebbero stati materia del Sacrificio redentore. Poi si è associata a quel Sacrificio in modo unico, in qualità di Madre della Vittima, partecipando con tutto il proprio essere e unendosi all’intenzione del Sacrificio nel modo più perfetto possibile, quello proprio dell’Immacolata e della Piena di grazia.

Maria era stata istruita fin dai primissimi anni della Sua esistenza terrena in quelle verità che si sarebbero poi realizzate nella Passione del Figlio; perciò si unì consapevolmente al Sacrificio redentore offrendo il frutto del suo grembo (Lc 1, 42) e Sé medesima inseparabilmente congiunta a Lui – e lo fece nel momento stesso in cui il Sacrificio si stava compiendo. Anche la Chiesa offre il Sacrificio del Figlio unendosi ad esso, ma lo fa in un secondo tempo, allo scopo di applicare alle anime gli effetti di quel Sacrificio, mentre la Madonna lo fece proprio nella circostanza in cui le grazie che avrebbe poi dispensato venivano acquisite.

Contempliamo dunque anche noi, con gli occhi del cuore, la Bambina purissima che si offre a Dio nel Tempio di Gerusalemme perché la Sua volontà si realizzi in Lei, dando come può, a quell’età, la propria completa disponibilità ai piani del Cielo. Contempliamola in quel momento fondamentale che contiene virtualmente tutto il seguito; riconosciamo in tal modo il ruolo unico da Lei svolto nell’opera di salvezza, così da poterla glorificare adeguatamente, per quanto ci è consentito dalla misura delle nostre forze. Rendiamole tutto l’onore di cui siamo capaci, riparando così a tutti i tentativi di sminuirne il posto e la dignità e a tutte le offese che riceve da quanti La odiano perché dediti all’impurità e alla perversione.

Sì, contempliamo l’Immacolata al Tempio; lasciamoci rapire, come Hillel, dalla Sua bellezza soprannaturale e, con Lei, diamo al Signore la nostra disponibilità a cooperare ai disegni della Redenzione, ognuno al suo posto, là dove Dio lo ha chiamato e nello stato in cui è collocato, in modo tale che, anche attraverso di noi, la Mediatrice di tutte le grazie le riversi sulla Chiesa in vista della sua rinnovazione.