Quale prezzo
per quale rinascita?
Quando non ha più memoria né mete a cui tendere, una civiltà muore (Graffito del XXI secolo).
«Maybe coffee…», risponde con aria distratta la turista
americana al marito che le domanda cosa voglia per colazione. I nuovi barbari
che hanno invaso le nostre città d’arte, spargendosi ovunque come cavallette e
lasciando dietro di sé disordine e sporcizia in aggiunta a quelli già
esistenti, non mostrano la capacità di apprezzare l’arte e la storia, ma
“divorano” ciò che incontrano fotografando tutto in modo compulsivo e
consumando l’elettrizzante emozione di farsi immortalare in luoghi resi celebri
dal cinema. Nella febbre del viaggio iniziata dopo la cessazione delle
restrizioni “sanitarie”, tuttavia, quel che sembra prevalere è la terribile
noia lasciata dalla possibilità di andare dappertutto e di provare, dopo
estenuanti file, ristoranti e gelaterie segnalati nella Rete, senza un criterio
né uno scopo, bensì giusto per godersi le mirabolanti opportunità del mondo
globalizzato.
Dove va l’umanità?
Il fatto più tragico della vita in questo Paese di Bengodi è che
gli individui, da un lato, non sono più capaci di scegliere nell’eccesso di
offerta, per cui lo fanno in modo casuale, attanagliati come sono
dall’indifferenza; dall’altro, non si accorgono più di niente, con la mente e
il cuore risucchiati dagli smartphone, da soli e in compagnia, seduti e
mentre attraversano la strada, al mare e in montagna, di giorno e di notte. Non
si accorgono di chi li truffa o li borseggia; non si accorgono di chi, accanto
a loro, ha bisogno o sta male; non si accorgono delle scie che solcano i cieli
per impedire le piogge e trasformarsi in una cappa asfissiante… L’osservazione
diretta della realtà è stata sostituita da una rappresentazione digitale della
realtà che viene ormai presa per l’unica vera; chiunque si azzardi a sollevare
il minimo dubbio è guardato come un pazzo.
Questa è la situazione ideale per chi intende manipolare le masse;
del resto, essa è risultato di una globale operazione di ingegneria sociale che
non ha risparmiato neppure i “migranti” africani, tutti muniti di cellulare e
assorbiti come gli altri nel mondo degli algoritmi. Cosa stia davvero accadendo
è per i più un enigma che pochi, peraltro, si sforzano di decifrare; la maggior
parte degli uomini si fida ancora dei telegiornali e dei sedicenti professionisti
dell’informazione, proprio come all’epoca della pandemenza. I mezzi di
comunicazione continuano però sfacciatamente a vomitare menzogne sulla guerra
ucraina e su quelle mediorientali, sulla politica americana e su quella
europea, sulle insidie della Russia e su quelle della Cina – almeno per coloro
i cui interessi non si limitano al campionato di calcio o ai divi dello
spettacolo.
Se qualcosa sembra chiaro, è che la globalizzazione orchestrata
dalla City londinese è in seria crisi. Il gigante cinese, apparentemente
addomesticato ai fini della deindustrializzazione dell’Occidente e della sua
riduzione in schiavitù economica, ha fatto il doppio gioco. Stabilendo rapporti
diretti con gli Stati Uniti, esso ha scavalcato l’intermediario britannico, che
lucra immani fortune sugli scambi commerciali e ricatta finanziariamente mezzo
mondo. La Cina, d’altronde, vanta una civiltà antica di cinque millenni, con la
sua finissima sapienza strategica e tattica; estremamente arduo è cogliere cosa
pensi davvero un dirigente cinese, al di là della cortesia di rito e delle
rassicurazioni esibite. Analoga osservazione vale per i persiani e gli
orientali in genere, che si prendono gioco con grande disinvoltura degli
occidentali pragmatisti e utilitaristi.
Neanche i banchieri aschenazisti (che probabilmente non sono di ascendenza
israelitica) riescono a competere con i popoli d’Oriente, che forse la
Provvidenza ha scelto per limitare il loro disumano strapotere. È proprio qui
che si arresta, misteriosamente, l’acume di tutti gli analisti alternativi che
contestano l’informazione mainstream: il nome di quegli usurai,
speculatori, truffatori, schiavisti, satanisti e pedofili non compare mai,
avvolto com’è in una coltre di omertà. Eppure è risaputo che sono loro a tirare
i fili dell’alta finanza, benché divisi in due fazioni, almeno in certo grado,
rivali: i globalisti e i sovranisti. Sono due cosche mafiose che
si confrontano in modo che nessuno possa assumere un potere eccessivo; il
conflitto, reale a un certo livello, è però coordinato al vertice ai fini di un
dominio universale cui nessuno sfugge.
Letture insufficienti e perciò ingannevoli
Quanti inneggiano all’affrancamento di potenze sovrane dal giogo
globalista fingono di ignorare che, dietre le une come dietro l’altro, ci sono
società segrete dalla facciata umanitaria, come i Lubavitch e i Bᵉnè
Bᵉrîth. Possono pure divergere le rispettive posizioni ideologiche
(contrarie o favorevoli all’annullamento delle identità sessuali, culturali e
nazionali), i modi in cui perseguono l’obiettivo (veloce con guerre e
rivoluzioni, lento con la graduale inversione dei valori), i mezzi di cui si
servono per ottenere il controllo totale dell’umanità (il Sistema Finanziario
Quantistico o l’identità digitale), ma lo scopo è lo stesso: dominare il mondo
per rifarlo secondo i dettami del diavolo, cancellando il cristianesimo e
riportando le lancette dell’orologio a un minuto prima dell’Incarnazione; in
poche parole, è un fine prettamente anticristico.
Ovviamente la realtà politico-finanziaria, con le sue ramificazioni
e contrapposizioni intermedie, è più complessa di quanto mostri questa sommaria
bipartizione, la quale rimane però, a nostro avviso, fondamentalmente vera.
Essa risulta utile pure per comprendere, per quanto possibile, le dinamiche
della competizione per il controllo della Chiesa Cattolica, conteso dalle due
fazioni giudaiche. Negli ultimi decenni sembra per lo più aver prevalso quella
globalista, specialmente con Bergoglio. Il suo successore, probabilmente
imposto dall’ala sovranista, pare però affiliato piuttosto a quell’altra, vista
la sua felpata prudenza sull’Ucraina e, di contro, il marcato pacifismo
riguardo all’Iran, con cui ha provocato la rabbiosa reazione del suo
presidente. Non meno significative sono le frequentazioni britanniche: un
sovrano eretico e una pazza mascherata da vescovo…
A Parigi (dove fu iniziato il nunzio Roncalli) si è trovato a dover
parlare prima di fronte a istituzioni che sono espressione della dottrina
sinarchica di stampo francese (da cui discende il multipolarismo e il progetto
di una Chiesa asservita allo Stato), poi di fronte ai rappresentanti di
un’agenzia delle Nazioni Unite che usa la cultura e la scienza come strumenti
di omologazione universale. Bisogna dargli atto di esser riuscito in un’impresa
assolutamente impari per il suo predecessore: compiacere gli uni e gli altri
nel giro di poche ore, con buona pace dei vari commentatori cattolici di stampo
conservatore, che hanno osannato il coraggio di rivendicare alla religione uno
spazio pubblico e alla Chiesa Cattolica piena libertà d’azione… sì, ma come
organizzazione socialmente utile, non certo come portatrice dell’unica verità
che salva in virtù della fede in Gesù Cristo.
La dimensione religiosa, in effetti, è definita una risorsa
educativa da sfruttare in vista del benessere di tutta la società –
una società considerata nella sua multietnicità come fatto compiuto, nella
quale la Chiesa, fra tante altre istituzioni, è un ente benefico che, in un
rapporto di sana complementarità con lo Stato, è chiamata a realizzare
una sana cooperazione, sebbene a diverso titolo, a servizio del bene
di tutti, ossia della vocazione personale e sociale degli uomini. Qui,
oltre a non definire mai il bene o benessere di cui si parla né la vocazione
attribuita all’uomo né la vita auspicata per il mondo (e neppure, di
conseguenza, ciò che rende sano qualcosa), si presuppone che lo Stato sia un
ente per lo meno paritario rispetto alla Chiesa, idea che il Magistero
pontificio ha sempre respinto come falsa, per non dire che tale pretesa parità
si risolve inevitabilmente in un prevalere dello Stato.
Ancora il doppio registro
Come quello rivolto in Gennaio al Corpo diplomatico accreditato
presso la Santa Sede, qui citato due volte, anche questo discorso, che con un
po’ di buona volontà si può pure intendere in senso cattolico, si attaglia
perfettamente alle dottrine massoniche, come del resto suggerisce, in esordio, l’elogio
dei pensatori dell’Umanesimo, del Gran Secolo e, soprattutto, dei Lumi… ossia
“filosofi” che coltivarono l’occultismo ermetico e l’esoterismo rosacrociano,
nonché, nel caso degli Illuministi, un odio aspro e volgare contro la Chiesa,
da loro coperta di insulti e calunnie. Davvero un’ottima premessa, Santo Padre!
Secondo Lei, d’altronde, grazie all’«illuminazione di spiriti francesi
d’eccezione che erano al tempo stesso grandi cattolici» (?!?), la Francia ha
procurato al mondo vere conquiste (come, di recente, l’eutanasia, ora
delicatamente criticata dopo il siderale silenzio all’epoca della discussione
in aula).
Siamo accecati da tutta questa luce irradiata da tale faro
culturale, artistico e spirituale, che brilla in modo speciale nel restauro
di Notre-Dame, simbolo di una speranza ritrovata: «Ciò che si credeva distrutto
per sempre può rinascere grazie alla collaborazione di ognuno e alla
testimonianza di un’unità realizzata nello sforzo comune»; è la speranza,
rigorosamente ristretta all’immanenza e all’umano, della rinascita della fenice
dalle sue ceneri, ossia dello spuntare di una nuova èra dalla dissoluzione del
sistema precedente. Ovviamente Leone non ha inteso far politica… nel senso
comune del termine, bensì in modo criptico; egli ha infatti un certo interesse
a far sì che, nel nuovo ordine mondiale, la Chiesa Cattolica non venga
completamente annientata come preconizzato da Mazzini e Garibaldi, agenti dei
suoi mentori britannici, ma riceva un posticino come agenzia spirituale della
sinarchia.
È come avesse detto: «Suvvia, vi siamo utili anche noi; basta
inquadrarci come fecero i Bonaparte. Non abbiamo alcuna difficoltà a coniugare
i valori del Vangelo ai diritti umani, vera pietra miliare
sulla via del progresso morale dell’umanità… neppure se, alla fin fine,
siamo costretti a posporre i primi ai secondi, così come abbiamo accettato che
la Chiesa dipenda dallo Stato» (pandemia docet). Prima del 1789 o del
1948, chi proclamava la dignità dell’uomo? chi assicurava l’ordine economico e
sociale? chi si preoccupava di difendere gli oppressi? Evidentemente, nessuno:
la Chiesa, fino al 1962, ha mancato la sua missione; Gesù Cristo ha fallito.
Meno male che ci sono gli spiriti francesi d’eccezione che si son
lasciati illuminare e ci hanno a loro volta illuminato! Quanto a discernimento
etico capace di vedere cos’è moralmente buono abbiamo proprio bisogno di
guide…
Infine l’accenno al Medio Oriente, modello di armonia tra diversi popoli e religioni, offre a Prevost l’aggancio per una breve arringa a favore del disarmo e della pace, anche se lo sfondo, non evocato, sembra la guerra in Ucraina. Da un lato si esalta la vocazione francese al multilateralismo, dall’altro si invocano accordi e controlli efficaci, che sono appannaggio di autorità sovranazionali. Le finezze diplomatiche in gran parte ci sfuggono, ma si direbbe che la svolta americana verso Russia e Cina si riflettesse inevitabilmente anche nella diplomazia vaticana, che sconsiglierebbe a Parigi di seguire Londra nel progetto suicida che, di concerto con Kiev, persegue dal 2022, se non dal 2014. Come che sia, la civiltà occidentale sta morendo sia moralmente, di indifferenza e di noia, sia fisicamente, di vaccini, aborto ed eutanasia. La guerra auspicata da certi circoli sarebbe soltanto il colpo di grazia, un immenso sacrificio umano mirante a propiziare la nascita del nuovo mondo.