Iam enim securis ad radicem arborum posita est.
(Mt 3, 10)

 

Deus non irridetur

 

Pubblichiamo, dopo qualche esitazione, questo testo, giunto anonimo al nostro editore, limitandoci a non aggiungere nulla. Ci auguriamo che la lettura di questo documento sia utile alla riflessione.


Ho letto una volta: Deus non irridetur. Qualcuno vuole spiegarmi il significato di questa sentenza?

Il personaggio fittizio di cui una casa editrice tradizionalista presenterebbe uno scritto conclude la sua confessione con questa domanda. In realtà anche un intellettuale marxista, pur nella sua abissale ignoranza religiosa, potrebbe ottenere senza difficoltà la traduzione di quell’espressione latina: Non ci si prende gioco di Dio. Pure l’autore è facilmente identificabile: è l’estensore della Lettera ai Galati, Paolo di Tarso. Quell’interrogativo, proprio in chiusura, suona piuttosto come una sfida a cercarne un significato recondito. Una possibile strada, per esempio, è quella dell’anagramma: ricollocate in ordine diverso, le lettere che compongono quella frase formano altre tre parole: Turris nudo, renide (Quale torre io svelo, rallègrati). È un non-senso, reagirebbe subito un profano; un iniziato, invece, potrebbe indovinarne il messaggio, sapendo che esiste una loggia nel cui nome c’è il termine torre e notando la sentenza posta en exergue, non certo a caso, sulla quarta di copertina: «Quando tutto è falso e nulla più è vero, giunge il tempo della Verità».

Se prendessimo per buona la finzione letteraria, avremmo a che fare con un esponente della sinistra occulta che – chissà per quale motivo – avrebbe fatto pervenire a un pensatore di antitetica tendenza una sconfortata ammissione di sconfitta. Già questo quadro drammatico non regge affatto all’analisi psicologica: un individuo del genere non si piegherebbe mai a un simile riconoscimento verso il nemico, ma ribadirebbe prometeicamente il proprio ideale in un’irriducibile volontà di rivolta che non si arrende nemmeno di fronte alla fatalistica consapevolezza della condanna, pur accennata alla fine del testo. A parte questo, l’editore si tradisce chiaramente come il vero autore, non solo perché ancora una volta, come in tutte le sue opere, non riesce a resistere alla tentazione di sfoggiare la propria erudizione storica, ma anche perché fa elogiare dal suo personaggio una delle sue iniziative pubbliche come se fosse stata capace di provocare una reazione da parte dei rivoluzionari. Proviamo allora a rileggere l’opuscolo mettendoci nei panni di chi l’ha scritto davvero.

Il messaggio che si vuol comunicare al lettore comune è che le varie teorie cospirative relative alla pandemia non sarebbero altro che l’ennesima burla inventata dalla sinistra per prendersi gioco della destra e screditare chi avesse abboccato. Al di sotto di questo livello immediato di comprensione, tuttavia, potrebbe essercene un altro, riservato a chi può coglierlo. Circa a metà dello scritto, infatti, si cita il defunto Umberto Eco come «il grande maestro della dissimulazione, della comunicazione criptica e ingannatrice, da cui tanto abbiamo imparato». Non solo gli ideologi di sinistra, ma tutti i membri di una certa élite intellettuale possono aver appreso da quell’esponente di spicco dell’Aspen Institute a esprimersi in modo cifrato, dissimulando le proprie vere intenzioni. In quell’elogio si cela la chiave interpretativa del testo, che va quindi letto su un piano diverso. Apparentemente è un marxista che parla e, in tal modo, gli si può far dire cose che, altrimenti, provocherebbero scandalo, ma che sono esattamente quelle che l’autore vuol dire a chi è in grado di capire.

Qui è scontato che qualcuno sbotti, irritato da questo discorso, bollandolo come un ulteriore saggio di paranoico complottismo. Il fatto è che l’opuscolo è disseminato di affermazioni che insistono nella stessa direzione: è impossibile accertare la verità; tutto è falso e nulla più è vero, poiché realtà e fantasia sono continuamente miscelate in un gioco di specchi in cui non si riesce più a distinguere l’immagine reale da quella riflessa, ovvero a riconoscere chi c’è veramente dietro. E se il nostro autore si stesse riflettendo nel suo apparente opposto, che al contempo gli è identico, visto che la gnosi ambisce a conciliare i contrari? Non sarà mica quella la Verità di cui sarebbe giunto il tempo, ossia una conoscenza iniziatica? Il buon cattolico si sentirà rassicurato dall’epilogo, che pare una professione di fede… la quale, però, lascia perplessi per alcune stranezze, come quell’allusione alla Trinità che, oltre a invertire l’ordine del Figlio e dello Spirito Santo, non sembra invocare tre persone distinte, bensì attribuire tre titoli a un unico soggetto.

Quella preghiera si può certo leggere in senso ortodosso, seppure con un po’ di sforzo, ma funziona pure in chiave gnostica. Sostituiamo la parola Verità con il termine greco Sophía: tutto filerà liscio – anzi, più liscio che in un’ermeneutica cattolica. Stranamente, è lo stesso trucco usato dagli estensori di quei passi ambigui e controversi di cui rigurgitano i documenti del Vaticano II, studiato a fondo dal Nostro sia nei testi che nello svolgimento. Si può parlare di Cristo facendo credere che Lo si pensi in modo conforme alla Tradizione, pur avendone nascostamente una concezione esoterica, come di colui che porta il fuoco che distrugge e rigenera. Nell’attuale situazione di caos cognitivo, creato appositamente per condurre la gente a non poter più accertare il vero distinguendolo dal falso, l’unica possibile salvezza risiede nell’affidamento totale a quella verità iniziatica alla quale l’autore, alla fine, si consacra. Chi non è ammesso alla sua conoscenza non ha altra chance che quella di sottomettersi al potere accettando la narrazione ufficiale, per quanto essa sia ingannevole e inquietante: «Credibile non è ciò che è vero, ma ciò che è creduto e anche il falso, se viene creduto, diventa credibile».

A questo punto, con profondo disagio, il lettore comune comincia a convincersi che non ci sia più nulla da fare. Se c’è un pericolo reale, qualunque esso sia (il virus mortale o la dittatura sanitaria), è impossibile individuarlo e, di conseguenza, difendersene. La psiconevrosi di massa appare come un esito inevitabile, a meno che non ci si arrenda senza condizioni alle indicazioni degli illuminati con una completa sottomissione al potere. Se questo è il messaggio subliminale per il grande pubblico, rimane ancora da cogliere quello riservato ai “fratelli”. Qui è necessario uno sforzo intellettuale cui le persone normali, che ragionano in modo lineare, non sono abituate. Quelle intelligenze elette, come credono di poter conciliare fede e gnosi grazie a pretese conoscenze superiori, così si ritengono autorizzate a oltrepassare i princìpi elementari della logica. Sorprendentemente l’autore, che esordisce dichiarando di aver apparentemente vinto, ammette subito dopo un fallimento, anzi di peggio: una catastrofe cosmica, per fermare la quale l’unica strategia rimanente è scoprire le carte. Anche questa, però, è una simulazione: l’unico modo di salvarsi – come si afferma alla fine del testo – è far credere di aver sacrificato il piano svelandolo.

I signori della finanza, su incarico dei quali il Nostro scrive, hanno creato l’enorme bolla narrativa della pandemia. Se le applichiamo la denominazione data dal testo al noto movimento QAnon (non dimenticando che, nel gioco di specchi, chi parla del proprio opposto svela se stesso senza scoprirsi) essa è un’echo chamber chiusa verso l’esterno: chi vi è finito dentro non può essere persuaso con motivazioni ragionevoli, ma più si tenta con lui di argomentare, più si rafforza nelle sue convinzioni. È così che l’autore, pensando di non essere creduto, butta nel discorso un’affermazione dirompente: «Lo sappiamo tutti che la campagna di vaccinazione è un grande bluff destinato al fallimento, ce lo aspettavamo»; eppure, come ha appena asseverato, il virus «esiste, resiste e colpisce». Ma cos’è realmente l’entità designata con il termine virus? È – dice – un agente biosemiotico: a prescindere dalla sua effettiva consistenza e pericolosità, un fattore biologico trasformato in vettore e contenuto di comunicazione; con esso, a partire dal febbraio del 2020, si è costruita e diffusa globalmente una narrazione che ha cambiato il corso della storia, ma si sta ritorcendo contro chi l’ha lanciata.

Questa è l’inaspettata ammissione: il gioco è sfuggito di mano. Un’invisibile porzione di materia sta provocando il collasso dell’ordine, un caos socio-politico-economico tale da non poter più essere governato. «Qui sta il punto: il maledetto, l’inafferrabile virus ci ha beffato, mentre noi credevamo di beffare il mondo». «Il virus ha sopraffatto i poteri pubblici e ha destrutturato il capitalismo della sorveglianza». «Dobbiamo ammettere che non abbiamo vinto noi, che ha vinto il virus e coloro che hanno creduto in esso». Quelli che, nascosti dietro maschere dai molteplici volti, hanno operato per decenni in modo sotterraneo ispirandosi alla tattica dell’inganno descritta nell’Arte della guerra di Sun Zu, miscelando luoghi reali e virtuali per creare il mondo rovesciato dell’eterotopia, applicando anzi il rifiuto dell’oggettività del reale e del razionale in nome di una pretesa scienza superiore, si vedono costretti dalle conseguenze del loro stesso agire a fare i conti con la realtà… o almeno così sembra di capire. Se non è l’ennesima beffa, essi riconoscono che è giunto il momento degli apostoli della verità, degli apostoli degli ultimi tempi.

Se questa analisi è fondata, dunque, l’ordine da diramare alle logge pare il seguente: «Indietro tutta. Per salvare il sistema finanziario bisogna tornare alla normalità, pur continuando, per non perdere la faccia, ad alimentare la narrazione della paura e insistendo, finché è possibile, con la campagna di “vaccinazione”, così che si possano almeno ricuperare i capitali investiti». Ciò spiegherebbe come mai il nostro scrittore, pur riconoscendo che quest’ultima è un bluff destinato al fallimento, persista fino all’indecenza con un’indecorosa propaganda a favore: è un gioco delle parti la cui unica legge è il profitto di speculatori senza scrupoli, i quali annoverano fra loro persino uomini della Segreteria di Stato vaticana. Ogni cosa ha una spiegazione, che prima o poi salta fuori: Nihil opertum est, quod non reveletur (Lc 12, 2); sarebbe un titolo molto più opportuno di quello indebitamente mutuato dall’Apostolo (Gal 6, 7). Si potrebbe scoprire che nemici apparentemente acerrimi sono affratellati dagli stessi interessi e comprendere così perché lunghi anni di pesantissimi attacchi a Bergoglio non abbiano mai avuto conseguenze spiacevoli: facevano parte del copione.

Si può comunque notare che il Nostro dispone di troppe informazioni sulle operazioni eversive della sinistra occulta per non esserle in qualche modo collegato, ciò che non stupirebbe affatto chi sapesse che anch’essa è controllata dai servizi segreti statunitensi e israeliani. Nel testo esaminato ci sono sicuramente tante altre allusioni che un comune mortale, ignaro della paccottiglia esoterica della massoneria, non coglie: proprio in apertura, per esempio, l’accenno a un’interminabile eclisse solare. Molto più appariscente è l’evidente errore di data del cappello introduttivo: 2020 al posto di 2021. Una casa editrice che si rispetti dispone di almeno un correttore di bozze capace di rilevare i refusi, a meno che non sia una svista intenzionale che contenga anch’essa un messaggio cifrato. Visto che, proprio all’inizio dello scritto, nella pagina seguente, si afferma che «Trump è stato cacciato dalla Casa Bianca», non è forse un modo per suggerire che tutto, pandemia e frode elettorale comprese, era già pianificato in un unico progetto?

Colpisce altresì che la loggia denominata con il cognome Torre sia nata proprio nell’anno in cui il nostro scrittore si è inspiegabilmente dimesso – con il risultato di affossarlo – dalla presidenza del centro culturale da lui fondato e diretto con successo ed è volato a Washington, dove, con capitali americani, ha dato vita ad un’altra istituzione con lo stesso nome, la quale, a quanto pare, è un vitale ganglio di comunicazione tra le due sponde dell’Atlantico. La loggia in questione, pur essendo geograficamente periferica, non dev’essere affatto marginale, se per il decennale della fondazione ha ricevuto la visita del capo del Grand’Oriente d’Italia, che ne è pure membro onorario. Spesso le operazioni su cui non si vuole attirare l’attenzione sono condotte in luoghi meno esposti; anche la teoria del transumanesimo è nata in Campania, all’Università di Salerno. Di fronte a tante apparenti coincidenze, anche il più alieno dal complottismo fiuta una colossale mistificazione.

Rimane pur vero, però, che di Dio non ci si può prendere gioco. Presto o tardi, ognuno dovrà rendergli ragione del proprio agire e… pagare il conto. Allora la gnosi non sarà di alcuna utilità: davanti ai Suoi occhi il reale è del tutto nudo e scoperto – e non c’è simulazione che tenga. Nel momento in cui la Verità sarà pienamente svelata, solo chi avrà realmente aderito ad essa potrà rallegrarsi.


4 commenti:

  1. Caro don Elia, di chi si parla? Di che scritto?
    Se non può dirlo pubblicamente, si potrebbe sapere sulla mail privata?
    Grazie mille

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  2. Fatico a capire completamente e non sappiamo nemmeno se l'autore sia affidabile. Anche se posso immaginare che lo sia parzialmente. Comunque, siamo verso la fine. Il personaggio Bergoglio, incaricato di distruggere la Chiesa Cattolica, è probabilmente citato nel terzo segreto di Fatima ( per il centenario è stato definito o si è fatto definire a Fatima il vescovo vestito di bianco) e viaggia verso gli 8, mentre Ratzinger, il probabile papa, ne ha novantaquattro: il tempo si avvicina allo scadere

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  3. Avevo letto anch'io, mesi fa, il libretto di cui parla...alla fine della lettura mi sono chiesto i motivi e gli scopi di tanto artificio e il perché di tale pubblicazione...Grazie per i Suoi suggerimenti.
    Sap 1,1) Amate la giustizia, voi giudici della terra,
    pensate al Signore con bontà d'animo
    e cercatelo con cuore semplice.
    Giovanni.

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