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sabato 11 febbraio 2023

 

Il Signore dà una legge a chi erra

 

 

Delicta iuventutis meae et ignorantias meas ne memineris (Sal 24, 7).

La moderna linguistica distingue tra significato e significante, ossia tra ciò che si vuole esprimere e il segno verbale che ne è portatore. Chiunque voglia farsi comprendere in una determinata lingua deve necessariamente utilizzare dei termini ad essa appartenenti che corrispondano alle idee che intende comunicare. Di qui derivano due evidenti esigenze: che egli conosca l’idioma di colui che lo ascolta e che scelga le parole adatte a manifestare il proprio pensiero. Oggi, soprattutto in campo commerciale, economico e informatico, l’italiano è invaso da una marea di lemmi anglosassoni di cui non tutti sanno il significato (né sono tenuti a saperlo). A parte questo inconveniente non da poco, è altresì invalsa l’abitudine, specie nel giornalismo, di usare i termini in un senso diverso da quello proprio e di sostituire quelli più disturbanti con perifrasi che facciano apparire più accettabile ciò che indicano. Per esempio la parola aborto, che designa un omicidio aggravato, è rimpiazzata da interruzione di gravidanza, come se quest’ultima fosse un qualunque processo cui si potesse por fine in virtù del semplice arbitrio individuale.

A nessuno sfugge fino a che punto tale procurata involuzione linguistica danneggi non soltanto il pensiero, ma anche la coscienza morale; per questo dobbiamo conservare e difendere la libertà di custodire il vero significato delle parole e di indicare ogni cosa con il suo nome. C’è però un danno più nascosto e pernicioso provocato da tale andazzo: trasponendo il discorso sul piano spirituale, infatti, ci si avvede di quell’insidiosa dissociazione tra significante e significato che, nella Chiesa, viene promossa da ormai sessant’anni. Il caso più eclatante è la concessione, risalente a pochi anni fa, della possibilità di essere ascritte all’Ordo Virginum a donne che abbiano perso la verginità. Ciò che immediatamente salta agli occhi è che non si può consacrare a Dio qualcosa che non si ha più; a sentire le motivazioni di questa lampante contraddizione, però, ci si rende conto che i responsabili di tale decisione hanno appunto scisso il senso della consacrazione verginale (la totale dedicazione di sé al Signore, anche nel corpo) dal segno sensibile che lo esprime (l’integrità fisica).

Chi non è più vergine può comunque emettere il voto di castità e osservare la continenza perfetta da quel momento in poi, se ne ha la vocazione. Tuttavia anche in questo, purtroppo, i “teologi” della vita consacrata hanno confuso le idee ai religiosi, insistendo in modo unilaterale sul significato di quel voto (lo sposalizio dell’anima con Cristo) e separandolo dal suo significante (l’impegno di astenersi per sempre dall’uso della sessualità). Basterebbe ricordare che ogni battezzato è tenuto, sotto pena di peccato grave, a mantenere la purità, mentre i rapporti intimi tra uomo e donna sono leciti esclusivamente nel matrimonio e in vista della procreazione, a meno che motivi molto seri (pericolo di vita per la madre, gravi ristrettezze economiche o la certezza che il bambino nascerà con pesanti menomazioni) non autorizzino il ricorso degli sposi ai metodi naturali. Se il precetto della purità vale per tutti, quanto più è obbligante per coloro che, nella Chiesa, si pongono come modelli da imitare e, a tale scopo, si collocano in uno stato distinto da quello degli altri!

I moderni teologanti, naturalmente, contrattaccheranno dispiegando tutto il loro farraginoso arsenale di argomentazioni fallaci: il valore intrinseco della corporeità, la sostanziale parità tra i battezzati, la portata spirituale dei voti… tutte obiezioni che, esposte ai millenari raggi della ragione e della fede, si sciolgono come neve al sole. Se non avessimo alle spalle una lunghissima tradizione, quei banali errori potrebbero forse scusarsi; essi son possibili unicamente perché, col pretesto del rinnovamento della vita consacrata, si è gettato a mare un ricchissimo patrimonio di riflessione ed esperienza. Le attuali deviazioni sono dunque effetto di una scelta deliberata (e perciò colpevole): il rifiuto di una sapienza acquisita e consolidata a vantaggio di una nuova visione “al passo coi tempi”, ma del tutto inventata in rottura col passato. Questa irragionevole virata ha avuto inevitabili ripercussioni su tutto il Corpo Mistico, dato che i religiosi ne costituiscono il cuore: se coloro che vivono nello stato più perfetto si illanguidiscono, che ne sarà degli altri?

Qui i nostri immaginari interlocutori insorgeranno sdegnati, rivendicando la pari dignità di tutti i membri della Chiesa e l’equivalenza delle varie vocazioni, idee che non trovano però alcun sostegno nelle fonti precedenti. Fin dall’età patristica si è riconosciuto che non solo i chierici, avendo ricevuto il sacramento dell’Ordine, sono insigniti di una dignità superiore, ma anche i monaci e le vergini, avendo abbracciato una vita di più radicale conformazione a Cristo, sono collocati in una posizione più eminente. Negare questo dato di fatto in nome di un’idea è tipico di quella mentalità hegeliana che ha contagiato la riflessione teologica; la realtà, tuttavia, precede la riflessione, la quale ad essa deve adeguarsi, non il contrario. Tale costatazione non implica certamente che i religiosi, in virtù della loro consacrazione, siano automaticamente santi, bensì che il loro stato, di per se stesso, li predispone più degli altri alla santificazione, essendo un’imitazione più prossima di quello che il Figlio di Dio scelse per sé nella vita terrena; se perciò essi ne osservano realmente le esigenze, sono considerevolmente favoriti nel conseguire la perfezione cristiana.

L’idea che questa impostazione risenta di una visione superata che non terrebbe in debito conto un preteso valore della corporeità presuppone un’altra contraddizione. Occorre qui preliminarmente ricordare che il corpo umano ha valore non per se stesso, ma perché vivificato dall’anima razionale, fondamento dell’identità personale nonché principio organizzatore della materia che lo costituisce. Proprio questo fatto ne impone il rispetto e proibisce di manipolarlo come fonte di piacere, comune o solitario, cosa che lo degrada ad oggetto. Il battezzato, oltretutto, è tempio dello Spirito Santo ed è quindi a maggior ragione obbligato a trattare il proprio corpo con riverenza e timore, escludendo qualunque atto possa lederne la dignità e, di riflesso, offendere Dio che lo ha creato e santificato, facendone la Sua santa dimora. La sessualità è direttamente ordinata alla trasmissione della vita e indirettamente (cioè in vista della procreazione) all’unione degli sposi, che è solo il fine secondario del matrimonio; il suo retto esercizio richiede un vincolo stabile, il quale, pur compiendosi in esso, non è rafforzato dal commercio carnale ma, essendo stato posto in essere con un atto della volontà ratificato da Dio, dalla fedele dedizione reciproca e dalla grazia permanente del sacramento.

Chi rinuncia alle nozze carnali non lo fa per essere più libero né, tanto meno, per ragioni di ordine socio-politico, bensì per unirsi più strettamente al Signore. Se è vero, allora, che tale scelta ha un significato eminentemente spirituale, proprio per questo è altrettanto vero che l’amore per Dio esige l’astensione completa da quanto possa offenderlo. Un atto di impurità o di fornicazione, nel caso di un religioso, comporta un duplice peccato in materia grave: uno contro il sesto e uno contro il primo comandamento, in quanto egli è tenuto ad evitarlo non soltanto in virtù della legge naturale, ma anche per l’impegno che si è liberamente assunto col Creatore. Con ciò non vogliamo certo atteggiarci a moralisti, ma solo ricordare umilmente la verità intrinseca delle scelte compiute, la quale contiene in sé la loro finalità. Se uno, pur partendo da una posizione sfavorevole, conosce l’obiettivo cui tendere e i mezzi da usare per raggiungerlo, è già in forte vantaggio; se invece li ignora, non potrà fare altro che sprofondare sempre di più, dato che, nella vita morale come in quella spirituale, o si sale o si scende: è impossibile rimanere in una posizione di mediocrità.

L’autentica rinnovazione della Chiesa richiede necessariamente che i sacerdoti e i religiosi tornino ad essere ciò che devono essere, perfettamente casti e continenti, così da poter far nuovamente brillare la luce del Vangelo in una società che, avendolo rinnegato, è sprofondata in una cloaca di lerciume peggiore di quello che la prima predicazione cristiana trovò nell’ambiente pagano dell’antichità. È estremamente urgente, per la conversione e salvezza di tanti uomini e donne del nostro tempo, che questo avvenga al più presto, anche perché i membri più nobili della Chiesa sono esposti ad una condanna ben più grave di quella dei laici. Non dimentichiamo poi che i peccati contro il sesto comandamento sono quelli che portano più anime all’Inferno e danneggiano di più, insieme alla superbia, la vita spirituale. Siamo invece immensamente grati al Signore di averci estratti, per pura misericordia, dall’abisso di perdizione che sta risucchiando il mondo contemporaneo. Le difficoltà dell’impresa non devono scoraggiare nessuno, dato che Dio non esige nulla di impossibile, ma dona sempre le grazie necessarie a chi sia disposto a riceverle e a corrispondere ad esse.

Ad maiora!


15 commenti:

  1. Proprio una settimana fa, parlando dopo la Messa con un signore, cercavo di fargli capire quanto fosse importante il celibato nella vocazione sacerdote e religiosa, in ottica di totale consacrazione a Dio. La risposta è stata: "Non sono d'accordo; bisogna dare, come i protestanti, la possibilità di scegliere".
    Ormai la mentalità dei cattolici è talmente deformata, da rendere opinabile anche la realtà oggettiva; non riescono nemmeno a capire che qualcuno sia felice di vivere una vita di castità.

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    1. Questo è il risultato, purtroppo, di decenni di soggettivismo e libertinismo attivamente promossi nella società e nella Chiesa.

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  2. Fuori tema:

    https://campariedemaistre.blogspot.com/2023/02/gnocchi-e-il-cupio-dissolvi-del.html

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  3. Carissimo padre,
    questo è un articolo dal sapore amaro, di quell'amaro che sana ma amaro resta.
    Ciò che scrive è vero e giusto: se alcuni rispondono ad una certa chiamata in maniera piena e perfetta, non è sano per noi, come Chiesa, che si abbassi ciò che tale risposta richiede.
    Perché, se giusto, allora dico che è amaro?
    Perché, dove la famiglia è distrutta, anche quella apparentemente unita e anche con sentimento religioso, l'educazione dei figli viene lasciata alla società: scuola, media,relazioni, realtà frequentate e tutto concorre a privare i fanciulli dell'innocenza il prima possibile. Si salvano poche famiglie, poche realtà. Così nel nostro povero mondo moderno e avanzato, poche sono le risposte di quel livello alle chiamate, sempre che queste chiamate si percepiscano, perché pochi sono quelli che ancora possono rispondere in maniera così perfetta e totale. Senza addentrarmi in una scienza che non conosco, credo che lo stabilire, come a scuola, una sorta di "tutti promossi senza voto, dal 6 in poi" sia davvero spiritualmente diseducativo. Si vuole evitare che si invidi chi ha perseverato in quello in cui molti hanno fallito, prima che ne capissero l'importanza? Si vuole far desistere i nostri pastori dal rispondere in maniera perfetta alla loro chiamata, scoraggiandone in qualche modo la perseveranza nella virtù, in modo che non insegnino a custodirla, perché tanto è uguale? No, non è uguale, e non perché una persona che ha sbagliato non possa "brillare" come chi non lo ha fatto. Non è uguale perché il nostro cuore le cicatrici le porta, per quanto siano dorate, come le crepe di quei vasi giapponesi che vengono riparati e impreziositi, e chiunque di noi usciti dal proprio abisso vorrebbe essere integro piuttosto che con le cicatrici, che gli ricordano le ferite aperte che c'erano prima. Ma Dio va ringraziato per chi ha perserverato e può donarsi a Lui integralmente, come va ringraziato per aver riparato il nostro vaso/cuore con l'oro. Le anime che non sono state corrotte e si donano a Dio sono preziose per noi tutti, ma chi è uscito dal proprio abisso può essere altrettanto prezioso, nel modo che gli è stato dato. È questo che non va rifiutato, credo.
    Qualcuno, come me, avrà attraversato la fase "vorrei poter essere come loro", dopo la conversione, quando si provano vergogna e tristezza per il proprio passato e si guarda a chi quel passato non ce l'ha. Beh, appropriarci di un ruolo non serve a svolgere meglio la nostra missione qui, né a spazzarlo via dalla nostra mente, quel passato (che in qualche misterioso modo acquisisce una sua utilità).
    Ma il più grande pericolo che si nasconde dietro il deprezzamento della virtù credo sia il volere per gli altri le stesse nostre cicatrici, per non sentirci umiliati (o per portare via anime al Signore, se c'è dietro qualcuno che lavora con metodo), il che svela il lato omicida della superbia e dell'invidia che mettono radici nel cuore. Invece di sperare di essere mezzi poveri con i quali il Signore può attrarre a Sé altre anime, e non solo quelle "sgangherate", stiamo lì a piangere sulle ferite che Lui ha già sanato, non pensando che saremmo potuti morire dissanguati o per le infezioni, se Lui non ci avesse salvato. Il tributo che abbiamo pagato al nostro carnefice non torna indietro, ma la dignità dei figli ci è stata data di nuovo.
    Un vaso integro e un vaso riparato, per quanto diversi, possono entrambi essere riempiti. E che siano tutti pieni di Dio è ciò che dobbiamo sperare, non che siano tutti sullo stesso ripiano dello scaffale, perché se non si lasciano riempire diventano vane e l'integrità e la riparazione. Voglia correggere le inesattezze di questa semplice apertura di cuore, che non ha pretesa di essere verità oggettiva.

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    1. Certo, anche il vaso riparato ha la sua benefica funzione, perché mostra ciò che il Signore è in grado di fare con le anime umili e docili. Solo la superbia può spingere al deprezzamento della virtù o all'invidia verso il vaso integro. La gratitudine a Dio è il sentimento preponderante, se si è veramente capita la grandezza del dono ricevuto, in un caso come nell'altro.

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  4. Carissimo Don Elìa, Rev. Padre, ho ascoltato oggi questa breve riflessione del P.Serafino Tognetti , mi ha molto colpito quanto racconta a proposito della intuizione avuta da un suo amico Sacerdote. Mi piacerebbe tanto che l'ascoltasse e sapere cosa ne pensa (quando potra' farlo). Spero tanto di non arrecare dispiacere al Suo cuore.
    Dio La benedica! Ave Maria!

    "San Giuseppe e i Bambini Non Nati"
    Bellissima catechesi di Padre Serafino Tognetti
    https://gloria.tv/post/6jEbZvBCwDT8D6MwfiiVKiAXj

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    1. Riguardo alla sorte dei bambini abortiti dobbiamo attenerci alla dottrina definita dalla Chiesa, in base alla quale la salvezza eterna richiede il Battesimo (di acqua, di sangue o di desiderio).
      Ora, dire che la Chiesa non ha mai negato che il feto sia capace di porre atti consapevoli non significa che sia cosa certa; semplicemente non lo sappiamo e non ci è dato saperlo. Tale ipotesi, in ogni caso, si scontra con il fatto che l'anima umana, essendo per costituzione uno spirito incarnato, conosce, vuole e opera mediante il corpo. Per questo è necessario non solo lo sviluppo fisico del cervello, ma anche l'esercizio delle sue funzioni mediante l'apprendimento.
      Gli argomenti portati a sostegno sono tutti di tipo soggettivo (intuizioni e sentimenti) e possono quindi essere frutto anche di illusioni umane o di inganni diabolici.
      In conclusione, non è certo proibito pregare od offrire la Messa per le anime di cui non si conosce la sorte, ma senza spacciare idee personali per certezze dottrinali.

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  5. Buongiorno don Elia, è lecito pregare il Signore per liberare una terra dalla calamità della siccità o pregarLo in riparazione dei peccati commessi su quelle terre per essere liberati dalle calamità naturali? Quale sarebbe la preghiera più gradita a Dio?

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    1. Certo. La liturgia tradizionale prescrive le Rogazioni proprio a questo scopo.

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  6. Reverendo P. Elia,
    Una domanda OT: qualora dovesse entrare in vigore, come da più parti si legge, una nuova costituzione apostolica che abrogherebbe definitivamente la S. Messa tridentina, chi frequenta la FSSPX, o gli istituti Ecclesia Dei, o qualche sacerdote che non vuole piegarsi a questo -mi si passi il termine- diktat, si troverebbe in peccato grave?
    La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta.
    SLGC

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    1. La Messa tradizionale non può essere abrogata; neppure il Papa ne ha il potere. Peraltro una legge che ne proibisse la celebrazione sarebbe invalida in se stessa, in quanto contraria al diritto divino. Di conseguenza non sarebbe assolutamente peccato partecipare alla Santa Messa celebrata secondo il rito trasmessoci dall'antichità.

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  7. Mi viene in mente una riflessione sulla "Messa", nel 1969, avevo pochi anni e pensavo da bambino, ho fatto il chirichetto nella Messa tradizionale in latino, dopo cio' solo Messa nuova. Le letture di san Paolo apostolo nella Messa sono state una fonte di comprensione viva per un gentile come me (e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le gradi opere di Dio) .
    Premetto che non capisco niente di latino né di concili, tanto mene di liturgia e tradizione. Ma ritornando alla riflessione di come offrire il sacrificio nella Messa per essere gradita al Signore:
    Gesesi 4, 3 - 5 "Dopo un certo tempo, Caino offri frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offri primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradi' Abele e la sua offerta, ma non gradi Caino e la sua offerta."
    Il Primogenito E' uno solo Cristo Gesù!
    I pastori sono i sacerdoti!
    Se il Signore gradisce il Sacrificio nella Messa tradizionale perché perseguitarla?
    Veda Lei Don Elia se merita essere pubblicata.

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  8. 27 Feb.San Gabriele dell'Addolorata - Film completo.

    Film&clips. La vita di Francesco Possenti (Gabriele), ripercorsa nei suoi momenti piú significativi attraverso le testimonianze di chi lo ha conosciuto e di chi gli è stato vicino in vita. In un'arida aula di tribunale vaticana alla fine del XIX secolo, anziani uomini di chiesa, un tempo giovani di fede come il loro mai troppo compianto Gabriele, conducono la loro ultima missione: ottenere il giusto riconoscimento per chi ha speso la propria esistenza nel segno dell'amore verso il prossimo, dimostrando che il vero miracolo della vita non sta in ciò che non è spiegabile, ma nell'amare incondizionatamente e senza menzogne. Un lungo e straordinario percorso di volontà e di fede che porterà alla beatificazione di Gabriele, morto prematuramente a 24 anni senza aver compiuto nessun miracolo e tuttavia destinato a diventare il santo piú amato dai giovani di tutto il mondo.
    https://gloria.tv/share/iuRzcyKxbMJQ6qNGsunAG9EeP#5485
    "Io non so se sono stato così buono/a da meritare questi dolori,prche' io so che attraverso la sofferenza trovero' la felicita' "

    Se il Rev.Padre Don Elìa lo riterra' utile a tutte le famiglie che seguono questo sito e in special modo per le famiglie con bambini e giovani adolescenti. S.Gabriele dell'Addolorata li aiuti nel discernimento della Volonta' di Dio . Ave Maria!

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  9. Padre Pio: "Afferratevi al Rosario. Siate molto grati alla Madonna perché è stata lei a darci Gesù. Amare la Madonna e farla amare; recitare sempre il Rosario e recitarlo il più spesso possibile".
    https://gloria.tv/post/aBWEcz7u6X8H3LfQRGVceJ8xY

    Santa giornata a tutti con questa bella immagine di P.Pio orante.
    Non c'e' niente di piu' bello ed edificante (per me)che l'esempio di un Prete che prega. Quando per ragioni di salute devo ricorrere ad un Ospedale, cerco sempre di far visita in Cappella. E fu proprio in una di queste occasioni che trovai tra i banchi, nella grande Cappella vuota del Campus Biomedico, un Sacerdote inginocchiato intento a sgranare il Rosario.Quale esempio! Rimasi estasiata e inginocchiata mi accodai silenziosamente alla Sua silenziosa preghiera.Grazie Madre, al ricordo ancor mi ristoro!

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