Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 1 ottobre 2016


Vogliamo indietro la nostra eredità


Tu es qui restitues haereditatem meam mihi (Sal 15, 5).

I salmi, tradotti da san Girolamo, sprigionano un’inesauribile carica profetica. Dio ci sta restituendo quell’eredità di infinito valore che ci era stata tolta con il pretesto dell’aggiornamento e del rinnovamento. Il diavolo dispone al suo servizio di buoni parolai; ma i parolai sono solo parolai. Chi crede nel Verbo e lo ascolta seriamente prima o poi li smaschera, perché le loro ciarle non resistono al fuoco che divampa dalla Parola eterna. Ve lo garantisce qualcuno che, durante la sua “formazione” al sacerdozio, è stato ossessionato dai suoi superiori con i mantra della manipolazione mentale: l’ascolto dello Spirito, la Parola scrutata e ruminata, il lasciarsi trafiggere e giudicare, e via di questo passo… Un giovane si fida spontaneamente delle sue guide e si accende facilmente con discorsi ammalianti che non hanno immediata incidenza sulla sua condotta.

Dato che la meditazione della Bibbia, con un metodo sostanzialmente protestante, si praticava solo con i rimandi a margine, facendo raramente ricorso ai Padri e al Magistero, un suo risultato non infrequente erano i voli spirituali ad altezze da cui difficilmente si scorgevano difetti e trasgressioni concrete, ciò che rendeva la loro correzione estremamente improbabile. A questo, del resto, si era fortemente incoraggiati dalle mensili Messe di classe con il rettore, nel corso delle quali ognuno doveva prender la parola dopo l’omelia per condividere i frutti della sua scrutatio. Il grave abuso liturgico, regolarmente perpetrato nel vivaio dei futuri sacerdoti, era praticamente obbligatorio: tacere in quel momento, infatti, era mal visto, mentre chi si effondeva in considerazioni altamente edificanti godeva di grande stima, a prescindere dalle sue segrete tendenze…

Sei tu, Signore, che mi restituirai la mia eredità. A me l’hai restituita per la mediazione della Madre celeste e grazie alla consacrazione a Lei proposta dal Montfort. Ci sono voluti vent’anni per liberare la mente e il cuore dalla cappa intellettuale calata a bella posta sulle anime dei seminaristi per impedire loro foss’anche di sapere che c’è una Tradizione; ma a Dio nulla è impossibile e, se i suoi tempi sono lunghi, è in ragione della nostra debolezza ad adattarci a ciò che Egli potrebbe realizzare in un istante. Ora non posso fare altro che rendergli grazie dal profondo del cuore, per mezzo di Maria, con un unico e continuato atto di offerta, che si condensa nell’unione quotidiana al Suo divino Sacrificio. Non mi sfugge di certo che ci sia ancora molto da lavorare, soprattutto nell’ascesi personale e nell’apprendimento della liturgia di sempre; ma ormai il dado è tratto e non si torna indietro: una storia si chiude, con le sue lotte infruttuose e i suoi sprechi di energia, e un’altra se ne apre radiosa, pur nel dolore per l’attuale contingenza ecclesiale.

Nei piani della Provvidenza, ad ogni modo, anche il lungo cammino è servito a qualcosa. Il Signore mi ha fatto assimilare il bene parziale e frammentario che, nonostante tutto, mi è stato trasmesso per suscitare in me il desiderio di accogliere il tesoro della Chiesa nella sua pienezza – quell’eredità, appunto, che mi teneva in serbo. La fame e sete di Lui e delle Sue ricchezze, a mano a mano che venivano rimossi i paraocchi e corretti gli errori, ha scavato in me lo spazio per le disposizioni necessarie. Senza profonda adesione interiore, l’attaccamento alla Tradizione potrebbe scadere in una vanitosa ricerca di originalità, in una frivola dedizione ai fronzoli, in un’ossessiva mania per le rubriche o in interminabili dispute su questioni marginali. La tragedia del nostro tempo richiede dei guerrieri addestrati a Sparta, non dei cicisbei di Versailles o degli eruditi da salotto… gente che sappia combattere e sia pronta a resistere a tutto.

Devo peraltro dare atto che Gesù può condurre un’anima docile e sincera all’intima unione con Lui in qualsiasi circostanza: come lo ha fatto nelle carceri comuniste, così può farlo anche in quelle prigioni spirituali che sono la maggior parte delle attuali strutture formative della Chiesa Cattolica, nelle quali si usano spesso metodi simili a quelli dell’indottrinamento marxista. Proprio i progressi in questa intima unione con Cristo, tuttavia, innescano un processo di liberazione interiore che, per Sua impagabile grazia, può sfociare nella riscoperta della Tradizione, ovvero di quelle radici da cui eravamo stati recisi. In tale cammino ci sono inevitabili purificazioni interiori e occorrono pure, a certe svolte, tagli dolorosi; tutto si rivela però, alla fine, disposto con insperata bontà e inarrivabile sapienza. La Regina del cielo si premura instancabilmente di addolcire e facilitare i passaggi con quella squisita saggezza, colma di delicata preveggenza, che solo le madri posseggono.

Ella vede bene le condizioni dei Suoi poveri figli, convinti di conoscere la verità salvifica senza possederla veramente e di praticare la vita cristiana pur non facendolo effettivamente. Molti di loro vivono in un’ignoranza quasi invincibile: è pur vero che, con i mezzi di oggi, chiunque può trovare con estrema facilità informazioni sulla dottrina cattolica, ma la falsa persuasione di conoscerla, instillata dall’aver frequentato un cattivo catechismo e ricevuto – spesso senza le disposizioni necessarie – i Sacramenti, costituisce di solito un ostacolo praticamente insormontabile. Su questo errore di fondo si sovrappone quell’imperante soggettivismo per il quale ognuno è sicuro che l’insegnamento del Vangelo (se almeno lo avesse letto una volta!) coincida con le sue opinioni personali. I ministri, a loro volta, trasmettono ciò che hanno ricevuto, oscillando tra un attivismo convulso e varie forme di spiritualismo, con diverse combinazioni possibili.

La cartina di tornasole, in tutti i casi, è la condotta morale. A un sacerdote realmente cattolico basta una confessione per scovare la ruggine sotto uno smalto brillante. Quando una persona ammette nella propria esistenza il peccato grave abituale e se ne giustifica o non mostra sincero pentimento, è certo che il suo impegno cristiano è fasullo. La sua vita interiore sarà quasi certamente un girare estasiato intorno all’ombelico, con il pericolo prossimo di scivolare più in basso. L’invito ad alzare lo sguardo per fissarlo sul Crocifisso la troverà recalcitrante, se non irritata: il suo ego pretende infatti che anche il padre spirituale fissi beato il suo ombelico e ne tessa le lodi… ma un buon direttore, lungi dallo stare al gioco, la metterà di fronte a un bivio, a costo di vederla sparire: ci penserà il buon Dio, che – sempre nei Salmi – ci raccomanda di non essere come il mulo e il cavallo, onde non dover dominare la nostra arroganza con il morso e le briglie (cf. Sal 31, 9).

Che differenza tra i miasmi della palude e l’aria fina della montagna! Quale visione si scopre a chi accetta di risalire la china con umiltà, pazienza e perseveranza! Ovviamente è necessaria una guida. Date la caccia ai sacerdoti tradizionali e, se necessario, stanateli perché vi mostrino la strada e si mettano alla testa di gruppi di fedeli che vogliono indietro la loro eredità. Nessuno dei modernisti al potere potrà fermarci, purché siamo disposti a lottare e, quando sarà inevitabile, a scendere nelle catacombe. In Unione Sovietica i sacerdoti cattolici giravano in incognito nelle case per celebrarvi la Messa e coltivare le anime; secondo monsignor Schneider dobbiamo prepararci a fare lo stesso, con la differenza (niente affatto trascurabile) che i nostri persecutori sono quelli che dovrebbero difenderci. No problem: verrà il giorno – già fissato – in cui il Signore, con un cenno, porrà fine alla prova e innalzerà di nuovo quanti avranno mantenuto la lampada accesa con l’olio prezioso che sappiamo bene, ormai, dove trovare.
 

10 commenti:

  1. Una chiesa vicino al posto di lavoro rimane aperta durante la pausa pranzo, che bellezza.... E' deliziosa, piccolina, buia, con il tabernacolo illuminato e la sua candela, oltre le luci delle candele devozionali poste davanti a due statue: una Madonna con bambino e una con la Vergine Madre che tiene in braccio il corpo morto di Gesù.
    Tralascio il fatto che nel fondo della chiesa, dietro il tabernacolo, hanno coperto il dipinto con il crocifisso tramite un telo bianco che riporta, stilizzata, la forma di un volto di migrante (....) e mi soffermo sulla seconda statua, prima descritta. E' raffigurato un tale dolore, un tale grido muto, uno strazio talmente opprimente che per me è l'emblema visivo di Maria come corredentrice, sacerdotessa dell'Altissimo. La nostra salvezza è costata troppo per essere svilita, da qualunque parte la si guardi.
    Ultimamente, a Messa, un nuovo sacerdote ha derubricato i peccati in debolezze, il Dio tre volte Santo nel "Buon Dio", i cattolici tradizionalisti in "farisei" dal cuore duro.
    E mi piange il cuore, perché io sono una povera peccatrice connivente con il male giornaliero, ok, ma il rispetto, dico io, il rispetto per le Cose Sante, dove è finito? Dove è finito?
    Ripeto, sono la prima che dovrei star zitta vista la mia capacità nulla di trasformare il male in bene, anzi, direi che genero di mio il male, però la tensione al cambiamento la vivo, l'adorazione a Gesù per quello che ha fatto mi spezza le gambe, il sentimento per la sofferenza di Maria mi incrina il volto... ecco, non è la santità negli altri che cerco - in prima battuta - ma la riconoscenza e la gratitudine, sì. E non la vedo. Non la vedo.

    RispondiElimina
  2. Ieri pomeriggio ho partecipato alla Missa Vetus Ordo in occasione della festa di S. Michele Arcangelo in una chiesa a Lui dedicata. Celebrava un giovane sacerdote venuto da Camerino. Austero negli abiti liturgici, umile come conviene alla condizione umana, partecipe del sacrificio che rinnovava, chiaro come la parola dettava. Osservavo estasiato ogni gesto, rapito dalla riverenza con la quale le mani, le labbra , gli inchini del capo rendevano onore al Cristo che sull'altare veniva innalzato sul trono della gloria e riconosciuto unico e vero Signore della storia. Col cuore gonfio di gioia e commozione rendevo grazie e mi chiedevo: Gesù quando mai ti ho trattato ed amato così? Alla fine della messa ho voluto parlare col sacerdote. Fuori, sul prato, nell'aria tiepida prima del crepuscolo lui non si è sottratto. I fedeli uscendo gli sorridevano, ad ogni stretta di mano chinava il capo, sorridente ringraziava dei sinceri complimenti. "Sono un sacerdote di una fraternità tradizionale (l'ultima parola l'ha gridata affinché tutti potessero sentire). Il Signore ci sta passando al vaglio (musica per le Sue orecchie don Elia!), ci sta stanando. Ognuno dovrà rispondere, anche chi resta muto od omette parla. Dobbiamo avere coraggio, venire allo scoperto. Il Signore consente tutto ciò proprio per contarci e svergognare i traditori. Aria pura in questa società in cui non si respira più". Sulla via di casa, mentre ancora canticchiavo il canto finale " noi vogliam Dio" come quando facevo il chierichetto ai Cappuccini,pensavo a quando preghiamo per le sante vocazioni. E le Sue parole di oggi, don Elia, così belle ma anche così dense di nostalgia per un avvenire che avrebbe desiderato più precoce e più esaltante, mi fanno venire in mente la figura e la bellezza del sacerdozio cattolico come lo prefigurava ed auspicava il caro Lefebvre. In quel giovane sacerdote da Camerino ed in Lei io, che non conto nulla, lo ritrovo e sia pure nella difficoltà, non trascurabile, del momento il nostro cuore si deve aprire alla speranza e stringersi a voi apostoli della tradizione. Laudetur Jesus Christus.

    RispondiElimina
  3. Cara Loredana, il tuo dolore è spesso anche il mio. La nostra salita verso il Paradiso, meta tanto desiderata, non è affatto semplice. La via, si fa sempre più stretta, come quando si sale lungo gli scalini che portano in cima ad un campanile. Ad un certo punto, tutta l'attenzione è riposta su dove si posano i piedi o si finisce per inciampare o cadere malamente: non vedi più chi è dietro, ma presti grande attenzione a chi ti precede, a dove posa i piedi e a come si appresta a salire. Così dobbiamo lasciare tutto ciò che ci allontana dalla via Santa, concentrandoci di più, sul bene che possiamo offrire al Signore, imparando dai Santi che ci hanno preceduto. Con grande sorpresa, appena giunta ad un traguardo, non senza lotte e fatica, unita sempre alla gioia, di aver consolato un poco Gesù, se ne presenterà subito un'altro. Poco alla volta, tutta la nostra attenzione sarà rivolta all'Amore dei Sacri Cuori, che ci attirano a Loro sempre più fortemente, tanto da invocare anche per i nostri fratelli distratti, di poterlo presto riconoscere e offrendo come riparazione, un nostro maggiore impegno nella lode e nel ringraziamento. Allora il nostro dolore, unito a quello di Gesù, diviene come un balsamo che lenisce e ripara le ferite. Per aiutare i Sacerdoti che hanno smarrito la Via, questa forte testimonianza, scaricabile nel link sottostante, secondo le promesse di Gesù, porta frutti di conversione: http://www.preghiereagesuemaria.it/libri/un%20prete%20dannato%20mette%20in%20guardia%20contro%20l'inferno.htm

    RispondiElimina
  4. Caro padre, i suoi timori sono anche i nostri, di noi che veniamo da molto lontano e con percorsi dolorosi e ci vediamo estranei a questo modo di fare dell'attuale gerarchia, ma tant'è, io prego, dopo secoli, in latino, l'ultima lingua per orazioni imparata da piccolo, quando mia madre ci faceva dire il rosario, a me e fratelli, ogni sera, poi sono cresciuto dopo il '68,le lascio immaginare. Ringrazio Dio che mi ha messo lungo la strada un grande pastore che mi ha fatto riflettere, era papa, lo è ancora grazie a Dio, e mi da' la forza di andare avanti, anche se talvolta lo sconforto diventa insostenibile e in mondo attorno è sempre più ostile. La lascio , se permette, con una frase di mia madre, buon'anima venuta a mancare troppo presto ' Coraggio, bambini, che fino alla morte ci arriveremo e ci attende il Signore', buona domenica, padre e preghi anche per noi pecore matte.

    RispondiElimina
  5. Messa,Eucaristia,Confessione,Rosario e tante letture cattoliche di Santi della tradizione.
    Prepariamoci spiritualmente ma anche fisicamente, penso che il Signore ci chiederá un piccolo sacrificio per testimoniarLo nella Verità in questi tempi confusi.

    Grazie don Elia che Dio la benedica.

    RispondiElimina
  6. Salve a tutti,
    Sono un ragazzo di Terni e questo è il primo commento che lascio. Ringrazio il Signore di aver disposto le circostanze affinché incontrassi questa comunità. Benché virtuale per me è una comunità perché leggendo non solo le splende pagine di don Elia, ma anche i vostri commenti, non mi sento solo.
    Non che la solitudine mi infonda il timore di annunciare il Vangelo di Cristo anche a costo di scontrarmi con i violentatori della Santa Parola, ma, umanamente parlando, guardando la condizione della sposa di Cristo mi viene un senso di desolazione.
    Dimentico infatti innanzitutto di guardare verso il cielo da dove viene l’aiuto e, come giustamente dice don Elia, recuperando la tradizione, ricordo di essere figlio di Dio e come tale rivestito della Sua autorità pertanto più che vincitore di fronte al mondo e alle sue disperate tentazione.
    E allora vi ringrazio tutti, perché, sebbene non ci conosciamo, ci alimentiamo a vicenda nella conoscenza e nella sequela di Gesù il che ci uniti anche se distanti.
    Vi abbraccio tutti nella speranza di incontrarci quando il Signore vorrà.
    A don Elia ed a tutti gli altri sacerdoti, in quanto Alter Christus, la mia obbedienza.
    Riccardo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. San Vincenzo ferreri6 ottobre 2016 08:32

      Tanto è il bene che mi aspetto che ogni pena mi è diletto cosi diceva San Francesco.
      Pace e Bene a voi tutti che accogliete la Parola e vi affidate ad autentici Sacerdoti come Don Elia.
      Lo Spirito Santo e l'esempio di Santi come il Serafico Padre ci spronino a non demordere nella lotta contro il vigliacco male.
      E così sia!

      Elimina
  7. Dal blog di Blondet:

    “Un pontefice ambiguo…”.
    La ‘profezia’ di padre Julio Meinvielle nel 1970.

    Nel 1970 il teologo e sacerdote argentino, P.Julio Meinvielle ( 1905-1973) scriveva queste righe profetiche nel suo saggio ” De la Cabala al Progresismo” (1970). Nella Conclusione , pag 448 , scrive :

    “ Non c’è difficoltà a riconoscere che c’è una “chiesa propaganda” che possa esser conquistata dal nemico, convertendo così la chiesa cattolica in chiesa gnostica .Si possono avere due chiese . Una propaganda che divulga (dottrine ) attraverso vescovi, sacerdoti e teologi “propagandisti” e persino con un Pontefice di attitudine ambigua [ attenzione siamo nel 1970] . L’altra chiesa ,del silenzio, con un Papa fedele a GesùCristo , al Suo insegnamento e con sacerdoti vescovi e fedeli che le siano obbedienti ,sparsi per tutta la terra come piccolo gregge ( pusillus grex) . Questa seconda sarebbe la Chiesa delle Promesse , diversa dalla prima chiesa che potrebbe invece errare e trarre in errore. Ma (potrebbe verificarsi che …) uno stesso medesimo papa potrebbe presiedere entrambe le chiese , che esteriormente apparirebbero esser solo una .Questo papa, con attitudini ambigue , porterebbe a mantenere l’equivoco , perché da una parte professerebbe una dottrina inattaccabile e sarebbe capo della chiesa delle promesse, dall’altra parte produrrebbe fatti equivoci e persino riprovevoli . Lui ( il papa) apparirebbe come voler incoraggiare la sovversione e mantenere la chiesa gnostica in quella della propaganda. L’Ecclesiologia non ha studiato sufficientemente la possibilità di una ipotesi come questa proposta. Però ,pensandoci bene , la promessa di assistenza della chiesa ,si riduce ad una assitenza che deve impedire all’errore di introdursi nella Cattedra Romana ( di Pietro) e nella chiesa stessa e inoltre che la stessa chiesa non sia distrutta dai suoi nemici …”

    http://www.maurizioblondet.it/un-pontefice-ambiguo-la-profezia-padre-julio-meinvielle-nel-1970/

    RispondiElimina
  8. Gesù ad Andrea:

    Sempre ci saranno i ministri del Cristo che saranno pari nell'opera e nell'attirare su di loro lo sguardo del
    mondo: i maestri. E vi saranno, purtroppo, quelli che saranno solo rumore e gesto esteriori, solo esteriori, i
    falsi pastori dalle pose istrioniche...
    Sacerdoti? No: mimi. Nulla di più. Non è il gesto che fa il sacerdote e non lo è l'abito. Non è la sua mondana cultura né le relazioni mondane e potenti che fanno il sacerdote. É la sua anima. Un'anima tanto grande da annullare la carne. Tutto spirito il mio sacerdote... Così lo sogno. Così saranno i miei santi sacerdoti. Lo spirito non ha voce né ha pose da tragedo. É inconsistente perché spirituale, e perciò non può mettere pepli e maschere. É ciò che è: spirito, fiamma, luce, amore. Parla agli spiriti. Parla con la castità degli sguardi, degli atti, delle parole, delle opere. L'uomo guarda. E vede un suo simile. Ma oltre e sopra la carne che vede?
    Qualcosa che lo fa arrestare dal suo andare frettoloso, meditare e concludere: "Quest'uomo, a me simile, ha di uomo solo l'aspetto. L'anima è di angelo". E, se miscredente, conclude: "Per lui credo che ci sia un Dio e un Cielo". E, se lussurioso, dice: "Questo mio uguale ha occhi di Cielo. Freno il mio senso per non profanarli". E se è un avaro decide: "Per l'esempio di costui che non ha attacco alle ricchezze, io cesso di essere avaro". E se è un iracondo, un feroce, davanti al mite si muta in più pacato essere.

    Tanto può fare un sacerdote santo. E, credilo, sempre ci saranno fra i sacerdoti santi quelli che sapranno anche morire per amore di Dio e di prossimo, e sapranno farlo così pianamente, dopo avere esercitato la perfezione per tutta la vita ugualmente pianamente, che il mondo neppure si accorgerà di loro. Ma se il mondo non diverrà tutto un lupanare e una idolatria, sarà per questi: gli eroi del silenzio e della operosità fedele. E avranno il tuo sorriso: puro e timido. Perché ci saranno sempre degli Andrea. Per grazia di Dio e per fortuna del mondo ci saranno!».


    Gesù a Giuda:

    «Giuda, Giuda! Una donna per dare al mondo un uomo lavora nove lune. Tu per dare al mondo la conoscenza di Dio vorresti fare più presto? Non nove lune. Ma millenni di lune ci vorranno. E come la luna
    nasce e muore ad ogni lunazione, apparendoci neonata, poi piena e poi scema, così sempre nel mondo, finché sarà, ci saranno fasi crescenti, piene e decrescenti di religione. Ma, anche quando sembrerà morta, essa viva sarà, così come la luna che c'è anche quando pare sia finita.
    E chi avrà lavorato a questa religione ne avrà merito pieno anche se solo una minoranza esigua rimarrà, sulla Terra, di anime fedeli. Su, su! Non facili entusiasmi nei trionfi e non facili depressioni nelle sconfitte».

    "Da rivelazioni di Maria Valtorta."

    RispondiElimina
  9. La nuova misericordia, lo avevano già capito i medievali: può essere solo con Giuda! Chi ci vuole uniti ai dannati? Chi se li sente tanto vicini, contemplando un turpe volto e osando accostarlo a quello Santo, del Signore? Sull'aereo di ritorno a Roma, la sera del 2 ottobre, Francesco sull'argomento del giorno: "A me piace raccontare – non so se l’ho detto, perché lo ripeto tanto – che nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Vézelay c’è un capitello bellissimo, del 1200 più o meno. I medievali facevano catechesi con le sculture delle cattedrali. Da una parte del capitello c’è Giuda, impiccato, con la lingua fuori, gli occhi fuori, e dall’altra parte del capitello c’è Gesù, il Buon Pastore, che lo prende e lo porta con sé. E se guardiamo bene la faccia di Gesù, le labbra di Gesù sono tristi da una parte ma con un piccolo sorriso di complicità dall’altra. Questi avevano capito cos’è la misericordia! Con Giuda!"
    In Vaticano, ricordano ancora queste parole di Gesù?: "Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra", ma questi, continuano a capovolgere la sana dottrina e se la ridono: ieri l'arcivescovo di Canterbury, nella biblioteca del palazzo apostolico, ha divertito i presenti, primo fra tutti il Santo Padre:" Sai qual è la differenza tra un liturgista e un terrorista? Con il terrorista si può trattare!". Francesco si è sbellicato dal ridere, trascinando tutti i presenti.
    (L'unico modo per trattare con i terroristi è apostatare, anche se non è automatico salvare la pelle, ma se... saranno davvero, faccia a faccia, con questi nuovi Giuda, rideranno ancora?). Erano meglio i cristiani liturgisti!

    RispondiElimina