Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 19 novembre 2022

 

Indefettibile, immutabile

e infallibile

 

 

Nessun cattolico potrà mai ringraziare abbastanza il Signore per l’immensa grazia dell’elezione. Con le parole di un inno delle Lodi, possiamo tuttavia lodarlo dal profondo del cuore perché per noi è sorta la Sua splendida luce; schiarendosi, si sono ritirate le tenebre della cecità interiore, che per lungo tempo, con fuorvianti errori, ci hanno attirati nel precipizio (Lux ecce surgit aurea, pallens facessat caecitas, quae nosmet in praeceps diu errore traxit devio; dall’Ufficio Divino). Questo salutare fulgore ci raggiunge mediante il costante insegnamento della Chiesa di tutte le epoche, al quale deve necessariamente essere conforme quello attuale; anche la sola ipotesi che la verità possa cambiare per adattarsi ai tempi ripugna tanto alla ragione che alla fede. Quando questioni nuove si presentano al suo esame, la Chiesa docente le discerne applicando coerentemente gli stessi princìpi che ha sempre seguito, non certo elaborando nuove dottrine.

La presente fenomenologia storica, purtroppo, sembra smentire clamorosamente tale certezza; perciò ci pare opportuno, al fine di non lasciare un’impressione di ambiguità o, peggio, incoraggiare una falsa opinione, ritornare nostro malgrado sulla vexata quaestio dell’attuale pontificato. Essa va certamente inquadrata nel più ampio contesto delle deviazioni causate, nell’insegnamento e nella prassi della Chiesa Cattolica, dall’applicazione del Vaticano II, la cui interpretazione richiederebbe un esame a parte circa la sua natura (pastorale anziché dogmatica) e il suo stesso statuto di concilio ecumenico (compromesso dalla mancata chiusura del precedente). La definizione di questi aspetti è decisiva nello stabilire il carattere vincolante o meno delle sue decisioni, ma non potrà esser compiuta se non da un papa del futuro. Per il momento possiamo al massimo esprimere un giudizio dubitativo su tutto ciò che è stato detto e fatto prendendo a fondamento quell’assise, i cui testi non sono affatto esenti, oltretutto, da forti ambiguità e perniciosi malintesi. Non si tratta di essere pro o contra una certa corrente o una data tesi, ma di appurare la verità rimanendo uniti a Cristo.

Prima di concentrarci sul problema specifico, riteniamo indispensabile indicare tre distinzioni metodologiche. La prima riguarda l’autorità e la competenza necessarie: mentre questa può essere acquisita per mezzo dello studio, quella, qualora manchi, non può esser supplita da nulla, ragion per cui chi ne è sprovvisto deve rinunciare in partenza a voler emettere sentenze dotate di forza obbligante (anche solo sotto forma di pressione), limitandosi a condividere umilmente i risultati delle sue ricerche. La seconda distingue tra le convinzioni cui si può lecitamente pervenire (purché siano ben fondate) nel foro interno della coscienza e le azioni o dichiarazioni permesse nel foro esterno della vita pubblica: dato che la Chiesa è una società visibile il cui capo deve essere certo, non è consentito contestare l’ordine costituito rifiutando l’obbedienza agli ordini legittimi, pena l’incorrere in sanzioni via via più gravi, fino all’esclusione dalla società stessa. La terza, infine, è strettamente connessa: la giurisdizione connessa ad un ufficio va di norma ottenuta formalmente (cioè in virtù di un atto legittimo e valido), ma può accadere che uno la detenga solo materialmente, nel qual caso gli si deve comunque sottomissione finché ciò non sia dimostrato dall’istanza competente. Se non si osservano le dette distinzioni, la Chiesa finisce nel caos.

Poste queste premesse, occorre decidere in quale ambito muovere la ricerca. La netta discontinuità, rispetto al Magistero precedente, di numerosi discorsi e comportamenti di colui che attualmente siede sul Soglio petrino è più che evidente e non necessita di ulteriori dimostrazioni. Ciò pone purtroppo un insormontabile problema dottrinale circa l’ossequio dovuto ai suoi pronunciamenti e provvedimenti: se si tratta di un vero Successore di Pietro, esso è senz’altro dovuto; la coscienza dei cattolici viene così a trovarsi in un insolubile dilemma. La discussione circa i limiti dell’infallibilità pontificia e il grado di obbligazione del Magistero ordinario, come pure la spinosa questione della possibilità di un papa eretico, rischia però di finire nel vicolo cieco di interminabili diatribe che coinvolgerebbero anche i predecessori, allargandosi a macchia d’olio. Sembra pertanto opportuno spostarsi dal terreno dell’ecclesiologia su quello del diritto canonico, fissando però l’attenzione su un problema diverso: quello della validità della rinuncia di Benedetto XVI, a condizione che ci si attenga rigorosamente ai fatti, evitando di sconfinare in fantasiose ipotesi su intenzioni recondite mai dichiarate, ma con molta fantasia ricostruite in base a presunti messaggi in codice.

Ciò che risulta oggettivamente innegabile può riassumersi in tre dati: 1) manca l’atto formale di rinuncia, che avrebbe dovuto seguire la dichiarazione di voler rinunciare; 2) quest’ultima contiene un errore sostanziale, in quanto esprime l’intenzione di rinunciare al ministerium anziché al munus; 3) la rinuncia è stata eseguita solo in parte, dato che il soggetto non ha lasciato né la sede del suo ufficio né le insegne della sua dignità, ma soltanto l’esercizio attivo della giurisdizione. L’istituto del papa emerito non ha alcun fondamento né può averlo, dato che il papato non è un sacramento, bensì una realtà giuridica, la suprema potestas. Un vescovo che ha rinunciato alla guida della diocesi, pur avendo perso il potere di governo conferitogli con la nomina, mantiene il potere sacro conferitogli con l’ordinazione; egli conserva infatti il carattere episcopale (che è permanente), ma non esercita più l’autorità dell’ufficio episcopale (che è cessata con la rinuncia), ragion per cui è detto emerito. Nel caso del papa, ciò che lo distingue dagli altri vescovi è solo l’ufficio, perso il quale non è più papa in assoluto; semmai può esser chiamato Vescovo emerito di Roma.

In poche parole, ciò che propriamente rende uno papa è il detenere la giurisdizione suprema, che ha acquisito nel momento in cui ha accettato l’elezione canonica da parte dei cardinali, anche nel caso in cui non fosse ancora vescovo. Dato che succede all’apostolo Pietro sulla Cattedra romana, è necessario che sia insignito della dignità episcopale; qualora all’accettazione ne sia sprovvisto, deve essere ordinato il prima possibile. Essa è dunque essenziale al sommo pontificato (che, in mancanza, non sarebbe tale), ma, benché sia in esso inclusa per definizione, si distingue in modo sostanziale (in quanto realtà sacramentale) da quella suprema giurisdizione (che è una realtà giuridica) che fa del Vescovo di Roma colui che governa su tutti gli altri. Quest’ultima, come ogni forma di legittimo potere, o la si ha o non la si ha; non esiste una situazione intermedia. Qualora uno detenga una giurisdizione, è tenuto ad esercitarla; se non vuole più farlo o se ne sente incapace, deve deporla in modo inequivocabile e, con essa, tutti gli oneri e gli onori che le sono connessi. Ciò è talmente chiaro che il canonista Stefano Violi, in un articolo apparso nel 2013, ha definito la rinuncia di Benedetto XVI un’innovazione assoluta, per legittimare la quale ha dovuto elaborare la teoria secondo cui egli avrebbe usato la suprema potestas per sospendere l’esercizio di tutte le facoltà che ne discendono…

Comunque la si giri, non se ne viene fuori: quel passo rimane un enigma, un fatto talmente anomalo e privo di precedenti da essere inclassificabile nell’ordinamento canonico, che pure il papa è tenuto a rispettare nella forma in vigore, se vuol essere obbedito a sua volta. Qualora decida di apportarvi modifiche che rientrino nel suo potere (toccando cioè non il diritto divino, ma il diritto meramente ecclesiastico), deve farlo in modo esplicito, non sottinteso. La natura del papato, in ogni caso, non può essere cambiata, essendo di istituzione divina. Altri tentativi di spiegazione sono insufficienti: lo stato di eccezione, con la delega piena del potere a un altro per la preservazione di uno Stato la cui stessa sopravvivenza è minacciata, non esiste nel diritto canonico, mentre l’ipotesi della sede impedita non è supportata da alcun documento. Certo è che Benedetto XVI, tradito e ingannato perfino dai più stretti collaboratori, non era più in condizione di governare la Chiesa, ma non ha mai parlato di abdicazione (Abdankung), bensì di ritiro (Rücktritt), scelta terminologica che, nel caso di un intellettuale così fine, potrebbe essere intenzionale.

Ora, senza dimenticare che non abbiamo l’autorità di dirimere la questione e che siamo comunque tenuti a obbedire, in ciò che è lecito, ai prelati in carica, siamo autorizzati a formarci nella coscienza, sulla base di tutti questi elementi, un’opinione fondata, pur non potendo manifestarla pubblicamente. Quale che sia la conclusione, è molto probabile che Dio abbia permesso questa situazione eccezionale per far emergere l’incredulità e l’immoralità di una parte della gerarchia che prima le dissimulava, ma adesso si sente libera di manifestarle. C’è però un più profondo mistero d’iniquità che non deve passare inosservato: il marciume che ha raggiunto i vertici rappresenta non un semplice scandalo, per quanto grave, bensì un inedito attacco all’esistenza stessa della Chiesa. Colpisce l’analogia tra la nostra epoca e quella del dominio seleucide su Israele: la corruzione del popolo partì da capi senza scrupoli, assetati di potere e desiderosi di ellenizzarsi. All’inizio del II secolo a.C., il santo sommo sacerdote Onia fu soppiantato dal fratello Giasone, che ne ottenne la carica per denaro e la usò per cancellare i diritti religiosi dei Giudei e introdurre a Gerusalemme usi e riti pagani, fra cui la pederastia (cf. 2 Mac 4, 7ss).

Anche oggi la potestà suprema è sfruttata per pervertire la Chiesa dall’interno; chi non se ne avvede è complice, oppure volutamente cieco. Ci si può dunque lecitamente domandare se colui che oggi la esercita materialmente la detenga pure formalmente, sia per le forti anomalie della (presunta) cessazione del pontificato precedente, sia per l’impossibilità di ammettere che la suprema potestas possa esser piegata al fine opposto a quello per cui è stata istituita. Queste considerazioni intendono contribuire a rasserenare l’anima sconvolta dei cattolici fedeli, non istigarli alla ribellione e alla divisione: la resistenza può diventare insostenibile con un alto grado di dissonanza cognitiva, mentre è sopportabile se la mente è rischiarata dalla luce divina, pur nella consapevolezza di non poter intervenire in modo diretto, ma solamente con l’ardente preghiera e il fedele adempimento dei propri doveri di stato. Chiediamo al Padre la grazia di saper ascoltare la voce del Figlio e obbedirgli con perfetta docilità allo Spirito Santo, con grande equilibrio, umiltà e carità, con giusta compassione e santo zelo, fondati sulla certezza, limpida e inoppugnabile, che nonostante tutto la Chiesa rimane indefettibile, immutabile e infallibile.


17 commenti:

  1. Grazie per questa parole così equilibrate che costituiscono un balsamo per i cuori affaticati degli uomini e delle donne di fede che vivono quest'epoca di grande crisi delle Santa Chiesa.

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  2. https://lanuovabq.it/it/i-tempi-dellanticristo-spiegati-da-mueller

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  3. La Chiesa è indefettibile, immutabile e infallibile con certezza di Fede ed è quella stessa Fede che ci porta a riconoscere “dove essa è” … anche se non possiamo ovviamente affermarlo con autorità. P. “Elmo”.
    P.S.: Direi che dopo “tanto”, so di andare controcorrente tra i commenti, finalmente torna un articolo “interessante”.

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  4. In una intervista concessa a Tornielli alcune settimane dopo le dimissioni e il conclave, a domanda sul motivo per cui avesse mantenuto l'abito bianco, Benedetto XVI rispose che non ne avevano trovato uno nero adatto. Più evidente di questo....

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  5. Grazie don Elia ! Ma allora dove si va a Messa, considerando che anche molti tradizionalisti celebrano in Unione con Papà Francesco ?

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    1. Si va a Messa dovunque senza porsi questo problema, dato che, come ho scritto, siamo sul terreno delle pure ipotesi e che in foro esterno, almeno per ora, non si può risolvere la questione.

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  6. Reverendo Don Elia, Lei numerose volte riporta di essere fedeli ai doveri di stato, potrebbe approfondire questo tema? Ringrazio di tutto, Sia lodato Gesù Cristo.

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    1. Oltre agli obblighi religiosi propri del cristiano, a seconda che sia laico o consacrato, sono i doveri connessi al proprio stato di vita nei vari ambiti: la famiglia, il lavoro, la vita civile... Ovviamente non si è tenuti all'adempimento di obblighi illegittimi sanciti da leggi inique. Appena ne avrò l'occasione, tornerò sul tema.

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  7. http://www.padreguglielmo.it/new/ave-signora-santa/
    AVE SIGNORA SANTA
    Ave, Signora Santa, Ave Regina,
    Madre di Dio,
    * Maria. (* 3v)
    Sei la sempre Vergine,
    eletta dal Padre del cielo,
    * Maria! (* 3v)
    Ave, sua dimora,
    Ave, suo tabernacolo,
    Ave, sua casa,
    Ave, sua veste,
    Ave, sua ancella,
    Ave, o Madre.
    E col diletto Figlio e con lo Spirito
    Ti consacrò,
    * Maria. (* 3v)
    Ave, Sposa diletta, ogni pienezza
    di grazia è in Te,
    * Maria. (* 3v)




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  8. Don Elia, lei ha scritto che i sacerdoti si sono vaccinati per non abbandonare i fedeli: è al corrente che siamo stati insultati e minacciati per non aver voluto ottemperare all'attodamore? Non sembrano sofferenti. Comunque se conosce sacerdoti che hanno compreso l'incubo che alcuni di noi stanno vivendo nelle loro stesse case con i plurisierati che sembrano posseduti e a stento siamo riusciti a impedire che vaccinassero anche i figli, ci faccia sapere perché noi viviamo abbandonati completamente a noi stessi. Ci sta dicendo che aveva Minutella? Ci faccia capire. Sembra che lei stia cambiando idea su parecchie cose

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    1. Mi riferivo ai sacerdoti contrari che alla fine hanno ceduto per non essere rimossi, non a quelli che hanno attivamente promosso l'inganno e la strage. Per indicare un sacerdote cui fare riferimento, ho bisogno di conoscere la provincia o almeno la regione.

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  9. Lei cos'ha fatto, don Elia? Ha trovato qualcuno che la esentasse. Non ha parlato pubblicamente. E ha lasciato che tutti gi altri venissero vaccinato. Dirà che chi non ha trovato un medico che lo esentasse ha meritato d'essere vaccinato?

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    1. Non mi sono vaccinato né sono stato esentato. Ho parlato in pubblico e in privato per dissuadere il maggior numero possibile di persone dal vaccinarsi. Chi ha dovuto cedere contro la sua volontà ha tutta la mia solidarietà.

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  10. La Chiesa ci ha abbandonato. A parte qualche post su un blog, certo

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    1. Sei anche tu la Chiesa. A livello gerarchico - è vero - siamo in pochi ad esser rimasti sulla breccia, ma non ci hanno piegato.

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  11. Caro don Elia, ho avuto un colloquio con un sacerdote della tradizione, il quale mi ha detto che non devo più andare alla messa moderna, anche se il sacerdote mi concede la Santa Comunione in bocca e in ginocchio. Il motivo è perché si condividerebbe un rito comunque ormai pagano e si legittimerebbe di fatto tale celebrazione ormai pagana. Addirittura mi ha detto di non partecipare nemmeno alle Adorazioni Eucaristiche (anche silenziose) organizzate nelle varie parrocchie o Santuari, per lo stesso motivo. Cosa ne pensa a riguardo ? Ritiene sia giusto ? Tutto ciò mi ha creato davvero una profonda crisi; personalmente vado la domenica alla Messa tradizionale a 30 minuti di auto da casa, mentre per i feriali alla nuova Messa con sacerdote che celebra senza gel e mascherina e che dà la Santa Comunione per chi vuole in bocca e ci si puó anche inginocchiare a terra. Se può aiutarmi, caro don Elia, perché lui mi ha consigliato la comunione spirituale. Cosa devo fare ? La ringrazio anticipatamente

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    1. Non tener conto di quel parere estremistico, dai cui frutti si deduce chiaramente che non è ispirato da Dio. Chi, cercando sinceramente il Signore, desidera riceverlo e adorarlo nella santissima Eucaristia non legittima alcun rito pagano, ma professa la sua fede anche in condizioni avverse. Continua come hai fatto finora e il Signore te ne renderà merito.

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