Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 29 ottobre 2016


Adoratori del nulla


Pur conoscendo Dio, non l’hanno glorificato né confessato come Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrato il loro cuore insensato. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti (Rm 1, 21-22).

Il sussidio pubblicato, con largo anticipo, per la preghiera comune che dovrebbe aver luogo in Svezia il 31 ottobre prossimo (ma che stiamo chiedendo al Cuore immacolato di Maria di impedire) è un gioiello di formalismo modernista. Non vi si percepisce più la minima preoccupazione per la verità dei contenuti professati da cattolici e protestanti, ma unicamente un’ossessiva attenzione a salvaguardare le forme. Se d’altra parte ci si desse pensiero di quel che gli uni e gli altri credono o meno, si sarebbe ovviamente obbligati a riconoscere che non c’è affatto accordo; questo creerebbe non pochi imbarazzi all’indiscutibile volontà di incontrarsi, riconciliarsi e collaborare. Allora ci si lancia in ideologici balletti verbali per un equo trattamento di precedenza nel nominare questi o quelli, per un uso non discriminatorio del maschile e del femminile, per un carattere non vincolante dei testi proposti, così da lasciare spazio alla spontaneità e all’improvvisazione in un evento che è stato preparato da mesi e definito nei minimi dettagli…

A prescindere dalla realtà effettiva, è l’aspetto formale che bisogna incondizionatamente salvare, in un’ottemperanza cieca agli imperativi categorici di una correctness di facciata cui è indifferente il contenuto reale. Ecco allora che si invita a ringraziare Dio per i doni della Riforma senza nemmeno accennare quali siano: essa è una grazia per la Chiesa e su questo non si discute; che di fatto l’abbia divisa non conta nulla. Ecco allora che si chiede perdono per i torti e le colpe del passato, ma senza individuarli e senza alcuna puntualizzazione storica sulle rispettive responsabilità: l’importante è pentirsi pubblicamente di non meglio specificati peccati altrui, non certo dei propri peccati attuali. Ecco allora che si rinnova l’impegno – fosse qualcosa di concreto, finalmente! – di proseguire nel dialogo (leggi: decostruzione delle identità religiose) e di porsi insieme a servizio di poveri e migranti (leggi: sostenere l’invasione sul piano ideologico e pratico).

Sul fronte opposto, c’è chi pensa di combattere questa pianificata deriva con una riproposizione invariata della filosofia e teologia neoscolastica, quasi che nella Chiesa, dopo quell’epoca, non si fosse prodotto più nulla di valido e di serio. Apparentemente imbattibili nelle loro argomentazioni tanto serrate quanto dotte, i paladini della conservazione sembrano convinti che ogni evoluzione socio-culturale equivalga ad una degenerazione e che sarebbe sufficiente, per rimediare a tutto, restaurare un sistema politico-ecclesiastico che per la verità, in quella forma ideale, storicamente non è mai esistito. Inutile tentare di aprire un dibattito in proposito: a colpi di sillogismi e bordate erudite, l’obiettore sarà inesorabilmente ridotto al silenzio o costretto ad accettare una visione del reale quanto meno improbabile, visto che su molti e importanti dettagli i suoi difensori sono spesso in disaccordo persino fra loro, accanendosi in accese diatribe senza via d’uscita.

Senza nulla togliere ai meriti di san Tommaso d’Aquino e dei suoi migliori commentatori, non si può firmare un assegno in bianco su qualsiasi conclusione teologica o morale che si ammanti della loro autorità. Nonostante le numerose acquisizioni irreversibili che dobbiamo loro, inoltre, non esiste comunque un sistema di pensiero perfetto, a maggior ragione se il suo oggetto è Dio. La rivelazione divina e la vocazione umana hanno un carattere soprannaturale; questo non è soltanto una parola, ma una realtà che ci supera all’infinito. Un sistema teologico che pretendesse di essere perfetto e autosufficiente cadrebbe nello stesso errore di fondo che si rimprovera alle filosofie contemporanee: quello di prodursi come costruzioni intellettuali che si giustificano da sé senza bisogno di alcun fondamento che le trascenda, ma che hanno perso il contatto con l’evidenza del reale. I sistemi filosofici moderni hanno generato mostri come Robespierre, Lenin, Hitler, Stalin, Mao, Pol-pot… Analogamente, gli eccessi speculativi della tarda scolastica degenerarono nel nominalismo, senza il quale un Lutero e un Calvino non si sarebbero mai potuti imporre.

È ovvio che nessun neoscolastico estremista ammetterà mai di negare praticamente la trascendenza divina, ma di fatto c’è una forte probabilità che non stia facendo altro che giocare con le parole e i concetti astratti. Il suo edificio intellettuale assomiglia molto ad un magnifico castello di cristallo che, oltre ad essere terribilmente fragile, lascia intravedere al proprio interno… il vuoto. Che Dio effettivamente esista o non esista, al limite, può risultare del tutto secondario, se non irrilevante: ciò che egli adora è il suo sistema concettuale, dietro il quale potrebbe pure nascondersi il nulla. Se quell’acuto speculatore non ha mai fremuto di sgomento e desiderio nell’irruzione della presenza divina, se il fuoco della Scrittura o la vampa dell’Eucaristia lo lascian gelido come il ghiaccio, se la sublimità dei riti lo annoia e stanca, a meno che non valga a nutrirne l’orgogliosa prosopopea… c’è il rischio che egli non sia altro che un abile sofista.

Ma cos’avrà mai in comune con coloro che combatte, apparentemente così diversi? Anch’essi, in fondo, adorano il nulla, mascherato però non da una costruzione teologica fossilizzata, bensì da un raffinato sistema intellettuale che prende a fondamento Kant, Hegel, Marx, Nietzsche, Wittgenstein, Adorno… È naturale che il secondo piaccia di più ai controllori del pensiero collettivo e ai magnati dell’editoria, divenendo così maggioritario; ma dietro non c’è niente – e non dev’esserci niente, altrimenti qualcuno potrebbe ricominciare a porsi domande e a pensare veramente, stufo delle risposte preconfezionate che gli sono propinate da una parte e dall’altra. D’accordo, quelle fornite da una scuola di pensiero tradizionalista saranno generalmente più sicure, mentre le eventuali deformazioni non toccheranno mai i livelli di assurdità delle idee propagandate dalla dittatura del relativismo; ma proprio l’abituale affidabilità della prima può rendere le sue trappole più insidiose. Chi, per uscire dal pelago dell’incultura attuale, si è lasciato mentalmente decostruire per acquisire un pensiero integralista, che farà quando resterà deluso pure da quello? A che potrà ancora aggrapparsi per rimettersi intellettualmente in piedi?

Quanti pericoli, Signore, in questa Chiesa confusa! La ricerca dell’unione con Te, a quanto pare, non interessa più a nessuno o quasi; le esperienze e le dottrine dei Santi stanno bene sui libri, come oggetto di studio accademico o risorsa di battaglie apologetiche: ma, quanto a poterle rivivere, gli uni diranno che i tempi sono cambiati, gli altri che occorre guardarsi dall’orgoglio e dall’illusione. Da una parte sproloquiano con l’ideologia della mistica politica, dall’altra mi tarpano le ali con l’osservanza materiale di pratiche e devozioni. I mistici del passato non sarebbero andati molto lontano, con queste premesse, e non hanno comunque avuto vita facile: basti pensare a Padre Pio, assediato tra i positivisti che lo accusavano di isteria e i legalisti che volevano obbligarlo a celebrare in mezz’ora. «Ma cchist’ so’ ppazz’…», avrà borbottato ogni tanto con il suo umorismo sapiente. A parte gli scherzi, è l’esperienza del Tuo mistero, Gesù, che mantiene la mente e il cuore sulla retta via; ci vuole un’adesione vitale alla Tua realtà.

Per non essere scomunicato come modernista, preciso che questa esperienza, per essere autentica, non può certo prescindere dalla sana dottrina, dallo stato di grazia e dalla comunione gerarchica del Corpo mistico. È proprio quest’ultima che, oggi, risulta particolarmente problematica: molti Pastori non sono più affidabili, anzi hanno spesso bisogno di farsi redarguire dai fedeli. Manteniamoci allora uniti ai successori degli Apostoli nella misura in cui esercitano il ministero in modo retto e fedele, riconoscendo nelle loro persone, al di là dei limiti individuali, la funzione divina che hanno ricevuto. Quando, di principio o di fatto, ci si pone fuori della comunione ecclesiale, alla lunga le deviazioni sono inevitabili, per quanto si protesti fedeltà alla Tradizione, e si finisce per smentire ciò che si pretende di difendere. Noi vogliam Dio, come si cantava un tempo: non la funzione di un sistema di pensiero, ma il Dio vivente che ci chiama a condividere – e già ora può farci pregustare – la Sua eterna beatitudine d’amore.
 

11 commenti:

  1. Da una parte una deriva modernista tutta forme e formalismi, dall'altra dotte dispute barocche con sofismi di stampo bizantino che servono unicamente a rimbeccarsi appartenenze ad ortodossie dottrinarie. In mezzo chi, con l'equilibrio e l'umiltà dello studioso paziente ed orante, non dà nulla per scontato; privilegia la forma quando essa è sostanza e quindi imprescindibile, come nella cura dell'aspetto liturgico, e non ritiene che tutto sia stato detto con la dottrina tomistica, per quanto fondamentale. Non verrà scomunicato per questo, don Elia, né dai dotti né dai sapienti che hanno un difetto di fondo: sono spocchiosi, superbi, ma soprattutto non pregano (come i teologi). E censurano tutte le opinioni contrarie. Pensi che perfino un rilievo, garbato come è mia natura, in un blog, è stato scartato e non pubblicato, per il valore che poi poteva avere, unicamente perché suggerivo di lasciare l'insegnamento a chi è capace e competente, mentre sono da evitare i personalismi e le prese di posizione di chi ha molto da imparare. Tenga duro, perché come ricorda il prologo della novena " la vittoria in guerra non dipende dalla moltitudine delle forze, ma è dal Cielo che viene l'aiuto". Dio La benedica e Le dia forza.

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  2. Siccome apprezzo la sua onestà intellettuale e morale, la esorto a leggere l'Enciclica di Leone XIII «Aeterni Patris». A vantaggio dei lettori di questo articolo ne cito solo una breve frase:

    «(...) essendo all'uomo naturalmente insito che egli nell'operare segua la ragione qual duce, se avvenga che l'intelletto pecchi in alcuna cosa, facilmente dà in fallo anche la volontà; e così accade che le erronee opinioni, le quali nell'intelligenza hanno la sede, influiscano nelle azioni umane e le pervertano. Al contrario se la mente degli uomini sarà sana e poggerà sopra solidi e veri principii, frutterà sicuramente larga copia di beneficii a pubblico e privato vantaggio. (...)».

    Ho visto di persona presso due importantissimi ordini religiosi modernisti le «esperienze autentiche», sempre in strettissima (ed altissima) «comunione gerarchica»; ivi è però impossibile la sana dottrina, e difficilissima la pratica di una sana morale; in ogni caso a me per il naso non mi ci pigliano più.

    Vincenzo

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    1. La ringrazio di cuore per la luminosa citazione di Leone XIII, alla quale non posso che aderire toto corde. Come rispondo sotto più per esteso, non era certo mia intenzione criticare i princìpi di san Tommaso, accolti e raccomandati dal Magistero pontificio, ma mettere in guardia da un modo inadeguato di utilizzarli.
      Le "esperienze" cui Lei accenna, se mancava la sana dottrina e la sana morale, non potevano certo essere autentiche. Riguardo alla comunione gerarchica, specifico che, essendo oggi particolarmente problematica, siamo tenuti a conservarla in ciò che corrisponde fedelmente alla volontà e all'insegnamento del Signore.

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  3. Ha fatto bene don Elia a ricordarci a non buttare il bambino con l'acqua sporca, perche' in questo si corre il rischio di scivolare inavvertitamente, consegnando la nostra madre Chiesa nelle mani del Distruttore! Grazie don Elia, che Dio ci aiuti!

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  4. I suoi scritti Don Elia sono sempre fonte di riflessione fruttuosa. Tuttavia quanto Lei afferma in questo suo ultimo commento risulta davvero poco comprensibile, forse perché non è chiaro a chi Lei faccia riferimento. San Tommaso, con tutto il rispetto, non può essere accantonato come Lei sembra proporre, in nessun caso, mai. Farlo significa cercare si rimuovere o scuotere proprio l'alveo in cui la dottrina cristiana si colloca e in cui trova giustificazione davanti alla retta ragione. Con stima. Paolo

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  5. Trovo l'articolo molto bello e ben argomentato, francamente trovo che fare le pulci sul tomismo no, tomismo sì, nella tragica situazione in cui ci troviamo, sia come stare inutilmente a discettare sul sesso degli angeli, bisogna stare svegli ed attenti e pregare andando al nocciolo, o si crede in NSGC vero uomo e vero Dio, o è meglio passare la mano, gli ecumenismi lasciano il tempo che trovano e pure le posizioni arroccate ed estreme. Sono a lei vicino e che Dio ci assista. Grazie.

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  6. In risposta agli ultimi due commenti.
    Non propongo certo di accantonare san Tommaso, ma di non rinchiuderlo in un'interpretazione sclerotizzata, come se bastasse riproporre invariabilmente la sistematizzazione neoscolastica senza alcuno sviluppo possibile. Non è questione di "pulci", ma di fornire un insegnamento che consenta, da una parte, di evitare appunto gli estremismi e, dall'altra, di pervenire ad una piena vita di fede, cioè all'amicizia con Dio.
    Nell'articolo alludo ad un preciso ambiente tradizionalista che preferisco non nominare per non danneggiarlo in quanto fa di buono.

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  7. Penso che per scrivere questo pezzo, abbia subito forti minacce.
    Non mi stupirebbe e spero che qualcuno meno peccatore di me e per questo più gradito al Signore, preghi per Lei.

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    1. Affermo davanti a Dio che non ho subìto alcuna minaccia; finora ho sempre scritto nella massima libertà di spirito (forse anche troppa, visto che a volte sono stato di scandalo oppure sono stato frainteso). Al limite, preferirei le minacce a questo silenzio, sia per avere l'opportunità di essere ascoltato di persona, sia per poter guardare in faccia chi avesse da rimproverarmi qualcosa.

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  8. Grandi Santi e mistici ci avvertono:
    Catalina Rivas (Bolivia), stimmatizzata dal 1994; i suoi libri sono stati approvati dal suo Arcivescovo.
    Dice che il Papa vedrà la distruzione di Roma e del Vaticano, calpestato e depredato, e soffrirà. Dalle sue labbra un anatema contro coloro che si uniranno alla Bestia, “il figlio delle Tenebre”: qualcosa di mai visto dall’inizio del mondo, tempi peggiori di quelli del Diluvio, prima dell’avvento del Regno di Dio.

    Suor Sofia Marie Gabriel (Inghilterra) «Visions surnaturelles de la Madone, 1981-1991». Dice che avrebbe ricevuto dalla SS. Vergine il contenuto del “terzo segreto di Fatima” in tre parole: “Due papi rivali”, il che significherebbe che la Chiesa avrebbe sofferto nell’ultimo decennio del 20° secolo una divisione in due “fazioni rivali”; che “dei cardinali ribelli” avrebbero eletto un altro papa (falso), mentre il vero Pontefice avrebbe potuto essere costretto all’esilio”.

    San Giovanni Bosco (“Memorie”): “Il Papa ha in casa chi lo tradisce, pagato profumatamente dalla massoneria, che ha sempre trescato in Vaticano”. “Si vide una moltitudine con alla testa il Pontefice uscire dal Vaticano. Ecco un furioso temporale [tribolazioni e persecuzioni]. Dopo 200 levate del sole [7 mesi] ognuno si accorse che non era più a Roma... e si raccolse intorno al Pontefice.” [fedeltà a Pietro]

    Beata Anna Maria Taigi (secolo XIX): “La religione sarà perseguitata e i sacerdoti massacrati, il Santo Padre si vedrà costretto ad uscire da Roma”.

    San Pio X (l’ultimo Papa canonizzato): “Vidi uno dei miei successori ergersi sui corpi dei suoi fratelli. Egli troverà rifugio altrove, nascondendosi; e dopo un breve ritiro morirà di una morte crudele”

    - Ida Peerdeman (Apparizioni della Signora di tutti i Popoli, in Amsterdam; il culto pubblico fu autorizzato il 31/05/1996 e l’Autorità ecclesiastica ufficialmente le ha dichiarate di origine soprannaturale il 31/05/2002):

    “Vedo di nuovo il Papa davanti a me, circondato da un gran numero di ecclesiastici e altri signori. “È come se fossero in riunione”, dico. Parlano con veemenza, a volte sembra come se fossero in collera. La Signora mi dice: “È la lotta spirituale che si espande per il mondo. Questa è ancora più grave dell’altra e il mondo viene minato”. (03-01-1946)

    “Subito vedo davanti a me un cappello cardinalizio e sopra questo passa un segno X, come se quel cappello fosse cancellato. Sento dire dalla Signora: “A Roma verrà una lotta contro il Papa.” Vedo attorno al Papa molti Vescovi seduti e poi sento: “Disastroso”. (09-06-1946)

    “Odo quella voce e guardo, e un sentimento di oppressione mi prende. Sento dire: “Vi è una grande oppressione” e vedo chiaramente l’Italia davanti a me. È come se un'enorme tempesta si riversasse sopra di essa. Devo ascoltare e sento: “Esilio”. Vado al di sopra dell’Italia ed è come se io dovessi assestare colpi. Poi sento: “Là è come un succedersi colpo dopo colpo”. Intanto vedo sempre molto distintamente il nord d’Italia e l’estremo meridionale e tra questi vedo il centro d’Italia, dove non c’è gente, non vi è nulla, solo regna un silenzio di morte. Poi vedo sorgere una grande cupola e sopra quella chiesa o cupola si mette a piovere, sempre più forte e con gocce ogni volta più grandi. Non è una pioggia ordinaria, sono gocce di sangue. Da lontano vedo una croce illuminata e sento: “Questa diventa una gran lotta politico-cristiana; politica ecclesiastica”.

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