Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 15 febbraio 2020


Nel cuore della Chiesa, mia madre, sarò l’amore




Surge, amica mea, speciosa mea, et veni, columba mea, in foraminibus petrae, in caverna maceriae (Ct 2, 13-14).

«Alzati, amica mia, mia bella, e vieni, colomba mia, che stai negli anfratti della roccia, nella cavità del muro». Nel Cantico dei Cantici, dialogo d’amore tra l’anima e il suo Sposo divino, la tradizione cristiana ha sempre trovato luce e alimento per la ricerca di Dio, tanto che tutti i grandi mistici vi si sono ispirati per descrivere le tappe della progressiva unione con Lui. La metafora sponsale, purché purificata da ogni risonanza grossolanamente sensuale, è quella che meglio si presta ad esprimere, per mezzo di delicate immagini che parlano al cuore di chiunque, l’inesprimibile di un’esperienza che trascende l’umano. L’anima che s’avventura nel regno dell’orazione scopre con indicibile stupore e gratitudine un amore senza paragoni; essa si addentra così in un’amicizia del tutto singolare, frutto di un’elezione immeritata e, al contempo, della sua libera risposta alle segrete sollecitazioni della grazia. La colomba, avendo fatto sue le disposizioni del Cuore Immacolato di Maria, si è rifugiata nelle fenditure di quella roccia che è Gesù stesso, nel Suo Cuore trafitto, traboccante di carità.

Il metodo di meditazione qui proposto poggia su incontestabili fondamenti dogmatici. Il primo è l’inabitazione della Santissima Trinità nell’anima del battezzato in stato di grazia; è questa realtà che ti consente di trovare Dio nel profondo del cuore. Il secondo è l’incorporazione a Cristo, che fa di te un membro del Suo Corpo Mistico, nel quale circola la Sua vita soprannaturale; questo fatto ti stabilisce nella grazia abituale e ti dà diritto a ricevere le grazie attuali ogniqualvolta invochi lo Spirito Santo con le disposizioni idonee: la fede, l’umiltà e l’obbedienza che impari dalla Madre celeste. Il terzo, infine, è la mediazione mariana delle grazie: la Madonna – come insegna san Bernardo – è l’acquedotto per cui mezzo esse, scaturendo da quella sorgente che è Cristo, giungono fino a te, che sei oggetto delle Sue incessanti cure materne. Radice di tale funzione è la Sua partecipazione alla Redenzione; per questo tu La rendi tanto più benevola nei tuoi confronti e sei tanto più ricettivo alla grazia quanto più mediti, condividi e divulghi i Suoi inenarrabili dolori sotto la Croce.

Imprescindibile condizione preliminare di una buona meditazione, come già ricordato, è lo stato di grazia. Se sei in peccato mortale, puoi e devi riflettere sulla tua condizione e sulle sue conseguenze (ossia sulla dannazione eterna) allo scopo di poter prendere e attuare con risolutezza, aiutato dalla grazia preveniente, le decisioni necessarie per uscirne immediatamente. La presenza stabile di peccati gravi, magari abituali, riduce la tua vita spirituale a pura illusione, specie se li giustifichi con ragioni speciose o li tolleri per indolenza; una ferma risoluzione di eliminarli al più presto e di evitarne le occasioni prossime è dunque il primo passo da compiere. Se poi, grazie a Dio, la tua coscienza non te ne rimprovera alcuno, è nondimeno importante che ti applichi a ridurre il più possibile anche i peccati veniali deliberati e a correggere con perseveranza le cattive abitudini, che ti inclinano ad essi creando le circostanze favorevoli. Pur senza cadere negli scrupoli, che sono falsi giudizi morali e possono diventare una vera e propria malattia dell’anima, aborrisci con disgusto quel culto morboso della debolezza e della fragilità che oggi va così di moda, appellandosi addirittura ad una santa del calibro di Teresa di Lisieux, che a quindici anni abbracciò una delle regole più dure dell’epoca e a ventiquattro, per averla osservata in modo esemplare, morì di tubercolosi soffrendo l’indicibile.

La piccola via non inculca certo una vita di compromessi e di apparenze, bensì una forma radicale di autodonazione adatta a tutti, anche alle anime incapaci di imprese straordinarie, ma desiderose di cogliere la minima occasione per amare Dio e rendergli l’omaggio della propria offerta, per quanto insignificante ad occhi umani. Essa, sulla base dell’ottima educazione cristiana ricevuta in famiglia, fu per Teresa il modo, insegnatole dallo Spirito Santo, di raggiungere un alto livello di santità con mezzi del tutto ordinari, nonostante i traumi della sua infanzia. Essa è il dono che la Provvidenza ha fatto ai cattolici provati da quest’epoca di apostasia. La più grande santa dei tempi moderni – come ebbe a definirla san Pio X – ci testimonia in modo inconfutabile che è possibile nutrire e realizzare immensi desideri spirituali anche con un’umanità ferita e sofferente a causa – nel nostro caso – della perversione della società, della dissoluzione della famiglia e dello sbandamento della Chiesa stessa. È quanto mai necessario – oggi più di allora – essere l’amore nel cuore della Chiesa, nostra madre. C’è forse una vocazione più feconda e sublime, aperta a tutti e immediatamente perseguibile?

Perché tu possa realizzarla, tuttavia, bisogna che ogni aspetto della tua vita sia abitato dalla grazia. Ciò che la Scrittura attribuisce a Gerusalemme trova pieno compimento nell’esperienza cristiana: in senso generale, si applica alla Chiesa; in senso singolare, alla Vergine Maria; in senso particolare, ad ogni anima fedele. Deus in medio eius, non commovebitur (Dio sta in mezzo ad essa, non sarà scossa; Sal 45, 6): forte di questa certezza, rimboccati le maniche e mettiti al lavoro, nel cantiere della tua interiorità, per rendere sempre più bella e accogliente la dimora che offri al Signore. Nulla, dall’esterno, potrà mai impedirti di farlo; la causa dell’eventuale insuccesso andrà ricercata soltanto in te, nella tua tiepidezza, incostanza o codardia. Ricorda che nella vita spirituale, se non si avanza, inevitabilmente si regredisce: non è possibile rimanere in bilico. Non devi però coltivarla solo per ricevere carezze e consolazioni, bensì pure per ascoltare la voce di Dio che ti corregge, rimprovera, esorta, sprona, incoraggia… ripetendoti: Viriliter age, agisci virilmente (Sal 26, 14)! Se talvolta ti rivolge una parola dura, non dimenticare che lo fa perché ti ama e, di conseguenza, vuol farti crescere e maturare fino alla tua piena statura, in mensuram aetatis plenitudinis Christi (Ef 4, 13).

Per entrare bene nel corpo della meditazione, cioè nell’esercizio vero e proprio, debitamente preparato come ti ho mostrato fin qui, tieni presente che esso non consiste in uno studio intellettuale, ma nella ricerca di ciò che è importante che tu sappia e faccia per la salute dell’anima e per il progresso nella santità. Sant’Ignazio di Loyola annota: «Non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente» (Esercizi spirituali, 2). La tua indagine deve mirare a una conoscenza saporosa, vitale, affettuosa; deve ardere del desiderio di conoscere più intimamente il tuo Diletto e di corrispondere più pienamente al Suo amore. Questo cibo sazia il tuo cuore di ciò cui anela ma senza nausearlo né assuefarlo, anzi acuendo sempre più la sua fame: «Coloro che mi mangiano avranno ancora fame e coloro che mi bevono avranno ancora sete» (Sir 24, 29). L’ordine che devi seguire in questo apprendimento è già stabilito dalla Provvidenza; anche per tal motivo è così importante che ti lasci guidare dallo Spirito Santo e che lo invochi spesso, non solo all’inizio, ma ogni volta che ti imbatti in un ostacolo o hai bisogno di luce per capire qualcosa di oscuro. Il Consolatore non delude mai i cuori umili e contriti.

Si quis est parvulus, veniat ad me (Se qualcuno è piccolo, venga a me; Pr 9, 4).

NOTA TECNICA. Come oggetto della tua meditazione, oltre a quelli già indicati, puoi scegliere anche una verità di fede o una virtù particolare, ma partendo di preferenza da un testo della Scrittura o della Tradizione, come il Credo e le preghiere liturgiche; per queste ultime esistono i messalini bilingui. Per i principianti, comunque, è bene partire dai uno dei quattro Vangeli, letti di seguito a piccoli brani. Qui si pone inevitabilmente la questione delle traduzioni. Non intendo stabilire una dicotomia tra prima e dopo una certa data, come se prima tutto fosse perfetto e dopo tutto corrotto; sarebbe un’indebita semplificazione, del tutto analoga a quella operata dai modernisti, sebbene in senso contrario. Non esiste del resto una traduzione ineccepibile sotto ogni punto di vista, specie di testi antichi, appartenenti a una cultura molto lontana dalla nostra. Ci sono tuttavia due criteri che mi paiono irrinunciabili: il rispetto del textus receptus (senza la pretesa di correggerlo o interpolarlo laddove suoni ostico alla mentalità moderna) e l’assenza di preoccupazioni estranee di tipo ideologico (soprattutto di stampo ecumenico). Le edizioni recenti – visti anche i curatori – risultano perlomeno sospette; perciò indico di seguito un paio di edizioni più vecchie, che, pur non essendo aggiornate agli ultimi studi, danno garanzia di affidabilità e sono più che sufficienti per quanti devono pregare, anziché comporre un lavoro accademico.

La Sacra Bibbia, introdotta e annotata da Giuseppe Ricciotti, Proceno (VT), Effedieffe, 2015

La Sacra Bibbia tradotta dai testi originali e commentata, a cura e sotto la direzione di mons. Salvatore Garofalo, Torino, Marietti, 1960 (3 voll.)


1 commento:

  1. Sono meravigliosi e nutrienti questi pezzi (anche quello della settimana precedente) ove si spezza la lamentazione verso la desolante situazione in cui versa l'aspetto fenomenico e istituzionale della Chiesa. Chi vuol seguire la Tradizione si deve nutrire di orazione, non di inutili pettegolezzi sul clero modernista. Saluti, e grazie

    RispondiElimina