Uno sguardo dal cielo
Sali quassù (Ap 4, 1).
Ciò che sta accadendo nella Chiesa richiede da parte nostra, quanto
mai prima, uno sforzo spirituale mirato che, mediante la cooperazione con la
grazia, ci consenta di elevarci a un piano superiore dal quale osservare la
realtà e sul quale collocare il cuore, pena l’essere travolti da sentimenti
negativi e fuorviati da propositi dannosi. Tanti s’erano illusi che il nuovo
pontificato rappresentasse una svolta in senso positivo ma, al di là di
un’apparenza esterna più rassicurante, gesti e parole si sono rivelati, fin
dall’inizio, in perfetta continuità con quello precedente, il cui patrocinio, quasi
“canonizzazione” informale, è stato rivendicato dal successore già nella
cerimonia di intronizzazione. La differenza è che ogni contestazione si è
spenta come per incanto, cosa che rende la situazione ben peggiore.
Un dono quanto mai necessario
Chiediamo dunque la grazia di poterci porre sul piano
dell’eternità. Pur senza essere rapiti in estasi come san Paolo o san Giovanni,
possiamo legittimamente sentirci partecipi, in virtù dell’appartenenza al Corpo
Mistico, della liturgia celeste e associarci all’incessante adorazione, che ivi
ha luogo, della Santissima Trinità. Da quell’alta posizione, se lo Spirito
Santo ce lo concede, guarderemo in basso, con caritatevole compassione, i
poveri peccatori, soprattutto quelli che indegnamente rappresentano Dio sulla
terra. Come i Beati del Paradiso, con imperitura gratitudine per l’immeritata
misericordia usataci dal Signore pregheremo fiduciosamente per aiutare gli
eletti a salvarsi, glorificando al contempo la divina giustizia per la pena dovuta
a coloro che, per propria colpa, si dannano.
Lassù è assolutamente esclusa ogni forma di orgoglio e, di
conseguenza, tutto quanto gli è connesso: rabbia, disprezzo, rivolta, ansia,
sdegno, scoraggiamento… Non è certo indifferenza, ma la tranquilla sicurezza di
chi vede ogni cosa nella luce dell’Onnipotente, infinitamente buono e sapiente,
il quale permette ogni male per trarne un bene maggiore. Questa certezza non è
mero convincimento astratto, ma conoscenza sperimentale che trasfigura il
dolore generato dalla carità e lo investe in offerta per la conversione dei
peccatori e la rinnovazione della Chiesa. La sola differenza è che tale stato, per
noi mortali, non è ancora definitivamente acquisito, qualora lo abbiamo
raggiunto per effetto della carità perfetta; esso comunica comunque una pace
inalterabile.
La consumazione del tradimento
Gettiamo ora uno sguardo al Papato. Pensavamo che non fosse
possibile squalificarlo più di quanto non lo fosse stato nel precedente
pontificato; siamo invece costretti a ricrederci. Il Papa ha ricevuto in
udienza, con il relativo protocollo, una squilibrata mascherata da vescovo come
se fosse davvero tale. Negli ultimi decenni, peraltro, avevamo già assistito a
comportamenti del tutto incongruenti dei più alti livelli: pur essendo assodato
che le ordinazioni anglicane sono invalide, diversi papi hanno accolto e
ossequiato sedicenti arcivescovi di Canterbury che, in realtà, non sono
altro che laici eretici. Qui, però, c’è un salto di qualità: a usurpare quel
ruolo è una donna (per giunta abortista e sostenitrice della sodomia), cioè un
soggetto inabile a ricevere gli ordini sacri, quand’anche fossero validi.
Sono decenni che, nella Chiesa, si procede ignorando verità
rivelate e agendo come se non fossero tali. L’esclusione delle donne dal
sacerdozio non è un dogma definito, ma appartiene comunque alla dottrina sempre
e ovunque insegnata; essa rientra dunque nel Magistero ordinario universale,
che è infallibile. Nella Ordinatio sacerdotalis (22
Maggio 1994) Giovanni Paolo II ribadisce questa verità con il linguaggio tipico
delle definizioni dogmatiche; il problema è che il tenore formale del testo (la
Lettera Apostolica) è troppo basso e poco impegnativo. In ogni caso, quel
documento rimane un punto di non-ritorno, ma la cricca vaticana (che, grazie a Dio,
non esaurisce in sé la Chiesa) finge di non saperlo e persevera imperterrita
nell’errore.
Visto che, a livello teologico, è impossibile giustificare certi
cambiamenti, i novatori han deciso di passare semplicemente all’azione
assuefacendovi gradualmente i fedeli, così da aggirare le obiezioni dottrinali;
stessa strategia per lo sdoganamento della sodomia e per l’assunzione, da parte
di laici, di compiti propri dei ministri ordinati. Il fatto è che le loro
azioni causano scandalo in coloro che han conservato la fede, malgrado il
severo ammonimento del Signore: «Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli
che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una
macina da mulino e fosse sommerso nel profondo del mare» (Mt 18, 6). Senza
livore né turbamento, chi si trova nell’osservatorio celeste sollecita
l’intervento divino: «Fino a quando, Signore…?» (Sal 12, 2).
Cattività londinese?
«A causa dei profeti di Gerusalemme si è diffusa l’impurità su
tutta la terra. […] Essi proclamano la visione del loro cuore, non ciò che
viene dalla bocca del Signore. […] Le mie parole non sono forse come il fuoco –
dice il Signore – e come un maglio che frantuma la pietra?» (Ger 23, 15.16.29).
Son sessant’anni che nella Chiesa spadroneggiano falsi profeti, accecati dai
vizi più immondi e talmente impudenti da sostituire la divina Parola con le
loro fantasie e farneticazioni. Chi deforma la dottrina risponde alla doppia
necessità di giustificare le proprie tendenze cattive e di compiacere coloro
che lo ricattano. Neanche il supremo Pastore sfugge alla regola? Come mai è
così prono ai programmi di Londra, al punto di scatenare (se non è un gioco delle parti) le ire del grande elettore
americano?
Ancora una volta, il Papato sembra prigioniero. Non è più Filippo
il Bello, non è più Napoleone: è l’oscuro potere, senza volto e senza patria,
dell’alta finanza, gestita da cultori di Lucifero. Quale che sia la gravità
della situazione, tuttavia, non lasciamoci precipitare dall’alto
dell’osservatorio celeste: il Cristo dirige la storia in ogni minimo dettaglio
e, se permette questo, è proprio per la realizzazione dei Suoi disegni, alla
quale, loro malgrado, contribuiscono anche i Suoi oppositori. Nulla sfugge al
Suo sovrano dominio di verità, di giustizia e d’amore; l’unica cosa che conti,
perciò, è rimanervi in ogni istante sottomessi nell’unità del Corpo Mistico.
Non è infingarda inerzia; è – per chi ha la fede – il più efficace contributo
alla prosperità della Chiesa: pro felici statu Romanae Ecclesiae.
Il fatto che il Vaticano sia occupato da una banda di pervertiti
miscredenti non è affatto un motivo per rifiutare l’obbedienza gerarchica in
ciò che è legittimo. L’unità visibile della Chiesa si fonda su vincoli
giuridici, che permangono fintanto che un membro non è dichiarato eretico o
apostata. Dato che non abbiamo facoltà di giudicare i superiori in foro
esterno, lasciamo il giudizio a chi di dovere e continuiamo a compiere
indefessamente la volontà di Dio, ognuno nel posto che gli è proprio. Se i
novatori pensano di sbarazzarsi di noi spingendoci allo scisma, non
facilitiamone il gioco lasciando loro campo libero ma restiamo fermi dove il
Signore ci ha posti, finché la Provvidenza non intervenga e risollevi anche
esteriormente i cattolici fedeli, già interiormente rinfrancati dal
Consolatore.
Signore, amo la maestà della tua casa e il luogo in cui abita la tua gloria. Non perder con gli empi, o Dio, l’anima mia, né con gli uomini di sangue la mia vita. Nelle loro mani stanno le infamie e la loro destra è piena di regali. Io, invece, procedo nella mia innocenza. Riscattami e abbi pietà di me. Il mio piede sta sul retto sentiero; nelle assemblee ti benedirò, Signore (Sal 25, 8-12).
Nessun commento:
Posta un commento