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sabato 7 febbraio 2026


Il tramonto di un impero

 

Nella ridda di analisi, ipotesi e pronostici scatenata in ambito geopolitico dagli eventi accaduti nelle prime settimane del 2026, non bisogna fissare lo sguardo su dettagli isolatamente focalizzati, bensì considerare il contesto generale in cui si collocano. Anche la controinformazione, spesso, arresta le sue riflessioni a un certo livello, dando la falsa impressione che quelle spiegazioni siano sufficienti. È anche vero, d’altronde, che l’accesso agli elementi atti a chiarire adeguatamente il quadro ci è in gran parte precluso; di conseguenza non possiamo fare altro che dedurre dai dati disponibili una visione dell’assetto mondiale che sia almeno probabile, in alternativa a quella, del tutto inaffidabile, fornitaci dalla propaganda di regime.

L’agonia di un gigante

A fondamento di velleità abusive e proclami altisonanti, occorre anzitutto riconoscere la situazione disastrosa dell’economia statunitense, gigante dai piedi d’argilla che poggia su un debito pubblico di nientemeno che trentottomila miliardi di dollari, i cui soli interessi annuali (ben seicentocinquanta miliardi) superano il prodotto interno lordo. In queste condizioni, Washington continua a mantenere circa ottocento basi militari (di cui più di un centinaio solo in Italia) sparse su tutto il globo terracqueo, rischiando così, da qualche anno in qua, la bancarotta. Il problema è aggravato dal fatto che sempre più numerosi Paesi mirano a sganciarsi dal dollaro per le transazioni internazionali, mentre i grandi detentori di quote del debito pubblico americano (in primis, la Cina) stan cercando di sbarazzarsene, con conseguenze imprevedibili.

A tale disperata emergenza vengono opposte due soluzioni divergenti: quella dei globalisti, che si ostinano a propugnare il progetto di un mondo unificato (e schiavizzato) dall’alta finanza, con gli Stati Uniti in veste di sceriffo planetario che faccia rispettare le regole da essa imposte, e quella dei trumpiani, i quali, per salvare il salvabile, preferiscono un modello di supremazia che convenga soprattutto agli interessi americani, pur tenendo conto di quelli altrui (a cominciare da quelli della Russia). Dietro gli uni c’è l’oligarchia bancaria apolide dei fondi di investimento, che perde terreno ma tiene ancora in pugno l’Europa con l’estensione britannica del Commonwealth; dietro gli altri c’è la nuova tecno-oligarchia emergente della Silicon Valley, composta per lo più di ebrei nati e cresciuti in America.

Nel primo caso, una ristrettissima mafia di banchieri, il cui cuore è l’extraterritoriale City londinese e i centri operativi le borse commerciali, persegue da decenni una sorta di comunismo capitalistico globale (eufemisticamente chiamato capitalismo inclusivo) e vuole privare gli Stati della sovranità come i cittadini di ogni proprietà, promettendo l’illusoria felicità di non possedere nulla. Nonostante le tensioni degli ultimi anni, sembra riconfermata l’intenzione di fare della Cina la nuova potenza egemone, cosa che la seconda scuola, evidentemente, non può conciliare con il progetto di rifare grande l’America. In quest’ultimo caso, però, bisogna inevitabilmente ridimensionare le pretese e accettare una ripartizione delle influenze geopolitiche in base a un equilibrio concordato.

La nuova strategia

La sopravvivenza richiede, da un lato, la diminuzione delle spese e, dall’altro, l’accesso a risorse sufficienti. Ecco allora l’uscita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (di cui gli Stati Uniti erano i principali contributori), la cessazione degli aiuti economici all’Ucraina (che ha risucchiato un fiume di denaro) e la demolizione dell’Alleanza Atlantica (che speriamo giunta al capolinea). Caduta ogni ipocrita maschera che, finora, è stata usata per dare una parvenza di legittimità alle ingiustificabili quanto abituali intrusioni americane nella vita politica di altri Stati sovrani, non si parla più di difesa della libertà dei popoli e di esportazione della democrazia, ma si afferma con sfacciata arroganza la pura volontà di perseguire i propri interessi sputando in faccia a chi non è d’accordo, con buona pace di un’Organizzazione delle Nazioni Unite completamente esautorata.

Dall’altro lato, si impone la necessità vitale di accedere alle risorse naturali che garantiscano uno sviluppo economico reale a beneficio del maggior numero, capace perciò di ricreare quella classe media che è stata spazzata via dalla finanza usuraia e speculatrice con le sue crisi artificiali. Non c’è però bisogno soltanto di ripristinare l’industria tradizionale, delocalizzata dai globalisti (donde il fabbisogno di gas, petrolio ed energia elettrica): una nuova, immensa fonte di profitto è costituita dalla cosiddetta intelligenza artificiale, soprattutto per le applicazioni militari (donde l’incremento di guerre e massacri come fonti di guadagno e teatro di sperimentazione). Qui una generazione di giovani leoni rampanti mira appunto a soppiantare Soros, Gates, le famiglie Rothschild-Rockefeller, cioè i fautori del vecchio modello, ormai superato ma caparbiamente difeso per mezzo dell’Unione Europea, del Forum Economico Mondiale e delle istituzioni internazionali.

La nuova leva dei vari Bezos (Amazon), Zuckerberg (Facebook), Altman e Musk (OpenAI), Page, Brin e Pichai (Google) ha puntato sul signor Trump per imporre la propria agenda: alla demolizione controllata dell’assetto naturale (attuata con l’abolizione delle frontiere, l’immigrazione incontrollata, la distruzione della famiglia, la riduzione della popolazione, la confusione dei sessi, la cancellazione della cultura) essi oppongono un apparente ritorno alla “normalità” che restituisca stabilità e fiducia alle persone e alla società nelle sue diverse articolazioni. Non possiamo tuttavia illuderci che si tratti di un’inversione di tendenza mirante al bene dei popoli e degli individui: l’unico interesse è il profitto, perseguito in modo diverso e con altri mezzi, ma sempre con spregiudicato cinismo; basti pensare al contributo tecnologico di alcuni di quei colossi al genocidio di Gaza.

Per quanto riguarda l’accesso alle risorse, dunque, bisogna da una parte assicurarsi forniture sufficienti di gas e petrolio per riavviare l’industria locale; ciò spiega la banditesca impresa del Venezuela, la quale (certamente concordata con Cina e Russia in cambio di probabili concessioni, rispettivamente, su Taiwan e Ucraina) ha puntato a un regime change che permetta di sfruttarne i giacimenti a proprio vantaggio. Dall’altra, lo sviluppo della cosiddetta intelligenza artificiale richiede enormi quantità di acqua dolce, terre rare e metalli critici, di cui è ricchissima la Groenlandia. Non solo: il controllo di quella regione è di grande importanza anche per il dirottamento dei traffici sulle rotte artiche, che consentirebbe di evitare sia Panama che Suez, con un forte risparmio di tempo e di denaro. Morto da tempo il rispetto del diritto internazionale, è venuta meno anche la lealtà verso gli alleati: tutto è sacrificato agli interessi della nuova lobby tecnocratica.

Dalla padella nella brace

Come già visto, anche i magnati del digitale hanno in gran parte origini ebraiche o stretti rapporti con l’oligarchia giudaica, tant’è vero che alcuni di loro han stipulato contratti miliardari con l’esercito terrorista dello Stato abusivo che da ottant’anni incendia il Medio Oriente e detiene il controllo delle nuove tecnologie. Le società, inizialmente fondate come enti no profit (così da aggirare limitazioni e controlli), si son rapidamente trasformate in contractors militari che non rendono conto a nessuno, anche grazie al vuoto legislativo concernente i progressi del settore, così rapidi da impedire adeguati aggiornamenti normativi. Altra motivazione, nient’affatto secondaria, della volontà di smantellare le istituzioni internazionali (oltre al forte risparmio economico) è la necessità di eliminare gli ostacoli legali all’impiego indiscriminato dell’informatica nelle operazioni di guerra, nonché di scongiurare il rischio di processi intentati per crimini contro l’umanità.

Ben comprensibili, a questo punto, sia il canaio mediatico che le rivolte urbane aizzati ad arte dagli oligarchi di Davos contro il campione della banda emergente, che prima li ha pubblicamente presi a schiaffi a casa loro, poi ha scoperchiato il calderone degli scandali: è una faida – seppur coordinata – tra due cosche giudaiche. L’impero usuraio basato su banche, borse e fondi di investimento deve cedere il posto al nuovo impero digitale, che però non pare affatto meno spietato; anzi, se ripensiamo alle anticipazioni di qualche anno fa sul Sistema Finanziario Quantistico (QFS), il mondo che si vuole instaurare si profila come una schiavitù ben peggiore, nella quale tutto sarebbe gestito con una tecnologia informatica posseduta da pochissimi individui. Come oggi sono algoritmi a individuare obiettivi da distruggere e nemici da uccidere, così domani dovranno essere algoritmi a determinare la disponibilità di cibo, denaro ed energia, a regolarvi l’accesso e a definire le norme che ognuno dovrà osservare.

Dopo aver esasperato i popoli con un sistema che ne ha distrutto benessere, salute e indipendenza, i nuovi padroni si presentano come “liberatori” per condurli senza resistenza in un sistema molto più nocivo, il quale non è altro che la radicalizzazione del precedente sotto una veste più allettante. Non dissimile è lo scenario ecclesiastico del passaggio da un pontificato all’altro; non mancano indizi, del resto, che l’amministrazione americana sia coinvolta nell’elezione di Prevost, il cui programma, malgrado qualche divergenza d’immagine, prosegue quello del predecessore con i logori mantra di ecumenismo e sinodalità. Vogliono una Chiesa liquida in un mondo liquido, così che gli individui non abbiano più alcuna protezione. Lo esige il progresso; chi vi si oppone va eliminato come odioso nemico dell’umanità… a meno che la Provvidenza non stia preparando qualcosa di realmente nuovo, tale da sostituire l’impero anticristico che è sull’orlo del collasso: non sarebbe la prima volta, infatti, che i lupi si divorano tra loro.

 

In fondo, nulla di nuovo:

https://lascuredielia.blogspot.com/2022/10/di-trappola-in-trappola-1-la-strategia.html

https://lascuredielia.blogspot.com/2022/10/di-trappola-in-trappola-2-quando-ti.html

 

Fonti:

https://telegra.ph/Perch%C3%A9-Trump-vuole-smantellare-le-organizzazioni-internazionali-01-24

https://youtu.be/NmY4AzsGRnM?si=uWnXne3WbTHE2eme

https://youtu.be/OzfTHRT8kew?si=TALME9XRGXNrf-kz


20 commenti:

  1. Dettagliata visione d'insieme, in pittura si direbbe "a volo d'uccello".
    E non siamo ancora, secondo la tradizione biblica e apocalittica, all'Anticristo che compirà grandi miracoli, segni prodigiosi e "prodigi menzogneri" potenziati da Satana per ingannare l'umanità, spacciandosi per il vero Messia.

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  2. Grazie di cuore, reverendo, per questo stupendo articolo. Che il Signore la benedica e protegga sempre!
    Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione, abbi pietà di noi.
    Cuore Purissimo di Maria, intercedi e prega per noi.

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  3. Per i modernisti europei come Loisy e Tyrrell, l’America non era solo un luogo, ma un modello di futuro. Guardavano ai cattolici USA come pionieri che avevano già abbattuto il muro tra fede e democrazia, dimostrando che la Chiesa poteva prosperare anche senza privilegi statali.

    Dunque L’Americanismo (1899) è il "primo tempo" della crisi: una sfida pratica. Nasce negli USA con l'idea che la Chiesa debba diventare agile, democratica e pragmatica per sopravvivere nella modernità. Meno dogmi astratti, più "virtù attive" e impegno sociale. Sicché, l'Americanismo è il precursore pratico: insegna che il mondo moderno è un interlocutore necessario. Il Modernismo è il compimento dottrinale: tenta di giustificare filosoficamente quell'apertura, applicando la critica storica e l'evoluzione ai dogmi.

    Ma c’è un filo rosso: l’individualismo. L’americanista cerca l’autonomia nell’azione guidata dallo Spirito; all'incontro, il modernista cerca l’autonomia nella coscienza che interpreta la Rivelazione. Entrambi mettono in discussione il centralismo romano e l'autorità gerarchica.

    Detto dunque in soldoni (e per concludere): l'America fornì l'alibi del successo (la Chiesa americana cresceva!), mentre il Modernismo cercò di dare a quel successo una base scientifica. Due tappe dello stesso viaggio per tentare di "aggiornare" il cattolicesimo ai tempi nuovi.

    Quanto agli esiti: res ipsa loquitur.

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  4. Mah, gli USA hanno fatto del nascondimento, della dissimulazione della lor propria natura imperiale una vera arma geopolitica (ci dicono alleati, mentre noi europei siamo per lo più dei protettorati informali di cotanto impero... ''chenotico'' e post-moderno), sicché fa loro comodo che noi la si pensi così, ossia che sono in declino. Il fatto è che i fatti - scusate il bisticcio - dicono che non è propriamente vero: hanno catturato Maduro in 2 ore, stanno probabilmente per attaccare l'Iran e nonostante la retorica di Trump, che la fa da poliziotto buono per i russi, gli apparati federali, i bad cop di questa storia - Congresso, intelligence, Pentagono -, che sono il vero imperatore collettivo degli Stati Uniti, continuano a sostenere l'Ucraina e con un dispendio economico per lo più trascurabile per i contribuenti americani (0,2 % del PIL, mi dicono dalla regia).



    E ad ogni modo i loro due 'competitori paritari', quand'anche fosse vera la storia del declino USA, non se la passano certo meglio; anzi, di uno di essi (ossia, della Russia impantanata del Donbass) abbiamo scoperto che non lo era affatto, un competitore paritario degli Americani.



    La realtà oggettiva fa spesso soffrire.

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  5. Complimenti vivissimi, ottimo come sempre.

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  6. Franco Fracassi: Nei Secoli Brevi
    11 dic 2025
    Franco Fracassi presenta la sua collana in 12 volumi intitolata “Nei secoli brevi”. Uno sguardo a volo d’uccello sugli ultimi 120 anni della storia mondiale.
    luogocomune2
    https://www.youtube.com/watch?v=M_RN7UBGM1E
    In cento anni, nulla di nuovo.

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  7. Grazie di cuore Padre Elia per le sue preziose analisi in un momento storico davvero travagliato e sconcertante. Che Dio la benedica.

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  8. Nonostante la lucidità – e in parte la durezza – con cui possiamo leggere la realtà attuale, continuo ad avere fiducia nella Divina Provvidenza, che sa trarre il bene anche dal male, secondo modalità e tempi che solo a Lei appartengono. È probabile che le generazioni adulte e anziane di oggi assisteranno soprattutto alla “caduta dell’impero” di turno e alla comparsa di pochi, sparsi semi di rinnovamento. I bambini e i giovanissimi, invece, potrebbero essere i primi a intravedere qualcosa di più: i segni iniziali di una possibile ricostruzione di un mondo cristiano e cattolico...Giovanna

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  9. Spero che "padre Elia" ci doni riflessioni teologico-sapienziali sulle mostruosità del caso Epstein. E' un auspicio che espongo senza fretta, senza seguire i ritmi della cronaca, del pettegolezzo. Spero che queste mostruosità incitino padre Elia a riflessioni partorite dal silenzio orante, da ginocchia e letture bibliche. Senza fretta, con l'obiettivo di indicare una via di bene sopranaturale anche dalla montagna di feci preternaturali che sta emergendo. Tempo interessante il nostro. Tempo apocalittico.

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    1. PARENZO: "COSA TI AFFASCINA DI PIÙ DEL CASO EPSTEIN?"
      MINOLI: "LA VITTORIA DI DIO!"
      https://gloria.tv/post/V4djbDXm1mdE2TkK6ngV2NaAV

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    2. Costituzionalizzare l'aborto è l’ultima terribile scommessa del socialista Sánchez in Spagna ..
      https://lanuovabq.it/it/aborto-in-costituzione-cosi-sanchez-maschera-la-sua-debacle
      Madre mia!
      Il male non si accontenta, invoca piu' male.

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  10. E' un po' dura aspettare la Vostra parola tra quindici giorni
    ma anche questa e' una piccola penitenza.

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  11. Comunque, la Russia è un rottame, altro che competitore degli USA; e lo sta dimostrando sul campo (una figuraccia di proporzioni bibliche, dal punto di vista militare).

    E non posso neppure dire che mi dispiace perché il suo capo (Putin) e la sua dirigenza hanno mostrato in tutti i modi (ma solo a chi ha occhi per vedere e orecchie per intendere) che non vedono l'ora di tornare in buoni rapporti con gli USA e che ritengono che la colpa della presente situazione è di noi europei (che invece da 80 anni siamo militarmente occupati dagli Americani, di cui, a dispetto della propaganda trumpiana, non possiamo che subire le decisioni).

    Altro che katechon e sciocchezze simili.

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  12. Un breve dell'italiana in politica Francesca Donato:
    https://gloria.tv/post/wMXqi3Tm7xZQ1XJZMbfLYWRvX
    L'impero del male dilaga e fa proseliti oggi piu' che mai per via
    della visibilita' dei nuovi mezzi di comunicazione; a maggior
    ragione spero e prego che tutte le "Fraternita' dissenzienti" nella
    Chiesa si uniscano per aggiungersi alle voci forti e chiare che
    gia' sono nella Chiesa al fine di far ritrovare all'umana societa'
    la strada di Dio, strappare al diavolo piu' anime ghermite e
    rimettere il sacro in tutti i cuori mediante la Sacra Liturgia.

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  13. Prima di morire, l’attore James Van Der Beek ha recentemente condiviso online un video toccante, in cui riflette sulla sua identità di attore, marito e padre. E in cui dice che di fronte alla morte ha riconosciuto la cosa più importante: essere degno dell’amore di Dio.
    https://www.aldomariavalli.it/2026/02/16/epstein-e-noi/
    Rev.Padre, prima di condividere con voi questo articolo ho cercato notizie sull'attore di cui sopra ed ho ritrovato il breve a cui la giornalista si riferisce; mi sembra notevole. Ave Maria!
    https://www.youtube.com/shorts/jndUNiDzkWs

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  14. Ucraina 2026 - 4 anni dopo
    https://luogocomune.net/geopolitica/ucraina-2026-4-anni-dopo
    Solo se utile alla riflessione.

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  15. Il declino di un impero e l'alba di un incubo?
    https://www.marcotosatti.com/2026/03/03/i-veri-motivi-dellaggressione-alliran-le-154-forse-piu-bambine-massacrate-ignorate-dai-giornali/

    Come ha fatto Israele ad avere la bomba atomica negli anni '60, e perchè ancora oggi non deve sottostare al Trattato Internazionale di Non-Proliferazione.
    https://www.youtube.com/watch?v=xOkaCIf20_w&t=12s

    Giulietto Chiesa, anno 2013
    https://www.facebook.com/reel/980757844281452?locale=it_IT
    Video dal blog di Francesco Agnoli
    https://www.facebook.com/francesco.agnoli.9/?locale=it_IT

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  16. Franco #FRACASSI: perchè l'#IRAN bombarda Cipro
    https://www.youtube.com/watch?v=_HppjhgU6hg

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