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sabato 18 aprile 2020


Il ritorno agli idoli
e il nuovo ordine mondiale




Reliqui domum meam, dimisi hereditatem meam: dedi dilectam animam meam in manu inimicorum eius (Ger 12, 7).

Non stupisce più di tanto che un professorino estratto dall’anonimato e imposto come Presidente del Consiglio inverta il significato della Pasqua cristiana definendola un ritorno alla schiavitù dell’Egitto. Il pupillo del defunto cardinal Silvestrini, membro di spicco della sedicente mafia di San Gallo in odore di massoneria, ha evidentemente – piuttosto che essersi lasciato sfuggire un lapsus – alluso in codice al vero scopo dell’incarico ricevuto dai  poteri occulti, i quali, nell’ambito del loro programma di governo mondiale, vogliono restaurare l’idolatria come colonna portante del progetto. Esso si fonda infatti sul culto di Lucifero, ispiratore di tutti quelli falsi e di tutte le persecuzioni contro coloro che, in virtù della libertà che detengono quali figli di Dio e con la loro obbedienza al Padre, fan da ostacolo al suo dominio sul mondo. Con singolare convergenza di vedute, colui che la già citata mafia ha posto a capo della Chiesa promuove apertamente la religione dell’ambiente propugnata da quella stessa oligarchia che vuole asservire l’umanità intera, una pseudoreligione immanentistica che ci insegna – secondo la nuova “rivelazione” panteistica promulgata dall’ultimo sinodo – a considerarci tutti interconnessi tra di noi e con la natura…

Il sopraddetto, anziché chiedere perdono al Creatore e invitare tutti a fare altrettanto, patrocina la Madre Terra, che si vendicherebbe, con l’epidemia, delle nostre scarse attenzioni… conformemente all’atteggiamento, tipicamente satanico, proprio dei falsi dèi. Ciò che altresì addolora è che, anche nel resto del clero, sembri del tutto assente una visione soprannaturale di questa situazione abnorme. Chi osa sia pur solo accennare al bene maggiore che la Provvidenza prepara per noi permettendo questo male per mezzo delle cause create? Come minimo, esso è un effetto della giustizia retributiva, nonché un richiamo celeste a riconoscere i peccati per farne penitenza. In sette anni di bestemmie e insolenze vomitate da chi occupa il vertice della Chiesa visibile, la misura è giunta al colmo con l’atto di idolatria perpetrato in Vaticano il 4 ottobre scorso e con la profanazione dell’altare della Confessione: i primi casi di contagio sono stati registrati proprio il mese successivo. La Madre Terra, benché adorata, si è rivelata una volta di più per ciò che è nello stato decaduto: natura matrigna in balìa di demoni e di perversi. In seguito a quell’adulterio spirituale commesso ai più alti livelli della gerarchia, il Signore sembra essersi ritratto inorridito dalla Sposa infedele, lasciandola a se stessa priva di nutrimento e di conforto: «Ho lasciato la mia casa, ho abbandonato la mia eredità; ho dato l’anima mia diletta in mano ai suoi nemici» (Ger 12, 7).

L’individuo che, quasi fosse sciolto da qualsiasi autorità superiore, agisce da padrone assoluto della Chiesa; colui che pare voler usurpare perfino il ruolo dello Sposo, di cui non si riconosce più vicario; quello che tra la sera e la mattina ha ordinato la chiusura e la riapertura delle chiese, tace su castigo e riparazione proprio durante il Sacro Triduo, culmine dell’attualizzazione dell’opera redentrice, pur essendo praticamente l’unica voce che si sia potuta udire. Ma guarda un po’ dove han condotto cinquant’anni di partecipazione attiva e di assemblee celebranti: per la Santa Pasqua il Popolo di Dio si è dovuto accontentare di starsene davanti al televisore, in modo del tutto passivo, a sorbirsi il verbo del falso profeta… un grande fratello in veste clericale. La Chiesa terrena non ha più parola che non sia quella del cappellano del nuovo ordine mondiale: han fatto tombola, sebbene non sia Natale. Anche se ad assistere c’eran solo quattro gatti, i commedianti han disposto un tavolo rivolto al popolo: su questo “dogma” della loro nuova religione non si discute; Dio, evidentemente, non c’entra nulla: è solo una faccenda socio-antropologica, orizzontalismo puro, trascendenza zero.

Evidentemente è proprio questo il risultato che perseguono. Invece – osserva acutamente un liceale in un lavoro scolastico – se un’epidemia dimostra che l’uomo non è così potente come si crede per via delle sue conquiste tecnico-scientifiche, «è il momento di rientrare in sé stessi e di cercare aiuto rivolgendosi a Dio, Padre misericordioso». Se però le chiese sono chiuse e i sacerdoti si vedono solo in streaming, «il processo di secolarizzazione sarà ancor più inarrestabile»; questa situazione potrebbe altresì «incrementare il fenomeno del sacro fai-da-te, svuotando ulteriormente le chiese qualora riaprissero». Seguire la Messa per via telematica – la chiosa è mia – è un aiuto per chi è impedito di andare in chiesa (ed è per ciò stesso dispensato dal precetto), ma «tutta questa virtualità non aiuta per niente la fede». La liturgia cattolica, in effetti, richiede la presenza fisica: essa è un evento che rende presente l’opera della salvezza per chi vi partecipa, non un semplice espediente per ravvivare la fede, come sostengono i protestanti, né una mera cerimonia da officiare per ossequiare la divinità, come vorrebbe un certo tradizionalismo; in un caso o nell’altro, la partecipazione effettiva dei fedeli risulta, in fin dei conti, qualcosa di accessorio, dato che si può ottenere lo stesso risultato anche senza.

La speranza – concludeva lo studente – è che non si debba rimanere senza Sacramenti per mesi, per giunta in una condizione – aggiungo io – di forte tensione emotiva, di acuto disagio psicologico e, per molti, anche di difficoltà economiche vieppiù penose a causa dell’arresto delle attività lavorative, imposto con misure irrazionali in quanto non proporzionate al grado locale di gravità dell’emergenza sanitaria, che varia da regione a regione. Proprio quando più urgente si rivela, anche per le necessità di questa vita terrena, il soccorso della grazia (con quei benefici che i testi del Messale tradizionale indicano spessissimo), si assiste a un accanimento intransigente contro le persone che escono di casa per ricercarlo, mentre zingari e immigrati son lasciati liberi di andare indisturbati dove vogliono… Osservare un’evidente incongruenza non è – almeno per chi ragiona – una manifestazione di razzismo, ma un esercizio di rigore intellettuale, quello di cui si dimostra privo chi, al contrario, discrimina e criminalizza, paradossalmente, i propri stessi concittadini. A quanto pare, le nostre autorità – civili o ecclesiastiche che siano – odiano coloro per il servizio dei quali esistono… a meno che non stiano pedissequamente eseguendo degli ordini.

È sempre più difficile reprimere tale sospetto. La restaurazione dell’idolatria esige la cancellazione di fatto della vera religione, realtà pubblica per essenza, ed è la premessa “spirituale” del governo mondiale unico, la cui implementazione (come usa dire con orribile anglicismo) richiede altresì il controllo totale di una popolazione ridotta ai minimi termini. I nuovi vaccini – pare – contengono sostanze che indeboliscono le difese immunitarie e perfino dispositivi di nanotecnologia che rendano gli uomini fisicamente tracciabili grazie alla velocissima rete 5G, anch’essa molto nociva alla salute: senza eufemismi, una vera e propria arma di sterminio. L’arresto delle attività produttive non sarebbe altro, alla luce di ciò, che una pausa resa necessaria dall’adeguamento ai nuovi standard informatici; esso – guarda caso – non ha affatto interessato la posa della fibra ottica, che invece è proseguita a ritmi serrati, anche con l’impiego di manovalanza chiamata da altre regioni. Il motivo è semplicissimo: senza di essa l’Internet di quinta generazione (sistema integrato di trasmissione con cavi e antenne) non può funzionare, poiché intaserebbe la fibra finora utilizzata. Cominciano a tornare i conti…

L’emergenza sanitaria è dunque molto vantaggiosa per chi vuole imporre la vaccinazione forzata e mascherare segrete manovre con l’ausilio di un apparato mediatico totalmente succube, catalizzato com’è dalla “pandemia” e completamente dimentico di qualunque altro problema. L’obiettivo (lo stesso che il sinodo ha predicato) è un mondo in cui siano tutti connessi… cioè tutti controllati e manipolati – per la nostra salute e sicurezza, s’intende – con la tecnologia digitale: è il cosiddetto Internet delle cose, che mira a collegare computer, cellulari, elettrodomestici, automobili, tessere sanitarie, conti bancari… Non è un romanzo distopico né un film di fantascienza, bensì la realtà verso la quale ci stanno portando. Il neonato sistema totalitario, di cui i precedenti erano soltanto timide sperimentazioni, ha pure il proprio instrumentum regni, cioè la nuova religione unica, sincretica e panteistica, che deve asservire gli uomini anche spiritualmente. Il quotidiano della C.E.I. è giunto in questi giorni a titolare: È il momento di gettare le basi per un nuovo ordine mondiale. Caspita, si son finalmente tolti la maschera: a cominciare dal loro capo, son tutti agenti del regime.

La Provvidenza ha lasciato che l’umanità, con il suo allontanamento da Dio, giungesse a un passo dall’essere rinchiusa in una schiavitù ben peggiore di qualsiasi altra del passato. Ritornare agli idoli dopo esser stati redenti è enormemente più grave che adorarli per l’ignoranza del Salvatore; è una colpa che reclama un castigo molto più severo. Ora il mondo è davanti a un bivio: o riconoscere il Creatore e obbedire ai Suoi comandamenti, o essere inghiottito dal potere di Satana per mezzi dei suoi accoliti. Noi cristiani sappiamo che l’esito finale della lotta è la vittoria di Gesù Cristo, ma non conosciamo come ci si giungerà. Oggi siamo minacciati da un potere talmente forte e pervasivo da essere umanamente incontrastabile; soltanto il Signore può capovolgere la situazione con un Suo intervento, o provocando un fatto di portata tale da sventare le trame occulte, o suscitando un eletto che le sveli e abbia un ruolo tale da essere ascoltato (magari uno che abbia mandato in Lombardia i suoi migliori esperti  militari a vedere che sta succedendo). In ogni caso, siamo più che mai nelle mani di Dio, ragion per cui dobbiamo più che mai pregare e offrire perché si muova a compassione di noi, facendo altresì del nostro meglio per meritarlo con l’aiuto della grazia.

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22 commenti:

  1. Siamo, quindi, giunti alla resa dei conti. All'interno della Chiesa anche fra semplici fedeli la distanza aumenta a vista d'occhio: appena mi permetto di sollevare una critica verso, per esempio, la scellerata posizione della CEI al riguardo le decisioni prese per fronteggiare l'epidemia, c'è subito una levata di scudi circa il modo di professare la fede. Cioè, va bene, la Messa, i Sacramenti sono importanti, ma non necessari, è più importante stare in casa, c'è la televisione, il computer, i sacerdoti su facebook, basta e avanza, ma state in casa, si può pregare anche al gabinetto, l'ho dice il vangelo. Perciò chi vuole potersi recare a ricevere l'Eucaristia, come ad acquistare il giornale o le sigarette, non è un vero credente perchè mette a rischio la salute degli altri. Questo è il ragionamento che la maggior parte di coloro che si dichiarano cattolici osservanti,oggi esprimono ogni qualvolta mi permetto di obiettare alzando la mano. Non ci resta davvero che confidare solo in Lui, nella festa della Divina Misericordia.

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    1. Quello che Lei riferisce è sintomatico dello stato della fede nel nostro Paese: in molti casi non è più la fede cattolica, ma una vaga forma di spiritualismo soggettivistico.

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    2. è passato il grande inganno della Messa in streaming,la Comunione Spirituale può essere sufficiente,ci si confessa con Dio.Le persone si sono convinte di questo, perchè dp la promulgazione di questi sacramenti bergogliani ,la maggior parte di sacerdoti,vescovi,ministranti,catechisti hanno bombardato il popolo di Dio con questi mantra.Chi ha avuto la Grazia di stringersi al proprio anziano parroco ,un gigante e un guerriero della Fede, è stato perseguitato da quello stesso popolo impegnato a denunciare più volte questo sparuto gruppo di credenti facendo intervenire carabinieri,poliziotti e ingiuriandoli con messaggi su wzp oppure rubando foto con il cell.che poi davano in pasto a fb.Ecco il popolo di Dio.Le chiese erano vuote e lo saranno ancora di più perchè si può comodamente pregare da casa"lo ha detto il papa".I vescovi hanno commesso un abominio ma il popolo non si è ribellato.Adesso Bergoglio fa la sua bella figura dicendo che la messa virtuale è gnostica.Ci conforta la Messa tutti i giorni,che il Buon Dio in qualche modo ha voluto garantirci,non per meriti nostri ma per Grazia Divina. All'adorazione della Croce del Venerdi Santo,il mio anziano parroco pregava e piangeva,tutti i giorni alla fine della Messa,a questo sparuto gruppo di fedeli,5/7 persone in una chiesa di 500 metri quadri ripete con amorevolezza"non abbiate paura...rimanete vicini al vostro pastore...fidatevi di Dio.

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    3. Gloria a Dio! Benedite sempre il Signore per il vostro parroco e chiedetegli di conservarvelo a lungo. I delatori renderanno conto a Dio del proprio operato; al momento della morte, il diavolo si varrà anche di questo per reclamare le loro anime.
      Per il resto, dei nuovi "sacramenti bergogliani" facciamo volentieri a meno: se cambiano i Sacramenti, cambia pure la religione (e noi vogliamo tenerci quella cattolica, costi quel che costi, per la salvezza nostra e di tanti altri). Mi piacerebbe sapere, fra l'altro, quanti di questi "cattolici obbedienti" pregano realmente a casa...

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    4. Da parte mia sto facendo la stessa esperienza di Giulia. Anch'io ho un parroco molto anziano di 93 anni. Forse vuol dire qualcosa.

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  2. Ha visto caro padre che qualcuno si sta muovendo?
    E la cosa proviene proprio da chi fu perseguitato e che tuttora è ostracizzato per aver difeso la cattolicità tradizionale dalle neodottrine conciliari:

    http://chiesaepostconcilio.blogspot.com/2020/04/istanza-ufficiale-per-la-riapertura-dei.html?m=1

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  3. Buongiorno don Elia,
    quello che citerò é il brano tratto da un articolo di un "tradizionalista" :


    "Prima che qualche lettore equivochi il nostro pensiero, chiariamo una cosa: a nostro avviso Dio castiga sì, ma non in questo mondo, eventualmente nell’altro. In questo mondo la giustizia è assolutamente imperfetta, mentre sarà perfetta nell’altro, dove regnano misericordia e giustizia. Pertanto il Coronavirus non è un castigo inviato da Dio (a chi poi? A vecchiette pie vissute di onesto lavoro, sacrifici e preghiere?) ma tantomeno da Gaia o chi per essa".
    Vorrei sapere cosa ne pensa. A me ha fatto Inc.... re.
    Le manderò l'articolo completo. Grazie

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    1. La Sacra Scrittura e la Tradizione sono concordi nell'affermare che Dio castiga sia in questo mondo che nell'altro. La differenza sta nel fatto che, nella vita presente, i castighi hanno, oltre al fine espiatorio, anche un carattere medicinale (mirano cioè alla conversione) e sono quindi temporanei; in quella futura, invece, hanno solo funzione di pena: quella del Purgatorio è temporanea, quella dell'Inferno eterna. In questo mondo è la giustizia umana ad essere imperfetta; quella divina (che non può mai non essere assolutamente perfetta) è applicata, quaggiù, in modo provvisorio, nell'aldilà in modo definitivo.
      Le persone che soffrono cristianamente espiano non solo le proprie colpe (abbreviando così la pena del Purgatorio), ma anche quelle di altri (impetrando la loro conversione); gli innocenti, invece, partecipano alla Passione redentrice dell'Agnello, che ha preso su di sé i peccati di tutti gli uomini, perché i suoi benefici effetti raggiungano le anime.
      Il castigo non consiste tanto nella malattia in sé (che per un cattolico è un mezzo di santificazione), quanto piuttosto in tutto ciò che l'epidemia comporta: limitazioni della libertà, difficoltà sociali, effetti psicologici, conseguenze economiche ecc.

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  4. https://www.ricognizioni.it/da-dio-padre-alla-terra-madre-itinerari-spirituali-dellecoclericalismo/

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  5. Grazie mille, Sante parole.
    Non capisco come un cattolico,che per altro scrive su un blog fedele alla Tradizione, possa dire una cosa simile.
    Siamo messi proprio male.
    Il Signore la benedica!

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  6. Tutto molto chiaro, come sempre don Elia ci offre una chiave di lettura veramente cattolica di quanto sta accadendo. Mi preoccupa molto la sottile tentazione di abituarsi, proprio come cattolici, a questa situazione, per cui, almeno lo dico per me, pur desiderando tantissimo la riapertura delle chiese e la possibilità di assistere alla Santa Messa, in fondo si insinua il retropensiero che in fondo se ne possa anche fare a meno, perlomeno ogni tanto.

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  7. E' tutto molto triste...in certi momenti ho pensato di seguire l ortodossia russa..(mia moglie è russa..)ma il Cattolicesimo ha la Verità nonostante tutto ciò...Anche in Russia,stasera, (Pasqua) le chiese sono chiuse ai fedeli...
    Dio abbia pietà di noi

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    1. Alla fine, anche l'Ortodossia si è adeguata, salvo singoli vescovi qua e là. Non bisogna comunque cedere alla tentazione di abbandonare la Chiesa Cattolica: sono i separati che devono tornare all'unità, anche se questo non avverrà per opera degli uomini.

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  8. Buona domenica don Elia.
    le chiedo una risposta secca a precisa domanda.
    Premesso che tra poco,probabilmente,torneremo ad andare a Messa e, visto che,salvo eccezioni, non sarà possibile comunicarsi ricevendo l'ostia sulla lingua, ne sono pensabili soluzioni tipo mettere un fazzoletto sulla mano a mò di corporale, dopo mesi di astinenza forzata, cosa è giusto fare,ricevere la comunione sulla mano o rinunciare a comunicarsi?
    Le assicuro che per me,che vivo in provincia di napoli, non ci sono soluzioni alternative.
    Per questo,scusi se insisto, vorrei sapere come comportarmi, escludendo altre fantasiose possibilità?
    La ringrazio anticipatamente.
    Antonio

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    1. È lo stesso pensiero che mi attanaglia, imporranno la comunione sulla mano come necessaria e non riesco ad accettarlo, la vivo come un sacrilegio questa cosa, e mi è stato detto da un sacerdote :Dobbiamo un po' desacralizzare questa cosa, anche Gesù diede il pane consacrato in mano.
      Per me è una cosa allucinante, che Dio abbia pietà di noi.

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    2. Carissimo Antonio, posso soltanto ribadire che ricevere la Comunione sulla lingua è un diritto dei fedeli e che imporre la Comunione sulla mano è un abuso grave. Lei deve pretendere che questo diritto sia rispettato e insistere fino a ottenerlo. Se proprio non c'è niente da fare, cerchi un sacerdote che La comunichi fuori della Messa.

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  9. Grazie don Elia.
    capisco che,come immaginavo, non è lecito ricevere l'Eucaristia sulla mano nemmeno in questa situazione.
    Il problema è che,oltre al fatto che dovrei pure confessarmi,il vescovo di Napoli ha dato sin da subito disposizione di distribuirla sulla mano, e i sacerdoti si adeguano per obbedienza.
    Le chiedo,se possibile, di indicarmi la norma che ci da diritto di richiederla sulla lingua.
    Grazie ancora.
    Antonio

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    1. Il testo di riferimento è l'istruzione "Redemptionis sacramentum" ai paragrafi 91-92, che applicano le norme del Messale e del Codice di Diritto Canonico:

      http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/ccdds/documents/rc_con_ccdds_doc_20040423_redemptionis-sacramentum_it.html#_ftnref179

      Ricevere l'Eucaristia sulla mano è lecito dal punto di vista giuridico (dato che i vescovi hanno autorizzato quell'uso), ma non dal punto di vista morale (dato che molto alto è il rischio di dispersione di frammenti del Pane consacrato). Da semplice eccezione, la Comunione sulla mano è invece diventata la regola e, ora, anche un obbligo; ciò è completamente contrario alla legge della Chiesa e non ha quindi alcuna forza vincolante.

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    2. Non sono Don Elia, ma per quanto ne so, la norma liturgica ancora attuale, prevede di ricevere la comunione sulla lingua e non in mano. Quest'ultima forma, doveva essere un'eccezione, per quelle poche comunita' che da sempre la utilizzavano. Eccezione che poi, e' diventata, chissa' perche', la regola, e che ha determinato un'ulteriore svalorizzazione dell'Eucarestia. Quello che si era tentato di fare con il sinodo sull'Amazzonia riguardo ai preti sposati, (per svilire in modo raticamente definitivo il sacramento dell'Ordine Sacro), e che e' stato sventato dall'intervento di papa Benedetto ed del Cardinal Sarah. Modi meschini per ottenere risultati non dichiarati: sotterfugi ed inganni che hanno un solo padre.

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    3. Come ho accennato sopra, la prassi di distribuire l'Eucaristia sulla mano (che era e rimane un abuso) è stata inizialmente autorizzata dalle conferenze episcopali, dietro conferma della Santa Sede, come una concessione limitata alle comunità che già la praticavano, una sorta di sanatoria in luogo della doverosa repressione dell'abuso. Poi, di fatto, l'eccezione è diventata la regola e la concessione si è trasformata in obbligo, per cui sacerdoti e fedeli sono costretti a praticare un abuso anche contro la propria volontà. Chiunque può facilmente riconoscere che ciò sarebbe semplicemente assurdo, se non rispondesse ad una volontà non dichiarata di desacralizzare tutto: Messa, sacerdozio, Eucaristia… Essere cristiani e membri della Chiesa Cattolica, a questo punto, è del tutto indifferente, come del resto quei signori predicano in modo più o meno esplicito.

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  10. Mi viene in mente il marchio della bestia di cui parla l'Apocalisse. Ci faranno vaccinare tutti, altrimenti saremo costretti a non uscire di casa, e ci doteranno di un segno tangibile che certifichi la vaccinazione e dunque il permesso (bonta' loro) non solo di spostarci (diritto costituzionale soppresso) ma anche di comprare solo da mangiare. Da noi si dice: siamo alle porte coi sassi. Aspettiamoci una bella e meritata batosta da Colui che tutto puo'.

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  11. Primi accenni di resistenza attiva al nuovo stato di polizia, al nuovo totalitarismo di stampo sovietico:
    ” Da Fb ha detto...
    Leggo stamattina che con l’inizio della fase 2, sarà possibile uscire a patto che si scarichi sul proprio smartphone l’app Immuni in modo da poter essere sempre tracciati in qualunque spostamento. A chi non avesse uno smartphone verrà dato un braccialetto elettronico sul modello dei detenuti in libertà controllata. Chi non avesse uno smartphone e rifiutasse il braccialetto elettronico rimarrà invece a casa in attesa di tempi migliori.
    Vi dico cosa farò io.
    Dunque, da oltre 2 mesi eseguo da brava cittadina tutte le disposizioni emanate dal Governo Conte a seguito dell’emergenza sanitaria.
    Le ho scrupolosamente rispettate tutte: limitazioni di ogni sorta, quarantena, igiene, mascherina, guanti, distanziamento sociale, astensione dal lavoro, etc. Non che non vedessi incongruenze, forzature, esagerazioni ma, stando alla situazione di emergenza negli ospedali per un tempo limitato era doveroso adeguarsi
    Però…
    Dopo oltre 2 mesi di leggi speciali mi chiedo: qual è la vera dimensione dell’emergenza sanitaria?
    I bollettini di guerra che vengono recitati ogni sera vengono poi massicciamente ridimensionati dall'Istituto sanitario nazionale dopo aver esaminato le cartelle cliniche dei deceduti
    Quanti sono morti a causa di terapie sbagliate, errori medici (certamente in buona fede), ritardi negli interventi, impreparazione del sistema sanitario?
    Quanti a causa dei tagli alla sanità?
    …..
    Se (quindi) la reale dimensione dell’emergenza sanitaria è molto diversa da come viene presentata, la base su cui poggiare tutta la legislazione di emergenza è molto, molto più ridotta. E già così sarebbe difficile da giustificare.
    Ma il Governo, al contrario, rilancia, con ulteriori limitazioni dei diritti costituzionali e, cosa ancora più grave, A TEMPO INDEFINITO.
    …..
    Adesso vorrebbero mettere il braccialetto dei detenuti alla popolazione priva di smartphone e confinerebbero ai domiciliari i contrari.
    Direi che la misura è colma.
    Ecco quindi quello che farò.
    Fino al 4 maggio continuerò a rispettare ugualmente e scrupolosamente tutti i provvedimenti in atto.
    Il 5 maggio esco.
    Riprendo il pieno possesso dei miei diritti costituzionali. Vado a visitare la mia famiglia e i miei parenti e a provvedere se del caso alle loro necessità (art. 29 Costituzione) dopo oltre due mesi di quarantena.
    Torno a lavorare perché ho una famiglia a cui provvedere. Torno a lavorare perché il mio lavoro è la mia dignità.
    Non scarico l’app e non metto il braccialetto dei detenuti: non sono un animale da marchiare, non sono un delinquente da braccare. I miei nonni hanno combattuto e hanno pagato con il sangue la libertà che io ho ricevuto. Non sarò io a tradirli.
    Non accetto nessun trattamento sanitario obbligatorio, men che meno sui miei figli. Mengele e le sue atrocità erano ben presenti ai Padri costituenti quando scrivevano l’art. 32
    Non mi interessano le multe, non mi interessano le denunce: sono provvedimenti incostituzionali.
    Non mi interessa la derisione che potrei ricevere per questa mia decisione. Non mi interessa la delazione. Non mi interessa la cattiveria. E non mi interessa neanche il pericolo al quale potrei andare incontro. Sono un essere umano libero. E per me non è importante come si muore, ma come si vive.
    21 aprile 2020 09:29”

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