Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 29 luglio 2017


La sindrome dell’eletto



Non si creda che ce l’abbiamo con qualcuno in particolare: sono semplici osservazioni di vita su un difetto che si riscontra fra militanti di fronti opposti, ma accomunati da atteggiamenti analoghi. Proviamo, per cominciare, a fare una breve lista di sintomi caratteristici (simili nella sostanza e differenziati nell’apparenza), descritti con brevi proposizioni alla prima persona singolare, quasi dando voce ai segreti pensieri di due rappresentanti delle rispettive categorie.

- Mi faccio la legge a modo mio; decido io quali norme osservare e quali no.
- Nel sistema che ho in tal modo costruito, osservo con il massimo scrupolo le più piccole regole, ma il mio cuore può pure essere di ghiaccio verso Dio e verso il prossimo.
- Può anche non importarmi nulla dell’amore, l’importante è che io mi senta a posto.
- Qualsiasi cosa faccia o non faccia, ho sempre una giustificazione.
- Chi non ha esattamente le mie idee, anche in cose secondarie o inessenziali, è eretico, perché mette in discussione il mio sistema.
- Tutto mi è dovuto, mentre io non devo niente a nessuno.

- Mi faccio la legge a modo mio; decido io quali sono i veri valori.
- Nel sistema che ho in tal modo costruito, sono convinto di avere tanto amore per il mondo e per il prossimo quanto più i miei princìpi sono trasgressivi.
- Può anche non importarmi nulla della correttezza, l’importante è che io mi senta a posto.
- Qualsiasi cosa faccia o non faccia, ho sempre una giustificazione.
- Chi non ha esattamente le mie idee, anche in cose secondarie o inessenziali, è reazionario, perché mette in discussione il mio sistema.
- Tutto mi è dovuto, mentre io non devo niente a nessuno.

In poche parole, è il trionfo dell’ego: in due sensi opposti, ma secondo la medesima dinamica di un estremismo soggettivistico. Per questo i due orientamenti si assomigliano molto in profondità e divergono solo in superficie. La coscienza retta, al contrario, si conforma all’ordine oggettivo indipendentemente dal fatto che ciò convenga o meno alle sue preferenze soggettive, che vengono sottomesse a princìpi superiori ancorati alla realtà, piuttosto che determinati da quelle. Ciò richiede indubbiamente un’ascesi dell’intelligenza e del senso morale, ma nessun essere ragionevole ne è esonerato. L’individualismo esasperato, che sia di segno tradizionalista o rivoluzionario, si puntella sempre con sofismi contorti che, a lungo andare, inducono patologie di involuzione mentale più o meno acute, i cui sintomi sono evidenti a chiunque abbia un po’ di buon senso.

Non crediate però di poter ottenere qualche beneficio sforzandovi di curare tali sintomi: vi imbarchereste in discussioni senza via d’uscita che non fornirebbero altro ai vostri interlocutori che un’occasione per rafforzare i propri convincimenti. In molti casi ci vorrebbe un miracolo; il fatto è che certi miracoli (quelli che devono toccare e trasformare la coscienza) richiedono l’assenso dell’individuo, che suppone a sua volta il riconoscimento di aver bisogno di aiuto. Ora, questo tipo di assenso è proprio quello che l’eletto non è disposto a dare perché esige da parte sua l’umile ammissione di esser finito fuori strada, ciò che farebbe inevitabilmente crollare il mito che alimenta di se stesso. La sua salvezza è a un millimetro dal suo cuore, perché gli basterebbe un piccolo atto di umiltà per ottenerla; ma quel millimetro è per lui invalicabile.

La sindrome dell’eletto si riconosce di solito da una malsana autoesaltazione che sconfina spesso in un misticismo macabro e in una visione manichea, i quali denunciano una radicale insoddisfazione di sé stessi, un violento rifiuto della vita e un invincibile sospetto nei riguardi di Dio. L’unico modo di placare queste perenni sorgenti di angoscia consiste nel cercare di corrispondere perfettamente al proprio ideale di sé (che sia l’ineccepibilità farisaica o la sregolatezza anarchica), onde dare un senso alla propria esistenza (anziché accogliere quello che ha già) e assicurarsi l’approvazione o, viceversa, l’affrancamento da quell’Essere supremo che è comunque tenuto a debita distanza (ossequiandolo o bestemmiandolo). In un caso come nell’altro, l’uomo ne teme la prossimità e la presenza, dalle quali sente inevitabilmente schiacciate le pretese del suo ego, nonché smascherata l’inconsistenza del sistema che si è costruito come una torre difensiva.

Una volta ammessa la radice comune dei due atteggiamenti, non fa più meraviglia che lo stesso soggetto possa passare come niente fosse dall’uno all’altro, magari separandone le espressioni – al fine di salvaguardare un minimo di coerenza, almeno apparente – nell’ambito privato e in quello pubblico. È così che, nella vita nascosta di un granitico tradizionalista, si possono scoprire altarini in totale contraddizione con il culto degli altari, mentre un irriducibile anarchico può dar sfogo in famiglia alla sua asfissiante pedanteria. In fondo, sono due facce della stessa medaglia: la volontà di porsi al di sopra di tutto per poter vincere la percezione della propria radicale insufficienza, ovvero la volontaria illusione di possedere in sé il principio del proprio essere, dalla quale consegue la ribellione (di segno ossequioso o trasgressivo) contro l’unico vero Principio.

Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam (1 Pt 5, 5): la trascendente Maestà divina, evidentemente, non si lascia nemmeno scalfire da questi prometeici assalti, mentre effonde gli effluvi della Sua bontà misericordiosa su quanti Le si arrendono in muta adorazione. Il dramma è che il nichilismo contemporaneo, volenti o nolenti, ci ha contagiati tutti in modo più o meno diretto e profondo, inquinando anche le intenzioni e gli sforzi più virtuosi. Il primo fronte sul quale siamo obbligati a combattere la sovversione è quindi il nostro cuore. Non basta indire crociate e sguainare le spade, se il nemico si è infiltrato nell’accampamento o taglia inosservato le retrovie. A lungo andare, paradossalmente, ci si potrebbe svegliare un mattino e accorgersi di non avere più la fede, quella fede per difendere la quale si è combattuto con tanto ardore, ma dimenticando la necessità di una reale adesione personale a quanto affermato a parole, così da trascurare la propria vita spirituale e lasciar inaridire l’intima relazione amorosa con Dio.

Nella nostra battaglia, i burattini manovrati dal sistema per imporre il disordine massonico sono bersagli fin troppo evidenti; se non si lasciano utilizzare per motivi di puro interesse, si considerano probabilmente anch’essi degli eletti chiamati a realizzare quello che, nella loro mente offuscata, è il migliore dei mondi possibili. In un caso come nell’altro, sono degni di compianto in quanto morti nell’anima: morti che parlano e camminano, certo, ma – umanamente parlando – spacciati. Che non ci accada di combatterli mossi dalla stessa superbia che muove loro in senso opposto; sarebbe la peggiore delle disgrazie. Anche per questo si rivela quanto mai urgente ed efficace la consacrazione a quel Cuore immacolato mediante il quale il nostro cuore sconvolto e insidiato può conformarsi al Cuore divino-umano in cui Dio si è unito all’uomo allo scopo di divinizzarlo.

21 commenti:

  1. Grazie Don Elia.
    Penso alla data di ieri...28 luglio 2017.
    Lo stato inglese UCCIDE un innocente ora in cielo, Beato Charlie Gard.
    In Italia diventano obbligatori e senza emergenza alcuna,10 vaccini differenti per i più piccoli, nonostante la contrarietà di tantissimi genitori che rischiano oltretutto multe spropositate.
    Si parla sempre di più di chip sottopelle (altro che complottismo).

    Ogni giorno che passa siamo sempre più in balìa di uno stato prevaricatore, soprattutto verso i cristiani.
    Prego tanto che il Signore ci liberi e riporti la Fede in questo mondo ormai spiritualmente morto.

    Sua lodato Gesù Cristo

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  2. Caro Don Elia,

    lei brilla di quell'equilibrio, equilibrio divino in fondo (Dio sta nel centro, è il Centro), che è l'esercizio piu' difficile per la nostra debole umanità.
    Davvero bisogna guardare a Maria per avere un chiarissimo esempio di vita, anzi il paradigma di ogni ogni vita che vuol dirsi davvero cristiana.
    Che il Signore la ricolmi sempre dei suoi doni.
    Un caro saluto.

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  3. La descrizione mi ricorda un tale.......per credere nei miracoli bisogna credere fortemente in Dio e nel Suo unico Figlio e qui non ci siamo proprio. Alla fine il Signore vince, dice un sant'uomo che si affida totalmente a Dio, ascoltiamolo.

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  4. san Paolo scriveva ai suoi tempi, ma riflettono anche i nostri tempi“Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno scambiato la gloria del Dio incorruttibile con un’immagine e una figura di uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Perciò Dio li ha abbandonati all’impurità secondo i desideri del loro cuore, tanto da disonorare fra loro i propri corpi, perché hanno scambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno adorato e servito le creature anziché il Creatore, che è benedetto nei secoli. Amen. Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; infatti, le loro femmine hanno cambiato i rapporti naturali in quelli contro natura. Similmente anche i maschi, lasciando il rapporto naturale con la femmina, si sono accesi di desiderio gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi maschi con maschi, ricevendo così in se stessi la retribuzione dovuta al loro traviamento. E poiché non ritennero di dover conoscere Dio adeguatamente, Dio li ha abbandonati alla loro intelligenza depravata ed essi hanno commesso azioni indegne: sono colmi di ogni ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d’invidia, di omicidio, di lite, di frode, di malignità; diffamatori, maldicenti, nemici di Dio, arroganti, superbi, presuntuosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo le commettono, ma anche approvano chi le fa” (Rom. 1,22-32). Allora dobbiamo chiederci su quali valori stiamo costruendo la nostra vita: sull'umiltà che apre alla conoscenza del Signore e quindi al vero amore e ad ogni bene, oppure sulla superbia o peggio ancora sulla falsa umiltà permeata da vanagloria e vanità.Noi,pecore smarrite senza pastore,affamate di DIO,cosa dobbiamo essere e cosa dobbiamo fare?Grazie,buona domenica.

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    1. Rifuggite dalla falsa umiltà, che si riconosce dal disprezzo per chi non è come noi, e chiedete il dono della vera umiltà, che si riconosce da un'attiva sollecitudine per la salvezza di tutti.

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  5. Don Elia, la ringrazio nuovamente per le sue profonde riflessioni. Tra le due categorie di persone a cui fa riferimento, io rischio di appartenere alla prima. Proprio ieri sera, durante la S. Messa, mi chiedevo quanto di sincero ci sia in certi miei atteggiamenti. Faccio alcuni esempi. Entrando in chiesa, ho studiato bene dove pormi, per evitare di prendere la S. Comunione dalle mani di un ministro straordinario, senza fare strane gimkane. Il sacerdote che celebrava, non molto tempo fa, al momento della Comunione aveva invitato i fedeli ad accostarsi dai ministri straordinari e non solo da lui "perché Gesù e lo stesso". Lo so che è lo stesso, avrei voluto dire, ma far distribuire l'Eucarestia dai ministri straordinari quando non ce ne è bisogno, per 'risparmiare' 5 minuti, non è un abuso? La Messa (prefestiva) ieri sera è durata meno di 45 minuti... anche se durava qualche minuto in più, che male c'era? Anzi, magari si dava ai fedeli qualche minuto ulteriore per il ringraziamento e la preghiera silenziosa. Però, mentre riflettevo su queste cose, mi chiedevo anche: "Tutti questi ragionamenti, non mi stanno distogliendo l'attenzione da ciò che di grande sta per accadere? Dalla partecipazione profonda, con tutta me stessa al grande mistero del sacrificio di Cristo, della sua presenza reale in mezzo a noi?". Altro esempio. Da quando ho iniziato a frequentare la S. Messa V.O. cerco, anche quando partecipo a quella 'nuova' (come ieri sera) di stare in ginocchio nei tempi previsti dalla Messa antica (ad esempio per tutta la Preghiera Eucaristica e, nuovamente, dopo il Padre Nostro). Anche qui mi sono chiesta se sia un atteggiamento solo esteriore, di facciata, da 'sepolcri imbiancati'. E' difficile non cadere nell'estremismo di cui lei parla. Come fare? Cosa ci consiglia?
    La ringrazio infinitamente,
    Maria

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    1. Carissima Maria, è vero che durante la Messa non dobbiamo lasciarci distogliere dal mistero che vi si compie, ma Lei fa bene a ricevere la santa Comunione dal sacerdote. I "ministri straordinari" (la cui esistenza è comunque frutto di una deroga grave) vanno impiegati, secondo la norma, solo in circostanze di reale necessità, per cui sono detti appunto "straordinari"; il loro impiego ordinario è quindi un palese abuso. Se nessun fedele andasse più da loro per comunicarsi, forse molti sacerdoti si rassegnerebbero a fare il loro dovere. Quanto allo stare in ginocchio più di quello che è previsto nel "novus ordo", in linea di principio sarebbe bene che l'assemblea desse, anche nelle diverse posizioni del culto, l'immagine di un corpo solo; dato però che, ormai, ognuno fa un po' come vuole e tanti non si inginocchiano nemmeno alla consacrazione, mi sembra utile che qualcuno mostri un atteggiamento di maggiore compunzione e adorazione, purché sia fatto per amore del Dio e del prossimo, senza presunzione né spirito di superiorità.

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  6. Bene Don Elia . Ma al di là delle sue dissertazioni che condivido pienamente, credo sia importante rendersi conto che in questo momento storico la vera fede in Gesù è morta per colpa del RAZIONALISMO, per cui l' invito a leggere quanto lo stesso Gesù fa scrivere a Maria Valtorta nelle ottocento catechesi raccolte nei QUADERNI 43..... 44.......45-50. In particolare nel quaderno del 43 ci sono varie catechesi che può benissimo ritrovare nell'indice analitico, naturalmente se già non l'abbia fatto. Comunque qual' è l'effetto del razionalismo sul pensiero moderno: da dopo la rivoluzione francese noi tutti siamo stati educati ad usare la ragione per costruire il bene invece di usarla per riconoscere il bene che per noi cristiani cattolici e vorrei sottolineare ancora cattolici si chiama PAROLA: il significato ultimo di tutti i fattori del presente in tutte le circostanze che viviamo che è l'espressione di una persona che parla e che ha bisogno del mio "SI ECCOMI " come disse Maria per incarnarsi in me e rendersi così visibile a tutti noi protagonisti di quella circostanza in cui siamo coinvolti. Oggi viviamo, grazie al razionalismo,ol'incarnazione perfetta e in piena consapevolezza, il PECCATO ORIGINALE, per cui l'orizzonte massimo a cui possiamo arrivare e quello di comportarsi bene in base a dei valori che affondano le radici sulla propria tradizione, il proprio stato sociale e l'appartenenza politica ( da qui nasce il relativismo ) è così sfociamo tutti nel moralismo che è la peggio categoria di persone, visto che Gesù stesso è stato condannato a morte, guarda un po', proprio dai moralisti dell'epoca. La Ragione ci e' stata donata non solo per riconoscere il bene ma per amarlo e servirlo. E siccome i veri valori affondono le radici nell'Amore quindi quando si ama tutti i valori veri vengono vissuti nella loro integrità e tutte le leggi vengono rispettate. Giovanni Paolo II incitava noi giovani delle GMG ad AMARE L'AMORE : vale a dire di amare tutti i fattori che costituiscono ogni istante il momento presente in ogni circostanza che viviamo, con cui L'amore Trinitario ogni istante ci coccola affinché si realizzi il nostro destino di felicità dentro la progettualità divina che si chiama " PAROLA ".

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  7. Spero sia utile anche a qualcuno di voi ascoltare questa sintesi di 2000 anni di storia per capire meglio i nostri giorni e dove si vuole arrivare : al posto di Pietro. Trovo molto piacevole Angela Pellicciari che parla sempre in maniera appassionata della Chiesa , al di la' delle scelte personali giuste o sbagliate che siano e che Dio conosce , senza ira ne' pregiudizi . Io ho preferito acoltare soltanto Angela dal minuto 31:50 in poi .
    https://www.youtube.com/watch?v=_0uJ52A9I64

    Il continuo scarnificarsi dei cattolici mi angustia molto , mi deprime , mi impedisce di progredire e mi da' l'idea che stiamo aggiungendo altro fumo a quello gia' piuttosto consistente . Una volta evidenziate le storture non ci soffermiamo piu' di tanto , non lasciamoci condizionare , continuiamo a cercare il Suo Volto , coltiviamo la mitezza , l'umilta' , testimoniamo Nostro Padre . Il nostro obbiettivo non e' forse il Sommo Bene ?Vogliamo riuscire a vederLo o no ? E allora , non perdiamo tempo , aiutiamo a rafforzare la nostra Fede !

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  8. L'eletto è solo un povero massone ipocrita, ELETTO con l'inganno. Bergoglio fa rima con GRANDE IMBROGLIO
    e rende veramente basiti l'enorme seguito di persone che mostrano un'ignoranza più o meno colpevole verso il CCC accettando ed esaltando certe indubbie espressioni OFFENSIVE verso il Salvatore.
    Sacro Cuore di Gesù pensaci Tu...Cuore Immacolato di Maria sii la salvezza dell'anima mia e di tutti i pastori come lei caro don Elia

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  9. Un buon numero di pastori fedeli silenziosamente continua, giorno dopo giorno, la sua marcia. In nome della fede in Gesù, chiaramente, ma anche di chi verrà dopo, che ha il diritto di conoscere il Cristianesimo com’era ieri, com’è oggi, come sarà sempre; tutto intero, senza versioni da discount o dentro il cellophane arcobaleno, che pure oggi tira tanto.
    Signore , recupera i Tuoi figli .

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  10. Ma come si fa, don Elia, a fare corpo con l'assemblea quando alla Consacrazione non si inginocchia la metà del popolo,al Pater Noster è un tripudio di manine e braccine alzate, piegate, svolazzanti a mo'di farfalline,allo scambio della pace (teribile!) si fa invidia alla curva sud dell'Olimpico? Per non parlare della Conunione:uno spettacolo tra ministri e fedeli degno delle sagre paesane di questo mese di agosto. Ti vien voglia di ficcarti da solo all'ultimo banco.

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    1. Lei mi ha scoperto, caro amico : infatti io mi metto sempre all'ultimo banco, o comunque di lato, in posizione arretrata, dove non scambio la pace con nessuno, non faccio la ola al Pater Noster (che ovviamente recito in latino), all'omelia mi raccolgo in me stesso e prego mentalmente, così come all'omelia dei fedeli. La comunione la ricevo in bocca, dopo una genuflessione. Lei mi dirà allora : ma che ci vai a fare? perché non partecipi ad una messa VO? correi tanto poterlo fare, ma per dei gravi motivi (che non voglio mettere in piazza) non posso, quindi vado in chiesa perché è la mia casa, anche se occupata da usurpatori, e lì prego adoro, medito, incontro Gesù, Maria ed i miei santi protettori (ed anche il mio angelo custode). Di più non posso fare. Laudetur Jesus Christus

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    2. Grazie per la testimonianza. Continui a fare umilmente quello che può fare, amando, soffrendo e offrendo; Lei non immagina la ricompensa che La attende.

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  11. Eutizio , non si scoraggi , continui ad andare in quelle Chiese e porti il suo piccolo apostolato , si concentri su Gesu' e lo consoli , eviti di guardarsi attorno . Chiuda gli occhi e preghi , per se', per i Pastori , per la conversione dei poveri peccatori . Porti la sua piccola testimonianza , ami Gesu' per tutta l'umanita' . Chiediamo per noi e per gli altri la umilta' , la mitezza , l'obbedienza , la perseveranza . Ripetiamo la preghiera insegnata dall'Angelo a Fatima , ripariamo il Corpo Mistico!

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  12. Caro S. Eutizio, se lo può Gesù, di che ci lamentiamo? Lui sì, avrebbe tutti i diritti di lamentarsi e lo fa in un modo davvero sorprendente: ricolmando i suoi piccoli figli, di tante consolazioni, anche mentre si trovano a partecipare ad una S. Messa, con tutte le più svariate distrazioni, insieme e tra tante persone afflitte dai più svariati mali (separate, con figli e coniugi senza lavoro, con gravi malattie, con problemi psichici), senza aver potuto trovare Sacerdoti pronti a fargli incontrare e amare Dio. Gesù opera silenziosamente nei cuori che lo cercano, anche se all'esterno appare tutta quella accozzaglia di problemi: aiutiamo il Buon Gesù, con le nostre offerte, sacrifici e penitenze, a raggiungere il maggior numero di cuori, affinché trovino Lui, l'Unico Vero Bene, senza soffermarci troppo sulle umane debolezze. Proposta per ogni buon Sacerdote, affinché edifichino e diano testimonianza di Fede a tutte quelle persone così distratte e poco devote: dopo la S. Messa, anziché correre in sacristia, fermatevi nella prima fila dei banchi della Chiesa, in ginocchio, a ringraziare Gesù Cristo e a pregare per la salvezza delle anime: chissà quante anime vi chiamerebbero per un consiglio e per confessarsi. Sia lodato Gesù Cristo.

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    1. Grazie per l'incoraggiamento.

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  13. ringrazio il Signore Gesù e la Vergine SS per questo blog cosi equilibrato nelle riflessioni di don Elia;senza veemenza e senza livore negli interventi dei parrocchiani virtuali.Preghiamo anche per tutti noi per non avere la "sindrome degli eletti",il confine è sottile e la tentazione può essere forte,cari saluti.

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  14. Il Signore ha compassione di noi , siamo noi che non abbiamo compassione di Lui !

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  15. Beatissimo Padre , per cercare di nutrire la mia Fede ogni giorno un po' ho trovato molto utili queste Catechesi sull'Eucaristia di Padre Giorgio Maria Fare' che ha il pregio di educare il suo uditorio con lievita' , anche se a volte porta alcune testimonianze davvero dolorose ! Per il momento mi piacerebbe che questa 2° Catechesi l'ascoltasse soltanto Lei , magari un po' per volta perche' sicuramente avra' mille impegni . Ho comperato il libro di S.Alfonso Maria de' Liguori "Visita al SS. Sacramento e a Maria SS." e'magnifico pieno di amore verso Gesu' e la Madonna . Mi piace recitare il Rosario in ginocchio ( anche se dopo mi fanno male )davanti al Tabernacolo perche' sono certissima che la Vergine Madre e' sempre accanto al Figlio e prega in ginocchio insieme a me . Padre , Sacerdote Dell'Altissimo , ci Benedica!
    Laura
    https://www.youtube.com/watch?v=CLq6GEP5Oh4

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    1. Ho sentito parlare molto bene di padre Giorgio Maria Farè, carmelitano. Purtroppo in questo momento non ho il tempo di ascoltare le sue catechesi, ma penso di poterle senz'altro raccomandare.
      Lei fa benissimo a usare il testo di sant'Alfonso maria de' Liguori e a recitare il Rosario in ginocchio.
      Vi benedico di cuore.

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