Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 8 ottobre 2022

 

Resistere con lo sguardo in alto

 

 

Se qui, dove ci sono malattie, persecuzioni, morti premature, calunnie, invidie, sconvolgimenti, ire, bramosie, innumerevoli insidie, preoccupazioni quotidiane, mali che si succedono continuamente, arrecando da ogni parte dolori senza numero, Paolo disse che può accadere che ci rallegriamo sempre [cf. Fil 4, 4], purché uno innalzi un pochino il capo dai flutti degli affari mondani e ordini rettamente la propria vita, molto più facilmente, dopo che saremo migrati di qui, saremo partecipi di quel bene, quando tutte queste cose saranno state eliminate: cattiva salute, malattie, occasioni di peccato… (san Giovanni Crisostomo, Omelia su san Filogonio, PG 48, 749).

Per decenni ci è stata propinata l’illusione che il vivere nella gioia fosse per il cristiano a portata di mano: bastava possedere le giuste convinzioni e volerlo. Anche senza arrivare a provar dolore ai muscoli facciali, al termine dei raduni di un movimento che si prefiggeva un’unità sincretica degli uomini, oppure a stordirsi nell’esaltazione collettiva fomentata da una pretesa lode a Dio, il precetto della felicità immediata ‒ qui e ora ‒ era di casa in parrocchie, movimenti e istituti religiosi. A un certo punto, inopinatamente, è scoppiata la pandemia, che per due lunghi, penosi anni ha congelato la gioia sostituendola con la paura; poi, con il “miracolo” (non facoltativo) di una piccola iniezione, ha ricominciato a fiorire il sorriso e i vari gruppi si son potuti di nuovo radunare fisicamente (seppur distanziati e mascherati). L’esplosione di cancri silenti, improvvisi malori e disturbi neurologici o cardiologici è generalmente percepita come un’ineluttabile fatalità di cui, tuttavia, non è opportuno discorrere, se non per sollecitare la potenza taumaturgica del Signore, la cui voce risonante nella coscienza, tuttavia, è rimasta inascoltata al momento della scelta.

San Giovanni Crisostomo, celebre quanto scomodo predicatore, stabilisce due condizioni per render praticabile l’esortazione dell’Apostolo a rallegrarsi sempre: sollevare un po’ lo sguardo dalle vicende di questo mondo e ordinare in modo retto la propria esistenza. La grazia richiede sempre la collaborazione dell’uomo; anche la concessione della gioia soprannaturale, di conseguenza, esige da noi l’impegno continuo di elevare l’anima ai beni eterni e di organizzare il quotidiano in funzione del loro conseguimento. La serenità del cristiano presuppone un’aspra lotta con se stesso, ovvero con quelle tendenze dell’io che gli promettono un benessere a buon mercato, a spese della bontà morale dei suoi atti. Perfino la vita spirituale può essere concepita come una ricerca egocentrica di piacere, quasi che si dovesse amare Dio per stare bene, quando invece si sta davvero bene ‒ anche nel pieno della prova ‒ perché si ama Dio e, quindi, si desidera rendergli gloria con ogni mezzo e in ogni circostanza, favorevole o avversa che sia dal punto di vista puramente terreno.

Decenni di illusioni spirituali han fatto sì che, nei diversi ambienti ecclesiali, la prospettiva della persecuzione e del martirio scolorisse completamente, riducendosi a vaga rievocazione storica o a eventualità cui son sottoposti i cristiani di altri continenti. D’altronde la tanto celebrata apertura al mondo, risoltasi in una resa senza condizioni, con una conseguente assimilazione pressoché totale, ha eliminato alla radice ogni pericolo di conflitto con esso, come è diventato palese in questi ultimi due anni e mezzo. Abbiamo visto la gerarchia appiattirsi servilmente sulle ordinanze governative, benché illegittime, e buona parte dei cattolici introiettare supinamente assurde regole e limitazioni, applicate con una scrupolosità che non è riservata nemmeno ai Comandamenti divini. In nome della sua salvaguardia, si è consegnata la salute fisica ad istituzioni sanitarie palesemente corrotte dalle aziende farmaceutiche e sulle cui decisioni pesano enormi conflitti d’interesse. Per un benessere del tutto apparente si è rinunciato alla libertà individuale e a diritti inalienabili, pensando però di far cosa moralmente buona, anzi obbligatoria.

I cristiani dei primi secoli, come è stato giustamente osservato da un lettore, non si ingegnarono per sabotare lo Stato romano, che pur li perseguitava in assenza di qualunque giustificazione giuridica. La loro resistenza, effettivamente, non contestava le istituzioni legittime, ma l’abuso di potere con cui i funzionari dell’Impero pretendevano di violare la loro coscienza costringendoli a render culto agli idoli o all’imperatore, essere umano come tutti gli altri. Benché gli Apostoli, nelle loro lettere, avessero prescritto la sottomissione alle autorità umane in quanto stabilite da Dio in funzione del bene comune (cf. Rm 13, 1-2; 1 Pt 2, 13-14), i Martiri furono irremovibili nel loro assoluto rifiuto di accondiscendere alle ingiunzioni dei magistrati. Tale paradosso è soltanto apparente, dato che l’obbedienza nelle cose lecite va necessariamente negata in quelle illecite, soprattutto se lo Stato ‒ come di nuovo sta accadendo nelle moderne “democrazie” ‒ travalica i limiti del potere che gli è assegnato a beneficio dei cittadini, anziché a loro discapito.

Ora, mentre la res publica romana si fondava sull’inviolabile regime del diritto (fatto che rende tanto più inconcepibili le gravissime violazioni perpetrate a danno dei cristiani), la struttura dello Stato risultata dal processo avviato dalla rivoluzione francese è carente di ogni legittimità nei suoi stessi fondamenti, visto che i suoi funzionari non sono concepiti come rappresentanti dell’autorità divina, bensì come delegati del popolo sovrano, considerato titolare di una signoria che in realtà non esiste né può sussistere. Infatti l’autorità, per sua stessa natura, proviene dall’alto, non dal basso; oltretutto il popolo, come ente unitario, è soltanto un concetto, poiché di fatto è una moltitudine di individui dotati del libero arbitrio e guidati ognuno dalle proprie opinioni soggettive. Ciò riduce la volontà popolare a mera convenzione con cui si può al massimo designare il volere, contingente e volubile, della maggioranza dei votanti, i quali si lasciano agevolmente orientare dalla propaganda, vera e propria tecnica di manipolazione che sfrutta meccanismi psicologici e condizionamenti sociali.

In poche parole, il regime liberale è intrinsecamente contrario all’ordine naturale e al diritto divino, nonché alle esigenze della verità e della giustizia. Non potrebbe del resto esser diversamente, considerate le sue origini e i suoi presupposti massonici, espressamente finalizzati alla dissoluzione dell’ordine costituito e alla degradazione delle masse per l’instaurazione di un potere malvagio, quello dell’Anticristo. Visto il grado di avanzamento del progetto, la resistenza dei cristiani, pur senza acconsentire a uno spirito di prometeica ribellione, non può limitarsi al rifiuto dell’obbedienza a prescrizioni che ripugnino alla coscienza, ma deve estendersi all’attiva correzione di strutture inique e distruttive, entro i confini della liceità e delle possibilità concrete. Ci sono troppi cattolici che si estenuano nella critica verbale al regime, ma evitano accuratamente qualsiasi azione che possa risultare efficace ai fini del suo inceppamento, quando non inculcano senza pudore, per speciose ragioni “morali”, la completa sottomissione a inaudite ingiustizie. A chi abbia un minimo di autonomia di giudizio non può non venir da pensare che si tratti, in definitiva, di strumenti di influenza utilizzati dal regime stesso.

Queste riflessioni non escludono affatto che i cattolici possano organizzarsi tra loro in reti di mutuo aiuto, soprattutto nel campo del lavoro, dell’istruzione, dell’assistenza legale e di quella sanitaria, purché non si lascino contagiare da suggestioni apocalittiche, spiritualistiche o scismatiche. A uno sguardo realistico il regime globale combina le caratteristiche di quello nazista e di quello sovietico, così da risultare peggiore di entrambi; la pandemia è stata un’immensa operazione di manipolazione mentale e ingegneria sociale, come appare evidente dalle risposte unisone di quasi tutti i governi del pianeta e della stessa gerarchia cattolica, in gran parte risucchiata nella macchina della propaganda. Tale amara costatazione, tuttavia, non deve alimentare il fanatismo, né politico né religioso, bensì rafforzare la determinazione di rimanere lucidi e combattivi, pur nella consapevolezza che la sfida supera le forze umane e richiede l’intervento del Cielo, da chiedere con umiltà e perseveranza. A tal fine sforziamoci di tenere gli occhi rivolti in alto e di condurre una vita retta; così potremo gustare la gioia soprannaturale perfino nel vivo di qualsiasi prova.

 

45 commenti:

  1. Grazie, padre Elia, i suoi articoli sono sempre una luce nel buio delle tenebre che stiamo vivendo. Personalmente anch'io avrei voluto vivere come vivevano i primi cristiani, ma persino qui dove vivo, non vengo considerata. I sacerdoti a stento mi salutano. Non so proprio cosa fare nè cosa pensare. Vedo solo aridità e indifferenza. Tuttavia non mi perdo d'animo ma anzi ringrazio il Signore per tutte le difficoltà e gli ostacoli che ho vissuto e vivo tutt'ora. A casa mia non viene a trovarmi più nessuno, nè parenti nè amici. Solo qualche gatto e qualche cane che a volte entrano in campagna. Ciò mi ha spinta a fare delle ricerche sui santi e sul rapporto che avevano con gli animali che comunque, essendo anch'essi delle piccole creature del Signore, ne dispone come Egli vuole. Io continuo a pregare e a confidare nella Divina Provvidenza, per tutto ciò che mi attende.
    Ultimamente mi sono messa in testa di porre una domanda alle persone con le quali mi sarà possibile dialogare (cosa difficile di questi tempi), e la domanda sarà questa: "Se dovessi scegliere tra la ricchezza e il Santissimo Sacramento, chi sceglieresti?!".
    Io personalmente non ho dubbi: Scelgo il Santissimo Sacramento, l'unica vera ricchezza che abbiamo su questa terra.
    Confesso che non sto andando a messa, mi riesce difficile perchè vedo "resistenza" nel voler diffondere la Verità anche dai Sacerdoti, che ovviamente non giudico perchè non tocca a me, ma sentire mezze verità e a volte anche "prediche politiche", mi rattrista e mi irrita allo stesso tempo. So di sbagliare a non andare a messa ma prego che il Signore ci mandi un santo sacerdote nel paesino in cui vivo.

    Dio la benedica!
    Sia lodato il Signore Gesù Cristo! Ave Maria!

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    1. La Santa Messa di precetto non va assolutamente saltata, se non per cause di forza maggiore, indipendenti dalla volontà. Se l'omelia è indigesta, si può recitare il Santo Rosario o, nel caso di gravi deviazioni dottrinali, restare fuori della chiesa fino al termine, così da dissociarsene.
      La soluzione migliore, tuttavia, è cercare la Messa tradizionale più vicina e accettare l'incomodo di spostarsi, almeno nei giorni di festa. In tal modo c'è anche l'opportunità di instaurare buone relazioni umane, evitando così l'isolamento totale.

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    2. Sono in errore lo so. Qui dove vivo e nemmeno nella provincia, si può trovare la Messa Tradizionale. Proverò a fare lo sforzo di recarmi in chiesa almeno la Domenica, il Giorno del Signore. Cercherò di evitare giudizi e commenti. Ascolterò, pregherà in silenzio e basta. Non c'è una vera comunità cristiana qui, ma chiederò aiuto al Signore nel farmi discernere e comprendere la Sua Santa Volontà per poter fare qualcosa. Grazie padre Elia. Dio la benedica! (Anche questa benedizione non la dà più nessuno).

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  2. Grazie, Padre Elia, le sue parole infondono serenità e calma

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  3. "In poche parole, la democrazia liberale è intrinsecamente contraria all’ordine naturale, nonché alle esigenze della verità e della giustizia."
    Verissimo ma, esiste una democrazia non liberale?
    Ne dubito visto che nasce proprio in quell'ambito.
    Certo ci sono state democrazie di paesi cattolici che si sono ispirate, seppur parzialmente, alla dottrina della Chiesa ma anche questa è una contingenza.
    La democrazia in quanto tale è, come ho già scritto in passato, contraria al diritto divino visto che soggiace alla fantomatica sovranità popolare.
    La struttura gerarchica e monarchica della Chiesa è eloquente, in proposito.

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    1. Sono perfettamente d'accordo. Intendevo il regime liberale come forma di governo.

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    2. Quindi i comizi e le assemblee della plebe a Roma non sarebbero mai esistite e nella stessa elezione di Davide riconosciuta ad Ebron dagli anziani di Giuda e poi dalle tribù del Nord il popolo non avrebbe alcun senso? O nella Chiesa i laici non avrebbero mai eletto od acclamato un episcopo tanto che in Oriente ( ho presente almeno i maroniti ) al grido di "indegno" ancor oggi si blocca l'ordinazione?

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    3. Una cosa è ammettere giuste forme di partecipazione del popolo (rappresentato di solito dai maggiorenti, non certo dall'uomo della strada) alle decisioni politiche o ecclesiastiche, un'altra è fondare l'edificio dello Stato su un'inesistente "sovranità popolare".

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  4. Resistere con lo sguardo in Alto ,già questo bisogna chiederlo tutti i giorni. Grazie padre Elia

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  5. Buongiorno don Elia, le chiedo una preghiera per mio suocero, tridosato: è ricoverato in pronto soccorso con perdite di grumi di sangue dalle vie urinarie. Chiedo scusa per il dettaglio indelicato ma mi ha fatto pensare subito agli effetti collaterali dei "vaccini". Mio suocero è devoto alla Madonna e al Santo Rosario, è caduto nella trappola perché ha riposto fiducia nei medici, come molti anziani ed ammalati. Grazie don Elia

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    1. Pregherò ben volentieri. E' probabile che sia un effetto del cosiddetto vaccino, che provoca la coagulazione del sangue.

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  6. Sia lodato Gesù Cristo!
    Vorrei provare a infondere un po' di fiducia a Petra Veritas raccontando brevemente come sto vivendo la fede da 2 anni a questa parte.
    Ho la possibilità di partecipare alla S. Messa V. O. e l' ho fatto fino a qualche settimana fa'.
    Da quando è permesso ricevere la S. Comunione sulla lingua sono ritornato alla S. Messa N. O.
    Sono consapevole che la S. Messa Tridentina da' più gloria a Dio e mi costa non parteciparvi ma in questo momento credo sia meglio testimoniare la Verità Eucaristica perché quasi nessuno, pur essendo permesso, riceve la Santa Particola devotamente.
    Andando avanti così le generazioni future rischiano di non conoscere la vera pratica di fare la Comunione e spero che il mio esempio possa contribuire anche a difendere quel poco di sacro che è rimasto nelle nostre chiese.
    Spero possa anche lei, cara sorella co-lettrice, avere una ragione in più per lasciare meno solo Gesù proprio la Domenica.
    Giuseppe

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    1. Questo è un comportamento ispirato all'amore disinteressato per Dio e per il prossimo.

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  7. Forse O.T. Reverendo don Elia, secondo la dottrina cattolica è un comportamento giusto quello del medico, che si vaccina per proseguire a curare i propri pazienti e/o quella del volontario che si vaccina per poter assistere gli ospiti in RSA?

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    1. Dal punto di vista oggettivo, no, poiché non è mai lecito compiere un atto intrinsecamente cattivo per un fine buono. Dal punto di vista soggettivo, bisogna valutare il grado di avvertenza del soggetto, il quale, soprattutto in una questione così dibattuta, può non essere del tutto consapevole del valore morale del suo atto.

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  8. Reverendo Elia, la mia valutazione potrà essere del tutto sbagliata, ciò che osservo è che la Messa in latino viene usata per altro. Vedo ribellione. Comunque, tutte le parrocchie, strumento della salvezza per noi semplici fedeli, sarebbero un sorta di inganno? Non me la sento nella mia ignoranza di sposare la causa della condanna di un Concilio della Chiesa o di una Messa contro un'altra Messa. Inoltre, ma questa è piccolissima cosa, appena cerco di confrontarmi su questi temi con i tradizionali, appena vedono la mia titubanza, mi suggeriscono di dedicarmi alle faccende domestiche. Non presumo alcunché, ma nelle parrocchie sono sempre stata trattata con rispetto dai sacerdoti cosiddetti modernisti che, ritenendosi non visti, erano in colloquio silenzioso con Gesù Sacramentato. Mi sembra che molte cose non siano come appaiono in questi tempi difficili. Resterò lì dove la Provvidenza ha disposto per me - a parte difficoltà di salute e altro. Perdoni la franchezza, ma noi fedeli siamo sballottati anche psicologicamente. Vorrei restare nella comunione ecclesiale, ecco ciò che mi propongo

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    1. Non bisogna generalizzare né da una parte né dall'altra. Fra coloro che seguono la Tradizione, molti lo fanno per spirito di ribellione e di polemica; tanti altri, invece, per umile e autentico e zelo religioso. Analogamente, anche fra i sacerdoti e i fedeli del "novus ordo" si trova di tutto e non mancano certo persone di fede genuina e retta coscienza.
      Con ciò non intendo affermare che i due riti siano equivalenti, bensì che il primato spetta alle disposizioni interiori, dalle quali dipende la santificazione personale. La frequentazione di questo o quel rito non basta da sola per essere santificante né, all'opposto, per creare degli eretici. Guardiamoci dai giudizi semplicistici e dalla classificazione del prossimo.

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  9. Veramente come si possa credere che usando il metodo degli avversari si possa cambiare qualcosa rimane un enigma. L'indipenteismo corso, basco od irlandese con propri mezzi di progaganda e finanziamento, con mobilitazioni , rappresentanza parlamentare e lotta armata niente hanno ottenuto e noi si vorrebbe sperare in qualche sprovveduto presentatosi per il parlamento sottostando all'implicita accettazione dell'arbitrio della maggioranza? Almeno gli indipendentismi facevano buon viso a cattivo gioco in parlamento mentee noi non si vuol manco ammettere e ribadire che il partitismo ed il relativismo negli svariati temi etici od economici o giuridici o medici vada condannato intrinsecamente per paura di essere estromessi e giudicato eversivi da questo sistema.

    Ancora una volta l'esempio dei padri nella Fede è lampante. I romani, idolatri infanticidi ed invertiti oltre che oppressori, si convertirono in forza della costatazione della superioritá etica e spirituale dei cristiani. Testimonianza ed esempio dei fedeli in Cristo cambiarono la storia senza alcuna partecipazione politica. Interroghiamoci dunque: perché Domine IDDIO non ci usa per illuminare il mondo? Perché la degenerazione avanza, assieme all'inganno ed il sopruso? Gli antichi non fondarono partiti, non fecero rivolte, non firmarono petizioni, non iscernarono controinformazioni e neanche crearono sistemi paralleli economici ed il mondo si ritrovò cristiano.
    Davvero viene da dire che la colpa è nostra non del mondo la cui strada è scontata ed allora affezzionarsi a questi rimedi esterni e mondani e davvero l'ammissionr della nostra superbia nel non voler sentirsi dire quel che disse il Teantropo Gesù Messia : "Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini" . Troppo brucia ammetterlo e puntare il dito è divenuto uno sport nazionale ma è scritto in Mt 7,21-29 "In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: -Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli".
    Siamo superbi quindi deboli fisicamente e stupidi intellettualmente. Ammettiamolo e smettiamo di confidare nei mezzi del mondo di cui esso è detentore

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    1. "sottostando all'implicita accettazione dell'arbitrio della maggioranza"

      C'e'molto di vero, ma non basta come guida morale in ogni situazione contingente. In un ipotetico referendum sull'abrogazione dell'aborto, dove il 50% dei votanti e'a favore e il 50% e'contrario, e tutto dipendesse dal nostro unico voto, non penso proprio ci si possa disbrigare la coscienza dal sangue dicendo "ma non potevo accettare l'arbitrio della maggioranza!".

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    2. In casi particolari, qualora la scelta individuale sia decisiva per impedire un male grave, è lecito servirsi dei mezzi esistenti, benché imperfetti; questo non toglie però che essi rimangano di per sé tali.

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    3. Guardi quando il sistema lascia degli spiragli non usarli è stupido. I primi cristiani celebravano nelle catacombe perché lì erano imperseguibili nonostante il loro status irriconosciuto. Quindi ben venga.
      Il problema, ci si metta l'anima in pace, è che uccidere è vietato ed illegale in tutto il mondo e ciò non di meno accade ugualmente.
      Ora non è su una pubblica illegittimitá che ci deve basare funque ma sulla propria resistenza come fu per i soldati cristiani per fare un esempio.
      Se le cose peggiorano, ringraziamo DIO che ci offre di testimoniarLo ed annunziarLo, se migliorano ringraziamoLo per i suoi benefici.
      Il Teantropo stesso disse che gli scandali erano necessari od inevitabili.
      Il giorno in cui ci sará poi il governo mondiale sará del tutto irrisorio piangersi addosso e criticarlo perché non segue il diritto naturale e combatte la Rivelazione divina.

      Ma una cosa va detta: il referendum è un'interpellazione diretta del cittadino, che è cosa radicalmente differente dall'affidare ad un partito ab origine fazioso e relativistico e giustificatorio dell'errore democratico il proprio assenso facendosi compartecipi di deviazioni ed illegittimitá intrinseca.
      Poi se anche lei è del parere o comunque per tenzon dialettico arriva a rimproverarmi spostando il tiro sul fatto che semmai un referendum anti lasciapassare pseudosanitario ammetterebbe il dibattere sui principi le rispondo che anche pagare le tasse è però ipso facto un atto di sottomissione e che la scusa di esser obbligati, mi perdoni, non regge proprio...ma questo è un altro tema.

      Se un partito sedice te cattolico un giorno ci sará se esplicitamente non annunzia lo sciogliemento dei partiti fra i suoi fini, compreso se stesso, non merita voti perché per natura sará una DC rediviva. Con l'illusione del bene si è tamponato il breve sussumendo le future generazioni come la storia giá ha dimostrato, ma a quanto pare crrti pruriti non smettono mai.

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    4. Come ho scritto qui sopra, in casi particolari, se non c'è altro modo per impedire un male grave, è lecito - e talvolta addirittura doveroso - servirsi di strumenti imperfetti, pur sapendo che sono tali e, in ultima analisi, illegittimi.

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    5. "le rispondo che anche pagare le tasse è però ipso facto un atto di sottomissione e che la scusa di esser obbligati, mi perdoni, non regge proprio..."

      Ha assolutamente ragione! Per questo non capisco la pretesa superiorità morale di chi per esempio paga le tasse e accusa chi e'andato a votare di essere ipso facto solo per essere andato a votare un collaboratore del male.

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  10. Grazie, Reverendo, per il suo ottimo scritto.
    Provvidenza Divina del Cuore di Gesù, provvedici.

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  11. Don Elia, non ci vuole portare nel campo contro-rivoluzionario, vero?

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    1. Da cosa nasce questo sospetto?

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    2. Dalla critica alla democrazia liberale e da alcuni echi che paiono rimandare all'opera di Delassus. Ovviamente non penso lei voglia incitare a delle insorgenze.

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    3. Le mie riflessioni sono del tutto autonome; non ho alcun rapporto con gli ambienti che amano definirsi "controrivoluzionari".
      Le insorgenze, nel contesto attuale, sarebbero inattuabili.

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    4. Non ho mai pensato che lei abbia alcun rapporto con gli ambienti che amano definirsi "controrivoluzionari" ma le sue riflessioni sembrano andare in quella direzione.

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    5. Le mie riflessioni, nell'ambito dei princìpi, vanno nella stessa direzione, ma si spingono più lontano, cercando di risalire all'origine del conflitto ideologico e politico. Se si usa il termine "controrivoluzionario" in senso generico, cioè per designare l'opposizione all'ordine socio-politico-culturale uscito dalla rivoluzione francese, lo sono senz'altro anch'io, anche se non amo definirmi così, sia perché quel termine non esaurisce la mia identità morale e spirituale, sia perché, in senso stretto, rimanda ad un preciso ambiente, tradizionalista di facciata, ma legato in realtà ai neoconservatori americani e alla finanza ashkenazita che li manovra. E' proprio quest'ultima la vera causa di ogni rivoluzione, ma per i sedicenti "controrivoluzionari" - guarda caso - parlarne è un vero e proprio tabù.

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  12. Reverendo don Elia, un prelato in pensione, anche se dice cose giuste, bisogna ascoltarlo come voce unica, o quasi, della Chiesa?

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    1. No, non può esser rimasta una sola voce nella Chiesa, anche perché quella voce potrebbe essere strumentalizzata dalla propaganda del nemico.

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    2. Se la voce fosse davvero una sola, sarebbe quella del Papa.

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  13. Reverendo don Elia, cosa ne pensa del Papa santo e del Monarca francese profetizzati non da pseudo-veggenti ma da tanti Beati e Santi della Chiesa Cattolica? Potrebbero essere una "figura" rispettivamente di Giosue' e di Zorobabele suscitati da Dio, ad un tempo futuro opportuno, per una ricostruzione della civiltà cattolica, ormai distrutta parzialmente o quasi totalmente (proprio come il tempio al loro tempo)?

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    1. Non si può escludere, ma per il momento non si vede nessuno all'orizzonte.

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  14. Anonimo delle 01,18, lei dice che non bisogna mettere una Messa contro l'altra ma, a prescindere che è stata giusta una "riforma" che ha modificato ciò che non poteva essere modificato, questo in base a San Pio V ed al ( dogmatico) Concilio di Trento, che chissà perché quelli che sono così fedeli al CVII mettono tranquillamente sotto i piedi, ad andare contro il millenario rito antico, per altro, perseguitando quanti, giustamente, vogliono rimanervi fedeli.
    Sinceramente, don Elia, faccio fatica a capire come sacerdoti e fedeli di fede genuita e retta coscienza , come dice lei, possano accettare di andare contro il rito di sempre, con tutto quello che ne consegue, in termini di dogma.
    Amoris letizia, la dichiarazione di Abu Dhabi, la Pachamama, i riti negromantici, Lutero tanto altro possono essere accettati con retta fede?
    Sinceramente non credo proprio.
    Secondo lei un Mons.Galantino, tanto per fare un esempio, che insegna ai giovani che Sodoma e Gomorra non furono distrutte, non conosce la parola di Dio?
    Non scherziamo. L'anonimo forse dovrebbe farsi qualche domanda in più.
    La Chiesa riconosce l'ignoranza invincibile ma certamente riguarda pochi casi di fedeli privi di strumenti ma non può valere per fedeli intelligenti,colti ,preparati e ancora meno per sacerdoti, vescovi, cardinali o addirittura Papi.
    Certi sacerdoti assomigliano a quelle persone che non vogliono vedere che i propri coniugi mettono loro le corna.
    La sua risposta, don Elia, mi sembra troppo cerchiobbottista.
    Alcune cose avrebbe dovuto spiegarle all'anonimo di cui sopra, con tutto il rispetto.

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    1. La mia risposta nasce da una necessità pastorale: non si può creare una contrapposizione sulla base del rito, ma, almeno per ora, bisogna accettare che ne coesistano due. Questo realismo non intende certo squalificare il rito antico, né tanto meno comporta l'accettazione supina di abominevoli pratiche e dichiarazioni da parte di alcuni membri della gerarchia.
      Ciò che più conta, ai fini della santificazione personale, sono le disposizioni interiori. Assistere al rito antico non giova a nulla a chi è pieno di superbia, ribellione e disprezzo, ma solo a chi si sforza di coltivare umiltà, carità e mitezza.

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    2. Fra l'altro, la canonizzazione della Messa di S. Pio V "proibisce di proibirla" (ci stiamo arrivando?), non di accostarle un rito diverso, dal momento che riti diversi c'erano piu'di adesso e si trovano ancora oggi in oriente.

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  15. http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2022/10/11-ottobre-1962-2022-60-anni-dal.html?m=1
    Aggiungo questo link, per chi vuole conoscere e capire...

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  16. Perché l'uomo deve umiliarsi davanti ad un altro uomo e non confessarsi direttamente a Dio?
    Scuola Ecclesia Mater IPC
    Omelia del 9 ottobre 2022
    don Nicola Bux
    (1Tim 5:3-10)
    (Mt 13:44-52)
    https://www.youtube.com/watch?v=0KP_uiW_eTA

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  17. Don Elia, sono circa tre anni che frequento la Messa tradizionale ( Pio x) la domenica, mentre i feriali vado al N.O nella mia città. La messa V.O. è senza dubbio ricca di sacralità e mi piace molto, tra canti, paramenti, inchini e raccoglimento. Purtroppo però le persone che frequentano tale fraternità sono molto polemiche, con atteggiamenti particolarmente di superbia e saccenza e chiusure. Se da un lato mi è fastidioso partecipare alle celebrazioni della Messa N. O., dall’altra mi è diventato pesante la prosopopea di coloro che ruotano intorno al V.O, considerando inoltre il grande sacrificio domenicale di fare chilometri per raggiungere la Messa, che dopo una settimana di lavoro fa davvero sentire la stanchezza e a volte rinizio la settimana più stanco di prima. Insomma, sto vivendo un periodo di grande difficoltà e lotta interiore. Sono 2 domeniche che non sono andata e sono rimasta in città alla Messa N. O., ma quando esco, ho la sensazione come di non aver partecipato alla Santa Messa. È solo un impressione ? Ho la sensazione che non sia valida …Come debbo comportarmi ? Puó darmi reverendo un suo consiglio ?

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    1. La Messa in "novus ordo" è senz'altro valida, benché le caratteristiche del rito non favoriscano la concentrazione sul mistero. D'altra parte, è vero pure che l'ambiente della Fraternità citata non aiuta; saccenteria, superbia e prosopopea non sono buoni frutti pastorali. Se quella è l'unica Messa in "vetus ordo" nella zona, bisogna portare pazienza, guardandosi bene, però, dal lasciarsi contagiare; altrimenti consiglio le Messe degli istituti approvati dalla Santa Sede, se sono raggiungibili.

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  18. Dalle «Istituzioni» di san Colombano, abate
    (Istr. sulla compunzione, 12, 2-3; Opera, Dublino 1957, pp. 112-114)

    Luce perenne nel tempio del pontefice eterno
    Quanto sono beati, quanto sono felici «quei servi che il Signore, al suo ritorno, troverà ancora svegli»! (Lc 12, 37). Veglia veramente beata quella in cui si è in attesa di Dio, creatore dell'universo, che tutto riempie e tutto trascende! Volesse il cielo che il Signore si degnasse di scuotere anche me, meschino suo servo, dal sonno della mia mediocrità e accendermi talmente della sua divina carità da farmi divampare del suo amore sin sopra le stelle, sicché ardessi dal desiderio di amarlo sempre più, né mai più in me questo fuoco si estinguesse! Volesse il cielo che i miei meriti fossero così grandi che la mia lucerna risplendesse continuamente di notte nel tempio del mio Dio, sì da poter illuminare tutti quelli che entrano nella casa del mio Signore! O Dio Padre, ti prego nel nome del tuo Figlio Gesù Cristo, donami quella carità che non viene mai meno, perché la mia lucerna si mantenga sempre accesa, né mai si estingua; arda per me, brilli per gli altri.
    Dégnati, o Cristo, dolcissimo nostro Salvatore, di accendere le nostre lucerne: brillino continuamente nel tuo tempio e siano alimentate sempre da te che sei la luce eterna; siano rischiarati gli angoli oscuri del nostro spirito e fuggano da noi le tenebre del mondo.
    Dona, dunque, o Gesù mio, la tua luce alla mia lucerna, perché al suo splendore mi si apra il santuario celeste, il santo dei santi, che sotto le sue volte maestose accoglie te, sacerdote eterno del sacrificio perenne.
    Fa' che io guardi, contempli e desideri solo te; solo te ami e solo te attenda nel più ardente desiderio.
    Nella visione dell'amore il mio desiderio si spenga in te e al tuo cospetto la mia lucerna continuamente brilli ed arda.
    Dégnati, amato nostro Salvatore, di mostrarti a noi che bussiamo, perché, conoscendoti, amiamo solo da te, te solo desideriamo, a te solo pensiamo continuamente, e meditiamo giorno e notte le tue parole. Dégnati di infonderci un amore così grande, quale si conviene a te che sei Dio e quale meriti che ti sia reso, perché il tuo amore pervada tutto il nostro essere interiore e ci faccia completamente tuoi. In questo modo non saremo capaci di amare altra cosa all'infuori di te, che sei eterno, e la nostra carità non potrà essere estinta dalle molte acque di questo cielo, di questa terra e di questo mare, come sta scritto: «Le grandi acque non possono spegnere l'amore» (Ct 8, 7).
    Possa questo avverarsi per tua grazia, anche per noi, o Signore nostro Gesù Cristo, a cui sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

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  19. Il legame tra Fatima e Montichiari
    13 ottobre, la SS.Vergine Maria chiede la Comunione riparatrice
    13-10-2022
    A Montichiari, la Madonna ha proseguito il piano celeste iniziato a Fatima, chiedendo di dedicare il 13 ottobre di ogni anno all’Unione Mondiale della Comunione riparatrice. Rosa Mistica ha promesso grazie abbondanti ai sacerdoti e fedeli che ripareranno le offese al suo Cuore Immacolato.
    https://lanuovabq.it/it/13-ottobre-maria-chiede-la-comunione-riparatrice

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