Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 30 maggio 2026


Come riconoscere

il vero sacerdozio cattolico

 

In questo si riconosce lo Spirito di Dio: ogni spirito che professa che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio […]. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da Dio non ci ascolta: in ciò riconosciamo lo Spirito di verità e lo spirito di errore (1Gv 4, 2.6).

Ecco il criterio decisivo (donatoci dalla Sacra Scrittura) per distinguere, nell’estrema confusione del nostro tempo, a chi dare ascolto e a chi no: l’Incarnazione del Figlio di Dio. Inscindibile dalla fede nell’Incarnazione è l’adesione alla Chiesa visibile, che ne rappresenta il prolungamento: il Verbo ha assunto la natura umana per incorporare a Sé gli uomini nell’unità del Corpo Mistico, il quale vive, finché dura la storia, in parte sulla terra, in parte in Purgatorio e in parte in Paradiso. Per arrivare in cielo è assolutamente indispensabile rimanere uniti alla porzione terrena del Corpo di Cristo, nella quale Egli continua ad agire e si rende sperimentabile.

Nuove tentazioni gnostiche

Lungo tutta la loro storia, i cristiani sono stati ripetutamente allettati da contraffazioni della fede che, riducendone i concetti a puri nomi, l’hanno pervertita in artificiosi sistemi di pensiero denotati dall’intellettualismo astratto. Degradando l’Incarnazione a mera idea, essi terminano in una sorta di monofisismo pratico in cui la santa umanità di Gesù, che si estende nella Chiesa visibile con le sue strutture rituali, di insegnamento e di governo, diventa di fatto irrilevante. Tale spiritualismo gnostico può assumere forme molto varie, ma la matrice è la medesima: il rifiuto della carne, in cui il Verbo eterno si è umanato pur senza perdere la propria natura divina.

Una volta interrotti i contatti, pur professandolo a parole, col Cristo venuto nella carne e vivente nella Chiesa terrena, ci si smarrisce in un labirinto mentale fatto di ragionamenti contorti che, sebbene in apparenza ineccepibili, sono viziati da forzature logiche e conclusioni indebite, finendo col perdere ogni rapporto con la realtà oggettiva. Anche senza negare espressamente alcuna verità di fede, non ci si avvede di negarle di fatto tutte insieme, poiché l’assenso dell’intelletto alle verità rivelate, prestato, con l’aiuto della grazia, in ossequio all’autorità di Dio (l’obbedienza della fede di san Paolo; Rm 1, 5), è sostituito dalla fiducia nelle proprie capacità dialettiche.

Principio orientativo

Per essere da Dio (ossia per essere Suoi figli e vivere di Lui), occorre dunque professare coi fatti – e non solo a parole – Gesù Cristo venuto nella carne: soltanto così si è realmente uniti a Lui nell’unità del Corpo Mistico. Solo chi è da Dio va ascoltato, gli altri no; il primo, infatti, è guidato dallo Spirito di verità, i secondi sono posseduti dallo spirito di errore. Chi ha il senso di Dio riconosce coloro che parlano secondo lo Spirito di verità e li ascolta; chi invece non ha il senso di Dio ma, al posto della fede, coltiva un’ideologia, non li ascolta e respinge ogni tentativo di correzione. La prima categoria, pur conservando la carità, deve necessariamente dissociarsi dalla seconda, la quale, finché non si ravveda, rimane esposta all’eterna dannazione.

Veniamo all’aspetto pratico. La fede nel Cristo venuto nella carne esige inderogabilmente che chiunque nella Chiesa eserciti un ministero si trovi in una posizione canonica regolare, cioè sia incardinato in una diocesi o in un istituto religioso e ne abbia formale mandato dall’autorità competente. Il sacro ministero è un’attività che non si può esercitare a nome proprio, ma unicamente in nome di Cristo e, di conseguenza, in obbedienza gerarchica a coloro che Lo rappresentano sulla terra. Al di fuori di questa condizione (eccettuato il pericolo di morte), l’esercizio del sacro ministero è illegittimo nonché sacrilego; qualsiasi discorso che attenui o neghi tale condizione è una palese menzogna.

Non è vero che la necessità del mandato apostolico e dell’obbedienza gerarchica sia di mero diritto ecclesiastico: essa è infatti di diritto divino, in quanto contenuta nell’espressa volontà di Cristo quale Fondatore e Capo della Chiesa; di diritto ecclesiastico è solo la forma giuridica del mandato, che è determinata dai sacri canoni. Perciò, tolti casi del tutto eccezionali, non è lecito fare astrazione della determinazione canonica del mandato quasi fosse qualcosa di relativo, poiché in tal modo si rifiuta la carne, ossia la configurazione storica che la Chiesa, guidata dallo Spirito Santo, ha assunto per obbedire a Cristo e realizzare la Sua volontà; l’argomentare in senso contrario è una forma di gnosi.

Nel contesto attuale

Quanto fin qui esposto, appartenendo alla costituzione divina della Chiesa, vale sempre, dovunque e per tutti. La situazione in cui si trova la Chiesa di oggi è sicuramente del tutto inedita e possiede tratti decisamente apocalittici: nessuno qui, a tal proposito, si fa illusioni. Tuttavia uno sguardo obiettivo su di essa, realistico che sia, deve conservarsi esente da almeno due sottili tentazioni: l’una è quella di perder di vista l’onnipotente e sapientissima direzione della Provvidenza, che permette ogni male, per quanto grave, per trarne un bene maggiore; l’altra è quella di voler risolvere con mezzi umani un problema che supera le possibilità delle creature.

Chi nei fatti lacera l’unità della Chiesa – protestando a parole di non aver l’intenzione di farlo – si rivela uno gnostico; pur senza negare espressamente la fede nella Divina Provvidenza, sul piano pratico la scavalca e dimostra di aver più fiducia nelle proprie risorse. Per cooperare con Essa non si possono trasgredire i decreti di Cristo nemmeno con l’intento di salvarne la Sposa, casomai avesse bisogno di altri “salvatori”. Dato che non abbiamo la potestà di giudicare in foro esterno i membri immorali ed eterodossi della gerarchia emettendo su di loro sentenze dotate di valore giuridico, ci limitiamo a obbedire loro in ciò che è legittimo, resistendo in pari tempo a ciò che non è legittimo.

Questa non è una scelta soggettiva, bensì l’unica scelta possibile per chi ha realmente fede in Gesù Cristo venuto nella carne. Non si tratta di attuare una dissimulazione di comodo mirante a garantire un posto al caldo, ma di una condizione imprescindibile – come visto sopra – per esercitare il sacro ministero in modo legittimo e non sacrilego, condizione la cui osservanza comporta peraltro penosi sacrifici e profonde sofferenze, gli uni e le altre, nondimeno, offerti sull’altare cum laetitia spiritali et caelesti gaudio. Questa è la vocazione di ogni sacerdote cattolico, per la quale chi scrive non darà mai nulla al mondo ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo, fosse pure la vita.

Sostenere che la Chiesa gerarchica avrebbe sostanzialmente cessato di assicurare la trasmissione ordinaria della fede, dei sacramenti e della grazia equivale a negare praticamente che Cristo rimanga presente e operante nella sua Chiesa. […] L’ordinazione di vescovi contro la volontà esplicita del Papa lede gravemente l’unità visibile della Chiesa in un ambito che riguarda direttamente la sua costituzione divina. […] la Fraternità ritiene di dover garantire essa stessa, indipendentemente dal giudizio della Santa Sede, l’autentica continuità della Tradizione cattolica. In altre parole, si attribuisce di fatto una funzione normativa superiore al magistero della Chiesa (don Albert Jacquemin).

Testo completo:

https://lanuovabq.it/it/un-grave-errore-dottrinale-alla-base-dello-scisma-lefebvriano

Quando (disonestamente) ci si appella perfino a Bergoglio per giustificare la propria ribellione:

https://lanuovabq.it/it/i-laici-al-potere-di-francesco-arruolati-per-la-causa-di-econe


sabato 16 maggio 2026


Due facce della stessa medaglia

 

Anche fenomeni apparentemente opposti rivelano a volte, a uno sguardo più approfondito, analoga matrice. La modernità è stata inaugurata dalla sostituzione di Dio con l’uomo, il quale, rivendicando un’autonomia assoluta, ha fatto del proprio pensiero, non più diretto da una verità superiore, criterio unico di conoscenza e d’azione, finendo col rimpiazzare con esso non soltanto la Rivelazione divina ma pure la realtà effettiva. In questi ultimi decenni, lo sviluppo dell’informatica ha esasperato tale processo spingendolo fino alla negazione del pensiero stesso, esautorato dagli algoritmi. Se fino a poco tempo fa erano le idee a determinare la realtà, oggi è la Rete a determinare le idee.

Esempi ecclesiali

Il tentativo di alterare la verità dell’uomo e la dottrina cristiana ha raggiunto livelli senza precedenti. La negazione dell’ordine oggettivo relativo alla persona e alla vita umana, grazie all’ideologia diffusa dai mezzi di comunicazione, è divenuta moneta corrente: la distinzione dei sessi, l’intangibilità della vita dal concepimento alla morte naturale, l’unicità e stabilità della famiglia… tutto è compromesso. In luogo del reale, fondamento di valori e di obblighi, è subentrata l’opinione dell’individuo, che in apparenza è indipendente ma di fatto è fabbricata da poteri occulti in totale contraddizione con il senso comune e in funzione di un programma eversivo del progetto creatore.

Ecco allora, anche da parte della gerarchia, l’approvazione delle pratiche sessuali contro-natura, la legittimazione dell’adulterio permanente, l’apertura a procedure mediche riprovevoli… L’evidenza del peccato commesso in forme gravissime è negata in nome di pseudovirtù dai nomi accattivanti: inclusione, accoglienza, misericordia, compassione… Le leve del potere ecclesiastico sono finite in mano a una cricca di sodomiti talmente abituati a raccontare storie alla propria stessa coscienza per giustificare le loro immonde condotte da non accorgersi neppure più dell’insulsaggine e incongruenza dei discorsi con cui cercano di convincere i fedeli delle loro idee perverse.

Sul fronte opposto (quello di coloro che si sono investiti da sé della missione di salvare la Chiesa) si registra, paradossalmente, il medesimo atteggiamento di negazione dell’evidenza: ricorrendo a vari tipi di contorsionismo intellettuale, tutti riconducibili – come quelli dei modernisti – alla fattispecie del sofisma, si pretende di dimostrare che un atto palesemente scismatico possa non dar luogo a uno scisma: come dire che lanciare un bicchiere di cristallo sul pavimento non ne causi necessariamente la rottura. La realtà, esattamente come nell’Amoris laetitia, è annullata con argomentazioni capziose che interpretano le fonti citate in funzione di una conclusione prestabilita.

Cecità o ipocrisia?

Da che parte collocarsi, allora? Né da questa né da quella. Il cattolico che, coltivando la vita interiore, possiede il senso di Dio riconosce prontamente la manovra a tenaglia con cui vorrebbero costringerlo a prender posizione di qua o di là: se i modernisti ti scandalizzano, bùttati con i tradizionalisti; se i tradizionalisti ti fan paura, rifùgiati dai modernisti. Nell’uno come nell’altro caso bisogna rinunciare sia al buon senso che al sensus fidei, oscurati dai sofismi di cui sopra. Se la coscienza ti inquieta, c’è il “teologo” pronto a confonderla con le sue disquisizioni. Adesso che anche i novatori ti citano san Tommaso, a chi dar retta? Né agli uni né agli altri, poiché gli uni e gli altri lo manipolano.

Chi nega l’evidenza, da un lato o dall’altro, o è un cieco presuntuoso o è un ipocrita affabulatore. I modernisti si ispirano al pensiero contemporaneo, ma negli ultimi anni han rispolverato le fonti più antiche nel probabile intento di darsi un tono di serietà. I tradizionalisti, dal canto loro, si spacciano per i detentori della vera dottrina cattolica, ma la distorcono a seconda della tesi da dimostrare. Chi (indebitamente) si richiama a san Pio X dovrebbe conoscere il suo Catechismo là dove recita: «Chi è fuori della comunione dei santi? È fuori della comunione dei santi chi è fuori della Chiesa, ossia i dannati, gl’infedeli, gli ebrei, gli eretici, gli apostati, gli scismatici e gli scomunicati».

«Chi sono gli scismatici? Gli scismatici sono i battezzati che ricusano ostinatamente di sottostare ai legittimi Pastori, e perciò sono separati dalla Chiesa, anche se non neghino alcuna verità di fede» (Catechismo della Dottrina Cristiana, nn. 124. 129; il corsivo è nostro). Volete far finta che non sia scritto così? oppure siete così impudenti da sostenere – negando l’evidenza – di essere sottomessi ai legittimi Pastori della Chiesa Cattolica? Non è forse vero che il vostro ministero non è autorizzato da alcuna autorità ecclesiastica? Osate pretendere che i vescovi possano lecitamente essere ordinati al di fuori di quel collegio che ha il Successore di Pietro per capo e principio di unità?

Arringa finale

L’attuale gerarchia cattolica è zeppa di sodomiti e modernisti: sia. Ciò significa tuttavia che tutti e singoli i suoi membri lo siano? voi li conoscete ad uno ad uno? Ammesso questo, con quale autorità li giudicate? Chi vi ha conferito l’ufficio di sentenziare riguardo a tutti i sacerdoti, vescovi e cardinali dell’orbe? In nome della salvezza delle anime rivendicate il potere d’ordine staccandolo dal potere di giurisdizione, dal quale è invece inseparabile: nella vostra sopraffina teologia, i Sacramenti sono ordinati all’edificazione della Chiesa o sono finalizzati esclusivamente all’accrescimento della grazia nei singoli battezzati, quasi fossero individui a sé stanti che si santificassero isolatamente?

È la vostra idea di Chiesa che è scorretta, come pure l’idea di grazia e l’idea di salvezza dell’anima: siete neodonatisti intrinsecamente scismatici e tendenzialmente eretici. La vostra visione, al fondo, è prettamente protestante: noi, i veri cristiani, e Roma, la meretrice. Le vostre idee deformate hanno sostituito la realtà, portandovi così a negare l’evidenza. Il vostro intellettualismo astratto, opposto al reale, non ha niente di tradizionale, ma è quanto di peggio la modernità abbia partorito. Modernisti in senso contrario: ecco cosa siete, tolta la scenografia esterna che incanta gli sprovveduti, sulla cui ignoranza fate leva per manipolarli, anziché condurli a Cristo!

Come i sionisti pretendono di realizzare le promesse divine contro Dio, così voi pretendete di salvar le anime staccandole dal Corpo Mistico: è un’assurdità tale da poter esser concepita soltanto da una superbia senza limiti. Nella disperazione di sapersi maledetti da Dio, i sionisti fan stragi senza fine di civili innocenti nell’illusione di poterla esorcizzare con la crudeltà di atrocità senza nome; nella disperazione di sapervi fuori della Chiesa, voi fate strage di anime convincendole che, seguendo voi, formino la vera Chiesa ancora superstite e che, altrimenti, si espongano all’eterna dannazione. Così provocate insopportabili sensi di colpa facendo credere che i documenti del Vaticano II abbian tutti lo stesso grado di autorità (quando non è vero) e che i fedeli siano obbligati a rigettarli in blocco.

Come osate presentarvi all’altare con la mente e il cuore pieni di simili menzogne? Come può esser accetto il Sacrificio offerto da chi lacera il Corpo di Cristo? La vostra totale indipendenza sarebbe giustificata solo nell’ipotesi – semplicemente inammissibile – che la Chiesa Cattolica sopravvivesse unicamente nella vostra setta e che i Sacramenti da voi amministrati fossero gli unici sicuri. Quando vi appellate alla liceità della resistenza ad ordini illegittimi, fingete di dimenticare che essa vale solo per singoli casi e che, da eccezione qual è, non può diventare la norma, fino al punto di autorizzare un ministero stabilmente e universalmente sganciato dall’ordinamento canonico. In nome di Dio e del Signore Gesù Cristo, convertitevi e tornate in seno alla Sua indefettibile Chiesa, se avete la fede.


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sabato 2 maggio 2026


Uno sguardo dal cielo

 

Sali quassù (Ap 4, 1).

Ciò che sta accadendo nella Chiesa richiede da parte nostra, quanto mai prima, uno sforzo spirituale mirato che, mediante la cooperazione con la grazia, ci consenta di elevarci a un piano superiore dal quale osservare la realtà e sul quale collocare il cuore, pena l’essere travolti da sentimenti negativi e fuorviati da propositi dannosi. Tanti s’erano illusi che il nuovo pontificato rappresentasse una svolta in senso positivo ma, al di là di un’apparenza esterna più rassicurante, gesti e parole si sono rivelati, fin dall’inizio, in perfetta continuità con quello precedente, il cui patrocinio, quasi “canonizzazione” informale, è stato rivendicato dal successore già nella cerimonia di intronizzazione. La differenza è che ogni contestazione si è spenta come per incanto, cosa che rende la situazione ben peggiore.

Un dono quanto mai necessario

Chiediamo dunque la grazia di poterci porre sul piano dell’eternità. Pur senza essere rapiti in estasi come san Paolo o san Giovanni, possiamo legittimamente sentirci partecipi, in virtù dell’appartenenza al Corpo Mistico, della liturgia celeste e associarci all’incessante adorazione, che ivi ha luogo, della Santissima Trinità. Da quell’alta posizione, se lo Spirito Santo ce lo concede, guarderemo in basso, con caritatevole compassione, i poveri peccatori, soprattutto quelli che indegnamente rappresentano Dio sulla terra. Come i Beati del Paradiso, con imperitura gratitudine per l’immeritata misericordia usataci dal Signore pregheremo fiduciosamente per aiutare gli eletti a salvarsi, glorificando al contempo la divina giustizia per la pena dovuta a coloro che, per propria colpa, si dannano.

Lassù è assolutamente esclusa ogni forma di orgoglio e, di conseguenza, tutto quanto gli è connesso: rabbia, disprezzo, rivolta, ansia, sdegno, scoraggiamento… Non è certo indifferenza, ma la tranquilla sicurezza di chi vede ogni cosa nella luce dell’Onnipotente, infinitamente buono e sapiente, il quale permette ogni male per trarne un bene maggiore. Questa certezza non è mero convincimento astratto, ma conoscenza sperimentale che trasfigura il dolore generato dalla carità e lo investe in offerta per la conversione dei peccatori e la rinnovazione della Chiesa. La sola differenza è che tale stato, per noi mortali, non è ancora definitivamente acquisito, qualora lo abbiamo raggiunto per effetto della carità perfetta; esso comunica comunque una pace inalterabile.

La consumazione del tradimento

Gettiamo ora uno sguardo al Papato. Pensavamo che non fosse possibile squalificarlo più di quanto non lo fosse stato nel precedente pontificato; siamo invece costretti a ricrederci. Il Papa ha ricevuto in udienza, con il relativo protocollo, una squilibrata mascherata da vescovo come se fosse davvero tale. Negli ultimi decenni, peraltro, avevamo già assistito a comportamenti del tutto incongruenti dei più alti livelli: pur essendo assodato che le ordinazioni anglicane sono invalide, diversi papi hanno accolto e ossequiato sedicenti arcivescovi di Canterbury che, in realtà, non sono altro che laici eretici. Qui, però, c’è un salto di qualità: a usurpare quel ruolo è una donna (per giunta abortista e sostenitrice della sodomia), cioè un soggetto inabile a ricevere gli ordini sacri, quand’anche fossero validi.

Sono decenni che, nella Chiesa, si procede ignorando verità rivelate e agendo come se non fossero tali. L’esclusione delle donne dal sacerdozio non è un dogma definito, ma appartiene comunque alla dottrina sempre e ovunque insegnata; essa rientra dunque nel Magistero ordinario universale, che è infallibile. Nella Ordinatio sacerdotalis (22 Maggio 1994) Giovanni Paolo II ribadisce questa verità con il linguaggio tipico delle definizioni dogmatiche; il problema è che il tenore formale del testo (la Lettera Apostolica) è troppo basso e poco impegnativo. In ogni caso, quel documento rimane un punto di non-ritorno, ma la cricca vaticana (che, grazie a Dio, non esaurisce in sé la Chiesa) finge di non saperlo e persevera imperterrita nell’errore.

Visto che, a livello teologico, è impossibile giustificare certi cambiamenti, i novatori han deciso di passare semplicemente all’azione assuefacendovi gradualmente i fedeli, così da aggirare le obiezioni dottrinali; stessa strategia per lo sdoganamento della sodomia e per l’assunzione, da parte di laici, di compiti propri dei ministri ordinati. Il fatto è che le loro azioni causano scandalo in coloro che han conservato la fede, malgrado il severo ammonimento del Signore: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare» (Mt 18, 6). Senza livore né turbamento, chi si trova nell’osservatorio celeste sollecita l’intervento divino: «Fino a quando, Signore…?» (Sal 12, 2).

Cattività londinese?

«A causa dei profeti di Gerusalemme si è diffusa l’impurità su tutta la terra. […] Essi proclamano la visione del loro cuore, non ciò che viene dalla bocca del Signore. […] Le mie parole non sono forse come il fuoco – dice il Signore – e come un maglio che frantuma la pietra?» (Ger 23, 15.16.29). Son sessant’anni che nella Chiesa spadroneggiano falsi profeti, accecati dai vizi più immondi e talmente impudenti da sostituire la divina Parola con le loro fantasie e farneticazioni. Chi deforma la dottrina risponde alla doppia necessità di giustificare le proprie tendenze cattive e di compiacere coloro che lo ricattano. Neanche il supremo Pastore sfugge alla regola? Come mai è così prono ai programmi di Londra, al punto di scatenare (se non è un gioco delle parti) le ire del grande elettore americano?

Ancora una volta, il Papato sembra prigioniero. Non è più Filippo il Bello, non è più Napoleone: è l’oscuro potere, senza volto e senza patria, dell’alta finanza, gestita da cultori di Lucifero. Quale che sia la gravità della situazione, tuttavia, non lasciamoci precipitare dall’alto dell’osservatorio celeste: il Cristo dirige la storia in ogni minimo dettaglio e, se permette questo, è proprio per la realizzazione dei Suoi disegni, alla quale, loro malgrado, contribuiscono anche i Suoi oppositori. Nulla sfugge al Suo sovrano dominio di verità, di giustizia e d’amore; l’unica cosa che conti, perciò, è rimanervi in ogni istante sottomessi nell’unità del Corpo Mistico. Non è infingarda inerzia; è – per chi ha la fede – il più efficace contributo alla prosperità della Chiesa: pro felici statu Romanae Ecclesiae.

Il fatto che il Vaticano sia occupato da una banda di pervertiti miscredenti non è affatto un motivo per rifiutare l’obbedienza gerarchica in ciò che è legittimo. L’unità visibile della Chiesa si fonda su vincoli giuridici, che permangono fintanto che un membro non è dichiarato eretico o apostata. Dato che non abbiamo facoltà di giudicare i superiori in foro esterno, lasciamo il giudizio a chi di dovere e continuiamo a compiere indefessamente la volontà di Dio, ognuno nel posto che gli è proprio. Se i novatori pensano di sbarazzarsi di noi spingendoci allo scisma, non facilitiamone il gioco lasciando loro campo libero ma restiamo fermi dove il Signore ci ha posti, finché la Provvidenza non intervenga e risollevi anche esteriormente i cattolici fedeli, già interiormente rinfrancati dal Consolatore.

Signore, amo la maestà della tua casa e il luogo in cui abita la tua gloria. Non perder con gli empi, o Dio, l’anima mia, né con gli uomini di sangue la mia vita. Nelle loro mani stanno le infamie e la loro destra è piena di regali. Io, invece, procedo nella mia innocenza. Riscattami e abbi pietà di me. Il mio piede sta sul retto sentiero; nelle assemblee ti benedirò, Signore (Sal 25, 8-12).


sabato 18 aprile 2026


Dove va il mondo?

 

Il capitalismo, soprattutto dove è più estremo e scatenato, come in America, permette a persone di un certo tipo di arricchirsi a dismisura e di acquisire un enorme potere senza possedere né la saggezza né l’equilibrio necessari: è il «tipo umano inferiore» di cui scriveva Nicolás Gómez Dávila (M. Mora, Dissoluzione. Perché la nostra civiltà sta morendo, Teramo 2025, 183).

Che il presidente della massima potenza mondiale arrivi a insultare il Papa con linguaggio e movenze da monello è un fatto talmente inaudito da obbligarci a una riflessione sul livello di degrado in cui è sprofondata la fu civiltà occidentale. Tale decadenza è frutto di un processo pianificato da poteri occulti che almeno dalla fine del Medioevo complottano per distruggere l’ordine cristiano e naturale del mondo mediante la perversione del pensiero, del diritto, dell’economia, della morale e finanche della religione. Già nel Cinquecento mercanti e banchieri manifestano, nelle guerre scatenate dalla rivoluzione protestante, un illegittimo strapotere, capace di condizionare le autorità pubbliche e di determinarne le scelte politiche. Nel Settecento i Rothschild acquisiscono un ruolo centrale in questo gioco, ruolo oggi conteso dalla tecnocrazia emergente.

Accessi di pazzia?

Considerato da molti un folle, il signor Drumpf (secondo la grafia  originale del cognome tedesco) è sicuramente un imprenditore di successo che, grazie a una condotta quantomeno spregiudicata e non senza il probabile appoggio della setta giudaica cui è imparentato, ha accumulato una fortuna. Come sappiamo per esperienza nostrana, però, gli affaristi, una volta eletti, non diventano automaticamente validi statisti, ma tendono a curare gli interessi nazionali nella misura in cui coincidono con i loro; se si mettono di traverso ai disegni dell’alta finanza, vengono eliminati. Gli Stati Uniti sono oggi diretti da un uomo che applica alla politica tecniche di marketing: quella del pazzo sarebbe una deliberata strategia mirante a disorientare gli avversari, rendendo impossibile un’analisi obiettiva di quanto viene compiuto (il cui fine immediato sono gli investimenti della ricostruzione).

Al di là di ciò, tuttavia, simile comportamento è sintomo evidente che non solo il diritto internazionale è di fatto abolito, ma pure la diplomazia è morta e, con essa, è scomparso il buon gusto, il buon senso, il rispetto per le istituzioni civili e religiose, la consapevolezza della dignità propria e di quella altrui. La politica attuale riflette lo stato di barbarie evoluta in cui sono precipitate le società occidentali: ben peggiore di quella antica, essa può contare su inimmaginabili progressi tecnologici, i quali rendono le volontà distruttive estremamente potenti e pericolose. L’ipotesi del ricorso all’arma atomica e i deliri di annientamento di venerande civiltà dimostrano che l’impero del denaro non ha riguardi per nulla al mondo; ciò non sorprende, in fondo, una volta riconosciuta la sua matrice satanica e attesa la visione gnostica di un mondo che dovrebbe rinascere dalle proprie ceneri.

Tentativi di spiegazione

L’enorme confusione scientemente provocata e mantenuta rende inevitabilmente ogni interpretazione estremamente precaria, incerta e provvisoria. Cionondimeno, sembra di poter individuare, sotto la superficie degli eventi e delle dichiarazioni, una dinamica perversa di cui gli uomini considerati potenti sono attori obbligati o inconsapevoli. È in atto (benché coordinato a un livello superiore) un confronto tra due modelli di dominio mondiale: quello globalista, unipolare e apolide, il cui centro operativo è la City londinese, e quello detto sovranista, multipolare e, almeno in teoria, strutturato secondo le identità nazionali di un ristretto numero di potenze economico-militari. Questa semplificazione, tuttavia, non tiene conto del ruolo trasversale delle società segrete e del grande capitale, la cui descrizione è resa difficoltosa da uno schermo di vicende caotiche e apparentemente irrazionali.

L’informazione, in massima parte controllata e contraffatta, svolge una funzione essenziale: quella di manipolare le masse mantenendole nella paura e nella soggezione. Lo spettro della crisi energetica, con il crollo della produzione industriale e il blocco dei trasporti, pare una minaccia reale, anche se non per tutti: l’Italia, per esempio, riceve gran parte del gas e del petrolio dall’Africa settentrionale e dall’Europa orientale; di conseguenza subisce solo marginalmente gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz. Questa situazione, però, oltre a consentire la speculazione sui prezzi al consumo (la quale impoverisce i risparmiatori), ha provocato un terremoto borsistico e assicurativo, cosa che torna molto utile a coloro che, non essendo riusciti a innescare il great reset con la pretesa pandemia, si stanno probabilmente giocando l’ultima carta colpendo l’Iran.

Duello ideologico

La Santa Sede, in tutto questo, adempie il suo compito proprio e connaturale di pacificatrice, anche se non si può escludere che sia soggetta a influenze del globalismo britannico e giudaico. Negli ultimi mesi si sono accumulati forti indizi in tal senso: la preghiera gomito a gomito di Carlo e Leone, che tanti hanno (illusoriamente) interpretato come fine di uno scisma secolare; l’imbarazzante lettera di congratulazioni alla squilibrata che si considera arcivescovo di Canterbury; fatto ancor più foriero di condizionamenti nocivi, la nomina a presidente dello I.O.R. di un uomo dei Rothschild. Per bocca del loro portavoce ufficioso, i globalisti vogliono passare per i bravi pacifisti che non sono, visto che, con ogni probabilità, sono loro a manovrare i burattini che si fan la guerra; non dimentichiamo che Khomeini tornò in Persia e vi prese il potere con l’aiuto dei servizi segreti di Londra e Parigi.

A quanto pare il buon Prevost, eletto per intervento del governo americano (come implicitamente ammesso dal “pazzo”), volente o nolente ha voltato gabbana, scatenando così le ire del suo mentore precedente. La parodistica immagine di Trump abbigliato da papa e con l’indice levato in severa ammonizione, oltre a preludere alle successive indecenze, è stata quanto mai esplicita, soprattutto se si tien conto che le sue dita formano un uno e un quattro. In veste di guaritore, invece, si presenta come improbabile Messia della setta lubavitcher o come suo precursore; l’allusione blasfema nasconde però un riferimento alla figura del mago qual è rappresentata nell’esoterismo massonico. Come che sia, i rapporti tra Stati Uniti e Vaticano hanno raggiunto, almeno a parole, livelli di tensione registrati solo in occasione della guerra d’Irak del 2003.

Antica sapienza

A motivo dell’accennato ruolo trasversale delle sètte occulte e dell’alta finanza, la quale trae immensi profitti dal provocare conflitti finanziando e manovrando entrambe le parti in lotta, rinunciamo a voler comprendere a fondo le dinamiche profonde dell’odierno quadro geopolitico e volgiamo lo sguardo alla Provvidenza, che con infinita sapienza dirige la storia umana verso un fine felice utilizzando tutte le iniziative dei potenti, loro malgrado, secondo i Suoi scopi. A questa prospettiva soprannaturale ci dovrebbe educare il supremo Pastore, piuttosto che coinvolgersi in polemiche che lo squalificano per il loro tenore ideologico. La vera pace non nasce sul piano della pura immanenza, grazie al prevalere di idee illuministiche e di buoni sentimenti; essa si fonda invece sulla comune obbedienza all’unico Salvatore e presuppone perciò l’evangelizzazione e la conversione dei non-cattolici. In attesa che il Vicario di Cristo torni a svolgere il suo compito, uniamoci in preghiera per la Chiesa e per il mondo.


sabato 4 aprile 2026


Continua

la Passione della Chiesa

 

Chi ama sinceramente la Chiesa non riesce a stare in pace nello scenario attuale. La familiarità con Dio gli conferisce un acume che gli permette di spingere lo sguardo al di là della superficie di fatti e discorsi. Mentre gli altri si rallegrano, per un motivo o per l’altro, sente al contrario crescere in sé una smisurata sofferenza che, a tratti, gli dà l’impressione che il cuore non batta più. L’unica realtà che lo tenga in vita è la certezza assoluta dell’indefettibile amore con cui il Signore si prende cura della propria Sposa, congiunta all’incrollabile fede nella veracità delle Sue promesse: portae inferi non praevalebunt (Mt 16, 18).

Chi è l’Anticristo?

A metà del mese scorso un magnate dell’informatica, Peter Thiel, è volato a Roma per tenervi un seminario su un tema prettamente teologico. La completa mancanza di competenza in tal campo non ha certo costituito un problema, visto che si è trattato di una forma di becera propaganda: a dispetto della severa consegna del segreto imposta agli invitati, è trapelato – a bella posta? – che l’Anticristo, campione di quanti si oppongono al progresso digitale, sarebbe, stando al nostro guru, il presidente cinese, mentre il katéchon (colui che trattiene le forze del male) andrebbe identificato col collega americano, alla cui campagna il suddetto ha fornito mezzi e denaro.

Il fatto è che Thiel, con la sua società Palantir, equipaggia l’esercito e i servizi segreti dello Stato criminale che, a Gaza, ha effettuato lo sterminio di almeno settantamila civili; malgrado il cessate-il-fuoco, il genocidio prosegue per mezzo di droni che, grazie alla cosiddetta intelligenza artificiale, da lui gestita, falciano indistintamente uomini, donne, vecchi e bambini. Anticristo, semmai, sarà lui coi compari in affari; davvero una bella compagnia, legata com’è a Epstein. Difficile distinguere tra ricattati e ricattatori, ma è certo che la Palantir controlla mezzo mondo; grande risorsa la tecnologia – per chi vuol dominare il pianeta!

Interferenze ecclesiali

Dispiace che, fra i selezionatissimi uditori, ci fossero sacerdoti, religiosi e giovani tradizionalisti, i quali sono stati caldamente incoraggiati ad assistere a una Santa Messa celebrata nella parrocchia romana di rito antico. Superfluo rammentare che i ministri di detta chiesa non possono filtrare chi vi entra in occasione dei riti e non sono certo conniventi; ciò che disturba è l’aver associato la Messa tradizionale a un’iniziativa organizzata da uno gnostico, “sposato” con un uomo, che s’è comprato una figlia concepita in provetta e portata da un utero affittato. I partecipanti di asserita fede cattolica non erano al corrente di tutto questo, nell’era della Rete onnisciente?

Cos’hanno a che fare cattolici con un movimento che mescola allegramente apocalittica protestante, sionismo militante e finanza ultraliberista? Non è certo una prova di fedeltà alla Chiesa, oltretutto, andare ad ascoltare uno che ha sbattuto perfino il Papa nel novero degli anticristi perché ha espresso qualche riserva riguardo all’intelligenza artificiale (locuzione – sia detto en passant – del tutto priva di senso). Come in un meccanismo a orologeria, è “casualmente” rispuntata una vecchia foto in cui, giovane prete, è coinvolto in un rito pagano spacciato per pratica di inculturazione e – ciò che è ben peggio – il caso del prete peruviano accusato di abusi su minori che, da vescovo, Prevost non ha perseguito in modo adeguato e, da papa, ha dispensato dallo stato clericale, così che il procedimento canonico è stato sospeso… cosa che, peraltro, non impedisce al reo di celebrare pubblicamente.

Conciliazione degli opposti?

Il problema non è tanto che nei convegni missionari tenutisi negli anni Ottanta in America Latina si sia visto di tutto, quanto il fatto che, in tempi recenti e recentissimi, chierici incolpati di gravissimi delitti sian stati vergognosamente coperti. La storia di padre Lute grava come un macigno su questo pontificato; perciò risulta ancor più inquietante che Leone inviti i vescovi francesi a non escludere dalla misericordia i sacerdoti colpevoli di abusi, pur prendendosi cura delle vittime. In realtà punire i malfattori è il principale modo con cui ad esse si rende giustizia ed è espressione di misericordia anche per quelli, che scontano in questa vita parte della pena che dovranno espiare nell’altra. Non solo, ma la misericordia non è pretesto di impunità; la severità della pena, viceversa, è un salutare deterrente e previene perciò ulteriori crimini.

Qui, invece, siamo ancora in quella disposizione mentale (tipicamente bergogliana) con cui si tenta di conciliare gli opposti: santità del sacerdozio e depravazione morale, carità evangelica e lassismo assoluto, giustizia per tutti e connivenze da cosca mafiosa… Il medesimo approccio pare guidare il proposito di sanare le ferite causate dalle divisioni liturgiche, la cui responsabilità è implicitamente rigettata – guarda caso – su coloro che rimangono attaccati all’antico rito, anziché su quanti li tengono segregati. I paria della Tradizione, nondimeno, van generosamente accolti, in modo che due modelli di culto e di vita cristiana orientati in senso contrario convivano indifferentemente, con buona pace dei loro presupposti inconciliabili e la giustapposizione di realtà contraddittorie.

Inversione della realtà

Perché, d’altra parte, non si dovrebbero ammettere i tradizionalisti, se il Papa, dopo aver pregato a fianco di un massone circonciso che si considera capo della “Chiesa inglese”, scrive una lettera di felicitazioni a una squilibrata abortista che si considera arcivescovo e sta per esser da lui ricevuta? In questo circo c’è posto per tutti, compresi gli animali esotici in tonaca e tricorno. Non sarebbe poi una grossa sorpresa se, in questo bailamme, ci scappassero pure ordinazioni episcopali scismatiche diventate miracolosamente lecite, visto che un proxy kazaco del regime continua compulsivamente a difenderle, fino ad accusare di fomentare divisione gli istituti tradizionali regolarmente approvati dalla Santa Sede, i cui sacerdoti esercitano il ministero in modo del tutto legittimo. La realtà è proprio invertita: chi obbedisce al Papa è screditato, mentre chi, per principio o di fatto, ne rigetta l’autorità viene esaltato in nome di un’idea di unità che abolisce il principio di non-contraddizione.

Il Sarto ashkenazita, a quanto pare, ha ricevuto l’ordine di avviare la soluzione finale per i cattolici tradizionali, condannati o a rinchiudersi nel ghetto o a scomparire. La setta lefebvriana (d’ora in poi così denominata per rispetto di san Pio X) è stata probabilmente finanziata e favorita in vista di tale subdolo esito. Essa, tuttavia, non differisce di molto da quella anglicana: sono rami che si son recisi dall’albero e, di conseguenza, non ricevono più la linfa. Che l’uno, dopo cinque secoli, sia quasi del tutto seccato e l’altro, dopo cinquant’anni, appaia ancora verdeggiante, cambia poco: fuori del Corpo Mistico, presto o tardi, si avvizzisce, per quanto ci si pari di illegittimi ornamenti. Con l’aiuto di Dio, rimaniamo saldamente all’interno, senza sgomentarci perché non è ancora terminata la Passione della Chiesa terrena: il giorno della Risurrezione si avvicina.

Il Signore risorto ricolmi di consolazione quanti appartengono alla Sua unica Chiesa.