Come riconoscere
il vero sacerdozio cattolico
In questo si riconosce lo Spirito di Dio: ogni spirito che professa
che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio […]. Noi siamo da Dio. Chi conosce Dio ascolta noi; chi non è da
Dio non ci ascolta: in ciò riconosciamo lo Spirito di verità e lo spirito di
errore (1Gv 4, 2.6).
Ecco il criterio decisivo (donatoci dalla Sacra Scrittura) per
distinguere, nell’estrema confusione del nostro tempo, a chi dare ascolto e a
chi no: l’Incarnazione del Figlio di Dio. Inscindibile dalla fede
nell’Incarnazione è l’adesione alla Chiesa visibile, che ne rappresenta il
prolungamento: il Verbo ha assunto la natura umana per incorporare a Sé gli
uomini nell’unità del Corpo Mistico, il quale vive, finché dura la storia, in
parte sulla terra, in parte in Purgatorio e in parte in Paradiso. Per arrivare
in cielo è assolutamente indispensabile rimanere uniti alla porzione terrena
del Corpo di Cristo, nella quale Egli continua ad agire e si rende
sperimentabile.
Nuove tentazioni gnostiche
Lungo tutta la loro storia, i cristiani sono stati ripetutamente allettati
da contraffazioni della fede che, riducendone i concetti a puri nomi, l’hanno
pervertita in artificiosi sistemi di pensiero denotati dall’intellettualismo
astratto. Degradando l’Incarnazione a mera idea, essi terminano in una sorta di
monofisismo pratico in cui la santa umanità di Gesù, che si estende nella
Chiesa visibile con le sue strutture rituali, di insegnamento e di governo,
diventa di fatto irrilevante. Tale spiritualismo gnostico può assumere forme
molto varie, ma la matrice è la medesima: il rifiuto della carne, in cui
il Verbo eterno si è umanato pur senza perdere la propria natura divina.
Una volta interrotti i contatti, pur professandolo a parole, col
Cristo venuto nella carne e vivente nella Chiesa terrena, ci si
smarrisce in un labirinto mentale fatto di ragionamenti contorti che, sebbene
in apparenza ineccepibili, sono viziati da forzature logiche e conclusioni
indebite, finendo col perdere ogni rapporto con la realtà oggettiva. Anche
senza negare espressamente alcuna verità di fede, non ci si avvede di negarle di
fatto tutte insieme, poiché l’assenso dell’intelletto alle verità rivelate,
prestato, con l’aiuto della grazia, in ossequio all’autorità di Dio (l’obbedienza
della fede di san Paolo; Rm 1, 5), è sostituito dalla fiducia nelle proprie
capacità dialettiche.
Principio orientativo
Per essere da Dio (ossia per essere Suoi figli e vivere di
Lui), occorre dunque professare coi fatti – e non solo a parole – Gesù
Cristo venuto nella carne: soltanto così si è realmente uniti a Lui
nell’unità del Corpo Mistico. Solo chi è da Dio va ascoltato, gli altri no; il
primo, infatti, è guidato dallo Spirito di verità, i secondi sono posseduti
dallo spirito di errore. Chi ha il senso di Dio riconosce coloro che parlano
secondo lo Spirito di verità e li ascolta; chi invece non ha il senso di Dio
ma, al posto della fede, coltiva un’ideologia, non li ascolta e respinge ogni
tentativo di correzione. La prima categoria, pur conservando la carità, deve
necessariamente dissociarsi dalla seconda, la quale, finché non si ravveda,
rimane esposta all’eterna dannazione.
Veniamo all’aspetto pratico. La fede nel Cristo venuto nella carne
esige inderogabilmente che chiunque nella Chiesa eserciti un ministero si trovi
in una posizione canonica regolare, cioè sia incardinato in una diocesi
o in un istituto religioso e ne abbia formale mandato dall’autorità competente.
Il sacro ministero è un’attività che non si può esercitare a nome proprio, ma
unicamente in nome di Cristo e, di conseguenza, in obbedienza gerarchica a
coloro che Lo rappresentano sulla terra. Al di fuori di questa condizione
(eccettuato il pericolo di morte), l’esercizio del sacro ministero è
illegittimo nonché sacrilego; qualsiasi discorso che attenui o neghi tale
condizione è una palese menzogna.
Non è vero che la necessità del mandato apostolico e
dell’obbedienza gerarchica sia di mero diritto ecclesiastico: essa è infatti di
diritto divino, in quanto contenuta nell’espressa volontà di Cristo quale
Fondatore e Capo della Chiesa; di diritto ecclesiastico è solo la forma
giuridica del mandato, che è determinata dai sacri canoni. Perciò, tolti casi
del tutto eccezionali, non è lecito fare astrazione della determinazione
canonica del mandato quasi fosse qualcosa di relativo, poiché in tal modo si
rifiuta la carne, ossia la configurazione storica che la Chiesa, guidata
dallo Spirito Santo, ha assunto per obbedire a Cristo e realizzare la Sua
volontà; l’argomentare in senso contrario è una forma di gnosi.
Nel contesto attuale
Quanto fin qui esposto, appartenendo alla costituzione divina della
Chiesa, vale sempre, dovunque e per tutti. La situazione in cui si trova la
Chiesa di oggi è sicuramente del tutto inedita e possiede tratti decisamente apocalittici:
nessuno qui, a tal proposito, si fa illusioni. Tuttavia uno sguardo obiettivo su
di essa, realistico che sia, deve conservarsi esente da almeno due sottili
tentazioni: l’una è quella di perder di vista l’onnipotente e sapientissima
direzione della Provvidenza, che permette ogni male, per quanto grave, per
trarne un bene maggiore; l’altra è quella di voler risolvere con mezzi umani un
problema che supera le possibilità delle creature.
Chi nei fatti lacera l’unità della Chiesa – protestando a parole di
non aver l’intenzione di farlo – si rivela uno gnostico; pur senza negare
espressamente la fede nella Divina Provvidenza, sul piano pratico la scavalca e
dimostra di aver più fiducia nelle proprie risorse. Per cooperare con Essa non
si possono trasgredire i decreti di Cristo nemmeno con l’intento di salvarne la
Sposa, casomai avesse bisogno di altri “salvatori”. Dato che non abbiamo la
potestà di giudicare in foro esterno i membri immorali ed eterodossi della
gerarchia emettendo su di loro sentenze dotate di valore giuridico, ci
limitiamo a obbedire loro in ciò che è legittimo, resistendo in pari tempo a
ciò che non è legittimo.
Questa non è una scelta soggettiva, bensì l’unica scelta possibile
per chi ha realmente fede in Gesù Cristo venuto nella carne. Non si
tratta di attuare una dissimulazione di comodo mirante a garantire un posto al
caldo, ma di una condizione imprescindibile – come visto sopra – per esercitare
il sacro ministero in modo legittimo e non sacrilego, condizione la cui
osservanza comporta peraltro penosi sacrifici e profonde sofferenze, gli uni e
le altre, nondimeno, offerti sull’altare cum laetitia spiritali et caelesti gaudio. Questa è la
vocazione di ogni sacerdote cattolico, per la quale chi scrive non darà mai
nulla al mondo ed è pronto a pagare qualsiasi prezzo, fosse pure la vita.
Sostenere che la Chiesa gerarchica avrebbe sostanzialmente cessato
di assicurare la trasmissione ordinaria della fede, dei sacramenti e della
grazia equivale a negare praticamente che Cristo rimanga presente e operante
nella sua Chiesa. […] L’ordinazione
di vescovi contro la volontà esplicita del Papa lede gravemente l’unità
visibile della Chiesa in un ambito che riguarda direttamente la sua
costituzione divina. […] la Fraternità ritiene di dover garantire essa
stessa, indipendentemente dal giudizio della Santa Sede, l’autentica continuità
della Tradizione cattolica. In altre parole, si attribuisce di fatto una
funzione normativa superiore al magistero della Chiesa (don Albert Jacquemin).
Testo completo:
https://lanuovabq.it/it/un-grave-errore-dottrinale-alla-base-dello-scisma-lefebvriano
Quando (disonestamente) ci si appella perfino a Bergoglio per
giustificare la propria ribellione:
https://lanuovabq.it/it/i-laici-al-potere-di-francesco-arruolati-per-la-causa-di-econe
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