In evidenza

sabato 24 dicembre 2022

 

Caccia via i dubbi,

accogli il Bambino

 

 

Fra cattolici “adulti”, incoraggiati dalle reiterate esternazioni di colui che occupa il sacro soglio, si fa un gran parlare di dubbi sulla fede come di cosa non soltanto lecita, ma addirittura encomiabile. Il credente postmoderno non ama le certezze, bensì la ricerca, l’interrogativo, la discussione; ogni dato della verità rivelata, da sessant’anni a questa parte, viene riletto alla luce di nuove conoscenze (vere o presunte) e delle peculiari esigenze dell’uomo contemporaneo, la cui libertà di coscienza si sente violentata al primo accenno a dogmi e dottrine immutabili. Alla base di tale atteggiamento c’è un errato concetto sia di libertà che di coscienza, il quale impedisce di riconoscere l’obbligo morale di adeguarsi al vero e di perseguire il bene che ogni essere ragionevole ha in virtù della sua stessa natura. Chi ha ricevuto l’immenso dono della fede è ancor più tenuto a ciò, dato che la sua mente è illuminata da quel che Dio gli ha fatto sapere e la sua volontà corroborata dalla grazia.

Tutti, certamente, possiamo trovarci alle prese con qualche esitazione, ma questo non è certamente un merito. Il dubbio, peraltro, può essere colpevole o incolpevole. Nel secondo caso nasce di solito dall’ignoranza di qualcosa e, di conseguenza, può esser risolto mediante l’informazione, ottenuta con lo studio o con la risposta al quesito posto a chi ne sa di più; omettere il ricorso ai mezzi disponibili per superare l’ignoranza è un peccato di negligenza la cui gravità varia nella misura dell’importanza dell’oggetto. Nel primo caso, invece, uno mette deliberatamente in discussione una cosa conosciuta, della quale non ha seri motivi di dubitare. Le verità della fede sono le più solide che esistano, non solo perché Dio stesso ne è l’autore, ma anche perché hanno resistito a due millenni di critiche e di attacchi senza venire neppure scalfite. Chi pretende di riconsiderarle, come certi “teologi” moderni, commette uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo: impugnare la verità conosciuta.

Ancor più grave è anche il solo supporre che i principali personaggi del Vangelo, dopo Gesù, siano stati attanagliati da dubbi: qui si sfiora la bestemmia. L’Immacolata non dubitò mai colpevolmente delle promesse divine, dato che fu immune da qualunque ombra di peccato; Ella, pur non essendo onnisciente come il Verbo incarnato, fu altresì del tutto esente dall’ignoranza di quello che doveva sapere per corrispondere alla chiamata del Cielo. Come si può ammettere la minima imperfezione nella Madre di Dio, «la cui anima santissima fu ripiena del divin Spirito di Gesù Cristo più che tutte le altre anime insieme» (Pio XII, Mystici Corporis: AAS 35 [1943], 247)? Come avrebbe mai potuto rinfacciare al Padre, ritta sotto la Croce, il “fallimento” del Figlio? La sola ipotesi è blasfema nei confronti di Colei che è stata non mondata – come noi nel Battesimo – dal peccato originale, bensì radicalmente preservata da esso e da tutte le sue conseguenze.

Anche in assenza di questo privilegio così singolare, l’umanità di coloro che sono stati direttamente coinvolti nell’Incarnazione non è del tutto assimilabile alla nostra: ciò vale non quanto all’essenza, ovviamente, ma quanto all’operazione. In altre parole, la loro natura umana, pur essendo identica a quella di ognuno di noi, non funzionava allo stesso modo, essendo stata elevata da grazie irripetibili, benché non al livello della Vergine. L’essere giusto di san Giuseppe non ha paragoni; piuttosto che sulla fedeltà della promessa Sposa, sulla cui integrità stava vigilando e di cui fu esimio testimone, la sua incertezza verté sul proprio ruolo in quella gravidanza così inspiegabile, nella quale era manifesto l’intervento divino, pienamente confermato dall’annuncio dell’Angelo (cf. Mt 1, 18ss). Come, poi, avrebbe potuto dubitare del Messia san Giovanni Battista, ricolmo di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre e inviato a preparare al Signore un popolo puro (cf. Mt 11, 2ss; Lc 1, 15ss)?

I pensieri blasfemi sono anzitutto assurdi; l’origine di questi, tuttavia, può essere individuata, piuttosto che nell’irragionevolezza, in un altro dei peccati contro lo Spirito Santo: l’invidia della grazia altrui. L’uomo postmoderno, imbevuto di egualitarismo giacobino e massonico, non tollera l’idea che uno possa avere più di un altro; Dio non sarebbe dunque libero di concedere i Suoi doni come vuole, in base alla Sua insindacabile elezione, ma dovrebbe attenersi a criteri di uguaglianza assoluta, senza i quali si determinerebbero delle differenze. Che orrore, in una visione che vorrebbe annullare finanche la differenza tra uomo e donna! Un’idea insopportabile, peraltro, pure per quei membri della Chiesa che misconoscono ogni differenza di autorità e di ruolo; il cammino sinodale, in cui chiunque si sente autorizzato a sentenziare su qualunque cosa, non è altro che l’apice del processo di autodissoluzione innescato nel 1962, anno della fatidica nuova Pentecoste.

Questa ideologia appiattente, oltre ad essere contraria alla realtà e oltraggiosa nei riguardi dei Santi, mortifica l’innato anelito umano a migliorarsi, elevarsi e, a tale scopo, trovare modelli da ammirare e imitare. La decadente società occidentale propone i suoi, che sono però negativi e fomentano la degradazione morale, secondo il sistematico piano di disgregazione eseguito dalla mafia finanziaria ashkenazita per mezzo dei suoi burattini. Anche la gerarchia cattolica, purtroppo, ha subìto in larga parte questo influsso per mezzo degli infiltrati nei seminari e nelle facoltà teologiche. Il nuovo clero denigra o banalizza la santità, rimpiazzandola con una logorrea tanto inconcludente quanto priva di contatti con la triste realtà della sua corruzione, nella deplorevole illusione di poter occultare con compiaciuti sproloqui condotte spesso riprovevoli, perseverando in esse con disgustosa sicumera e beandosi nelle proprie fantasie pseudoteologiche.

I dubbi, in un contesto simile, sono i benvenuti: essi consentono infatti di rimettere in discussione qualunque cosa, fino alle condizioni minime dello stato di grazia. D’altronde il catechismo per gli adulti della Conferenza Episcopale Tedesca, che ci fecero comprare in seminario, già trent’anni fa affermava senza ambagi che non sarebbe possibile sapere se si è in grazia o no; perché, allora, ce ne dovremmo preoccupare? Al riguardo, certamente, non si può raggiungere una certezza assoluta, che sussiste unicamente in relazione ai canonizzati; tuttavia si può – e quindi si deve – conseguire almeno una certezza morale, indispensabile per accostarsi ai Sacramenti. Se si pretende quella conoscenza dell’anima che Dio solo possiede, a che servono ancora i confessori? Tanto vale fare a meno della Penitenza, la cui pratica è in effetti precipitata, con un’accelerazione vertiginosa in questo infausto pontificato: «Chi sono io per giudicare?».

Non paghi di aver trovato l’espediente di un’autoassoluzione collettiva, per completare l’opera certi chierici son giunti a proiettare nei Santi le proprie miserie e debolezze, operazione lecita soltanto per alcuni di loro (ma prima della conversione, evidentemente). Il loro maestro, nel suo delirio, arriva a voler riabilitare persino Giuda; perché, allora, escludere Hitler, Stalin, Mao o Robespierre? Neppure queste lampanti aporie riescono a scuoterli da tale follia intellettuale. A quale scopo, dunque, il Figlio di Dio si sarebbe incarnato e sarebbe morto inchiodato su una croce? Per concedere indistintamente un’amnistia generale, che coinvolgesse magari anche Lucifero? Certi “teologi” la trovano un’ipotesi suggestiva; peccato che sia del tutto estranea alla Scrittura e alla Tradizione, fonti della Rivelazione. Che senso ha ancora, in una prospettiva del genere, celebrare la nascita di Gesù? Lo sanno bene i semplici e i bambini; sforzatevi perciò di imitarli per accoglierlo nel cuore e nella vita.

 

17 commenti:

  1. Carissimo Don Elìa, amatissimo Padre,grazie di cuore. La Sua riflessione ha riverberato in me alcune osservazioni che trasmettero' dopo attenta ruminazione. Per il momento mi limito ad Augurare a Lei e a tutti i lettori : " Buon Santo Natale di Gesu'! " Ave Maria!

    RispondiElimina
  2. Don Nicola Bux - Rupnik, tra Tutankhamon e Disney.
    Quindi la liturgia e l'iconografia cristiana non possono essere mitologiche o tendenti all'astrazione. Si guardino gli occhi nelle figure di Rupnik: sono indefiniti come quelli dei personaggi disneyani; ciò condiziona le figure, facendo scadere la scena quasi a raffigurazione gnostica.
    L'iconofilia che ha preso i latini sa di patologia. Avendo abbandonato o addirittura distrutto la tradizione figurativa occidentale, si cerca di riempire il vuoto, prendendo le icone orientali e mettendole nel nostro contesto culturale: una de-culturazione. L'icona orientale nella liturgia romana è un pesce fuor d'acqua! Eccezion fatta per quelle icone arrivate a noi nel Medioevo quando la liturgia romana era più simile alla bizantina e che hanno avuto la fortuna di godere della venerazione dei fedeli. Si dirà che non favoriamo lo scambio tra l'oriente e l'occidente. Non è così: deve svilupparsi la conoscenza delle rispettive tradizioni, ma rimanendo nella loro differente ricchezza; proprio questo e non il bricolage favorisce lo scambio.
    https://www.ilpensierocattolico.it/index.php?/entry/439-don-nicola-bux-rupnik-tra-tutankhamon-e-disney/

    RispondiElimina
  3. Come augurio a "Lascuredielia" e per tutti i lettori, ripropongo questo "decalogo", forse in linea con il brano letto sopra. Auguri, con tanta preghiera e gesti di carità! 1.Abolire la T.V. dalla nostra vita o ridurla al minimo. 2.Imparare come ci manipolano i mass media. 3.Imparare a decifrare il linguaggio dei film.
    4. Moderare l’uso di internet, fare una lista di fonti utili, evitare navigazioni dispersive. 5.Lottare contro le dipendenze, compresa quella del cellulare. 6. Costruire una personale libreria che ribalti luoghi comuni anti-cattolici. Valorizzare le piccole case editrici fedeli alla Tradizione. Comprare buoni libri direttamente da editrici come Effedieffe, Fede&cultura, Edizioni Piane, Amicizia cristiana eccetera senza passare attraverso la mediazione di una multinazionale che evade il fisco, sfrutta il lavoro e favorisce l’aborto. Leggerli o almeno regalarli quale gesto di carità intellettuale. 7. Boicottare la lingua dei globalisti, astenersi il più possibile da usare termini inglesi se non nei casi necessari. Ironizzare sui termini del politicamente corretto. 8. Coltivare sane abitudini manuali, stare all’aria aperta, praticare il silenzio e l’amicizia di persone autentiche. 9. Aiutare sempre il nostro prossimo, sapendo che la stragrande maggioranza dei nostri compagni di viaggio è ipnotizzata. Possiamo aiutare tutti diffondendo notizie alternative al sistema, regalando libri, segnalando buoni siti. Con prudenza: gli schiavi odiano chi vuole spezzare le catene. 10. Tornare alla Tradizione cattolica! La lotta contro le potenze “di questo mondo” di cui è padrone il principe delle tenebre si fa con mezzi sovrannaturali.

    RispondiElimina
  4. Santo Natale a Lei e a tutti i fedeli che leggono questo sito. Grazie per queste riflessioni fondate sulla sana dottrina cattolica. Federico.

    RispondiElimina
  5. Per i meriti di Gesu', della Santa Vergine e di S.Giuseppe, consenta l'Eterno Padre che il Signore Gesu' nasca o ri-nasca in tutti i cuori!
    Dio vi benedica tutti ! Amen

    RispondiElimina
  6. Mi chiedo quando finirà tutto questo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Confidiamo nell'aiuto di Dio e perseveriamo nella lotta.

      Elimina
    2. Purtroppo non finirà mai. Sono secoli che si aspetta la fine di "tutto questo", ma invano. Assistiamo invece al trionfo finale del mondialismo più sfrenato (la femen che aveva profanato la chiesa della Madeleine a Parigi assolta, il presepe proibito quasi ovunque, i nomi di Gesù Bambino e di Natale praticamente vietati nel Regno Unito, e fosse questione solo di codesti dettagli! Pensi all'accanimento del Vaticano contro il S. Sacrificio della Messa!). Indietro non si ritornerà mai più. È inutile illudersi. Né si può costruire un edificio senza mattoni o con soltanto quattro mattoni (i quattro mattoni saremmo noi). Leggevo stamane un post del blog Nicholas II di Paul Gilbert sulla storia della chiesa Fedorovski sita nel parco di Tsarskoe Selo: era la chiesa per la Famiglia Imperiale Russa e il personale di Palazzo Alessandro. Nel 1933 fu chiusa, come quasi tutte le chiese, il piano superiore divenne un cinema, con lo schermo disposto sopra l'altare, la cripta un deposito di pellicole. Nel 1945 i nazisti la bombardano e ridussero in uno stato pietoso. Per decenni fu lasciata in rovina, in totale abbandono. Nel 1991, tutte le chiese furono restituite alla chiesa ortodossa. La chiesa Fedorovski, così come tante altre chiese (da me visitate), fu ricostruita interamente e ogni giorno vi viene celebrata la Divina Liturgia (soltanto una al giorno su di un altare, di più non si può). Tali miracoli crede che siano possibili nell'Occidente marcio fradicio? In Occidente si chiudono, vendono, sconsacrano le chiese. Quelle aperte sono ridotte a musei e sembrano più banche che chiese, gli "adeguamenti lirurgici" fanno il resto: puro vandalismo! Venga a vedere il nuovo altare del duomo di Reggio Emilia! La ragione principale della volontà dell'Occidente di distruggere la Russia risiede proprio nel fatto che la Russia non è (del tutto) marcia come l'Occidente e, sia pure in parte, è ancora capace di reagire al Male. L'Occidente è perduto. I miracoli restano sempre possibili... ma sono miracoli... Inutile confidare in Trump e Bolsonaro, nella Meloni, in Burke e Sarah! Confidiamo in Gesù Bambino, ma non illudiamoci! Non aspettiamoci miracoli facili a catena! La Speranza cristiana non deve essere confusa con la pia illusione. Quindi, sicuramente al momento e per gli anni a venire, un sano realismo ci dice che non solo non finirà un bel niente, ma il mondialismo trionferà più che mai. E, forse, la lettura del libro di Padre Arrighini sull'Anticristo sarebbe una buona lettura.

      Elimina
    3. Nessuno di noi conosce il futuro, né in senso ottimistico né in quello contrario. La fede ci assicura però che Gesù Cristo ha già vinto; perciò la speranza teologale non è una pia illusione, bensì la logica conseguenza di ciò che crediamo.
      Noi non confidiamo certo negli uomini, ma in quell'inerme Bambino di Betlemme che ha cambiato il corso della storia. Se la battaglia si fa più cruda, è probabilmente segno che siamo vicini a una svolta; proprio il crollo dell'Unione Sovietica ci mostra che certi mutamenti avvengono in modo del tutto inaspettato. I fatti da te ricordati sono davvero segni del trionfo del mondialismo o non piuttosto i suoi rantoli?

      Elimina
  7. Carissimo Elia, a proposito di celebrare la nascita di Gesù, io non trovo più la serenità di entrare nella casa di Dio da quando ho capito la falsità che si cela dietro la frase "in comunione con ... Francesco".
    Gesù è Verità, quindi dove non c'è Verità non è la sua casa. Quella frase fa cadere tutto il castello di carte e ci costringe alla ricerca della vera casa di Dio, o quantomeno ad aspettare che l'empio sia cacciato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, aspettiamo che sia cacciato, ma nel frattempo ricordiamo che la casa di Dio è dovunque ci sia un tabernacolo, dove il Signore ci attende per lenire le nostre ferite.

      Elimina
  8. Con la mia benedizione sacerdotale, ricambio a tutti voi l'auspicio di serene e benedette feste natalizie.

    RispondiElimina

  9. Omelia della s. Messa del 26 Dicembre 2022, Festa di Santo Stefano, tenuta da p. Alessandro M. Apollonio, FI.
    https://www.youtube.com/watch?v=3DTPJ1kZejA

    Mentre con gratitudine e commozione dedico questa meditazione al Rev.Don Elìa e a tutti quei Sacerdoti che subiscono da anni il martirio bianco "a causa della fedelta', della fermezza, dei sacrifici, a mantenere la nostra Tradizione , ricevuta dai nostri Padri, dai nostri Santi..." rivolgo a me la domanda: " Ti testimonio,Signore"?
    Ave Maria!

    RispondiElimina
  10. Le parole appropriate sarebbero "non s'invochi l'immunità parlamentare per sottrarsi alle gravissime responsabilità pubbliche nell'aver obbligato i cittadini a iniettarsi un "veleno" sconosciuto, con mortali conseguenze sulla salute e la vita". (la società è l'economia)
    In una vera democrazia la libertà di opinione è un diritto!
    La giustizia?

    RispondiElimina
  11. Riguardo al Covid, sta ricominciando tutto quanto come prima. Nessuna illusione! I mondialisti non molleranno mai più la presa, soprattutto dopo il buon successo della prima edizione della farsa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che stiano ritentando il colpo con la stessa storiella non è certo segno di forza, semmai di debolezza. La replica dello spettacolo avrà lo stesso successo?

      Elimina