Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

sabato 24 gennaio 2026


I due livelli di Leone

 

C’è un modo di esprimersi, proprio degli ambienti di loggia, che si muove intenzionalmente su due o più livelli di significato: un livello di comprensione immediato, in cui si formula quanto si vuole far capire al pubblico comune, e uno o più livelli nascosti, accessibili soltanto a chi conosce le tecniche della scrittura criptica, nei quali si comunica il messaggio che interessa veramente, ma solo a coloro che devono recepirlo e sono in grado di farlo. In tal modo si compie una trasmissione di indicazioni, ordini e notizie il cui contenuto è generalmente opposto a quello manifestato in superficie e, proprio per questo, non può esser svelato alle masse, che vengono così rassicurate in modo ingannevole.

Un’altra nota tattica diversiva è l’attirare l’attenzione di tutti su un evento che faccia da schermo ad altre azioni, che così passano inosservate o quasi. Grandi attese aveva suscitato il concistoro indetto per il 7 e 8 Gennaio scorsi, il quale, grazie alla metodologia stabilita dagli organizzatori, si è risolto in una prosecuzione del tormentone sinodalità, mentre temi ben più sensibili (come la liturgia) sono stati accortamente accantonati; niente di strano, se si sa che il tutto è stato orchestrato dall’ineffabile Segreteria del Sinodo. Molto minore presa sul grande pubblico ha invece avuto il discorso rivolto dal Papa al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che sembra però contenere ben altri motivi di preoccupazione, sia pure abilmente camuffati.

Incongruenze o suggerimenti?

Come al solito, non riusciamo ad associarci al plauso generale tributato dai conservatori di diverse etichette, che si sono rallegrati delle osservazioni – in sé sacrosante – sulla necessità che le parole siano aderenti alla realtà e su quella che la pace si fondi sull’ordine stabilito da Dio. Sarebbe tutto così consolante, se non fosse per quelle apparenti dissonanze che, con il loro coerente contrappunto, ci inducono a sospettare che il testo celi almeno un secondo livello di lettura, che interessa quanti son segretamente interpellati. Proprio l’accenno al linguaggio orwelliano, che suona come un monito, potrebbe in realtà contenere l’indicazione della corretta chiave interpretativa: ciò che si sta dicendo corrisponde al “vero” inteso da chi parla, ma quel “vero” non è quello che pensa l’ascoltatore. La verità cui si appella l’oratore, probabilmente, non è la verità del senso comune, bensì una pretesa verità iniziatica: cos’è, allora, la realtà cui devono corrispondere le parole? quale l’ordine su cui deve fondarsi la pace? chi è Dio in quella visione esoterica?

Dopo i ringraziamenti (che danno l’impressione che il Vicario di Cristo sia debitore di quanti hanno accolto il suo invito e la Chiesa sia uno Stato alla pari degli altri), la rievocazione del Giubileo testé conclusosi, ignorando il suo nesso costitutivo con l’indulgenza plenaria, lo ridefinisce come occasione di esperienze benefiche per la vita terrena, senza alcun richiamo alla sorte degli uomini dopo la morte. Il riferimento al viaggio in Libano presenta quel Paese come valido esempio di intreccio di culture e religioni, quasi fosse un obiettivo da raggiungere. Poi, come un fulmine a ciel sereno, arriva il ricordo del Sacco di Roma perpetrato da Alarico nel 410, che introduce la riflessione derivata dall’agostiniana Città di Dio e sfociante nell’affermazione che siamo giunti al cambiamento d’epoca già preconizzato da Bergoglio, chiamato padre caritatevole.

Questi indizi di capovolgimento della visuale sono avvalorati dalla sottolineatura delle differenze tra il V secolo e il nostro tempo: una diversa consapevolezza culturale e un diverso sviluppo delle categorie di pensiero, concetti tipici dello storicismo e del relativismo. La storia dipenderebbe non solo dagli eventi esterni ma anche, in chiave soggettivistica, dagli atteggiamenti interiori di ogni essere umano dinanzi ai fatti della vita. Come l’Ipponate, viviamo in un periodo di profondo riassetto dei paradigmi culturali, oltre che degli equilibri geopolitici; nel suo caso, però, i cambiamenti erano subiti, ora sono pianificati. Se si accetta tale processo, come rimediare alla fluidità del linguaggio e all’ambiguità dei concetti (cose che Leone stigmatizza) così da render possibile un dialogo fruttuoso e alieno dalla violenza?

Quale sostrato filosofico?

Per garantire una connessione tra parole e realtà che assicuri una libertà di espressione ancorata alla verità, Prevost richiede l’uso di termini che esprimano inequivocabilmente cose distinte e chiare. Se l’allusione è al rosacruciano Cartesio, siamo agli antipodi del realismo del pensiero cattolico. Per giunta la libertà di coscienza è qui invocata, in chiave vitalistica e individualistica, in nome di princìpi etici e religiosi radicati nella vita personale. L’obiezione di coscienza all’aborto e all’eutanasia è de iure equiparata al rifiuto del servizio militare; nei primi due casi, però, essa è resa obbligatoria dalla legge morale, mentre nel secondo è dettata da un’ideologia: chi sopprime un nascituro o un malato terminale è un omicida, mentre chi uccide un nemico in una guerra giusta fa il suo dovere, per quanto possa farlo malvolentieri. Invece la scelta dell’obiettore, qualunque essa sia (quindi, per assurdo, anche quella di negare un farmaco salva-vita ottenuto con sperimentazioni su animali), è qui definita un atto di fedeltà a sé stessi anziché all’ordine morale e a Colui che l’ha impresso nella coscienza umana.

Il ribaltamento della realtà è ormai completo, a favore di un soggettivismo assoluto che dissolve ogni dovere nell’individualismo puro. Se è vero che lo Stato, per evitare derive totalitarie, non può violare la diversità delle coscienze sul piano del diritto esterno, rimane fermo che non può neppure tollerare che essa mini l’ordine pubblico e metta in questione il bene comune con il disprezzo delle esigenze oggettive di ogni legittimo ordinamento giuridico, che vigono a prescindere da ogni convinzione personale. Su quale base, con tali premesse, fondare la difesa della famiglia e della vita e condannare aborto, eutanasia, maternità surrogata, violenza domestica e abuso di droghe? Quale adesione è ancora possibile alla realtà, alla verità e alla natura? Cosa si intende davvero con questi termini, visto che se ne desidera la corrispondenza a concetti ben definiti e privi di ambiguità?

Una visione fluida e individualistica della coscienza (che – lo ripetiamo – non viene esplicitamente espressa, ma sembra sottesa allo scritto) permette ai signori del discorso di riversare nei cervelli le idee più aberranti con l’imbuto della Rete, ora enormemente potenziato dalla pseudo-intelligenza artificiale, strumento perniciosissimo al quale l’insistenza dei richiami papali pare volerci assuefare con intenti overtoniani. Così si spalanca la porta a qualsiasi deviazione morale: pensiamo in particolare alle perversioni sessuali, riguardo alle quali qualunque giudizio appare ormai come un intollerabile attacco alle libertà individuali; anzi, diventa obbligatorio praticarle per chi, una volta manipolato, desideri essere fedele a se stesso. A questo punto la gerarchia cattolica, da barriera contro le derive indotte nella società postmoderna, si è trasformata in alleata dei poteri eversivi; il suo capo, quasi non ci fosse alcuna contraddizione, può al contempo riaffermare la famiglia naturale e incoraggiare l’accoglienza dei sodomiti nella Chiesa.

In questo contesto anche la libertà di professare una religione (nei limiti necessari per quelle false) si riduce a diritto soggettivo dell’individuo e le persecuzioni dei cristiani, mai prima così diffuse, a crisi dei diritti umani (quando invece sono forme di odio per Cristo), come se il cristianesimo non fosse altro che una religione qualunque fra le tante. Ancora una volta la realtà con cui devono essere in accordo i concetti e le parole che li designano non è quella abitualmente intesa dal senso comune e ancor meno quella conosciuta mediante la fede. Qual è il fondamento oggettivo e trascendente cui ci si richiama, in tale prospettiva immanentistica? Se non è quello della metafisica classica e scolastica (l’unico che assicuri l’immutabilità delle realtà pensate e la stabilità del quadro conoscitivo), non rimane altro che le cattive filosofie contemporanee, profondamente influenzate dalla cabala giudaica con la sua falsa trascendenza panteistica in incessante trasformazione.

Conferme geopolitiche?

Indiretta conferma pare fornita dal fragoroso silenzio sulle atrocità che continua a perpetrare lo Stato più criminale della storia umana, mentre l’oratore non può esimersi dall’ennesima, ingiustificabile condanna dell’antisemitismo, corredata con l’immancabile citazione di un relitto, la Nostra aetate. Qui si capisce chi governa realmente il mondo e, purtroppo, anche la Santa Sede. Come negli Stati Uniti, in Vaticano sembra essere avvenuto un avvicendamento tra i candidati delle due correnti del giudaismo spurio, le quali, sia pure in un confronto che impedisce a ognuna delle parti di acquisire un potere eccessivo, sono coordinate da un’occulta entità superiore. Al di là dei mezzi adoperati e della velocità del processo, lo scopo comune è la dissoluzione di ogni ordine e verità a vantaggio dell’instaurazione di una tirannia satanica.

Diversi interventi di Leone, probabilmente, rispecchiano una molteplicità di livelli di interpretazione, a cominciare dal discorso dell’Habemus papam, il quale, per l’accurata scelta di temi e parole, non può certo essere frutto di improvvisazione né di un’affrettata stesura, visto il breve lasso di tempo intercorrente tra la fumata bianca e la comparsa alla loggia. Si vocifera, in effetti, che la mattina dell’8 Maggio (per effetto della visita pasquale di Vance?) i giochi fossero già fatti e il candidato abbia saltato il pranzo per scrivere l’allocuzione. Nel pomeriggio, inspiegabilmente, alcuni cardinali son stati visti passeggiare nei cortili interni, quando invece si sarebbero dovuti trovare nella Cappella Sistina. L’interminabile sessione di voto della sera prima, conclusasi con una brevissima e fasulla fumata nera, è forse servita a convincere i cardinali dubbi di nomina bergogliana a lasciare la scelta a quelli sicuri, onde evitare di perpetuare la situazione di incertezza del pontificato precedente?

Come che sia, non deve sfuggirci un fatto: in confronto allo sgangherato “pensiero” del predecessore, qui siamo di fronte a un’insidia ben più sottile e raffinata; chi non la coglie è o ingenuo o complice o ricattato. Dopo aver sfruttato la rozzezza di un incolto divorato dall’odio per quanto la Chiesa ha di più sacro al fine di dividerla in fazioni contrapposte, ora i nemici di Cristo, con un’abilità che ha del diabolico, son riusciti a riportare negli argini il dissenso, individuato e compattato dalle avverse circostanze dello scorso pontificato. Così, mentre il processo dissolutivo, proseguendo la rivoluzione in cappa e tiara, avanza indisturbato con stola e mozzetta, adesso nessuno più fiata; anzi, son tutti felici del nuovo corso – anche se, in realtà, esso radicalizza quello precedente. Ecco gli effetti del linguaggio orwelliano; per grazia di Dio, tuttavia, ne siamo immuni.

Il vostro linguaggio sia: «Sì, sì; no, no»; il di più viene dal maligno (Mt 5, 37).


12 commenti:

  1. Diagnosi perfetta che condivido
    Nemmeno nel messaggio per la marcia della vita recente si sono chiamate le cose con il loro nome . Si preferisce usare "sacralità della vita" che può includere di tutto e di più. Almeno un tempo si chiamavano principi non negoziabili.
    Se si è ceduto terreno allo stato con il concordato e si è fatto un concilio alla liberte',egalite',fraternite',si sta nella Chiesa con armi spuntate. Sono loro ad essersi arresi al mondo. La Chiesa è Una,Santa Cattolica Apostolica,loro sono altro

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  2. Solo per capire un poco del quadro mondiale attuale.
    Attenzione : c'e' a tratti un poco di linguaggio colorìto.
    IL GRANDE BOARDELLO - MAZZUCCO live - Puntata 362 (23-01-2026)
    https://www.youtube.com/watch?v=7eYaWCWiITw
    Border Nights

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  3. Suetta risponde a Paglia e condanna la 194: «Legge iniqua»
    Per la campana dei bimbi non nati mons. Suetta ha ricevuto critiche ma molti più attestati di stima: solo cinque, però, dai vescovi. La risposta a Paglia sulla vera fraternità. Il dovere della Chiesa: annunciare la verità sull’aborto. Dall'intervista della Bussola al vescovo di San Remo e a don Giorgio Bellei.
    https://lanuovabq.it/it/suetta-risponde-a-paglia-e-condanna-la-194-legge-iniqua

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  4. Soggettività del nascituro, cortocircuito in Cassazione
    Un’ordinanza della Cassazione risalente ad ottobre scorso riconosce la soggettività al nascituro e fa emergere il cortocircuito: il nascituro è soggetto di diritto, tanto che la sua morte merita un risarcimento a favore dei genitori, allora perché ucciderlo con l’aborto?
    https://lanuovabq.it/it/soggettivita-del-nascituro-cortocircuito-in-cassazione

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  5. I due livelli della condizione terrena, limitazione e miseria materiale, redenzione e grazia divina, entrambi riflessi dalla umilissima statua. Capolavoro plurisecolare della Vergine Maria, proprio in questo periodo ricorre soprattutto il pellegrinaggio.
    Magistrale la presentazione, leit motiv del video si può dire la manifesta limitazione, visibile e scoperta, legata alla natura materiale della condizione terrena, limitazione tuttavia del tutto trascesa dai significanti superiori che il caso attesta mirabilmente, evidenti già nella commovente figura capostipite di Anna Lucia.
    Il luogo attrae secondo il video 6 milioni di pellegrini all'anno, altri si spingono fino a 15 milioni, la devozione si è sparsa altrove, un luogo in USA citato nel video attrae infatti 1 milione di pellegrini per anno.

    https://m.youtube.com/watch?v=0t4eO8iMBMA&pp=ugUEEgJlbg%3D%3D

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  6. Video sui luoghi, 2 febbraio festa principale, Candelaria, 15 milioni pellegrini all'anno

    https://m.youtube.com/watch?v=Xe3zZwdU3qU

    Secondo questa fonte invece 9 milioni di pellegrini. In totale nel Messico 40 milioni i pellegrini religiosi all'anno, 20 milioni a Guadalupe, per confronto 6 milioni a Lourdes che ha il primato in Europa

    https://www.riotimesonline.com/religious-tourism-boom-40-million-pilgrims-power-mexicos-heartland/

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  7. Davvero bisognerebbe essere semplici e chiari nel parlare e riferirsi sempre alla Parola di Gesù.La Chiesa è stata creata per difendere il depositum fidei e trasmetterlo
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  8. Una cosa da osservare, anche il mondo giudaico è target e vittima di queste tendenze anticristiche, anzi lo è sempre stato, vedi Trasfigurazione di Cristo con i due testimoni per eccellenza di legge e profeti che furono in strenua lotta, Mosè contro Mammona e il vitello d’oro materiale e mercatista, Elia contro le entità fenicio-cananee e i loro sacerdoti, le stesse forze sono all’opera anche oggi. Mi ricordo che Tel Aviv è detta dagli stessi ebrei la città del peccato, ad esempio per la massima concentrazione in Asia di omosessuali (https://en.wikipedia.org/wiki/Tel_Aviv_Pride) che include anche arabi, Haifa e pure Gerusalemme hanno queste parate. Anche il giudaismo rabbinico ha una figura, Armilus, che è equivalente all’anticristo cristiano. Interessante uno spunto recente sostenuto da un israeliano, Golan Broshi: il giudaismo rabbinico nacque per influsso del Nuovo testamento, indebitato dunque a Cristo e non legato invece a una precedente legge orale. Circa il giudaismo rabbinico, in uno dei periodi di massimo asservimento del Vaticano, Pio VII era praticamente prigioniero di Napoleone, una dichiarazione di Rabbi Avigdor, la trovate in (https://www.radiospada.org/2017/11/da-leggere-il-vaticano-ii-dellebraismo-il-concilio-sionista-di-basilea/)
    Quando Napoleone decise di regolare la questione ebraica convocando, per la prima volta dopo la distruzione del Tempio, il Gran Sinedrio, corte suprema giudaica composta da 71 tra rabbini e laici israeliti. Creato il 10 Dicembre 1806, il Gran Sinedrio iniziò le sessioni il 31 gennaio del 1807 a Parigi, nella chiesa sconsacrata di San Giovanni.
    Il 5 Febbraio avvenne un fatto che la vulgata moderna si guarda bene dal divulgare. Lo riporta lo storico François Piètri (1882-1966):
    «Rabbi Avigdor pronuncia un discorso che costituisce un autentico colpo di scena ma che, dopo un primo movimento di sorpresa, provocherà l'entusiasmo di tutto il Sinedrio. Appoggiandosi su un ricco e preciso apparato di citazioni storiche, la sua allocuzione rende grazie alla Chiesa Cattolica per la protezione che non ha mai cessato di accordare agli ebrei perseguitati. Avigdor dà un lungo elenco di Padri e di Papi che hanno trattato con umanità e ospitato gli israeliti espulsi e tormentati dal potere civile in quasi tutti gli Stati d'Europa. Ricorda che il solo luogo da cui il popolo eletto non fu mai cacciato è quello su cui i Pontefici esercitarono il loro potere temporale. In Francia, le migliori condizioni in assoluto per gli ebrei furono quelle di Avignone e del Contado Venassino, territori soggetti all'autorità papale. Alla fine del suo excursus storico, il rabbino di Nizza - tra gli applausi dei colleghi che lo ascoltano in piedi - domanda al Sinedrio di deliberare “un voto di gratitudine alla Chiesa di Roma per i benefici del Clero cattolico verso gli Ebrei”».
    SOTTO DICHIARAZIONI DI RABBINI AL CONGRESSO DI BASILEA

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  9. DICHIARAZIONI DI RABBINI AL CONGRESSO DI BASILEA
    Nathan Marcus Adler (1845-1891), Gran Rabbino d’Inghilterra, definì il Congresso «un colossale abbaglio» e qualificò come «assolutamente funesta l’idea di stabilire lo Stato ebraico in Palestina». Il Times, riportando una sua dichiarazione, scrisse:
    «Il Gran Rabbino Adler e gli Israeliti ortodossi dell’Impero Britannico vogliono conservare la propria nazionalità inglese, pur conservando la religione dei loro padri. L’idea di una Nazione ebraica è nata nella mente degli Ebrei che sono oppressi nei loro paesi; ma in Inghilterra, in Francia, in Italia e negli Stati Uniti, dove gli Ebrei sono cittadini che amano la Patria, nessun Israelita può approvare un sogno simile».
    Samuel Kohn (1841–1920), Gran Rabbino d’Ungheria, disse:
    «Il Sionismo è un nonsenso per gli Ebrei ungheresi, perché gli Ebrei in Ungheria godono di tutti i diritti civili e non abbiamo bisogno di costituire un nuovo Stato. L’Ungheria è una Nazione con 700.000 Ebrei; nella capitale Budapest vivono 600.000 abitanti, tra cui 120.000 Ebrei; noi abbiamo grazie a Dio tutti i diritti civili; dobbiamo sacrificare la nostra fortuna e la nostra vita per il nostro Imperatore-Re e per la Patria; non abbiamo altro Paese che l’Ungheria; rimarremo nella nostra capitale, perché Budapest è il cuore dell’Ungheria».
    Va poi citata la dichiarazione congiunta del Gran Rabbino Gudemann di Vienna e dei Rabbini degli Stati Uniti:
    «Abbiamo dichiarato che il Rabbinato di Germania, d’Inghilterra e, possiamo aggiungere, degli Stati Uniti avevano nettamente preso posizione contro le dottrine pericolose di cui il congresso riunitosi a Basilea s’è fatto portavoce».
    Ancora più importante l’intervento del Gran Rabbino di Parigi, Dreyfuss:
    «Ricostituire il regno di Giuda! Ma che vuol dire? Senza dubbio noi, Ebrei ortodossi, rimaniamo fedeli all’idea messianica; noi crediamo alla venuta del Messia al quale si uniranno gli uomini di tutte le religioni; del Messia fondatore dell’impero universale nel quale si fonderanno fraternamente tutte le nazioni in cui regnerà la pace eterna. Possiamo anche ammettere che il regno d’Israele, divenuto centro spirituale del mondo pacificato, si ricostituisca in questo momento; ma quale rapporto vi può essere tra questo ideale religioso ed il progetto del dottor Herzl e dei suoi amici? Noi approviamo che la carità ebraica assicuri in Palestina o in America del Sud vasti rifugi destinati ad accogliere gli Ebrei perseguitati o, in modo generale, tutti coloro che la legge (come in Russia o in Romania) pone fuori del diritto comune. Ma quale ragione vi è attualmente di ricreare una nazionalità sparita, di rifare una patria a degli uomini che, dopo secoli – in Francia, in Inghilterra, in Germania – hanno una patria, in cui la legge li tutela, in cui i loro interessi più sacri li trattengono?»

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  10. L'illusione del clero occidentale di "compensare" l'apostasia europea con le conversioni in Africa e Asia è un errore di superbia e di cecità. I popoli di quelle terre, pur avendo un entusiasmo sincero, ricevono spesso una catechesi che è già figlia del compromesso tra la Chiesa e l'impero informale americano che quella soggioga. Se il fondamento è un "Vangelo sociale" o un cristianesimo ridotto a filantropia e aiuti umanitari, non avrà le radici per resistere alla seduzione finale dell'Anticristo.

    Mentre l'Occidente ha impiegato secoli per perdere la fede attraverso un processo di erosione intellettuale, questi popoli, passando direttamente dal paganesimo o dalle fedi... ''tradizionali'' a un cattolicesimo "modernista", non hanno potuto sviluppato gli anticorpi necessari contro il razionalismo e la tecnica. Le "fedi giovani" sono particolarmente vulnerabili a questo: se la loro conversione è legata all'idea che "Dio porta il progresso", quando arriverà l'Anticristo con un progresso ancora più tangibile e immediato (magari con la tecnica suprema), essi lo seguiranno come un messia più efficiente.

    Conclusione: la predicazione moderna, intrisa di americanismo, tende a nascondere la Croce. Ma senza la Croce, la fede è solo un'ideologia. Senza il misticismo, senza il senso del Peccato, ma soprattutto, senza una solida base dottrinale priva degli errori dell'americanismo (o modernismo, o ''cattolicesimo'' liberale) questi nuovi cattolici saranno i primi a cedere davanti al "segno della Bestia" che promette di comprare e vendere in un mercato globale di benessere apparente.

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  11. Ecumenismo e sinodalità. Ecco perché Leone ha saldato i due concetti. E ha dato una scadenza
    https://www.aldomariavalli.it/2026/01/28/ecumenismo-e-sinodalita-ecco-perche-leone-ha-saldato-i-due-concetti-e-ha-dato-una-scadenza/

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  12. Mais malgré tout, egli ci consiglia la lettura e la meditazione del classico spirituale di Fra' Lorenzo della Resurrezione (Nicolas Herman), umile frate converso e cuoco francese del XVII secolo che insegna a vivere in comunione continua con Dio, trasformando le attività quotidiane e il lavoro in momenti di preghiera. Un classico della spiritualita' a cui spesso ci ha rimandato Don Elìa. Ave Maria!

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