sabato 12 settembre 2015


Di sovietica memoria (o attualità?)
 
 
Prima o poi doveva succedere – ed è successo. No, l’autore di questo irriverente sito di invettive (come è stato qualificato da un giornalista dell’autorevole quotidiano Avvenire) non è stato ancora scoperto; si è solo fatto cacciare dalla diocesi che lo aveva accolto per motivi apparentemente ben più banali. I crimini irremissibili di cui si è macchiato sono legati alla sua fede nei Sacramenti: dare l’Eucaristia soltanto sulla lingua, dichiararsi pronto a negarla a chi fosse in stato di peccato mortale manifesto nonché – e qui Caifa si strappi le vesti – dir Messa in privato (si badi bene: in privato) secondo il rito di san Pio V! Ebbene sì: celebrare il Sacrificio redentore nella forma straordinaria è per certi Vescovi, a quanto pare, l’atto più nefando ed esecrabile che un sacerdote possa commettere. In confronto, l’immoralità diffusa in ampi strati del clero è una bazzecola: basta andare avanti come se non ci fosse – purché non ci si mettan di mezzo i Carabinieri o i giornalisti…
 
Si direbbe che il motu proprio di papa Benedetto XVI – sempre che non sia una leggenda inventata dai tradizionalisti – non fosse altro che un lontanissimo ricordo, un imbarazzante incidente legato a un passato ormai irraggiungibile, un’imprevedibile anomalia nell’inarrestabile processo, avviato dal Vaticano II, delle magnifiche sorti e progressive… Il medesimo Vescovo di cui sopra, redarguendo un suo sacerdote in procinto di passare alla Fraternità San Pio X, ha bloccato qualsiasi obiezione possibile sentenziando che «il problema della Tradizione, certo, c’è stato fino a qualche anno fa, ma oggi non sussiste più». Tanta spudoratezza è appena velata dall’ipocrita sottinteso che, regnante il Papa precedente, i presuli modernisti han dovuto mordere il freno con stizzosa impazienza, mentre con quello attuale han potuto abbandonare ogni remora.
 
Il fatto è che il Summorum Pontificum è sempre in vigore e che bisognerebbe abrogarlo per renderlo inefficace (cosa assolutamente improbabile da parte di qualcuno che vuol piacere a tutti…). Allora si procede ignorandolo ed evitando di rispondere in proposito – come del resto si fa da decenni con tutte le leggi ecclesiastiche a cui non si vuole obbedire. Poi però si pretende obbedienza assoluta e incondizionata ad una norma inesistente, secondo la quale i fedeli avrebbero il diritto inalienabile di ricevere la Comunione sulla mano. Basta una rapida ricerca per rendersi conto che non esiste alcun documento che fondi tale presunto diritto; ci sono soltanto dei rescritti con i quali il dicastero competente della Curia Romana ha concesso come un’eccezione, alle conferenze episcopali che ne hanno fatto richiesta, la possibilità di distribuire la santissima Eucaristia deponendola sulle mani dei fedeli. Peraltro nessuno degli ultimi Papi canonicamente eletti ha mai approvato questa prassi; anzi, l’hanno costantemente e manifestamente scoraggiata.
 
Se è ancora lecito ragionare, una concessione non stabilisce alcun diritto, né tanto meno costituisce un obbligo per il sacerdote che – ut aiunt – presiede l’assemblea. Secondo il vocabolario Treccani della lingua italiana, presiedere significa «essere a capo in qualità di presidente o di preside, e più genericamente esercitare funzioni direttive, sovraintendere». Tralasciamo il fatto che il sacerdote, quando celebra la Messa, non si limita a dirigere un gruppo di convenuti, ma ripresenta il Sacrificio della Nuova Alleanza in persona Christi. In ogni caso, per un minimo di coerenza, gli accaniti difensori del Novus Ordo dovrebbero almeno rispettare il loro proprio linguaggio: se è vero che il sacerdote presiede la Messa, non può farsi dettar legge dal primo venuto, ma sarà libero di scegliere tra le possibilità che gli sono consentite.
 
Ma la logica e il diritto non sono più di casa nelle parrocchie e nelle curie diocesane: valgono unicamente l’arbitrio, l’abuso, l’imposizione e la pretesa. Così, con la logica e il diritto, se n’è andata anche la fede. Chi si accosta all’Eucaristia dovrebbe pensare non alla maniera pratica in cui gli è porta, ma ben più a ciò che riceve, cioè a Chi si dona a lui gratuitamente in corpo, sangue, anima e divinità; per questo ha l’obbligo di esaminarsi se è in stato di grazia (per poterlo ricevere degnamente piuttosto che a propria condanna) e se possiede le disposizioni interiori necessarie per poterlo ricevere con frutto. Se, al momento della santa Comunione, il non essere accontentato dal sacerdote in un dettaglio del tutto secondario fa sentire un fedele respinto e giudicato, ciò è segno che la sua mente è ormai annebbiata da quel soggettivismo morboso che tiene le persone ripiegate su sé stesse e sulle proprie fisime, impedendo loro di lasciarsi afferrare dall’esultante e riverente stupore che prova chi, al contrario, è concentrato sulla realtà oggettiva del dono immenso che gli viene offerto senza merito alcuno.
 
Non parliamo poi della caduta – inevitabile con la nuova prassi – di frammenti che finiscono sotto i piedi dei fedeli o del rischio, tutt’altro che trascurabile, di trafugamento delle sacre specie a scopo di profanazione. Più ancora, l’abitudine di distribuire l’Eucaristia come una caramella o un biscottino ha provocato una crisi generalizzata della fede nella Presenza reale. Se la Comunione, allora, è un mero segno di appartenenza, posto al termine di una semplice rievocazione protestante dell’Ultima Cena, perché non ammettervi indistintamente chiunque capiti? Alla fine hanno ragione i vescovi tedeschi – tolto il fatto che non sono più cattolici… A forza di andare con lo zoppo luterano, hanno imparato a zoppicare e, quel che è peggio, sono finiti completamente fuori strada trascinando dietro di sé il loro gregge – almeno quello che ancora paga l’esosa Kirchensteuer per finanziare le diocesi più ricche del mondo. Noi non vogliamo finire come loro: vogliamo la fede, la grazia, la santità… e – se lo avremo meritato – il Paradiso.
 
Ma di tutto questo, ai nostri Vescovi, sembra che non importi nulla. Per tale motivo lo scrivente, accogliendo dalle mani della Provvidenza la disposizione gerarchica, ha offerto il giorno stesso una santa Messa di ringraziamento in rito antico. Con tanti altri sacerdoti e fedeli, non si riconosce più nell’assetto odierno della Chiesa terrena, che sotto molti aspetti non milita più per Cristo, ma per qualcun altro. Per quanto indegno – ciò che il Messale di san Pio V gli ricorda continuamente – egli è convinto di aver ricevuto il dono inestimabile e la temibile missione del sacerdozio per portare le anime in cielo, non per aiutarle a dannarsi. Per questo, proseguendo gioiosamente sulla via di sempre (l’unica che conduca lui e gli altri alla vita eterna), si sente finalmente liberato da un sistema perverso nel quale, tra “formazione” e “ministero”, ha boccheggiato per trent’anni cercando di sopravvivere allo scempio. Nei primi tempi si chiedeva perplesso come mai gli attuali metodi della gerarchia cattolica assomigliassero tanto a quelli propri del regime sovietico. Ora l’ha capito: i Pastori formatisi negli anni ’70 hanno le stesse idee e gli stessi obiettivi; lo dichiarano essi stessi.
 
Concludendo, vi propongo di unirvi alla mia gioia (temperata dal dolore, di un’intensità mai provata prima, per le lacrime dei buoni parrocchiani che patiscono il distacco), chiedendovi in pari tempo preghiere perché il Signore mi mostri come vuole servirsi di me d’ora innanzi. Una cosa è certa: potrò dedicare più tempo alla parrocchia virtuale, i cui fedeli, grazie agli incontri avvenuti nel corso dell’estate, stanno diventando reali. Con un po’ d’aiuto materiale, sono pronto a muovermi in Italia e nel mondo: potremo rinfrancarci a vicenda in vista della dura battaglia che ci attende. Ma niente paura: il nostro Signore ha già vinto il mondo; il santissimo nome della Madre nostra ha già sbaragliato più volte i nemici della vera fede e della santa Chiesa.
 
P.S.: a proposito delle questioni liturgiche cui sopra si accenna, date un’occhiata ai piani della massoneria pubblicati qui accanto nei Documenti; verificate le coincidenze e traetene le vostre conclusioni.
 

10 commenti:

  1. Coraggio Don Elia,
    mi unisco alla preghiera dei suoi addolorati parrocchiani.
    Il maligno è forte piu' che mai, e tronfio per i suoi straordinari successi.
    L'importante, ma è inutile che glielo ricordi, è stare dalla parte giusta (quella davvero giusta), anche quando il mondo va per il verso opposto.
    I tempi si stanno accorciando sempre più, almeno per chi ha ancora gli occhi per vedere e li vuole usare.
    Personalmente mi pare quasi di vivere nell'omerica Troia... e sempre più immerso nella parte di Cassandra... anche i grandi classici greci ci insegnano qualcosa sui tempi che stiamo purtroppo vivendo.
    Che la Madre di Dio la assista sempre.

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  2. Salmo 125
    Quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, ci sembrava di sognare.
    Allora la nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia.
    Allora si diceva tra i popoli: “Il Signore ha fatto grandi cose per loro”.
    Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia.
    Riconduci, Signore, i nostri prigionieri, come i torrenti del Negheb.
    Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo.
    Nell’andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni.

    Il Salmo diventa così una preghiera del popolo di Dio nel suo itinerario storico, irto di pericoli e di prove, ma sempre aperto alla fiducia in Dio Salvatore e Liberatore, sostegno dei deboli e degli oppressi.

    “Chi semina nelle lacrime mieterà con giubilo” Sotto il peso del lavoro, a volte il viso si riga di lacrime: si sta compiendo una semina faticosa, forse votata all’inutilità e all’insuccesso. Ma quando giunge la mietitura abbondante e gioiosa, si scopre che quel dolore è stato fecondo. In questo versetto del Salmo è condensata la grande lezione sul mistero di fecondità e di vita che può contenere la sofferenza. Proprio come aveva detto Gesù alle soglie della sua passione e morte: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

    L’orizzonte del Salmo si apre così alla festosa mietitura, simbolo della gioia generata dalla libertà, dalla pace e dalla prosperità, che sono frutto della benedizione divina. Ma può diventare anche un appello più generale a vivere i propri giorni e a compiere le proprie scelte in un clima di fedeltà. La perseveranza nel bene, anche se incompresa e contrastata, alla fine giunge sempre ad un approdo di luce, di fecondità, di pace.

    Concludiamo con una riflessione di San Beda il Venerabile (672/3-735) sul Salmo 125 a commento delle parole con cui Gesù annunziava ai suoi discepoli la tristezza che li attendeva e insieme la gioia che sarebbe scaturita dalla loro afflizione (cf Gv 16,20). Beda ricorda che «piangevano e si lamentavano quelli che amavano Cristo quando lo videro preso dai nemici, legato, portato in giudizio, condannato, flagellato, deriso, da ultimo crocifisso, colpito dalla lancia e sepolto. Gioivano invece quelli che amavano il mondo..., quando condannavano a morte turpissima colui che era per loro molesto anche solo a vederlo. Si rattristarono i discepoli della morte del Signore, ma, conosciuta la sua Risurrezione, la loro tristezza si mutò in gioia; visto poi il prodigio dell’Ascensione, con gioia ancora maggiore lodavano e benedicevano il Signore, come testimonia l’evangelista Luca (24,53).

    Ma queste parole del Signore si adattano a tutti i fedeli che, attraverso le lacrime e le afflizioni del mondo, cercano di arrivare alle gioie eterne, e che a ragione ora piangono e sono tristi, perché non possono vedere ancora colui che amano, e perché, fino a quando stanno nel corpo, sanno di essere lontani dalla patria e dal regno, anche se sono certi di giungere attraverso le fatiche e le lotte al premio.

    La loro tristezza si muterà in gioia quando, terminata la lotta di questa vita, riceveranno la ricompensa della vita eterna, secondo quanto dice il Salmo: “Chi semina nelle lacrime, mieterà nella gioia”»
    Benedetto XVI
    L’Osservatore Romano, 18-08-2005

    Offriamo tutto in unione al sacrificio eucaristico.
    Siamo vicini nella preghiera.
    Nemmeno tanto sorpresi... I regimi usano sempre gli stessi sistemi.
    Senza smettere di pregare per i ciechi che guidano il gregge.
    Prima ancora dell'arroganza c'è sempre abbastanza ignoranza.

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  3. Perfetto e completamente esauriente.Trovo in queste riflessioni il pieno riscontro e conferma del mio pensiero cristiano. Riguardo a "Avvenire" li ignoro da sempre. Non è proprio quell' avvenire
    che mi interessa, ma dal quale,anzi, bisogna fuggire, e pure velocemente. Dio la benedica e l'accompagni. Sia certo che Egli si servirà della sua fedeltà per il bene di quanti hanno orecchie per intendere.

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  4. Caro don Elia, ti siamo vicini in questo momento.
    Assicuriamo la nostra preghiera.
    Cassiodoro e famiglia

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  5. Dalla parrocchia virtuale . ..ma non più tanto virtuale dopo il ritiro . ..ti sono vicina virtualmente e con il cuore e spiritualmente con le mie povere preghiere .
    Confida nel Signore figlio prediletto di Maria SS. ...
    Grazie per tutto quello che fai.
    Lode al Signore della Luce che ti dona per questi Tempi di grande confusione .
    Concordo con il tuo articolo anche...le virgole.
    Con affetto ... non virtuale un caro saluto .
    A presto !
    In unità .
    ....per le registrazioni ...abbi fede ...pseudonimo svelato?...
    Ciao!

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  6. Tutto per la maggior gloria di Dio! La ricordo e prego per lei, con profonda gratitudine.
    Grazia

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  7. "Chi è capace di dare speranza, non si lascia vincere facilmente, è capace di benedire anche quando tutto sembra finito, anche se il sudore sa d'esilio, la speranza non permette scoraggiamento, né esitazione, né sfiducia, avere speranza è credere in Dio, che non ci abbandona mai" queste parole di un Sacerdote, Padre Alvaro de Jesus, siano anche la nostra risposta: " la bocca parla dalla pienezza del cuore..Lo Spirito Santo è il sorriso di Dio" che diventa benevolenza, forza, speranza, comunione perché incontrando un uomo di Dio, incontriamo la sua benedizione. Grazie, Don Elia, ci benedica sempre, affrettando l'avvento del Regno di Dio.

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  8. Reverendo Padre, Don Elia, la segue da molto ed è ora che anche io, terziaria Domenicana, Madre di due figli, sposa da 31 anni e catechista da 26 anni, esca allo scoperto... Caterina è il nome assunto nella Fraternità domenicana, Dorotea è il mio nome di Battesimo. Non voglio essere anonima in un momento delicato quale è il suo.
    Cosa può dirle dunque una persona ignorante qual sono, piccola, un vero "servo inutile" intanto che ho sempre pregato per lei nel Rosario e continuerò intensificando la preghiera, sembra che forse questa mi riesce meglio. Per il resto non credo che lei abbia di "consolazioni" nel senso che, dai suoi scritti, lei conosce bene che cosa è essere Sacerdote e dove conduce, non certo in qualche residenze romano.... ma sul Golgota.... e non credo che lei si aspettava di meno, lo ha detto all'inizio.
    Al vero Discepolo di Cristo spetta la fine vergognosa del Maestro, figuriamoci al vero Sacerdote ^__^
    Non sarà certo da lei scoraggiarsi, ma la Madonna ci sta avvertendo da La Salette a Fatima, a Lourdes, ad Anguera, a Kibeko, tutte Apparizioni riconosciute.... e basta leggere Ildegarda Dottore della Chiesa, e la Beata Emmerick, insomma, non è che non siamo stati avvisati sulla crisi interna alla Chiesa, Gesù nei Vangeli non ci chiede la resa ma di perseverare e prevedo che come dicono le profezie che ritorneremo a predicare e ad insegnare la fede dalle Catacombe....
    Perdoni se mi sono permessa tanto o se l'ho annoiata perchè sono certa che tutto questo lei lo sa benissimo.
    E allora, avanti tutta! Conosco un santo sacerdote al quale è stata tolta la parrocchia per aver deciso di applicare il SP di Benedetto XVI.... e da allora non fa altro che la Messa straordinaria, non è un rassegnato, piuttosto è un sacerdote che vive solo di Messa e confessioni, e non è cosa poco di questi tempi!
    Se avessimo più preti dediti a questi due Sacramenti io credo che le cose andrebbero meglio.
    Un abbraccio filiale, solidale e in Gesù e Maria.
    LDCaterina63

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  9. Caro Don Elia, riprendendo la sua ultima frase, nei piani della massoneria (pubblicati nel blog nei documenti), oltre a quelli relativi alle questioni liturgiche, che gia sono in atto, mi colpisce il punto 7.:"ecc., ecc.": più vago e ambiguo non si può! E se fosse invece il punto che ci farà capire fin dove è arrivata la Massoneria? Mi spiego meglio: nell'opuscolo ufficiale del Vaticano dove si trovano le parole della Madonna relative alle prime due parti del segreto di Fatima, terminano con la frase:" in Fatima il dogma della Fede sarà preservato per sempre, ecc." (La Madonna può terminare con ecc ?). Nel Mitis Ludex, all'art.14, motu proprio del Vescovo di Roma, sono indicate, in un elenco provvisorio (?) delle regole procedurali, tra cui "la mancanza di fede" per arrivare quanto prima all'annullamento del Sacramento del Matrimonio, in un elenco incompleto, quindi ambiguo, perché termina in un: ecc.! Non trovate delle assonanze pericolose, ma altrettanto nitide per non vedere il baratro che si sta aprendo e ad opera di chi dovrebbe difendere la fede?

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  10. Ho letto solo adesso. Ma che situazione!
    Prego per te e Grazie di tutto per adesso.

    Trovo incredibile la dichiarazione vescovile che "la Tradizione" sia "un problema risolto" ora.
    Come si può fare un'affermazione del genere? Roba da matti...
    se non da parte di chi ha rinnegato la stessa Radice su cui è innestato?

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